lunedì 31 marzo 2008

CATASTROFE SCOLASTICA E CECITÀ POLITICA, di Mario Pirani

Ha avuto un successo di stampa l´iniziativa di un gruppo di insegnanti fiorentini (sostenuti da un manifesto firmato da noti docenti universitari e commentatori) che avevano invitato al liceo Visconti di Roma i rappresentanti dei vari partiti perché s´impegnassero a portare avanti «l´inversione di tendenza impressa dal ministro uscente dopo decenni di lassismo... per una scuola più esigente sul piano dei risultati e del comportamento, ispirata ai criteri di merito e di responsabilità». I partiti, però, nessuno escluso, hanno brillato per la totale assenza. Non c´è da stupirsene, vista la marginalità del tema nei programmi elettorali del PdL e del Pd, che sembrano non percepire neppure il grado di catastrofe in cui versa la scuola italiana. Eppure basta purtroppo a comprovarlo l´onta della ricerca Ocse che attesta come il 50,9% dei ragazzi italiani non sia in grado di capire neppure un minimo del brano di lettura sottopostogli. Questo l´esito di un ventennio di riforme ispirate dalla demagogica sostituzione del principio sacrosanto del diritto allo studio con il diritto al "successo" nello studio, che ha impedito fino a ieri di rimandare o bocciare anche chi riportava tre o quattro insufficienze gravi o aveva trasformato le aule in palestra di bullismo. Ora, per la prima volta dal 1995 quando, con voto unanime, il Parlamento approvò l´abolizione degli esami di riparazione proposta dal primo governo Berlusconi, si è avuta, nell´ultimo biennio, una inversione di rotta ad opera del duo Fioroni-Bastico. Nei programmi dei due partiti maggiori non se ne fa cenno né si prende atto dello sfascio e delle sue cause. Berlusconi nel suo rutilante messaggio affastella un florilegio di banalità culminante nella riproposizione delle tre "I" (inglese, impresa, informatica), accompagnata dalla promessa di «un sostegno alle famiglie per la libertà di scelta tra scuola pubblica e privata», il che, tradotto in italiano, significa più soldi ai preti per i «diplomifici». Incomparabilmente più serio e articolato il programma Pd, suddiviso in 10 pilastri (cioè, i principi generali) e in 12 «azioni di governo». Fra i primi spicca l´affermazione secondo cui «l´educazione è il principale ascensore sociale», un ascensore, peraltro, da tempo fermo, proprio perché la scuola «riformata», adeguandosi al livello d´ignoranza degli ultimi, ha finito per privilegiare i figli delle famiglie colte e benestanti, in grado persino di perfezionare i loro studi all´estero. La stesura delle «azioni di governo» per la scuola risente, purtroppo, della mano dei pedagogisti che avevano ispirato le passate quanto rovinose riforme: al primo punto si proclama di nuovo l´obbligo di «assicurare il successo educativo a tutti i ragazzi fino ai 16 anni»; si prosegue poi nell´esaltazione della autonomia dei singoli istituti scolastici, e nella devoluzione a questi ultimi della «piena responsabilità nel definire gli specifici contenuti dell´insegnamento», aggiungendo che «le scuole dell´autonomia devono essere più libere, condizione essenziale per essere valutate». Dietro queste frasi si perpetua la concezione che ha portato ad abrogare il ruolo della scuola come matrice dell´unità nazionale, attraverso una formazione eguale e paritaria delle giovani generazioni, imperniata sui programmi unici nazionali. Com´era ai tempi quando l´Italia tentava, almeno, di essere «una di lingua» se non più, «d´arme e d´altare». Per contro le riforme hanno abolito i programmi nazionali, ribattezzati con perfido scivolamento semantico come "centralistici", esaltando, per contro, il localismo scolastico. Ne è seguito lo scardinamento di ogni criterio di valutazione oggettiva. Come comparare, infatti, istituti con insegnamenti del tutto diversificati e che presentano risultati addirittura paradossali? Vedi, ad esempio, quel giudizio di "ottimo" in matematica attribuito, in base al voto, al 20% dei quindicenni del Sud, contro il 13% del Nord, quando le rilevazioni internazionali su quegli stessi studenti, a parità di voto, risultano nettamente rovesciate, con un divario di 70 punti a sfavore dei ragazzi del Sud, un arretramento pari a 2 anni di frequenza! Per porre un freno alle assurdità della "devolution" scolastica Fioroni al limite del suo mandato ha deciso che il 17 giugno, al termine della terza media, tutti i ragazzi torneranno ad essere sottoposti ad un esame scritto di italiano e matematica, attraverso una prova a carattere nazionale, eguale per tutti. Ma supererà le elezioni il coraggioso tentativo di riportare la serietà, il merito e l´eguaglianza nelle scuole italiane?
(La "Repubblica", lunedì 31 marzo 2008)

sabato 29 marzo 2008

Comunicato stampa sulle dichiarazioni del segretario della Cisl-scuola

Le dichiarazioni del Segretario Generale della CISL SCUOLA, Francesco Scrima, sulla "lettera aperta" di 16 editorialisti e intellettuali (in cui si chiede che "sia le riforme, sia il governo e la vita della scuola a tutti i livelli" si ispirino "ai criteri di merito e di responsabilità") appaiono a prima vista sorprendenti. Da un lato perché distorcono palesemente il senso della lettera che non è in alcun modo, e basta leggerla, un attacco generalizzato alla categoria degli insegnanti, al contrario chiede di "restituire ai docenti, spesso demotivati e resi scettici da troppe frustrazioni, il prestigio e l'autorevolezza del loro ruolo"; dall'altro per le gratuite insinuazioni sui meriti professionali dei firmatari, docenti universitari ed editorialisti, che per di più (secondo Scrima) non avrebbero alcun titolo per parlare di scuola. (1)
In realtà in una reazione del genere, tanto scomposta quanto priva di argomenti, è palpabile l'allarme che in molti ambienti sindacali suscita la sola idea che i criteri del merito e della responsabilità, uniche garanzie di uguaglianza e di equità per tutti gli attori del sistema scolastico, possano sostituire le logiche pseudoegualitarie secondo cui chi lavora (o chi studia) seriamente deve essere trattato alla stesso modo di chi si sottrae ai propri doveri. Nel sostenere queste logiche i sindacati hanno storicamente delle pesanti responsabilità, non di rado anche nel difendere chi è indifendibile. Possiamo rassicurare il Segretario Scrima che i promotori della lettera, nella scuola da trent'anni, queste cose le conoscono bene, così come le conoscono i firmatari, molti dei quali docenti universitari, testimoni del declino culturale della scuola italiana nel suo insieme.

