domenica 7 ottobre 2018

OCCUPAZIONI CONTRO LA MANOVRA CHE PENALIZZA I GIOVANI? NON È UNA BUONA IDEA

Qualche giorno fa Pietro Ichino, in un editoriale sul suo blog, riferendosi alla manovra del governo si chiedeva come sia possibile che gli adolescenti e i ventenni di oggi non abbiano niente da ridire “sul vero e proprio furto che la generazione dei loro padri e nonni sta perpetrando ai loro danni”. Trenta miliardi che si aggiungono ai 2300 del debito pubblico, altri miliardi di interessi da pagare a chi presta i soldi allo Stato, in definitiva “alto rischio di non avere né lavoro, né assistenza, né pensione”. E ricordava di essere sempre stato un critico severo delle occupazioni scolastiche, ma aggiungeva: “Quest’anno, però, riconosco che un motivo forte e specifico per protestare – tutto sta nello scegliere la forma più efficace – i giovani in quanto tali lo avrebbero”.
Due giorni dopo il direttore del “Foglio” Claudio Cerasa ha rilanciato l’idea precisandola: occupate per un giorno la vostra scuola in difesa del vostro futuro. Le occupazioni in genere sono “carnevalate”, ma per una volta si può fare eccezione.
Stimiamo tutti e due i proponenti e comprendiamo le loro preoccupazioni; ma non siamo d’accordo. La pratica delle occupazioni non è solo una “carnevalata”, un vuoto rituale e un modo per fare vacanza o bisboccia; è soprattutto una pratica illegale e quindi diseducativa, che oltretutto ha deluso e allontanato dalla politica moltissimi ragazzi, come sanno tanti docenti e dirigenti. Anche quando nel suo ambito si organizzano attività alternative varie per dare alla cosa una vernice di serietà, resta comunque un’interruzione di pubblico servizio, un’invasione di edifici altrui (checché ne vaneggi la Cassazione), una dilapidazione di denaro dei cittadini, una sopraffazione di minoranze (o maggioranze che siano) su chi vuole seguire le lezioni. Riabilitare, anche se pro tempore, le occupazioni per contrastare una manovra basata su deficit e debito accredita l’idea che l’importanza della causa giustifichi l’aggiramento delle leggi. Dobbiamo invece ricordare ai ragazzi che hanno molti strumenti per farsi sentire: da internet ai tradizionali volantini, dai comunicati stampa alle lettere aperte. C’è poi il monte ore delle assemblee d’istituto, che potrebbero essere in parte accorpate per indire una giornata di discussione e di protesta invece che di occupazione. Ci sono infine i vari modi di manifestare il proprio pensiero nelle piazze e davanti alle sedi istituzionali. Tutto sta, appunto, nello scegliere la forma più efficace, ma rispettando le leggi e i diritti altrui.
Giorgio Ragazzini

3 commenti:

lio pascal ha detto...

Condivido! Occupare le scuole è politicamente ininfluente e pedagogicamente dannoso! QuesTi incapaci stanno operando danni terribili già per il presente, ma, soprattutto, per il futuro! Maledetti chi ne ha permesso l'avvento e che individuo nella miopia della commissione europea e nel sussieguoso PD!

Stefana Lefebvre ha detto...

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