mercoledì 21 novembre 2012

SE SONO BAMBOCCIONI È COLPA DEI PADRI

Dopo l’articolo sull’ennesimo rigurgito di mammismo anti-compiti  viene a proposito la presentazione sul  Corriere della Sera di un libro di Antonio Polito intitolato “Contro i papà. Come noi italiani abbiamo rovinato i nostri figli”. È un brano tratto dall’introduzione, in cui Polito critica duramente la sua generazione per come ha interpretato il ruolo paterno. I padri della generazione precedente erano spesso assenti e  magari poco attrezzati per consigliare e guidare i propri figli, “ma si prestarono a fare ciò che da mondo è mondo un padre deve fare: opporsi al figlio”, il che significa “consentire che il figlio gli si rivolti contro, e così facendo conquisti la sua emancipazione.” Come molti psicologi hanno da tempo evidenziato, i padri protesi a mostrarsi “buoni e benpensanti, moderni e progressisti”, ad assecondare in tutti i modi i bisogni dei figli e a proteggerli da qualsiasi frustrazione, finiscono per farne delle persone prive dell’autonomia e del coraggio necessari per camminare con le proprie gambe.(AR)

7 commenti:

paniscus ha detto...

Spero che la tesi dell'autore non si riduca alla consueta lamentela beceroreazionaria, secondo cui:

- la colpa è tutta della "femminilizzazione" della società,

- i padri hanno smesso di fare i padri da quando si sono adattati a cambiare i pannolini e a coccolare i figli,

- e che si stava meglio quando i ruoli erano ben definiti e il maschio di casa portava i pantaloni, mentre la mamma lavava i piatti...

Sergio Casprini ha detto...

Io mettevo i pannolini a mio figlio, ormai sono trent'anni fa, e giravo la mattina presto per il paese di Scarperia, dove allora abitavo, con mio figlio al collo a comprare pane e latte, lasciando basiti i paesani per questa mia trasgressione ai loro tradizionali schemi mentali.
Però non ho mai avuto un ruolo amicale e complice nei suoi confronti, come d'altronde ho fatto con i miei studenti cercando e talora sbagliando di salvaguardare sempre la mia autorità di padre e di docente.
Quindi non credo che Polito rimpianga gli anni 50: i costumi evolvono, le situazioni economiche e...di classe cambiano, dice che il principio d'autorità è fondamentale per la crescita sana delle nuove generazioni.Non è una visione becero-reazionaria, è semplicemente una verità antropologica e metastorica.

socioweb ha detto...

socioweb

Polito è un ex maoista che come molti aristosinistri ha un bisogno estremo di negare il proprio passato, ricorrendo al maschilismo di ritorno che identifica il padre autoritario con il paterfamiliae. La sua è una visione regressiva che usa la psicologia per far tornare i suoi conti, negando ciò che la nostra generazione di padri che per la prima volta nella storia portano insieme al curarsi dei figli, una nuova ventata di affetto, dimostrando che si è maschi anche senza punire. Polito hai così bisogno di quel dio ebraico violento e vendicativo? Hai raggiunto il successo, ma non puoi pontificare su tutto.

Andrea Ragazzini ha detto...

Premesso che per farsi un'idea più chiara su quello che pensa Polito sarebbe interessante leggere il suo libro, quello che scrive socioweb è una forzatura polemica che non mi sembra trovi riscontro nel brano pubblicato dal Corriere. Si tratta d'altra parte di questioni che non tollerano di essere definite a colpi di accetta e non mi pare affatto che Polito invochi l'azzeramento di tutti gli aspetti positivi che socioweb vede giustamente nell'evoluzione della figura paterna. Ma, come ha ben scritto Sergio Casprini e come moltissimi psicologi hanno da tempo messo in evidenza, troppi padri hanno fatto una grande confusione tra l'amore per i propri figli e una illimitata disponibilità ad assecondarne qualsiasi richiesta, a proteggerli da tutte le inevitabili ansie che accompagnano il diventare adulti. Il padre di Polito, come tanti di quella generazione, era forse avaro di gesti di affetto e magari non lo capiva, ma per la sua educazione non poteva nemmeno concepire forme di complicità e di collusione che spesso per i figli sono purtroppo una amorosa forma di castrazione

Rebert ha detto...

Concordo in pieno con Andrea Ragazzini.

mario ha detto...

Troppi i figli castrati dal troppo amore dei loro genitori, che solitamente sono adulti ancora troppo innamorati di sé stessi. Peggio per loro e peggio, purtroppo, per i loro figli.

Antonello ha detto...

Non Padre ma Madre.
Anni fa mi si presenta ai colloqui una madre che mi squadra in tralice e mi investe immediatamente con un “Ma Lei perché ha stracciato il compito di mia Figlia?”
????
Cado dalle nuvole.
“Stracciato il compito di sua Figlia? Signora, attenda un attimo per favore.....”
Vado a prenderli e sciorino davanti alla Signora tutti i compiti eseguiti della figlia, regolarmente corretti e classificati.
“Non lo so proprio perché sua figlia le ha detto questo....oltretutto sua figlia” insisto ” una sufficienza sia pur modesta è capace di prenderla.....”
“Ma perché mia figlia mi ha detto questa cosa? Io voglio essere l’AMICA DI MIA FIGLIA......”(scusate il miuscolo, ma la signora gridava.......)
Fortunatamente il mio autocontrollo mi evitato di darle la giusta risposta.....”Signora, si limiti a fare la madre e vedrà che le cose con sua figlia andranno molto meglio.....”