venerdì 8 luglio 2011

AIUTINI E NON. CRONACHE DAGLI ESAMI DI STATO

Un episodio di cui non sono testimone diretto, che non si è svolto nella mia scuola, ma della cui realtà sono assolutamente certo data la persona che me lo ha riferito.
La terza prova comprende tre quesiti di matematica. Una candidata ne svolge, come meglio può, due e lascia l'aula in anticipo non essendo in grado di affrontare il terzo.
Commento del presidente ai membri interni che sorvegliavano attentamente perché nessuno copiasse (espresso ad alta voce e davanti agli altri alunni): "Non dovrei dirlo, ma mancavano ancora venti minuti, le conveniva restare e vedere se riusciva a copiare qualcosa".
Be', direi che effettivamente non doveva dirlo. CB

Complimenti per i vostri risultati e il vostro impegno. Ho appena finito di fare il Presidente presso un Alberghiero collegato con un serale professionale di gestione aziendale: i ragazzi (e gli adulti!) mi hanno colpito positivamente. Anche nell'onestà. Purtroppo spesso nei licei si mira al risultato (bersaglio grosso o scappatoia facile) e questo provoca quei comportamenti disonesti contro cui vi battete. In commissione mi ha colpito la professionalità e la dedizione dei precari (ce ne erano 4 su due sotto-commissioni): gente che aveva lavorato anche nel privato, barbaramente licenziata ogni due o tre mesi, ma che faceva il lavoro di insegnante come e meglio degli altri (tenete presente che chi parla è entrato con l'Ordinario 26 anni fa e precario non è mai stato). Questo per parlare con persone serie (Voi) e alludere ad altre meno serie. PB

Stiamo vivendo proprio ora la situazione specifica: copiatura durante la seconda prova (matematica) seguita da espulsione di uno studente, ispezione e tutto ancora in corso. LN, presidente di commissione.

Purtroppo sono co-protagonista dell'ultimo fatto rimbalzato sulla cronaca italiana. Presiedo la commissione degli Esami di Stato al Liceo classico in cui, durante lo scritto di latino, la professoressa-commissaria di latino e greco fu sorpresa a inviare, via sms, al figlio, che era candidato in un altro liceo (dove il preside è suo papà), la traduzione della versione assegnata dal ministero ai candidati. Professoressa che fu subito rimossa, su mia richiesta, anche se con qualche iniziale resistenza tra gli stessi " ispettori" preposti alla " vigilanza ". (Leggi la notizia su "Repubblica"). LM

Sto finendo (domani è l'ultimo giorno) gli esami come commissario esterno di matematica in un liceo scientifico della provincia di Roma. Il mio unico pensiero è "MAI PIÙ ". Non voglio mai più fare gli esami in cui non basta più avere cento occhi sui ragazzi, ora è d'obbligo tenere d'occhio i membri interni che, non so spiegarmi perché, come compito sulla Terra hanno quello di insegnare ai giovani la scorrettezza, la disonestà, l'imbroglio e chi più ne ha più ne metta.
All' apertura del plico contenente il testo della seconda prova la prof in esame si è offerta di fare le fotocopie e ne ha fatta sicuramente qualcuna in più per darla al complice di turno che ha risolto, anche con l'aiuto di internet, il compito, tant'è che le soluzioni erano tutte vergognosamente uguali, addirittura contenevano le stesse parole. Al mio disappunto e relativa correzione con voto non di eccellenza (notare che il voto che ho messo per simili situazioni non è mai stato insufficiente) la signora in questione mi diceva "Ma puoi provare che questo compito è copiato?", "Attenzione che poi partono i ricorsi", "La ragazza ritiene di aver svolto il compito correttamente e si aspetta 15 al massimo 14, non puoi darle di meno!" Ad ogni orale la squallida figura usciva, dopo la determinazione del voto, a raccontarlo ai suoi protetti e così ha fatto con le prove scritte. Dove è andato a finire il nostro ruolo di educatori? M.

21 commenti:

Edoardo ha detto...

Lo dicevo. Non sono i ragazzi a barare, ma i cialtroni che permettono che lo facciano. Falsari da piccoli e da grandi. Per loro, l'onestà e la serietà tranquilla non esistono. Sono, in genere, politicanti e chiacchieroni specialisti in progetti fasulli e leve di potere spicciolo. E' per questo che i docenti non hanno né avranno un futuro degno. La serpe è in seno, c'è poco da fare. Se non li si combatte e sconfigge, la scuola resterà quella che è ora: lo specchio dell'Italia peggiore.

Gabbrielli ha detto...

Mi sembra che si faccia confusione tra il copiare integralmente una soluzione che ti giunga dall'esterno e l'utilizzo di appunti, schemi concettuali riportati su qualsiasi tipo di supporto. Nel primo caso condivido il rigore e la condanna verso chi permette o facilita, diverso invece è il ricorso a supporti (al limite anche pubblicazioni) perchè esssere preparati non può coincidere con la memoria. La mia generazione è stata selezionata solo in base alla memoria, si poteva essere stupidi ma con buona memoria che si veniva giudicati intelligenti. Il brutto è che accadeva anche nelle interrogazioni quando sarebbe stato facile al docente fare le opportune domande per verificare la capacità di ragionamento. Anche all'università pochi giorni dopo l'esame era tutto dimenticato e poco passava nella memoria a lungo termine, tranne il ricordo dello stress da esame.
Oggi, alcuni vs commenti, tornano su queste posizioni, tutto deve essere SOLO nella testa del candidato!!
Gli stessi docenti, ma anche tutti i professionisti nella pratica quotidiana del loro lavoro fanno invece riferimento a testi, manuali, lavori altrui, si tratta di un volgare "taglia incolla" o dell'uso intelligente delle fonti a disposizione? Perchè anche loro non usano esclusivamente la loro memoria? Perchè tanti professori continuano a replicare sempre lo stesso schema di lezione a dispetto del mutare dei tempi e degli allievi? Perchè i formatori usano sempre le stesse slide ?
Le differenze individuali ed il merito si giudicano da come si utilizzano creativamente e originalmente il materiale, non perchè si ricorda tutto a memoria.

Daniele Gabbrielli

terminus ha detto...

Scusatemi, ma allora uno studente non sarebbe tenuto a ricordarsi la formula per risolvere una equazione di II grado, o le formule di derivazione o di integrazione per parti.... Io penso che essere preparati conoscere la disciplina, aver studiato implichi ANCHE l'uso intelligente della memoria. Sarò fatto all'antica.....
Antonello Tinti

Sergio Palazzi ha detto...

Quest'anno le mie materie non erano nelle terne, i colleghi non mi hanno scelto come membro interno (si dice che in entrambe le classi ci fosse un significativo gruppo di studenti decisamente contenti della cosa; fortunatamente, credo che fossero sinceri alcuni che si sono detti dispiaciuti), e non sono stato chiamato come esterno o presidente - mi divertirebbe pensare che la cosa abbia una correlazione con il fatto che ero in testa alla colonna dei firmatari, ma qui siamo nella fantapolitica. Morale, quest'anno l'ho scampata.

Mi sento però di dire ai colleghi un trucco che, da interno, da esterno, e una volta da presidente, ho visto che funziona sempre: dire la frase magica "per favore, mettete a verbale che...". Se no, non firmo il verbale.

Tanto nelle scelte operative sulla conduzione delle operazioni, quanto in quelle di merito, basta dire la frase magica e di colpo tutti si bloccano come statuine, come nei giochi dei bambini. Non dico che si riescano a fare i miracoli, la squallida persona citata da M. ne verrebbe toccata solo di sfuggita, però magari puo' agire da deterrente. Lo so che per essere efficaci bisogna essersi preparati ogni singolo cavillo di norme e circolari, però anche questo sporco lavoro qualcuno lo deve fare.

Edoardo, che la scuola sia una delle cose che rovinano la Nazione lo sappiamo. Come la storia delle poche mele marce che guastano una cassa di mele sane; però noi insegnanti non siamo mele, abbiamo il libero arbitrio e qualche volta potremmo essere un po' più coraggiosi, anche se poi lo sappiamo benissimo che il o la [**] che non siamo riusciti a bloccare, per tutta la vita riderà di te e del tuo inutile tentativo di far valere le regole (scritte nella Costituzione e nelle leggi di questo stato democratico, etc. etc.); e si avvierà serenamente verso una prospera carriera di evasore fiscale o giù di lì.

Una curiosità: ogni volta che sono stato in commissione ho sempre voluto essere presente, o essere io, ad appendere i tabelloni, in modo da guardare negli occhi gli studenti possibilmente stando dalla stessa parte del vetro, essenzialmente per la soddisfazione di congratularmi con chi - poco o tanto - ha avuto il riconoscimento del suo lavoro, e salutare un pezzo delle nostre vite che abbiamo condiviso. Anche stavolta, da privato cittadino, ero lì con loro ad aspettare i tabelloni.

Mi sembra però che la maggior parte delle commissioni lasci i tabelloni al bidello di turno perchè li esponga quando loro sono ormai molto lontani. Capita anche a voi? Non vi sembra indicativo di qualcosa?

