mercoledì 21 agosto 2013
EDUCAZIONE E QUIETE PUBBLICA: BAMBINI INGOVERNABILI NEI LUOGHI DI VACANZA
Un
articolo di Luca Goldoni descrive con esattezza di dettagli la distruzione
della tranquillità nei luoghi di villeggiatura a opera dei bambini non educati alla
convivenza. Basta aggiungere due cose: che la cosa vale anche per gli alberghi
di montagna; e che, se non bastano i bambini, ci pensa la musica ad alto volume
a pregiudicare del tutto la possibilità di rilassarsi. Leggi.
lunedì 19 agosto 2013
SCUOLA DI MASSA E SCUOLA DI CULTURA
In
attesa di leggere il libro di Adolfo Scotto di Luzio, La scuola che vorrei,
godiamo della bella recensione che sul “Corriere della Sera” di oggi ne fa
Ernesto Galli della Loggia. Quest’ultimo si identifica totalmente nelle tesi
del libro e soprattutto del fallimento della nostra scuola di massa: aver
gettato a mare il meglio della nostra tradizione scolastica che aveva avuto il suo fulcro nell’essere
innanzitutto scuola di cultura. Cioè scuola di qualità attenta ai contenuti
piuttosto che soltanto alle metodologie (pure importanti) e soprattutto capace di dare ai ragazzi il senso
di appartenenza ad una comune
civiltà in continua evoluzione e in
continua costruzione del “ senso di noi”. Un senso di noi che, a mio parere, è
drammaticamente assente nella scuola italiana di ogni ordine e grado; dove, appunto, dominano le dogmatiche teorie
“applicative” dei vari sistemi didattici e pedagogici che per moda si
alternano a discapito di contenuti certi e comuni.
Per esempio, in base alla mia esperienza pluridecennale di presidente di commissioni d’esame nelle scuole superiori, posso testimoniare che da una ventina d’anni non ho più il piacere di assistere ad orali in cui si parli di Dante, Foscolo, Leopardi o di Manzoni, “accortamente” studiati in quarta, se studiati. Né mi sembra abbia senso sottoporre a una quantità esosa di discipline gli studenti degli istituti tecnici e professionali, che dovrebbero invece concentrarsi su poche materie per approfondirle veramente, come è tipico di una didattica di impostazione umanistica e realmente legata alle nostre radici culturali. La differenza tra i vecchi maestri di bottega e una moderna formazione professionale dovrebbe consistere soprattutto nel dare la possibilità agli studenti di studiare e contestualizzare le materie professionali in una dimensione storica e artistica: cosa che naturalmente nelle nostre scuole è lontana dal realizzarsi. D’altra parte se nelle scuole pubbliche si può insegnare quello che si vuole, che senso ha curarsi della preparazione dei docenti? E chi si è preoccupato negli ultimi decenni (sottolineo: decenni!) di selezionare dei docenti colti, meritevoli e motivati?
Per Scotto di Luzio e Della Loggia una scuola come la nostra sarà sempre più disertata dalle élite, mentre penalizzerà sempre più le classi meno abbienti, in quanto, derubricata a ente gestore di moltitudini in cui gli studenti “sono indotti sempre più a concepire l’istruzione come uno specifico, individuale percorso, aperto a molteplici esperienze di vita”, non potrà permettere ai capaci e meritevoli di accedere, come invece meriterebbero, ai livelli più alti della società.
