lunedì 15 settembre 2014

PUNIRE: SADISMO O EDUCAZIONE?

Anni fa una mia preside organizzò una giornata di riflessione sul tema delle punizioni. In vista dell’ottima iniziativa furono fornite due letture propedeutiche, entrambe sul “sadismo pedagogico”. Sono passati quindici anni. Certamente l’educazione permissiva ha perso terreno, essendosi rivelata nemica di un sano sviluppo psichico. Ma ancora in troppi cervelli parole come “autorità”, “rigore” e soprattutto “punizione” (e anche la più neutra “sanzione”) suscitano sinistre associazioni: autoritarismo, fascismo, caserma, riformatorio, repressione; a meno che non si tratti di evasione fiscale, sicurezza sul lavoro, colpe dei politici e qualche altro tema socialmente e politicamente “sensibile”. In realtà nessuno pensa di basare l’educazione  e la vita civile solo sulle punizioni; anzi, possiamo dire con Beccaria che la certezza e la prontezza della pena, e non una sua particolare durezza, costituirebbero la migliore prevenzione dei cattivi comportamenti e dunque una minore necessità di punire. A questo proposito, mi sembra utile recuperare un bell'intervento di Claudio Magris che risale all’agosto del 2007: Elogio del saper punire.  (Giorgio Ragazzini)

venerdì 12 settembre 2014

LA SCUOLA RIAPRE CON LE INCOGNITE DELLA RIFORMA

(Da “La Repubblica Firenze” di oggi)
Una volta tanto la riapertura delle scuole non è giornalisticamente dominata dal caro libri e dal peso degli zainetti. Si parla molto, invece, della “Buona Scuola”, cioè dell’ambizioso progetto illustrato da Renzi. Difficile dire quanto questo inciderà sull’andamento dell’anno scolastico. Di certo se ne discuterà molto. È probabile un’impennata del numero di assemblee sindacali, soprattutto sul nodo delle retribuzioni. E già qualche minoranza studentesca annuncia una dura quanto disinformata protesta contro la presunta privatizzazione della scuola, per via dei possibili finanziamenti da parte delle aziende. C’è comunque l’intenzione di tenere “la più grande consultazione – trasparente, pubblica, diffusa, on line e offline – che l’Italia abbia mai conosciuto finora”. Il governo non vuole cioè calare la riforma dall’alto, ma fare di tutto per raccogliere suggerimenti. Sarà una cosa seria e non una baraonda democraticistica a due condizioni. La prima è che ciascuna categoria interessata si pronunci su ciò che è di sua competenza. È fuori luogo, ad esempio, chiedere agli studenti quello che vogliono studiare, come ha detto il Presidente del Consiglio. La seconda è che non si risolva solo in riunioni, forum, invii di mail, con la pratica difficoltà di tenere conto di decine di migliaia di pareri, ma sia integrata da un’indagine più strutturata con domande precise, come i questionari che furono proposti ai cittadini sulle riforme istituzionali.
Molta la carne al fuoco. Con la maxi-assunzione di precari si spera di eliminare il precariato, ma è indispensabile che l’anno di prova sia una cosa seria e non una pura formalità come quasi sempre succede. Riconoscere il merito è fondamentale, ma è inaccettabile farlo con aumenti stipendiali periodici riservati solo a due docenti su tre in ogni scuola, a prescindere dal numero effettivo dei meritevoli. Positiva invece l’attenzione al rapporto tra scuola e lavoro, anche se le proposte sono più che altro un primo passo. Giustissimo il rilievo dato all’aggiornamento tra “pari”, cioè allo scambio sistematico di idee ed esperienze tra insegnanti. Assenti invece due temi fondamentali: il problema di come intervenire sui docenti inadeguati e la necessità di una scuola più esigente sul comportamento degli allievi. Afferma l’Ocse: “La disciplina della classe sembra avere grande influenza sul livello degli apprendimenti”.
Giorgio Ragazzini

lunedì 8 settembre 2014

UNA BUONA SCUOLA? Capitolo 1: Le assunzioni

Molti dei progetti governativi illustrati nel dossier “La buona scuola” riguardano gli insegnanti. L’operazione più vistosa è senz’altro la contemporanea assunzione in pianta stabile dei 148.000 che nel settembre 2015 dovrebbero risultare inseriti nelle graduatorie a esaurimento. Di questi, secondo il testo, circa 25.000 sono vincitori o dichiarati idonei nel concorso del 2012. Tutti gli altri sono colleghi che hanno lavorato, anche per molti anni, come supplenti. La decisione è stata accolta da molti comprensibili consensi, ma anche da forti riserve. Tra gli altri, Giovanni Belardelli sul “Corriere della Sera” dice: “ Il ministro avrebbe avuto il compito di spiegare in che senso l’assunzione in massa di precari (a scapito, evidentemente, di altri, più giovani, aspiranti insegnanti) corrisponderebbe a quel principio del merito che si vorrebbe fosse un caposaldo della grande riforma”. Certo che, di fronte alla situazione creatasi nel tempo, è difficile per il governo non comportarsi un po’ come un curatore fallimentare, che, lungi dal poter far tornare le cose allo status quo ante, può soltanto prendere le decisioni meno ingiuste rispetto ai vari interessi in gioco. Ma qualcosa si può e si deve fare almeno per evitare che eventuali docenti inadeguati si aggiungano a quelli che già si trovano negli organici (per lo più indisturbati). Lo strumento ci sarebbe, ed è l’anno di prova a cui i nuovi assunti si devono sottoporre e che si conclude con una relazione e un colloquio del candidato di fronte a una commissione di valutazione formata dal dirigente e da due colleghi eletti dal Collegio docenti. Nella grande maggioranza dei casi, però, conformemente all’italica allergia al rigore e alla responsabilità, la cosa viene trattata come una pura formalità, con la consueta collusione, per omissione di controlli, dell’apparato ministeriale. Nei rari casi in cui l’anno di prova non viene superato, lo si fa ripetere l’anno successivo in un’altra scuola e alla fine anche i peggiori ce la fanno. Di conseguenza, tra tanti sbandierati diritti, gli studenti italiani non hanno mai avuto la certezza di incontrare maestri e professori all’altezza del loro compito. Si può allora chiedere al Ministro Giannini e al Presidente del Consiglio di rottamare anche questa consuetudine e di rendere veramente rigorosa la prova, possibilmente integrando le commissioni con un funzionario degli uffici scolastici provinciali o regionali?

domenica 7 settembre 2014

IMBROGLIARE A SCUOLA. UNO STUDIO SUL “CHEATING” IN ITALIA

Dal sito Quattrogatti.info segnaliamo un interessante lavoro di Lorenzo Newman sul “cheating”, che significa “imbrogliare” e si riferisce soprattutto ai ragazzi che copiano e ai docenti che copiano dai compagni o dai docenti durante test ed esami. Leggi. 

lunedì 1 settembre 2014

RIDATECI IL SILENZIO: ALTRE TESTIMONIANZE

Dopo quelle pubblicate il 7 luglio, ecco altre testimonianze sulla distruzione della quiete pubblica arrivate successivamente. Leggi.

domenica 31 agosto 2014

RIFORMA SOSPESA E DUBBI SUL MERITO

Giovanni Belardelli, che da molti anni analizza sul “Corriere della Sera” i problemi della scuola, dedica buona parte del commento di oggi, oltre che alla “sospensione” della annunciata riforma della scuola, al tema del merito. Tema di cui molto si parla, ma spesso in modo generico o semplicistico. Belardelli si interroga tra l’altro sulle controindicazioni delle eventuali graduatorie di merito all’interno delle scuole e sull’opportunità di avviare la valutazione dei docenti dal basso, cioè dal demerito, piuttosto che dall’alto. Leggi.

martedì 5 agosto 2014

I CENTO E LODE E L'INTERESSE GENERALE

In un intervento sulle pagine romane del "Corriere della Sera", Rosario Salamone, per molti anni preside del Liceo Visconti, ironizza sulla pioggia di 100 e lode che anche quest’anno si è verificata in Puglia agli esami di Maturità: ben 700 su un totale di 3450 in tutta Italia, cioè uno su cinque. Continua a leggere.

domenica 3 agosto 2014

IL PREZZO PAGATO ALLA TOLLERANZA CHE NON HA CONFINI

Le immagini pubblicate sul Corriere fiorentino di sabato scorso confermano, se era necessario, quanto drammatiche siano le notti di alcune aree della città. Continua a leggere.

sabato 19 luglio 2014

RIDATECI IL SILENZIO! INTERVISTA A RADIO COLONNA

Radio Colonna è un’emittente romana che sostiene una campagna  di Legambiente e della Fondazione "La Sorgente Group" contro il rumore più informazioni sulla destra della pagina). Con piacere la rilanciamo dal nostro blog e su facebook. Più voci si uniscono, più presto si può riuscire a fare  “massa critica”; in altre parole, a far sì che il problema non continui a essere enormemente sottovalutato e magari snobbato. Radio Colonna ci ha chiesto di spiegare i motivi dell'appello "Ridateci il silenzio".  Leggi l’intervista.

mercoledì 16 luglio 2014

ATTORNO A MINISTRI E SOTTOSEGRETARI INESPERTI SI TENTA L’ENNESIMA “GRANDE RIFORMA” PUNITIVA

Nessuno sa bene quali manovre si stiano apparecchiando al ministero nei confronti del mondo scolastico. Di sicuro in un qualsiasi altro Paese un sottosegretario che avesse detto “sciocchezze” in merito a quanto stava progettando sarebbe saltato, anche se avesse chiesto scusa. Continua a leggere.

mercoledì 9 luglio 2014

FIRMA L'APPELLO "RIDATECI IL SILENZIO. CONTRO LA DISTRUZIONE DELLA QUIETE PUBBLICA"

Centinaia di cittadini stanno firmando l'appello RIDATECI IL SILENZIO. Contro la distruzione della quiete pubblica, contro la musica imposta, aggiungendosi ai primi firmatari, esponenti del mondo della cultura e dell'arte. Si può farlo scrivendo "aderisco" all'indirizzo gruppodifirenze@libero.it e indicando nome, cognome, comune di residenza. Grazie.

lunedì 7 luglio 2014

GIORNI E NOTTI IMPOSSIBILI. TESTIMONIANZE SULLA DISTRUZIONE DELLA QUIETE PUBBLICA

Pubblichiamo i racconti che accompagnano una parte delle centinaia di lettere di adesione all’appello Ridateci il silenzio.
Gennaro: Sono sensibile al tema perché anche nei paesini della Calabria dove noi cittadini della diaspora torniamo per l'estate non si dorme più né di notte né di giorno. La notte nei bar e nei locali pubblici e nelle piazze fanno casino fino alle 4 del mattino; poi alle 6 cominciano a passare i camion della spazzatura, i furgoni che vanno in campagna e dunque la sveglia è d’obbligo. Sui litorali, poi, il casino è amplificato dalle discoteche che vanno a stecca fino all'alba. Insomma la "quiete pubblica" non esiste più. Il fatto è che con quei rumori assordanti non puoi nemmeno leggere o ascoltare un po' di musica. Il vostro appello giunge come una manna!!!!!
Loredana: Condivido in pieno il vostro appello. Voglio il diritto di godere del suono delle onde che si infrangono sulla riva, voglio il diritto di non dover chiudere le finestre quando la pizzeria sotto casa decide di mandare musica a porte aperte. Voglio passeggiare nel parco sotto casa senza essere infastidita da feste di compleanno con animazione, megafoni e genitori impazziti che credono che l'inquinamento acustico contribuisca al divertimento dei loro figli. Rieduchiamo adulti e bambini al rispetto del prossimo.
Federica: La difesa del baccano da parte delle amministrazioni di qualsiasi colore esse siano lede non solo il mio diritto a vivere liberamente la mia casa, ma anche quello di andare a prendere qualcosa in un locale con un amico e parlare con lui e sentire quello che dice. sono sempre più convinta che questa filosofia del baccano serva ad avere un popolo che ha il cervello intorpidito e un cervello intorpidito non pensa, non agisce. Pertanto penso anche che questo appello sia giustamente promosso dal Gruppo di Firenze perché è solo educando le nuove generazioni che avremo dei cervelli pensanti e, forse, usciremo da questo nuovo medioevo.
Luciana: Anch'io amo la musica, ma vorrei poter avere la libertà di scegliere quando, dove e come (nel rispetto degli altri) ascoltarla.
Antonio: Qui a Ferrara non vi sono interventi neppure nei casi più eclatanti di disturbo causato da conducenti di auto con il volume della radio al massimo o da "centauri" su moto e motorini che emettono rumori intollerabilmente al di sopra dei limiti consentiti. Pur comprendendo le difficoltà di intervento, tutto ciò avviene nella totale indifferenza da parte degli organi preposti al controllo. Pare quasi esserci un'accondiscendenza di fondo, una comune mentalità tra controllanti e controllori.
Riccardo: La strada ove risiedo di giorno è assediata dai turisti che vengono scaricati dagli  autobus in piazza Piave, ove esiste un divieto di sosta  per tutti, e da anni in barba a tale divieto vengono paracadutati miglia di turisti al giorno solo perché , presumo esiste il tacito accordo fra guide turistiche e ristoranti zona santa Croce che in pratica sequestrano gruppi dirottandoli verso mense di becchime per pollame che disonorano la città. In detta via è impossibile camminare, i turisti ti spintonano e non ti fanno entrare in casa, orinano e defecano fra le macchine e – ciliegina – esiste il pazzo seriale diurno dei finestrini auto. Ne spacca almeno un paio al giorno. L’unica soluzione potrebbe essere la legge del taglione. L'amministrazione comunale sapeva perfettamente cosa faceva quando concedeva 500 licenze vendita alcolici in 500 metri? Cerco che no ovviamente. Statene certi... la mia previsione accadrà... ci scapperà il morto... anzi ci è già scappato, ma tutti fingono (lite fra magrebini imbriachi finita a coltellate per denaro dello spaccio).
Sergio e Luciana: A Udine l'amministrazione di centro-sinistra emana provvedimenti-colabrodo che permettono agli esercenti di aggirare molti divieti, mentre l'opposizione di centro-destra è ugualmente schierata a favore dei bar-spaccatimpani. Ci sono stati alcuni importanti interventi della magistratura, ma il procuratore che aveva innovato la precedente linea permissiva è  da pochi giorni in pensione: temo che si tornerà al permissivismo precedente. Inoltre, ci sono enormi difficoltà per un efficiente intervento dell'Arpa con i fonometri. Purtroppo la stampa locale monopolista (Messaggero Veneto), quando dà notizia di provvedimenti restrittivi della magistratura si schiera con i disturbatori e con chi ha trasformato la città in un inferno sonoro, dove il numero dei bar è percentualmente tra i più alti d'Italia.
