sabato 19 luglio 2014

RIDATECI IL SILENZIO! INTERVISTA A RADIO COLONNA

Radio Colonna è un’emittente romana che sostiene una campagna  di Legambiente e della Fondazione "La Sorgente Group" contro il rumore più informazioni sulla destra della pagina). Con piacere la rilanciamo dal nostro blog e su facebook. Più voci si uniscono, più presto si può riuscire a fare  “massa critica”; in altre parole, a far sì che il problema non continui a essere enormemente sottovalutato e magari snobbato. Radio Colonna ci ha chiesto di spiegare i motivi dell'appello "Ridateci il silenzio".  Leggi l’intervista.

mercoledì 16 luglio 2014

ATTORNO A MINISTRI E SOTTOSEGRETARI INESPERTI SI TENTA L’ENNESIMA “GRANDE RIFORMA” PUNITIVA

Nessuno sa bene quali manovre si stiano apparecchiando al ministero nei confronti del mondo scolastico. Di sicuro in un qualsiasi altro Paese un sottosegretario che avesse detto “sciocchezze” in merito a quanto stava progettando sarebbe saltato, anche se avesse chiesto scusa. Continua a leggere.

mercoledì 9 luglio 2014

FIRMA L'APPELLO "RIDATECI IL SILENZIO. CONTRO LA DISTRUZIONE DELLA QUIETE PUBBLICA"

Centinaia di cittadini stanno firmando l'appello RIDATECI IL SILENZIO. Contro la distruzione della quiete pubblica, contro la musica imposta, aggiungendosi ai primi firmatari, esponenti del mondo della cultura e dell'arte. Si può farlo scrivendo "aderisco" all'indirizzo gruppodifirenze@libero.it e indicando nome, cognome, comune di residenza. Grazie.

lunedì 7 luglio 2014

GIORNI E NOTTI IMPOSSIBILI. TESTIMONIANZE SULLA DISTRUZIONE DELLA QUIETE PUBBLICA

Pubblichiamo i racconti che accompagnano una parte delle centinaia di lettere di adesione all’appello Ridateci il silenzio.
Gennaro: Sono sensibile al tema perché anche nei paesini della Calabria dove noi cittadini della diaspora torniamo per l'estate non si dorme più né di notte né di giorno. La notte nei bar e nei locali pubblici e nelle piazze fanno casino fino alle 4 del mattino; poi alle 6 cominciano a passare i camion della spazzatura, i furgoni che vanno in campagna e dunque la sveglia è d’obbligo. Sui litorali, poi, il casino è amplificato dalle discoteche che vanno a stecca fino all'alba. Insomma la "quiete pubblica" non esiste più. Il fatto è che con quei rumori assordanti non puoi nemmeno leggere o ascoltare un po' di musica. Il vostro appello giunge come una manna!!!!!
Loredana: Condivido in pieno il vostro appello. Voglio il diritto di godere del suono delle onde che si infrangono sulla riva, voglio il diritto di non dover chiudere le finestre quando la pizzeria sotto casa decide di mandare musica a porte aperte. Voglio passeggiare nel parco sotto casa senza essere infastidita da feste di compleanno con animazione, megafoni e genitori impazziti che credono che l'inquinamento acustico contribuisca al divertimento dei loro figli. Rieduchiamo adulti e bambini al rispetto del prossimo.
Federica: La difesa del baccano da parte delle amministrazioni di qualsiasi colore esse siano lede non solo il mio diritto a vivere liberamente la mia casa, ma anche quello di andare a prendere qualcosa in un locale con un amico e parlare con lui e sentire quello che dice. sono sempre più convinta che questa filosofia del baccano serva ad avere un popolo che ha il cervello intorpidito e un cervello intorpidito non pensa, non agisce. Pertanto penso anche che questo appello sia giustamente promosso dal Gruppo di Firenze perché è solo educando le nuove generazioni che avremo dei cervelli pensanti e, forse, usciremo da questo nuovo medioevo.
Luciana: Anch'io amo la musica, ma vorrei poter avere la libertà di scegliere quando, dove e come (nel rispetto degli altri) ascoltarla.
Antonio: Qui a Ferrara non vi sono interventi neppure nei casi più eclatanti di disturbo causato da conducenti di auto con il volume della radio al massimo o da "centauri" su moto e motorini che emettono rumori intollerabilmente al di sopra dei limiti consentiti. Pur comprendendo le difficoltà di intervento, tutto ciò avviene nella totale indifferenza da parte degli organi preposti al controllo. Pare quasi esserci un'accondiscendenza di fondo, una comune mentalità tra controllanti e controllori.
Riccardo: La strada ove risiedo di giorno è assediata dai turisti che vengono scaricati dagli  autobus in piazza Piave, ove esiste un divieto di sosta  per tutti, e da anni in barba a tale divieto vengono paracadutati miglia di turisti al giorno solo perché , presumo esiste il tacito accordo fra guide turistiche e ristoranti zona santa Croce che in pratica sequestrano gruppi dirottandoli verso mense di becchime per pollame che disonorano la città. In detta via è impossibile camminare, i turisti ti spintonano e non ti fanno entrare in casa, orinano e defecano fra le macchine e – ciliegina – esiste il pazzo seriale diurno dei finestrini auto. Ne spacca almeno un paio al giorno. L’unica soluzione potrebbe essere la legge del taglione. L'amministrazione comunale sapeva perfettamente cosa faceva quando concedeva 500 licenze vendita alcolici in 500 metri? Cerco che no ovviamente. Statene certi... la mia previsione accadrà... ci scapperà il morto... anzi ci è già scappato, ma tutti fingono (lite fra magrebini imbriachi finita a coltellate per denaro dello spaccio).
Sergio e Luciana: A Udine l'amministrazione di centro-sinistra emana provvedimenti-colabrodo che permettono agli esercenti di aggirare molti divieti, mentre l'opposizione di centro-destra è ugualmente schierata a favore dei bar-spaccatimpani. Ci sono stati alcuni importanti interventi della magistratura, ma il procuratore che aveva innovato la precedente linea permissiva è  da pochi giorni in pensione: temo che si tornerà al permissivismo precedente. Inoltre, ci sono enormi difficoltà per un efficiente intervento dell'Arpa con i fonometri. Purtroppo la stampa locale monopolista (Messaggero Veneto), quando dà notizia di provvedimenti restrittivi della magistratura si schiera con i disturbatori e con chi ha trasformato la città in un inferno sonoro, dove il numero dei bar è percentualmente tra i più alti d'Italia.
Pino: Anch'io combatto da 10 anni contro lo strapotere dei concerti, dei bar con musica a tutto volume etc., ma senza successo. Questa sera, per esempio, ci sarà il primo dei 4 venerdì di concerti che i commercianti di qui hanno messo in cartellone. Io abito proprio sopra il palco... quindi sono costretto ad andare a dormire fuori, pagandomi le spese d'albergo. Vi pare giusto? E ogni anno è peggio.
Walter: È ingiusto, illegittimo, oso dire ILLEGALE, oso dire INCOSTITUZIONALE imporre a tutti le conseguenze di ciò che va a vantaggio (monetario) di pochi o pochissimi. Ormai la trasformazione di Firenze - e di chissà quante altre città - in un paese dei balocchi, in cui il cittadino residente viene trattato come un intralcio, un ostacolo, una seccatura, sta per giungere a un punto di non ritorno.
Giacinta: Aderisco in pieno alla vostra campagna. A causa del rumore (musica e schiamazzi di un locale sotto casa fino alle 3/4 di notte) mi sono ammalata e la cosa più grave è che sette anni di esposti e denunce non sono serviti a niente. Per tutto questo tempo sono stata solo una pallina che ha rimbalzato da un muro di gomma all'altro.
Luciana: Il silenzio è prezioso, permette il recupero psicofisico e da benessere. Tutti devono poter godere di questo benessere. Il rumore ci renderà sordi e malati e le nostre città saranno sempre più rumorose e abitate da sordi che dovranno alzare il volume per sentire.
 Marco: Proprio ieri sera sentendo musica, intorno all'una di notte, mentre mi godevo sul balcone il silenzio e il fresco della bella serata, mi chiedevo cosa fare per queste abitudini irrispettose del diritto di altri cittadini alla loro quiete ed al ruolo educativo di noi del mondo della scuola. Sono portatore di una visione non bacchettona del diritto al vivere la propria gioventù in senso pieno, anche nel divertimento, purché sempre nel rispetto dei diritti degli altri cittadini, specie i più anziani.
Paola: Abito a Brescia, mi piacerebbe se qualcuno fosse interessato ad ascoltare la mia storia di rumori fino a a dover cambiare casa per ritrovare un po’ di pace. Vi ringrazio per il vostro impegno e viva il silenzio.
Patrizia: Sono perseguitata dall'estate romana che si tiene  di fronte a casa mia, dai concerti di Vasco Rossi che mi fanno tremare i vetri. Nel nostro palazzo abbiamo anche tentato anni fa una class action senza approdare a nulla!
Marina: Aderisco, abito nel centro di una nota località della Liguria sul mare e da un po' di anni l'estate e in generale i weekend e le feste tipo Natale ecc., sono diventate un incubo, tra l'idiozia delle manifestazioni organizzate dalle varie giunte comunali, di livello scadentissimo (ma adeguato al livello culturale tutto italiano) e la maleducazione agghiacciante dei ragazzini minorenni ubriachi fradici che tengono in ostaggio con le loro urla, bestemmie, parolacce,grida tutto il centro, il tutto sotto gli occhi compiacenti e compiaciuti di genitori idioti. Chiaramente mi riferisco alla notte, in cui questi giovani virgulti iniziano a rompere le scatole dalle 2 di notte in poi, man mano che l'alcol inizia a fare effetto!!... Anche i tornei di calcio verso le 3 di notte, quando le strade sono belle sgombre, vanno per la maggiore!!Il tutto perché NON ESISTONO CONTROLLI di nessun tipo!!
Alberto: L'estata scorsa da giugno a settembre non abbiamo dormito per via di una manifestazione dell'estate romana con 4 discoteche all'aperto dall'altra parte del Tevere di fronte a casa nostra. Iniziavano la musica con l'aperitivo verso le 18 e continuavano aumentando il volume in modo esponenziale verso le 23,30 per finire intorno alle tre del mattino. Siccome ogni discoteca doveva fare sentire la propria musica all'interno dei propri spazi, la sparavano come se fossero allo stadio. Il risultato era che il vento e le correnti d'aria ci portavano una fortissima cacofonia di suoni nelle nostre case. Purtroppo la storia si ripete esattamente uguale malgrado un esposto, varie lettere di protesta,  tantissime telefonate ai vigili dell'anno scorso e il parere assolutamente negativo del sindaco del quartiere. Qualcuno ovviamente ci guadagna...
Per aderire all'appello, inviare nome, cognome e comune di residenza all'indirizzo gruppodifirenze@libero.it. 

