lunedì 6 settembre 2010

LA SCUOLA E I PRECARI: UN PROBLEMA INSOLUBILE?

Alla questione dei precari e allo scontro politico sulla scuola dedica una nitida riflessione Giovanni Belardelli sul “Corriere della Sera” di ieri, chiedendosi: “Finirà mai, in Italia, l’Età dei Precari, cioè la stagione lunghissima, e che dura tutt’ora, in cui abbiamo di fatto identificato i problemi della scuola con la questione del collocamento in ruolo dei precari?”
È comprensibile che agli insegnanti in lotta per conquistare un posto stabile faccia gioco convincere l’opinione pubblica che i loro problemi sono tutt’uno con quelli della scuola e che la qualità dell’istruzione si ottiene essenzialmente con più ore di insegnamento, più materie, più cattedre, ma con tutta evidenza così non è. La drammatica condizione di migliaia di insegnanti si deve in larga misura a decenni di convergenze tra la logica corporativa dei sindacati e le politiche assistenzialiste e clientelari di quasi tutti i governi. Piuttosto che fare una seria programmazione del fabbisogno di insegnanti, prevedendo dei rigorosi percorsi di formazione e selezione, si sono periodicamente adottati provvedimenti di sanatoria, talvolta scandalosi, con la giustificazione dello stato di necessità. Ma è necessario riconoscere, scrive Belardelli, che si tratta di un enorme problema sociale che non può essere interamente accollato al sistema scolastico e dovrebbe invece essere affrontato soprattutto con gli strumenti di un moderno e più equo welfare state.

9 commenti:

cotugnoprof ha detto...

Ma perchè paghiamo trentamila insegnanti di religione senza laurea, senza abilitazione e senza pubblica selezione?
Perchè non si mandano gli ispettori nei diplomifici di certe scuole private ( che accolgono a braccia aperte i bocciati delle pubbliche) e li promuovono facendoci fare anche i salti (due anni in uno - basta pagare il doppio)..... anziché (come ebbe bene a dire Bersani) rompere i coglioni a chi fa bene il proprio lavoro anche fra le migliaia di precari storici( oggi ne è venuta una nella mia scuola al 22° anno di incarico)?

agapetòs ha detto...

Anche molte scuole pubbliche sono diventate diplomifìci, che garantiscono la customer satisfaction con promozioni garantite oltre ogni decenza.
E attirano molti studenti e famiglie.

Anonimo ha detto...

rispondo ad agapetòs

sì, certo è proprio così. molte scuole promuovono o non possono bocciare per non ridurre le classi e per non far fuggire gli alunni in altre scuole che promuovono più facilmente. sono promozioni al ribasso per una sorta di leggittima difesa.

ma chi glielo spiega a Gelmini?

Anonimo ha detto...

sì certo esiste il problema di TUTTI i precari. ma perché gelmini non ha completato l'immissione in ruolo dei 150.000 precari programmati da fioroni-prodi?

Anonimo ha detto...

Serenella ha detto ...
Perchè la Gelmini sta facendo fuori tante cattedre...

rossana ha detto...

Secondo me, l'occupazione(lavorativa) dei precari (sacrosanto il loro diritto al lavoro)non può essere assimilato al problema della qualità della scuola, sono due aspetti diversi. Il primo rinvia all'esigenza di una politica occupazionale che in Italia non c'è, il secondo ad una disattenzione cronica da parte delle istituzioni ai problemi dell'istruzione...

Tullio Carapella ha detto...

Non vedo come si possa definire "lucida" l'analisi di Belardelli che non fa che scimmiottare le banalità gelminiane. L'affermazione "la scuola non può essere un ufficio di collocamento" offre un contributo al dibattito non dissimile dalla constatazione che "non esistono più le mezze stagioni". A me pare invece innegabile che se oggi abbiamo un numero impressionante di precari è perché la scuola fino ad oggi non avrebbe potuto funzionare senza. Decreti ministeriali prodotti per 10 anni, ogni estate, da governi di destra e di sinistra, hanno definito puntualmente il numero di posti necessari per ogni insegnamento. Parassiti come me hanno dovuto superare prove molto selettive per conquistare il diritto a seguire il percorso previsto dal Ministero, hanno pagato profumatamente, hanno superato tutti gli esami previsti. Questi corsi avevano lo scopo di trasmettere il sapere e il saper insegnare, prevedevano un periodo di tirocinio e un esame di Stato finale. Il mitico Israel ha tirato fuori dal cilindro una SSIS, che pare in tutto identica a quella frequentata da noi, ormai inservibili, vecchi precari. Anzi no, una differenza c'è: noi per abilitarci e poi specializzarci in sostegno studiavamo, dopo la laurea, tre anni, i precari del futuro solo uno... quando si dice la qualità!
Allora diciamocelo chiaramente, senza prenderci in giro: siamo stati truffati, ci hanno spremuti e ora vogliono scaricarci. Le nuove liste serviranno solo a cancellare le impronte del delitto e a cominciare da capo... come e peggio di prima.

Silvano ha detto...

"tutt'ora" è sbagliato. Si scrive "tuttora" anche perché non sta a significare "tutta l'ora", ma che l'azione del verbo continua ancora ora: il "tutta" vale "continua" (agg.)come nell'antico italiano "tuttavia" (Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia, cioè continuamente). La lingua italiana, pur non avendo una grammatica strettamente normativa, ha fissato alcuni usi, registrati nei vocabolari. Ora, gli intellettuali devono contribuire a normalizzare l'uso migliore e , per quanto si possa ancora trovare registrato l'uso secondario di "tutt'ora", non c'è dubbio che occorre ignorarlo e soprattutto devono ignorarlo le persone più avvertite e che scrivono su fogli pubblici come i quotidiani, in quanto proprio questi contribuiscono a stabilire la norma d'uso.
Chi scrive male ragiona male, esattamente come chi parla male.
Significa che è poco attento ai particolari e ai significati. La scrittura è la base della conoscenza.
Quel giornalista andrebbe inviato ad un corso di aggiornamento di buon livello.
Grazie.

Mosè Laurenzano ha detto...

Credono di risparmiare ma invece fanno un danno all'economia. Se si mantiene precaria una persona che cmq lavora, non programmerà alcuni importanti acquisti (casa,...) che avrebbero potuto far girare l'economia. Bloccandoci nell'insicurezza abbiamo persino timore di fare figli. Quindi chi pagherà le nostre pensioni? Per i ns attuali e vetusti politici questo problema non esiste.