lunedì 12 novembre 2012

UN SINGOLARE COMMENTO DELLA "STAMPA" SUL MANCATO AUMENTO DI ORARIO

È comprensibile che si giudichi “un rimedio peggiore del male” il taglio di fondi alla ricerca per non aumentare l’orario degli insegnanti secondari. Ma affermare, come fa Alessandro Barbera, che lo si faccia “per evitare un aumento di produttività” è un non senso. La produttività della scuola non si aumenta sovraccaricando i docenti, ma con la loro valorizzazione professionale e forti iniezioni di serietà e di efficienza.

27 commenti:

pina imperato ha detto...

Cari colleghi, propongo di istituire un seminario nazionale di studio e di ricerca per la rinascita della scuola, a partire da un'analisi storica e della realtà effettuale, sia sul piano culturale che su quello economico. Ritengo che tantissimi insegnanti, i quali non si sono mai sentiti impiegati esecutori di circolari, hanno maturato preziose esperienze innovative ed efficaci sia riguardo alla didattica disciplinare, sia riguardo alla riflessione sulle competenze trasversali indispensabili a "teste ben fatte" in grado di esprimersi positivamente nell'attuale complessità.
L'articolo di Barbero, che non condivido assolutamente, è il frutto di quella mentalità, vigente nella scuola dell'autonomia, che associa il nostro lavoro alla produzione di una merce. Difatti i compensi aggiuntivi premiano la quantità(Progetti, recuperi, funzioni di sistema etc.)a svantaggio della ricerca e dell'autoformazione di chi ritiene
fondamentale la didattica curricolare.

Papik.f ha detto...

Esecrabile anche l'affermazione, nata da disinformazione o da malafede, secondo la quale negli altri Paesi "si impone un impegno maggiore fuori dalle aule". Barbera ignora, o più probabilmente finge di ignorare, che non esistendo nella scuola italiana spazi al di fuori delle aule (anzi, è grasso che cola se ci sono queste), i docenti sono costretti a portarsi a casa tale "impegno maggiore" e a svolgerlo con mezzi propri e a proprie spese.

Papik.f ha detto...

Un brava! e un grazie! invece, a Gianna Schelotto. Dice tutto quello che c'è da dire in maniera sintetica ed efficace. Evidentemente c'è psicologa e psicologa ...

Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto....al Gruppo di Firenze

Visto che avete postato un altro articolo e non risposto alla mia richiesta, rinnovo il mio invito: ricordatevi che qualcuno sta aspettando che voi pubblicate un rimescolamento del decalogo dei presidi dell'Anp(per evitare " i diritti d'autore"!)a mo di "consigli per l'uso per i Collegi dei docenti in alternativa della sterilizzazione del vostro post di martedì 23 ottobre 2012.
Grazie.
Un saluto.

Giorgio Ragazzini ha detto...

Cara Lidia, bisogna anche trovare il tempo e impiegare qualche ora per "rimescolare" un testo di diverse pagine, divenuto oltre a tutto meno urgente per la vittoria sulle 24 ore (almeno temporanea). Dopo tutto si tratta solo di ricordare le normative vigenti, anche se la sventatezza di alcuni dirigenti ha reso necessaria una puntualizzazione. Prendiamo atto della tua richiesta, senza però prometterti nulla, visto l'incombere di diversi impegni. A presto.

Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto...a Giorgio Ragazzini

Grazie nuovamente per la risposta. Allora aspetterò molto??? :-)
Un saluto.

EMILIO SISI ha detto...