Come Gruppo di Firenze ci auguriamo che questo libro possa rimettere in primo piano il ruolo primario della scuola, quello di affidare alle nuove generazioni il nostro patrimonio culturale come base indispensabile anche della propria riuscita individuale. Per questo è necessario che alla scuola si guardi finalmente con quel realismo critico che è alla base della nostra cultura idealista, pragmatica e anche gramsciana. Invece coloro che hanno avuto in mano le leve del potere scolastico e culturale hanno in genere preferito fare scelte ideologiche e alla moda, anche perché meno impegnative per chi spesso si è trovato a gestirle, quelle leve, per “meriti” di militanza politica e di fedeltà ai partiti, senza avere la preparazione e la vocazione necessarie: quella di essere “come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte”. (VV)
Per esempio, in base alla mia esperienza pluridecennale di presidente di commissioni d’esame nelle scuole superiori, posso testimoniare che da una ventina d’anni non ho più il piacere di assistere ad orali in cui si parli di Dante, Foscolo, Leopardi o di Manzoni, “accortamente” studiati in quarta, se studiati. Né mi sembra abbia senso sottoporre a una quantità esosa di discipline gli studenti degli istituti tecnici e professionali, che dovrebbero invece concentrarsi su poche materie per approfondirle veramente, come è tipico di una didattica di impostazione umanistica e realmente legata alle nostre radici culturali. La differenza tra i vecchi maestri di bottega e una moderna formazione professionale dovrebbe consistere soprattutto nel dare la possibilità agli studenti di studiare e contestualizzare le materie professionali in una dimensione storica e artistica: cosa che naturalmente nelle nostre scuole è lontana dal realizzarsi. D’altra parte se nelle scuole pubbliche si può insegnare quello che si vuole, che senso ha curarsi della preparazione dei docenti? E chi si è preoccupato negli ultimi decenni (sottolineo: decenni!) di selezionare dei docenti colti, meritevoli e motivati?
Per Scotto di Luzio e Della Loggia una scuola come la nostra sarà sempre più disertata dalle élite, mentre penalizzerà sempre più le classi meno abbienti, in quanto, derubricata a ente gestore di moltitudini in cui gli studenti “sono indotti sempre più a concepire l’istruzione come uno specifico, individuale percorso, aperto a molteplici esperienze di vita”, non potrà permettere ai capaci e meritevoli di accedere, come invece meriterebbero, ai livelli più alti della società.
Come Gruppo di Firenze ci auguriamo che questo libro possa rimettere in primo piano il ruolo primario della scuola, quello di affidare alle nuove generazioni il nostro patrimonio culturale come base indispensabile anche della propria riuscita individuale. Per questo è necessario che alla scuola si guardi finalmente con quel realismo critico che è alla base della nostra cultura idealista, pragmatica e anche gramsciana. Invece coloro che hanno avuto in mano le leve del potere scolastico e culturale hanno in genere preferito fare scelte ideologiche e alla moda, anche perché meno impegnative per chi spesso si è trovato a gestirle, quelle leve, per “meriti” di militanza politica e di fedeltà ai partiti, senza avere la preparazione e la vocazione necessarie: quella di essere “come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte”. (VV)
martedì 6 agosto 2013
“LA STAMPA” PRENDE UN GRANCHIO E TRASFORMA IL BRACCIO DESTRO DI DON MILANI NELLA FAMIGERATA PROFESSORESSA DELLA “LETTERA”
Com’è andata con precisione non l’ha capito
neppure Rocco Moliterni, responsabile delle pagine culturali del quotidiano
torinese. Fatto sta che Adele Corradi, la docente di lettere diventata dal 1963
la più assidua collaboratrice del priore di Barbiana, è diventata “l’insegnante
cui era indirizzata la Lettera a una
professoressa”, proprio quella che la scuola di Barbiana additò al
disprezzo delle future generazioni come simbolo della scuola nemica dei poveri.
Eppure la vera professoressa – Vera Salvanti Spadoni – era stata intervistata
nel ’92 proprio da una giornalista della “Stampa” nonché sua ex-allieva; un’intervista
dalla quale usciva molto bene, nonostante la sua grande severità.
Cogliamo volentieri l'occasione di questa svista per ridare la parola, insieme a Adele Corradi, anche a Vera Salvanti, aggiungendo il ricordo che Valerio Vagnoli, essendo stato suo collega, scrisse in occasione della sua morte nel 2007. (GR)
L’intervista a Adele Corradi
L’intervista a Vera Salvanti
La testimonianza di Valerio Vagnoli, collega della "professoressa".
Cogliamo volentieri l'occasione di questa svista per ridare la parola, insieme a Adele Corradi, anche a Vera Salvanti, aggiungendo il ricordo che Valerio Vagnoli, essendo stato suo collega, scrisse in occasione della sua morte nel 2007. (GR)
L’intervista a Adele Corradi
L’intervista a Vera Salvanti
La testimonianza di Valerio Vagnoli, collega della "professoressa".
lunedì 29 luglio 2013
UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’ITALIA: IL RICORSO
Due interventi nello stesso fine settimana denunciano
il crescente ruolo dei giudici in molti àmbiti della società: Una corte conta più del parlamento di
Andrea Cangini e Via giudiziaria al concorso scolastico di Giovanni Belardelli, quest’ultimo sulla via crucis
dei concorsi per dirigenti.
