martedì 21 maggio 2013
DUEMILASEICENTO STUDENTI SULLE NAVI DELLA LEGALITÀ: QUANTI DI LORO COPIERANNO ALL'ESAME?
Ripartono anche quest’anno le navi della legalità. Non è che non si
apprezzino le buone intenzioni, ma la vera educazione civica non passa né da queste megagite, né dai cortei di “Libera”, né dagli innumerevoli e
multiformi progetti inseriti nei Pof. La psicologia dello sviluppo ci assicura
che le regole – cioè il principio di realtà, cioè i limiti, cioè i diritti con
i doveri – si imparano gradatamente e con l’allenamento costante fin dai primi
mesi e che i discorsi contraddetti dai fatti, le trasgressioni senza
conseguenze e la grammatica del vivere senza la pratica non servono a molto.
Speriamo quindi che Maria Chiara Carrozza, che si imbarca anche lei con
destinazione Palermo, prenda l’iniziativa più utile in questo momento per la
formazione degli studenti: quella di rispondere positivamente alle proposte dell’Associazione
Nazionale Presidi per garantire la correttezza degli esami, altrimenti destinati
a trasformarsi, anche per i reduci dalla crociera legalitaria, in un istruttivo
stage sull’imbroglio impunito. (GR)
mercoledì 15 maggio 2013
CORRETTEZZA DEGLI ESAMI: NON È SOLO QUESTIONE DI TECNOLOGIA
Della lettera dell’Anp al Ministro con cui Giorgio Rembado chiede in
sostanza di fare tutto il possibile per evitare che gli esami di Stato siano
una barzelletta, i giornali e i siti web mettono soprattutto in evidenza,
specie nei titoli, la proposta di utilizzare i rilevatori di cellulari e quella
di vietare ai siti la pubblicazione in tempo reale di traduzioni e soluzioni
dei problemi. Continua a leggere.
martedì 14 maggio 2013
MERITO E LEGALITÀ NEGLI ESAMI, PRIMO ESAME PER IL NUOVO MINISTRO
Le tre testate del “Quotidiano
Nazionale” pubblicano oggi un servizio
sulle proposte dell’Anp e nostre al Ministro Carrozza per garantire finalmente –
o almeno perseguire con convinzione – la piena regolarità degli esami di Stato.
Con quale autorità ed energia lo Stato si sia fatto sentire fino a oggi, la dice lunga la notizia di un gentlemen agreement vigente da due anni tra il sito Skuola.net, segnalato da “Tgcom24” e “Repubblica.it”, con il quale il sito (non tutti gli altri) si impegnava a “pubblicare le soluzioni solo dopo il tempo minimo di consegna delle prove. In questo modo chi ha concluso la prova nei tempi minimi, può fruirne liberamente senza violare alcuna regola”. Quindi bastava pazientare un paio d’ore per il via libera all’imbroglio. (GR)
Leggi anche: “Il Sole24Ore”, “Tgcom24”, “Repubblica.it”. “TMNews” riferisce sull'esperienza tedesca.
Con quale autorità ed energia lo Stato si sia fatto sentire fino a oggi, la dice lunga la notizia di un gentlemen agreement vigente da due anni tra il sito Skuola.net, segnalato da “Tgcom24” e “Repubblica.it”, con il quale il sito (non tutti gli altri) si impegnava a “pubblicare le soluzioni solo dopo il tempo minimo di consegna delle prove. In questo modo chi ha concluso la prova nei tempi minimi, può fruirne liberamente senza violare alcuna regola”. Quindi bastava pazientare un paio d’ore per il via libera all’imbroglio. (GR)
Leggi anche: “Il Sole24Ore”, “Tgcom24”, “Repubblica.it”. “TMNews” riferisce sull'esperienza tedesca.
domenica 12 maggio 2013
UN PASSO AVANTI PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE IN TOSCANA
La Regione Toscana ha aperto agli
Istituti alberghieri la possibilità di sperimentare in alcune prime classi, dal settembre 2013, il cosiddetto percorso
professionale “complementare”. A differenza di quello “integrato” ... Continua a leggere.
venerdì 10 maggio 2013
LETTERA AL NUOVO MINISTRO CARROZZA: GARANTISCA LA CORRETTEZZA DEGLI ESAMI
Fin dalla nostra prima iniziativa per un corretto
svolgimento degli esami di Stato – una dichiarazione sottoscritta da diverse centinaia
di dirigenti scolastici e docenti – l’Associazione Nazionale Presidi (Anp), la
più rappresentativa della categoria, ha condiviso con grande convinzione la
necessità sollevare il problema, cogliendone tutto lo spessore etico e educativo.