Per il Gruppo di Firenze
Andrea Ragazzini


(1) http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=22232&action=view

La replica alla Cisl di Giorgio Israel: "Un monumento all'indecenza"

Dunque Aldo Schiavone, Remo Bodei, Giovanni Sartori, Sebastiano Vassalli, Salvatore Veca, Ernesto Galli Della Loggia, Giulio Ferroni - tanto per citarne alcuni - dovrebbero rendere conto a questo signore di come hanno raggiunto il loro status professionale... Ma cos'è? Una gag di un film di Totò? E poi 800 euro ad articolo? Mi dica l'esimio sindacalista chi paga così perché a me ancora non è successo. Sarebbe interessante...Purtroppo non è una gag di un film di Totò. Questa è l'Italia. Questo è il sistema dell'istruzione. In mano a personaggi che hanno il coraggio di parlare con tanta faccia di bronzo perché nessuno ha il coraggio di chiedere loro quali qualifiche e quale curriculum danno loro il diritto di pontificare di scuola e addirittura di "conoscenza".Questo è il nodo scorsoio che attanaglia il sistema dell'istruzione: sindacati, pedagogisti e consulenti proni ai sindacati e politici tremebondi. Difatti, come ha potuto un professore come Silvano Tagliagambe ascoltare simili nefandezze senza prenderne le distanze? E come ha potuto il ministro Fioroni non rimettere a posto quel signore e, al contrario, per mediocri motivi elettorali, dichiararsi in parte d'accordo?Comunque, questa è anche una manifestazione di panico perché i sindacalisti sentono benissimo che aria tira nella scuola e che gli insegnanti non sono affatto offesi del nostro appello. Al contrario. Sanno benissimo che questa è la via per difendere la loro dignità, e soprattutto la dignità dei tanti di loro che reggono sulle spalle il disastrato sistema scolastico. Contro i nullafacenti e i teorici del nulla che vogliono ridurli a "facilitatori" e "guide" riproponendo la solita zuppa indigesta del "saper fare" contrapposto al "sapere". Non a caso l'appello l'ha scritto un gruppo di insegnanti! Ma su questo è meglio tacere...
(Pubblicato su: http://gisrael.blogspot.com/ )

venerdì 28 marzo 2008

La Cisl boccia la proposta degli intellettuali: non possono parlare di merito, di A.G.

