venerdì 24 febbraio 2012

PER LA CASSAZIONE, DOCENTI A RESPONSABILITÀ ILLIMITATA

Gli insegnanti e i dirigenti che considerano la scuola anche e soprattutto come un luogo di educazione alla responsabilità hanno molti agguerriti avversari: teorie pedagogiche e educative oggi un po’ consunte, ma ancora con ferventi seguaci; famiglie che difendono i loro figli, anche quando sono indifendibili; un’infinita serie di cattivi esempi  che sempre più consolidano nei giovani l’idea di avere molti  diritti ma nessuna responsabilità. Negli ultimi anni fra i “cattivi maestri” si è segnalata, purtroppo, in più di un’occasione, anche la magistratura; ...  (Continua a leggere)

27 commenti:

Pippo ha detto...

Non ci siamo resi disponibili ai viaggi d'istruzione per motivi sindacali ma state certi che notizie del genere passano inosservate alla gran parte dei nostri colleghi. Alcuni di noi pur di andare in gita( oramai questo termine, e non a caso, si è sostituito al sintagma "viaggio d'istruzione)rinunciano a riflettere sui terribili rischi a cui si va incontro. Gli unici che non rischiano sono i magistrati che sono abilissimi e assai potenti nell'impedire che venga loro riconosciuto il principio della responsabilità pur di fronte al dolo. Per i docenti la responsabilità è a prescindere, come si conviene a chi è stato dato in pasto da decenni, all'opinione pubblica quale responsabili di tutti i mali, di tutte le tragedie che riguardano i ragazzi.
Qualcuno potrebbe segnalare un rigo, dicasi un rigo, dal quale risulti che un sindacato, dicasi un sindacato, abbia speso una parola, una parola, a difesa dei docenti di quel terribile e sfortunato Viaggio d'istruzione?

Giorgio Ragazzini ha detto...

Trascrivo dall'Enciclopedia del Diritto Compact De Agostini:
"La Corte giudica in terzo grado solo quando una delle parti sostiene che nel giudizio precedente vi è stata una violazione di legge. Il giudizio della C. è quindi un giudizio sulla legittimità: essa infatti non tiene conto di come si sono svolti i fatti che hanno dato occasione al processo, ma controlla che nel giudicare sia stato rispettato il diritto; non è quindi un giudizio sul fatto (che sarebbe un giudizio di merito), ma sulla forma, cioè appunto un giudizio di legittimità".
Uno dei molteplici motivi che nella situazione italiana fanno parlare di "incertezza del diritto" è appunto il moltiplicarsi, negli ultimi anni, di giudizi di merito da parte della Cassazione. Ed è questo, palesemente, il caso.

Massimiliano ha detto...

Facciamo mail e diffondiamo queste notizie tra i nostri colleghi.

Sergio Palazzi ha detto...

Veramente una brutta notizia rispetto a chi fa il diavolo a quattro, sfidando patemi e neghittosità altrui, non "per andare in gita a spese dei ragazzi", come dice qualche giuggiolone e più di un mascalzone (ipocrita e/o forse consapevole che questo è il suo solo scopo quando ci va), ma per mettersi a disposizione ed in gioco in un momento che può essere molto più formativo di intere settimane passate fra i banchi.

Ne avevo scritto qui sei mesi fa: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/10/28/SCUOLA-Gita-scolastica-piccolo-vademecum-per-non-sbagliare-tutto-o-quasi-/217847/

Sfido chiunque a pensare che esperienze come queste siano meno che utili.

Devo anche dire che, in casi come quello molto doloroso in oggetto ed in altri ancora più dolorosi, il docente ha il dovere di usare la sua autorità ma soprattutto la sua personalità per mettere in guardia i ragazzi; in questo caso, per dire di stare attenti a non fare gli idioti dopo aver pure ispezionato i cornicioni (il principio dovrebbe essere "dobbiamo tornare indietro nello stesso numero, non uno di meno né uno di più..."). Perchè - a meno che uno non voglia farsi una vacanza a spese etc. etc. - rendersi disponibile non vuol dire rendersi disponibile a priori, ma solo dopo aver fatto un chiaro percorso di preparazione in una classe per la quale ci si assumono delle responsabilità reciproche, non a scatola chiusa. Guardando ogni singolo studente nelle palle degli occhi e assicurando che se uno solo avesse opinioni o intenzioni diverse, tutta la classe si cerchi qualche altro accompagnatore.

