mercoledì 16 aprile 2014

CLASSICI E NON. RIFLESSIONI SUL CANONE LETTERARIO

In un suo recente articolo, Eugenio Scalfari fa riferimento, parlando dei voltagabbana di professione, al Brindisi di Girella, capolavoro di Giuseppe Giusti; un poeta, come tanti altri del nostro patrimonio letterario, passato da decenni nel più completo dimenticatoio. E siccome Giusti è uno dei miei poeti preferiti, non posso certamente lasciar passare invano, tanto per citare proprio il titolo di una bella poesia del Giusti, questo “Mementomo”, a dire il vero del tutto inaspettato. Continua a leggere.

lunedì 31 marzo 2014

TURISMO, LE RESPONSABILITÀ DI UN DECLINO

Sul “Corriere della Sera” di sabato scorso Gian Antonio Stella dedica un lungo e ben documentato articolo alla progressiva e, sembra, inesorabile “frana” del turismo straniero in Italia, che si verifica contemporaneamente a un vero e proprio boom mondiale del turismo. Andiamo giù, “nonostante il turismo sia l’industria del futuro”. Continua a leggere.

mercoledì 26 marzo 2014

UN INTERVENTO SULLA FORMAZIONE PROFESSIONALE DURANTE LA "GIORNATA DI ASCOLTO DELLA SCUOLA"

Giorgio Ragazzini è intervenuto a nome della Fondazione “La Prova del Nove” dell’Istituto alberghiero “Saffi” di Firenze nella “Giornata di ascolto nel mondo della scuola” promossa dal Partito Democratico e tenutasi a Roma lo scorso lunedì 10 marzo. 
Parlerò di formazione professionale partendo da un ristorante. Si chiama “La Prova del Nove”, si trova a Firenze ed è stato inaugurato lo scorso 23 dicembre. Continua a leggere.

lunedì 24 marzo 2014

LETTERA AL MINISTRO: PIÙ FORMAZIONE PROFESSIONALE CONTRO L’INSUCCESSO SCOLASTICO

“Tuttoscuola” ha pubblicato ieri i dati sulla cosiddetta “dispersione” scolastica. Nonostante una leggera diminuzione, si tratta pur sempre di cifre altissime. C’è ancora chi pensa che il fenomeno si possa sconfiggere proclamando rivoluzioni metodologiche, nello stesso tempo in cui continua a difendere la licealizzazione di tutti i percorsi, che dell’insuccesso scolastico è invece una delle cause principali. 
Pubblichiamo a questo proposito una lettera aperta che, a nome del nostro gruppo, Valerio Vagnoli, preside di un  alberghiero fiorentino, ha scritto al ministro Giannini.

Gentile Ministro, sono anni che viene denunciata da più parti la drammatica situazione dell'abbandono dell'obbligo scolastico da parte di migliaia e migliaia di studenti. Le cifre pubblicate  oggi da Tuttoscuola, anche se delineano un leggero calo nelle percentuali, confermano tuttavia la drammaticità della situazione italiana. Continua a leggere.

venerdì 21 marzo 2014

CORSI E RICORSI, PURTROPPO STORICI

Una sentenza del Consiglio di Stato rischia di lasciare oltre 100 istituti scolastici della Toscana senza i dirigenti che li guidano da quasi due anni, in quanto vincitori di un concorso ora annullato per irregolarità nella formazione di una delle due commissioni d'esame. Tutti dovranno sostenere una nuova prova orale e la metà di loro anche quella scritta. Non entriamo nel merito delle ragioni dei ricorrenti, ragioni che evidentemente esistono e che  dovranno senz'altro essere soddisfatte. Si discute, invece, sul disastro della nostra struttura amministrativa  e politica che  sembra per ora non trovare a questa situazione una soluzione che non penalizzi gravemente nessuno. In passato abbiamo assistito a indecorosi concorsi riservati, in cui la selezione era pressoché inesistente, per sistemare i dirigenti che  avevano ottenuto degli incarichi annuali, ma che non erano riusciti ad entrare in ruolo attraverso il concorso ordinario. Oggi, invece, si rischia di buttare fuori dalla scuola decine e decine di persone che vi erano entrate per merito e per pubblico concorso (binomio insolito dalle nostre parti). Di sicuro, quindi, bisogna fare il possibile per salvaguardare il posto di coloro che già se lo sono guadagnato. (VV)

giovedì 20 marzo 2014

GLI INSEGNANTI MALTRATTATI. UN ARTICOLO SUL “CORRIERE DELLA SERA”

Gianna Fregonara e Orsola Riva firmano oggi un servizio sui docenti italiani: malpagati, vessati in vario modo da tutti i governi, poco considerati socialmente, “al momento esclusi dalla spending review” (ma è di ieri la notizia che le donne sono invece nel mirino di Cottarelli). Due i punti di particolare interesse. Il primo: “7 insegnanti su dieci dichiarano di sentirsi in difficoltà nel gestire classi sempre meno disciplinate”. […] Strano? Per niente. Il problema sta nella formazione iniziale”, perché “i professori entrano in classe spesso senza una adeguata preparazione specifica sul fronte pedagogico” (leggasi metodologico-relazionale). Vero, ma non è tutto. Le autrici sembrano ignorare che troppi genitori non vogliono o non sanno educare i figli al principio di realtà e ne fanno così degli egocentrici asociali; che la scuola è ancora pervasa da orientamenti educativi decisi a fare a meno di regole e di sanzioni; che gli insegnanti capaci di fermezza educativa devono troppo spesso remare contro corrente; e che i ministri non hanno mai speso mezza circolare a favore della disciplina e che anzi amano civettare con gli adolescenti in fase oppositiva.
L’altro passaggio interessante riguarda gli insegnanti finlandesi, ai quali, dichiara un consulente del Ministero dell’Educazione di Helsinki, “abbiamo dato più libertà, più indipendenza e più autonomia e presto ci siamo resi conto che così le scuole funzionavano meglio”; tutto questo, però, dopo una severa selezione in entrata. Esattamente la direzione – più preparazione, più libertà – che si dovrebbe prendere qui da noi, dove invece il Ministero fa il contrario: poco esigente sulla professionalità, tende poi a imporre procedure burocratiche che esprimono la massima sfiducia nel corpo docente e lo mettono in balia dei genitori sindacalisti. Come nel caso del Bisogni Educativi Speciali, per i quali, invece che a comitati e a "piani personalizzati", bisognerebbe affidarsi alle decisioni “in scienza e coscienza” degli insegnanti, affiancati, se necessario, da specialisti ben preparati. (GR)