Massimo Rossi ha detto...

Quanto avete scritto è assolutamente vero: il marcio non sta negli studenti, ma negli insegnanti stessi: nella nostra categoria ci sono tanti complessati e di frustrati, incapaci assolutamente di vedere dove stiano la rettitudine e la giustizia. Svolgere il compito d'esame ai propri alunni da parte dei membri interni, oppure dire loto in aticipo quali domande faranno all'orale è un gesto di estrema scorrettezza e disonestà, che ha conseguenze deleterie non tanto per il presente (tanto l'esame lo superano lo stesso, con o senza aiuti) ma per il futuro, perché lascia passare il messaggio secondo cui nella vita non serve a nulla impegnarsi, lavorare e far valere i propri meriti, ma occorre "farsi furbi" e trovare le scorciatoie per aver successo. Così gòli attuali alunni diverranno in futuro imbroglioni, disonesti, evasori fiscali e veline, per non dire di peggio, visto come si fa carriera in certi ambienti politici.
Volendo fare un po' di psicologia spicciola, io credo che le motivazioni per cui i docenti agiscono in questo modo disonesto, promuovendo e aiutando tutti i loro alunni, siano molteplici. Ne indico tre: 1) la permanenza, ancor oggi, delle funeste idee sessantottine, per cui la promozione va garantita a tutti indipendemente dai meriti, il famoso sei politico di funesta memoria; 2) un malinteso senso di paternità e più spesso di maternità verso gli alunni, che alcuni docenti trattano come se fossero tutti loro figli, tenendoli sotto la loro ala protettiva; 3) un senso di frustrazione personale, una ricerca di rivincita contro la società, per cui il buon risultato dei propri alunni all'esame corrisponderebbe, nella loro mente, a una buona valutazione dei docenti che i ragazzi hanno avuto durante l'anno. In altre parole, l'aiuto dato agli alunni sarebbe una rivincita personale del docente, il quale apparirà tanto più bravo quanto più alti saranno i voti presi dai propri alunni.
E' vero quindi quanto ha scritto un collega: dobbiamo guarire NOI dai nostri complessi, eliminare il marcio che c'è nella nostra categoria prima di incolpare gli alunni. Loro fanno solo ciò che conviene, cone chiunque altro farebbe. Sta a noi dare esempio di onestà e non di cialtroneria.

Edoardo ha detto...

I peggiori colleghi sono quelli 'cobasici', fermi alla più risibile lotta di popolo, all'entrata in servizio ope legis, al sindacalismo come strumento di difesa dell'indifendibile, di lamentala continua e interessata. Quando, come nel mio liceo, trascinano la palude dei conigli, disposti a gridare con loro 'Vola un somaro!' per paura dell'isolamento e per interessi poco confessabili (spartizione del bottino scolastico), gli studenti crescono come ciuchi presuntuosi, polemici linguacciuti e rivoluzionari vaganti come mine per i corridoi.
Insomma, tanti mediocri che producono altri mediocri (o pessimi) in cui rispecchiarsi. Non sono il futuro, sono il passato. Come disse un ironico giornalista del Corriere della sera: "Il comunismo è morto, però sono rimasti i comunisti". Patetici, perfino agli esami di stato, quando barano tranquillamente come baroni corazzati.

Anonimo ha detto...

Sono stato menbro interno nel liceo dove insegno e non ho aiutato proprio nessuno nei termini espressi fino ad ora. La seconda prova è andata male in quanto i ragazzi erano molto poco preparati visto che la loro docente è stata assente per lunghi periodi ma nessuno si ò mai lamentato.Si lamenteranno eventualmente ora dei voti bassi conseguiti.

mr cobasico ha detto...

mi sembra che l'ultimo post di Edoardo non dia nessun contributo al dibattito. è solo uno schizzo di veleno e fiele. è del tutto soggettivo, generico e forse serve solo a lui per sfogarsi.
non ha proprio senso fare di tutti (?) i cobas un .... fascio!

luana ha detto...

e che dire degli aiutini dei membri interni attuati attraverso attribuzioni generose e poco realistiche dei loro voti?
Fatti sporadici o routine? Non è anche questa una prassi deontologicamente avvelenata?

Luciana ha detto...