Francesco Scrima ha condannato la lettera aperta a meno di 24 ore dalla sua presentazione: ma come possono perorare la causa del merito un gruppetto di docenti universitari ed editorialisti - fuori dal sistema scolastico da 30 anni e che percepiscono 800 euro ad articolo - se prima non ci spiegano come hanno raggiunto il loro status professionale?
L’attacco al sistema scolastico sferrato da un gruppo di intellettuali e docenti universitari ha ricevuto l’immediata bocciatura dai sindacati della scuola: a farsi portavoce delle organizzazioni sindacali, a meno di 24 ore dalla presentazione della lettera aperta in un liceo romano, è stato Francesco Scrima, segretario della Cisl Scuola, che ha ‘bollato’ l’iniziativa degli intellettuali come “inappropriata: in pratica sostengono che l’attuale modello di scuola è tutto da cancellare – ha detto il sindacalista -: ma come possono perorare la causa del merito un gruppetto di docenti universitari ed editorialisti - fuori dal sistema scolastico da 30 anni e che percepiscono 800 euro ad articolo - se prima non ci spiegano come hanno raggiunto il loro status professionale?”. Scrima ha espresso il suo disappunto durante un'incontro formativo sulla professionalità del docente svolto a Roma presso l'università Pontificia lateranense. Tra i presenti c'era anche il Ministro della pubblica istruzione: "la meritocrazia - ha detto il leader della Cisl Scuola rivolgendosi proprio a Fioroni - prima che a scuola andrebbe applicata al mondo universitario e politico: come si fa, ad esempio, a liquidare nei programmi elettorali il sistema dell'istruzione in poche righe?".Al sindacalista non è piaciuta la genericità con cui gli intellettuali hanno giudicato gli oltre 850 mila insegnanti della scuola italiana: "Sono stati trattati come sui giornali: una volta cirenei, un'altra eroi e un'altra ancora fannulloni. Il problema - ha sottolineato Scrima - è che questa categoria di lavoratori è profondamente insoddisfatta e sta vivendo una grave crisi di identità professionale. Anche per come è stato disatteso dal governo il patto sulla Conoscenza firmato appena sei mesi fa: un accordo che prevedeva l’investimento di grosse risorse economiche ed umane. Ma quando si fanno gli accordi è necessaria la serietà di entrambe le parti. Invece gli 11 mila tagli previsti in Finanziaria sono una minaccia alla qualità della scuola – ha tuonato Scrima guardando sempre il Ministro -, ci apprestiamo a vivere un anno scolastico con classi da 35 studenti e 2 disabili con seri problemi di spazi, convivenza e apprendimento”.Scrima ha anche affrontato il problema della scarsa considerazione sociale. Ed economica: dopo che il rinnovo contrattuale è arrivato con due anni di ritardo e con una copertura che ha appena coperto l'inflazione, nell'ultima Finanziaria per il contratto 2008-09 della scuola sono stati stanziati appena 8 euro lordi a lavoratore."Ai docenti si chiede e viene delegato tutto: su chi ricadono tutti i problemi degli studenti, derivanti dalle storture della società e dalle crisi familiari, se non sugli insegnanti? Siamo di fronte ad un bivio che può rappresentare un’occasione propizia, ma anche il modo per deprofessionalizzare una volta per tutte la categoria e far sprofondare la scuola. Se si vuole investire sui docenti servono allora interventi seri e dire basta all’istruzione da intendere come terreno di scontro ideologico: la scuola non appartiene al centro-destra o al centro-sinistra, ma al Paese. Agli intellettuali che dicono basta riforme non mi stancherò mai di rispondere – ha continuato il sindacalista – che queste devono essere condivise e quando necessarie servono a cambiare quel che non funziona. E vanno fatte fare a chi lavora in prima linea nella scuola, non da quattro saggi chiusi nelle stanze”.
Scrima ha quindi ricordato come il nostro Paese vanti una scuola d’infanzia ed elementare all’avanguardia: “siamo tra i primi al mondo e queste realtà non vanno certo toccate. Va però sicuramente rivista qualche altra parte del sistema se al concorso per S. Cecilia si presentano solo in 28 su 36 posti, mentre per le selezioni del Grande fratello ci sono file da otto giorni prima”.
Le proposte della Cisl sono contenute in un manifesto fatto di sette punti: basta conflitti ideologici; stabilità al sistema; completare le riforme in atto; valorizzare il lavoro attraverso investimenti adeguati; superare le discriminazioni favorendo l’integrazione di studenti stranieri e disabili; migliorare il sistema di valutazione; attuare con decisione l’‘Intesa sulla conoscenza’.
Il Ministro Fioroni si è trovato d’accordo con Scrima nel dire che c’è bisogno di mettere mano su diversi punti, ad iniziare dall’esigenza di premiare il merito: per questo ha reputato immotivate le polemiche di questi giorni derivanti dalle due nuove prove comuni, affidate all’Invalsi (l’Istituto nazionale di valutazione), che gli alunni di terza media dovranno sostenere in contemporanea a livello nazionale per verificare le competenze acquisite in italiano e matematica. “Sono provvedimenti indispensabili – ha spiegato il Ministro – per evitare che gli alunni privi di conoscenze possano andare avanti. Il caso dell’Università Ca’ Foscari ci deve far riflettere: così tanti diplomati non ritenuti idonei a frequentare una facoltà letteraria per incapacità di comprendere e scrivere testi è una sconfitta del sistema scolastico. Per questo è fondamentale introdurre adeguate punizioni a chi non merita”.
Fioroni ha poi ribadito l’importanza di premiare l’eccellenza (“anche i meno meritevoli sono costretti ad alzare i livelli di apprendimento”), di introdurre un nuovo sistema di valutazione (organizzato dall’Invalsi) rivolto sia a docenti che studenti e di dare più spazio alle persone che operano positivamente nella scuola.
“E’ ora di finirla con gli incentivi a pioggia: i docenti che mettono a disposizione competenze e tempo vanno premiati attraverso risorse adeguate – ha concluso il responsabile del Dicastero dell’istruzione – anche perché rappresentano dei maestri di vita per gli stessi studenti: e i giovani, con le famiglie in crisi, hanno bisogni di persone positive da emulare”.
Su questo punto si era soffermato anche Pietro Barcellona, docente all’università di Catania: “viviamo in una società che non guarda più all’interiorità, ma esclusivamente sull’esteriorità. E’ bene – ha detto Barcellona – che i docenti riscoprano l’amore per l’insegnamento lavorando di più sulle idee e sui rapporti veri”.
Per Silvano Tagliagambe, professore ordinario di Filosofia della scienza all'università di Sassari, prima di riformare la scuola occorre mettere mano sulla didattica ed in particolare la metodologia dell'insegnamento. Il professore universitario ha spiegato quali sarebbero i principi ispiratori della riforma metodologica: "Occorre prima di tutto semplificare i contenuti, senza confondere il tutto con la banalizzazione - ha spiegato Tagliagambe - e per farlo occorre sempre una buona progettazione: perché è molto più facile complicare che semplificare".Secondo l'epistemologo i docenti dovrebbero tutti essere in grado di passare dal sapere al saper fare: "La capacità applicativa - ha detto - serve a distinguere i contenuti superflui da quelli significativi. Per questo nella scuola è molto importante l'attività laboratoriale, come anche la capacità di trasferire un problema da un ambito all'altro". Ecco perché i docenti del futuro devono puntare sulla specializzazione ("meglio una testa ben fatta che una testa piena") e sull'organizzazione ("è un elemento indispensabile per armonizzare e trasmettere la conoscenza). Dovrebbero, in pratica, "diventare delle guide e dei facilitatori per la costruzione dell'identità personale", ha specificato l'accademico.
"Tecnica della scuola", 28/03/2008

«Basta diplomifici, sì al merito»