lunedì 17 marzo 2014

I BAMBINI INTOCCABILI DELLA SCUOLA DI LIZZANELLO

Con la presente si chiede alle SSLL di evitare qualsiasi forma di "contatto fisico" con gli alunni e le alunne, come ribadito in varie occasioni a livello generale e/o individuale. In particolare si ribadisce che non è consentito, per nessun motivo, toccare i ragazzi e le ragazze, né abbracciandoli/e, né prendendoli/e per mano, né baciandoli/e sulla guancia. Questo al fine di tutelare la sicurezza di tutti. L'inosservanza di tale disposizione da parte delle SSLL comporterà l'applicazione di sanzioni disciplinari”. 
È stata questa circolare rivolta al personale di un istituto comprensivo della provincia di Lecce, il “De Giorgi” di Lizzanello, l’argomento della rubrica “Melog” di venerdì scorso su Radio 24. Continua a leggere.

giovedì 13 marzo 2014

APPRENDIMENTO CONTRO INSEGNAMENTO: UNA CARICATURA PERICOLOSA

Nella “Giornata di ascolto nel mondo della scuola” promossa dal Partito Democratico, che si è tenuta lunedì scorso a Roma, Luigi Berlinguer ha rilanciato una parola d’ordine a lui cara, quella del passaggio dalla “scuola dell’insegnamento” alla “scuola dell’apprendimento”. “Bisogna chiudere definitivamente – ha gridato – l’era dell’insegnamento trasmissivo”. E al suo appello si sono rifatti, condividendolo, altri interventi. Continua a leggere.

venerdì 7 marzo 2014

INSEGNANTI E ALLIEVI: LE CONSEGUENZE DELL' AMICIZIA

Nella sua rubrica settimanale sul "Corriere Fiorentino", Antonella Landi racconta perché abbia deciso di "fare la guerra" ai propri allievi, nel loro interesse, per scongiurare una deriva da "quasi amici" risultata perniciosa per l'apprendimento. Leggi.

mercoledì 5 marzo 2014

SCUOLE SICURE SÌ, MA ANCHE DECOROSE E FUNZIONALI

Il "Corriere Fiorentino" pubblica oggi un'intervento di Valerio Vagnoli a partire dall'impegno assunto da Matteo Renzi sull'edilizia scolastica. Leggi.

domenica 23 febbraio 2014

CON LE SUPERIORI A QUATTRO ANNI LA SCUOLA MIGLIORA?

Recuperiamo la stessa domanda che ci siamo posti nel convegno sui Bes, per proporre un confronto di opinioni tra Paolo Ferratini e Andrea Ragazzini (ambedue già membri della Cabina di regìa per la riforma dei licei) a proposito della riduzione a quattro anni del secondo ciclo di studi. I due interventi sono pubblicati su “BODEM, il magazine dei democratici” (Bo = Bologna); il primo cautamente favorevole, il secondo decisamente contrario.

giovedì 20 febbraio 2014

FINESTRE SULL’EDUCAZIONE - 1: I GIUDICI DANNO RAGIONE AL VICINATO, GLI ALUNNI FANNO TROPPO CHIASSO

A questo stesso proposito, una mia amica mi raccontava che l’appartamento al terzo piano in cui abita, che verso l’interno dà su una scuola elementare, era molto tranquillo quando lo comprò vent’anni fa. Da qualche anno il volume della voce dei bambini è via via cresciuto, fino a costituire un serissimo disturbo. Leggi l’articolo (GR)

FINESTRE SULL’EDUCAZIONE - 2: LA MAMMA GLI DÀ UNO SCHIAFFO E LUI CHIAMA I CARABINIERI

A riprova che i bambini sono in grado di approfittare della melassa diffusa a piene mani sui loro diritti, mai affiancati da qualche dovere. Leggi l’articolo (GR)

martedì 18 febbraio 2014

RENZI, CI DIA UN MINISTRO CHE CONOSCE LA SCUOLA!

Tentar non nuoce. Scriviamo al Presidente del Consiglio incaricato (matteo@matteorenzi.it) per invitarlo, scongiurarlo, supplicarlo di nominare finalmente un ministro della Pubblica Istruzione che venga dalla scuola o che la conosca davvero a fondo nella sua realtà, e non un altro tecnocrate che non ne sa nulla.
Solo come esempi: 
Caro Renzi, le chiedo di scegliere come ministro dell'Istruzione un uomo o una donna che venga dalla scuola o che almeno la conosca molto a fondo.
Oppure: ... di dare alla scuola un ministro che conosca e rispetti gli insegnanti e ne apprezzi il difficile e delicato lavoro. 
Questo non ci garantisce ancora di avere un buon ministro, ma aumenta un po’ le probabilità. Proviamo (e proponiamo l’iniziativa a colleghi e conoscenti).

lunedì 17 febbraio 2014

BUONE NOTIZIE DI BUONA EDUCAZIONE

Ogni tanto si fanno strada sui giornali esempi confortanti di educatori e istituzioni educative all’altezza del loro compito. Oggi si tratta di squadre di calcio giovanili in cui si fa giocare la partita della domenica solo a chi va bene a scuola (leggi) e di istituti che esigono dagli studenti un abbigliamento adatto all’ambiente scolastico (leggi). Una coerente azione educativa alla responsabilità e al rispetto delle regole da parte di tutti gli ambienti in cui crescono i ragazzi costituisce un potente fattore di progresso sociale e civile. E la prima e più importante alleanza è quella tra insegnanti e genitori, la cui mancanza viene deprecata da Umberto Galimberti in un articolo pienamente condivisibile.

mercoledì 12 febbraio 2014

UNA PROPOSTA PER I LICEI ARTISTICI: CORSI PROFESSIONALI TRIENNALI NEGLI EX-ISTITUTI D’ARTE

Sul quotidiano on line “il Sussidiario”, un nostro intervento presenta una proposta che ha già raccolto numerosi consensi. Leggi.