mercoledì 2 luglio 2014

RIDATECI IL SILENZIO. Contro la distruzione della quiete pubblica, contro la musica imposta

Pubblichiamo il testo di un appello firmato da trenta esponenti della società civile, che è stato inviato oggi ai mezzi di informazione. 

Appello al Governo, al Parlamento, alle amministrazioni regionali e comunali,
alle polizie municipali, ai prefetti, alle forze dell’ordine
  
Esiste ancora la difesa della quiete pubblica? A noi pare di no. Da anni si sono infatti  affermate abitudini e convinzioni che negano in radice il diritto a riposare tranquillamente all’ora che si preferisce, a concentrarsi nella lettura, ad ascoltare musica di propria scelta, a godere la tranquillità e la bellezza di un parco o di una spiaggia.
Già può risultare fastidiosa la musica imposta in quasi ogni locale o esercizio dove si metta piede. Ma è a maggior ragione inammissibile che soprattutto nella buona stagione imperversi ovunque la musica ad alto o altissimo volume, che da chioschi, stabilimenti balneari, piazze si propaga anche a grandi distanze.
Inoltre molti quartieri cittadini sono tormentati dagli schiamazzi della cosiddetta “movida”, mentre le notti bianche o blu si trasformano troppo spesso in un vero e proprio incubo per i loro abitanti.
In questo quadro desolante manca quasi del tutto un’incisiva azione di prevenzione e di contrasto basata su norme chiare, severe ed efficaci; anzi, il più delle volte dobbiamo constatare l’insensibilità e la tolleranza di chi dovrebbe proteggere la tranquillità e il riposo dei cittadini, le cui richieste di intervento rimangono quasi sempre inascoltate. Alle proteste si risponde spesso che si tratta di conciliare interessi diversi. Ma questo non può certo voler dire che in determinati orari si possa sospendere un sacrosanto diritto dei cittadini.
È arrivato il momento di  opporsi con determinazione a tutto questo. Ci rivolgiamo quindi al Governo, al Parlamento, alle amministrazioni regionali e comunali, alle polizie municipali, ai prefetti, alle forze dell’ordine chiedendo loro di provvedere con la massima urgenza, ciascuno nel suo àmbito, a far sì che venga ovunque garantita con fermezza e tempestività la quiete pubblica, anche attraverso norme più restrittive di quelle attuali, mettendo così fine a una situazione divenuta ormai non solo intollerabile per i cittadini, ma anche gravemente lesiva ai loro occhi della credibilità delle Istituzioni.
Invitiamo tutti coloro che condividono questo appello a farlo conoscere e a rivolgersi insieme a noi alle autorità e istituzioni competenti, affinché si decidano a tutelare la quiete pubblica sia di giorno che di notte. Il diritto al silenzio e al riposo non può diventare sempre più un privilegio riservato  soltanto a chi, per caso o per possibilità economiche, si trova  a vivere in luoghi immuni da questa piaga. 
Siamo sicuri che questo appello esprima uno stato d’animo comune a moltissimi italiani. Speriamo davvero che non rimanga inascoltato. 