Per limitarsi al territorio scolastico, chi ha la
responsabilità di decidere bocciature e sanzioni disciplinari nella scuola sa
benissimo che il ricorso è sempre in agguato; e che le probabilità di vedersi
dare torto da un giudice sono molto alte, anche nel caso che non si siano commessi
errori da parte di colleghi poco attenti o impreparati. Non
meraviglia quindi che questo timore stia scalando rapidamente la disdicevole
classifica dei pretesti con cui alcuni presidi e alcuni colleghi si scrollano volentieri
di dosso le loro responsabilità. E non parliamo poi di eventuali incidenti a un
allievo: qui può andarne di mezzo la serenità della propria esistenza futura.
Singolare paese, il nostro, in cui si proclama in teoria l'autonomia della scuola, del docente, del consiglio di classe, per poi
sottoporre quasi ogni loro decisione a un maniacale setaccio formalistico. Il problema è capire quali
strade ci possono essere per combattere questa crescente invadenza. Rivedere lo
statuto degli studenti? Semplificare e razionalizzare le norme sulla
valutazione, ancorandole meglio ai risultati effettivi? Valorizzare i
regolamenti interni? In ogni caso, se la scuola, come a volte stucchevolmente
si dice, è troppo importante per lasciarla agli insegnanti, figuriamoci se
possiamo appaltarla alla magistratura amministrativa e al Sindacato Genitori
Iperprotettivi. (GR)
giovedì 25 luglio 2013
NESSUNO DIFENDE LA QUIETE PUBBLICA, COSÌ SI DISTRUGGE LA CONVIVENZA CIVILE
Da tempo il “Corriere Fiorentino”, l’inserto toscano del “Corriere della Sera” diretto da Paolo Ermini, conduce una campagna politico-culturale contro il degrado di alcuni quartieri di Firenze, i cui abitanti sono tormentati tra l’altro - come quelli di altre città - dalla cosiddetta “movida”, in parole povere dagli assembramenti notturni di centinaia di giovani con relativi schiamazzi e musica ad alto volume fino a tarda notte.
Abbiamo inviato al “Corriere Fiorentino” una nostra riflessione, sperando di contribuire a una mobilitazione civile in difesa della quiete pubblica. Leggi.
giovedì 18 luglio 2013
LA LIBERTÀ DI GHERARDO COLOMBO SENZA RESTRIZIONI NÉ SANZIONI
L’inserto
culturale del “Sole 24 Ore” di domenica scorsa pubblica la recensione che il
filosofo Roberto Casati dedica al libro dell’ex-magistrato Gherardo Colombo e
di Elena Passerini, Imparare la libertà.
Il potere dei genitori come leva di democrazia, in cui si affronta il tema
della regole nell’educazione in famiglia e a scuola. Continua a leggere.
IL FALÒ DELLA LEGALITÀ
Che dietro ai silenzi di politici più o meno illustri,
di sindacalisti distaccati più o meno recalcitranti a ritornare a scuola, di pedagogisti
distratti rispetto ai nostri ripetuti appelli sulla regolarità degli esami ci
sia quello che denuncia Gramellini? Continua a leggere.
domenica 30 giugno 2013
MARGHERITA HACK, DONNA DI PASSIONI CHE DIVERTENDO RACCONTAVA L’UNIVERSO
“Sottoscrivo
il documento. Sarebbe ora che i politici si rendessero conto dell'importanza
della scuola e fosse rivalutata la funzione del docente, che non si esaurisce
certo con le ore di lezione in cattedra”. Con questa dichiarazione di
stringente buon senso Margherita Hack sottoscrisse prontamente sei mesi fa la
lettera aperta ai partiti da noi promossa in vista della elezioni politiche (Chi vuole davvero una scuola seria?). Fiorentinaccia
trapiantata da cinquant’anni a Trieste, dove risollevò le sorti del locale
osservatorio astronomico, è piaciuta per la sua straripante simpatia e l’indipendenza
intellettuale anche a chi non condivideva in tutto e per tutto le sue prese di
posizione politiche, sempre espresse con rara franchezza. Prima di
morire, tra l’altro, ha fatto a tempo a dare del grullo a Beppe Grillo, che
pure ne aveva caldeggiato la nomina a senatrice a vita.
