giovedì 21 settembre 2017

CELLULARI: VOGLIAMO INCENTIVARE UNA DIPENDENZA IN CRESCITA?

Provate a digitare su Google “Miur prevenzione dipendenze”: vi verrà fornito un nutrito elenco di riferimenti a iniziative in corso o a progetti in cui è implicato il ministero dell’Istruzione, accanto ad altri del Ministero della Salute, della Polizia di Stato o delle Regioni. E non si tratta solo delle varie droghe illegali, di alcol o di tabagismo, ma anche di “prevenzione di tutte le forme di dipendenza” compresa la ludopatia e in genere le “dipendenze comportamentali”.
In occasione della recentissima intesa fra la Presidenza del Consiglio e il Miur sulla prevenzione dell’abuso di alcol e delle tossicodipendenze, si è ripetuto ancora una volta che “partire dall’educazione nelle scuole è fondamentale”. Ma paradossalmente è proprio nella scuola che si andrà a incentivare una dipendenza in forte crescita fra i giovani, quella dal cellulare, dopo la decisione della ministra Fedeli di sdoganarli come strumento didattico. A sconsigliare di darle seguito, questo argomento si aggiunge ai molti già evocati: la disponibilità dello smartphone distoglie dalla necessaria attenzione, aumenta la tentazione di copiare da internet, favorisce gli scherzi e il bullismo. Per di più, sostituendo uno strumento privato a quelli che la scuola stessa potrebbe fornire, fomenterebbe “la peggiore competizione tra gli studenti, e giocoforza tra le loro famiglie, a chi si compra l'oggetto più nuovo”, come ha scritto Adolfo Scotto di Luzio. Che aggiunge: Lo smartphone in classe preclude ai giovani l'esperienza della scuola come reale scoperta di quello che non si conosce e come incontro con l'estraneo culturale. [...] Educando viceversa i giovani a ritrovare in classe ciò che già conoscono fin troppo bene fuori, li si addestra nella logica dell'uguale e della ripetizione del noto”.
Esistono diverse conferme scientifiche di una già notevole diffusione di questa nuova dipendenza. Una viene da uno studio molto serio realizzato dalla Scuola di psicoterapia “Erich Fromm”e presentato di recente a Firenze, secondo il quale l’attrazione per lo smartphone sta diventando per molti una fonte di stress e di ansia, con sintomi come il bisogno di essere continuamente raggiungibili, la paura di esaurire la carica, la “vibrazione fantasma”, cioè la sensazione errata che l’apparecchio stia vibrando, fino al tremore, alla tachicardia, agli attacchi di panico. Nelle persone con bassa autostima e difficoltà relazionali, l’uso del cellulare favorisce la chiusura in sé stessi e la paura di essere rifiutati. Una ricerca britannica attesta che il 60% dei giovani tra i 18 e 29 anni va a letto con lo smartphone. Si parla ormai di “nomofobia”, (no mobile + fobia), cioè la paura di restare senza questo vero e proprio talismano.
Anche senza conoscere la letteratura scientifica, se vogliamo proteggere almeno i giovanissimi dal diventare schiavi del telefonino, oltre che metterli in guardia dal fumo, dall’alcol, dalle droghe, dai disturbi alimentari e dal bullismo, la messa al bando degli smartphone dalle aule scolastiche dovrebbe apparire come una misura necessaria e di buonsenso.  
Dal canto suo la ministra Fedeli assicura che non si tratterà “di smartphone come dispositivo a gestione individuale mentre ci sono le lezioni”, ma di uso regolato sotto la responsabilità dei docenti. Intenzione in astratto rassicurante, se si potesse garantire una pratica saltuaria di “uso consapevole della tecnologia”, accompagnata dall’obbligo tassativo di tenere l’apparecchio spento nello zaino per il resto del tempo. Ma quanto è diffuso e quanto incoraggiato nella scuola italiana (a iniziare dal ministero) il rigore necessario per assicurare un simile equilibrio? Siamo purtroppo vicini allo zero assoluto. Bisogna quindi insistere perché non sia assestato un colpo definitivo alla possibilità di lavorare in classe con l’indispensabile concentrazione. Del resto, numerosi manager e programmatori di Microsoft, Apple, Google e di altre aziende della new economy da Seattle a Cupertino, incluso Steve Jobs, hanno scelto e scelgono per i loro figli scuole in cui anche il computer è rigorosamente bandito. Vogliamo proprio essere più “digitali” di loro?
Giorgio Ragazzini

Aderisci all' iniziativa “No al cellulare in classe – Scrivi un rigo alla Ministra: segreteria.particolare.ministro@istruzione.it

9 commenti:

paniscus ha detto...