Tra gli aderenti, anche Sartori, Galli della Loggia, Veca e Bodei
ROMA - Basta con «la corsa degli asini» e il bullismo impunito. Basta con il «diplomificio» della scuola-azienda e il falso egualitarismo. Quattro coraggiosi professori fiorentini (il «Gruppo di Firenze»), appoggiati da scrittori e intellettuali (Giovanni Sartori e Sebastiano Vassalli, Ernesto Galli della Loggia e Mario Pirani, Giovanni Belardelli e Giulio Ferroni, Lucio Russo e Sergio Givone, Giorgio Israel e Salvatore Veca, Giorgio De Rienzo e Aldo Schiavone, Piero Craveri e Gian Luigi Beccaria, Giorgio Allulli e Remo Bodei) hanno presentato ieri, nell' aula magna del liceo romano «Visconti», una lettera aperta ai partiti politici, alla vigilia delle elezioni. Comincia così: «Tutti, a parole, considerano centrale la scuola per il futuro del Paese. I partiti hanno però il dovere di esporre con chiarezza ai cittadini-elettori i loro programmi in materia di istruzione. Programmi che dovrebbero tutti aprirsi con questo preambolo: Sia le riforme, sia il governo e la vita della scuola a tutti i livelli dovranno ispirarsi ai criteri di merito e di responsabilità...». Parole-chiave attorno a cui sta nascendo a poco a poco un movimento trasversale, un «partito del merito e della responsabilità» che conta già parecchie adesioni (da Vicenza, Catania, Roma, lo stesso preside del «Visconti», Rosario Salamone, ieri virtualmente vi si è iscritto). Professori e intellettuali chiedono una scuola più rigorosa «dopo decenni di lassismo». Più esigente «sul piano dei risultati e del comportamento». In grado di restituire anche ai docenti, oggi «spesso demotivati e resi scettici da troppe frustrazioni», il prestigio e l' autorevolezza del loro ruolo. La lettera-appello (inviata pure al Capo dello Stato) si conclude così: «Ci attendiamo che giungano presto risposte convincenti e annunci di impegni precisi». Peccato, però, che ieri al «Visconti», malgrado gli inviti mandati per tempo, non si sia visto nessuno. Di nessun partito. Fa.C.
Fabrizio Caccia
Pagina 31(27 marzo 2008) - Corriere della Sera

Confusione tra due appelli: precisazione da noi inviata a "Prima Pagina"

Gent.mo dott. Protti,
nella puntata di Prima Pagina di stamattina, giovedì 27 marzo, Lei ha diffusamente parlato di un appello per la scuola, con particolare riferimento all'editoriale di Giovanni Sabbatucci sul Messaggero e alle pagine dell'Avvenire. Devo dire che non risultava chiaro dalla Sua esposizione che si tratta in realtà di due distinti appelli (con impostazioni assai diverse).
Quello di cui parla Sabbatucci è una lettera aperta a tutte le forze politiche, promossa dal "Gruppo di Firenze" e firmata da sedici editorialisti e intellettuali con la richiesta che “Sia le riforme, sia il governo e la vita della scuola a tutti i livelli " siano ispirati " ai criteri di merito e di responsabilità".
Quello di cui si occupa ampiamente l'Avvenire è la proposta di un "Patto per la scuola" in 7 punti (anche questo bipartisan) proposto da esperti e politici tra cui Vittorio Campione, già stretto collaboratore del Ministro Berlinguer, Giuliano Amato, Claudia Mancina, Roberto Maragliano, Giuseppe Bertagna e altri.
Le chiederei, se possibile, la cortesia di precisarlo nella trasmissione di domani. Voglio comunque ringraziarLa molto dell'attenzione che ha riservato ad entrambe le iniziative, quindi alla scuola e ai suoi problemi, molto trascurati, mi pare, in questa campagna elettorale. Molti cordiali saluti,

Andrea Ragazzini
Gruppo di Firenze

ASCOLTA LA CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELLA LETTERA APERTA

Per ascoltare la conferenza stampa di presentazione della lettera aperta "Scuola: un partito del merito e della responsabilità", registrata da Radio Radicale, clicca sul seguente indirizzo:
http://www.radioradicale.it/scheda/250176/scuola-un-partito-trasversale-del-merito-e-della-responsabilita

E SE LA SCUOLA PREMIASSE IL MERITO? di Carlo Alberto Bucci

Hanno scelto un blasonato liceo romano, a due passi dalla città della politica, per lanciare nel mondo della scuola il provocatorio "Partito del merito e della responsabilità". E per dire ai politici che il ritorno per gli studenti a criteri che premino chi suda e chi brilla, non potrà rimanere circoscritto tra le pareti scrostate delle scuole italiane. Ma trovare riflessi soprattutto nelle aule di Montecitorio e di palazzo Madama.I sedici intellettuali che hanno firmato la "Lettera aperta ai partiti e ai candidati" non hanno battuto ciglio davanti all´assenza bipartisan dei destinatari della loro missiva, ieri pomeriggio nell´aula magna del liceo Visconti. Giovanni Belardelli, Giulio Ferroni, Ernesto Galli della Loggia, Giorgio Israel, Mario Pirani, Lucio Russo, Sergio Givone, Salvatore Veca, Sebastiano Vassalli, Giorgio De Rienzo, Aldo Schiavone, Gian Luigi Beccaria, Giovanni Sartori, Remo Bodei, Piero Craveri e Giorgio Allulli, sono scesi al fianco di un gruppo di professori fiorentini. E, di fronte al numero di 8 milioni e 800mila studenti che negli ultimi dieci anni hanno superato lo scoglio della maturità senza aver pagato i debiti formativi, hanno dettato le regole per il rilancio. «I partiti hanno il dovere di esporre con chiarezza ai cittadini-elettori i loro programmi in materia di istruzione». Programmi, per ora, latenti in materia. E ovviamente diversi. «Ma che dovrebbero aprirsi tutti - sottolineano i firmatari - con questo preambolo: sia le riforme, sia il governo e la vita della scuola a tutti i livelli dovranno ispirarsi ai criteri di merito e responsabilità».Valerio Vagnoli è preside di un istituto tecnico fiorentino e si dispera perché i professionali - il grande oceano dell´istruzione secondaria, rispetto al quale i licei sono l´isola abitata da una élite - «perdono per strada tra il 25 e il 30 per cento degli iscritti ai primi due anni». E il suo collega Mario Rusconi, che dirige uno scientifico a Roma, si lamenta «perché il reclutamento dei docenti avviene solo sulla base della precarietà storica». Sui banchi italiani siedono 7 milioni e 700mila alunni. In cattedra, circa 700mila professori: spesso precari, sempre mal pagati. Il 44 per cento dei ragazzi che nell´anno nuovo si portano sulle spalle un debito, devono recuperare in matematica. Mario Pirani ha ricordato i dati dell´indagine Pisa-Ocse secondo cui la percentuale di giovani che non capiscono il senso del testo che leggono, «negli ultimi anni è passata dal 44 al 50,9 per cento». E ha ripetuto lo strafalcione «l´addove» in un elaborato del concorso sostenuto da 5000 candidati per entrare in magistratura, «dove 53 posti sui 380 previsti non sono stati assegnati per l´ignoranza degli aspiranti».Lo spettro che si aggira tra i banchi scolastici, secondo i firmatari, è un mostro a tre facce: ha il sorriso del sei garantito «ereditato dal Sessantotto», l´espressione bonaria «del pedagogismo più efferato» e il ghigno che ha trasformato, «da destra, ma anche da sinistra, il servizio pubblico della scuola in un´azienda». E se Giorgio Israel, matematico della Sapienza, s´appella «perché nessuno si sogni di togliere i compiti a casa», il "Partito del merito" chiede a chi vincerà le elezioni di non demolire l´opera del ministro Fioroni: la reintroduzione dei membri esterni nella commissione della maturità e la riproposizione della prova di recupero del debito ai primi di settembre. Nel segno del ritorno all´ordine.
("La Repubblica, 27 marzo 2008)