Mi riferisco alle osservazioni di Pina e vorrei sottolineare certamente la non curanza di molti Dirigenti nei confronti della qualità dell'Offerta Formativa rispetto alla quantità, tra l'altro prevista (la qualità) dall'art.88 del CCNL, ma è giusto anche evidenziare che il POF è approvato dal Collegio Docenti e che nulla impedirebbe di approvare POF che non siano progettifici e che invece valorizzino quel sottobosco di cui Pina parla. Forse sarebbe giunto il momento di riflettere anche sui limiti (???) dei docenti (molti? vari sicuramente) sia per quanto riguarda l'Offerta Formativa sia per l'abitudine e convenienza a tirare a campare sia per l'assurdo attaccamento al Programma Ministeriale (che non esiste più).
Se non partiamo ANCHE da qui saremo sempre perdenti. Certo questo non elimina le responsabilità nazionali, ma l'intreccio complesso di relazioni ci obbliga a una responsabilità. Ricordiamoci che, a ragione o a torto (come io credo), la società italiana considera i docenti dei vagabondi.
Poi stiliamo il nostro cahier de doléances, ma in attesa che la società cambi idea, che i Governi capiscano qualcosa sull'importanza della scuola, che i sindacati la smettano con la tutela astratta, noi ogni giorno siamo nelle classi e nelle scuole a rispondere alla richiesta dei giovani. Rispondere, responsabilità. Forse non c'è bisogno dello psicanalista per superare "la sindrome da sol dell'avvenire".

Gruppo di Firenze ha detto...

"LA STAMPA" SCHIERATA CONTRO IL RIPENSAMENTO SULLE 24 ORE. Due articoli di Raffaello Masci e Andrea Gavosto:
SCUOLA, LA PACE E' SALVA, SI TAGLIA L'INNOVAZIONE

SCUOLA, L'OCCASIONE PERDUTA

Pina ha detto...

Grazie Emilio! Le question che poni sono reali e vanno tenute presenti senza dolersi e senza assumere sterili atteggiamenti apologetici nei confronti dell'opinione corrente negativa sugli insegnanti. per quanto riguarda l'attenzione dei collegi alla presentazione dei P.O.F., sappiamo tutti quanto sia per lo più aerea. E da qui credo che bisogna ripartire. L'avvenire è
qui, se con progetti di autoformazione elaborati dal basso in ogni scuola si ricomincia a studiare e a discutere, anche animatamente, su temi pedagogici e culturali di interesse interdisciplinare. Nel Liceo in cui insegno, da alcuni anni, una decina di insegnanti si riuniscono, senza alcun compenso, in un "Caffè Pedagogico", dopo aver scelto un testo da leggere insieme e del quale di volta in volta un partecipante "racconta" una sequenza per avviare la discussione, il confronto / scontro nella condivisione. Tra i libri protagonisti segnalo "La dimensione estetica della paideia" ed. Erickson, I classici e la scienza, a cura di Ivano Dionigi, B.U.R. Ecco, siccome io credo soprattutto in un curricolare denso, ritengo che dalla motivazione del docente si debba ripartire, cercando il più possibile il confronto, non solo locale, su un'idea di scuola che forse nelle "officine" è già viva. Docenti motivati e che si riappropriano di spazi vitali di comunicazione non solo saranno più attenti a quel che passa nei collegi, ma riacquisteranno agli occhi della pubblica opinione e delle istituzioni quella responsabilità e quella dignità che è loro. Per concludere, il libro del "caffè di quest'anno è "Verità, bellezza, bontà Educare alle virtù nel ventunesimo secolo di Howard Gardner per Feltrinelli. Cordiali saluti.

Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto...

Non continuo più la richiesta riguardo il Pof perchè con miei colleghi abbiamo risolto il problema e lo stesso è avvenuto per gli altri collegi docenti di mia conoscenza.

Mi preme adesso fare almeno un commento all'articolo "Scuola occasione perduta".

L'articolo focalizza tutto il problema scuola solamente sull'insegnante e non mi sta bene.
Oltretutto emergono delle domande che nella mia testa (e penso anche in tante altre) restano senza risposta.

Mi spiego meglio.
Si sottolinea come sia necessario aumentare il tempo di lavoro dell'insegnante da dedicare non solo alle lezioni ex cattedra, ma anche ai corsi di recupero, correzione compiti e preparazione verifiche (e le lezioni non si preparano? Boh!), partecipando alle attività formative o di coordinamento didattico. Bene. Anzi benissimo!

Ma...
1° domanda :Tali ore prevederanno o no un giusto e congruo innalzamento della retribuzione?

2° domanda: Garantiranno per i docenti dei corsi di aggiornamento gratis, proficui e idonei alle necessità?

3° Ogni docente avrà diritto a un proprio ufficio, tavolino, pc, stampante, collegamento internet per svolgere il proprio lavoro all'interno della scuola al meglio?

4° Sarà possibile avere a disposizione gratis materiale e laboratori per le proprie attività?

5° Verrà garantita alla scuola la presenza della carta igienica nei bagni?

6° Le scuole saranno adattate agli standard europei?

Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto...

E' evidente che se non si garantiscono almeno i sei punti da me messi in rilievo è inutile da parte di qualunque governo impostare qualsiasi contrattazione.
Altresì, è inutile che i sindacati si siedano al tavolo della trattativa senza la garanzia che verranno rispettati diritti e doveri.

Profumo vuole gli stati generali della scuola? Benissimo.
Si cominci non soltanto a parlare dei docenti e del rispetto di quei sei punti di sopra, ma si vada a sistemare la faccenda edifici e laboratori.
I soldi? Li trovi anche in Europa oppure il Governo si impegni una buona volta a decurtare tutte le spese della Difesa spudoratamente ingenti per un paese il quale ha nella Costituzione l'Art. 11 che dice: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".

La rabbia verso il governo dei tecnici e degli incapaci uomini politici cresce...Non so cosa avverrà. Attorno a me vi è un odore di rivolta e le idee chiare.
Non credo che potranno metterci a tacere oppure ignorare le nostre manifestazioni come avviene in Grecia. Ci stanno provando e si nota come nelle tv passa un centesimo delle notizie sulle manifestazioni che vi sono ogni giorno da parte dei docenti, genitori e famiglie.
Stanno facendo male i conti. Saranno molto sorpresi nei prossimi mesi, anche olte le elezioni.

Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto...

La faccenda sulle 24 ore non è finita anche perchè il governo si prepara al piano ventennale di tagli di circa 45 miliardi all'anno per il fiscal compact. Verrà, secondo le intenzioni non espresse da nessuna stampa o partito politico, tagliato lo stato sociale e svenduti alle multinazionali tutto il patrimonio e l'economia dell'Italia.
Si preparano a sfiancare l'Italia (paese ancora forte e ricco) per ridurla come la Grecia. Stesso discorso voglioni fare agli altri stati soprattutto europei.
MA CHI E' VERAMENTE MONTI? UN SANTO O...UN DIAVOLO?
Vuole salvare l'Italia oppure fa parte del complotto internazionale del Nuovo ordine mondiale massone?

Vi posto due video sul fiscal compact.

www.youtube.com/watch?v=UGuBR11wQtk

http://www.youtube.com/watch?v=pTPde29EYRo

V.P. ha detto...

Andrea Gavosto (FGA) e il "patto scellerato 2.0"

Antonello ha detto...

Ma perché non la si pianta una volta per tutte con questi piagnistei sui "fondi per la ricerca"? I fondi per la ricerca in Italia servono, per il 93% circa, a pagare stipendi a ricercatori (che non si sa bene cosa ricerchino....) che sono o figli di baroni universitari (vedasi l'eclatante caso della figlia di una Ministra dell'attuale governo) o loro sodali, o servono ai baroni medesimi per andare a congressi nelle più esotiche parti del mondo....
Nella facoltà universitaria dove mi sono iscritto oltre quarant'anni fa i cognomi sono gli stessi: o sono addirttura i medesini professori, o sono i loro figli......

V.P. ha detto...

sentite la fodazione Agnelli

V.P. ha detto...