OCCUPAZIONI AL TRAMONTO. QUEI FORUM DEI RAGAZZI CONTRO RITI STANCHI E NOSTALGIE DEMAGOGICHE

(“Corriere Fiorentino”, 12.2.2014) – Le occupazioni studentesche non decollano più, anche se ancora siamo lontani da un'adeguata consapevolezza in chi, dentro la scuola e fuori, dovrebbe richiamare gli studenti ai loro doveri, a partire da quello di non impedire ai  loro compagni di seguire le lezioni. Continua a leggere.

lunedì 3 febbraio 2014

IL TURPILOQUIO DIVENTATO REGOLA NELLA CRISI DELL'EDUCAZIONE

Ernesto Galli Della Loggia firma oggi un commento giustamente severo sul “disprezzo delle forme nel paese in declino” e in particolare sul “linguaggio scurrile e violento” adottato dai ragazzi. Senza più le remore, aggiungiamo, che un tempo imponevano almeno di distinguere tra contesto e contesto. E non meraviglia: il turpiloquio, infatti, legittimato nella sfera politica soprattutto dalla Lega e ora da Grillo e in quella dello spettacolo da comici che altrimenti non farebbero ridere, si è diffuso in tutti i campi in nome della spontaneità e della disinvoltura, sfociando naturalmente nel più penoso dei conformismi. Il fulcro di questa trasformazione - sottolinea Della Loggia - è il "grave indebolimento" delle agenzie educative, in primis famiglia e scuola, che dovrebbero provvedere alla formazione culturale e civica degli individui. Leggi.  

lunedì 27 gennaio 2014

IN UNA SCUOLA DI NAPOLI GLI OCCUPANTI NON LA PASSANO LISCIA

Hanno occupato la scuola a più riprese combinandone di tutti i colori, cosicché sei sono stati sospesi fino al 4 marzo, due per 25 giorni, quattro per 16. Per la preside, hanno causato “un danno enorme a tutti gli altri studenti”, oltre a molte migliaia di euro per vandalismi vari, “senza considerare l’immagine lesa della scuola pubblica”.
Ma si lamentano come d’uso: è ingiusto, non può essere considerato un errore occupare la scuola, eccetera. La bussola educativa nazionale è talmente smagnetizzata, che quando si rientra nella normalità con una sanzione adeguata la cosa viene percepita come “abnorme”. Tanto di cappello, invece, alla dirigente Maria Antonella Caggiano e al Consiglio d’Istituto di un istituto alberghiero napoletano, che hanno operato nell’interesse educativo di quei ragazzi, oltre che dei loro compagni danneggiati e della collettività che finanzia la scuola pubblica. Leggi l’articolo di cronaca sul “Mattino”. Molto calzante il commento di Davide Morganti sul “Mattino”: Accettare le conseguenze.

sabato 25 gennaio 2014

NOSTRO DOSSIER SULLA SCUOLA (AL SEGRETARIO DEL PD E A TUTTI I POLITICI DI BUONA VOLONTÀ)

Nelle scorse settimane il segretario del Pd Matteo Renzi ha annunciato l’intenzione di coinvolgere il mondo della scuola in una larghissima consultazione. Abbiamo quindi deciso di mettere insieme un dossier che raccoglie sinteticamente le nostre principali proposte e glielo abbiamo inviato alcuni giorni fa. 
Naturalmente si tratta di idee a disposizione di chiunque – insegnanti e dirigenti, scuole, movimenti e partiti politici – le ritenga utili. Con questo spirito abbiamo pensato di pubblicizzare più ampiamente il nostro dossier, inviandolo in primo luogo ai principali organi di informazione e ai siti dedicati alla scuola. Leggi il dossier:
formato pdfformato word.

martedì 14 gennaio 2014

LETTERA A ILARIA CAPUA SULLA "SOTTOUTILIZZAZIONE" DEI DOCENTI E RISPOSTA DELLA PARLAMENTARE

Gentile Professoressa,
come può vedere dai commenti sul sito di “Tuttoscuola”, le affermazioni contenute nella sua intervista a proposito dei “privilegi” degli insegnanti hanno suscitato comprensibilmente indignazione e amarezza. Quelle che proverebbe anche lei, se qualcuno parlasse del suo lavoro di ricercatrice, mi perdoni la franchezza, con altrettanta superficialità e improvvisazione. Il fatto è che in Italia i problemi della scuola si studiano molto poco, forse perché si ritiene sufficiente l’idea che uno se ne fa prima come alunno e poi come genitore o nonno di uno o più bambini (magari capitati con insegnanti scadenti) per qualificarsi come esperti in materia. Ma come responsabile scuola di Scelta Civica e come vicepresidente della Commissione Cultura lei avrebbe il dovere di documentarsi un po’ meglio.
Faccio parte di un gruppo di lavoro sulla scuola (Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità) che ha sempre insistito (praticamente in solitudine) sulla necessità di non “coprire” il demerito e di mettere in condizioni di non nuocere i docenti che si rivelano gravemente scorretti o inadeguati, cercando di aiutare a migliorare chi è recuperabile. In altre parole, tutti gli allievi hanno diritto ad avere insegnanti “sufficientemente buoni”. Non è quindi per un riflesso puramente difensivo  che le scrivo, ma per una conoscenza piuttosto approfondita, benché pur sempre di tipo esperienziale, della scuola e degli insegnanti.
Insegnare può stancare molto, soprattutto se si prende sul serio questo lavoro. Ovviamente la fatica dell’insegnamento può essere più o meno pesante a seconda del livello di  motivazione e di educazione dei bambini e dei ragazzi che ti capitano, di quanto i genitori collaborano o ostacolano la tua opera, dei mezzi a disposizione e delle tue attitudini all’insegnamento. Ma descrivere come una sorta di part-time la docenza è davvero troppo.
Non la faccio lunga, ma le invio due spunti di riflessione. Il primo è un estratto da un “Dossier Scuola” (un po’ datato ma non è cambiato molto da allora)  pubblicato nel 2000 su “ItaliaOggi” e in cui si dimostra che l’impegno orario dei docenti italiani è analogo a quello dei colleghi europei; il secondo è un articolo del dottor Lodolo D’Orìa che si occupa da molti anni dello stress professionale degli insegnanti e delle sue conseguenze patologiche (lo stress correlato al lavoro è molto maggiore fra gli insegnanti rispetto alle altre categorie di dipendenti pubblici).
Cordiali saluti e buon lavoro,
Giorgio Ragazzini