Ho affrontato un esame di maturità l'anno scorso, da adulta, dopo aver frequentato tre anni di scuola serale pubblica. Inizio subito dicendovi che in Lombardia è durissima e credo che sia impossibile a chiunque raggiungere un 100 e lode come, pare, "regalino" al Sud. Prima di tutto dovresti avere 25 crediti di partenza ( io ne avevo 20), prendere 15 su tutte le prove scritte e il massimo nell'orale. 15 punti nella prima prova è praticamente impossibile se hai un esterno, quindi metteteci pure una croce (Un testo è troppo a valutazione soggettiva). Sulla seconda, se non sei più che in un liceo dove bene o male sai cosa ti chiedono, nei tecnici e professionali è veramente ardua. A noi hanno chiesto una cosa molto tecnica e di indirizzo differente. L'orale hanno dato un 23 punti a tutti, ma vi assicuro che gli esterni possono chiedervi di tutto. Un diciottene disinformato di tutto, che non legge quotidiani, non ne sa di politica e non ha una qualche memoria storica a cui appigliarsi, non credo sia in grado di sviscerare bene queste tipologie di domande che, spesso,capitano.

Paola ha detto...

Chissà perchè i "regalini" li fanno solo al Sud. Perchè non provi a diplomarti al Sud, così puoi dire che "proprio a te il regalino non l'hanno fatto" e che il voto che hai avuto è "frutto del tuo duro studio"!

Serpina ha detto...

Già, come ha fatto la Gelmini...

No-Prof ha detto...

Sono stato Commissario esterno (non di ruolo).
Gli interni hanno aiutato gli alunni:
- nei compiti in classe e nelle interrogazioni durante l'anno;
- nella formazione dei crediti;
- nello svolgimento delle (3) prove scritte e poi nella valutazione delle stesse;
- nello svolgimento dell'orale e poi nella valutazione dello stesso.
Risultato: l'alunno/a vale circa 1/4 di quello che ha ottenuto (es. quello che ha avuto 100, vale 25).
Poichè è tutta opera dei professori (ai ragazzi poco importa), segue che tutto deriva dall'inadeguatezza della classe docente che in tal modo cerca di provare il contrario.
Questa scuola è inutile e molto dannosa per la formazione culturale dei giovani.
VERGOGNA

Luana ha detto...

Non aspettiamoci l'obiettività, ma almeno il rispetto di un minimo di deontologia professionale dovrebbe essere assicurato. Penso che il problema della deontologia se lo pongano veramente in pochi. Quelli della mia commissione certamente no. Anch'io sono una precaria e fa male vedere persone di ruolo prive del senso del pudore e incuranti dei danni che fanno alla categoria e agli studenti. Più che cambiare gli esami occorrerebbe cambiare i docenti.
Luana

Papik.f ha detto...

Cari No-Prof e Luana, non metto in discussione la realtà delle vostre esperienze negative e, anzi, so bene che certi comportamenti non sono casi isolati (sono tra i firmatari dell'Appello del GdF e, quest'anno, nella mia scuola, come assistente alle prove ho dovuto entrare io stesso in contrasto con un collega commissario interno).
Tuttavia avrei alcune osservazioni.
@No-Prof: non mi sembra corretto estendere delle esperienze singole, per quanto gravi, a parametri di giudizio per desumere l'inadeguatezza dell'intera "classe docente". Inoltre, per quanto riguarda gli aiuti durante la carriera dell'alunno, se avrai occasione di fare l'insegnante oltre che il commissario, potrai constatare quanto spesso i docenti subiscono, in tal senso, le imposizioni dei dirigenti (e quanto, in tal caso, dovrai subirle tu stesso).
@Luana: Quando si fanno affermazioni pesanti a proposito della deontologia o addirittura della mancanza di senso del pudore, sarebbe utile spiegare meglio di cosa si sta parlando; anche senza fare riferimenti a persone, ma solo al tipo di comportamenti. Non per mettere in dubbio quanto affermi, ripeto, ma solo per capire meglio.

Edoardo ha detto...

Come vedete dall'intervento, azzeccatissimo con la porchetta, del cobasico di turno, c'è sempre lo psicologo dei fagioli che fa finta di non capire il nesso fra la cialtroneria di chi ciancia in classe dei massimi sistemi e la cialtroneria copiativa dei suoi studenti.

luana ha detto...

Purtroppo ho assistito, anche quest'anno, ad un clima di completa complicità tra i membri interni e i loro allievi a cui hanno fatto seguito valutazioni esagerate. La stessa cosa era accaduta l'anno scorso e anche allora mi ero resa conto di come vi fosse tra i docenti una duplice deontologia. Da una parte quella dei membri interni, rassicurante e spesso di complicità, dall'altra quella più equilibrata e professionale di noi esterni. Sono d'accordo con quanto dici a proposito dei presidenti di commissione. In entrambe le occasioni ho avuto come presidente due docenti preoccupati solo dei ricorsi e della compilazione dei verbali. Naturalmente sempre alleati dei colleghi interni.

romano ha detto...