"la ministra Fedeli assicura che non si tratterà “di smartphone come dispositivo a gestione individuale mentre ci sono le lezioni”, ma di uso regolato sotto la responsabilità dei docenti. Intenzione in astratto rassicurante, se si potesse garantire una pratica saltuaria di “uso consapevole della tecnologia”, accompagnata dall’obbligo tassativo di tenere l’apparecchio spento nello zaino per il resto del tempo."
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Scusate se mi ripeto, ma le cose non stanno GIA' così? C'è bisogno di un provvedimento dl legge apposta, e di una commissione che lo studi, per ribadire l'ovvio?

Se io porto a scuola del materiale didattico diverso dai testi ufficiali, ad esempio un libro di cui ci interessa solo una citazione o un paragrafo specifico, oppure una raccolta di esercizi che ho a disposizione solo su cartaceo e non su file, e un ragazzo mi chiede se può fare la foto col cellulare e poi passarla online a tutti gli altri, invece di stampare direttamente 25 fotocopie, io dico di sì (a meno che non si tratti di contenuti complessi ed elaborati che richiedono necessariamente lo studio, la sottolineatura e gli appunti su carta).

Basta che il cellulare sia usato solo per l'attimo necessario per fare la foto, e poi immediatamente rimesso a cuccia nello zaino.

Se poi dopo dieci minuti lo stesso ragazzo lo ribecco a tirare fuori il telefono per i fatti suoi, una bella nota non gliela leva nessuno, mi pare evidentissimo che siano due usi diversi!

Giorgio Ragazzini ha detto...

La faccenda del cellulare inizia nel giugno 2016, quando il non rimpianto sottosegretario Faraone annuncia (http://bit.ly/2xiB939) che sarà eliminato il divieto di usare i cellulari in classe, stabilito dal Ministro Fioroni nel 2007 (vedi http://bit.ly/2jPEIIq).
A rigore, quindi, quello esemplificato da Paniscus è uno strappo alla regola, un'eccezione che la conferma. Ora si dovrebbe andare, se non verso la liberalizzazione, verso la legalizzazione di un un uso molto più esteso, anche se autorizzato dall'insegnante (da notare che non si parla di sperimentazione). E' irragionevole prevedere che questo farà aumentare esponenzialmente i motivi di distrazione, visto che sarà praticamente impossibile controllare che durante la lezione una parte degli allievi non vada su facebook, non invino messaggi e via dicendo? Dunque la situazione cambierebbe e di molto.

paniscus ha detto...

"La faccenda del cellulare inizia nel giugno 2016, quando il non rimpianto sottosegretario Faraone annuncia che sarà eliminato il divieto di usare i cellulari in classe"
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Ma lo so, e infatti intendevo riferirmi anche a quello: ricordo benissimo che quando si discuteva di quell'esternazione, io ebbi esattamente la stessa reazione che ho avuto adesso (non ricordo se l'ho espressa anche qui, o solo in altri contesti, ma comunque eè stata identica).

Ovvero: a che cosa dovrebbe servire una abolizione ufficiale o modifica ufficiale della norma, annunciata e pubblicizzata con tanta fanfara... se quella norma implica GIA' che il cellulare si possa usare a fini didattici con il permesso dell'insegnante, e serve solo a vietare che sia usato per interesse privato per fare cose che non c'entrano niente con la lezione?

Non serve a niente la modifica formale (che infatti poi non è stata fatta, ma solo annunciata di nuovo), serve solo l'ANNUNCIO mediatico della modifica formale, per ingraziarsi il consenso di certe fasce di opinione pubblica. Il tutto, tenendo conto del fatto che la memoria collettiva e mediatica è talmente breve, frammentaria e superificiale... da potersi aspettare che la maggioranza nemmeno si ricordasse più che era stata già annunciata pochi mesi prima, e che potesse convincersi sinceramente che questo "nuovo" annuncio fosse davvero una novità!

Questo è il livello morale e civile di chi ci governa.

Giorgio Ragazzini ha detto...

La norma di Fioroni non implica affatto che si possa usare didatticamente il cellulare. Non solo perché non ne fa il minimo cenno ed è tutta declinata sul divieto, ma perché il 2007 è l'anno in cui nacque il primo iPhone e i ragazzi disponevano solo di cellulari con poche funzioni. Mancavano quindi le condizioni per un uso didattico.

Papik.f ha detto...

Segnalo questo intervento
https://www.roars.it/online/gli-insegnanti-lultimo-ostacolo-alla-rivoluzione-digitale-della-scuola/

Papik.f ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Papik.f ha detto...