Ma la sentenza turba davvero, forse più ancora per le ragioni espresse da Ragazzini.

Personalmente, spero che venga il più tardi possibile il giorno in cui non sarò più disponibile a sobbarcarmi 21h/d di lavoro per 5 d per garantire una forte esperienza umana e culturale a tutta una classe; me compreso perchè non riesco a considerarmi estraneo ad una classe che deve passare con me uno, tre o cinque anni in uno dei momenti più formativi della sua vita. Anche se so che, al ritorno, il mio angelo custode e quelli dei ragazzi chiedono una pausa per riprendersi dal superlavoro.

Min. Profumo, prof. Monti, visto che siete uomini di formazione e che conoscete il mondo, metteteci una pezza.
Se no, avranno ragione imboscati, egoisti e negatori di speranza.

p.s.: Pippo, in tutta franchezza: dopo aver letto l'incipit del messaggio, qualunque cosa ci sia scritta dopo non mi interessa.
.

Papik.f ha detto...

Caro Sergio Palazzi,
così come io non mi sognerei mai di accusare Lei o altri colleghi di voler andare in giro a spese dei ragazzi, altrettanto ritengo dovrebbe fare Lei, evitando di accusare chi non partecipa a simili iniziative di essere imboscato, egoista e negatore di speranza. Credo che Lei non dovrebbe proprio permettersi di pensare una cosa del genere.
Per quanto mi riguarda, il momento di dichiararmi indisponibile a sobbarcarmi "21 (perché non 24, poi?) ore di lavoro" per 5 giorni è venuto da tempo e non mi sento affatto imboscato né sindacalizzato.
Quei docenti coinvolti dalla sentenza andranno molto semmplicemente a lavorare, ogni mattina e per tutto il resto della propria vita, per pagare i danni che saranno tenuti a pagare in base alla sentenza della Cassazione che è, come Lei certamente sa molto meglio di me, inappellabile. E lo stesso avverrà della loro pensione, e lasceranno debiti ai loro figli.
Vale la pena di affrontare rischi simili? e può un datore di lavoro leale e corretto chiedere ai propri dipendenti di sobbarcarseli? La mia risposta, sinceramente, è negativa a entrambi i quesiti.
E non credo che alcun insegnante avrebbe potuto umanamente escludere la possibilità del verificarsi di un episodio del genere, che abbia guardato i propri alunni nelle palle degli occhi o in qualsiasi altra parte del corpo. E mi sembra un po' ingiusto accusare implicitamente, come Lei fa, quegli sfortunati accompagnatori di essere stati inadeguati. Non credo che abbiano detto ai loro alunni "Se torniamo in uno o due di meno non fa niente", come si potrebbe ritenere che Lei pensi in base alle Sue affermazioni.
Quanto all'idea che simili momenti possano essere più formativi di intere settimane passate tra i banchi, mi permetto di avere seri dubbi in proposito, pur nei riguardi delle attività preparate con ogni possibile cura e serietà, come certamente sono quelle da Lei accompagnate.
E, francamente, mi chiedo se la svalutazione per principio (e, mi consenta, un po' retorica) dell'attività svolta tra i banchi non rappresenti uno dei "mantra" negativi che affliggono, da troppo tempo, la nostra scuola.

Anonimo ha detto...

Vi stupite della Magistratura? (Ma sì, diamole la lettera maiuscola.) I suoi componenti sono gli unici cittadini che ricercano (a volte in maniera ossessiva) le responsabilità altrui, ma non vogliono essere giudicati, né, ovviamente, puniti, per le loro. Ai cosiddetti viaggi d'istruzione mandateci i genitori, che così potranno rendersi conto di come hanno educato i loro pargoli.
Luca Maria Cini, Pitigliano

Sergio Palazzi ha detto...