L’astronomia le deve parecchio della
sua grande popolarità, grazie a un'intensa e divertita attività divulgativa al cui
servizio metteva la capacità di tradurre i fenomeni scientifici in un
linguaggio quotidiano e spesso popolaresco (a volte fin troppo: come quando,
per spiegare ai bambini il Big Bang, lo ha definito la più grande scorreggia
dell'universo da cui è nato tutto quello che noi possiamo osservare). Attraverso
i suoi libri e i tanti video disponibili continuerà quindi a parlarci anche in
futuro di stelle (“le mamme della vita”), di extraterrestri, di etica laica, di
difesa degli animali e di tutte le altre passioni della sua lunga vita. (GR)
mercoledì 26 giugno 2013
LE BELLE LEGGI “PROGRESSISTE” CHE SI ABBATTONO SULLA SCUOLA
Come sappiamo,
nella scuola vi sono docenti in grado di personalizzare il loro insegnamento tenendo
conto dei problemi degli allievi e altri che neanche si pongono il problema,
anche quando uno studente manifesta un disagio che va ben al di là delle
canoniche crisi umorali dell’adolescente. Continua a leggere.
giovedì 20 giugno 2013
QUATTRO SGUARDI SULLA PROVA DI ITALIANO
Le polemiche sulla prova di
italiano si rinnovano a ogni nuovo esame
“di maturità” – dizione eliminata sull’altare del nuovismo, forse nell’inconscio
timore di pretendere troppo dai ragazzi come suole l'educazione buonista. Quest’anno
però le obbiezioni sollevate dai commentatori sono parecchie e la discussione (una
volta tanto) non montata artificiosamente dai giornali. Alberto Alesina
condanna giustamente la tendenza tuttologica che emerge dalle tracce, ma sbaglia a prendersela con l’incolpevole
tema, secondo una polemica ormai quarantennale avviata da Tullio De Mauro: il
problema sono i titoli (contenuto e forma), non il genere testuale in realtà
molto comprensivo, anche perché dopo tutto “tema” significa semplicemente “argomento”.
Giovanni Belardelli ricorda giustamente che una
scuola appiattita sulla contemporaneità viene meno a un suo compito essenziale, quello di dare ai ragazzi
la possibilità di riflettere distaccandosi temporaneamente dal qui e ora, per
capire meglio il presente attraverso il confronto con il nostro patrimonio
culturale. Paola Mastrocola insiste sulla necessità di dare la parola
ai ragazzi perché “si raccontino” liberamente, anche attraverso titoli semplici
e vicini alla loro esperienza; e avanza il sospetto che la complessità degli
argomenti proposti rifletta una buona dose di narcisismo da parte di chi li sceglie.
Giorgio Israel, infine, in sostanziale sintonia con Alesina (però salvando il tema) e con la Mastrocola, giudica i titoli con estrema severità: si tratta - dice - di "brevi cenni sull'universo" che sarebbero già troppo pretenziosi per una tesi di laurea. (GR)
Leggi: Alesina – Belardelli – Mastrocola – Israel .
Leggi: Alesina – Belardelli – Mastrocola – Israel .
martedì 18 giugno 2013
"DIVIETO DI SOSTA" SU RAI 2 CON LA PARTECIPAZIONE DI VALERIO VAGNOLI DEL GRUPPO DI FIRENZE
Il video, relativo alla puntata di venerdì 14 giugno, dura circa un'ora. Il programma tratta - e a volte sfiora appena - molti temi più o meno collegati alla scuola.
giovedì 13 giugno 2013
LA "MEDIA" NON HA BISOGNO DI RIVOLUZIONI MA DI REALTÀ. RISPOSTA ALLA PRESIDE FALCO
Davvero il lavoro degli insegnanti è "praticamente part-time, a carattere quasi stagionale"? Siamo certi che la scuola media sia l'anello debole del sistema? Su "ilsussidiario.net".
mercoledì 12 giugno 2013
GLI ESAMI SI AVVICINANO, MA IL MINISTRO TACE SULLA RICHIESTA DELL’ANP DI GARANTIRNE LA CORRETTEZZA
Un mese fa Giorgio
Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, inviò una lettera
al ministro Carrozza, chiedendo i seguenti provvedimenti per garantire la
regolarità delle prove d’esame.