la differenza tra la scuola e l'azienda

di Cosimo De Nitto - da facebook

Il dottor Gavosto consigliere autorevole e molto ascoltato dalla Gelmini prima, da Profumo ora, sostiene la tesi che nella scuola bisognerà dividere l'orario di lavoro dei docenti in due fasce: 18 ore tempo parziale allo stesso stipendio di ora; 40 ore tutto compreso tutto on site a scuola e stipendio maggiorato, carriera verticale e tante altre meraviglie.
Una domandina semplice: se a quelle 18 di cattedra si aggiungono altrettante di funzione, mi pare che si arrivi a 36, molto vicino a 40. E allora di che parliamo? In pratica la differenza sarebbe quella del timbrare il cartellino. Capisco che l'habitus ideologico e mentale, il format, sia quello della fabbrica, dell'azienda. Capisco che ogni aggregato umano a fini produttivi di beni materiali, immateriali e servizi il dr. Gavosto se lo configura in un unico ed esclusivo modello, l'azienda. Il problema è proprio lì, la differenza tra la scuola e l'azienda, cartellino o non cartellino, che il dr. Gavosto non può capire. In realtà credo che il dr. Gavosto non sia neppure informato , per via del format che lui ha stampato nella mente, che le aziende più di avanguardia e che sono impegnate in particolari tipologie di produzione sono proprio esse interessate a far lavorare da casa i propri dipendenti, con grandi risparmi per tutti, per il fatto che migliora la qualità del lavoro, i dipendenti sono più motivati e responsabili. Il dr. Gavosto non solo vuole lavorare sulla identificazione scuola=azienda, ma pensa questa identificazione sulla scorta di una visione aziendale ormai e sempre più arretrata. Dr. Gavosto, se vuole proprio identificare la scuola con l'azienda, almeno faccia questa operazione prendendo in considerazione un'azienda avanzata. Altrimenti saremo costretti a far spuntare dai tetti delle scuole le vecchie ciminiere degli opifici ottocenteschi.

Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto...

Ma di adattare le nostre fatiscenti scuole a quelle europee invece non se ne parla?

Scuole tedesche, autriache, francesi, inglesi enormi con tanti spazi, laboratori, ampie aule, piscine, campetti, mense etc, etc. Fornite di tanti materiali e di ben di Dio.
Autentici college.

Ma qui straparlano sull'eroismo degli insegnanti (a zero euro) e cianciano dicendo "LO VUOLE L'EUROPA" non adeguando gli edifici scolastici ai canoni europei?
Se si vuole trattare gli insegnanti in MODO EUROPEO oltre ad innalzarci gli stipendi devono fornirci di tutto e anche di edifici efficienti come quelli europei.

Bugiardi! Ma non credo che la passeranno liscia.


Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto...

A riguardo il taglio di fondi per la sperimentazione scientifica anche io non mi tiro i capelli in quanto concordo che nei laboratori universitari vi sono sempre gli stessi cognomi.

Chi ha frequentato i laboratori universitari, inoltre, sa che i fondi si disperdono in parecchi rivoli e che per giunta gran parte delle sperimentazioni sono inutili.

Inoltre, si sa che parecchia sperimentazione scientifica nelle università si basa totalmente sulla vivisezione.
Animali torturati inutilmente solo per dimostrare che sono state effettuate delle sperimentazioni e che quindi si ha diritto al pagamento di tot ore e per quel tale progetto.
Anche questa è una barbarie ed una distorsione di fondi.

Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto....

http://www.orizzontescuola.it/news/scuola-media-buco-nero-quale-ricetta


Andrea Gavosto, direttore della Fondazione, in una intervista rilasciata ad Italia Oggi, tiene a precisare che la soluzione non è l'abolizione della scuola media e che il modello scandinavo, che consta di due soli cicli, non è applicabile in Italia e che la scuola media deve mantenere la sua specificità.

Ma con i dovuti aggiustamenti, una ricetta con cinque ingredienti per riportare la scuola media alla sua originaria missione:

un forte orientamento alla personalizzazione dell’insegnamento da realizzarsi attraverso un’estensione del tempo scuola con una vera “scuola del pomeriggio”;
maggiore attenzione alla progettazione comune degli insegnanti;
un arricchimento della “cassetta degli attrezzi” dei docenti che permetta loro soluzioni didattiche che integrino o sostituiscano la lezione frontale (ad es. il cooperative learning);
una valorizzazione pedagogica del modello dell’istituto comprensivo (e del curricolo verticale)
una seria riflessione nazionale sul tema dell’essenzializzazione delle materie.

Soluzioni che richiedono investimenti e di conseguenza una inversione di tendenza rispetto alla dieta che la scuola italiana, e in particolare la scuola secondaria di secondo grado, è stata sottoposta in questi anni.