Salvatore Accardo, Francesco Alberoni, Niccolò Ammaniti, Alessandro Barbero, Sergio Belardinelli, Remo Bodei, Franco Cardini, Dino Cofrancesco, Paolo Crepet, Elio Franzini, Carlo Fusaro, Giorgio Israel, Paolo Ermini, Roberto Esposito, Giulio Ferroni, Ernesto Galli Della Loggia, Silvio Garattini, Fausta Garavini, Fulco Lanchester, Giacomo Marramao, Paola Mastrocola, Alberto Oliverio, Anna Oliverio Ferraris, Lucio Russo, Aldo Schiavone, Claudio Scimone, Luca Serianni, Sebastiano Vassalli, Gustavo Zagrebellsky, Michele Zappella.  

Iniziativa promossa dal Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità

PER ADERIRE ALL'APPELLO, scrivere "aderisco" a gruppodifirenze@libero.it, aggiungendo nome, cognome, comune di residenza.

lunedì 30 giugno 2014

IL TAR CHE ESPROPRIA GLI INSEGNANTI

L’editoriale di oggi del “Corriere della Sera”, firmato da Giovanni Belardelli, prende spunto da una sentenza del Tar di cui si è avuta notizia ai primi di giugno. Il tribunale, nell’invalidare la decisione di un consiglio di classe, non si limita a rilievi di carattere formale, ma entra nel merito della valutazione, espropriando di fatto i docenti di un compito di loro esclusiva competenza. Leggi Gli abusivi della cattedra.

mercoledì 18 giugno 2014

FINALMENTE DENUNCIATO IL SITO “SCUOLAZOO” PER ISTIGAZIONE A DELINQUERE. MA LO FACEVA DA ANNI

Nel 2010 avvertimmo la polizia postale che il sito “Scuolazoo” offriva agli studenti lo svolgimento dei compiti d’esame da recapitare via sms: ci dissero che avevano le mani legate. Ogni anno nei tre anni seguenti, sempre in vista degli esami, abbiamo preso iniziative pubbliche (tra cui una Dichiarazione firmata da centinaia di insegnanti e dirigenti, e una lettera dell’Anp e nostra al Ministro Carrozza), per contestare a chi avrebbe il compito di garantire la correttezza degli esami, compresa una parte dei colleghi, omissioni e complicità nelle copiature a man bassa durante gli scritti. Gelmini e Carrozza non risposero, Profumo lo fece con inaudita arroganza (“Non ho la cultura dei servizi segreti”), in un’intervista a Studenti.it. La sensibilità nella scuola cresceva, ma le “autorità competenti” restarono inerti.
Quest’anno qualcuno deve aver slegato le mani alla polizia postale, che ha denunciato il sito per “istigazione a delinquere”. Ne parla tra gli altri Flavia Amabile su “La Stampa”. Un primo, importante passo per rendere più credibile la scuola e lo Stato.

lunedì 16 giugno 2014

CARTE FALSE E MERITO NEGATO NEGLI SCRUTINI DI FINE ANNO *

Gentile Direttore,
venerdì il “Corriere Fiorentino” ha pubblicato il resoconto sugli scrutini finali della “Profe” Antonella Landi, la quale, anche se con vivacità e senso dell’umorismo (insomma con mano leggera), delinea un quadro non proprio esemplare sul piano professionale del consiglio di classe, costellato di “ripicche, puntigli, vendette o, in alternativa, materno assistenzialismo misto a improbabili sanatorie”. Purtroppo queste ultime sono così frequenti (le testimonianze sono innumerevoli) da compromettere la credibilità complessiva della scuola italiana. È come se in molti scrutini l’ordine del giorno recitasse: “Fate di tutto per promuovere chi non lo merita”. Ne consegue una prassi che viene spesso percepita come normale e lecita. Quando arriva il momento di valutare, in scienza e coscienza, l’anno scolastico dei loro allievi, moltissimi colleghi (non tutti, per fortuna), sono propensi a tener conto di ogni tipo di attenuanti e di giustificazioni di carattere familiare, psicologico, sociale pur di non bocciare. È impressionante la facilità con cui anche insegnanti di notevole valore rinunciano alle loro proposte di voto, che pure nascono da mesi e mesi di lavoro didattico e da molte e scrupolose verifiche. Si arriva così a passare sopra a cinque, sei, sette insufficienze anche gravi, senza rendersi di commettere un’ingiustizia verso gli studenti meritevoli e di trascurare il compito, che la collettività affida alla scuola, di certificare la preparazione e la maturità dei futuri cittadini.
Naturalmente comportamenti del genere, lungi dal rimettere sulla giusta via chi non studia, non fanno che peggiorare il male, diffondendo sempre di più l’idea che si può farla franca con facilità. La responsabilità di tutto questo, però non è solo dei docenti, indotti sistematicamente a comportarsi così da una cultura pedagogica ostile alla responsabilità, al riconoscimento del merito, alle sanzioni di qualsiasi genere, alla fermezza educativa. Una cultura – quella che agita lo slogan “ogni bocciatura è un fallimento della scuola” – fatta propria negli scorsi decenni da ministri, apparati ministeriali, da quasi tutti i sindacati e da troppi prèsidi. Saprà il nuovo ceto di governo ridare speranza e sostegno agli insegnanti seri, oggi scoraggiati e messi spesso in minoranza?

Giorgio Ragazzini 

Gruppo di Firenze
per la scuola del merito
e della responsabilità

* Pubblicato sul “Corriere Fiorentino” del 14 giugno 2014 con il titolo Agli scrutini torniamo al merito.

lunedì 9 giugno 2014

VERSO UN ANNO SCOLASTICO DAVVERO “NUOVO”?

“Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?" L’amara ironia con cui il Passeggere si rivolge al Venditore di almanacchi nell'eponimo dialogo leopardiano sembra essere stata per decenni l'illusione di chiunque – docenti, studenti, genitori e presidi – abbia avuto a che fare con la scuola, cioè quella che malgrado tutto si debba andare avanti, perché alla fine qualcosa di nuovo accadrà. Continua a leggere.

domenica 8 giugno 2014

IL MERITO DIMENTICATO DEI CITTADINI ONESTI

In un bell’intervento sul “Corriere della Sera” (Popolo di corrotti?), Giovanni Belardelli rivendica giustamente, nel quadro di corruzione e di illegalità piccole e grandi che caratterizza l’Italia più che altri paesi,  “un qualche riconoscimento a quella parte del Paese che tutto sommato le leggi le rispetta, ma che non si sente adeguatamente valorizzata dalle istituzioni. In attesa, infatti, di una rivoluzione culturale, se verrà e quando verrà, che cambi la mentalità collettiva, i pubblici poteri dovrebbero puntare il loro sguardo, ad esempio, su quegli italiani che abusi edilizi non ne hanno fatti, ma vedono chi invece ne ha compiuti godere in assoluta tranquillità i frutti del proprio comportamento.” Un riconoscimento che si dovrebbe ovviamente estendere a chi paga le tasse, il canone Rai e il biglietto sull’autobus, a chi non getta rifiuti per terra e non scarabocchia sui muri, a chi non imbroglia nei concorsi e negli esami, per fare soltanto alcuni tra i tanti e diversissimi esempi possibili. È in definitiva la parte essenziale di quel “merito” a cui si ispirano questo blog e le iniziative del Gruppo di Firenze; e di cui si legge nel dizionario di Tullio De Mauro: “Diritto alla stima, alla ricompensa, all’elogio acquisito in base alle proprie capacità o alle opere compiute”. Leggi l’intervento di Belardelli

venerdì 30 maggio 2014

LETTERA APERTA AL MINISTRO SUI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

Pubblichiamo di seguito una nostra lettera aperta appena inviata al Ministro Giannini. Chi volesse a sua volta scriverle per condividere il contenuto della lettera o per esprimere ulteriori valutazioni, può farlo all'indirizzo: segreteria.particolare.ministro@istruzione.it. 

Gentile Ministro Giannini,
nell’anno scolastico che si avvia al termine le scuole hanno cominciato ad applicare la normativa sui Bisogni Educativi Speciali. È il momento, quindi, di fare un bilancio della sua applicazione. E le testimonianze che ci arrivano dalle scuole confermano le nostre iniziali preoccupazioni.
Non poche famiglie, infatti, chiedono alla scuola, talvolta probabilmente con l’aiuto di un medico compiacente, un Piano Educativo Personalizzato come scorciatoia per rimediare a uno scarso profitto scolastico, non motivato da effettive difficoltà di apprendimento. Alcune reagiscono preannunciando ricorsi nel caso che i docenti non ritengano giustificato il PEP.
D’altra parte, l’intervento dei consigli di classe, quasi sempre privi dell’indispensabile sostegno di competenze specialistiche e di strumenti didattici adeguati, spesso non può che tradursi in un puro e semplice abbassamento degli obbiettivi; e non è certo questo il modo migliore di aiutare gli alunni con problemi di apprendimento.
Vogliamo poi segnalarle una grave distorsione che la normativa introduce in una corretta visione della formazione dei giovani. Essa induce infatti a pensare che le difficoltà scolastiche di qualsiasi tipo e origine si possano e quindi si debbano affrontare sul piano della didattica, mentre molto spesso derivano da problemi extrascolastici. Infatti le frequentissime difficoltà nell’attenzione e nella concentrazione, la stancabilità, l’irrequietezza, la scarsa autonomia, i comportamenti oppositivi hanno spesso le loro radici nella debolezza educativa delle famiglie. Molti bambini arrivano alla scuola materna senza un’educazione di base che consenta loro di convivere con gli altri e di impegnarsi in vista di un obbiettivo. La scuola stessa mette spesso un impegno insufficiente nel far rispettare le regole, a causa di una diffusa sottovalutazione della loro importanza. Di recente la stessa Ocse, nell’analisi dei dati dell’indagine PISA 2012, sostiene invece che la disciplina ha una grande influenza sul livello degli apprendimenti, in quanto favorisce la concentrazione e l’uso ottimale del tempo a disposizione.
Tutto questo considerato, la invitiamo ad avviare con urgenza un’indagine conoscitiva che coinvolga tutte le scuole e faccia un quadro preciso delle difficoltà, dei problemi emersi e dei provvedimenti che i docenti ritengono necessari.
Per parte nostra, riteniamo comunque indispensabile:
- assicurare a tutte le scuole, come succede ad esempio in Finlandia, la collaborazione continuativa di psicologi scolastici, logopedisti, assistenti sociali realmente preparati, in grado di supportare concretamente gli insegnanti nell’affrontare i problemi degli allievi secondo l’ottica più opportuna caso per caso, anziché dover contare, come spesso accade, solo su comitati pletorici e poco qualificati, su competenze improvvisate e su organismi di supporto ancora insufficienti ;
- delimitare in modo più chiaro e rigoroso il concetto di Bisogno Educativo Speciale – che nel testo della Direttiva 27 dicembre 2012 comprende di fatto qualsiasi tipo di difficoltà scolastica – in modo da riservare effettivamente l’adozione di un Piano Educativo Personalizzato solo a casi di gravi difficoltà di apprendimento, escludendo gli allievi il cui insoddisfacente andamento scolastico sia imputabile soprattutto a scarso impegno e alle ordinarie difficoltà che chiunque può incontrare;
- mettere al centro della politica scolastica la necessità di una scuola più esigente nel richiedere serietà e impegno e più ferma nel far rispettare le regole, in modo da assicurare al lavoro scolastico la necessaria cornice di serenità;
- favorire la diffusione di centri di consulenza educativa per i genitori, anche valorizzando quelli già esistenti in diverse zone del paese, anche allo scopo di prevenire i problemi scolastici dei figli.
Cordialmente,
Gruppo di Firenze 
per la scuola del merito 
e della responsabilità

Sullo stesso argomento: Perché la normativa sui BES aggraverà la crisi della scuola; Per gli studenti servono disciplina e specialisti, non decreti e commissioni.

giovedì 22 maggio 2014

BERLINGUER ARRUOLA IL PAPA CONTRO L’INSEGNAMENTO “TRASMISSIVO”