Caro Papik, mi sembra che lei abbia letto delle cose che non ho detto, perchè quasi tutto quel che mi obietta lo credo anch'io. Ci mancherebbe che voglia rovinare la vita mia e della mia famiglia per colpa di qualche idiota.
Infatti sono del tutto sicuro che il mio datore di lavoro debba tutelarmi seriamente, riconoscendo la piena validità didattica del mio lavoro.

Il senso infatti è lì, o le "Visite di Istruzione" sono didattica, e quindi trovo di per sé immorale che vengano messe in dubbio "per ragioni sindacali" nel momento in cui invece non si bloccano per le stesse ragioni le lezioni fra i banchi; o NON sono didattica, e allora semplicemente non devono esistere (o essere relegate ai giorni di vacanza).

Non ho detto che quei colleghi siano stati degli incauti trascurati. Non ho letto gli atti e non ci ho parlato insieme. So che anche a me potrebbe essere caduto uno studente alla finestra, o si sarebbe potuto suicidare (come in quella bellissima e tragica canzone di Ivan Graziani).

Ma ho anche visto dei colleghi che si dimenticano completamente della loro classe, e che nemmeno pensano al fatto di dover controllare qualsiasi cosa: né di giorno né di notte, né a finestre aperte né a finestre chiuse. Quelli che non vedono l'ora di lasciare le loro classi sciamare per negozi, birrerie e fumerie, intanto che loro si fanno i fatti propri.

Purtroppo esistono. Sono loro che hanno creato la brutta fama che le Visite di Istruzione hanno, e che lasciano credere agli studenti che prendersi qualsiasi licenza sia una cosa lecita e doverosa. Questi sono mascalzoni indegni dello stipendio che prendono, sia che vadano in gita sia che non ci vadano.

Per cui non dico affatto che tutto sia meraviglioso. E nemmeno che tutte le Visite di Istruzione che ho accompagnato io abbiano avuto esiti splendidi, e che sempre siano state preferibili a starsene in classe.
Ma quel che dico è che può succedere, e l'ho visto succedere decisamente spesso. Per questo ho inserito la categoria dei negatori di speranza: quelli che magari mascalzoni non sono, e magari sono anche bravi insegnanti, ma che per principio dicono che è solo una perdita di tempo e che interromperà la regolarità del loro sano tran tran tra sala docenti ed aule. Beh, tenere per qualche giorno gli studenti lontani dal loro disfattismo o dalla loro stanca rassegnazione e far vedere a loro che nel mondo c'è qualcosa di più, non è poi una brutta cosa.
(segue)

Sergio Palazzi ha detto...

(segue)
Lungi da me criticare chi non può fare l'accompagnatore per qualche ragione seria, o non vuole perchè serenamente capisce di non essere adatto a farlo - e però non si mette di traverso ad ogni progetto per l'egoismo di dover marcare il proprio territorio.

Il guardare nelle palle degli occhi significa in primis responsabilizzare tutto il gruppo, ogni singolo giovane adulto trattato come tale, perchè ognuno si renda conto che dal suo singolo comportamento dipende la riuscita di tutto. Chiedere e dare fiducia. Questo significa anche far capire ad ognuno che se vede qualche suo compagno fare l'idiota o l'imprudente, spetta in primis a lui fermarlo, dissuaderlo, farlo ragionare. Controllo dei pari, vogliamo chiamarlo? se tutti riescono a capire che il prof è il 16° della squadra e non l'antagonista nel gioco "15 contro 1", e a comportarsi di conseguenza, non è un bel risultato educativo (oltre che un contributo ad evitare disgrazie)?

Certo, se so che in una classe non c'è da fidarsi ed è verosimile che i patti non siano rispettati, sono il primo a dire che non ci penso nemmeno ad accompagnarli.

Ma allora non rischio di meno se anzichè in gita li porto in laboratorio o in palestra, perchè se so cos'è una valutazione del rischio, tali ambienti sono sicuramente più rischiosi. In bagno li lascio andare da soli, e non è detto che proprio in quel momento non vadano a combinare qualcosa.