Pino: Anch'io combatto da 10 anni contro lo strapotere dei concerti, dei bar con musica a tutto volume etc., ma senza successo. Questa sera, per esempio, ci sarà il primo dei 4 venerdì di concerti che i commercianti di qui hanno messo in cartellone. Io abito proprio sopra il palco... quindi sono costretto ad andare a dormire fuori, pagandomi le spese d'albergo. Vi pare giusto? E ogni anno è peggio.
Walter: È ingiusto, illegittimo, oso dire ILLEGALE, oso dire INCOSTITUZIONALE imporre a tutti le conseguenze di ciò che va a vantaggio (monetario) di pochi o pochissimi. Ormai la trasformazione di Firenze - e di chissà quante altre città - in un paese dei balocchi, in cui il cittadino residente viene trattato come un intralcio, un ostacolo, una seccatura, sta per giungere a un punto di non ritorno.
Giacinta: Aderisco in pieno alla vostra campagna. A causa del rumore (musica e schiamazzi di un locale sotto casa fino alle 3/4 di notte) mi sono ammalata e la cosa più grave è che sette anni di esposti e denunce non sono serviti a niente. Per tutto questo tempo sono stata solo una pallina che ha rimbalzato da un muro di gomma all'altro.
Luciana: Il silenzio è prezioso, permette il recupero psicofisico e da benessere. Tutti devono poter godere di questo benessere. Il rumore ci renderà sordi e malati e le nostre città saranno sempre più rumorose e abitate da sordi che dovranno alzare il volume per sentire.
 Marco: Proprio ieri sera sentendo musica, intorno all'una di notte, mentre mi godevo sul balcone il silenzio e il fresco della bella serata, mi chiedevo cosa fare per queste abitudini irrispettose del diritto di altri cittadini alla loro quiete ed al ruolo educativo di noi del mondo della scuola. Sono portatore di una visione non bacchettona del diritto al vivere la propria gioventù in senso pieno, anche nel divertimento, purché sempre nel rispetto dei diritti degli altri cittadini, specie i più anziani.
Paola: Abito a Brescia, mi piacerebbe se qualcuno fosse interessato ad ascoltare la mia storia di rumori fino a a dover cambiare casa per ritrovare un po’ di pace. Vi ringrazio per il vostro impegno e viva il silenzio.
Patrizia: Sono perseguitata dall'estate romana che si tiene  di fronte a casa mia, dai concerti di Vasco Rossi che mi fanno tremare i vetri. Nel nostro palazzo abbiamo anche tentato anni fa una class action senza approdare a nulla!
Marina: Aderisco, abito nel centro di una nota località della Liguria sul mare e da un po' di anni l'estate e in generale i weekend e le feste tipo Natale ecc., sono diventate un incubo, tra l'idiozia delle manifestazioni organizzate dalle varie giunte comunali, di livello scadentissimo (ma adeguato al livello culturale tutto italiano) e la maleducazione agghiacciante dei ragazzini minorenni ubriachi fradici che tengono in ostaggio con le loro urla, bestemmie, parolacce,grida tutto il centro, il tutto sotto gli occhi compiacenti e compiaciuti di genitori idioti. Chiaramente mi riferisco alla notte, in cui questi giovani virgulti iniziano a rompere le scatole dalle 2 di notte in poi, man mano che l'alcol inizia a fare effetto!!... Anche i tornei di calcio verso le 3 di notte, quando le strade sono belle sgombre, vanno per la maggiore!!Il tutto perché NON ESISTONO CONTROLLI di nessun tipo!!
Alberto: L'estata scorsa da giugno a settembre non abbiamo dormito per via di una manifestazione dell'estate romana con 4 discoteche all'aperto dall'altra parte del Tevere di fronte a casa nostra. Iniziavano la musica con l'aperitivo verso le 18 e continuavano aumentando il volume in modo esponenziale verso le 23,30 per finire intorno alle tre del mattino. Siccome ogni discoteca doveva fare sentire la propria musica all'interno dei propri spazi, la sparavano come se fossero allo stadio. Il risultato era che il vento e le correnti d'aria ci portavano una fortissima cacofonia di suoni nelle nostre case. Purtroppo la storia si ripete esattamente uguale malgrado un esposto, varie lettere di protesta,  tantissime telefonate ai vigili dell'anno scorso e il parere assolutamente negativo del sindaco del quartiere. Qualcuno ovviamente ci guadagna...
Per aderire all'appello, inviare nome, cognome e comune di residenza all'indirizzo gruppodifirenze@libero.it. 