Da tempo l’ex-ministro Berlinguer è impegnato in una sua personale campagna contro l’insegnamento “trasmissivo”. La rilancia anche in un’intervista al “Sussidiario.net”, in cui indica papa Francesco come esempio di didattica interattiva. Ma le semplificazioni con cui l’ex ministro conduce la sua battaglia meritano qualche considerazione.
La prima riguarda l’inadeguatezza del termine “trasmissivo”, perché non si vede cos’altro debba fare una società se non trasmettere alle nuove generazioni (con le più varie metodologie di insegnamento e attraverso altri canali) il proprio patrimonio culturale, del quale fa parte a pieno titolo, almeno nella cultura occidentale, l’idea di un suo continuo ripensamento per adattarlo all’evoluzione sociale.
Non corrisponde poi alla realtà, almeno per l’esperienza e le testimonianze su cui si basano le mie convinzioni, l’immagine che Berlinguer continua a riproporre di una scuola che in grande maggioranza vedrebbe gli insegnanti parlare ininterrottamente a degli allievi che tacciono senza poter interloquire, quasi fossimo all’anno zero della riflessione pedagogica e didattica. Ne è così convinto da rivolgere ai docenti questo ammonimento intriso di disistima: “Quello che voi fate non può essere un supplizio per chi sta dall’altra parte, deve divertire, appassionare”. Di stili e di metodi di insegnamento ce n’è invece di tutti i tipi, anche se è certamente auspicabile un confronto professionale sempre più ampio e arricchente all’interno delle scuole.
Ma non è neppure corretto sostenere senz’altro che “non possiamo più presentare ai giovani un trattato, un complesso di conoscenze strutturate, statiche, come spesso in molti fanno ancora oggi, perché a loro non piace”. Le conoscenze devono per forza, via via che si va avanti, strutturarsi in maniera sempre più organica, altrimenti rimangono frammentarie e superficiali. Ma questo non ha alcun legame con il modo, più o meno interessante e approfondito, con cui vengono proposte.
E siamo, qui, al punto essenziale: la vera contrapposizione non è quella tra insegnanti trasmissivi e insegnanti interattivi, ma tra quelli bravi e quelli che non lo sono. E un bravo insegnante deve conoscere bene la sua materia, avere competenze relazionali adeguate, saper incuriosire e appassionare gli allievi con i metodi con cui riesce meglio a esprimere il suo talento didattico e le sue competenze. Ci sono docenti capaci di splendide lezioni frontali, altri che guidano i propri allievi alla scoperta della materia attraverso le modalità della didattica attiva; e sono in tanti quelli che alternano modi diversi di insegnare. Vale anche per il papa, perché neppure lui è sempre “interattivo”. Spesso anzi fa la cosa più “trasmissiva” di questo mondo: legge il suo discorso.
Giorgio Ragazzini
(“ilsussidiario.net”, 21 maggio 2014)

mercoledì 14 maggio 2014

MAESTRE DI SCUOLA E DI VITA

Domenica scorsa, al Poggio Imperiale di Firenze, sede dell'Educandato della SS. Annunziata, si è festeggiato l’ingresso della Villa, insieme ad altre dimore storiche medicee, tra i beni riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Continua a leggere.

venerdì 9 maggio 2014

LE PROVE INVALSI E LA RESPONSABILITÀ DEI DOCENTI

Sulle consuete contestazioni alle prove Invalsi, ieri l’altro il “Corriere della Sera” pubblicava un commento di Gianna Fregonara, molto critico verso le resistenze che si manifestano nel mondo della scuola. Immediata la reazione di Giorgio Israel, storico avversario di questo tipo di prove, che sul suo blog accusa la giornalista di identificare la valutazione con i test dell’Istituto Nazionale a ciò preposto. Sulla “Stampa” di ieri, infine, Luca Ricolfi ammette di essere col tempo diventato più critico verso le prove Invalsi, a causa delle distorsioni e delle dinamiche negative che tendono a produrre nella scuola, la principale delle quali è la probabile induzione di una didattica orientata alla soluzione delle prove più che all’approfondimento delle materie, nella convinzione che prima o poi serviranno anche per valutare i docenti e che sostituiranno i voti nella valutazione degli allievi. Anche per quanto riguarda i contenuti dei test, lo stesso Israel ne ha sottolineato l’inadeguatezza, almeno per quanto riguarda la matematica. Delle verifiche nazionali sulla preparazione della popolazione scolastica potrebbero essere utili e accettabili se si limitassero ad accertare soltanto conoscenze e abilità elementari nelle diverse materie, il che tra l’altro non dovrebbe accendere la miccia del “teaching to the test”.
Senza addentrarsi ulteriormente nel merito del quadro polemico variamente delineato dai tre interventi, va detto che un problema a parte è però costituito dalle responsabilità di una parte degli insegnanti in tema di valutazione degli apprendimenti. Da molto tempo abbiamo più volte denunciato su questo blog il fatto che, grazie anche all’incoraggiamento dell’intellighenzia pedagogica e alle sollecitazioni ministeriali, molti scrutini finali si trasformano in una fiera del falso in atto pubblico, con la cancellazione di innumerevoli insufficienze anche gravi in nome delle più varie motivazioni e attenuanti di carattere sociale, psicologico e didattico. Negli ultimi anni è poi venuta alla ribalta, grazie al confronto con i risultati dei test Ocse-Pisa, la larghezza di maniche con cui – mediamente – le scuole del sud assegnano i punteggi massimi negli esami di Stato. È poi tristemente nota l’elevata percentuale di studenti che copiano sia durante l’anno che nelle prove d’esame, non di rado con la benevola tolleranza e a volte con l’attiva complicità di chi dovrebbe vigilare. Tutto questo ha fortemente compromesso la credibilità complessiva della scuola italiana in fatto di valutazione degli allievi e di conseguenza ha spinto potentemente verso forme di valutazione esterna che affianchino o addirittura sostituiscano (come pure qualcuno propone) quella dei docenti. Alla tendenza verso prove “oggettive” concorrono paradossalmente anche le modalità scelte da una parte degli insegnanti per manifestare la loro opposizione ai test Invalsi. Invitare le famiglie a tenere i figli a casa, istigare gli studenti a lasciare le prove in bianco oppure aiutarli a dare le risposte o consentire che si aiutino fra di loro sono comportamenti che non solo violano “gli obblighi di diligenza, lealtà e imparzialità” a cui sono tenuti i pubblici dipendenti, ma concorrono anch’essi a sminuire l’affidabilità professionale dei docenti italiani come garanti della correttezza e della regolarità delle verifiche e delle prove d’esame. In definitiva, solo una scuola in cui tutti si riconoscano fino in fondo nei valori del merito e della responsabilità può essere davvero autorevole nel dibattito pubblico sui temi che la riguardano. (GR)

martedì 6 maggio 2014

L’AGGIORNAMENTO: DIRITTO O DOVERE? UN DILEMMA DA SUPERARE RESTITUENDO AI DOCENTI LA DIGNITÀ DI PROFESSIONISTI

Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo,
tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno.
Ma se tu hai un'idea e io ho un'idea e ce le scambiamo,
allora abbiamo entrambi due idee. 
(George Bernard Shaw)
Il numero 513 di “TuttoscuolaFOCUS” torna sull’obbligo di aggiornamento, che come diritto-dovere esiste sulla carta già da tempo, ma che di recente è stato ribadito come vero e proprio obbligo, almeno relativamente a situazioni particolari, nel decreto legge 104/13, detto “L’istruzione riparte” dall’ex ministro Carrozza e poi confermato nonostante le obbiezioni di parte sindacale. Continua a leggere.

domenica 4 maggio 2014

SU UN LAPSUS: GLI ISTITUTI ALBERGHIERI DIVENTANO LICEI

Fra i primi dieci classificati nel concorso “Cittadini europei, cittadini del mondo”, riservato agli studenti delle scuole superiori toscane, ci sono ben tre allievi dell’Istituto alberghiero “Aurelio Saffi” di Firenze. Che curiosamente, nella graduatoria ufficiale, è stato trasformato in “Liceo alberghiero”. 

Nessuna affettazione, ci mancherebbe altro, e nessun malcelato senso d’inferiorità, ma l’errore di chi ha stilato la graduatoria degli allievi vincitori di un prestigioso concorso indetto dalla Regione Toscana sull’Europa non ci inorgoglisce. Infatti, gli studenti dell’Istituto Professionale alberghiero che io dirigo (tre nei primi dieci, e questo sì che provoca soddisfazione e orgoglio, anche per i docenti che li hanno in questi anni preparati) si sono ritrovati appartenenti al “Liceo Alberghiero Saffi”. Ovviamente un Liceo del genere non esiste e spero bene che non esista neanche in futuro. Non perché intenda snobbare gli indirizzi liceali, ma perché ritengo che un indirizzo professionale non debba assolutamente perdere la propria identità, purtroppo già in parte compromessa da chi ha voluto ad ogni costo “licealizzare” i professionali. Come più volte è stato stigmatizzato su questo blog anche da parte del sottoscritto, la visione piramidale della nostra scuola superiore è assai consolidata nell’opinione pubblica ed è ancora lontana dall’essere superata. Innanzitutto perché cambiare il proprio modo di vedere il mondo richiede tempo, soprattutto se si vive in un paese come il nostro in cui cambiare idea, al pari del cambiare appartenenza politica, è visto come una sorta di tradimento e di mollezza ideologica. Inoltre, abbandonare questa sorta di supremazia culturale di cui godono i licei rimane ancor più difficile, perché ad esserne convinta è gran parte degli stessi addetti ai lavori. Basti pensare come ancora oggi sopravviva in molti insegnanti, anche colleghi nella stessa classe, la consapevolezza che ci siano materie che “valgono” più di altre e, di conseguenza sembrano affermare il principio che chi le insegna "valga" di più rispetto ai colleghi. Nell'attesa tuttavia che le cose, e le teste delle persone, cambino, io vorrei almeno che la mia scuola fosse rispettata per quello che è, cioè un istituto Professionale e guai a chiamarla, mi si permetta l'ironia, Liceo, "con rispetto parlando". (VV)

mercoledì 16 aprile 2014

CLASSICI E NON. RIFLESSIONI SUL CANONE LETTERARIO

In un suo recente articolo, Eugenio Scalfari fa riferimento, parlando dei voltagabbana di professione, al Brindisi di Girella, capolavoro di Giuseppe Giusti; un poeta, come tanti altri del nostro patrimonio letterario, passato da decenni nel più completo dimenticatoio. E siccome Giusti è uno dei miei poeti preferiti, non posso certamente lasciar passare invano, tanto per citare proprio il titolo di una bella poesia del Giusti, questo “Mementomo”, a dire il vero del tutto inaspettato. Continua a leggere.

lunedì 31 marzo 2014

TURISMO, LE RESPONSABILITÀ DI UN DECLINO

Sul “Corriere della Sera” di sabato scorso Gian Antonio Stella dedica un lungo e ben documentato articolo alla progressiva e, sembra, inesorabile “frana” del turismo straniero in Italia, che si verifica contemporaneamente a un vero e proprio boom mondiale del turismo. Andiamo giù, “nonostante il turismo sia l’industria del futuro”. Continua a leggere.

mercoledì 26 marzo 2014

UN INTERVENTO SULLA FORMAZIONE PROFESSIONALE DURANTE LA "GIORNATA DI ASCOLTO DELLA SCUOLA"

Giorgio Ragazzini è intervenuto a nome della Fondazione “La Prova del Nove” dell’Istituto alberghiero “Saffi” di Firenze nella “Giornata di ascolto nel mondo della scuola” promossa dal Partito Democratico e tenutasi a Roma lo scorso lunedì 10 marzo. 
Parlerò di formazione professionale partendo da un ristorante. Si chiama “La Prova del Nove”, si trova a Firenze ed è stato inaugurato lo scorso 23 dicembre. Continua a leggere.

lunedì 24 marzo 2014

LETTERA AL MINISTRO: PIÙ FORMAZIONE PROFESSIONALE CONTRO L’INSUCCESSO SCOLASTICO

“Tuttoscuola” ha pubblicato ieri i dati sulla cosiddetta “dispersione” scolastica. Nonostante una leggera diminuzione, si tratta pur sempre di cifre altissime. C’è ancora chi pensa che il fenomeno si possa sconfiggere proclamando rivoluzioni metodologiche, nello stesso tempo in cui continua a difendere la licealizzazione di tutti i percorsi, che dell’insuccesso scolastico è invece una delle cause principali. 
Pubblichiamo a questo proposito una lettera aperta che, a nome del nostro gruppo, Valerio Vagnoli, preside di un  alberghiero fiorentino, ha scritto al ministro Giannini.