Caro Papik, pensiamo a Gaber: diamo fiducia alla vita, almeno quando è possibile e ragionevole farlo.

Ho lasciato in fondo il discorso didattico. Ah no, non sono io quello che denigra l'attività fra i banchi, proprio perché credo che quella sia la sede ordinaria dell'attività, e solo grazie a quella ha senso una esperienza straordinaria. E lascio sottinteso il fatto che la mia prima scelta, per fare qualsiasi lezione, non è l'aula ma il laboratorio, visto che il discorso non cambia.
Non credo che frequenterei queste pagine se pensassi che sia bello un mondo "dove le regole non esistono, esistono solo le eccezioni", per dirla con un noto ex giovanotto.

Ma non credo nemmeno nella opposta retorica che solo restando fra i banchi si faccia veramente scuola.
Credo semmai che siano molto più disgreganti e dispersivi certi progettini e progettucoli sparsi a pioggia su tutte le settimane dell'anno, senza una ben calcolata progettazione della loro coerenza con un autentico piano formativo, che agli studenti danno poco o nulla ("sempre meglio che farsi interrogare") ma spezzano la continuità didattica in un modo alienante.

L'affermazione per cui una gita può valere più di tante settimane di scuola la posso rendere con il concetto di catalizzatore? perchè crea una attesa positiva, perchè porta a progettare, perchè poi consente di tirare delle somme e di rendersi conto che qualcosa è cambiato.
Perchè vedere il Cristo di Gruenewald a Colmar, o passeggiare sulla ghiaia di Dachau con gli occhi annebbiati, o contemplare la luna dal greto di un fiume silenzioso, se è fatto insieme ed all'interno di un momento che ha le dimensioni del rito è maledettamente più formativo ed educativo che "finire il programma" leggendo fino in fondo le stantie pagine di un Libro di Testo. E anzi può dare consapevolezza al fatto che il programma abbia un suo reale valore: perchè non vive in uno spazio diverso da quello percepito come propria vita.

Certo, tutto questo non accade sempre, né necessariamente, e nemmeno sempre in modo positivo. Ma non neghiamoCI la speranza pensando che, semel in anno, non abbia senso passare qualche notte in bianco. E non sfoghiamo il nostro rancore e la nostra disillusione screditando e tarpando le ali a chi crede che ci siano tanti modi per volare. Come, purtroppo, più di un collega usa fare.

Papik.f ha detto...

Caro Sergio Palazzi,
sono felice che lei non abbia inteso affermare quelle cose e di averla fraintesa. Ciascuno di noi parla sulla base del suo vissuto personale, evidentemente. E nel mio vissuto personale rientra un alunno che, in gita a Siracusa, trovai sdraiato sulla cuccetta con la testa fuori dal finestrino e con il treno in movimento. Lo presi a male parole, cosa che credo mi sia successa solo quella volta in tutta la mia carriera. Nell'estate successiva ebbi a pentirmene perché quel povero ragazzo si uccise uscendo di strada in motorino in un incidente nel quale, secondo i rilievi, non furono coinvolti altri veicoli. Forse lo sventurato aveva una tendenza autodistruttiva della quale non ci rendemmo conto (era un tipo piuttosto riservato ma non dava segni evidenti di comportamenti anomali). Ora mi chiedo: se quella sera non fossi capitato in quello scompartimento in quel momento e fosse accaduto qualcosa, non sarei stato ritenuto responsabile? E ci sarebbe stato modo da parte mia di prevenire un comportamento simile?
Questo episodio, insieme ad alcuni altri capitati a me e a colleghi (le assicuro, tutti serissimi), ha contribuito a farmi dire: "mai più", almeno per i viaggi con minorenni e a parte le attività del tipo "stage" legati all'indirizzo di studio, perché quelle le considero davvero fondamentali.
Per quanto riguarda l'aspetto sindacale, non credo che ci sia bisogno di essere eccessivamente sindacalizzati per considerare vergognoso il modo in cui il Miur tratta i docenti che accompagnano i viaggi di istruzione. Quindi considero del tutto corretto il rifiuto di accompagnarli per principio. Tuttavia sono d'accordo con lei nel considerare discutibile (è un eufemismo) il fatto di usare o meno questa azione sindacale a seconda del colore del governo in carica e senza che sotto il profilo normativo, retributivo o dell'impegno di spesa generale cambi alcunché da una gestione all'altra.