mercoledì 2 luglio 2014

RIDATECI IL SILENZIO. Contro la distruzione della quiete pubblica, contro la musica imposta

Pubblichiamo il testo di un appello firmato da trenta esponenti della società civile, che è stato inviato oggi ai mezzi di informazione. 

Appello al Governo, al Parlamento, alle amministrazioni regionali e comunali,
alle polizie municipali, ai prefetti, alle forze dell’ordine
  
Esiste ancora la difesa della quiete pubblica? A noi pare di no. Da anni si sono infatti  affermate abitudini e convinzioni che negano in radice il diritto a riposare tranquillamente all’ora che si preferisce, a concentrarsi nella lettura, ad ascoltare musica di propria scelta, a godere la tranquillità e la bellezza di un parco o di una spiaggia.
Già può risultare fastidiosa la musica imposta in quasi ogni locale o esercizio dove si metta piede. Ma è a maggior ragione inammissibile che soprattutto nella buona stagione imperversi ovunque la musica ad alto o altissimo volume, che da chioschi, stabilimenti balneari, piazze si propaga anche a grandi distanze.
Inoltre molti quartieri cittadini sono tormentati dagli schiamazzi della cosiddetta “movida”, mentre le notti bianche o blu si trasformano troppo spesso in un vero e proprio incubo per i loro abitanti.
In questo quadro desolante manca quasi del tutto un’incisiva azione di prevenzione e di contrasto basata su norme chiare, severe ed efficaci; anzi, il più delle volte dobbiamo constatare l’insensibilità e la tolleranza di chi dovrebbe proteggere la tranquillità e il riposo dei cittadini, le cui richieste di intervento rimangono quasi sempre inascoltate. Alle proteste si risponde spesso che si tratta di conciliare interessi diversi. Ma questo non può certo voler dire che in determinati orari si possa sospendere un sacrosanto diritto dei cittadini.
È arrivato il momento di  opporsi con determinazione a tutto questo. Ci rivolgiamo quindi al Governo, al Parlamento, alle amministrazioni regionali e comunali, alle polizie municipali, ai prefetti, alle forze dell’ordine chiedendo loro di provvedere con la massima urgenza, ciascuno nel suo àmbito, a far sì che venga ovunque garantita con fermezza e tempestività la quiete pubblica, anche attraverso norme più restrittive di quelle attuali, mettendo così fine a una situazione divenuta ormai non solo intollerabile per i cittadini, ma anche gravemente lesiva ai loro occhi della credibilità delle Istituzioni.
Invitiamo tutti coloro che condividono questo appello a farlo conoscere e a rivolgersi insieme a noi alle autorità e istituzioni competenti, affinché si decidano a tutelare la quiete pubblica sia di giorno che di notte. Il diritto al silenzio e al riposo non può diventare sempre più un privilegio riservato  soltanto a chi, per caso o per possibilità economiche, si trova  a vivere in luoghi immuni da questa piaga. 
Siamo sicuri che questo appello esprima uno stato d’animo comune a moltissimi italiani. Speriamo davvero che non rimanga inascoltato. 

Salvatore Accardo, Francesco Alberoni, Niccolò Ammaniti, Alessandro Barbero, Sergio Belardinelli, Remo Bodei, Franco Cardini, Dino Cofrancesco, Paolo Crepet, Elio Franzini, Carlo Fusaro, Giorgio Israel, Paolo Ermini, Roberto Esposito, Giulio Ferroni, Ernesto Galli Della Loggia, Silvio Garattini, Fausta Garavini, Fulco Lanchester, Giacomo Marramao, Paola Mastrocola, Alberto Oliverio, Anna Oliverio Ferraris, Lucio Russo, Aldo Schiavone, Claudio Scimone, Luca Serianni, Sebastiano Vassalli, Gustavo Zagrebellsky, Michele Zappella.  

Iniziativa promossa dal Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità

PER ADERIRE ALL'APPELLO, scrivere "aderisco" a gruppodifirenze@libero.it, aggiungendo nome, cognome, comune di residenza.

lunedì 30 giugno 2014

IL TAR CHE ESPROPRIA GLI INSEGNANTI

L’editoriale di oggi del “Corriere della Sera”, firmato da Giovanni Belardelli, prende spunto da una sentenza del Tar di cui si è avuta notizia ai primi di giugno. Il tribunale, nell’invalidare la decisione di un consiglio di classe, non si limita a rilievi di carattere formale, ma entra nel merito della valutazione, espropriando di fatto i docenti di un compito di loro esclusiva competenza. Leggi Gli abusivi della cattedra.

mercoledì 18 giugno 2014

FINALMENTE DENUNCIATO IL SITO “SCUOLAZOO” PER ISTIGAZIONE A DELINQUERE. MA LO FACEVA DA ANNI

Nel 2010 avvertimmo la polizia postale che il sito “Scuolazoo” offriva agli studenti lo svolgimento dei compiti d’esame da recapitare via sms: ci dissero che avevano le mani legate. Ogni anno nei tre anni seguenti, sempre in vista degli esami, abbiamo preso iniziative pubbliche (tra cui una Dichiarazione firmata da centinaia di insegnanti e dirigenti, e una lettera dell’Anp e nostra al Ministro Carrozza), per contestare a chi avrebbe il compito di garantire la correttezza degli esami, compresa una parte dei colleghi, omissioni e complicità nelle copiature a man bassa durante gli scritti. Gelmini e Carrozza non risposero, Profumo lo fece con inaudita arroganza (“Non ho la cultura dei servizi segreti”), in un’intervista a Studenti.it. La sensibilità nella scuola cresceva, ma le “autorità competenti” restarono inerti.
Quest’anno qualcuno deve aver slegato le mani alla polizia postale, che ha denunciato il sito per “istigazione a delinquere”. Ne parla tra gli altri Flavia Amabile su “La Stampa”. Un primo, importante passo per rendere più credibile la scuola e lo Stato.