giovedì 27 marzo 2008

CRONACA E INTERVISTE DAL "MESSAGGERO" SULLA CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELLA LETTERA APERTA AI PARTITI E AI CANDIDATI, CON UNA POSTILLA

(dal “Messaggero” di giovedì 27 marzo, p.15)

Roma, dall’aula magna del “Visconti” il grido d’allarme di esperti e docenti - Le prime iniziative del “partito del merito”

GLI INTELLETTUALI: IL SEI POLITICO ROVINA DELLA NOSTRA SCUOLA

Appello al prossimo governo: «Recuperare qualità e rigore»

di ANNA MARIA SERSALE

ROMA - La storia è diventata lo studio degli indicatori temporali, la geografia di quelli spaziali. Accade alle elementari. La narrazione dei fatti e la descrizione dei luoghi (mappamondi compresi) sono scomparsi, mentre l’aritmetica, con nomi falsamente pomposi, si è trasformata nella storia dei palloncini e dei fiorellini. Un drammatico fallimento negli Usa che hanno fatto dietrofront, ma che ora noi stiamo coltivando con passione. «E’ raccapricciante che non si parli mai di contenuti, di programmi, di materie. Secondo il ministero bastano le indicazioni nazionali. I programmi? Spariti, con l’accusa di essere troppo costrittivi e impositivi. C’è chi sostiene che tutto si “crea” in classe. Così, in questa ottica, anche l’insegnante sembra di troppo: non deve “trasmettere”, ma “facilitare” per far “trovare le cose” perché si teorizza l’auto-apprendimento. Disastrosi anche i criteri “standard” di apprendimento, ritagliati verso il basso, mai verso l’alto. Tutto ciò è un delirio, figlio di ideologie pseudopedagogiche, che hanno portato all’attuale deriva. Un esempio? La metà degli studenti italiani non capisce il testo che si trova di fronte. Ci sono carenze di base che prima del decreto Fioroni nessuno faceva recuperare». Nell’aula magna del Visconti si sono dati appuntamento gli intellettuali che hanno inviato un appello ai partiti per restituire alla scuola «qualità e rigore». Hanno messo a nudo i mali della scuola. Ma soprattutto denunciato «l’ipocrisia della cultura egualitarista» che «chiede poco», «perdona tutto» e trattando allo stesso modo «chi merita e chi non merita» produce ingiustizia e ignoranza.Il Sessantotto aveva fatto credere che «meritare» poteva essere una «colpa» e un «sopruso degli uni sugli altri». L’accusa era di «meritocrazia». Nomi prestigiosi della cultura ora puntano il dito «contro il permissivismo» e chiedono che la «scuola si ispiri a criteri di merito e di responsabilità» per raggiungere livelli alti, «tornando al voto e allo studio dei contenuti». Abbandonando le «mode» e affermando con coraggio che «l’era del sei politico deve finire» altrimenti i danni saranno irreparabili. Giulio Ferroni, docente di letteratura italiana alla Sapienza, dice che c’è anche il problema degli insegnanti «avviliti»: «Non hanno nemmeno più il potere di decidere l’interrogazione, che va concordata». I destinatari dell’appello, i partiti, non si sono fatti vedere. Qualunque governo vada al potere gli studiosi chiedono il ripristino di elementari principi di «etica pubblica e privata» perché la scuola ritrovi «prestigio e serietà». «Ma se parliamo di merito allora questo discorso deve riguardare anche i docenti, non possiamo continuare a sceglierli in base alla loro precarietà storica», ha detto Mario Rusconi, leader dei presidi romani, che ha chiesto di intervenire. I programmi sono sempre più striminziti e semplificati fino alla banalità, la socializzazione primeggia sulla cultura, sforniamo studenti somari e stupidamente gratificati. Con il sei rosso 9 milioni di impreparati hanno intascato il diploma portandosi dietro insufficienze dalle elementari all’università. Questa è la scuola di massa, dice qualcuno. «Ma bisogna cambiare rotta», esortano gli intellettuali che hanno aderito al Gruppo di Firenze. Sotto accusa anche le idee «sull’aziendalismo». Dice Giorgio Israel, professore di Storia della matematica alla Sapienza: «La scuola non fornisce prodotti, non vende scatole di pelati, e non si può introdurre l’idea che gli studenti siano clienti da accontentare». A Seul i ragazzi quando tornano a casa stanno cinque-sei ore, qui diciamo che sono stressati e li lasciamo ore davanti alla tv e ai videogiochi. Risultato: il sorpasso dei Paesi emergenti è solo questione di tempo.

