mercoledì 31 ottobre 2012

UN BAMBINO SI UCCIDE, LA PSICOLOGA ACCUSA LA SCUOLA “INCAPACE DI ACCOGLIERE”

Lo avesse detto un genitore, una nonna, una zia dell’alunno di prima media che si è suicidato a Roma, si sarebbe potuto comprendere; ma che sia una notissima psicoterapeuta a puntare il dito sulla scuola senza avere il benché minimo  elemento per farlo, lascia davvero di stucco. Silvia Vegetti Finzi, autrice di divulgatissimi libri sull’infanzia e l’adolescenza, e spesso di interventi equilibrati sui problemi educativi, si produce purtroppo in un esempio del più avventuroso opinionismo a buon mercato. Il passaggio alle medie non è più indolore, si inasprisce la selezione e la competizione, molti docenti non si considerano “educatori complessivi”. Di conseguenza accade che “la scuola accolga gli alunni e ignori gli adolescenti”. Affermazioni che anche gli articoli di cronaca sembrano smentire in pieno. (GR)

Leggi la cronaca sul “Messaggero” e il commento di Silvia Vegetti Finzi.
 

16 commenti:

Raffaella ha detto...

Triste e prevedibile.
Altra legna sul fuoco.Dalla scuola e dagli insegnanti deve venire una replica immediata sui media, non difensiva, possibilmente.

Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto...

Ma qualcuno ha provato a scrivere una lettera di risposta al Corriere della sera?

Sofron ha detto...

Medice, cura te ipsum.

paniscus ha detto...

Ma che scemenze dice?... intendo proprio dal punto di vista tecnico!

A un certo punto afferma che le ultime generazioni soffrono di crisi adolescenziali con molto anticipo rispetto a prima, perché sarebbe aumentato lo stress del passaggio dalle elementari alle medie.

E per quale motivo sarebbe aumentato lo stress? Perché per entrare alle medie ci sarebbe una selezione durissima, in quanto "gli istituti migliori sono a numero chiuso" e quindi ai bambini di 10 anni verrebbe chiesto uno sforzo titanico per riuscire ad accontentare le aspettative dei genitori e farsi ammettere in una scuola di alto livello.

MA SCHERZIAMO??????

Ma su quale pianeta vive questa?

La stragrande maggioranza dei ragazzini italiani va in normalissime scuole medie pubbliche, dove non c'è nessun numero chiuso e nessuna selezione in ingresso. L'argomentazione è inventata di sana pianta e, presumo, in totale malafede.

Come si fa a dare credito al resto dell'articolo, di fronte a una così enorme prova di mistificazione?

Lisa

Laura ha detto...

Ma come si permettono di accusare sempre la scuola di ogni male che c'è nella società !!! Siamo veramente stufi. Oltre ad essere , nella gran parte dei casi, uno degli ultimi baluardi di civiltà e di virtù morali , siamo anche fatti oggetto di interventi denigratori e vessatori.
BASTA!!!!! Riaffermiamo con forza la nostra dignità di professionisti.

Giorgio Ragazzini ha detto...

Come insegnante di scuola media posso confermare che quanto scrive la Vegetti Finzi non sta né in cielo né in terra. I bambini non soffrono nessun trauma nel passaggio alle medie, anzi, sono contenti e ansiosi di cambiare, per quanto grati alle loro maestre. Tra parentesi è addirittura salutare che la crescita sia contrassegnata da una serie di gradini da superare, ai quali corrispondono nuove organizzazioni dei circuiti cerebrali, che se non sfruttate vanno perdute con danno della crescita. I giornali premono perché l'esperto dica "qualcosa a caldo". Ma quest'ultimo dovrebbe invece seguire il noto proverbio: "Sta' zitto, se non hai niente di meglio da dire".

Andrea Burzi ha detto...

Verrebbe da dire che questo articolo dimostra quanto poco molti psicologi sanno della scuola, e quindi quanto poco possono contribuire ad essa (a proposito di tanti incarichi professionali per "centri di ascolto" e "sportelli disagio"). Ma non è giusto fare di tutta l'erba un fascio. Quello che è giusto è esigere degli spazi per rispondere a simili sciocchezze da parte di gruppi ed associazioni qualificate come la vostra. Basta spiegare che le cose che vi sono dette sono assolutamente infondate. Ci sarebbe poi da riflettere sul fatto che, oramai, ogni problema esistenziale, di famiglia e sociale viene automaticamente imputato alla scuola...

Graziana ha detto...