Dopo avere scritto in proposito al Presidente della Repubblica, oggi il Presidente dell'Anp Giorgio Rembado ha inviato una lettera al nuovo Ministro dell’Istruzione, chiedendole di assumere le iniziative più efficaci per contrastare la pratica del plagio. Sarebbe infatti ora – per dirla con il sociologo Marcello Dei – che la scuola smettesse di impartire “lezioni di imbroglio”. Leggi.
Dopo avere scritto in proposito al Presidente della Repubblica, oggi il Presidente dell'Anp Giorgio Rembado ha inviato una lettera al nuovo Ministro dell’Istruzione, chiedendole di assumere le iniziative più efficaci per contrastare la pratica del plagio. Sarebbe infatti ora – per dirla con il sociologo Marcello Dei – che la scuola smettesse di impartire “lezioni di imbroglio”. Leggi.
GIORGIO ISRAEL SFERZA L'INVALSI
Sul “ilsussidiario.net”
Giorgio Israel ricapitola in modo incisivo le argomentazioni contro un uso
estensivo dei test, al di là della verifica di conoscenze e capacità elementari.
Intanto prosegue la battaglia dei Cobas che hanno indetto tre giorni di
sciopero in coincidenza con le date di “somministrazione” dei questionari. Israel,
però, non si oppone alla valutazione in quanto tale, mentre il rifiuto dei
Cobas è integrale e anche ideologico, in quanto considerano le prove Invalsi espressione del sistema
politico ed economico dominante, che vuole spingere la scuola a adeguarsi "alle esigenze del sistema produttivo". (GR) Leggi.
giovedì 2 maggio 2013
PRIMI PASSI PER MARIA CHIARA CARROZZA
Concediamo senz’altro che sia presto per trinciare valutazioni sul Ministro
Carrozza, che in partenza si intende probabilmente più di università che di
scuola, come il suo predecessore. Facciamole anzi i nostri auguri di buon lavoro, mentre aspettiamo la tradizionale audizione inaugurale nelle Commissioni parlamentari e le nomine dei sottosegretari (sperando che almeno uno conosca le aule scolastiche). Accogliamo con
soddisfazione il suo “sì, ma...” sull’informatica
nella didattica. Dobbiamo però notare che il canovaccio del suo programma (speriamo
modificabile e interpretabile) ricalca quello del Pd firmato da Francesca Puglisi, di cui ci siamo occupati criticamente in una precedente nota.
Infatti nell’intervista
rilasciata a “Huffington post”, si legge tra l’altro che “il tempo scuola è
il miglior antidoto alla dispersione scolastica”, cioè più si sta a scuola,
meglio è, secondo un’equivalenza tutt’altro che evidente fra quantità e qualità;
che il biennio iniziale delle superiori deve essere unitario, benché le
esperienze di maggiore differenziazione fin da dopo le medie si raccomandino
per il successo contro la dispersione; e infine che è necessaria la
trasformazione dei docenti in “facilitatori dell’apprendimento” in modo da “catturare le teste veloci degli
adolescenti”. Staremo a vedere. Per il momento limitiamoci a sperare che il
nuovo ministro dimostri spirito antidogmatico, concretezza e apertura alle voci
dell’esperienza sul campo; che valorizzi il merito e la responsabilità come pilastri indispensabili a una scuola che funzioni; e che non si faccia ingabbiare – come si augura
Giorgio Israel in ampio intervento
su “ilsussidiario.net” – “dal prepotere di una burocrazia e di una dirigenza
che ha sempre detto, neanche sottovoce, ‘i ministri passano e noi restiamo’ ”.
