giovedì 1 agosto 2019

CALENDA, LA SINISTRA E LA SCUOLA


Qualche sera fa l’ex ministro Carlo Calenda, ospite di una trasmissione televisiva, ha ribadito più volte che il primo grande problema da risolvere in Italia è quello scolastico, perché una scuola scadente come quella certificata dalle ultime prove Invalsi contribuirà come nessun altro fattore a minare per molto tempo il nostro futuro. Lo ha detto con una convinzione che da anni nessuno del suo partito aveva, a mia memoria, espresso. Purtroppo gran parte di questo paventato rischio si è già realizzato. Tuttavia siamo obbligati a sperare che alle sue parole seguano i fatti. Il primo dei quali dovrebbe consistere nel rivolgere le sue amare considerazioni direttamente al suo partito e in generale alla sinistra (politica e sindacale), che tanta responsabilità ha avuto nel ridurre la scuola – in cui è stata egemone – nelle condizioni in cui versa, non senza la gentile collaborazione di quasi tutto lo schieramento politico. Ed è ridotta com'è perché dalla riforma Berlinguer, da cui molto del suo declino è iniziato (Autonomia scolastica, Statuto delle studentesse e degli studenti), non ha conosciuto che improvvisati raffazzonamenti, spesso opera delle medesime persone che da anni hanno guidato, direttamente o indirettamente, gran parte della politica scolastica, passando, spesso senza alcun merito, da una “cadrega” all'altra. Persone del genere, per troppo ovvie ragioni, è raro che abbiano interesse a confrontarsi con chi fa proposte e analisi del sistema scolastico diverse dalle loro. E non a caso in questi anni e ben prima dei dati Invalsi a nulla sono serviti gli appelli, le indagini demoscopiche e perfino i dati dell’Ocse. I quali ci dicono che la scuola sta da anni scivolando in una crisi irreversibile, che riguarda non solo la preparazione degli studenti, ma anche la loro coscienza civile. Vorrei inoltre ricordare a Calenda che la situazione è più grave di come la dipingono i dati Invalsi, che nulla dicono a proposito della qualità dei docenti e dei dirigenti e neppure sullo stretto rapporto tra rispetto delle regole e apprendimento. Occorre agire con la massima urgenza perché il tempo è oramai quasi scaduto. E per poter salvare la scuola occorre prima di qualsiasi altra cosa selezionare una classe docente preparatissima, in grado di dare il meglio di sé e di pretenderlo dagli allievi. I quali dovranno imparare che la conoscenza è sempre conseguenza di impegno, dedizione, fatica e rispetto degli altri e di sé stessi. E per favore smettiamo di credere, come sostiene la quasi totalità degli addetti ai lavori di cui sopra, che basteranno le Flipped Classroom, il Role Playng, il Cooperative Learning o il Circle Time ad alzare il livello dei nostri studenti. Purtroppo la politica scolastica dell'attuale governo non ci rassicura affatto, in quanto quasi esclusivamente preoccupata di raccogliere senza tanti sforzi, al pari di tanti altri governi, i consensi del mondo scolastico, assumendo decine di migliaia di docenti e impiegati senza alcuna seria verifica sulla loro professionalità. Un mondo scolastico ormai abbandonato a sé stesso e non più in grado di garantire un futuro alle nuove generazioni. E pensare che grazie alla scuola del dopoguerra, come ci ricorda lo storico Adriano Prosperi nel suo bellissimo saggio Un volgo disperso, “figli e nipoti dei contadini di un tempo sono diventati altro: operai, commercianti, industriali, insegnanti, impiegati”. Molti ragazzi socialmente svantaggiati di oggi, invece, non possono aspirare a niente del genere, neanche a poter diventare operai specializzati, perché la scuola non funziona come dovrebbe. Speriamo che Calenda pensi anche a questo, visto che da decenni la sinistra non si è preoccupata di farlo.
Valerio Vagnoli

8 commenti:

Alessandro Sica ha detto...

Nessuna Flipped Classroom,
né Role Playing,
né Cooperative Learning,
né Circle Time,
avranno mai il valore
del parlare uno alla volta.

Le rare volte in cui gli studenti sono attenti
comprendono tutto in modo sorprendente.

Stiamo perdendo cervelli di grandi qualità
in un mondo che ha bisogno disperato di:
1) Sviluppo economico sostenibile
e controllo delle nascite.
2) Lotta al riscaldamento globale
ed agli inquinamenti selvaggi decennali.
3) Rafforzamento dei rapporti umani
(logori per mancanza di cultura).
4) Sviluppare ricerca pura ed applicata
(in tutti i rami del Sapere).
5) Amore per la Vita,
che eterna non è.

Anonimo ha detto...

Condivido pienamente.

Lisa ha detto...

Condivido pienamente.

Anonimo ha detto...

Scusate ma l'invalsi era strutturato per curva gaussiana e la deviazione dalla media era negli standard previsti.
Detto questo, tutto ciò che hanno fatto o detto i piddini sulla scuola è da rispedire al mittente. Il crollo del PCI, che almeno rispettava la cultura, è coinciso con l'importazione da parte di questo partito antiitaliano di ogni nefandezza didattica purché estera, condito da quella fastidiosa terminologia inglese che svela la loro incapacità di esprimere qualsiasi concetto nella loro lingua madre (in fondo la schifano).
Vale la pena di rilanciare un modello di scuola italiana, come è stato tra gli anni '60 e '90 e di ribadire in ogni sede il valore assoluto della cultura umanistica che struttura la personalità, nutre il pensiero, tiene lontano dalle schifezze che la società propina ai giovani a palate, àncora l'individuo a una tradizione storica e geografica facendolo sentire una persona e non un ingranaggio stupido.
RR

Ispido ha detto...

Cosa è circle time? Grazie.

VV ha detto...

https://www.asilosuore.it/il-circle-time/

tra le varie spiegazioni che ho trovato su internete mi sento di consigliarle quella di cui sopra. Mi sembra molto chiara e concisa.
Buon Ferragosto
Valerio vagnoli

georges Matorell ha detto...

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Giacomo ha detto...

D’accordo con il fatto che è decisiva l preparazione dei docenti (altro che flipped classroom e altre baggianate del genere). Quando un docente è preparato e appassionato è davvero difficile che non riesca a dar qualcosa agli studenti.
Il problema è che nella scuola di oggi la preparazione dei docenti interessa sempre meno, soprattutto ai dirigenti i quali premiano gli insegnati che mettono in piedi tante attività (come se la scuola fosse un Grest), mentre che un docente continui a studiare e a prepararsi non interessa proprio. Anzi, qualche volta è pure mal visto, perché magari, proprio perché è preparato, qualche insufficienza la scrive nel registro.
Giacomo