lunedì 16 giugno 2014

CARTE FALSE E MERITO NEGATO NEGLI SCRUTINI DI FINE ANNO *

Gentile Direttore,
venerdì il “Corriere Fiorentino” ha pubblicato il resoconto sugli scrutini finali della “Profe” Antonella Landi, la quale, anche se con vivacità e senso dell’umorismo (insomma con mano leggera), delinea un quadro non proprio esemplare sul piano professionale del consiglio di classe, costellato di “ripicche, puntigli, vendette o, in alternativa, materno assistenzialismo misto a improbabili sanatorie”. Purtroppo queste ultime sono così frequenti (le testimonianze sono innumerevoli) da compromettere la credibilità complessiva della scuola italiana. È come se in molti scrutini l’ordine del giorno recitasse: “Fate di tutto per promuovere chi non lo merita”. Ne consegue una prassi che viene spesso percepita come normale e lecita. Quando arriva il momento di valutare, in scienza e coscienza, l’anno scolastico dei loro allievi, moltissimi colleghi (non tutti, per fortuna), sono propensi a tener conto di ogni tipo di attenuanti e di giustificazioni di carattere familiare, psicologico, sociale pur di non bocciare. È impressionante la facilità con cui anche insegnanti di notevole valore rinunciano alle loro proposte di voto, che pure nascono da mesi e mesi di lavoro didattico e da molte e scrupolose verifiche. Si arriva così a passare sopra a cinque, sei, sette insufficienze anche gravi, senza rendersi di commettere un’ingiustizia verso gli studenti meritevoli e di trascurare il compito, che la collettività affida alla scuola, di certificare la preparazione e la maturità dei futuri cittadini.
Naturalmente comportamenti del genere, lungi dal rimettere sulla giusta via chi non studia, non fanno che peggiorare il male, diffondendo sempre di più l’idea che si può farla franca con facilità. La responsabilità di tutto questo, però non è solo dei docenti, indotti sistematicamente a comportarsi così da una cultura pedagogica ostile alla responsabilità, al riconoscimento del merito, alle sanzioni di qualsiasi genere, alla fermezza educativa. Una cultura – quella che agita lo slogan “ogni bocciatura è un fallimento della scuola” – fatta propria negli scorsi decenni da ministri, apparati ministeriali, da quasi tutti i sindacati e da troppi prèsidi. Saprà il nuovo ceto di governo ridare speranza e sostegno agli insegnanti seri, oggi scoraggiati e messi spesso in minoranza?

Giorgio Ragazzini 

Gruppo di Firenze
per la scuola del merito
e della responsabilità

* Pubblicato sul “Corriere Fiorentino” del 14 giugno 2014 con il titolo Agli scrutini torniamo al merito.

lunedì 9 giugno 2014

VERSO UN ANNO SCOLASTICO DAVVERO “NUOVO”?

“Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?" L’amara ironia con cui il Passeggere si rivolge al Venditore di almanacchi nell'eponimo dialogo leopardiano sembra essere stata per decenni l'illusione di chiunque – docenti, studenti, genitori e presidi – abbia avuto a che fare con la scuola, cioè quella che malgrado tutto si debba andare avanti, perché alla fine qualcosa di nuovo accadrà. Continua a leggere.

domenica 8 giugno 2014

IL MERITO DIMENTICATO DEI CITTADINI ONESTI

In un bell’intervento sul “Corriere della Sera” (Popolo di corrotti?), Giovanni Belardelli rivendica giustamente, nel quadro di corruzione e di illegalità piccole e grandi che caratterizza l’Italia più che altri paesi,  “un qualche riconoscimento a quella parte del Paese che tutto sommato le leggi le rispetta, ma che non si sente adeguatamente valorizzata dalle istituzioni. In attesa, infatti, di una rivoluzione culturale, se verrà e quando verrà, che cambi la mentalità collettiva, i pubblici poteri dovrebbero puntare il loro sguardo, ad esempio, su quegli italiani che abusi edilizi non ne hanno fatti, ma vedono chi invece ne ha compiuti godere in assoluta tranquillità i frutti del proprio comportamento.” Un riconoscimento che si dovrebbe ovviamente estendere a chi paga le tasse, il canone Rai e il biglietto sull’autobus, a chi non getta rifiuti per terra e non scarabocchia sui muri, a chi non imbroglia nei concorsi e negli esami, per fare soltanto alcuni tra i tanti e diversissimi esempi possibili. È in definitiva la parte essenziale di quel “merito” a cui si ispirano questo blog e le iniziative del Gruppo di Firenze; e di cui si legge nel dizionario di Tullio De Mauro: “Diritto alla stima, alla ricompensa, all’elogio acquisito in base alle proprie capacità o alle opere compiute”. Leggi l’intervento di Belardelli

venerdì 30 maggio 2014

LETTERA APERTA AL MINISTRO SUI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

Pubblichiamo di seguito una nostra lettera aperta appena inviata al Ministro Giannini. Chi volesse a sua volta scriverle per condividere il contenuto della lettera o per esprimere ulteriori valutazioni, può farlo all'indirizzo: segreteria.particolare.ministro@istruzione.it. 

Gentile Ministro Giannini,
nell’anno scolastico che si avvia al termine le scuole hanno cominciato ad applicare la normativa sui Bisogni Educativi Speciali. È il momento, quindi, di fare un bilancio della sua applicazione. E le testimonianze che ci arrivano dalle scuole confermano le nostre iniziali preoccupazioni.
Non poche famiglie, infatti, chiedono alla scuola, talvolta probabilmente con l’aiuto di un medico compiacente, un Piano Educativo Personalizzato come scorciatoia per rimediare a uno scarso profitto scolastico, non motivato da effettive difficoltà di apprendimento. Alcune reagiscono preannunciando ricorsi nel caso che i docenti non ritengano giustificato il PEP.
D’altra parte, l’intervento dei consigli di classe, quasi sempre privi dell’indispensabile sostegno di competenze specialistiche e di strumenti didattici adeguati, spesso non può che tradursi in un puro e semplice abbassamento degli obbiettivi; e non è certo questo il modo migliore di aiutare gli alunni con problemi di apprendimento.
Vogliamo poi segnalarle una grave distorsione che la normativa introduce in una corretta visione della formazione dei giovani. Essa induce infatti a pensare che le difficoltà scolastiche di qualsiasi tipo e origine si possano e quindi si debbano affrontare sul piano della didattica, mentre molto spesso derivano da problemi extrascolastici. Infatti le frequentissime difficoltà nell’attenzione e nella concentrazione, la stancabilità, l’irrequietezza, la scarsa autonomia, i comportamenti oppositivi hanno spesso le loro radici nella debolezza educativa delle famiglie. Molti bambini arrivano alla scuola materna senza un’educazione di base che consenta loro di convivere con gli altri e di impegnarsi in vista di un obbiettivo. La scuola stessa mette spesso un impegno insufficiente nel far rispettare le regole, a causa di una diffusa sottovalutazione della loro importanza. Di recente la stessa Ocse, nell’analisi dei dati dell’indagine PISA 2012, sostiene invece che la disciplina ha una grande influenza sul livello degli apprendimenti, in quanto favorisce la concentrazione e l’uso ottimale del tempo a disposizione.
Tutto questo considerato, la invitiamo ad avviare con urgenza un’indagine conoscitiva che coinvolga tutte le scuole e faccia un quadro preciso delle difficoltà, dei problemi emersi e dei provvedimenti che i docenti ritengono necessari.
Per parte nostra, riteniamo comunque indispensabile:
- assicurare a tutte le scuole, come succede ad esempio in Finlandia, la collaborazione continuativa di psicologi scolastici, logopedisti, assistenti sociali realmente preparati, in grado di supportare concretamente gli insegnanti nell’affrontare i problemi degli allievi secondo l’ottica più opportuna caso per caso, anziché dover contare, come spesso accade, solo su comitati pletorici e poco qualificati, su competenze improvvisate e su organismi di supporto ancora insufficienti ;
- delimitare in modo più chiaro e rigoroso il concetto di Bisogno Educativo Speciale – che nel testo della Direttiva 27 dicembre 2012 comprende di fatto qualsiasi tipo di difficoltà scolastica – in modo da riservare effettivamente l’adozione di un Piano Educativo Personalizzato solo a casi di gravi difficoltà di apprendimento, escludendo gli allievi il cui insoddisfacente andamento scolastico sia imputabile soprattutto a scarso impegno e alle ordinarie difficoltà che chiunque può incontrare;
- mettere al centro della politica scolastica la necessità di una scuola più esigente nel richiedere serietà e impegno e più ferma nel far rispettare le regole, in modo da assicurare al lavoro scolastico la necessaria cornice di serenità;
- favorire la diffusione di centri di consulenza educativa per i genitori, anche valorizzando quelli già esistenti in diverse zone del paese, anche allo scopo di prevenire i problemi scolastici dei figli.
Cordialmente,
Gruppo di Firenze 
per la scuola del merito 
e della responsabilità

Sullo stesso argomento: Perché la normativa sui BES aggraverà la crisi della scuola; Per gli studenti servono disciplina e specialisti, non decreti e commissioni.

giovedì 22 maggio 2014

BERLINGUER ARRUOLA IL PAPA CONTRO L’INSEGNAMENTO “TRASMISSIVO”

Da tempo l’ex-ministro Berlinguer è impegnato in una sua personale campagna contro l’insegnamento “trasmissivo”. La rilancia anche in un’intervista al “Sussidiario.net”, in cui indica papa Francesco come esempio di didattica interattiva. Ma le semplificazioni con cui l’ex ministro conduce la sua battaglia meritano qualche considerazione.
La prima riguarda l’inadeguatezza del termine “trasmissivo”, perché non si vede cos’altro debba fare una società se non trasmettere alle nuove generazioni (con le più varie metodologie di insegnamento e attraverso altri canali) il proprio patrimonio culturale, del quale fa parte a pieno titolo, almeno nella cultura occidentale, l’idea di un suo continuo ripensamento per adattarlo all’evoluzione sociale.
Non corrisponde poi alla realtà, almeno per l’esperienza e le testimonianze su cui si basano le mie convinzioni, l’immagine che Berlinguer continua a riproporre di una scuola che in grande maggioranza vedrebbe gli insegnanti parlare ininterrottamente a degli allievi che tacciono senza poter interloquire, quasi fossimo all’anno zero della riflessione pedagogica e didattica. Ne è così convinto da rivolgere ai docenti questo ammonimento intriso di disistima: “Quello che voi fate non può essere un supplizio per chi sta dall’altra parte, deve divertire, appassionare”. Di stili e di metodi di insegnamento ce n’è invece di tutti i tipi, anche se è certamente auspicabile un confronto professionale sempre più ampio e arricchente all’interno delle scuole.
Ma non è neppure corretto sostenere senz’altro che “non possiamo più presentare ai giovani un trattato, un complesso di conoscenze strutturate, statiche, come spesso in molti fanno ancora oggi, perché a loro non piace”. Le conoscenze devono per forza, via via che si va avanti, strutturarsi in maniera sempre più organica, altrimenti rimangono frammentarie e superficiali. Ma questo non ha alcun legame con il modo, più o meno interessante e approfondito, con cui vengono proposte.
E siamo, qui, al punto essenziale: la vera contrapposizione non è quella tra insegnanti trasmissivi e insegnanti interattivi, ma tra quelli bravi e quelli che non lo sono. E un bravo insegnante deve conoscere bene la sua materia, avere competenze relazionali adeguate, saper incuriosire e appassionare gli allievi con i metodi con cui riesce meglio a esprimere il suo talento didattico e le sue competenze. Ci sono docenti capaci di splendide lezioni frontali, altri che guidano i propri allievi alla scoperta della materia attraverso le modalità della didattica attiva; e sono in tanti quelli che alternano modi diversi di insegnare. Vale anche per il papa, perché neppure lui è sempre “interattivo”. Spesso anzi fa la cosa più “trasmissiva” di questo mondo: legge il suo discorso.
Giorgio Ragazzini
(“ilsussidiario.net”, 21 maggio 2014)