(GR)
LEGALITÀ: DALLA PREDICA ALLA PRATICA
“Professione Docente”, il mensile della Gilda degli Insegnanti, pubblica un’intervista
sull’educazione alla legalità a Pier Camillo Davigo, noto per aver fatto parte del
pool di “Mani pulite”. Due i punti forti della sua posizione in merito: un giudizio nettamente critico sui progetti
in voga nelle scuole (“Penso che
qualche ora di dibattito sui temi della legalità non possa che essere un
piacevole diversivo rispetto alle lezioni”); e il legame fra le piccole
infrazioni e quelle più grandi: cosa per niente scontata per la forma mentis di
troppe persone, evidenziata di recente anche da una ricerca sugli studenti
lombardi segnalata su questo blog il 22 marzo scorso (Legalitari a parole). Decisamente
riduttiva, invece, la spiegazione che Davigo fornisce della forte tendenza a
imbrogliare fra gli studenti italiani: il fatto che i docenti sono sia “allenatori”
che “esaminatori” dei loro allievi. Ben più complesse, infatti, sono le radici storiche, etiche e sociali del
fenomeno. Leggi l'intervista.
domenica 28 aprile 2013
USA: FALSIFICATI I RISULTATI DEI TEST PER AVERE GLI AUMENTI
Su “Sette” Massimo Gaggi
riferisce dagli Usa di casi in cui i docenti hanno falsificato – elevandoli – i
punteggi dei test, per vedersi così garantiti gli aumenti di stipendio legati
alle “performance” scolastiche dei loro allievi. E tutto fa pensare che,
indagando ovunque, i casi si moltiplicherebbero. Inoltre il sistema stesso dei test,
che avrebbe dovuto migliorare il sistema scolastico statale americano, non
sembra dare i risultati desiderati. Il profitto degli studenti sta precipitando, soprattutto “per la difficoltà di gestire l’istruzione in una società
multietnica”; e, aggiungerei, perché una scuola statale sempre più dequalificata
è ormai prevalentemente destinata quasi esclusivamente ai più svantaggiati. Quella privata è assai costosa, lo sappiamo, e garantisce di
solito ben altri risultati. Tra l'altro vale la pena di ricordare che un fattore di miglioramento per i più svantaggiati è costituito dalla convivenza con compagni motivati e convinti dell'importanza della cultura. In ogni caso non sembra proprio che la qualità della scuola migliori con gli incentivi e con l'uso generalizzato dei test nella didattica. Sarebbe opportuno che il nuovo ministro. dell'istruzione Carrozza riflettesse su quanto sta avvenendo nella scuola americana e informasse in proposito i funzionari ministeriali ai quali piace tanto quel modello. Leggi l'articolo. (VV)
mercoledì 17 aprile 2013
NELLA PROTESTA CONTRO I TEST INVALSI IL FINE NON GIUSTIFICA I MEZZI
“Tenete a casa
i vostri figli nei giorni in cui verranno fatti i test Invalsi” è il
suggerimento che arriva dalla Rete delle scuole fiorentine, come riferisce un articolo
della Nazione di sabato 13 aprile. “L’alternativa”, secondo Valerio Cai,
rappresentante sindacale di base, “è entrare in classe, ma non fare quei test
che, ricordiamolo non sono obbligatori. Insomma chi li salta non rischia
nessuna conseguenza sulla valutazione”. Quanto alle motivazioni dice Nino
Moscato, docente del Liceo Michelangelo: “Non ci rifiutiamo di essere valutati,
ma ci opponiamo a questo addestramento ai test, che finirà per annullare il
vero obiettivo della scuola, chiamata a formare cittadini, quindi persone
dotate di spirito critico”.
Come “Gruppo di Firenze” abbiamo più volte espresso dei rilievi critici nei confronti di queste prove, per la poca chiarezza sugli obiettivi da parte del Ministero, per la scarsa corrispondenza tra quello che i test richiedono e quello che si insegna e soprattutto per il grave rischio di andare verso un insegnamento prevalentemente orientato alla soluzione dei test stessi.
Tuttavia i colleghi della Rete mostrano di avere una ben scarsa consapevolezza del loro ruolo nel momento in cui promuovono una forma di protesta che costituisce una indecorosa strumentalizzazione degli studenti. Il fine non giustifica i mezzi, come dovrebbe essere chiaro soprattutto a degli educatori, e un minimo di scrupolo deontologico avrebbe dovuto scoraggiare una simile manipolazione dei ragazzi, che certo non hanno gli elementi per farsi autonomamente un’opinione in merito. Lo stesso dicasi del rappresentante sindacale di base che propone un’alternativa apparentemente più soft, ma ugualmente scorretta, suggerendo agli studenti di rifiutarsi di fare i test. È invece legittima e certamente più appropriata l’indizione di uno sciopero nei giorni dei test Invalsi, anche se i sindacati di base non devono avere molta fiducia in una massiccia adesione, se hanno deciso di affiancare allo sciopero l’inaccettabile appello di cui sopra. Dopo tutto delegare la protesta agli studenti è certamente più economico.
(A.R.)
Come “Gruppo di Firenze” abbiamo più volte espresso dei rilievi critici nei confronti di queste prove, per la poca chiarezza sugli obiettivi da parte del Ministero, per la scarsa corrispondenza tra quello che i test richiedono e quello che si insegna e soprattutto per il grave rischio di andare verso un insegnamento prevalentemente orientato alla soluzione dei test stessi.
Tuttavia i colleghi della Rete mostrano di avere una ben scarsa consapevolezza del loro ruolo nel momento in cui promuovono una forma di protesta che costituisce una indecorosa strumentalizzazione degli studenti. Il fine non giustifica i mezzi, come dovrebbe essere chiaro soprattutto a degli educatori, e un minimo di scrupolo deontologico avrebbe dovuto scoraggiare una simile manipolazione dei ragazzi, che certo non hanno gli elementi per farsi autonomamente un’opinione in merito. Lo stesso dicasi del rappresentante sindacale di base che propone un’alternativa apparentemente più soft, ma ugualmente scorretta, suggerendo agli studenti di rifiutarsi di fare i test. È invece legittima e certamente più appropriata l’indizione di uno sciopero nei giorni dei test Invalsi, anche se i sindacati di base non devono avere molta fiducia in una massiccia adesione, se hanno deciso di affiancare allo sciopero l’inaccettabile appello di cui sopra. Dopo tutto delegare la protesta agli studenti è certamente più economico.
(A.R.)
sabato 13 aprile 2013
SULLA SERIETÀ DEGLI ESAMI L'ANP SCRIVE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
L’ANP,
la più rappresentativa associazione dei dirigenti scolastici, pubblica oggi sul
suo sito una lettera inviata ieri al Presidente della Repubblica in merito al
problema della regolarità degli esami di Stato, la cui credibilità è ogni anno
gravemente compromessa dalle molteplici notizie di comportamenti scorretti e
dai risultati dei sondaggi su quanti hanno copiato o tentato di copiare - a volte, purtroppo, anche grazie alla "comprensione" di alcuni colleghi non consapevoli dei loro doveri e del loro ruolo educativo.
La lettera è introdotta da una nota intitolata Legalità in teoria e in pratica, che qui riproduciamo.
La lettera è introdotta da una nota intitolata Legalità in teoria e in pratica, che qui riproduciamo.
Già negli anni scorsi, Anp si è pubblicamente
spesa – anche in appoggio alle iniziative del Gruppo di Firenze – per il
regolare svolgimento degli esami di maturità, da troppo tempo ormai messo in
discussione dalle tecniche di comunicazione a distanza che trovano efficace e
facile supporto nelle più recenti tecnologie portatili: smartphone e terminali
sempre più piccoli e sempre più ricchi di prestazioni.
In gioco non è solo una questione giuridica e neppure il torto che così vien fatto in danno di coloro che le stesse prove affrontano fidando solo nella propria preparazione e nel proprio impegno. Ne va della credibilità della scuola come istituzione educativa, nella quale – con lo sforzo di molti – si opera per costruire nei giovani il senso della legalità ed il rispetto per le regole della propria comunità.
Siamo convinti che la dimensione valoriale dell'istruzione, come abbiamo scritto anche nel nostro recente "Manifesto per la Scuola” sia una componente tutt'altro che secondaria ed opzionale del servizio pubblico reso al Paese. Ne siamo tanto convinti che abbiamo deciso questa volta di rivolgerci alla più alta istanza dello Stato, al soggetto istituzionale che rappresenta l'unità e l'essenza del nostro essere comunità civile: il Presidente della Repubblica.