A vederla in questo modo è Francesco Scrima. "I tagli al personale - ha scritto in un comunicato giunto in redazione - e l’assenza di un progetto moderno di istruzione hanno fortemente penalizzato le medie, bruciando quanto di buono fatto alle elementari, sia in termini di apprendimento dei ragazzi che di equità sociale".

Quindi investimenti che si affianchino, conclude, ad "una revisione complessiva del modello didattico e organizzativo che consenta, valorizzando l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento, di creare una scuola accogliente, equa e democratica, motore di sviluppo per i ragazzi e per il Paese".

Giorgio Ragazzini ha detto...

Questa modo di parlare delle medie come del "buco nero" della scuola italiana, oltre a essere stilisticamente indecente e a dimostrare conformismo (come sempre quando si ripetono a pappagallo le formule di moda) non sta assolutamente in piedi. Non si capisce come potrebbe succedere che bambini che sanno scrivere, leggere e "far di conto" possano peggiorare drasticamente nel giro di tre anni. E, come si chiedeva Luca Ricolfi già nel 2008, da dove vengono i bambini che in prima media padroneggiano così poco la lingua scritta e orale, cioè il pensiero? Ed è colpa della scuola media se le indagini nazionali indicano che c'è un declino dell'apprendimento già a partire dai sette anni e in particolare in quarta elementare? E siamo sicuri che per sentenziare su anelli deboli e buchi neri ci si basi su dati affidabili?

Francesco ha detto...

Antonello e Lidia parlano dell'università con la stessa rozzezza e approssimazione con cui i demolitori della scuola parlano della scuola. Sarebbe logico che i diversi anelli della catena della formazione fossero solidali tra loro, invece di alimentare penose guerre tra poveri; e sorprende, in degli insegnanti, un atteggiamento così succube nei confronti dei peggiori luoghi comuni. All'università ci sono indubbiamente i baroni e i sodali dei baroni; ci sono anche gli studiosi seri, che insegnano e fanno ricerca nelle direzioni più diverse e rispettabili. Esattamente allo stesso modo, a scuola ci sono gli insegnanti fannulloni e quelli seri, e i secondi soffrono di venir screditati per colpa dei primi.

Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto...

Caro Francesco come in tutte le cose umane nulla è perfetto e così anche nella ricerca.
Lo stesso avviene per la scuola: come hai detto anche tu vi sono i bravi insegnanti e le buone scuole organizzate bene e altri e altre che peccano di lassismo e di disorganizzazione. Tanto non vi sono ispettori!
Forse non mi sono spiegata in maniera chiara e comprensibile.
Io ho detto nel mio precedente intervento che parecchia sperimentazione scientifica (ma non tutta!) nelle università si basa totalmente sulla vivisezione.
Questo vuol dire che indirettamente ho sostenuto che vi è anche la ricerca sana e, aggiungo ora, in diversi settori che non sono la medicina.
Esplicitando la mia critica ti dico che anni fa io stessa con i miei occhi ho visto determinate cose e le mie orecchie hanno sentito altre che mi hanno sconvolta per sempre.
Baronaggio e ignoranza sono state la rovina dell'università italiana e hanno fatto sì che tanti fondi fossero utilizzati non per fare buona ricerca, ma per ottenere soldi e finto onore.
La buona ricerca in Italia vi è, ma il baronaggio la riduce ai minimi termini al punto tale che i più bravi vanno all'estero.
Allo stesso modo in Italia vi è la buona scuola che però viene messa ai margini e violentata da una parte da una mentalità lassista e dall'altra da cattiva politica propagandistica che sostiene il modello privato con annessa eliminazione del valore legale dei titoli di studio (alla faccia dell'art.33 e 34 della Costituzione!).
L'importante è non buttare l'acqua sporca con il bambino, ma se vengono razionalizzati i fondi (e la figura dell'ispettore diventerà una normalità) allora penso che tante distorsioni andranno via più velocemente in quanto si impiegheranno i pochi fondi in buona ricerca non avendo più nulla da mettere in tasca.
Allo stesso modo se i fis sono pochi e razionati vi saranno meno interessi su di esso.
Ho torto, vero?

Papik.f ha detto...

Caro Francesco, ho qualche conoscenza dell’ambiente universitario, fatta in tempi, Atenei e Dipartimenti diversi (scuola di specializzazione, utilizzazione a fini di ricerca, dottorato, ecc.), quindi parlo con una certa cognizione di causa anche se, ovviamente, le osservazioni che seguono sono soggettive e legate all’esperienza diretta.
Luoghi comuni 1. Per quanto riguarda l’idea che all’Università si lavori poco o punto, concordo sul fatto che sia infondata. Per quello che ho avuto modo di vedere, nella media si lavora – e per molte ore al giorno, al di fuori di qualsiasi orario d’obbligo – sia nell’attività di ricerca sia nella didattica, che rispetto ad anni passati si è molto appesantita per ragioni giuste e meno giuste (tipo carenza di fondi e peggioramento del livello medio degli studenti).
Luoghi comuni 2. Per quanto riguarda l’accesso alla carriera universitaria e i progressi nella stessa, quanto si pensa e si dice in proposito è persino poco rispetto alla realtà. Questo non vuol che i docenti universitari non siano, almeno per una larga maggioranza, all’altezza del loro compito, ma che il motivo per cui sono stati preferiti ad altri spesso ha ben poco a che vedere con le loro capacità (almeno con quelle di ricerca e didattica).
Solidarietà. L’occhio con il quale un docente universitario considera chi insegna negli ordini inferiori dell’istruzione è paragonabile a quello di un aristocratico ancien régime verso un servo della gleba. Questo non sul piano personale, sul quale ho quasi sempre riscontrato un’impeccabile cortesia, ma sul piano della considerazione verso la loro attività. Se l’insegnamento nella scuola si è ridotto come si è ridotto, del resto, questo è dovuto in buona misura al completo disinteresse dei docenti universitari verso quanto avveniva, nei loro propri settori disciplinari, nell’istruzione primaria e secondaria (al di là del saltuario interesse per la promozione di qualche libro di testo …). Quanto dico è confermato da ciò che ha recentemente tentato di fare un Rettore (un Rettore!) nelle vesti di Ministro, come se l’attività degli insegnanti della scuola secondaria si riducesse soltanto al tempo passato in aula: proprio lui che dovrebbe conoscere meglio di chiunque altro la relazione tra il tempo dedicato alla propria formazione personale e la ricaduta su quanto si insegna. Casi come quelli del prof. Israel e della sua azione benemerita sono soltanto eccezioni che confermano la regola: nel complesso gli unici universitari che si interessano ai livelli precedenti dell’istruzione sono i pedagogisti, e i risultati – purtroppo – si vedono.

Francesco ha detto...

Ringrazio Papik.f delle sue precisazioni, che non mi pare contraddicano il mio punto (né, del resto, sono state forse avanzate con quest'intenzione). Col mio intervento desideravo contrappormi a chi sosteneva che non fosse poi un gran male tagliare i fondi per la ricerca: questa posizione mi pareva e mi pare assurda, soprattutto da parte di un insegnante, per il quale dovrebbe essere ovvio che scuola e ricerca sono ugualmente fondamentali. Tagliare i fondi all'università significa (c'è bisogno di spiegarlo?) tarpare lo sviluppo culturale, scientifico, tecnologico di un paese e privare molti giovani della possibilità di contribuirvi. Fra l'altro, a proposito di baroni e criteri di assunzione nell'università, è tutt'altro che ovvio che una situazione di estrema penuria favorisca l'adozione di meccanismi di selezione più oggettivi.
Infine, credo che Papik.f abbia ragione per quanto riguarda l'atteggiamento di una parte rilevante del mondo universitario nei confronti della scuola. Ma io dicendo che "sarebbe logico che i diversi anelli della catena della formazione fossero solidali tra loro" non intendevo suggerire che l'università avesse un atteggiamento solidale verso la scuola: avrei potuto rivolgere la stessa frase a degli universitari - a cominciare proprio dal ministro.

Papik.f ha detto...

Francesco, come tu stesso supponi non avevo alcuna intenzione polemica nei tuoi confronti e sono perfettamente d'accordo sul fatto che una maggiore "solidarietà" tra i diversi livelli della formazione potrebbe solo giovare al sistema nel suo complesso.

Papik.f ha detto...

Per quanto riguarda i meccanismi di selezione, hai pienamente ragione: la situazione di estrema penuria non fa che peggiorare le cose. Quello che ho potuto constatare nella mia esperienza, peraltro, mi porta a ritenere che la cooptazione sia nella maggior parte dei casi una conseguenza inevitabile dei meccanismi di funzionamento dell'Università. Ciò che trovo inaccettabile è che la cooptazione sia fatta passare sotto le forme di un concorso teoricamente aperto a tutti; con il corollario che, data questa presunzione di oggettività, chi coopta una persona non è poi in alcun modo responsabile degli esiti che questa consegue.

Anonimo ha detto...

Lidia ha scritto...

@Francesco.
Sicuramente una maggiore solidarietà fra i diversi gradi del mondo dell'istruzione è auspicabile e dovrebbe essere la normalità, al patto che non si trasformi in una sorta di casta massonica in cui i "fratelli" si considerano diversi da tutto il resto della società, perseguano uno scopo autoreferente e si aiutino a vicenda a scapito della moralità e dell'interesse della comunità TUTTA.
Quello che sostiene Papik.f a proposito del modo in cui il docente universitario considera i colleghi dei gradi inferiori è verissimo ed è anche una delle concause del fallimento del mondo dell'istruzione almeno in Italia.
Del resto il docente universitario è proprio quello deputato direttamente alla formazione di chi, oltre che le altre professioni, dovrebbe andare ad insegnare nei gradi minori dell'istruzione e spesso si occupa anche dell'aggiornamento di quest'ultimi. Allora la cattiva qualità del mondo dell'istruzione italiana deve la propria origine proprio dal mondo della docenza universitaria? Penso proprio di sì, visto che sono loro che propagano le cattive pedagogie del docente "facilitatore" e "tutor", del togliere validità al titolo di studio e delle "prove INVALSI" al posto del valore dell'insegnante che insegna e basta e nel rispetto della libertà d'insegnamento garantita dalla Costituzione.
Comunque per esperienza dico che i fondi per la ricerca sono un'ottima cosa, ma se diventano troppo non è garanzia di efficacia ma bensì di rischio di corruzione.
La presenza degli ispettori (che in Italia mancano completamente) sono indispensabili se non insostituibili nel garantire l'utilizzo dei fondi in modo spartano.
Ripeto che sia nel mondo universitario che nei gradi minori dell'istruzione la maggior parte dei progetti ha come scopo quello di far entrare soldi nelle tasche dei ricercatori piuttosto che avere come obiettivo quello che platealmente si è proposto il referente del progetto.
Certe sperimentazioni con gli animali sono una pura e semplice tortura senza risultati: tot numero sperimentazioni per tot ore uguale a tot di compenso indipendentemente dai risultati che spesso risultano fallimentari.
Certi progetti alle scuole superiori e soprattutto medie ed elementari non hanno nessuna ricaduta sugli alunni, servono solo ad arrotondare lo stipendio.
Questa è la pura realtà, caro Francesco. Te lo dice una insegnante che si batte ogni anno per far sì che i colleghi presentino progetti che servano e che siano a fine anno nella relazione finale VERITIERI sui loro effettivi risultati raggiunti.
Riguardo al ricerca per esempio sul Cancro: perché si cercano soldi anche con telethon e poi i fondi si disperdono in tanti rivoli pari a tutti i gruppi di onlus che lavorano in Italia? Cosa sperimentano questi grppi di preciso?
Poi...non si è ancora pervenuti a nessuna vittoria sul cancro. Non è strano?
Mio padre ammalato di cancro e dato per spacciato è guarito grazie ad una mistura di aloe arborescens, miele e alcol (tutto fatto in casa) grazie alla ricetta di padre Zago. Guarito perchè questa mistura ha aumentato le sue difese immunitarie. Infatti durante l'inverno nonostante non abbia preso nesun vaccino non ha avuto nessuna influenza. Non è strano?
Ma che ricercano in tanti laboratori?
Come