Buongiorno Prof Ragazzini,
a volte, per far emergere i problemi veri che ha questo Paese bisogna far partire un dibattito anche a scapito della propria visibilità e della percezione di sé. Io non ho interesse ad essere rieletta e faccio parte di un partito piccolo che non ha spazio di manovra. 
So bene che nella scuola esistono degli eroi, dei professori preparatissimi che lavorano giorno e notte. So anche che nella scuola ci sono dei docenti che si approfittano e fanno il minimo indispensabile perché il contratto glielo permette. 
Con le mie dichiarazioni ho fatto ripartire una discussione morta  su una situazione che penalizza i migliori, e ho dato un assist al PD, che ora dovrà fare qualcosa. 
Saluti 
Ilaria Capua
 

domenica 12 gennaio 2014

L’ONOREVOLE CAPUA SUGLI INSEGNANTI: “NESSUN LAVORATORE HA COSÌ TANTI PRIVILEGI”

Ilaria Capua, illustre scienziata e vicepresidente della commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, nonché responsabile per la scuola di Scelta Civica, si aggiunge a tutti coloro che, come fece il ministro Profumo, hanno avuto il fegato di denunciare senza giri di parole i privilegi degli insegnanti, traendone le debite conseguenze in termini di orario di lavoro e di ulteriori mansioni (in questo caso, organizzazione di centri estivi). Ecco cosa ha detto fra l’altro a “Tuttoscuola”: “Il corpo docente è profondamente sottoutilizzato. Perché i professori lavorano 18 ore a settimana e hanno un giorno libero: questo oggigiorno non lo può fare nessun lavoratore. Occorre utilizzare gli insegnanti facendoli lavorare qualche ora in più a settimana: per contribuire al recupero degli allievi più fragili, per organizzare dei centri estivi, per andare incontro alle famiglie e ai bisogni della società odierna, diversa da quella di 20/30/40 anni fa, quando la scuola è stata arricchita di un corpo insegnante così numeroso. Penso che nessun lavoratore abbia così tanti privilegi.  I docenti dicono di essere pagati poco, ma secondo me non sono poi pagati così tanto poco. Se ci fossero le iniziative a cui ho accennato, sarebbe un uso di una grandissima risorsa, altrimenti sprecata e sottoutilizzata, ai danni di tutto il Paese”.
Rappresenta bene la maggioranza dei commenti all'intervista quello di Michele Bonicelli: “Facciamo cambio, onorevole, lei viene un po' in classe con la mia prima elementare di 28 alunni a 1.500 € e io vengo a fare interviste lungimiranti a Roma per 13.000 €... poi riparliamo di chi è privilegiato...”.
A dispetto dei ruoli che ricopre, Ilaria Capua evidentemente ignora parecchie cose sulla realtà della scuola. Chi vuole può rispondere (civilmente) alle sue affermazioni e contribuire così a colmare le sue lacune, scrivendo a questi due indirizzi di posta: capua_i@camera.it  e  ilariacapua2013@gmail.com. (GR)    

lunedì 30 dicembre 2013

RIPENSARE IL FALLIMENTO ANCHE A SCUOLA

Su “La Lettura”, il supplemento domenicale del “Corriere della Sera”, un intervento di Silvia Vegetti Finzi accompagna un ampio articolo di Danilo Taino sulla diversa rappresentazione mentale del fallimento economico in Europa, dove è vissuto come qualcosa di vergognoso, e negli Usa, dove invece è condivisa l’idea che il fallimento non è la fine della strada, ma una semplice curva, qualcosa da cui si può anche imparare. La psicoterapeuta si occupa invece dell’analogo stigma che accompagna da noi l’insuccesso scolastico, “vissuto come una catastrofe, anziché come un momento di crisi, come una rincorsa che consente di saltare più avanti e più in là”.  Al punto che, come sappiamo, si parla di eliminare la ripetenza. Si fa di tutto, insomma, meno che attrezzare i ragazzi alla sfida della responsabilità. Leggi

martedì 24 dicembre 2013

L’ISTITUTO ALBERGHIERO “SAFFI” APRE UN RISTORANTE NEL CENTRO DI FIRENZE

È stato inaugurato ieri “La Prova del Nove”, il primo ristorante in Italia creato e gestito attraverso un’apposita fondazione da un istituto alberghiero statale. Si trova in via de’ Conti 9, a due passi dalla stazione di Santa Maria Novella e dal Duomo, e opera in locali di proprietà dell’Hotel “Number Nine”. Il dirigente del “Saffi” Valerio Vagnoli ha presentato alla stampa il progetto, che punta a unire didattica di alto livello e ricerca dell’eccellenza nella ristorazione. Sotto la supervisione di due docenti, i protagonisti sono tutti ex allievi e allievi del “Saffi”. Sette diplomati sono stati assunti a tempo indeterminato e hanno già alle spalle numerose esperienze professionali. Altri nove collaborano come borsisti annuali e per loro “La prova del Nove” costituisce una vera e propria scuola di specializzazione da cui usciranno con una professionalità molto alta. Infine vi si alternano come stagisti, con turni di quindici giorni, gli attuali allievi di quarta e quinta dell’Istituto Alberghiero. Un grosso salto di qualità nel rapporto tra scuola e mondo del lavoro, che il sottosegretario all’istruzione Gabriele Toccafondi ha elogiato come esperienza esemplare da seguire, augurandosi che vengano accantonati i pregiudizi di natura ideologica che vorrebbero tenere ancora separati lavoro e scuola. Bisogna anzi modificare le norme, in modo da rendere molto meno complicato per altre scuole imboccare la stessa strada.
Trattandosi di un’iniziativa senza fini di lucro, “La Prova del Nove”, pur puntando a un elevato standard qualitativo, potrà contenere i prezzi: un pranzo o una cena con primo, secondo e dessert si dovrebbe aggirare – a titolo indicativo – sui 35/40 euro; chi si vuole limitare a un primo oppure a un secondo con dessert potrà spendere rispettivamente 20/25 euro e 28/30. Per il primo mese di apertura si potranno anche sperimentare vari  menù-degustazione a 30 euro. Si prenota al numero 0552399945.
Vai al sito del ristorante.  

L’articolo del “Corriere Fiorentino”: http://bit.ly/JYHB2L
Il servizio del TGR Toscana: http://bit.ly/JavSOn

domenica 22 dicembre 2013

IL MINISTRO CARROZZA E GLI STUDENTI - UNA LETTERA APERTA

Ministro Carrozza,
per la seconda volta in pochi mesi lei si è rivolta a una platea di studenti in modo tale da delegittimare gli insegnanti ai loro occhi. A settembre li invitò addirittura a ribellarsi “ai genitori, ai prof, alla scuola”; ieri a chiedere ai professori di dare meno compiti per le vacanze; e naturalmente ha riscosso in ambedue i casi un’ovazione. 
Quanto ai compiti, è proprio sicura di conoscere meglio di chi ci lavora le esigenze di ogni singola classe e di ogni singolo allievo? Non è forse corretto lasciar decidere ai docenti “in scienza  e coscienza” se dare pochi, molti o nessun compito e se debba trattarsi di leggere un libro, di scrivere un testo o di ripassare un argomento? 
Ma il problema è più ampio e più grave: con simili messaggi Lei, il Ministro dell’Istruzione, si pone come difensore dei ragazzi nei confronti di una scuola che ai suoi occhi sarebbe oppressiva; e così incoraggia in loro atteggiamenti di contrapposizione e di sfiducia verso i docenti, invece di invitarli alla serietà dell’impegno. 
Ci tornano in mente a questo proposito le parole di tutt’altro segno che il presidente Obama disse agli studenti nel 2009: “Possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno, prestando attenzione a questi maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e agli altri adulti, lavorando sodo, condizione necessaria per riuscire”. 
La scuola ha infatti estremo bisogno di un governo che le assicuri non solo le necessarie risorse, ma anche il sostegno morale di chi è consapevole dell’importanza e della difficoltà del suo compito.
Gruppo di Firenze
per la scuola del merito

lunedì 16 dicembre 2013

INCONTRO-DIBATTITO SUI BES: DOCUMENTAZIONE

Una sala superaffollata da centoventi persone, quattro relazioni introduttive e un’ora e mezzo circa di interventi e domande del pubblico. Questo in estrema sintesi il resoconto di un pomeriggio di grande interesse, in cui si sono confrontati punti di vista molto critici (probabilmente in maggioranza) e altri almeno in parte favorevoli alla nuova normativa. 
Michele Zappella, neuropsichiatra dell’età evolutiva, ha toccato criticamente molti temi: l’integrazione linguistica dei figli degli immigrati, quella dei disabili, il modo in cui si affronta spesso il bullismo; la percentuale altissima di alunni che verranno ricompresi nei BES e gli interessi editoriali collegati a questa normativa. 
Andrea Marchetti, preside del “Vasari” di Figline, ha illustrato approfonditamente la normativa sui bisogni educativi speciali e poi risposto a numerose domande di chiarimento. 
Giorgio Ragazzini, del Gruppo di Firenze, ha criticato la tendenza ministeriale a normare minuziosamente l’azione della scuola, che dà luogo a una selva di centri, comitati, procedure, invece di aiutare gli insegnanti con le necessarie consulenze specialistiche e risorse adeguate. È grave, poi, che venga totalmente ignorato il problema educativo in senso proprio. 
Roberto Leonetti, che dirige il Dipartimento per la Salute mentale dell’Asl 10 di Firenze, ha parlato infine parlato di come i servizi territoriali della Asl possono aiutare la scuola.
Pubblichiamo una prima documentazione, che contiamo di arricchire nei prossimi giorni:
- la registrazione audio del convegno, che si può ascoltare sia sul sito dell'Istituto "Saffi" che su quello di Radio Radicale (da quest'ultimo è possibile scaricare i file sul proprio computer per tre settimane);
- il testo integrale dell’intervento di Giorgio Ragazzini per il Gruppo di Firenze e un articolo sullo stesso tema apparso ieri  sul “Corriere Fiorentino” (con un titolo efficace). 
Come Gruppo di Firenze ci riproponiamo di prendere, a partire da questo convegno, tutte le opportune iniziative che puntino a un approccio insieme meno burocratizzato e più efficace alle difficoltà di apprendimento.

mercoledì 11 dicembre 2013

CONVEGNO SUI BES: AVVISO

Firenze, 11 dicembre, ore 17,03.
Negli ultimi giorni abbiamo avuto moltissime conferme di partecipazione, cosa che ci fa molto piacere, ma rischia anche di rendere insufficiente la capienza della sala. D’altra parte a questo punto non abbiamo più la possibilità di trasferirci in un’altra. 
Preghiamo quindi di non inviare ulteriori conferme di partecipazione. 
Su questo blog e sulla nostra pagina facebook cercheremo di mettere a disposizione di tutti almeno gli interventi introduttivi. 
Ci scusiamo per questo inconveniente.

venerdì 6 dicembre 2013

SECONDO L'INDAGINE OCSE-PISA, SI IMPARA DI PIÙ NELLA CLASSI NUMEROSE E SENZA TABLET

La contea di Los Angeles, che aveva investito un mucchio di dollari per dotare di tablet gli studenti, si è resa conto che sono “armi di distrazione di massa” e ha fatto dietrofront. Tra le risultanze in controtendenza, i dati raccolti dall’indagine Ocse-Pisa[1] sembrano smentire i vantaggi che l’informatica assicurerebbe all’apprendimento e perfino l’effetto negativo delle classi numerose... Leggi.

[1] L’Ocse è l’ “Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico”; l’acronimo Pisa non ha a che fare con la torre pendente, ma sta per “Programme for International Student Assessment”, Programma per la valutazione internazionale degli studenti.

mercoledì 4 dicembre 2013

LA JUVE MULTATA PER I BAMBINI CHE URLANO “MERDA” AL PORTIERE UDINESE. BUFFON DISEDUCA: “PUNIZIONE ECCESSIVA, PAROLA ORMAI DI USO COMUNE”

Nessuno è intervenuto (né gli accompagnatori, né l'altoparlante dello stadio) per sgridare i bambini juventini che, al posto dei tifosi adulti squalificati, insultavano ripetutamente il portiere dell'Udinese. La cosa è stata commentata con sufficienza da Gianluigi Buffon, invece di dare ai giovani una lezione di sportività e di misura, e con stizza dal contrariato presidente del Coni, altro educatore mancato. Il portiere insultato commenta saggiamente: "Dispiace che nessuno abbia fatto niente per fermarli. Quando sono i bambini a fare certe cose, non è un bel segnale". Leggi.

lunedì 2 dicembre 2013

INCONTRO-DIBATTITO SUI B.E.S.



LA NORMATIVA SUI BISOGNI EDUCATIVI
AIUTA LA SCUOLA?

giovedì 12 dicembre
15-18,30

ISTITUTO ALBERGHIERO
"AURELIO SAFFI"
via Andrea del Sarto 6a - Firenze

Parcheggio interno 

martedì 26 novembre 2013

VALUTAZIONE: DI QUALE MERITO PARLIAMO?

Intervento di Giorgio Ragazzini al convegno Educare alla critica: quale valutazione? organizzato da Unicobas, Unicorno L'AltrascuolA e Liceo Mamiani di Roma, 26 novembre 2013
 
Il merito come eccellenza e il merito come serietà
Quando si parla di puntare sul merito come leva del progresso sociale e civile, ci si riferisce in genere alla valorizzazione dei più bravi; in altri termini, alle cosiddette “eccellenze”. Dico subito che valorizzare i migliori in tutti i campi è giusto e soprattutto necessario, perché la società di oggi e quella che domani sarà dei nostri figli ha bisogno di eccellenti professionisti, imprenditori, politici, tecnici, scienziati, studiosi; (continua a leggere).

lunedì 18 novembre 2013

TOSCANA: IL RISCATTO DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE

Pubblichiamo l’intervento che Valerio Vagnoli, dirigente di un istituto professionale alberghiero, ha pronunciato stamani nel convegno della Regione Toscana “La qualifica nel nuovo modello di istruzione e formazione professionale in Toscana”.
Che cosa sta cambiando in questa regione riguardo alla formazione professionale? Sul piano delle idee, si sta passando da un prolungato rifiuto di vedere in questo tipo di scuola una scelta di pari dignità dopo la scuola media alla sua rivalutazione come percorso in grado di venire incontro ad attitudini e intelligenze più legate al “saper fare”, di combattere efficacemente l’insuccesso scolastico e di sostenere lo sviluppo economico. Sul piano dell’organizzazione didattica, si passa dal modello “integrato”, cioè da trienni di istruzione professionale, in cui alcuni ragazzi in difficoltà fruiscono soprattutto nel terzo anno di alcune ore in più di laboratorio, di qualche compresenza e di uno stage, al modello “complementare”, in cui, sempre all’interno di un istituto professionale, nascono dei corsi autonomi più professionalizzanti, in alternativa al quinquennio istituzionale. Si tratta per ora di una sperimentazione, ma l’insuccesso della soluzione “ibrida” ha spinto il governo della Toscana a cambiare strada. Che è poi – sia detto senza alcuna iattanza – quella che nell’autunno del 2009 indicammo in un convegno e che poi fu proposta con una lettera aperta da ottantacinque presidi toscani. 
Leggi l'intervento di Valerio Vagnoli. 

venerdì 15 novembre 2013

L’INTEGRAZIONE ILLUSORIA DEGLI ALUNNI CHE NON SANNO LA LINGUA

Torniamo sul problema dell’integrazione linguistica dei ragazzi stranieri con un bell’intervento sul “Corriere della Sera” del professor Michele Zappella, neuropsichiatra dell’età evolutiva. Intanto la notizia della “scandalosa” classe che la scuola “Besta” di Bologna ha deciso di riservare a chi deve imparare l’italiano, per poi assicurargli un’effettiva integrazione (decisione che ha avuto anche apprezzamenti) non è piaciuta né alla ministra Carrozza, né alla ministra Kienge, che ha quindi ritrattato una sua timida apertura precedente. Leggi.