In allegato, trovate la lettera che il presidente Anp, Giorgio Rembado, in accordo ancora una volta con il Gruppo di Firenze, ha indirizzato ieri a Giorgio Napolitano.
La lettera al Presidente della Repubblica.
In gioco non è solo una questione giuridica e neppure il torto che così vien fatto in danno di coloro che le stesse prove affrontano fidando solo nella propria preparazione e nel proprio impegno. Ne va della credibilità della scuola come istituzione educativa, nella quale – con lo sforzo di molti – si opera per costruire nei giovani il senso della legalità ed il rispetto per le regole della propria comunità.
Siamo convinti che la dimensione valoriale dell'istruzione, come abbiamo scritto anche nel nostro recente "Manifesto per la Scuola” sia una componente tutt'altro che secondaria ed opzionale del servizio pubblico reso al Paese. Ne siamo tanto convinti che abbiamo deciso questa volta di rivolgerci alla più alta istanza dello Stato, al soggetto istituzionale che rappresenta l'unità e l'essenza del nostro essere comunità civile: il Presidente della Repubblica.
In allegato, trovate la lettera che il presidente Anp, Giorgio Rembado, in accordo ancora una volta con il Gruppo di Firenze, ha indirizzato ieri a Giorgio Napolitano.
La lettera al Presidente della Repubblica.
giovedì 11 aprile 2013
DANTE E L'EX-BRIGATISTA
Pubblichiamo la lettera che Valerio Vagnoli, dirigente scolastico e membro del Gruppo di Firenze, ha inviato alla Società Dantesca Italiana.
Gentili Dirigenti della Società
Dantesca Italiana,
la settimana scorsa alle scuole
superiori di Firenze è arrivato il vostro invito a una serie di Lecturae
Dantis tenute da studiosi più o meno noti. L’ex-brigatista Enrico Fenzi
(dissociato ma non pentito), esperto di Dante e della letteratura del Due
-Trecento, dovrebbe tenere la lettura del XV canto del Paradiso. Venerdì scorso
chi scrive ha espresso sul Corriere Fiorentino il proprio disappunto per questa
presenza, che potrebbe risultare una ennesima mancanza di sensibilità in una
città dove sono ancora vive le ferite inferte ad alcune famiglie dai
brigatisti. Mi sembra poi particolarmente sconcertante che un personaggio del
genere possa essere proposto a un pubblico di studenti proprio il 9 maggio,
giorno in cui, secondo le raccomandazioni ministeriali, dovremmo nelle scuole
ricordare le vittime degli anni di piombo, essendo la data in cui le brigate
rosse, giusto trentacinque anni fa, assassinarono Aldo Moro. Oltretutto l’ex
brigatista, richiesto da una giornalista se avesse cercato di capire il punto
di vista dei figli degli uccisi dai terroristi, ha risposto “di fare fatica a
capirlo”, pur rispettandolo.
Signori della Società dantesca fiorentina,
sono certissimo della vostra buona fede e penso che la data del 9 maggio,
quella in cui si dovrebbe tenere la lezione di Enrico Fenzi, sia frutto solo
del caso o del difficile compito di tenere conto degli impegni degli studiosi.
Ma proprio questo dimostra che la memoria va tenuta viva e non solo nelle
scuole. Sarebbe un bel contributo in questo senso una vostra decisione di
rivedere il calendario delle Lecturae, se non altro in nome di quella
pietas che Dante ci ha insegnato a coltivare nei confronti della sofferenza
degli altri, seppur dannati, e che qualcuno non riesce a provare neppure per le
vittime delle proprie scelte.
Distinti saluti,
Valerio Vagnoli
DS Istituto Alberghiero Saffi di Firenze
e membro del Gruppo di Firenze
per la scuola del merito e della responsabilità.