Vale davvero la pena di leggerlo tutto anche se lungo, mette i brividi. Compreso il Commento di Ana Millán Gasca, la vedova del mai abbastanza rimpianto prof. Israel.
Riporto tre stralci significativi.
“Risulta evidente come il richiamo alla validazione scientifica, che renderebbe obbligata la transizione intermodale verso l’”innovazione”, abbia lo scopo di scongiurare qualsiasi obiezione o approccio critico. Si tratta di un’abitudine non nuova nei testi ministeriali e nei documenti ufficiali, che apre preoccupanti scenari speculativi, rispetto ai quali dovrebbero intervenire proprio gli uomini di scienza. Questi documenti, infatti, oramai da anni, sostengono la perentorietà dei propri assunti sulla base dell’applicazione di acquisizioni “scientifiche” che non si presentano affatto come rigorose, né supportate da letteratura o ricerche di settore, ma che si ritengono tali in modo autoreferenziale e non aperto a contraddittori”.
“Gli insegnanti sarebbero ancora in parte formati su una base culturale idealistico letteraria, di derivazione storicistica, anche quando insegnano discipline scientifiche, soffermandosi troppo sull’aspetto teorico e meno su quello operativo; un’impostazione che non avrebbe più attualità nel mondo globale. Le loro strategie comunicative e il loro approccio si rivelano poco adatti a favorire l’apertura della scuola alla società. Di qui, dunque, la necessità dell’ingresso di un’autorità intellettuale esterna che li resetti dal punto di vista professionale, mutando gestalticamente la natura del loro mestiere”.
“I docenti, se andasse in porto (come sta andando) questo disegno, non avrebbero più speranza: per meritare il proprio posto di lavoro dovrebbero accogliere i nuovi paradigmi dell’insegnamento e accettare, con sottomissione, di sottoporsi ai nuovi programmi formativi”

VV ha detto...

Ho appena letto l'intervento e lo trovo fondamentale ed esaustivo. La "irregimentazione" sta avvenendo nella più classica delle modalità: si delegittimano i docenti e i dirigenti mettendo in assoluto rilievo la loro "inadeguatezza" e la loro incapacità a fare i conti con la "modernità". Sono decenni che si utilizzano questi sistemi per esautorare le scuole e per asservirle alla pianificazione del potere centrale che ha sempre più la strada spianata, ora più di sempre, potendo contare su una classe docente esautorata e disponibile a farsi esautorare per quieto vivere, per incapacità e negligenza nel prendere posizioni anche perché spesso immessa in ruolo a 60 anni senza vi sia stata nel tempo una adeguata selezione. Fa venire i brividi constatare come le figure intemedie della burocrazia scolastica siano state selezionate senza trasparenza e collocate negli uffici periferici per essere pronte ad accogliere senza obiezioni le direttive centrali. Figure intermedie che nel giro di un paio d'anni grazie alla solita sanatoria diventeranno ispettori e provveditori in ruolo definitivo. A questo si aggiunga l'operazione perfettamente riuscita relativa alla costruzione delle Reti scolastiche che hanno lo scopo fondamentale di esautorare quel poco di autonomia scolastica che sopravvive a stento in quelle scuole in cui si discute e si lascia discutere intorno alla didattica, intesa naturalmente come contenuti e metodologie. la parola d'ordine è quella di svecchiare e di adeguarsi alla modernità. Parole d'ordine demagogiche e in quanto tali accattivanti e rassicuranti per chi non ha spesso le motivazioni e la voglia per contrastarle. E altrattanta demagogia viene fatta nei confronti dei giovani che si illudono di essere finalmente di fronte ad una scuola nuova e adeguata alla loro età e alla modernità. Naturalmente la pochezza di chi gestisce la politica scolastica è tale che neanche si pone il problema, drammatico, di dove stia andando questa nostra società che non è liquida come si vorrebbe far credere ma è oramai sempre più liquefatta.

Theresa williams ha detto...


Ciao, sono Theresa Williams. Dopo anni di collaborazione con Anderson, lui si è rotto con me, ho fatto tutto il possibile per riportarlo indietro, ma tutto era inutile, lo volevo tornare così a causa dell'amore che ho per lui, Gli ho pregato con tutto, ho fatto delle promesse ma lui ha rifiutato. Ho spiegato il mio problema al mio amico e lei mi ha suggerito che dovrei piuttosto contattare un incantesimo che potrebbe aiutarmi a lanciare un incantesimo per riportarlo indietro, ma sono il tipo che non credo mai in magia, non avevo altra scelta che provarlo. inviò il cinguettino e mi disse che non c'era nessun problema che tutto andrà bene prima di tre giorni, che il mio ex tornerà da me prima di tre giorni, lancia l'incantesimo e, sorprendentemente, nel secondo giorno, era alle 16.00. Il mio ex mi ha chiamato, sono stato così sorpreso, ho risposto alla chiamata e tutto quello che ha detto è che lui era così dispiaciuto per tutto quello che è accaduto che voleva che io torni a lui, che mi ama tanto. Sono stato così felice e sono andato a lui che è stato come abbiamo iniziato a vivere insieme felicemente felicemente. Da allora, ho promesso che chiunque conosco che abbia un problema di relazione, sarei d'aiuto a tale persona, facendo riferimento a lui o lei all'unico vero e potente cronometro che mi ha aiutato con il mio problema. email: drogunduspellcaster@gmail.com potrai inviarlo via email se hai bisogno della sua assistenza nel tuo rapporto o in qualsiasi altro caso.

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