In realtà, a me viene di fare un'altra riflessione. Sono d'accordo con la psicologa che asserisce che il livello di stress che i ragazzini delle medie (ma anche delle superiori) si trovano a gestire oggi è maggiore rispetto al passato. Però le mie conclusioni sono differenti. Se i docenti si trovano spesso mal equipaggiati per far fronte alle richieste e alle sollecitazioni che provengono in maniera più o meno latente dai nostri ragazzi, non è a causa della scarsa competenza o sensibilità di noi insegnanti (che, dice, non svolgiamo il nostro ruolo di educatori complessivi) ma a causa delle difficoltà oggettive che ostacolano un rapporto più "umano" con gli alunni. Come si fa a lavorare e stabilire relazioni veramente efficaci in gruppi-classe di 25/30 alunni? Come si fa a costruire questo rapporto privilegiato con ognuno di loro quando molti insegnanti hanno da tre a dieci classi da dover seguire? Come si fa ad avere la serenità professionale per dedicarsi a un lavoro così complesso, delicato e faticoso quando da "fuori" ci viene rimandata un'immagine del docente lavativo, incompetente, privilegiato? Insomma, cosa cavolo volete da noi insegnanti? Che facciamo gli "educatori complessivi" o che facciamo gli impiegati? Decidetevi, per favore!

Raffaella ha detto...

Esatto quanto precisano Graziana,Paniscus e gli altri.
Allora tocca rispondere a mezzo stampa.

Gruppo di Firenze ha detto...

Abbiamo scritto questa lettera al Corriere che però non ci risulta pubblicata:
"Lo avesse detto un genitore o una nonna dell’alunno di prima media che si è ucciso a Roma, si sarebbe potuto comprendere; ma che sia una notissima psicoterapeuta a accusare la scuola senza avere il benché minimo elemento per farlo, lascia davvero di stucco. Silvia Vegetti Finzi, autrice di divulgatissimi ed equilibrati libri sull’infanzia e l’adolescenza si produce purtroppo in un esempio del più avventuroso opinionismo a buon mercato e addebita agli insegnanti in genere una scarsa “capacità di accogliere”. Ma una buona psicologa non dovrebbe ascoltare molto prima di parlare?"
Chi volesse riprovarci, può scrivere qualcosa del genere all'indirizzo: lettere@corriere.it

paniscus ha detto...

Aggiungo: secondo me la storia di quell'intervento grottesco è andata così.

La signora viene contattata da una redazione giornalistica, con la richiesta di "dire qualcosa di significativo" sul fattaccio.

Lei accetta, e le chiedono di preparare il pezzo nel giro di due ore.

In fretta e furia, consulta un minimo di bibliografia profesionale specialistica, e siccome (per fortuna) casi del genere sono troppo RARI per poter fare una statistica significativa, e in Italia ancora più rari che altrove...

...l'unica cosa che trova sono due articoli, ma DUE di numero, pubblicati su riviste scientifiche di nicchia marginalissima.

Magari il primo si riferisce a un totale di tre casi in Germania (dove la selezione scolastica intorno all'età di 10 anni è effettivamente durissima anche nella scuola statale), e un altro a un totale di cinque casi negli Stati Uniti (dove i poveretti andavano realmente in scuole private di elite, a numero chiuso, e fondate sulla competizione più feroce, tipo quelle caldeggiate dalla "mamma tigre" di cui si parlava tempo fa).

E allora butta giù l'articolo copincollando qualche concetto vago proveniente da quelli, e dimenticando completamente che in Italia il sistema scolastico è del tutto diverso e che la "competizione per entrare nelle scuole migliori", a 10 anni, non esiste proprio.

E' plausibile?

Lisa

Papik.f ha detto...

Altro che plausibile, secondo me ci hai preso in pieno. Lo confermerebbe anche l'allucinante risposta della psicologa in questione, pubblicata più sopra, dalla quale si desume che la colpa dei suicidi è dei docenti che insistono a insegnare la loro materia, mentre se nella scuola si passasse il tempo a ballare, suonare, cantare e recitare, nulla di questo accadrebbe. Rimarrebbe solo un quesito: perché continuare a chiamare scuola un servizio sociale del genere?
Significativa anche un'altra affermazione: poiché non sapevo nulla della questione, dice la studiosa, "consideravo implicitamente assurda la ricerca di colpevoli a tutti i costi".
Però prima ci si guarda bene dall'esplicitare tale concetto implicito, poi, tanto per non saper né leggere né scrivere, si punta il dito sugli insegnanti, tanto a prendersela con loro non si sbaglia mai.

paniscus ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
paniscus ha detto...

Ah, me n'è venuta in mente un'altra, di piccola osservazione:

a quanto si è capito, il bambino aveva 10 anni ed era in prima media.

Che si trattasse di un istituto privato di elite con rigidissimo numero chiuso, o di una normale scuola media statale come tutte, aveva 10 anni ed era già alle medie.

A meno che non fosse nato negli ultimi giorni dell'anno (ma non credo, altrimenti lo stile usuale della cronaca giornalistica avrebbe previsto di specificare "avrebbe compiuto 11 anni a dicembre", invece di dire solo che "ne aveva 10"), significa che era stato mandato a scuola come anticipatario.

Il che, nella maggior parte dei casi, non ha nessuna conseguenza grave.

Ma qualche volta può essere devastante per un bambino già più fragile della media (che magari sembrava precocissimo a 5 anni, ma che poi non lo è rimasto per sempre)... e che di colpo, quando è ancora completamente bambino, deve confrontarsi con compagni di scuola molto più maturi fisicamente e psicologicamente, e con impegni scolastici tarati sulle capacità di autonomia di ragazzi più grandi.

Con questo non voglio assolutamente dire che chiunque faccia l'anticipo sia a rischio di suicidio, per carità (io negli anni 70 sono stata mandata un anno avanti essendo addirittura nata a settembre, e sto ancora qua, in buona salute).

Ma ammettiamo che ci sia qualcosa di vero e che la fragilità del povero ragazzino sia stata realmente aggravata dal "trauma" del passaggio alle medie...

...beh, in tal caso, è proprio scontato che la colpa sia tutta della scuola?

Che qualche responsabilità per aver fatto sentire il bambino "troppo stressato" e di averlo "caricato di troppe aspettative", la si possa ascrivere anche ai genitori (per aver fatto una scelta del genere senza calibrarne le conseguenze psicologiche a lungo termine), è proprio fuori discussione?

Lisa

LUKE ha detto...

Carissimi,la questione del comportamento suicidale dei giovani è alquanto più complessa di quello che il buon senso possa suggerire.
Per questo vi rimando alla lettura dei seguenti testi:
Pietropolli Charmet-Antonio Piotti:
Uccidersi
Fragile e spavaldo

Jeammet
Adulti senza riserva

Inoltre vi invito a consultare il sito dei due seguenti centri di ascolto per giovani che subiscono il mind-crash :
IL MINOTAURO DI MILANO
CENTRO ALESIA DI FIRENZE.
Poi gli esperti tuttologi possono aprire la bocca e dare fiato quanto vogliono.
Le tesi di Charmet e PIotti sono state ricavate sul campo, dallapresa in carico di centinaia di casi di giovani che hanno espresso o messo in atto tentativi di suicidio. La scuola nella dinamica è un elemento, ma non centrale. prima viene la chiusura narcisistica, l'ostacolo insormontabile, la ferita narcisistica, la vergogna e il desiderio di vendetta. Tutti termini che nei testi citati vengono tecnicamente introdotti e contestualizzati. La scuola dovrebbe avere una formazione su queste tematiche,ma a livello esperto,non di commento dell'uomo della strada.

LUKE ha detto...

Carissimi,la questione del comportamento suicidale dei giovani è alquanto più complessa di quello che il buon senso possa suggerire.
Per questo vi rimando alla lettura dei seguenti testi:
Pietropolli Charmet-Antonio Piotti:
Uccidersi
Fragile e spavaldo

Jeammet
Adulti senza riserva

Inoltre vi invito a consultare il sito dei due seguenti centri di ascolto per giovani che subiscono il mind-crash :
IL MINOTAURO DI MILANO
CENTRO ALESIA DI FIRENZE.
Poi gli esperti tuttologi possono aprire la bocca e dare fiato quanto vogliono.
Le tesi di Charmet e PIotti sono state ricavate sul campo, dallapresa in carico di centinaia di casi di giovani che hanno espresso o messo in atto tentativi di suicidio. La scuola nella dinamica è un elemento, ma non centrale. prima viene la chiusura narcisistica, l'ostacolo insormontabile, la ferita narcisistica, la vergogna e il desiderio di vendetta. Tutti termini che nei testi citati vengono tecnicamente introdotti e contestualizzati. La scuola dovrebbe avere una formazione su queste tematiche,ma a livello esperto,non di commento dell'uomo della strada.