sabato 13 maggio 2017

SE AL MINISTRO STA A CUORE IL SÌ DEI SINDACATI

Il silenzio del mondo della scuola, in particolare di gran parte dei vertici ministeriali, sui gravi episodi di boicottaggio dei test Invalsi da parte di intere classi conferma una tendenza a non prendere posizioni sgradite a chi da anni ispira queste forme di protesta e irride al rispetto della legge infrangendola e permettendo che venga infranta impunemente. Sarebbe doveroso chiarire che il dissenso su queste prove è legittimo, solo che non può essere esercitato né fomentato in forme illegali. Invece l’attuale ministra sembra in sintonia con molti suoi predecessori, che di fronte a comportamenti inaccettabili messi in atto dagli studenti, ma anche da alcuni dirigenti e docenti che non vogliono sanzionarli, hanno fatto finta di nulla, adottando la regola aurea del tirare a campare il più a lungo possibile. Non a caso da decenni la più instabile tra le cariche ministeriali è proprio quella dell’Istruzione, dato che i presidenti del consiglio solitamente non sono disponibili a prendere posizione nel campo minato della scuola e preferiscono sacrificare un ministro piuttosto che scontrarsi con la protesta nelle scuole. Per non rischiare la fine anticipata del loro mandato, i ministri dell’istruzione hanno un metodo sicuro: quello di restare in sintonia con i sindacati della scuola. Dai quali gran parte dei docenti e anche molti dirigenti si sentono inspiegabilmente garantiti, pur avendo in questi decenni perduto prestigio, considerazione e il giusto compenso per un lavoro sempre più insostenibilmente gravoso. Così va il mondo scolastico, come ben sa l’ex ministro Luigi Berlinguer, che si fidò fino in fondo della Cgil quando volle creare, su proposta di quest’ultima, una carriera per i docenti attraverso il cosiddetto «concorsaccio»: strumento questo pensato e progettato da gente che della scuola e dei docenti dimostrò di avere un rispetto e una considerazione pressoché inesistenti. E come ben sa la ex ministra Giannini che per aver cercato di scalfire lo strapotere sindacale sul mondo scolastico è stata alla fine liquidata unitamente a gran parte dell’anima innovativa contenuta nella legge 107, quella della cosiddetta Buona scuola. Pertanto i silenzi della ministra Fedeli non mi stupiscono. Ha taciuto anche quando è stata chiamata a rispondere sulla necessità di recuperare le competenze di base in italiano di troppi studenti, competenze che sono il fondamento della nostra cultura e della nostra appartenenza a una comunità che senza la lingua rischia di disintegrarsi. Sebbene il tanto da lei venerato don Lorenzo Milani ritenesse che solo l’uso e la conoscenza corretta della lingua italiana rendono gli uomini uguali, di fronte all’appello di oltre settecento intellettuali italiani la Fedeli non ha dato alcuna risposta concreta, forse per non entrare in conflitto con certa sinistra anche sindacale che immediatamente si è schierata contro quell’appello. Perché la grammatica, secondo le logiche dell’ideologia, ma non della didattica, rappresenta ancora per qualcuno la sopravvivenza di un passato che deve essere sepolto e dimenticato a vantaggio della libertà creativa dei bambini. A ciò si aggiunga la necessità «politica» che il governo ha di ricucire i rapporti con i sindacati e tutto sembra tornare perfettamente. Insomma il ritorno al passato sembra quanto mai necessario, salvo che per la grammatica e per l’ortografia.
Valerio Vagnoli
"Corriere Fiorentino", 13 maggio 2017

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Non so quanti post ho iniziato scrivendo 'Al Ministero non interessa ...'.
Bisognerebbe evitare di ripetersi, ma più o meno la dinamica è sempre quella: introdurre innovazioni-peggioramenti in un clima di complessiva ostilità sociale e governativa verso l'apprendere, il tramandare e il curare l'educazione. Non amo affatto i test INVALSI, ma pare che alla fine non interessino neppure quelli (tanto tutti promossi).
Al miur sono attualmente paralizzati da centinaia di ricorsi contro le mostruosità che hanno creato (si parla di almeno 600), mentre in silenzio continua l'idea di tagliare un anno di superiori, per me il loro vero e turpe obiettivo.
Mi fa piacere che in un Land tedesco abbiano constatato il disastro di tale sperimentata riforma e stiano tornando indietro.
Magari verrà pure l'alba del giorno in cui torneremo indietro anche noi, non comunque con queste mezze tacche di funzionari tronfi di tecnosperimentazioni e angloteismo.
Per ora, il piano è sempre più inclinato.
RR

Alessandro ha detto...


Ciascun ministro ha piazzato i propri scagnozzi che a loro volta hanno piazzato i loro e via di seguito. Ad impossibilia nemo tenetur.
Alessandro

paniscus ha detto...

Che piaccia o no, l'obbligo delle prove invalsi riguarda le scuole e non i singoli studenti, quindi la scuola è tenuta a organizzarle, ma per gli studenti non c'è nessun obbligo di venire a farle,e non possono essere sanzionati per quello.

E oltretutto (ancora più importante) le prove invalsi dovrebbero essere ANONIME e dovrebbero essere usate solo a fini statistici complessivi e non certo per mettere un voto formale al singolo studente su quella prova, come se fosse una verifica scolastica come tutte le altre.

Per cui, se qualcuno non viene a farle, è nel suo pieno diritto, non perde niente e non rischia niente, e se la scuola pretende di sanzionarlo commette un abuso grave.

VV ha detto...

Confermo che ".... il dissenso su queste prove è legittimo, solo che non può essere esercitato né fomentato in forme illegali" quali, per esempio, quelle d' impedire ai compagni di entrare a scuola.
VV

paniscus ha detto...

Che la Giannini sia considerata una povera vittima sacrificale innocente, che non ha avuto nessuna colpa reale (né di influenza distruttiva consapevole, né di semplice negligenza cialtrona), e che "sarebbe stata presa di mira solo per aver tentato di scalfire lo strapotere dei sindacati", è veramente insostenibile.

La Giannini, in tutta la storia nazionale dell'istruzione, è stata uno dei ministri più incompetenti, più arroganti, più superficialmente indifferenti al proprio ruolo, e più volgarmente sprezzanti delle responsabilità che esso implicava.

Forse la batteva (in peggio) solo la Gelmini, ma di misura strettissima.

Perfino la Moratti aveva dimostrato una capacità organizzativa migliore, anche se sempre ispirata a un'ideologia che io considero dannosa e che combatto finché posso.

Ma la sciatteria, l'improvvisazione e il disprezzo per il lavoro altrui dimostrati dalla Giannini, sono veramente estremi.