domenica 6 maggio 2012

LA SCUOLA HA BISOGNO DI LEADER, MA...

Nella pagina delle opinioni sul “Corriere della Sera” del 5 maggio è stato pubblicato un interessante intervento di Attilio Oliva dell'associazione TreeLLLe: Ma anche la scuola ha bisogno di leader, in cui tra le ragioni della crisi della scuola italiana viene indicata la mancanza di leadership sia tra i dirigenti che tra i docenti. Per quanto concerne i dirigenti l'analisi è senz’altro corretta: carenza di formazione e di selezione rispetto alle capacità di governo della complessità della scuola, più sul piano della didattica che su quello della gestione amministrativa.
Riguardo alla figura del docente si insiste invece – previa definizione di un preciso profilo professionale – su una politica di premi ai migliori, attraverso le valutazioni della “comunità scolastica” (dirigente, colleghi, famiglie e studenti). Al solito si tace sul “demerito” (o in quale altro modo si voglia chiamare un livello troppo basso rispetto alla competenza o alla serietà professionale), come se il merito di tutti quelli che non demeritano non fosse altrettanto e più importante - per la qualità media della scuola - di quello dei docenti più bravi . Con la conseguenza di avere non la leadership distribuita, come viene definita da Oliva, ma una comunità di docenti divisa tra eccellenti da una parte e tutti i rimanenti dall’altra. Così il buon insegnante che fa il suo dovere si troverebbe a essere trattato come l’eventuale collega assenteista o incapace.
Inoltre, ai valutatori indicati da Oliva andrebbe quanto meno aggiunto qualche membro esterno (almeno un ispettore e un ex insegnante di notoria integrità), per prevenire la sempre possibile “cucina interna” delle valutazioni.
Infine, la leadership professionale veramente indispensabile all’autonomia scolastica dovrebbe essere costituita sì da bravi insegnanti, ma scelti per mettere a disposizione della scuola ulteriori talenti e competenze oltre alla capacità didattica, una sorta di "ministri" del governo scolastico: per l’aggiornamento, l’affiancamento dei nuovi colleghi, la progettazione di corsi, i sussidi didattici, e via dicendo. Naturalmente con procedure selettive più serie e incentivi più consistenti di quanto accada oggi per le cosiddette “funzioni strumentali”. (SC)

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Teresa:

questa proprio non ve la dovete perdere:

http://www.liceopalumbo.it/public/Lettera%20aperta%20ai%20docenti.pdf

Ineccepibile, no? Solo chi tenta di insegnare davvero qualcosa in questa scuola allo sfascio sa quali insidie si nascondano dietro queste belle parole.

Sofron ha detto...

Credo che Teresa abbia ragione. Alcune delle considerazioni del Preside sono di buon senso, altre decisamente delle banalità, altre ancora delle mistificazioni, tutte insieme un esemplare trattatello del didatticamente corretto. Quando qualcuno mette insieme una così elevata quantità di buone intenzioni, Micia ci cova!

V.P. ha detto...

è un predicozzo unilaterale e solitario, accattivante, quasi parrocchiale, poco operativo, forse astratto: che c'entra l'esempio della gara di atletica leggera? la scuola è la scuola. almeno dovrebbe.

Anonimo ha detto...

Teresa
Infatti dal CV si evince che il preside ha tre lauree: filosofia, pedagogia e "scienze religiose".
Se i suoi professori fossero stati così elastici forse non sarebbe riuscito ad avere un CV così brillante. Ancora non riesco a capire se questa morbidezza, questo non preparare i giovani alla vita (che non fa sconti) sia premeditato o frutto della scarsa memoria dei nostri dirigenti. Hanno tutti frequentato ai loro tempi una scuola così inutile da volerla cambiare? Era una scuola così ingiusta, così crudele? Più crudele di quella di oggi, che ti illude sia tutto facile quando non lo è?

V.P. ha detto...

i c.v. dei presidi sono tutti chilometrici e brillanti.

quando parliamo di scuola, non limitiamo le responsabilità a prof e presidi, dimenticando, omettendo o sminuendo quelle enormi di politici, governi e ministri.

Anonimo ha detto...

un preside che ama così tanto la socializzazione auspica però una personalizzazione dell'insegnamento: in realtà inteso come aiuto alla crescita e alla scoperta e valorizzazione di se stessi piuttosto che della cultura. Mah!
Amiamo i nostri discepoli,parliamo con loro, aiutiamoli a sognare e poi?

Enrico D ha detto...

Dice Teresa: "Hanno tutti frequentato ai loro tempi una scuola così inutile da volerla cambiare? Era una scuola così ingiusta, così crudele? Più crudele di quella di oggi, che ti illude sia tutto facile quando non lo è?".
Meglio di così non si potrebbe riassumere la contraddizione di tanti novatori.

Anonimo ha detto...

Lidia ha detto...
Quando verrà il tempo in cui simili dirigenti verranno messi alla porta o perlomeno rieducati coattivamente dal punto di vista psicopedagogico e manageriale?
Sono curiosa di vedere qual è la quotidianità del Liceo Palumbo e la preparazione e il livello di successo post scuola degli alunni.