- Ricordare in modo circostanziato i doveri di sorveglianza che incombono ai commissari e i provvedimenti da prendere nel caso di studenti sorpresi a copiare.
- Rafforzare tali indicazioni con l’adozione di strumenti giuridicamente più vincolanti degli attuali (secondo alcune pronunce giudiziarie, la mancanza di una normativa primaria in merito renderebbe illegittima l’adozione di sanzioni).
- Valutare la possibilità di disporre l’utilizzo nelle sedi d’esame di apparecchiature elettroniche atte a rilevare la presenza di cellulari accesi, anche in stand-by. Tali apparecchiature, di basso costo, non emettono radio-frequenze (che potrebbero interferire con le comunicazioni), essendo soltanto rilevatori passivi delle frequenze emesse dai cellulari.
- Prendere tutte le iniziative consentite dalle norme per contrastare l’attività dei siti che offrono il loro aiuto a chi vuole copiare e che comunque pubblicano le soluzioni delle prove d’esame durante l’orario in cui si svolgono, valutando ad esempio la possibilità di stabilire uno specifico divieto in tal senso e di rafforzare le possibilità di intervento della Polizia postale.
A tutt’oggi non ci consta che Maria Chiara Carrozza abbia avuto tempo di rispondere alla maggiore organizzazione professionale dei dirigenti scolastici. E sarebbe il terzo ministro che ignora le molteplici sollecitazioni giunte dalla scuola negli ultimi tre anni. Eppure non si tratta di richieste corporative, ma della credibilità dello Stato, del rispetto della legge e della formazione morale dei giovani.
Intanto anche Rosario Salamone, già preside e da sempre compagno di strada del Gruppo di Firenze, è intervenuto due volte per ricordare il problema delle copiature. Prima su Rai Scuola, ieri sull’edizione romana del “Corriere della Sera”, dove tiene una rubrica settimanale, con un articolo intitolato Etica, responsabilità e arte della destrezza.
- Ricordare in modo circostanziato i doveri di sorveglianza che incombono ai commissari e i provvedimenti da prendere nel caso di studenti sorpresi a copiare.
- Rafforzare tali indicazioni con l’adozione di strumenti giuridicamente più vincolanti degli attuali (secondo alcune pronunce giudiziarie, la mancanza di una normativa primaria in merito renderebbe illegittima l’adozione di sanzioni).
- Valutare la possibilità di disporre l’utilizzo nelle sedi d’esame di apparecchiature elettroniche atte a rilevare la presenza di cellulari accesi, anche in stand-by. Tali apparecchiature, di basso costo, non emettono radio-frequenze (che potrebbero interferire con le comunicazioni), essendo soltanto rilevatori passivi delle frequenze emesse dai cellulari.
- Prendere tutte le iniziative consentite dalle norme per contrastare l’attività dei siti che offrono il loro aiuto a chi vuole copiare e che comunque pubblicano le soluzioni delle prove d’esame durante l’orario in cui si svolgono, valutando ad esempio la possibilità di stabilire uno specifico divieto in tal senso e di rafforzare le possibilità di intervento della Polizia postale.
A tutt’oggi non ci consta che Maria Chiara Carrozza abbia avuto tempo di rispondere alla maggiore organizzazione professionale dei dirigenti scolastici. E sarebbe il terzo ministro che ignora le molteplici sollecitazioni giunte dalla scuola negli ultimi tre anni. Eppure non si tratta di richieste corporative, ma della credibilità dello Stato, del rispetto della legge e della formazione morale dei giovani.