BUTTIGLIONE: «ALTRO CHE INGLESE,NON SANNO NEPPURE L’ITALIANO»

ROMA - Professor Buttiglione, da filosofo e da esponente di un partito, l’Udc, che ha messo il merito al secondo punto del programma elettorale, come giudica la situazione attuale della scuola italiana?«Viviamo una crisi drammatica. Altro che inglese, i ragazzi non sanno parlare e scrivere correttamente la lingua italiana. Però dobbiamo anche considerare che i giovani non hanno motivazioni a investire su di sé, la società gli insegna che se non hanno il calcio di qualcuno non arrivano da nessuna parte. Ecco perché bisogna ripartire dalla scuola, che è un corpo vivo, per ridare senso e credibilità al merito, ritrovando qualità e rigore».Pensa che ci sia bisogno di una riforma?«No, basta con l’idea illuministica delle grandi riforme. Ogni governo fa una legge nuova, la scuola non fa a tempo a metabolizzare, che già si cambia. E’ un marasma. La scuola, invece, non ha bisogno di grandi interventi ma della riscoperta di un principio fondamentale, che è alla base di ogni processo, il merito. A questo aggiungo la necessità di insegnare l’amore per la verità e l’onestà intellettuale».L’Italia è precipitata in fondo alle classifiche internazionali e rischiamo di uscire dal sistema dei Paesi più industrializzati. Il merito è il punto di partenza, e poi?«Dobbiamo avere il coraggio di riscoprire anche altre parole. L’autorità, legata alla disciplina, era stata etichettata con connotazioni negative. Dobbiamo metterci in testa che l’era della superficialità deve finire. Il merito, inoltre, deve riguardare anche gli insegnanti: nei prossimi anni molti andranno in pensione, un’occasione per un ricambio fatto sulla base di una seria selezione».
A. Ser.

FIORONI: «LA SELEZIONE TRA I BANCHI NON È UNA FORMA DI CLASSISMO»

ROMA - Ministro Fioroni, il merito era stato bandito. Perché?«E’ stato un errore storico averlo eliminato. Il merito è l’unico vero “ascensore sociale”, riportarlo tra i banchi non significa fare una scuola classista, anzi. Senza il merito togliamo le opportunità ai giovani, che per affermarsi, anziché contare sulla preparazione, sono costretti a dipendere dalle conoscenze di famiglia o dai soldi dei genitori. E’ proprio con il merito che si realizza la scuola del “non uno di meno” di don Milani, spingendo all’impegno».Con il recupero dei debiti scolastici pensa di ridare credibilità alla scuola?«Troppi anni di lassismo con gli impreparati che venivano promossi nonostante le insufficienze. Ora abbiamo stabilito che le lacune debbano essere colmate. E’ una garanzia di serietà. Non si può trattare allo stesso modo chi merita e chi non merita, altrimenti viene messo in discussione il principio di legalità e si sancisce che non contano le competenze ma la furbizia. I dati Ocse dicono che siamo peggiorati, tutti facevano finta di nulla, non è possibile. Alle selezioni della Ca’ Foscari di Venezia il 50 per cento dei ragazzi non sapeva scrivere correttamente in italiano. I debiti vanno recuperati, la sfida si vince solo con il rispetto delle regole, non con i condoni».Lei ha parlato di incentivi all’eccellenza. Ha avuto risultati?«Sì, c’è stata una grande partecipazione alle Olimpiadi della matematica. Ma il risultato più importante è lo stimolo dato alle nuove generazioni. Premiare i migliori significa spingere anche tutti gli altri verso possibili traguardi di eccellenza«.
A. Ser.

ELOGIO DEL "MESSAGGERO"
di Giorgio Ragazzini
Non avevo l'abitudine di leggere il "Messaggero", molto diffuso a Roma e nel Lazio, ma presente anche nelle edicole fiorentine. L'iniziativa sul merito e la responsabilità mi ha consentito di scoprire che da molto tempo questo giornale combatte la faticosa e ingrata battaglia per la scuola seria. Negli ultimi tre giorni si è occupata sempre in prima pagina della "Lettera aperta" firmata da sedici commentatori e studiosi, con editoriali e cronache molto ampie. Per chi è su questa lunghezza d'onda, da ora in avanti varrà la pena comprarlo.
Intanto complimenti alla giornalista Anna Maria Sarlese e al Direttore della testata. Sperando di essere perdonati per aver riportato gli articoli sul nostro blog, nonostante il copyright...


QUANDO IL MAL DI MERITO CONTAGIA TUTTO IL PAESE, di Giovanni Sabbatucci

L'appello rivolto, in vista delle elezioni, da un qualificato gruppo di intellettuali e docenti universitari a tutte le forze politiche perché si impegnino nella ricostruzione di una scuola basata sul merito potrebbe apparire a qualcuno scontato e pleonastico (chi mai oserebbe scendere pubblicamente in campo in difesa del demerito?). Sfortunatamente non lo è, per le ragioni ottimamente esposte ieri su queste pagine da Sergio Givone: lo sforzo, in sé lodevole, di eliminare ogni privilegio legato alla diversità delle condizioni sociali ha finito, attraverso il quarantennale accumulo di pratiche lassiste e permissive, col cancellare il principio stesso della selezione per merito e col trasformare la scuola (ma anche l'università) in una specie di gigantesco asilo di infanzia dove parcheggiare a tempo indefinito le generazioni più giovani. Ben venga dunque uno sforzo condiviso per consolidare quell'inversione di tendenza che il ministro Fioroni aveva avviato, pur fra molte incertezze, nell'ultima legislatura, per riconvertire insomma la macchina dell'istruzione pubblica ai suoi compiti naturali: assicurare a tutti una base minima di saperi e insieme promuovere i migliori, valutando e selezionando vocazioni e talenti attraverso l'uso appropriato di sanzioni e incentivi.Va da sé che una battaglia volta a riqualificare la scuola valorizzando, a tutti i livelli, il criterio del merito avrebbe un carattere strategico più generale e produrrebbe, se vinta, effetti positivi di lungo periodo sull'intero sistema-paese. Una scuola che non premia lo sforzo intellettuale e non stimola la competizione produce lavoratori poco motivati e incoraggia la tendenza a concepire l'occupazione come una sinecura vitalizia, dove non si rischia nulla e si progredisce per inerzia. Il che di fatto è accaduto in Italia negli ultimi decenni, e non solo a causa delle resistenze corporative delle categorie e degli automatismi imposti dall'egualitarismo sindacale. Se la scuola - ovvero la sede tradizionalmente deputata alla valutazione del rendimento, il luogo in cui ci si dovrebbe abituare fin da ragazzi a essere promossi o bocciati in base ai risultati ottenuti - rinuncia a questa parte essenziale della sua missione, se si sostituisce all'istituzione ecclesiastica nel rimettere a ognuno i propri debiti, se mantiene in vita una macchina complessa e costosa come quella degli esami di maturità privandola della sua indispensabile funzione di filtro, non ci si può poi stupire quando la pubblica amministrazione si dimostra strutturalmente incapace di usare a tutela della generalità dei cittadini gli strumenti selettivi di cui pure dispone.Gli esempi sono tanti e sono sotto gli occhi di tutti. Note di qualifica eternamente appiattite sui livelli più alti (il burocrate che per avventura non ottenga la valutazione più lusinghiera si sente per ciò stesso autorizzato a rivolgersi a qualche tribunale amministrativo e a mettere nei guai il superiore responsabile dell'affronto). Premi di produttività distribuiti a pioggia o addirittura ripartiti fra la totalità dei dipendenti (è successo recentemente nella regione siciliana) e dunque trasformati in mera regalia. Tassi di assenteismo medi pari a un mese e passa di ferie all'anno, che farebbero seriamente preoccupare sullo stato di salute dei dipendenti pubblici se non si sapessero frutto di uso disinvolto del certificato medico. E ancora, allargando il campo di indagine, magistrati che impiegano anni a scrivere le sentenze senza veder compromessa la propria progressione di carriera, professori universitari che intendono la libertà di insegnamento come libertà di fare i propri comodi, ordini professionali che concepiscono la loro funzione non tanto come garanzia per gli utenti (il solo scopo per cui avrebbero ragione di esistere o di essere riconosciuti pubblicamente) quanto come difesa corporativa degli iscritti.Risalendo in alto nella catena delle responsabilità, si arriva fatalmente al ceto politico: quello che, in linea teorica, essendo obbligato in democrazia a cercare il consenso dei più, dovrebbe avere non solo il dovere di perseguire gli interessi della maggioranza dei cittadini, ma anche l'interesse a farlo: e dunque a riportare efficienza nella scuola come nell'amministrazione pubblica. Sappiamo che nei fatti non è (sempre) così. E che, in particolare, un personale politico scelto più per cooptazione che per elezione, come quello selezionato dall'attuale legge elettorale, non è il più adatto a farsi paladino del principio del merito. Ma è ancora possibile sperare, con po' di ottimismo, che una battaglia in difesa di quel principio (purché innervata in poche e significative proposte concrete) possa costituire una buona risorsa da spendere con profitto in campagna elettorale.
Giovanni Sabbatucci
(Da "Il Messaggero", p.1, 27 marzo 2008)

martedì 25 marzo 2008

NASCE IL PARTITO DEL MERITO di Sergio Givone

MERITO: era una parola severa e giusta, la più degna di onore (infatti si diceva “onore al merito”). Ma poi a poco a poco se n’è perso il significato. Peggio, ci fu un tempo, ed era solo ieri, in cui sembrò che meritare o essersi meritato qualcosa fosse un sentimento di cui vergognarsi. A un certo punto comparve il termine “meritocrazia”, a indicare né più né meno una prevaricazione o un sopruso degli uni sugli altri.Questo è il quadro in cui si colloca l’appello al merito scolastico che un nutrito gruppo di docenti ha rivolto ai partiti in prossimità delle elezioni. Perché si è scelta un’occasione del genere? Ma perché niente come la scuola permette di valutare la serietà di un progetto politico. Qui non si tratta di destra e di sinistra e perciò tale appello è “trasversale”. Si tratta, molto più semplicemente, di chiedere a ogni partito e a ogni uomo politico che si candida a governare il Paese in che conto tengano la scuola. Non una scuola quale che sia. Bensì una scuola basata sul merito.La storia di questa parola è la storia del fallimento della nostra scuola, a tutti i livelli, dalle elementari all’università. Interrogarsi sul concetto di merito non è certo solo una questione linguistica. In gioco è la formazione delle giovani generazioni, che è come dire il nostro futuro. E allora chiediamoci come sia potuta accadere una cosa del genere. Perché un valore sia diventato un disvalore. Quali ragioni abbiano portato a un tale stravolgimento.Nulla accade per caso. Se il merito è incominciato ad apparire sospetto, tanto da essere messo al bando, dovette esserci una causa. Infatti. Legato com’era alle condizioni economiche degli studenti, il merito si rivelò non del tutto innocente. Difficile se non impossibile farsi valere per chi appartenesse ai ceti sociali più bassi. E del resto le scuole superiori e l’università erano riservate alla borghesia. Per cui fu inevitabile domandarsi quanto il successo scolastico dipendesse dalle qualità individuali e quanto dalla nascita e dalla famiglia. La convinzione non infondata che il merito potesse nascondere un privilegio finì con l’oscurare e infine cancellare la cosa sostanziale e cioè che l’apprendimento richiede sforzo, applicazione, studio, e anche talento.Poi tutto cambiò. Le classi si sono mescolate e ricomposte in un’unica, grande fascia media della popolazione, all’interno della quale le opportunità incominciarono ad apparire sempre più eguali e paritarie. Oggi la scuola può ben dirsi per tutti (o quasi tutti) e in ogni caso le condizioni di partenza non decidono più il destino degli studenti come un tempo. Ma se tutto è cambiato, non lo è l’idea che nel frattempo era venuta imponendosi. L’idea che il merito fosse una realtà negativa.E così il merito fu bandito proprio quando non solo non c’era più alcun motivo per farlo, ma quando una piena riconsiderazione del merito sarebbe stata assolutamente necessaria. Che scuola è una scuola senza merito? Come può funzionare senza far distinzione fra chi sa e chi non sa, fra chi è in grado di andare avanti e chi non lo è, fra chi impiega al meglio le sue doti e le sue predisposizioni e chi no? Ma non basta. Una società democratica deve promuovere e valorizzare le capacità di tutti i cittadini. E quindi deve rendere possibile una ridistribuzione dei ruoli e dei compiti secondo il merito e non secondo il censo. Solo una scuola basata sul merito può rendere possibile lo sviluppo di una democrazia non soltanto formale. Solo una democrazia può rendere possibile una scuola basata sul merito.
(Il Messaggero, 25 marzo 2008)

