lunedì 14 settembre 2015

L'ETERNO SESSANTOTTO (“Il Corriere Fiorentino”, 13 settembre 2015)

Caro direttore, è legittimo indire per il primo giorno di scuola un’assemblea sindacale, come quella di martedì 15 a Firenze, di quattro ore sulla legge di riforma? Certamente lo è, dato che le norme lo consentono. È stata opportuna questa iniziativa dei sindacati? In merito sono state espresse fondate valutazioni critiche da diversi punti di vista. Non si è tenuto conto dell’importanza del primo giorno di scuola per gli allievi, soprattutto quelli delle prime; appare una scelta furbesca, uno sciopero mascherato che mette in difficoltà molti genitori senza la trattenuta sullo stipendio; è un autogol dei promotori, che rischiano di perdere credibilità e simpatie penalizzando soprattutto le famiglie dei lavoratori. La faccenda si fa ancora più seria se si tiene conto che, nelle intenzioni dei sindacati scuola, questa  vuole essere solo la prima mossa di una “resistenza attiva” alla legge di riforma. La Gilda, ad esempio, invita i docenti a “non accettare la nomina a coordinatore di classe, dipartimento, coordinamento per materia, responsabile di laboratorio, l´incarico di responsabile di plesso, la nomina a staff della dirigenza e quella di collaboratori del dirigente,  oltre che a ostacolare l’elezione del comitato di valutazione degli insegnanti. In pratica, a paralizzare la scuola. “Tuttoscuola” parla di “strappo istituzionale” e sottolinea che “piaccia o no, ora la 107/15 è legge e, come tale, va applicata, soprattutto da parte di chi (dirigenti e personale) ha l’obbligo di farlo. Se vi sono nella legge norme di dubbia legittimità, esistono forme e strumenti per impugnarle”. Per esempio, sul punto forse più contestato della riforma, quello che consente ai presidi di nominare almeno una parte dei docenti, è in corso la raccolta di firme per un referendum abrogativo promosso da Giuseppe Civati.
Ancora una volta sembra che certo mondo scolastico non riesca a scrollarsi di dosso un eterno ‘68, incurante dell’esempio che, come educatori e servitori dello stato, si dovrebbe dare ai ragazzi, innanzitutto quello del rispetto delle leggi. Salvo pensare che questa sia una riforma liberticida e che ciò sia sfuggito ai parlamentari e al Capo dello Stato.
Succede poi spesso che una parte di chi aderisce alle assemblee poi non partecipa, usandole di fatto come permesso, tanto il preside per legge non può controllare le presenze. E in passato, in qualche scuola, la riunione è stata perfino annullata perché non c’era nessuno. Serietà vorrebbe che  questi incontri, importanti sotto il profilo democratico e professionale, si tenessero al pomeriggio. La scuola non è una fabbrica e le riunioni pomeridiane fanno parte della normalità. Ne guadagnerebbero in prestigio i sindacati e gli insegnanti, e si eviterebbe anche uno dei tanti tagli alle lezioni durante l’anno scolastico. 
Giorgio Ragazzini e Valerio Vagnoli
Gruppo di Firenze per la scuola
del merito e della responsabilità

49 commenti:

Lucia M. Raffaelli ha detto...

Su alcune cose sono d'accordo, ad esempio l'assemblea il primo giorno mi pare una scelta sbagliata, ma il tono generale mi preoccupa: non vorrei che si intendesse l'espressione sacrosanta "servitori dello Stato" come sinonimo di "servi del governo" di turno, che in quanto tale ("di turno") può fare cose ingiuste e va combattuto da parte di tutti coloro che se ne rendono conto.
Lucia M. Raffaelli
Liceo Machiavelli di Lucca

VV ha detto...

Buonasera, mi dispiace che l'esPressione si presti ad una interpretazione sbagliata. Confermiamo che intendiamo come servitori dello Stato dei servitori nei confronti dei cittadini e non dei governi di turno. Casomai delle loro leggi che, se non mettono in discussione la democrazia, debbono essere appunto rispettate, di qualunque espressione politica siano emanazione. Che il Gruppo possa essere frainteso sulla possibilità che sia al servizio servile di questo o quello mi sembra onestamente improbabile. Basta leggere qua e là qualche nostro intervento per capire che ci muoviamo con estrema libertà e senza guardare in faccia nessuno. Abbiamo partecipato a molte fasi della discussione sulla Buona scuola e di volta in volta non sono mancate, insieme agli apprezzamenti, le critiche, anche marcate. Su quello che ci pareva non corrispondere alla nostra visione della scuola, ci siamo confrontati e usando gli strumenti della democrazia, abbiamo proposto degli emendamenti a tutti i rappresentanti del Parlamento, senza esclusione di sorta. Un paio di questi, peraltro, sono stati accolti, altri invece sono rimasti nella legge 107 e con la forza delle idee e delle nostre convinzioni faremo di tutto perché in qualche altra sua parte la legge cambi. Ma tristi e arrabbiati perché alcune decine di migliaia di precari finalmente passano a ruolo, sinceramente non lo siamo e pensiamo invece che la felicità che si legge loro addosso quando prendono finalmente servizio, a quaranta e cinquant'anni, sia una bella carica di ossigeno per la scuola e per i nostri allievi e comunque, con la saggezza dei Bertoldi, riusciamo a percepire che meglio centomila sistemati che nessuno o quasi, come da anni accadeva.
Pensiamo comunque che la nostra visione del mondo e della politica scolastica non debba coinvolgere un servizio così importante come quello scolastico. In questo, e forse solo in questo, ci sentiamo vicini al priore di Barbiana che se ne guardava bene dal chiudere la scuola anche nei giorni di festa, fosse pure il giorno di Natale.
Noi non auspichiamo tanto né ci sentiamo né siamo dei missionari, ma siccome crediamo che il nostro lavoro nei confronti della comunità e dei ragazzi sia il più importante che una democrazia possa loro proporre, pensiamo che toglierlo anche per un solo giorno, sia un delitto e prima di compierlo sia opportuno trovare altre strade per esprimere il nostro dissenso, per esprimere le nostre controproposte. Nelle diverse assemblee a cui ho partecipato per discutere sulla proposta iniziale della 107, molte sedie erano vuote.

Qui Nuova York ha detto...

D'accordissimo con VV.

Francesco ha detto...

Come si fa a non essere d'accordo. La scuola pubblica domani farà una brutta figura e ne andrà del suo prestigio. Sarebbe stato opportuno che tutti avessimo fatto un'ora in più per andare a protestare sotto le sedi dei sindacati che sono i primi responsabili della nostra decadenza e della nostra PROLETARIZZAZIONE.

gafax64 ha detto...

Siete una delle tante caste italiane. Lavorate meno di tutti gli altri lavoratori, ripetizioni a nero, gli esami ormai il 30 giugno sono finiti e non tutti sono impegnati. Fatevi un bell'esame di coscienza una volta tanto avete contestato da Berlinguer alla Gelmini, inizio a pensare che i problemi della scuola siano pure dalla parte degli insegnanti che ci lavorano perché non vi va mai bene nulla, o meglio volete sempre conservare i privilegi e vi fate scudo dei ragazzi e delle famiglie.

"Il diabolico VP" ha detto...

SCUOLA, I SINDACATI REPLICANO AL SINDACO DI FIRENZE NARDELLA SULL'ASSEMBLEA DEL 15 SETTEMBRE

“Nel 2010 identica assemblea il primo giorno di scuola ma il Comune ci sostenne. Le scuole non le chiudiamo noi ma i tagli al personale Ata. Noi pronti al confronto, Nardella venga all'Obihall”.

11/09/2015

I sindacati FLC CGIL, Cisl Scuola, Snals Confsal, Gilda Unams e Cobas Scuola di Firenze, che hanno indetto l’assemblea sindacale del 15 settembre, primo giorno di scuola, replicano alle dichiarazioni del Sindaco di Firenze: “Ricordiamo al Sindaco che nel 2010 abbiamo fatto un’identica iniziativa, sempre il primo giorno di scuola, a cui portò il suo sostegno l’allora assessore del Comune Rosa Maria Di Giorgi, oggi senatrice del PD, perché condivideva le nostre posizioni sulla riforma Gelmini, di cui la Buona Scuola a firma Giannini non intacca l’impianto ordinamentale ma solo quello organizzativo, ridefinendo la scuola statale al di fuori dei confini della nostra Costituzione. Di Giorgi quel giorno ci disse: 'La vostra lotta è la nostra lotta'. E in quel giorno, da Palazzo Vecchio nessuno si è sognato di contestare lo strumento legittimo dell'assemblea sindacale come avvio del primo giorno di scuola. Sul metodo dell'iniziativa, in quanto regolato dalle norme cui ci atteniamo sempre, in ossequio al principio di legalità, non accettiamo lezioni”.
Nel merito, aggiungono gli organizzatori, “vorremmo far notare che non sono i sindacati a chiudere le scuole ma la Legge di stabilità 2015, che non consente di sostituire i collaboratori scolastici per i primi sette giorni neanche nei plessi in cui vi è la presenza di una sola unità, con conseguenti problemi per la sicurezza e addirittura il funzionamento delle scuole stesse. Sin dal primo giorno di scuola”.
“In ogni caso sul merito siamo pronti al confronto col Sindaco - concludono i sindacati -. La manifestazione del 15 è un’assemblea sindacale volta ad informare tutto il personale sulle problematiche connesse alla legge cosiddetta Buona Scuola e non una mera azione di protesta. Rinnoviamo ancora una volta al Sindaco l’invito a partecipare all’assemblea del 15, durante la quale non si discuterà solo di aumenti salariali, sebbene il nostro CCNL sia scaduto dal 2009 e del cui blocco la Corte Costituzionale ha già sentenziato l’illegittimità, ma anche delle ricadute delle leggi varate dal governo Renzi sulla scuola. Lo faremo per arginarne i danni, soprattutto a beneficio dei nostri studenti”.

http://www.flcgil.it/regioni/toscana/firenze/scuola-i-sindacati-replicano-al-sindaco-di-firenze-nardella-sull-assemblea-del-15-settembre.flc

"Il diabolico VP" ha detto...


SCUOLA, NARDELLA ATTACCA I SINDACATI: “UNA PROTESTA ASSURDA”

La reazione all’assemblea nel primo giorno di lezioni “Vecchi metodi per problemi nuovi”

11/09/2015

NARDELLA boccia senza pietà i sindacati che a Firenze e in tutta la provincia il primo giorno di scuola hanno indetto un’assemblea per discutere della riforma. Il sindaco definisce l’iniziativa di Cgil, Cisl e Cobas «una protesta inaudita, incredibile, un autogol per gli stessi sindacati che evidentemente non hanno davvero a cuore la scuola». Dario Nardella non offre la minima sponda alla decisione di convocare tutto il personale, docente e non docente, all’Obihall dalle 8 alle 12 del 15 settembre una scelta sbagliata da ogni punto di vista. «La Costituzione dice che “la scuola è aperta a tutti” ma alcuni dirigenti sindacali la chiudono. Noi viviamo in un paese che, praticamente, vive al contrario, dove l’inizio dell’anno scolastico lo decidono alcuni dirigenti sindacali. E alla fine gli unici che ci rimettono, sono i nostri studenti. Trovo questo assurdo e inaudito». A chi gli chiede se prenderà un giorno di ferie per badare ai figli il sindaco risponde: «Io non ho i bambini alla scuola dell’obbligo, però se andiamo avanti di questo passo i dirigenti sindacali decideranno anche quando dobbiamo andare a lavorare, con gli orari e tutto quanto». In questo modo le forze sindacali che promuovono la protesta, dice Nardella, «non accettano e non raccolgono la sfida del loro rinnovamento ma praticano vecchi metodi per problemi nuovi ».
La Uil toscana si è distinta dagli altri, sostenendo che «la paralisi del primo giorno di scuola ha il solo effetto di svantaggiare le famiglie e di generare una crisi nei rapporti fra istituzioni educative e società civile». Non la pensa così la senatrice fiorentina di Sel Alessia Petraglia, che difende il diritto sindacale di astenersi dal lavoro: «Le assemblee sono un diritto contrattualmente previsto, anche se comprendiamo che per questo governo i diritti sono soprattutto un fastidio, specie quando si tratta di quelli dei lavoratori», è il suo commento. Rivolta poi al sottosegretario all’istruzione Gabriele Toccafondi, di Ncd, aggiunge: «Visto che rivendica con orgoglio che con questo governo si torna ad investire nella scuola dopo oltre venti anni, non sarebbe male che Toccafondi ci spiegasse come mai questo non sia avvenuto prima, dal momento che la parte politica da lui rappresentata ha guidato il paese per dodici anni. Il dubbio è che tutto questo fracasso populista intorno alle assemblee sindacali di Firenze sia un modo per nascondere l’inadeguatezza del governo, distogliendo l’attenzione dagli argomenti sollevati dagli insegnanti».
Firenze non sarà l’unico capoluogo che avrà un’assemblea del personale della scuola il 15 settembre: iniziative identiche sono in programma anche a Lucca e Massa, mentre Livorno dedicherà alle assemblee tre ore al giorno dal 15 al 18 settembre. Ieri in consiglio regionale Sarti e Fattori della lista Sì-Toscana a Sinistra hanno chiesto in una mozione alla giunta di sollevare una questione di legittimità sulla riforma, come ha fatto il Veneto. I rinvio della seduta ha impedito la discussione: «Il Pd non ha voluto confrontarsi sulla Buona scuola», dicono i due consiglieri.

http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/locale/scuola-nardella-attacca-i-sindacati-una-protesta-assurda.flc

Papik.f ha detto...

gafax64, lei è padrone di pensarla come vuole sul fatto che lavoriamo poco e che abbiamo dei privilegi. Sarà soltanto un disinformato di più che vuole dare giudizi su cose che ignora. Ma le ripetizioni a nero sono un reato e se si accusa un'intera categoria bisogna avere le prove nei confronti dell'intera categoria, non di qualche eventuale singolo che lei conosce. Se vuole, le do il mio nome e cognome e se lei riesce a dimostrare che io faccio ripetizioni a nero può continuare a fare queste affermazioni, altrimenti farà meglio a tacere.

"Il diabolico VP" ha detto...

Scuola: 4.000 assemblea sindacati Firenze contro Buona Scuola
'Critiche Nardella? Ha attaccato lavoratori, perso senso terzietà'

Redazione ANSA - FIRENZE - 15 settembre 2015

In quattromila, fra docenti e personale Ata, stanno partecipando all'assemblea all'Obihall di Firenze indetta dai sindacati contro la riforma della Buona scuola.
L'iniziativa è stata indetta in occasione del primo giorno di scuola a Firenze e in Toscana. Critiche al sindaco Nardella: "Ci ha infamato ignobilmente - così Paola Pisano (Flc-Cgil) - e attaccando i sindacati ha attaccato anche i lavoratori. Ha perso il senso di terzietà che le istituzioni devono avere di fronte ai rapporti di lavoro".

All'arrivo in classe stamani, Agnese Landini ha risposto a una domanda sul fatto che molti insegnanti della provincia non fanno lezione per partecipare a un'assemblea sulla 'Buona Scuola' indetta dai sindacati. "Ognuno fa le proprie scelte", ha risposto la moglie del premier.

L'affluenza all'assemblea, stimata inizialmente in duemila partecipanti, è andata crescendo dalle otto e mezzo di stamani: posti in piedi nel teatro, ma anche fuori dalla struttura centinaia di persone stanno seguendo l'assemblea grazie agli altoparlanti. "Noi abbiamo stimato oltre 4.000 persone - ha detto Paola Pisano (Flc-Cgil) - fuori le persone ancora arrivano, oserei dire che siamo vicino ai 5.000 partecipanti. Siamo molto soddisfatti".

Assemblea indetta dai sindacati anche a Livorno, Rosignano e Cecina, con la prima campanella che è suonata con tre ore di ritardo. All'assemblea oltre al corpo docente e al personale Ata e' intervenuta una rappresentanza della 'Rete studenti Medi' e la vicesindaco Stella Sorgente che ha salutato la platea. Domani sono previste assemblee in Val di Cornia e Piombino e giovedì all'isola d'Elba sempre per le prime tre ore di lezione.

http://www.ansa.it/toscana/notizie/2015/09/15/scuola2.000-assemblea-sindacati-firenze_8380d3ef-a8d7-4a51-9999-36bec26e0511.html

https://www.facebook.com/PetragliaAlessia/photos/pcb.937058829707184/937057819707285/?type=1&theater

https://www.facebook.com/PetragliaAlessia/photos/pcb.937058829707184/937057829707284/?type=1&theater

Anonimo ha detto...

Come opporsi a un regime vischioso, plagiante, mediatico che mira esplicitamente
a trasformare l'istruzione in addestramento di basso livello, utile a creare masse manipolabili?

Come opporsi alla demolizione dell'istruzione classica, all'assottigliamento dei programmi, allo strapotere informatico, ai tentativi di ridurre la letteratura, la storia, la geografia?

Chi abbiamo dalla nostra parte? I presidi-manager? Gli eterni contestatori sessantottini? Gli opportunisti?

paniscus ha detto...

Io all'assemblea non ci sono andata, non perché fossi contraria per principio, ma perché la consideravo concretamente inutile (ero stata a quella del 2010 e l'ho vissuta solo come una bolgia d'inferno in cui ci si spintonava per entrare e in cui personalmente non sono riuscita a capire una parola di quello che veniva detto), e quindi ho preferito stare regolarmente in classe.

Però non credo che si possa dire che non era legittima.

L.

"Il diabolico VP" ha detto...

anonimo ha detto: "Chi abbiamo dalla nostra parte?"

chissà qual è la parte di anonimo? e cosa avrà fatto finora per la sua parte?

Anonimo ha detto...

INSEGNANTE LETTERE SCUOLA MEDIA
Buonasera, rispondo ad Anonimo.
Non essendo né di destra né di sinistra, ma appassionata del mio lavoro, ha fatto parte per me stessa (Dante docet). A un certo punto ho capito che a nessuno importa niente dei risultati veri, ma di leccare il potere e venerare la tecnologia. Così ho reagito in silenzio. Per i miei studenti carta e penna, temi e analisi di testi letterari adatti a ragazzini. Ricordo ancora i volti sorpresi dopo la lettura della Felicità di Giovanni Pascoli o del Sabato del villaggio di Leopardi. Gli alunni stranieri, se non hanno problemi linguistici, non sono meno intelligenti e interessati degli altri. Molta geografia, approfondita la storia, memorizzazione di luoghi e date. Tutti fanno domande interessate.
Problemi di attualità affrontati leggendo i classici; gusto dello splatter affrontato leggendo Edgar Alla Poe.
Agli esami di terza media ricevo complimenti. Nessuno, né genitori né studenti, sente l'esigenza che io faccia leggere in classe Harry Potter o parli del femminicidio o insegni a pigiare dei tasti. Trasmetto il sapere che ho ricevuto dai miei insegnanti. Non è né vecchio né passato: è il fondamento della nostra civiltà e del nostro vivere nel mondo e nella storia. Di tutto il resto non mi importa niente!

Anonimo ha detto...

Anche io faccio lo stesso.

Un imprenditore ha detto...

Quello che cercano oggi i datori di lavoro è una miscela di impegno, iniziativa e responsabilità che va oltre le competenze specialistiche e professionali e che dovrebbe diventare il cuore pulsante di un rinnovamento profondo della scuola.


Un rinnovamento importante innanzitutto per le famiglie italiane che, secondo un recente sondaggio, appaiono più interessate al miglioramento della qualità dell'istruzione di quanto comunemente si pensi. Chiedono al Governo innovazioni coraggiose nei metodi di insegnamento, di valutazione delle scuole e degli orari.

paniscus ha detto...

E comunque non ho capito bene perché mai si auspicherebbe che le assemblee sindacali degli insegnanti, e SOLO quelle degli insegnanti, si tenessero fuori dall'orario di servizio "per dimostrare maggiore serietà"... quando invece è normalissimo che TUTTE le assemblee sindacali di TUTTE le categorie di lavoratori dipendenti, mica solo degli insegnanti, ma appunto di tutti, si svolgano durante le ore di servizio e prevedano la possibilità di assenza giustificata e retribuita, sotto determinate regole.

Perché mai si dovrebbe fare questa eccezione solo per gli insegnanti, giuro che non ci arrivo.

Perché si pensa davvero che gli insegnanti "lavorino poco", e quindi è giusto che compensino in altri modi, restituendo almeno una parte di qualcosa che finora hanno ingiustamente rubato? O perché gli insegnanti sono gli unici ad avere l'obbligo morale di "dimostrare serietà", mentre gli operai della Fiat o gli impiegati dell'anagrafe comunale, quelli invece no, perché sono già considerati abbastanza seri di default, da non aver bisogno di dimostrarlo?

E ribadisco che non ho nulla da rivendicare personalmente, perché all'assemblea non ci sono andata, io il 15 settembre ero in classe.

L.

Prof. Massimo Rossi ha detto...

I sindacati, dopo aver accettato ed avallato le peggiori umiliazioni per la classe docente (e questo per molti anni) adesso si risvegliano e pretendono di coinvolgere i docenti nelle loro assurde proteste contro una riforma che, per la prima volta nella storia, cerca di premiare il merito, fare una distinzione tra persone di diverso valore ed assicurare un posto fisso a decine di migliaia di precari. E' proprio vero quel che è scritto nell'articolo: in Italia viviamo un eterno '68, bisogna sempre protestare contro tutto e tutti, niente è mai accettato, tutti i governi sono accusati di voler distruggere la scuola pubblica. Purtroppo se la nostra scuola ha tanti problemi la colpa è soltanto delle farneticazioni sessantottine e della politica di sinistra, che ha distrutto l'autorità, ha ridotto i programmi e la serietà degli studi, li ha squalificati con le promozioni e le abilitazioni ai docenti garantite, ha fatto entrare nella scuola tanti progetti e attività che tolgono spazio alle lezioni, l'ha avvelenata con il sindacalismo deteriore e con il garantismo che fa sì che autentici ASINI continuino a stare in cattedra senza che nessun dirigente possa rimuoverli. Ben venga l'aumento del potere dei presidi, se questo porterà a valorizzare i docenti che meritano ed a cacciare i fannulloni. Altro che assemblee sindacali il primo giorno di scuola! Ci sarebbe da augurarsi che i sindacati sparissero finalmente dalla faccia della terra.

"Il diabolico VP" ha detto...

assolutamente da respingere le considerazioni gratuite e umorali del prof massimo rossi.


"Il diabolico VP" ha detto...

fino a prova contraria, le responsabilità ultime della situazione della scuola sono ministeriali e governative, non sindacali.

Scrima (Cisl), ecco i veri numeri delle assunzioni

"Il governo continua a utilizzare le assunzioni come arma di propaganda, diffondendo i numeri che gli convengono, tentando di farci passare come stupidi o irresponsabili, perchè non saremmo in grado di cogliere il valore di un'operazione che dà lavoro a tanta gente". Lo afferma Francesco Scrima, segretario della Cisl Scuola.

Il ministro Stefania Giannini "dice che chi contesta questa legge ha letto un'altra legge. Noi continuiamo a chiederci se questa legge l'abbia mai letta lei. Facciamo allora un po' di chiarezza sui numeri quotidianamente sbandierati attraverso un tam-tam mediatico a 360 gradi, tra giornali e apparizioni televisive che ormai non si contano più; numeri elaborati ad arte, come nel caso della vera e propria bufala del 97% di nomine accettate, senza dire che la percentuale è riferita a una porzione davvero esigua di posti; funambolismi aritmetici con cui si tenta di coprire le tante falle di un piano dagli esiti che si rivelano ben lontani dalle promesse fatte e dalle ambizioni dichiarate", continua Scrima.

"Ormai è chiaro che le 150.000 assunzioni promesse in partenza dal Governo, già ridotte di un terzo (102.000) con l'approvazione della legge, saranno in realtà molte di meno, non arrivando nemmeno a 80.000. Per ora, comunque, siamo solo a 37.200. Promessa non mantenuta, quella delle 100".
Infine Scrima rimprovera al Governo il metodo seguito nel rapporto con i sindacati: "se il governo avesse accettato di discutere le proposte da noi presentate, partendo dalla rilevazione del reale fabbisogno delle scuole e dalla stabilizzazione del lavoro precario in atto, utilizzando in modo più sensato e razionale lo stanziamento economico reso disponibile a copertura dell'operazione, le assunzioni a tempo indeterminato sarebbero state di più e non si sarebbero prodotti disagi e tensioni del tutto evitabili", conclude Scrima.

tuttoscuola.com mercoledì 16 settembre 2015

http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=36886

"Il diabolico VP" ha detto...

Manifesto per la difesa della Scuola Pubblica Statale Libera e Democratica

Coordinamento napoletano per la difesa della Scuola pubblica - 08-09-2015


La legge n. 107 del 9 luglio 2015 ha soppresso la libertà e la democrazia nella scuola pubblica di Stato.

Nell'approvarla nonostante il netto e pressoché unanime dissenso espresso dal mondo della scuola in tutte le sue componenti, il Parlamento ha compiuto il lungo percorso di dismissione della funzione civile dell'istruzione statale avviato con l'autonomia scolastica. L'autonomia organizzativa e gestionale ha cancellato l'unitarietà del sistema e ha posto i singoli istituti scolastici in competizione tra loro, privando l'istruzione della sua natura di diritto/dovere e trasformandola in una merce, soggetta alle leggi della domanda e dell'offerta.

Amputata della propria funzione civile, l'istruzione pubblica è stata ridotta alla mera funzione economica, per il controllo della quale si è istituito il Sistema Nazionale di Valutazione, che determina gli obiettivi didattici e commissaria gli istituti scolastici che ad essi non si conformino.

Con la legge n. 107/2015 il Parlamento è intervenuto su materia di rango costituzionale, qual è la scuola, malgrado la sua composizione risultasse delegittimata oltre l'ordinaria amministrazione dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale.

La legge n. 107/2015:

- ha sottoposto i docenti precari al ricatto della scelta tra lavoro e diritti;
- ha soggiogato i lavoratori alle scelte arbitrarie del Dirigente scolastico che può di fatto a propria discrezione collocarli in mobilità, demansionarli, sanzionarli con procedura monocratica;
- con l'Alternanza Scuola-Lavoro, ha piegato il diritto allo studio in sfruttamento del lavoro minorile, attribuendo alle scuole l'esercizio di un caporalato istituzionale;
- ha espropriato i docenti della propria autonomia professionale trasferendo all'INVALSI la titolarità dei parametri di giudizio dell'attività di insegnamento.

La legge n. 107/2015 palesa nel suo stesso articolato, che consta di un unico articolo con 212 commi - di cui 11 di deleghe generiche al Governo - la violenza esercitata sulle procedure legislative previste dall'Ordinamento.

La manifesta violazione dei principi costituzionali dell'identificazione del lavoro come valore fondante della Repubblica (Art. 1), dell'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (Art. 3), del diritto al lavoro (Art. 4), del diritto alla manifestazione libera del proprio pensiero (Art. 21), della libertà di insegnamento (Art. 33), del vincolo per l'iniziativa economica privata a non potersi svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla libertà e alla dignità umana (art. 41), della perequazione contributiva (Art. 53), del diritto del Parlamento di definire principi, criteri direttivi e validità temporale della delega affidata all'Esecutivo (Art. 76), dell'imparzialità dell'Amministrazione (Art. 97) impone alle cittadine e ai cittadini che si riconoscano nei valori della Repubblica nata dalla Resistenza, di contrapporsi con ogni mezzo lecito all'attuazione della suddetta legge, in virtù di quel principio non scritto, mai rigettato e pienamente vigente, che nei lavori dell'Assemblea Costituente si condensò nella seguente formulazione:
"Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è diritto e dovere del cittadino." (onn. Giuseppe Dossetti e Mario Cevolotto).

SEGUE

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=17695

"Il diabolico VP" ha detto...

SEGUITO

Le cittadine e i cittadini, le lavoratrici e i lavoratori che si riconoscono in questo Manifesto, dichiarano di dare immediato avvio a tutte le pratiche di corretta informazione, resistenza e di disobbedienza civile intese a disarticolare l'impianto della scuola disegnato dalla suddetta legge, nella chiara e convinta consapevolezza di agire nell'interesse della comunità, per la difesa dei principi di uguaglianza, libertà e di
giustizia sociale a cui sono stati educati e in cui professano fede, su di un fronte che non consente alcun margine di compromesso e nel quale a ciascuno viene chiesto di scegliere di collocarsi in solidarietà alla lotta, fino alle ultime conseguenze.
Contestualmente, le cittadine e i cittadini, le lavoratrici e i lavoratori che si riconoscono in questo Manifesto si impegnano, nelle istituzioni scolastiche e nella società civile, ad elaborare e sperimentare esperienze di didattica collaborativa, inclusiva, egualitaria e criticamente formativa per la costituzione della scuola in comunità educante libera e democratica.

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=17695

Anonimo ha detto...

E bravo Imprenditore ...

La scuola non è al servizio dei datori di lavoro. E' al servizio di una buona istruzione.

Non è diretta dalle aziende, è diretta dal suo personale.

I sondaggi sono pilotati dal Governo, che odia lo studio e la usa per vendere computer.

Chiaro?

un genitore ha detto...

Poeretti, vi manca il tempo per fare le assemblee. Il vostro lavoro è troppo faticoso e non vi lascia spazi per le questioni sindacali. E' svolto quasi totalmente da donne perché è troppo duro e lascia poco tempo libero. Avete ragione, siete degli sfruttati. Vi compatisco.

"Il diabolico VP" ha detto...


qualcuno è anche qui!

"Un troll, nel gergo di internet e in particolare delle comunità virtuali, è un soggetto che interagisce con gli altri tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi."

Anonimo ha detto...

Tante mezze verità non costituiscono la verità. Perchè ci sono anche tante mezze bugie.

Klangore Paisano ha detto...

Ho iniziato la carriera nel 1985; per almeno 15 anni ho partecipato a Consigli di Classe privi di "coordinatori". Non mi pare che "l'aggiunta" ci abbia cambiato la vita. Paralisi della scuola, perché non c'è il coordinatore di classe? o il responsabile di laboratorio? o il coordinatore di Dipartimento? Ricordate la formuletta denigratoria usata contro la filosofia? ...il Dipartimento è quella cosa, con la quale e senza la quale, la docenza rimane tale e quale. Detto questo, posso capire l'accento critico sull'"opportunità"...Però, stavolta, l'hanno fatta veramente grossa.

"Il diabolico VP" ha detto...

"Tante mezze verità non costituiscono la verità. Perchè ci sono anche tante mezze bugie."

aforisma o battuta? di per sé non risolve o inquadra nulla, bisogna vedere il caso concreto.
se è in questa discussione, quale è?

cmq sul tema;

- "Una mezza verità è una bugia intera" (a volte)
- "l'aforisma non coincide mai con la verità: o è una mezza verità, o è una verità e mezza"
- "l'aforisma viene molto apprezzato, tra l'altro perché contiene mezza verità, cioè una percentuale non insifferente"

Luigi Silvano ha detto...

Pienamente d'accordo su tutta la linea. Come si può pensare di (non) accogliere gli studenti del primo anno il primo giorno di scuola? Ci sono altre vie per protestare, come hanno garbatamente illustrato gli estensori dell'articolo. E le assemblee si possono utilmente tenere in altro orario, suvvia.
Luigi Silvano

Anonimo ha detto...

Trovo giusto, nei limiti dell'educazione, manifestare dissensi verso il ministro, come è successo a Ferrara.

Credono di poter fare tutto quello che vogliono e di governare con gli slogan.

Quando sento dire "Siate protagonisti, la scuola si rinnova" penso di essere trattato come un deficiente, un criceto con due neuroni.

MARIO

"Il diabolico VP" ha detto...

la responsabilità dell'accoglienza è del ministero e del governo, non certo dei docenti anche se questi costituiscono l'interfaccia diretta di studenti e famiglie.

la protesta è perfettamente legittima e quasi doverosa.

non c'entra proprio nulla il richiamo stantio, quasi nostalgico, al '68.

sarebbe invece da documentare e commentare il CAOS che permane ancora, sicuramente non per responsabilità dei docenti o dei sindacati.

Da nord a sud caos supplenti e orari di lezione ridotti

"Il diabolico VP" ha detto...

Record di studenti stranieri bocciati perché non sanno l'italiano: il governo chiede di chiudere un occhio con 'valutazioni adattate'

Anonimo ha detto...

ESASPERATO

Se non si protesta mai finisce che ci facciamo scippare tutto.
Ci facciamo chiamare "facilitatori" che insegnano a usare macchine
Ci facciamo scippare un anno di scuola superiore
Certifichiamo gli asini alla classe successiva se no il preside non ci dà i cioccolatini.

Rimpiango Gentile mille volte. E no: non sono fascista; no, non sono elitarista,
sì, sono democratico e credo moltissimo nell'istruzione.


Prof. Massimo Rossi ha detto...

assolutamente da respingere le considerazioni gratuite e umorali del "Diabolico VP", che oltretutto non ha neanche la lealtà necessaria per firmare con nome e cognome le sue farneticazioni.

paniscus ha detto...

per Massimo Rossi:

che si sia d'accordo o no con le posizioni del "diabolico VP", il suo vero nome è stranoto a chiunque abbia familiarità con questo blog, e con altri siti in cui si discute di scuola e a cui partecipano in buona parte le stesse persone.

Esattamente come il mio... anche se uso un nick per praticità (per non essere beccata immediatamente da qualunque alunno che faccia una ricerca su google per passare il tempo, o da qualunque bot automatico in cerca di bersagli per spam commerciale), il mio nome vero non è certo un segreto, lo sanno quasi tutti, e anche per chi non lo sa è facilissimo trovarlo.

Quindi, ripeto, il "diabolico VP" lo si può accusare di dire cose sbagliate, di esprimere considerazioni "gratuite e umorali", di proferire "farneticazioni" (non lo dico io, eh, lo dici tu) ma NON di essere un disonesto e sleale che tiene nascosta la sua vera identità anagrafica.

E comunque, se anche fosse, su questo blog non è obbligatorio dichiararla, quindi non vedo dove stia il problema.

L.

Anonimo ha detto...

ANONIMO GENOVESE INDIGNATO

Gentilissimi Presidi,

capisco la stoltezza di certe proteste, ma non si può dire sempre sì. Quando a Genova protestammo contro l'indecorosa chiusura sabatale, che obbliga gli studenti a orari assurdi e sfiancanti in cambio di un risibile risparmio, neanche un DG fu al nostro fianco nel ricorso, perduto, al TAR.
Non si può essere sempre dei conigli e piegare la schiena. Non ogni novità dovrebbe essere accettata supinamente. Purtroppo i posti di potere attirano più volentieri i servi che le persone libere. Nel nostro caso era così evidente che la scuola era trattata come l'ultima ruota del carro! Eppure ... niente.

Gruppo di Firenze ha detto...

Chiariamo però che nel nostro gruppo non siamo tutti presidi. Solo per la cronaca, non perché essere presidi sia disdicevole...

VV ha detto...


In qualità di unico rappresentante dei presidi all'interno del Gruppo, prendo atto della notizia data da Anonimo Genovese che credo senz'altro vera. Il sabato libero preme soprattutto a chi lavora nella scuola, quindi anche ai presidi, perché garantisce di avere libero il giorno più ambito, o quasi, tra quelli lavorativi. Per esempio, in questi giorni di convocazione dei collaboratori scolastici, le scuole che offrono il sabato libero sono già al completo. Invece le scuole come quella da me diretta, di solito vengono scelte tra le ultime perché, appunto, ci rifiutiamo di applicare la settimana corta per motivi didattici e "umani" provenendo la gran parte dei nostri studenti da fuori città. Naturalmente anche i ragazzi la preferirebbero, ma sta a noi adulti fare le scelte per loro più convenienti che anche nella scuola non sempre corrispondono a ciò che piacerebbe loro. Tengo a precisare che alle elementari e alle medie sono gli stessi genitori a pretendere il sabato libero.

Papik.f ha detto...

Non discuto su quanto avviene nella scuola di VV, ma espongo alcune considerazioni basate sull'esperienza personale.
Nella nostra scuola le riserve che molti insegnanti avevano nei confronti della settimana corta sono state in larga misura superate dalla proiezione di una slide con le statistiche delle presenze nei diversi giorni della settimana. Se si decide che si deve andare a scuola il sabato, occorre poi perseguire l'assenteismo di massa, perché non è affatto piacevole andare al lavoro e trovarsi presenti meno della metà degli studenti, così da dovere, aggiungendo la beffa al danno, ripetere gli argomenti della lezione in un altro giorno.
Inoltre, per qualsiasi problema che si verificasse (e se ne verificavano), non si sapeva a chi rivolgersi, perché né la dirigenza né alcun componente degli uffici di segretaria era presente. Tutti gli uffici erano sempre chiusi ogni sabato.
Infine, il lavoro di sabato comporta un considerevole disagio (non poter fare mai una gita, non poter andare a vedere una mostra in un'altra città, non poter incontrare amici e conoscenti, che nella maggior parte dei casi se lavorano di sabato lo fanno a turno, una settimana al mese o cose del genere). Questi disagi andrebbero equamente ripartiti tra tutti, da un anno all'altro, ma nei miei numerosi anni di insegnamento non mi è mai capitato di vedere una cosa del genere: ho sempre visto la casta di quelli che avevano il sabato libero divisa dai comuni mortali, che oltre tutto, visto che la casta era composta da un 40% dei colleghi, dovevano lavorare dalla prima ora all'ultima tutti i sabati.
Di conseguenza, per evitare la settimana corta sarebbero necessarie tre cose, a mio parere. 1. che gli studenti regolarmente assenti subiscano qualche conseguenza.
2. che l'orario settimanale ruotasse e non fosse sempre lo stesso per l'intero anno scolastico, in modo da distribuire il disagio tra tutti.
3. che anche gli uffici restassero aperti, con una rotazione del personale.

Anonimo ha detto...

Romano Firmani
D'accordo 100%.

Domanda: Ma perchè non si mettono i fogli di presenza alle assemblee sindacali?
Risposta : Perchè ai sindacati non conviene

Anonimo ha detto...

ANONIMO GENOVESE INDIGNATO
Prendo atto che la scuola deve essere sempre a misura dei peggiori (quelli che fanno assenza il sabato), per penalizzare tutti gli altri con orari disumani. A Rapallo non c'erano neppure le corriere che riportassero gli alunni nell'entroterra. Ci si è dovuti attrezzare con corse private (ovviamente). Chi arriva a casa alle quattro come fa i compiti per il giorno dopo? A che ora si alza al mattino? Come arriva alla settima ora?
Ma ora chiudo, non è questo il thread. Solo per mostrare che ogni forma di minima decenza e di civile dissenso muore giorno dopo giorno nella scuola italiana, mentre ci riempiamo la bocca di 2.0 e megagalattici rinnovamenti.

"Il diabolico VP" ha detto...

non hanno senso 14-15 materie, non hanno senso seste, settime, ottave ore di lezione.
non ha senso aver approvato di forza un riforma senza aver affrontato questa ed altre questioni.

riporto parte di un'intervista di quasi vent'anni fa.

Iniziamo da che cosa insegnare.

«Nella scuola italiana si vogliono insegnare troppe cose, così uno a 26 anni, è adulto, e ancora si trova sui banchi, sotto tutela per prendere la laurea o il dottorato. Ma Gianfranco Contini, a 26 anni, era professore a Friburgo! Non è che sapesse tutto, ma aveva piena responsabilità della sua vita. Allora dico: facciamo meno ore di scuola, al liceo, all’università, e diamo la possibilità di scegliere tra tante materie, tra tanti soggetti».

«In contrasto con questa mania di insegnare tutto, c’è la pedagogia anarchica per cui bisognerebbe imparare divertendosi. Così si dimentica che nell’imparare, come nello sport, parte del divertimento sta nella fatica. Alle elementari, io ho cominciato con le aste. Oggi i ragazzi non sanno scrivere e li obbligano a studiare, ingozzandoli di roba. Si capisce che poi gli viene l’inappetenza».


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Intervista a Giovanni Pozzi.

“Non siate snob, salvate la scuola”

di Silvia Giacomoni – la Repubblica – 27 novembre 1996 – pag. 37

3 settembre 2015 18:14

VV ha detto...

Papik:
"1. che gli studenti regolarmente assenti subiscano qualche conseguenza.
2. che l'orario settimanale ruotasse e non fosse sempre lo stesso per l'intero anno scolastico, in modo da distribuire il disagio tra tutti.
3. che anche gli uffici restassero aperti, con una rotazione del personale."

Queste istanze rappresentano condizioni imprescindibili per poter tenere aperta la scuola il sabato, così come si deve trovare ad ogni costo il modo di penalizzare chi il sabato a scuola non viene anche perché da qualche anno nelle notti del venerdì molti ragazzi tirano tardi in discoteca. Naturalmente tra i criteri per assegnare la condotta si deve tener presente anche il numero dele assenze e senz'altro i docenti farebbero bene, di fronte ad assenze cosi poco motivate, ad andare avanti col programma senza alcuna misericordia e senza rispiegarlo agli assenti.
tengo però a precisare che i criteri per la formulazione dell'orario, compreso quello della rotazione, li propone il Collegio.
Per interesse del tutto personale, il sabato senza scuola mi assicurerebbe in maniera ufficiale un giorno libero alla settimana, ma il solo pensiero, come scrive VP, che questo comporti durante gli altri giorno il prolungamento delle attività didattiche fino alle 16.00 o alle 17.00 mi fa rabbrividire. Molti studenti del Saffi tornerebbero a casa quasi sempre, come diciamo in Toscana, a buio fatto, e sfido chiunque a poter pensare che una volta a casa siano poi in grado di mettersi a studiare.
Infine mi sembra opportuno ricordare come la quasi totalità delle nostre scuole sia indecorosa e comunque tale da non poter permettere agli studenti, e ai docenti, di avere spazi onde poter pranzare e trascorrere le eventuali ore di buco in modo costruttivo e rilassante.

VV ha detto...

scusate, volevo terminare così: in modo costruttivo, rilassante e comunque dignitoso.

Papik.f ha detto...

Quanto dice VV è giusto, tuttavia l'apertura degli uffici di segreteria non dipende dal Collegio dei Docenti e non tutti i dirigenti si comportano come lui, nel senso che c'è chi il sabato libero se lo prende comunque.
Per quanto riguarda l'orario, le Commissioni che lo stabiliscono hanno in genere amici e nemici e in ogni caso un collega pari grado è troppo debole per potersi opporre con fermezza a certe sollecitazioni (non di rado provenienti proprio da chi più si oppone alla settimana corta). Un controllo dall'alto invece di una delega totale a volte sarebbe opportuno (e certamente non intendo riferirmi a quanto avviene nella scuola di VV, bensì a casi che conosco direttamente; peraltro ho avuto anche dirigenti che tentavano di imporre una maggiore equità, ma si facevano un fegato così, per dirla volgarmente).
Nella mia scuola comunque non si va oltre le 15.00 ma sono d'accordo che anche questo è troppo e che spazi per pranzare decorosamente non ce ne sono. D'altra parte i sabati trascorsi in aule semivuote li ho sperimentati di persona, non ne parlo per sentito dire.
E ho sperimentato di persona anche le ferme sollecitazioni dirigenziali a non tener conto del limite di presenze del 75%, figuriamoci che succederebbe se qualcuno proponesse di penalizzare gli studenti che si assentano in occasioni specifiche o superano il limite di assenze soltanto per alcune materie.
Tenderei a condividere l'idea sottintesa di VP: innanzitutto si dovrebbe stabilire se, per varie ragioni, l'esigenza della società attuale, condivisa dalla maggior parte delle famiglie, è una settimana scolastica di cinque giorni, come a me sembra. Finché ero nell'istruzione professionale non mi è mai accaduto, ma più di recente, in occasione delle giornate di orientamento, ho notato che non è raro sentirsi chiedere dai genitori "ma c'è la settimana corta? altrimenti andiamo altrove".
In un secondo tempo, se così fosse, occorrerebbe decidere se assecondare questa esigenza e ridurre le ore di lezione settimanali a 30. Oppure decidere di contrastarla, ma allora imponendo a tutti gli Istituti di distribuire le lezioni su sei giorni.
Nel primo caso, ritorniamo al discorso generale del thread: è possibile ipotizzare una riduzione delle materie?
Nel secondo caso, occorre chiarire quali provvedimenti prendere per assicurare la presenza. Ad esempio, si potrebbe specificare che le ore di presenza minima debbono essere per singola disciplina e non globali. Ma servirebbe una normativa che metta i Consigli di Classe al riparo dalle intromissioni dei vari TAR, perché quella attuale, a quanto sembra, non è tale.
Infine, per venire all'aspetto puramente sindacale, che è certamente meno importante degli altri, ma ha il suo peso: poiché il lavoro di sabato comporta un disagio (e spesso spese aggiuntive per stipendiare personale che assista bambini o anziani), prevedere un'indennità aggiuntiva per chi si sottopone a tale disagio. Ma questa, lo so, è mera utopia.

VV ha detto...

Analisi che condivido pienamente. Per l'ultimo punto proporrei di coinvolgere le rsu perché la proposta non è immotivata. Per esempio, a quei docenti che si spostano in molte scuole dalla sede centrale alla succursale è assai diffuso il criterio( buono) di compensare il disagio anche con un piccolo riconoscimento economico.

paniscus ha detto...

VV ha scritto:

Tengo a precisare che alle elementari e alle medie sono gli stessi genitori a pretendere il sabato libero.
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Alle elementari e alle medie i genitori pretendono il sabato libero perché vogliono che l'orario di scuola dei figli segua il più possibile l'orario di lavoro proprio, ossia ragazzini più sorvegliati possibile nelle ore di lavoro dei genitori, e lasciati liberi di seguire le attività dei genitori nel tempo libero.

Non appena i ragazzi sono abbastanza grandi per essere lasciati da soli per qualche ora al giorno, l'esigenza non esiste più... però poi, anche alle superiori, c'è un sacco di gente che continua a chiedere la settimana corta solo per pura e semplice inerzia, perché erano già abituati ad avercela alle elementari e alle medie, e non vedono alcun motivo per cambiare.

Poi nel giro di un paio d'anni, diciamo dai 14 ai 16 anni di età dei pargoli, si accorgono che sono cambiate abissalmente sia le dinamiche familiari, sia gli impegni dei figli nello studio a casa.

Ossia, colcavolo che i figli hanno più voglia di seguire pedestremente le attività dei genitori nel weekend (al massimo, il sabato mattina lo passano a dormire fino a mezzogiorno perché hanno tirato tardi il venerdì)... e però contemporaneamente, nei giorni feriali, arrivano a casa alle tre del pomeriggio, e hanno da studiare a casa le materie di sei ore invece che di cinque.

E allora il fratello minore che vuole iscriversi alla stessa scuola sceglie la sezione senza settimana corta, e poi si lamenta di avere il sabato impegnato, e il ciclo ricomincia.

L.

Anonimo ha detto...

Ciao colleghi.
30 alunni (20 maschi), sette ore di lezione per avere il sabato libero (ho perso un giorno libero all'interno della settimana in cui potevo girare per uffici, riposarmi etc.).
Ora assegno meno compiti, faccio vedere un film. Studiamo meno.
Problema risolto.

Anonimo ha detto...

Panta rei

Anonimo ha detto...

A.G.I.
Al nautico di C... 32 studenti in una classe. Dopo la quinta ora buttano oggetti dalla finestra.
I giovani sono diventati la sentina della nostra società?