Distinti saluti,
Valerio Vagnoli
DS Istituto Alberghiero Saffi di Firenze
e membro del Gruppo di Firenze
per la scuola del merito e della responsabilità.
martedì 9 aprile 2013
L'ADI: ABOLIRE GLI ISTITUTI PROFESSIONALI
L'Associazione Docenti Italiani, da sempre in prima fila per la valorizzazione dell'istruzione e formazione professionale, rilancia: facciamo come a Trento e a Bolzano, dove si sono aboliti gli istituti professionali - da ormai vent'anni "licealizzati", con gravi conseguenze sull'insuccesso scolastico - convertendoli in parte in istituti tecnici, in parte in istituti per la formazione professionale gestiti dalle regioni (come vorrebbe la Costituzione). Leggi.
lunedì 25 marzo 2013
PIRANI TORNA ANCORA SUL NODO VALUTAZIONE
Mario Pirani torna a parlare di
scuola, come ha fatto tante volte meritoriamente: valutazione, mancanza di ispettori in Italia, selezione in base al
merito nelle iscrizioni a scuole superiori con eccesso di iscritti. Continua a leggere.
DOPO LA GITA LA CLASSE "PERFETTA" SI ASSENTA. E VIENE PUNITA
A proposito di rispetto delle regole a scuola, un
interessante articolo di Antonella Landi – insegnante e titolare di una rubrica
settimanale sul “Corriere fiorentino” – dimostra come questo rispetto lo si
debba insegnare anche attraverso le attività quotidiane del nostro lavoro. Guai
a lasciar perdere, magari per pigrizia, per convenienza, per assuefazione o per
complicità con gli allievi stessi, rispetto ai loro doveri. Peraltro
occorrerebbe non dimenticare che in quanto studenti essi rappresentano un
importante investimento per il futuro della società, la quale sostiene per loro
una spesa non indifferente. Spesso, come giustamente fa rilevare Antonella
Landi, complici dell’irresponsabilità dei ragazzi sono anche i genitori, pronti
giustamente a protestare contro gli sprechi della pubblica amministrazione, ma insensibili
al dispendio di risorse pubbliche a favore dei loro figli. Che a volte, come
nel caso denunciato nell'articolo, trascurano il loro dovere, preferendo dormire
sonni tranquilli anziché andare a scuola. (VV) Leggi.
venerdì 22 marzo 2013
LEGALITARI A PAROLE
Sono contro la criminalità, i furti, la mafia,
la violenza. Ma in maggioranza giudicano praticabili diversi comportamenti
illegali: non pagare il biglietto sull’autobus, scaricare musica e altro
ancora. Parliamo di circa tremila studenti lombardi delle superiori, che hanno
risposto a un questionario dell’Osservatorio regionale sulla Legalità. Altra
dimostrazione che l’educazione civica non passa dai convegni o dalla partecipazione
a colorati cortei, ma dal constatare che violare le leggi è condannato sia in
teoria che in pratica, per esempio attraverso le sanzioni dei controllori sull’autobus
e della polizia postale su internet. Leggi.
mercoledì 20 marzo 2013
PICCOLI ESTORSORI CRESCONO. PER DON CIOTTI È COLPA DELLA SCUOLA
Tre giovani
studenti di Pontassieve, ispirandosi a
qualche film, ma forse anche a fatti reali, hanno cercato, per fortuna senza
successo, di trasformarsi in baby estorsori.
Interpellato dal “Corriere Fiorentino”, don Luigi Ciotti, a Firenze per la
marcia di “Libera”, ha individuato immediatamente i veri colpevoli:
naturalmente la scuola e in generale la cultura che “ non sveglia le
coscienze”. Continua a leggere.
I NEBBIOSI CONFINI DELL’AUTONOMIA SCOLASTICA
Della nascente autonomia
scolastica Luigi Berlinguer aveva dato una definizione drastica: tutto ciò che
non è vietato è permesso. Già, ma che cosa è vietato? In realtà i confini sono
rimasti incerti su moltissimi argomenti, a cominciare dalle Indicazioni
nazionali che hanno sostituito i programmi scolastici e che dovrebbero
rappresentare i livelli essenziali di prestazione,
cioè quello che è obbligatorio
fare, sia pure declinato secondo l’autonomia scolastica e professionale.
Tuttavia, forse perché la parola “obbligo” è ormai tabù quanto “divieto”, la
scuola sta scivolando in una nebbiosa anarchia, in cui norme, circolari, prassi
e opinioni si intersecano e si confondono.
