lunedì 11 novembre 2019

UN DIARIO-SAGGIO SULL’IMPORTANZA E LA RESPONSABILITÀ DI INSEGNARE

“Cercare con volontà bellezza, equilibrio, armonia in un verso, in uno snodo storico, in un'equazione”

Un bellissimo libro quello di Roberto Contu (Insegnanti, Aguaplano editore), che da intellettuale colto e raffinato racconta la sua esperienza di docente in licei e istituti tecnici e professionali di provincia, in cui si deve essere capaci di trasmettere agli allievi la propria cultura cercando di non sminuirla, in modo che, grazie alla passione dell'insegnante, abbiano anche loro la possibilità di misurarsi con Dante e Petrarca, con Galileo e Leopardi. Autori che “arrivano” ai ragazzi solo se non rinunciamo a pensare che insegnare consiste nel “farlo per l'altro e solo per l'altro”. In molti episodi ho ritrovato la stessa passione e la stessa determinazione di tanti docenti come Contu e come la sua anziana e bravissima collega a cui chiede perché sia rimasta per tutta la vita in un istituto professionale, anche se avrebbe potuto permettersi altre “carriere”; e la sua risposta è un sorriso fatto di soddisfazione e appagamento che dice tutto sulla passione con cui ha donato la propria cultura a chi sarebbe stato destinato a rimanerne privo. E ho trovato spesso la stessa dedizione in molti racconti scolastici di Antonella Landi, sempre accompagnata, come nel libro di Contu, dalla lucida consapevolezza di cosa sia la complessa realtà della nostra scuola e dei ragazzi che la frequentano, con i quali dobbiamo confrontarci con onestà e anche con molto coraggio.
Il diario-saggio di Contu non è rivolto soltanto agli insegnanti di lettere, ma a tutti quelli che hanno la fortuna di trovarsi di fronte studenti che ci chiedono di essere all'altezza del nostro mestiere; e che, se si rendono conto che è così, si affidano a noi con la stessa riconoscenza con cui ci si affida ai veri maestri. Quelli che, attraverso la cultura, insegnano a vivere e a dare un senso profondo alle loro esistenze, altrimenti frastornate da un mondo spesso confuso, vociante e mediocre.
La lettura di Insegnanti mi ha quindi rafforzato nella convinzione di avere fatto, insegnando, il mestiere più bello del mondo. E se potessi tornare indietro nel tempo come in un film di Zemeckis, la scelta ricadrebbe sull'insegnamento in tutti gli ordini di scuola, come feci con convinzione fin da quando, poco più che ragazzo, mi dedicai alle pluriclassi di doposcuola in paesini sperduti delle nostre colline, oggi quasi del tutto scomparsi.
PS: capiterà un giorno che persone come Contu possano trovare l'attenzione di chi governa  il nostro sistema scolastico?
Valerio Vagnoli

Nessun commento: