martedì 6 ottobre 2009

MERITO: LA SCUOLA NON PUÒ PROMUOVERLO DA SOLA

Sia nel mondo del lavoro che nella carriera politica il merito è tutt'altro che di casa. Di fronte a tanti cattivi esempi (quelli "dall'alto" specialmente nocivi), "come possiamo poi prendercela con la scuola?". Se lo chiede Innocenzo Cipolletta in un sensatissimo intervento sul "Sole 24 Ore".

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Si chiede Innocenzo Cipolletta: "come possiamo poi prendercela con la scuola?".

Forse dobbiamo prendercela col governo e col ministro!


Dei minimi sistemi (1 di 2)

di Cosimo De Nitto


Dopo un anno orribilmente trascorso tra vespiani show della ministra e interviste con cui giustificare il salasso inaudito della scuola, università e ricerca.

Dopo un anno di scioperi, proteste, inutili tentativi di far ragionare il governo sui misfatti che si andavano a perpetrare ai danni della scuola pubblica.

Dopo un anno di insulti agli insegnanti ritenuti da questo governo incapaci e fannulloni, quando si è voluto fare un complimento, altrimenti brigatisti sessantottini socialmente pericolosi, agitatori di professione incapaci di insegnare ma capacissimi di approfittare del proprio ruolo per fare ideologia e propaganda politica.

Dopo un anno in cui la ministra è stata sempre a sgranare il rosario dei massimi sistemi che bisogna tagliare risorse per vedere trionfare il merito, la qualità della scuola, cercando di convincerci che se non si toglie a tutti non si può dare a qualcuno capace e meritevole, essendo la scuola italiana, ancorché di basso profilo, un lusso che non ci possiamo consentire.

Dopo che il ministro idraulico-liquido-mistermuscolo (Brunetta) chiude tutti i rubinetti che può ai dipendenti senza scalfire di un niente le grandi speculazioni, gli sperperi e sprechi che pur ci sono, per rincorrere come un cane mastino il disgraziato che prova ad ammalarsi.

Cosa accade nelle scuole, sui posti di lavoro?

Ci si accapiglia e ci si sbrana in una guerra di tutti contro tutti in cui la materia del discutere e contendere non sono i principi pedagogici, la metodologia, la didattica, i contenuti dello studio e dell'apprendimento, l'organizzazione e il modo di insegnare, ma le compresenze, le contemporaneità, la tragedia delle assenze (quelle vere) che non possono essere coperte con le supplenze esterne, da un lato l'obbligatorietà di mandare le visite fiscali, dall'altro la mancanza di fondi per pagarle. E la rabbia da parte di chi si ammala che oltre al danno della malattia e delle medicine deve subire anche la beffa della decurtazione dello stipendio, mentre dentro gridano vendetta le domande senza risposta: ma perché il governo non penalizza i finti malati e si accanisce invece contro la malattia in quanto tale alla faccia dei principi costituzionali? E una volta accertata fiscalmente la malattia, perché effettuare trattenute sullo stipendio del malato certificato e malcapitato? Può la malattia essere causa di discriminazione economica?

Quando una maestra si ammala è una tragedia per la scuola. Si innesca un meccanismo infernale per cui, non potendo nominare supplenti, si devono in prima istanza utilizzare le famigerate ore di "compresenza" o "contemporaneità" (due per ogni maestra e quindi quattro nel caso di tempo pieno, di più nel caso del tempo normale-ex moduli) che dovrebbero essere impiegate nel lavoro di recupero, approfondimento ecc. Risultato di tutto questo tourbillon è che le maestre svolgono unità orarie, o frazione-spezzatino di esse, nelle classi più disparate solo per badare i bambini, mentre agli alunni della propria classe vengono a mancare i necessari interventi di recupero e sostegno per singoli e gruppi che hanno difficoltà a tenere il passo degli altri.

Alla fine risulta opera tanto titanica quanto inutile quella ingegneria oraria per cui si divide orario, si coprono caselle minime, si spostano orari e attività e presenze di docenti che si moltiplicano come i pani e i pesci, alla faccia del maestro "unico" di cui ha cianciato per un intero anno la ministra Gelmini.

(segue)

Cosimo De Nitto

05/10/2009

http://www.retescuole.net/contenuto?id=20091005182524

Anonimo ha detto...

Si chiede Innocenzo Cipolletta: "come possiamo poi prendercela con la scuola?".

Forse dobbiamo prendercela col governo e col ministro!


Dei minimi sistemi (2 di 2)

di Cosimo De Nitto

(seguito)

Le scuole diventano un manicomio in cui tutti vanno fuori di testa: docenti, collaboratori amministrativi, dirigenti. Per non parlare poi dei più danneggiati di tutti che alla fine risultano essere i più deboli, insegnanti ammalati e alunni, colpiti nei loro diritti costituzionali fondamentali quale il diritto alla salute e il diritto allo studio.