Rispondo con piacere e racconto la mia disavventura durante le prove scritte e orali.
Alla prima prova poco o nulla da segnalare: Italiano non si copia a meno che non si riceva un aiuto dall’esterno, cosa che è anche accaduta in giro e lo sappiamo.
Alla seconda e alla terza prova apriti cielo: le colleghe esterne hanno trascorso 6+3.30 ore a dire (me lo sono appuntato) “e basta…!”, “smettila…!”, “smettetela…!”, “ma ti pare questo il modo”, “non è ora di finirla..!”, “allora ma dove pensate di essere..! “ ecc. ecc. . Da parte mia non potevo che sorridere tristemente e quando la collega mi ha chiesto perché non intervenivo le ho detto “perché mi sento come un vigile urbano che ogni mattina – per me ogni anno – sta lungo una strada con limite di 50 e per motivi che a lui , poverino, sono sconosciuti non può fare multe. Gli automobilisti passano a velocità ben sopra al consentito e il vigile guardandoli fa loro il gesto con la mano destra che significa “birbaccione che fai”, i guidatori sorridono con pietoso rispetto e proseguono infischiandosene. A questo punto il vigile si adegua, sorride anche lui. Ma spera di poter fare una multa un giorno, cosicché la smetteranno di prendersi gioco di lui”.
E poi ho aggiunto: “ un giorno, anni fa, chiesi ad un ex alunno come erano andati gli esami per la patente. Sconsolato mi rispose “professò mi hanno bocciato per la seconda volta” ingenuamente ho risposto “ma una sbirciatina qua e là non si può?” e lui “oh professò ma la patente non è mica l’esame di stato!!” Mi ha ucciso.
All’orale, invece, i soliti studenti sfaticati hanno sparato alcune grosse corbellerie. Sapete cosa ha fatto una collega? Si è alzata e, ad uno di questi simpatici ignoranti, gli ha dato un bacetto dicendo “poverino è emozionato”. A quel punto dopo aver lanciato uno sguardo di disapprovazione sono intervenuto con “ ehi, giovane tra qualche mese se dici una stupidaggine ti cacciano, non ti danno un bacetto!!”
Ecco come li abituiamo alla vita. Troppe mamme e alcuni papà poche professoresse e professori. Ma è anche vero che così è tutto più facile. Tutti promossi e tutti bei voti. CHI ME LO FA FARE (chimmelofafaismo) tanto lo stipendio non cambia.

Anonimo ha detto...

E' proprio così, hai descritto benissimo il clima di questi miei due anni d'esami.
Luana

Papik.f ha detto...

In ventiquattro anni di insegnamento pensavo di aver visto di tutto, comprese molte cose che gli umani non possono neanche immaginare, ma veramente il bacetto della commissaria interna all'alunno somaro supera ogni possibile fantasia.
Per quanto riguarda il "chi me lo fa fare", temo che in futuro, se proseguono certi andazzi attuali, non sarà più vero che lo stipendio di chi si comporta così non cambierà, perché cambierà in meglio.
Infatti, caro Romano, se con il "tra qualche mese se fai così ti cacciano", ti riferisci all'ambiente lavorativo, probabilmente hai ragione, ma se per caso pensi all'università temo che tu ti faccia delle illusioni. Il criterio di produttività legato al numero dei laureati (e solo a quello) non ha certo contribuito ad aumentare la serietà complessiva dei corsi. E se sarà introdotto un criterio simile nella scuola secondaria, accadrà altrettanto. Mentre se il criterio sarà quello delle prove Invalsi ... le conclusioni le ha tratte il prof. Israel assai meglio di come potrei farlo io.
Già oggi, del resto, il "chimmelofafaismo", come tu lo chiami, non cambia lo stipendio, ma in molti casi riduce considerevolmente il rischio di finire in DOP (per i non iniziati: Dotazione Organica Provinciale, il triste destino di chi perde posto per la riduzione della cattedre).

Naz ha detto...

Ho ottenuto, dopo aver tentato invano nei tre anni precedenti, il desiderato (e stavolta anche provvidenziale, visto che con tagli gelminiani e calo di iscritti ero diventato sovrannumerario e sarei finito in DOP) passaggio di ruolo dal liceo alla scuola media: se c'è una cosa che sicuramente non mi mancherà della secondaria superiore è lo stare in commissione d'esame (in quattro anni di insegnamento liceale evitato in tutti i modi da esterno, sorbitomi ex necessitate da interno...).