Pippo ha detto...

Caro collega Palazzi, rilegendo quanto da me scritto mi rendo conto di essere stato, all'inizio, poco chiaro. Intendevo dire che ha fatto notizia tra noi docenti il fatto che moltissime scuole per uno o due anni abbiano scelto, per protesta di carattere sindacale di non fare gite scolastiche. La decisione ha avuto un'eco molto ampia. Temo, invece, che notizie come questa, non abbiano altrettanta fortuna e rischino di non diventare oggetto di dibattito all'interno di ogni collegio come invece dovrebbe essere.
Infatti molti di noi ignorano, grazie anche ai magistrati, i rischi verso cui vanno incontro accompagnando le classi nei viaggi d'istruzione. Anch'io non accompagno gli studenti in gita perché non me lo chiedono, sapendo che li porterei in situazioni essenzialmente di carattere culturale e in luoghi assai lontani dal turismo di massa, spesso tale grazie anche alle scelte dei colleghi. Ovviamente i ragazzi preferiscno professori disponibili, e li trovano, a portarli la sera in discoteca a lasciarli per ore liberi e senza controllo per le città di mezza europa. Da anni propongo loro un viaggio di cinque giorni in Ciociaria ( mi occupo di turismo sostenibile) ma scantonano le mie offerte e si affidano a chi garantisce loro ben altro e tra questo altro anche Gardland.

Nella ha detto...

Da due anni non effettuo viaggi d'istruzione proprio per le troppe responsabilità. Se tutti gli insegnanti di tutte le scuole si astenessero per un anno dall'effettuare il viaggio d'istruzione probabilmente qualche cosa cambierebbe. Purtroppo la maggior parte degli insegnanti non è nemmeno consapevole dei rischi a cui va incontro quando accetta di effettuare un viaggio. Bisognerebbe informarli...
Nella Torino

Silvia ha detto...

E' vero, nei collegi e nelle assemblee sindacali non si discute di certe cose. Poi, quando accade qualcosa ci si consola col fatto che non è capitato a noi.

Anonimo ha detto...

Lidia ha detto...
Ma perché spendere tante parole? Un insegnante è insegnante e basta e non assistente sociale, missionario, facilitatore, capro espiatorio o accompagnantore con tutti i rischi e compiti non previsti dal CCNL. Lasciamo che i ragazzi facciano i loro viaggi di istruzione con i genitori o da soli, se ne avranno la possibilità, da grandi.
Finiamola con i masochismi.

alessio ha detto...

temo che con gli stipendi che ci ritroviamo, oramai siamo il nuovo proletariato, alcuni di noi accettino di accompagnare le classi per farsi un po' di viaggi poiché con le proprie risorse è sempre più difficile poterli fare.

Papik.f ha detto...

Cara Lidia, non si tratta di masochismo, come ho detto io i viaggi non li accompagno più e tutto mi sento meno che animatore o facilitatore.
Il fatto è che, se svolti secondo normative chiare e accettabili, i viaggi di istruzione potrebbero essere un vero contributo alla formazione degli alunni. Cosa intendo per chiare e accettabili? per esempio, che se un albergo è inadeguato la responsabilità sia solo e unicamente in capo al gestore del medesimo e agli ispettori che gli hanno dato la licenza di operare, eventualmente dell'operatore turistico che lo ha garantito; non certo degli accompagnatori che non si vede perché dovrebbero rendersi esperti di normative di agibilità.
Inoltre, coi tempi che corrono, nella concorrenza tra scuole per accaparrarsi alunni, una scuola che - sola - decidesse di non svolgere più viaggi di istruzione rischierebbe grosso. Ne derivano anche pressioni di colleghi e dirigenti a cui molti possono cedere non rendendosi conto di ciò cui possono andare incontro.
La decisione di eliminare completamente queste iniziative, che certamente avrebbe effetto portando a un'opportuna revisione delle normative dato l'impatto economico negativo che avrebbe sul sistema turistico, dovrebbe quindi essere tale da coinvolgere tutte - o almeno un elevato numero - delle scuole sul piano nazionale.
Purtroppo, iniziative di questo genere sono state sinora prese soltanto per antipatia verso il ministro in carica. Se il ministro è del mio colore, sembrano pensare molti, in viaggio ci vado anche gratis e sono disposto a rischiare qualsiasi cosa; se il mio partito è all'opposizione, allora rischi e trattamento diventano inaccettabili.
Molti di noi, inoltre, non si rendono conto neanche del rischio che corrono quotidianamente nella propria scuola, date le condizioni in cui molte di esse sono ridotte (si veda ad esempio il caso della scuola di Torino, dove un alunno è stato ucciso da un tubo fatiscente, non visibile perché contenuto dentro un controsoffitto e dove, nondimeno, i docenti sono stati considerati responsabili) e data la scomparsa ormai quasi totale del personale ATA che comunque un certo controllo lo esercitava. Un rischio al quale, diversamente dai viaggi di istruzione, non è possibile sottrarsi.

torino ha detto...

La famiglia del povero ragazzo morto a Rivoli non volle che la preside della scuolapartecipasse al funerale perché persona non gradita, vista cioè come responsabile di quanto era accaduto.
Assessori provinciali, comunali, regionali e perfino il ministro Gelmini parteciparono commossi alla cerimonia funebre e non partì neanche un fischio. Il colpevole era già stato individuato, per buona pace di tutti.

Anonimo ha detto...

Lidia ha detto...
Caro papik.f, il fatto è che è ancora vero il detto “DIVIDI ET IMPERA” da parte di chi comanda, nel senso che vi è poco spirito di corpo da parte della categoria insegnanti, anzi vi è una netta propensione allo spirito di gregge nonostante la grande fortuna di comprendere, grazie agli studi fatti, che vi è dello sbagliato nell'organizzazione non solo scolastica, ma anche nazionale. Ma a quanto pare gli insegnanti soffrono dello stesso male di quelli che insegnanti non sono. Me ne accorgo ogni giorno dal modo di agire della totalità dei colleghi e dalla sottomissione a parecchie cose paradossali compresi i viaggi di istruzione.
Mi sono trovata meglio adesso che dico parecchi no, piuttosto di prima in cui cercavo di convincere gli altri della poca giustezza di tante azioni e decisioni, non solo per le “gite di distruzione”, ma anche per la valutazione..
Un tirarsi indietro e un parlar chiaro in Consiglio di classe e in Consiglio dei docenti, mi ha tolto e mi toglie tuttora (adesso ho la nomea) da parecchi calderoni bollenti, mi fa trattare con rispetto e come conseguenza tanti colleghi mi hanno seguita non tanto per convinzione, ma piuttosto per paura di passare per fessi e per fregati. Tanti sono bravi a dire, sulle spalle degli altri, che è giusto questo o quello, ma poi se devono essere loro a sopportare, cambiano repentinamente idea. Io dico sempre che a quel qualcosa non ci credo, che è sbagliato agire in quel modo calpestando normative e dignità lavorative, ma che se loro vogliono fare quel qualcosa allora che si mettessero in testa di pagare lo scotto anche penale.
Chissà perchè di fronte a questa presa di posizione, tanti cominciano a tirarsi indietro.
Se a noi insegnanti ci trattano male (governo e opinione pubblica) un motivo vi deve essere: perché preferiamo agire da pecore piuttosto che da gazzelle.
Io non desidero cambiare il mondo, ma preservare me stessa. In tal modo le cose cambiano perché non vi è il fesso che si sobbarca ed altri cominciano,poi, a imitare i tuoi comportamenti. Io lo chiamo sabotaggio dei cattivi comportamenti. Gandhi lo chiamava “non collaborazione”.