Intanto anche Rosario Salamone, già preside e da sempre compagno di strada del Gruppo di Firenze, è intervenuto due volte per ricordare il problema delle copiature. Prima su Rai Scuola, ieri sull’edizione romana del “Corriere della Sera”, dove tiene una rubrica settimanale, con un articolo intitolato Etica, responsabilità e arte della destrezza.
sabato 8 giugno 2013
LE FALSE PREMESSE DELLE RIFORME SCOLASTICHE
Su “il
sussidiario.net” c’è oggi un articolo di Annamaria Falco, preside dell’istituto
comprensivo “Martiri della libertà” di Sesto San Giovanni, a proposito della
scuola media. Nel secondo capoverso ci si imbatte nelle seguenti strabilianti
affermazioni:
"Dovrebbe essere rivisto in ambito contrattuale il profilo professionale dei docenti della scuola pubblica, che non può più delinearsi quale lavoro eminentemente femminile, praticamente part time, a carattere quasi stagionale".
Su premesse di questo genere non si può e anzi non si deve riformare nulla. Di più: non vale neppure la pena di leggere tutto l'articolo. (GR)
http://bit.ly/16Scdx0
"Dovrebbe essere rivisto in ambito contrattuale il profilo professionale dei docenti della scuola pubblica, che non può più delinearsi quale lavoro eminentemente femminile, praticamente part time, a carattere quasi stagionale".
Su premesse di questo genere non si può e anzi non si deve riformare nulla. Di più: non vale neppure la pena di leggere tutto l'articolo. (GR)
http://bit.ly/16Scdx0
martedì 4 giugno 2013
L'ECCEZIONE E LA REGOLA
Un collega
stamattina mi ha telefonato per dirmi che doveva leggermi la lettera di una
mamma. Di solito ci sentiamo per trovare reciproco conforto rispetto alle
quotidiane, talvolta esose, circolari o per scambiarci pareri su uno dei tanti
problemi che un preside si trova a gestire: dall'insegnante che esce di matto
alla carcassa del piccione morto trovata in mezzo all'erba del
giardino. Quindi ho pensato che si trattasse di una madre che si era lasciata andare alla solita immotivata, vaga e
penosa difesa del povero figlio, magari
inventandosi chissà quali crimini da parte della scuola. E invece no. Il
collega tutto d'un fiato mi ha letto una lettera che mi ha lasciato
sbigottito e nello stesso tempo entusiasta. Da anni non mi capitava di
leggere delle frasi così dignitose e degne, appunto, di una
madre che sa essere tale fino in fondo. La donna chiedeva scusa a nome della
figlia (che aveva usato più volte in classe il cellulare per fotografare delle
compagne e aveva risposto con maleducazione a un educatore), definendo il
suo comportamento scorretto "indecoroso e poco educato...”. E
aggiungeva: “E questo mi dispiace moltissimo, perché ho creduto di educarla nel
rispetto delle istituzioni e delle persone adulte... E per questo ho provveduto
a parlare severamente con lei..., confidando che le darete la possibilità
di recuperare la Vostra stima". Al piacere è però immediatamente seguito
lo sgomento, nel prendere atto che lettere del genere sono talmente rare da
risultare eccezionali, quando invece dovrebbero rappresentare la norma. (VV)
lunedì 27 maggio 2013
L’EDUCAZIONE MANCATA ALLE RADICI DELLA VIOLENZA OMICIDA
Un “no” ha scatenato il raptus omicida nella
tragedia di Corigliano: una ragazza pugnalata e poi bruciata ancora viva dal
ragazzo che aveva respinto. In molti casi di questo genere, scrive Alessandra
Graziottin, è mancato l’allenamento a un graduale controllo degli impulsi, come
confermano anche le indagini delle neuroscienze.
Ovviamente i guasti prodotti dal discredito della fermezza e dalla pedagogia del dialogo e della contrattazione permanente fra genitori e figli sono molto vari per tipologia e intensità; e per fortuna sono rari i casi di questa gravità. Ma è una fortuna relativa, se si pensa soltanto a quanto costa alla scuola, e in particolare agli insegnanti, l’arrivo di bambini non sufficientemente educati, cioè introdotti alla realtà del limite e della frustrazione. E a quanto costa in seguito, per molte vie, all’intera società. Leggi.