Gentile Ministro, sono anni che viene denunciata da più parti la drammatica situazione dell'abbandono dell'obbligo scolastico da parte di migliaia e migliaia di studenti. Le cifre pubblicate  oggi da Tuttoscuola, anche se delineano un leggero calo nelle percentuali, confermano tuttavia la drammaticità della situazione italiana. Continua a leggere.

venerdì 21 marzo 2014

CORSI E RICORSI, PURTROPPO STORICI

Una sentenza del Consiglio di Stato rischia di lasciare oltre 100 istituti scolastici della Toscana senza i dirigenti che li guidano da quasi due anni, in quanto vincitori di un concorso ora annullato per irregolarità nella formazione di una delle due commissioni d'esame. Tutti dovranno sostenere una nuova prova orale e la metà di loro anche quella scritta. Non entriamo nel merito delle ragioni dei ricorrenti, ragioni che evidentemente esistono e che  dovranno senz'altro essere soddisfatte. Si discute, invece, sul disastro della nostra struttura amministrativa  e politica che  sembra per ora non trovare a questa situazione una soluzione che non penalizzi gravemente nessuno. In passato abbiamo assistito a indecorosi concorsi riservati, in cui la selezione era pressoché inesistente, per sistemare i dirigenti che  avevano ottenuto degli incarichi annuali, ma che non erano riusciti ad entrare in ruolo attraverso il concorso ordinario. Oggi, invece, si rischia di buttare fuori dalla scuola decine e decine di persone che vi erano entrate per merito e per pubblico concorso (binomio insolito dalle nostre parti). Di sicuro, quindi, bisogna fare il possibile per salvaguardare il posto di coloro che già se lo sono guadagnato. (VV)

giovedì 20 marzo 2014

GLI INSEGNANTI MALTRATTATI. UN ARTICOLO SUL “CORRIERE DELLA SERA”

Gianna Fregonara e Orsola Riva firmano oggi un servizio sui docenti italiani: malpagati, vessati in vario modo da tutti i governi, poco considerati socialmente, “al momento esclusi dalla spending review” (ma è di ieri la notizia che le donne sono invece nel mirino di Cottarelli). Due i punti di particolare interesse. Il primo: “7 insegnanti su dieci dichiarano di sentirsi in difficoltà nel gestire classi sempre meno disciplinate”. […] Strano? Per niente. Il problema sta nella formazione iniziale”, perché “i professori entrano in classe spesso senza una adeguata preparazione specifica sul fronte pedagogico” (leggasi metodologico-relazionale). Vero, ma non è tutto. Le autrici sembrano ignorare che troppi genitori non vogliono o non sanno educare i figli al principio di realtà e ne fanno così degli egocentrici asociali; che la scuola è ancora pervasa da orientamenti educativi decisi a fare a meno di regole e di sanzioni; che gli insegnanti capaci di fermezza educativa devono troppo spesso remare contro corrente; e che i ministri non hanno mai speso mezza circolare a favore della disciplina e che anzi amano civettare con gli adolescenti in fase oppositiva.
L’altro passaggio interessante riguarda gli insegnanti finlandesi, ai quali, dichiara un consulente del Ministero dell’Educazione di Helsinki, “abbiamo dato più libertà, più indipendenza e più autonomia e presto ci siamo resi conto che così le scuole funzionavano meglio”; tutto questo, però, dopo una severa selezione in entrata. Esattamente la direzione – più preparazione, più libertà – che si dovrebbe prendere qui da noi, dove invece il Ministero fa il contrario: poco esigente sulla professionalità, tende poi a imporre procedure burocratiche che esprimono la massima sfiducia nel corpo docente e lo mettono in balia dei genitori sindacalisti. Come nel caso del Bisogni Educativi Speciali, per i quali, invece che a comitati e a "piani personalizzati", bisognerebbe affidarsi alle decisioni “in scienza e coscienza” degli insegnanti, affiancati, se necessario, da specialisti ben preparati. (GR)

lunedì 17 marzo 2014

I BAMBINI INTOCCABILI DELLA SCUOLA DI LIZZANELLO

Con la presente si chiede alle SSLL di evitare qualsiasi forma di "contatto fisico" con gli alunni e le alunne, come ribadito in varie occasioni a livello generale e/o individuale. In particolare si ribadisce che non è consentito, per nessun motivo, toccare i ragazzi e le ragazze, né abbracciandoli/e, né prendendoli/e per mano, né baciandoli/e sulla guancia. Questo al fine di tutelare la sicurezza di tutti. L'inosservanza di tale disposizione da parte delle SSLL comporterà l'applicazione di sanzioni disciplinari”. 
È stata questa circolare rivolta al personale di un istituto comprensivo della provincia di Lecce, il “De Giorgi” di Lizzanello, l’argomento della rubrica “Melog” di venerdì scorso su Radio 24. Continua a leggere.

giovedì 13 marzo 2014

APPRENDIMENTO CONTRO INSEGNAMENTO: UNA CARICATURA PERICOLOSA

Nella “Giornata di ascolto nel mondo della scuola” promossa dal Partito Democratico, che si è tenuta lunedì scorso a Roma, Luigi Berlinguer ha rilanciato una parola d’ordine a lui cara, quella del passaggio dalla “scuola dell’insegnamento” alla “scuola dell’apprendimento”. “Bisogna chiudere definitivamente – ha gridato – l’era dell’insegnamento trasmissivo”. E al suo appello si sono rifatti, condividendolo, altri interventi. Continua a leggere.

venerdì 7 marzo 2014

INSEGNANTI E ALLIEVI: LE CONSEGUENZE DELL' AMICIZIA

Nella sua rubrica settimanale sul "Corriere Fiorentino", Antonella Landi racconta perché abbia deciso di "fare la guerra" ai propri allievi, nel loro interesse, per scongiurare una deriva da "quasi amici" risultata perniciosa per l'apprendimento. Leggi.

mercoledì 5 marzo 2014

SCUOLE SICURE SÌ, MA ANCHE DECOROSE E FUNZIONALI

Il "Corriere Fiorentino" pubblica oggi un'intervento di Valerio Vagnoli a partire dall'impegno assunto da Matteo Renzi sull'edilizia scolastica. Leggi.

domenica 23 febbraio 2014

CON LE SUPERIORI A QUATTRO ANNI LA SCUOLA MIGLIORA?