Prendiamo la polemica sui
criteri qualitativi (valutazioni della terza media, prove di ammissione) con i
quali alcuni istituti superiori hanno pensato di selezionare i troppi iscritti.
Vi si oppone con molta forza il Ministero, che però, stando alle espressioni
riportate tra virgolette dal “Messaggero”, si riferisce a circolari che hanno “raccomandato di scegliere secondo
criteri non parziali”. Quindi “pur nel
rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, i criteri di
precedenza debbono rispondere a principi di ragionevolezza, quali, a puro
titolo di esempio, quello della vicinanza della residenza dell’alunno alla
scuola o quello costituito da particolari impegni lavorativi dei genitori”. Si
tratterebbe dunque non di disposizioni tassative, ma di moral suasion? Quanto alla sensatezza, gli esempi di criteri addotti dal Ministero sembrano del tutto incongrui per le scuole superiori (che,
per inciso, i ragazzi di quell’età raggiungono in genere da soli): perché mai
infatti dovrebbe essere penalizzato chi viene da lontano, magari perché ritiene
migliore un istituto di quello più vicino a casa? Non basta: l’articolo
aggiunge – senza spiegare il perché – che è da evitare assolutamente il
sorteggio (con l’eccezione della scelta tra due studenti alla pari per tutti i
criteri). Eppure sembrerebbe proprio l’alternativa più logica ai criteri basati
sul merito.
Inutile continuare nell’esemplificazione
di questo andazzo, che non stupisce ormai più di tanto chi vive nel “paese del
pressappoco”. Se però qualcuno di buon senso approdasse finalmente (spes contra spem) in viale Trastevere, negli
abusati cento giorni dovrebbe alla buon’ora delimitare con chiarezza il dominio
della libertà e quello della responsabilità. (GR)
giovedì 14 marzo 2013
L’IDEALE DI UNA VALUTAZIONE “UGUALE PER TUTTI” È IRREALIZZABILE E DANNOSO, GIUSTO INVECE IL CONFRONTO FRA DOCENTI
Torna a far parlare di sé il
preside del Berchet: l’anno scorso invitava i docenti a non umiliare gli
studenti scendendo sotto al 4, ora chiede che si scambino le verifiche per una
doppia correzione. Come personalmente non trovo umiliante dare 1 o 2 a compiti
in bianco o quasi, differenziandoli da quelli svolti con molti errori gravi,
così oggi trovo impraticabile e poco sensata la soluzione della doppia
correzione, se assunta come sistematica. Ho personalmente organizzato più di un
seminario sulla correzione dei temi. Ciascuno correggeva gli stessi tre scritti
di diverso livello, poi ci si confrontava: cosa correggere, come correggere,
che peso dare ai diversi tipi di errore, in che modo esprimere la valutazione. Convenimmo
tra l’altro su un insieme di elementi da valutare: organizzazione del testo,
ricchezza dei contenuti, correttezza grammaticale, proprietà del linguaggio,
punteggiatura, cura formale, oltre alla valutazione complessiva (che non può essere
la media delle diverse voci). In questo modo si potevano meglio individuare i
punti su cui lavorare. La discussione in teoria poteva anche consentire qualche
avvicinamento tra colleghi. Ma nessuno si illudeva che si potesse raggiungere
una vera uniformità, in particolare su questo tipo di prova. È già molto se
ogni docente riesce a essere coerente con la propria impostazione. Sarà solo la
molteplicità delle prove ad assicurare una valutazione relativamente
affidabile.
Ovviamente ci sono materie e tipi di verifiche su cui è meno difficile tendere a una maggiore equità, per esempio nei questionari vero/falso. Ma il preside Pessina del Berchet pretende troppo: “La sufficienza deve voler dire la stessa cosa per tutti gli studenti e per tutti gli insegnanti. Ci deve essere una valutazione equa, uguale per tutti”.
Espresso in questo modo, si tratta di un obbiettivo non solo irraggiungibile, ma anche pericoloso, per tacere del raddoppio del carico di lavoro. Per due motivi. Prima di tutto incoraggia inevitabilmente il rivendicazionismo degli studenti e di certi genitori. In secondo luogo, rischia di sfociare in una soluzione artificiosa e lesiva dell’ineliminabile autonomia professionale del singolo docente, per esempio in illeggibili griglie irte di casi e di sottocasi.
Diamo atto al dirigente del Berchet che esistono casi estremi, come il docente draconiano e quello presunto progressista del 6 politico, per cui non esiste un rimedio sicuro. Forse dobbiamo solo prendere atto che non tutto l’esistente può essere tradotto in termini matematici. Ma su questo punto vorrei affidarmi all’esperienza e alla saggezza dei nostri venticinque lettori. (GR)
Ovviamente ci sono materie e tipi di verifiche su cui è meno difficile tendere a una maggiore equità, per esempio nei questionari vero/falso. Ma il preside Pessina del Berchet pretende troppo: “La sufficienza deve voler dire la stessa cosa per tutti gli studenti e per tutti gli insegnanti. Ci deve essere una valutazione equa, uguale per tutti”.
Espresso in questo modo, si tratta di un obbiettivo non solo irraggiungibile, ma anche pericoloso, per tacere del raddoppio del carico di lavoro. Per due motivi. Prima di tutto incoraggia inevitabilmente il rivendicazionismo degli studenti e di certi genitori. In secondo luogo, rischia di sfociare in una soluzione artificiosa e lesiva dell’ineliminabile autonomia professionale del singolo docente, per esempio in illeggibili griglie irte di casi e di sottocasi.
Diamo atto al dirigente del Berchet che esistono casi estremi, come il docente draconiano e quello presunto progressista del 6 politico, per cui non esiste un rimedio sicuro. Forse dobbiamo solo prendere atto che non tutto l’esistente può essere tradotto in termini matematici. Ma su questo punto vorrei affidarmi all’esperienza e alla saggezza dei nostri venticinque lettori. (GR)
mercoledì 6 marzo 2013
LA RISPOSTA DI ERIKA FRANCHI E TOMMASO VILLA DEL PDL TOSCANO ALLA LETTERA APERTA AI PARTITI
Quando era ancora in corso la campagna elettorale, due esponenti del PdL toscano, Erika Franchi e Tommaso Villa, avevano risposto alla lettera aperta "Chi vuole davvero una scuola seria?". Una risposta che pubblichiamo oggi, in quanto soltanto ieri è stato possibile riaprire la casella di posta elettronica gruppodifirenze@libero.it , rimasta bloccata per mesi. Ringraziamo davvero molto i nostri interlocutori per la serietà e l'ampiezza delle loro risposte.
Come si può constatare, su diversi punti c'è convergenza con quelle date da Francesca Puglisi; ed effettivamente esiste una koinè scolastica trasversale alle diverse culture politiche. Qui si parla di aumentare il carico di lavoro dei docenti e del carattere innovativo dell'idea di "facilitatore dell'apprendimento"; si considera superato il ruolo degli ispettori-censori (ma ce ne sono 4000 in Francia e 3000 in Inghilterra), in un paese in cui il rispetto delle regole è quello che è, né si affronta il problema di come intervenire su insegnanti gravemente inadeguati, che non sono quelli in difficoltà da sostenere in un percorso di miglioramento.
Quanto ai test, a differenza di quanto sostiene Francesca Puglisi, per Franchi e Villa dovrebbero diventare lo strumento esclusivo della valutazione certificativa (o sommativa che dir si voglia). Leggi.
Come si può constatare, su diversi punti c'è convergenza con quelle date da Francesca Puglisi; ed effettivamente esiste una koinè scolastica trasversale alle diverse culture politiche. Qui si parla di aumentare il carico di lavoro dei docenti e del carattere innovativo dell'idea di "facilitatore dell'apprendimento"; si considera superato il ruolo degli ispettori-censori (ma ce ne sono 4000 in Francia e 3000 in Inghilterra), in un paese in cui il rispetto delle regole è quello che è, né si affronta il problema di come intervenire su insegnanti gravemente inadeguati, che non sono quelli in difficoltà da sostenere in un percorso di miglioramento.
Quanto ai test, a differenza di quanto sostiene Francesca Puglisi, per Franchi e Villa dovrebbero diventare lo strumento esclusivo della valutazione certificativa (o sommativa che dir si voglia). Leggi.
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