Edoardo ha detto...

Fino a quando non sarà rivista l'intera disciplina legislativa e lo status del docente, non caveremo un ragno dal buco, ma solo cadaverini spiumati. La sentenza è utile perché dimostra come siamo considerati nelle superne sfere: un bersaglio mobile da impallinare comunque. Il business dei viaggi scolastici crollerebbe se non ci fossero accompagnatori a loro rischio e pericolo. L'unica cosa da fare è porre il problema a giorno: una bella astensione organizzata e di massa dai viaggi per un anno, con conseguente danno economico delle agenzie turistiche (il giro d'affari è alto). La cosa approderebbe subito in Parlamento.

pippo ha detto...

ricordiamoci che il danno lo si farebbe anche a tanti lavoratori

Papik.f ha detto...

Sono al 100% d'accordo con Edoardo, è la stessa cosa che sostenevo io più sopra. Quanto al commento di Pippo, è l'esatta conferma della tendenza al masochismo di cui parlava Lidia. Il danno che si farebbe a tanti lavoratori è nulla in confronto al danno che hanno subito i docenti accompagnatori condannati dalla Cassazione, della cui dimensione qualcuno insiste a non rendersi conto (la loro vita e quella dei loro famigliari, caro Pippo, è stata DISTRUTTA per sempre). O non sono lavoratori anche loro? E non siamo lavoratori anche noi?

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Anonimo ha detto...

Che danni hanno avuto i docenti condannati dalla cassazione? Sono alla fame loro e le loro famiglie? E poi mi piacerebbe sapere una volta per tutte qual è la percentuale di docenti che hanno ricevuto un qualche danno economico rispetto al numero di sconsiderati che, nonostante tutto, si ostinano a partecipare gratis a missioni di una pericolosità estrema come quelle di accompagnare degli adolescenti in giro per città d'arte.

Unknown ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Brunella Pastore ha detto...

Condivido dalla prima all' ultima parola del collega che ritiene che la scuola sia anche molto stare in aula..Senza troppi narcisismo e vetrine.Siamo nel 2p15 ora ma...le cose non solo non sono cambiate, sono davvero molto peggiorate.Soprattutto fra noi.Ed e' quello che volevano dall' alto: i capponi di "Renzi"

Brunella Pastore ha detto...

Spero che il collega abbia cambiato idea, dopo gli ultimi incidenti gravi accaduti a Milano..Inoltre siamo in epoca moderna:i giovani.dpesso viaggiano con la famiglia e l' avvento dei low cost ha fornito a moltissimi buone opportunita' di conoscere il mondo.Inoltre un lavoro non retribuito e' assolutamente da rifiutare nel 2015..Cresciamo anche noi colleghi, e' ora di mollare i banchi della parrocchia per rimettersi in cattedra e occuparci di istruzione.

Sergio Palazzi ha detto...

Vedo oggi questo commento di Pastore. Se l'autore che in tre anni doveva cambiare idea ero io, sono contento di non averla cambiata.
Qualche giorno dopo, cioè qualche giorno fa, ho scritto questo http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2015/10/25/SCUOLA-Gita-scolastica-destinazione-buon-senso-Ecco-come/649403/.

Ho appena guardato nelle palle degli occhi una classe non semplicissima, dicendo che se ci siamo capiti senza bisogno di troppe parole, e di fronte ad un programma serio, farò di tutto perchè ci vadano, con o senza di me come accompagnatore. In altre classi ho detto che non vedo un programma ed un motivo serio, e quindi avrò un atteggiamento opposto.
Dire sì o dire no comportano una assunzione di responsabiltà e il rischio di sbagliare; non mi sentirei a mio agio se i miei studenti pensassero che mi tiro indietro.
Se lo scopo è andare da qualche parte low cost, lo ripeto, non esistono i motivi per andare in visita di istruzione.
Però mette un po' a disagio pensare a che istruzione sia, quella che non riesce a far capire che una visita di istruzione non c'entra nulla con un viaggio low cost.