Uguale o identica tragedia nelle scuole medie e superiori, dove, a volte, si arriva anche a dividere gli alunni per mandarli in altre classi sovraffollandole, oppure nelle superiori dove si arriva a mandarli a casa in situazioni estreme.

Con gli alunni che vedranno spezzato il proprio orario di apprendimento, con l'alternarsi selvaggio di insegnanti di cui in seguito non ricorderanno neppure il nome, con la frustrazione e il senso di inutilità che pervaderà tutto l'ambiente scolastico ci sarà poco da parlare di qualità degli apprendimenti, di merito scolastico ecc. Ma anche di disciplina, comportamento ecc.

In una situazione in cui si privilegia la cassa, eretta a criterio assoluto e dominante, anche solo a pensare alla continuità didattica, alla efficienza ed efficacia degli insegnamenti, alla profondità, solidità e durata di apprendimenti che sviluppano competenze, alla centralità dei diritti degli alunni all'apprendimento, ci fa sentire come naviganti nell'empireo dei massimi sistemi, in un'altra dimensione, quella del dover essere, troppo alta e distante, purtroppo, da quella manicomiale e insulsa, vuota e inadeguata della realtà attuale delle nostre scuole, così ridotte da questo ministro e da questo governo.

(fine)

Cosimo De Nitto

05/10/2009

http://www.retescuole.net/contenuto?id=20091005182524

rossana ha detto...

...E invece, sì! ce la dobbiamo prendere con la scuola, e non dire sempre: "piove, governo ladro!" E' proprio la scuola che, al di là dei mille problemi in cui si dibatte, non deve tradire se stessa, non deve rinunciare a farsi motore della mobilità sociale! E' la scuola che deve promuovere e valorizzare il merito, prima come valore etico e morale, poi come risorsa su cui costruire un futuro migliore!

Anonimo ha detto...

già! "piove, governo ladro!"

cara rossana, cos'è la scuola per te? la questione va assolutamente chiarita altrimenti non ci capiamo.

GdF ha detto...

Caro Anonimo, una maggiore sintesi nei commenti ne favorirebbero certamente la lettura. Suggerirei anche di adottare uno pseudonimo, se non si vuole identificarsi, perché fra tutti questi anonimi non ci si raccapezza... Grazie e a presto.

maria ha detto...

cara rossana,
non credo che Cipolletta proponga alla scuola di "rinunciare a farsi motore della mobilità sociale" o di sottrarsi al suo compito di "promuovere e valorizzare il merito". Fosse così, il Gruppo di Firenze non avrebbe pubblicato il suo intervento. E' vero semmai il contrario: quello di Cipolletta è un accorato (disperato?) appello a tutta la società italiana.Non possiamo negare che c'è un corto circuito, fra una scuola che deve, per suo statuto, promuovere il merito e una società che, in ogni suo settore, si comporta in modo esattamente contrario. Quale credibilità ha la scuola in una simile società? Credo sia questo il tema da dibattere, accanto all'altro, altrettanto urgente, sulle opportunità che la scuola italiana offre ai giovani e al futuro stesso del paese. A mio avviso, i tanti nobili e condivisibili richiami non hanno ancora trovato risposte vere, né sul piano del merito e della responsabilità né sul piano di una riqualificazione della scuola, ogni giorno più urgente e più lontana dal realizzarsi.

rossana ha detto...

Rispondo all'Anonimo ed insieme a Maria: Avete ragione! E' chiaro che non vivo sulla mia pelle i gravissimi disagi di tanti colleghi, o forse ho imparato da tempo a praticare l'atarassia epicurea! E' altresì vero che la scuola non ha più credibilità nella società italiana e tutto è allo sfascio, ma io sono (ahimè!)una desanctisiana convinta e perciò un pò idealista riguardo alla funzione della scuola nella società civile. Cascasse il mondo, io la scuola la vedo come una fucina d'intelletti, una specie di santuario che deve essere e rimanere incontaminato dalla corruzione dilagante. Scusate, ma non riesco a togliermi dalla mente che gli allievi della scuola di De Sanctis diedero vita, combattendo e morendo sulle barricate, alla nazione, cimentandosi nella vita politica ai più alti livelli, negli anni difficili dell'unificazione, cioè quando l'Italia ancora non esisteva e le scuole, a quel tempo, erano nel più totale abbandono.
La scuola deve educare ai più alti valori, non possiamo sempre svilirla nella meschinità del quotidiano! Con questo non voglio assolutamente eludere i gravissimi problemi che essa ha, anzi! Mi auguro che la classe politica si degni, finalmente, di prestare la massima attenzione ai problemi della scuola. Intanto, noi adoperiamoci con il nostro esempio a non portare nella scuola tutto il marcio della società civile! Sforziamoci di preparare i nostri giovani ad affrontare le terribili sfide che la società impone, diamo loro fiducia, armiamoli di un bagaglio di conoscenze dei loro diritti e dei loro doveri, cosicché non debbano, un giorno, dire:"ma la scuola che cosa mi ha insegnato?!"