martedì 5 novembre 2013

SCANDALO A BOLOGNA PER UNA PRESUNTA “CLASSE GHETTO”. MA IN EUROPA LO FANNO QUASI TUTTI

Una scuola bolognese ha deciso di mettere in una classe speciale temporanea alcuni ragazzi stranieri, in modo da trasferirli nelle classi normali via via che imparano la nostra lingua. E naturalmente “insorgono” tutti quelli che sentono odore di “ghetto” e di “discriminazione” a ogni piè sospinto (leggi). Eppure la possibilità di far apprendere la lingua del paese ospitante per poter poi seguire le lezioni (modello cosiddetto “separato”) è una soluzione presente in ben diciannove paesi europei, cioè la grande maggioranza. A questo scopo vengono previste classi temporanee, da pochi mesi a un anno (solo eccezionalmente si va oltre). Il motivo lo capiscono anche i bambini: i nuovi arrivati non capirebbero nulla e così la loro integrazione sarebbe solo apparente, realissima invece quell’emarginazione che a parole si vorrebbe evitare.
La tabella che si può leggere sul sito dell’Indire fa una panoramica della situazione europea. Molti stati hanno più modelli di sostegno all’apprendimento della lingua, in modo da adattare la soluzione alla diversità dei problemi. L’Italia ne ha uno solo: tutti subito in classe, con qualche ora di lingua in più all’interno dell’orario scolastico.

lunedì 4 novembre 2013

CONSIDERAZIONI SU UNA SCUOLA CINESE IN ITALIA

Tra i vari motivi di interesse di un recente servizio di “Io Donna” sulla nuova Scuola Internazionale Italo Cinese d’Italia, con sede a Padova, colpiscono alcuni passaggi. Due sulla scuola italiana: 
- «Pensiamo che la scuola cinese sia troppo rigida, mentre in quella italiana si pensa più al gioco che al lavoro».
- La maestra sembra molto soddisfatta, il programma va avanti veloce: «Non come nella scuola italiana, che è lenta». 
Altri due sul comportamento dei bambini: 
- “La visita parte dall’asilo, a piano terra. I più piccoli stanno pranzando (si alternano le cucine dei due Paesi), seduti in ordine e silenziosi. Mangiano composti, non c’è un chicco di riso per terra. Per Li Xuemei [la preside] le buone maniere sono fondamentali, parte integrante della formazione: «I bambini cinesi che vivono in Italia non sanno comportarsi, non conoscono la gentilezza. E i genitori non sono in grado, o non hanno il tempo, di occuparsene»”.
- “Arriviamo nel corridoio delle elementari, In prima, la maestra Giulia Larcher sta spiegando Scienze. Gli alunni, rispettosi, parlano solo se interrogati, in ottimo italiano.” 
È difficile non concludere che i programmi in questa scuola vanno avanti proprio perché in classe c’è educazione, cioè un clima favorevole all’apprendimento; e che questo clima deriva dalla consapevolezza che le buone maniere sono “fondamentali”, stanno cioè a fondamento di una buona formazione. In questo modo gli insegnanti possono dedicare tutte le loro energie alla didattica, mentre quelli delle scuole pubbliche italiane le sprecano troppo spesso in una continua lotta per ottenere la necessaria attenzione. E non sarà proprio questo a farci perdere punti nelle indagini internazionali, molto più della vera o presunta arretratezza della didattica?
Dal servizio si comprende poi benissimo quanto facilmente i bambini possano perdere le buone abitudini e livellare verso il basso il loro comportamento, nel momento in cui si trasferiscono da un contesto a un altro; e, di conseguenza, quanto importante sarebbe che “il contesto” – cioè non solo un intero istituto (che sarebbe già qualcosa), ma tutto il sistema istruzione, in sintonia con le famiglie – fosse orientato con coerenza, fermezza e perseveranza verso il comune obbiettivo di creare nei bambini la capacità di stare insieme agli altri.  (Giorgio Ragazzini) 

sabato 26 ottobre 2013

VERSO LA RIABILITAZIONE DELLA CALLIGRAFIA?

C’è stato un momento in cui l’insegnamento della calligrafia, per non parlare del suo status di disciplina valutata in pagella, è scomparso dall’ambito della didattica, accusato di attentare alla libera espressione dell’individuo, come del resto gran parte di quanto richiede impegno, autodisciplina e una concentrazione superiore ai trenta secondi. Il ”sussdiario.net” pubblica oggi l’intervento di una docente delle superiori, in cui si analizzano le conseguenze ad ampio raggio di questa lacuna nel curriculum scolastico dei nostri ragazzi. Leggi.

venerdì 18 ottobre 2013

GOVERNO E PARLAMENTO IGNORANO LA CRISI DELL’EDUCAZIONE, IN GRAN BRETAGNA NON È COSÌ

In Italia il problema della crisi educativa non è in nessuna agenda politica, quasi riguardasse  solo le famiglie e non avesse alcuna incidenza sulla vita sociale. I suoi riflessi nella qualità della scuola vengono spesso ignorati oppure ci si illude di riassorbirli attraverso una qualche “rivoluzione della didattica”. Invece in Gran Bretagna l’Ofsted, l’agenzia statale che controlla gli standard e i servizi scolastici e suggerisce al governo nuove strategie, nel suo rapporto annuale al parlamento dichiara, come riferisce il “Corriere della Sera” di ieri, che “è la mancanza di regole e di limiti a «impoverire» i bambini, il fatto che non si insegni più loro a distinguere un comportamento giusto da uno sbagliato”. Leggi.

giovedì 17 ottobre 2013

L’ASSESSORE CHE LODA L’OCCUPAZIONE

Con un intervento sul “Corriere Fiorentino” di ieri,  l’assessore comunale all’educazione Cristina Giachi  loda gli studenti che hanno occupato un paio di scuole, perché a suo dire questa volta parlano di cose serie; e si dice disposta a incontrarli all’interno degli istituti. Gli risponde oggi sullo stesso giornale Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze. 
 L'intervento dell'Assessore Giachi.
La risposta di Valerio Vagnoli.

sabato 5 ottobre 2013

LA RELAZIONE DI VALERIO VAGNOLI AL CONVEGNO DELLA GILDA SU SCUOLA E LAVORO

Si è tenuto stamani a Firenze il convegno della Gilda annunciato su questo blog, intitolato Il sistema dell’istruzione e della formazione tra pensiero critico e mercato del lavoro. Un incontro interessante e utile, in cui una volta tanto si sono potute ascoltare relazioni chiare, scevre di retorica e di ottimo livello. Quanto prima verrà messa in rete la registrazione integrale a cura di “Gilda Tv” e in seguito verranno pubblicate le relazioni in formato elettronico. Anticipiamo quella di Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze, Il caso Toscana: un’apertura verso l’Europa, che contiene anche un inquadramento storico-culturale sulla formazione professionale in Italia e sostiene la tesi che una scuola che consente più opportunità di scelta è una scuola più giusta e più efficace. Leggi.

lunedì 30 settembre 2013

SABATO A FIRENZE CONVEGNO SU ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE DELLA GILDA DEGLI INSEGNANTI

Sabato prossimo 5 ottobre, nella giornata mondiale dell’insegnante, la Gilda degli Insegnanti ha scelto per il suo tradizionale convegno un tema di grande interesse, quello del rapporto tra scuola e lavoro, e dunque anche tra istruzione propriamente detta e formazione professionale. Si terrà a Firenze nella mattinata di sabato prossimo 5 ottobre, proprio nella Regione, cioè, che ha di recente iniziato a mettere in discussione un orientamento sfavorevole all’istruzione professionale come scelta di pari dignità in uscita dalla scuola media. Tra i relatori anche Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze. Leggi il programma.

venerdì 27 settembre 2013

LA SCUOLA DI FRONTE A DIFFICOLTÀ E DISABILITÀ: PIÙ FLESSIBILITÀ E MENO STEREOTIPI ANNI '70

Il professor Michele Zappella, neuropsichiatra dell’età evolutiva, è noto per avere studiato a lungo l’autismo nelle sue varie forme. Fin dagli anni sessanta si è occupato anche dell’integrazione sociale e scolastica dei disabili, l’argomento che torna in questo intervento sul nostro blog, insieme a quello del bisogni educativi speciali. 

Il tema del bell’articolo di Giorgio Ragazzini sui BES del 6 settembre scorso e sull’effetto negativo che le nuove norme probabilmente avranno in prospettiva su tutta la scuola, riducendo all’individuo ogni problema e dando a questo una soluzione strettamente personale, si inserisce in una lunga storia che val la pena di ripercorrere e che risale ai primi anni settanta quando ha inizio il processo dell’integrazione scolastica in Italia. Continua a leggere.

mercoledì 25 settembre 2013

SULL’INTEGRAZIONE DEGLI STRANIERI QUALCHE IPOCRISIA DA CANCELLARE

In un articolo sul “Corriere della Sera” l’economista Andrea Ichino commenta i risultati di uno studio condotto insieme ad altri due ricercatori sui test Invalsi nelle elementari, da cui risulta tra l’altro che, a livello della seconda classe,  la  presenza di un ragazzo immigrato abbassa la percentuale di risposte corrette delle classe, mentre questa influenza negativa sparisce in quinta. La scuola italiana cioè  “riesce a integrare gli stranieri, ma in tempi relativamente lunghi, che devono assolutamente essere accorciati”.
Naturalmente sarebbe bene saperne di più sulla ricerca e sui limiti della sua validità. È vero però, come Ichino giustamente lamenta, che in Italia il tema dell’integrazione è diventato il terreno di uno sconsiderato scontro tra fazioni di  opposta ideologia; e la logica (si fa per dire) del politicamente corretto, che domina nelle nostre istituzioni scolastiche, finisce per produrre soluzioni ipocrite e contraddittorie. Ad esempio la ricerca ha messo in luce che spesso i ragazzi stranieri sono inseriti in classi  in cui gli allievi italiani  vengono da famiglie  meno istruite.
Il testo integrale della ricerca (The Tower of Babel in the Classroom)  è in inglese. (AR)

L’INDIGNAZIONE AUTOMATICA DEI MAESTRI DI TOLLERANZA

L’informazione ha scritto nei giorni scorsi una pagina di cattivo giornalismo, più preoccupato cioè di suscitare clamore e di assecondare le facili indignazioni che di far capire come sono andate le cose. I genitori di sei bambini di una prima elementare hanno fatto cambiare scuola ai loro figli perché avevano in classe un compagno autistico. Solo mettendo insieme vari articoli viene fuori qualche vago indizio sulle motivazioni: preoccupazione per le ripercussioni sulla didattica, precedente convivenza (si intuisce problematica) con l’alunno nella scuola dell’infanzia, mancanza del sostegno. Non viene data la parola ai genitori in questione per spiegare la loro decisione, né si indaga per altre vie su cosa effettivamente succedeva in classe, per capire se i loro timori siano stati eccessivi o meno. Si poteva quanto meno segnalare questa lacuna e sospendere il giudizio in attesa di saperne di più.
Niente da fare, anche senza informazioni su questa scelta un’ondata tsunamica di indignazione ha percorso il paese che legge e ascolta la radio. Il ministro Carrozza ha immediatamente dichiarato che “certi comportamenti danneggiano gli italiani e la scuola tutta”, mentre su Radio 3 Tutta la città ne parla mandava in onda un vero e proprio processo mediatico (senza avvocato difensore) di quei genitori incapaci di comprendere che “un disabile è una risorsa”. E si prepara per domenica prossima addirittura una manifestazione davanti alla scuola. C’è infatti chi proclama a ogni piè sospinto il dialogo con l’altro e col diverso, ma non può neppure ipotizzare di riconoscerlo in alcuni genitori preoccupati, forse a torto o forse no. (GR)