Recuperiamo la stessa domanda che ci siamo posti nel convegno sui Bes, per proporre un confronto di opinioni tra Paolo Ferratini e Andrea Ragazzini (ambedue già membri della Cabina di regìa per la riforma dei licei) a proposito della riduzione a quattro anni del secondo ciclo di studi. I due interventi sono pubblicati su “BODEM, il magazine dei democratici” (Bo = Bologna); il primo cautamente favorevole, il secondo decisamente contrario.

giovedì 20 febbraio 2014

FINESTRE SULL’EDUCAZIONE - 1: I GIUDICI DANNO RAGIONE AL VICINATO, GLI ALUNNI FANNO TROPPO CHIASSO

A questo stesso proposito, una mia amica mi raccontava che l’appartamento al terzo piano in cui abita, che verso l’interno dà su una scuola elementare, era molto tranquillo quando lo comprò vent’anni fa. Da qualche anno il volume della voce dei bambini è via via cresciuto, fino a costituire un serissimo disturbo. Leggi l’articolo (GR)

FINESTRE SULL’EDUCAZIONE - 2: LA MAMMA GLI DÀ UNO SCHIAFFO E LUI CHIAMA I CARABINIERI

A riprova che i bambini sono in grado di approfittare della melassa diffusa a piene mani sui loro diritti, mai affiancati da qualche dovere. Leggi l’articolo (GR)

martedì 18 febbraio 2014

RENZI, CI DIA UN MINISTRO CHE CONOSCE LA SCUOLA!

Tentar non nuoce. Scriviamo al Presidente del Consiglio incaricato (matteo@matteorenzi.it) per invitarlo, scongiurarlo, supplicarlo di nominare finalmente un ministro della Pubblica Istruzione che venga dalla scuola o che la conosca davvero a fondo nella sua realtà, e non un altro tecnocrate che non ne sa nulla.
Solo come esempi: 
Caro Renzi, le chiedo di scegliere come ministro dell'Istruzione un uomo o una donna che venga dalla scuola o che almeno la conosca molto a fondo.
Oppure: ... di dare alla scuola un ministro che conosca e rispetti gli insegnanti e ne apprezzi il difficile e delicato lavoro. 
Questo non ci garantisce ancora di avere un buon ministro, ma aumenta un po’ le probabilità. Proviamo (e proponiamo l’iniziativa a colleghi e conoscenti).

lunedì 17 febbraio 2014

BUONE NOTIZIE DI BUONA EDUCAZIONE

Ogni tanto si fanno strada sui giornali esempi confortanti di educatori e istituzioni educative all’altezza del loro compito. Oggi si tratta di squadre di calcio giovanili in cui si fa giocare la partita della domenica solo a chi va bene a scuola (leggi) e di istituti che esigono dagli studenti un abbigliamento adatto all’ambiente scolastico (leggi). Una coerente azione educativa alla responsabilità e al rispetto delle regole da parte di tutti gli ambienti in cui crescono i ragazzi costituisce un potente fattore di progresso sociale e civile. E la prima e più importante alleanza è quella tra insegnanti e genitori, la cui mancanza viene deprecata da Umberto Galimberti in un articolo pienamente condivisibile.

mercoledì 12 febbraio 2014

UNA PROPOSTA PER I LICEI ARTISTICI: CORSI PROFESSIONALI TRIENNALI NEGLI EX-ISTITUTI D’ARTE

Sul quotidiano on line “il Sussidiario”, un nostro intervento presenta una proposta che ha già raccolto numerosi consensi. Leggi.

OCCUPAZIONI AL TRAMONTO. QUEI FORUM DEI RAGAZZI CONTRO RITI STANCHI E NOSTALGIE DEMAGOGICHE

(“Corriere Fiorentino”, 12.2.2014) – Le occupazioni studentesche non decollano più, anche se ancora siamo lontani da un'adeguata consapevolezza in chi, dentro la scuola e fuori, dovrebbe richiamare gli studenti ai loro doveri, a partire da quello di non impedire ai  loro compagni di seguire le lezioni. Continua a leggere.

lunedì 3 febbraio 2014

IL TURPILOQUIO DIVENTATO REGOLA NELLA CRISI DELL'EDUCAZIONE

Ernesto Galli Della Loggia firma oggi un commento giustamente severo sul “disprezzo delle forme nel paese in declino” e in particolare sul “linguaggio scurrile e violento” adottato dai ragazzi. Senza più le remore, aggiungiamo, che un tempo imponevano almeno di distinguere tra contesto e contesto. E non meraviglia: il turpiloquio, infatti, legittimato nella sfera politica soprattutto dalla Lega e ora da Grillo e in quella dello spettacolo da comici che altrimenti non farebbero ridere, si è diffuso in tutti i campi in nome della spontaneità e della disinvoltura, sfociando naturalmente nel più penoso dei conformismi. Il fulcro di questa trasformazione - sottolinea Della Loggia - è il "grave indebolimento" delle agenzie educative, in primis famiglia e scuola, che dovrebbero provvedere alla formazione culturale e civica degli individui. Leggi.  

lunedì 27 gennaio 2014

IN UNA SCUOLA DI NAPOLI GLI OCCUPANTI NON LA PASSANO LISCIA

Hanno occupato la scuola a più riprese combinandone di tutti i colori, cosicché sei sono stati sospesi fino al 4 marzo, due per 25 giorni, quattro per 16. Per la preside, hanno causato “un danno enorme a tutti gli altri studenti”, oltre a molte migliaia di euro per vandalismi vari, “senza considerare l’immagine lesa della scuola pubblica”.
Ma si lamentano come d’uso: è ingiusto, non può essere considerato un errore occupare la scuola, eccetera. La bussola educativa nazionale è talmente smagnetizzata, che quando si rientra nella normalità con una sanzione adeguata la cosa viene percepita come “abnorme”. Tanto di cappello, invece, alla dirigente Maria Antonella Caggiano e al Consiglio d’Istituto di un istituto alberghiero napoletano, che hanno operato nell’interesse educativo di quei ragazzi, oltre che dei loro compagni danneggiati e della collettività che finanzia la scuola pubblica. Leggi l’articolo di cronaca sul “Mattino”. Molto calzante il commento di Davide Morganti sul “Mattino”: Accettare le conseguenze.

sabato 25 gennaio 2014

NOSTRO DOSSIER SULLA SCUOLA (AL SEGRETARIO DEL PD E A TUTTI I POLITICI DI BUONA VOLONTÀ)

Nelle scorse settimane il segretario del Pd Matteo Renzi ha annunciato l’intenzione di coinvolgere il mondo della scuola in una larghissima consultazione. Abbiamo quindi deciso di mettere insieme un dossier che raccoglie sinteticamente le nostre principali proposte e glielo abbiamo inviato alcuni giorni fa. 
Naturalmente si tratta di idee a disposizione di chiunque – insegnanti e dirigenti, scuole, movimenti e partiti politici – le ritenga utili. Con questo spirito abbiamo pensato di pubblicizzare più ampiamente il nostro dossier, inviandolo in primo luogo ai principali organi di informazione e ai siti dedicati alla scuola. Leggi il dossier:
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