domenica 23 marzo 2008

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELLA LETTERA APERTA

COMUNICATO STAMPA
MERCOLEDÌ 26 MARZO ALLE 15,30 si terrà presso il Liceo “Visconti” di Roma la conferenza stampa di presentazione di una Lettera aperta ai partiti e ai candidati alle prossime elezioni, promossa dai docenti del Gruppo di Firenze. Titolo: “SCUOLA: UN PARTITO TRASVERSALE DEL MERITO E DELLA RESPONSABILITÀ”.
Di fronte alla grave crisi della scuola italiana, minata da decenni di falso egualitarismo e di buonismo, il gruppo dei firmatari, di grande prestigio e autorevolezza, si rivolge a tutti i partiti perché diano risposte convincenti e assumano impegni precisi davanti agli elettori. In altre parole, quali provvedimenti, ispirati ai valori del merito e della responsabilità, prenderanno per garantire la serietà, il rigore e l’efficacia della scuola?
Tra i temi dell’incontro con la stampa, la polemica di questi giorni sugli “esami di riparazione” e i corsi di recupero, che lascia intravedere, al di là degli indubbi problemi che le nuove norme hanno creato, una forte resistenza ad un cambiamento in questo senso.
La lettera è firmata (in ordine alfabetico) da Giorgio ALLULLI, Gian Luigi BECCARIA, Giovanni BELARDELLI, Remo BODEI, Piero CRAVERI, Giorgio DE RIENZO, Giulio FERRONI, Ernesto GALLI DELLA LOGGIA, Sergio GIVONE, Giorgio ISRAEL, Mario PIRANI, Lucio RUSSO, Giovanni SARTORI, Aldo SCHIAVONE, Sebastiano VASSALLI, Salvatore VECA.
Del gruppo dei firmatari saranno presenti Giorgio Allulli, Giovanni Belardelli, Giorgio Israel e Mario Pirani.
Per chiarimenti e informazioni:
Giorgio Ragazzini – 055 5000 881 / 347 613 55 36 / giorgio.ragazzini@libero.it

mercoledì 19 marzo 2008

SCUOLA: UN PARTITO TRASVERSALE DEL MERITO E DELLA RESPONSABILITA'

Lettera aperta ai partiti e ai candidati

Tutti, a parole, considerano centrale la scuola per il futuro del paese. I partiti hanno però il dovere di esporre con chiarezza ai cittadini-elettori i loro programmi in materia di istruzione. Programmi che ovviamente saranno in parte diversi; ma che dovrebbero tutti aprirsi con questo preambolo: “Sia le riforme, sia il governo e la vita della scuola a tutti i livelli dovranno ispirarsi ai criteri di merito e di responsabilità”. L’aggiornamento dei programmi, la riorganizzazione dell’istruzione superiore, l’autonomia delle scuole potranno dare risultati effettivi e duraturi solo recuperando e mettendo in pratica questi elementari principi dell’etica pubblica e privata.
Al ministro uscente va riconosciuto di aver avviato, almeno in parte, un’inversione di tendenza dopo decenni di lassismo. Noi pensiamo che esista un largo consenso trasversale sulla necessità di una scuola più rigorosa. Ma per questo “partito del merito e della responsabilità” è arrivato il momento di manifestarsi e di assumere precisi impegni di fronte all’elettorato: quello di offrire ai nostri ragazzi una scuola più qualificata ed efficace, ma insieme più esigente sul piano dei risultati e del comportamento; e quello di restituire ai docenti, spesso demotivati e resi scettici da troppe frustrazioni, il prestigio e l’autorevolezza del loro ruolo, intervenendo però con tempestività e rigore nei casi (pochi, ma negativi per l’immagine della scuola) di palese negligenza o inadeguatezza.
I dirigenti scolastici infine andranno valutati in primo luogo per la loro capacità di garantire nel proprio istituto professionalità e rispetto delle regole da parte di tutti.
Su questi temi ci attendiamo che giungano presto risposte convincenti e annunci di impegni precisi da parte di tutte le forze politiche, insieme a proposte e riflessioni di tutti coloro che hanno a cuore il presente e il futuro della scuola.

Firmato (in ordine alfabetico):

Giorgio ALLULLI, Gian Luigi BECCARIA, Giovanni BELARDELLI, Remo BODEI, Piero CRAVERI, Giorgio DE RIENZO, Giulio FERRONI, Ernesto GALLI DELLA LOGGIA, Sergio GIVONE, Giorgio ISRAEL, Mario PIRANI, Lucio RUSSO, Giovanni SARTORI, Aldo SCHIAVONE, Sebastiano VASSALLI, Salvatore VECA.