Ovviamente i guasti prodotti dal discredito della fermezza e dalla pedagogia del dialogo e della contrattazione permanente fra genitori e figli sono molto vari per tipologia e intensità; e per fortuna sono rari i casi di questa gravità. Ma è una fortuna relativa, se si pensa soltanto a quanto costa alla scuola, e in particolare agli insegnanti, l’arrivo di bambini non sufficientemente educati, cioè introdotti alla realtà del limite e della frustrazione. E a quanto costa in seguito, per molte vie, all’intera società. Leggi.
sabato 25 maggio 2013
SPIEGARE AI FIGLI CHE COPIARE È SBAGLIATO
Simona Ravizza, a pagina 41 del "Corriere della Sera" di oggi, partendo da un articolo del "Wall Street Journal sull'educazione a non copiare, tratta del problema anche in riferimento alla lettera dell'Anp al Ministro Carrozza sulla regolarità degli esami di Stato. Leggi.
martedì 21 maggio 2013
DUEMILASEICENTO STUDENTI SULLE NAVI DELLA LEGALITÀ: QUANTI DI LORO COPIERANNO ALL'ESAME?
Ripartono anche quest’anno le navi della legalità. Non è che non si
apprezzino le buone intenzioni, ma la vera educazione civica non passa né da queste megagite, né dai cortei di “Libera”, né dagli innumerevoli e
multiformi progetti inseriti nei Pof. La psicologia dello sviluppo ci assicura
che le regole – cioè il principio di realtà, cioè i limiti, cioè i diritti con
i doveri – si imparano gradatamente e con l’allenamento costante fin dai primi
mesi e che i discorsi contraddetti dai fatti, le trasgressioni senza
conseguenze e la grammatica del vivere senza la pratica non servono a molto.
Speriamo quindi che Maria Chiara Carrozza, che si imbarca anche lei con
destinazione Palermo, prenda l’iniziativa più utile in questo momento per la
formazione degli studenti: quella di rispondere positivamente alle proposte dell’Associazione
Nazionale Presidi per garantire la correttezza degli esami, altrimenti destinati
a trasformarsi, anche per i reduci dalla crociera legalitaria, in un istruttivo
stage sull’imbroglio impunito. (GR)
mercoledì 15 maggio 2013
CORRETTEZZA DEGLI ESAMI: NON È SOLO QUESTIONE DI TECNOLOGIA
Della lettera dell’Anp al Ministro con cui Giorgio Rembado chiede in
sostanza di fare tutto il possibile per evitare che gli esami di Stato siano
una barzelletta, i giornali e i siti web mettono soprattutto in evidenza,
specie nei titoli, la proposta di utilizzare i rilevatori di cellulari e quella
di vietare ai siti la pubblicazione in tempo reale di traduzioni e soluzioni
dei problemi. Continua a leggere.
martedì 14 maggio 2013
MERITO E LEGALITÀ NEGLI ESAMI, PRIMO ESAME PER IL NUOVO MINISTRO
Le tre testate del “Quotidiano
Nazionale” pubblicano oggi un servizio
sulle proposte dell’Anp e nostre al Ministro Carrozza per garantire finalmente –
o almeno perseguire con convinzione – la piena regolarità degli esami di Stato.
Con quale autorità ed energia lo Stato si sia fatto sentire fino a oggi, la dice lunga la notizia di un gentlemen agreement vigente da due anni tra il sito Skuola.net, segnalato da “Tgcom24” e “Repubblica.it”, con il quale il sito (non tutti gli altri) si impegnava a “pubblicare le soluzioni solo dopo il tempo minimo di consegna delle prove. In questo modo chi ha concluso la prova nei tempi minimi, può fruirne liberamente senza violare alcuna regola”. Quindi bastava pazientare un paio d’ore per il via libera all’imbroglio. (GR)
Leggi anche: “Il Sole24Ore”, “Tgcom24”, “Repubblica.it”. “TMNews” riferisce sull'esperienza tedesca.
Con quale autorità ed energia lo Stato si sia fatto sentire fino a oggi, la dice lunga la notizia di un gentlemen agreement vigente da due anni tra il sito Skuola.net, segnalato da “Tgcom24” e “Repubblica.it”, con il quale il sito (non tutti gli altri) si impegnava a “pubblicare le soluzioni solo dopo il tempo minimo di consegna delle prove. In questo modo chi ha concluso la prova nei tempi minimi, può fruirne liberamente senza violare alcuna regola”. Quindi bastava pazientare un paio d’ore per il via libera all’imbroglio. (GR)
Leggi anche: “Il Sole24Ore”, “Tgcom24”, “Repubblica.it”. “TMNews” riferisce sull'esperienza tedesca.
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