mercoledì 14 maggio 2014

MAESTRE DI SCUOLA E DI VITA

Domenica scorsa, al Poggio Imperiale di Firenze, sede dell'Educandato della SS. Annunziata, si è festeggiato l’ingresso della Villa, insieme ad altre dimore storiche medicee, tra i beni riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Continua a leggere.

venerdì 9 maggio 2014

LE PROVE INVALSI E LA RESPONSABILITÀ DEI DOCENTI

Sulle consuete contestazioni alle prove Invalsi, ieri l’altro il “Corriere della Sera” pubblicava un commento di Gianna Fregonara, molto critico verso le resistenze che si manifestano nel mondo della scuola. Immediata la reazione di Giorgio Israel, storico avversario di questo tipo di prove, che sul suo blog accusa la giornalista di identificare la valutazione con i test dell’Istituto Nazionale a ciò preposto. Sulla “Stampa” di ieri, infine, Luca Ricolfi ammette di essere col tempo diventato più critico verso le prove Invalsi, a causa delle distorsioni e delle dinamiche negative che tendono a produrre nella scuola, la principale delle quali è la probabile induzione di una didattica orientata alla soluzione delle prove più che all’approfondimento delle materie, nella convinzione che prima o poi serviranno anche per valutare i docenti e che sostituiranno i voti nella valutazione degli allievi. Anche per quanto riguarda i contenuti dei test, lo stesso Israel ne ha sottolineato l’inadeguatezza, almeno per quanto riguarda la matematica. Delle verifiche nazionali sulla preparazione della popolazione scolastica potrebbero essere utili e accettabili se si limitassero ad accertare soltanto conoscenze e abilità elementari nelle diverse materie, il che tra l’altro non dovrebbe accendere la miccia del “teaching to the test”.
Senza addentrarsi ulteriormente nel merito del quadro polemico variamente delineato dai tre interventi, va detto che un problema a parte è però costituito dalle responsabilità di una parte degli insegnanti in tema di valutazione degli apprendimenti. Da molto tempo abbiamo più volte denunciato su questo blog il fatto che, grazie anche all’incoraggiamento dell’intellighenzia pedagogica e alle sollecitazioni ministeriali, molti scrutini finali si trasformano in una fiera del falso in atto pubblico, con la cancellazione di innumerevoli insufficienze anche gravi in nome delle più varie motivazioni e attenuanti di carattere sociale, psicologico e didattico. Negli ultimi anni è poi venuta alla ribalta, grazie al confronto con i risultati dei test Ocse-Pisa, la larghezza di maniche con cui – mediamente – le scuole del sud assegnano i punteggi massimi negli esami di Stato. È poi tristemente nota l’elevata percentuale di studenti che copiano sia durante l’anno che nelle prove d’esame, non di rado con la benevola tolleranza e a volte con l’attiva complicità di chi dovrebbe vigilare. Tutto questo ha fortemente compromesso la credibilità complessiva della scuola italiana in fatto di valutazione degli allievi e di conseguenza ha spinto potentemente verso forme di valutazione esterna che affianchino o addirittura sostituiscano (come pure qualcuno propone) quella dei docenti. Alla tendenza verso prove “oggettive” concorrono paradossalmente anche le modalità scelte da una parte degli insegnanti per manifestare la loro opposizione ai test Invalsi. Invitare le famiglie a tenere i figli a casa, istigare gli studenti a lasciare le prove in bianco oppure aiutarli a dare le risposte o consentire che si aiutino fra di loro sono comportamenti che non solo violano “gli obblighi di diligenza, lealtà e imparzialità” a cui sono tenuti i pubblici dipendenti, ma concorrono anch’essi a sminuire l’affidabilità professionale dei docenti italiani come garanti della correttezza e della regolarità delle verifiche e delle prove d’esame. In definitiva, solo una scuola in cui tutti si riconoscano fino in fondo nei valori del merito e della responsabilità può essere davvero autorevole nel dibattito pubblico sui temi che la riguardano. (GR)