lunedì 21 febbraio 2011

LA SCUOLA FELIX AUSTRIACA ABOLIRÀ LE BOCCIATURE

Dal 2012 in Austria non si boccerà più. Ne riferisce anche “Tuttoscuola” discutendone in termini possibilistici. Per i ragazzi che ne hanno bisogno, verrà attivato “un sistema di corsi di recupero e rinforzo, in particolare per il tedesco, la matematica e le lingue straniere”. Ma se qualcuno non si impegna neppure in questi corsi?
In attesa di saperne di più, e sperando che lo stesso orientamento ad abolire il sintomo invece di curare la malattia non venga esteso ad altri settori della società, non è improbabile che anche da noi si formi un partito austriacante, a sostegno di questa nuova versione del famigerato “diritto al successo formativo”.
Prescindendo dall’indiscutibile necessità di elevare il livello qualitativo della scuola attraverso una molteplicità di interventi (che via via abbiamo indicato su questo blog), l’unica possibile riforma seria della bocciatura (però assai complessa) si avrebbe organizzando la scuola superiore per corsi (o livelli), invece che per classi, un po’ come succede all’università. Gli studenti ripeterebbero solo i corsi in cui avessero conseguito risultati insufficienti. In questo modo avremmo anche un progresso sul piano della trasparenza, perché si disincentiverebbe il mercato di compromessi e di falsificazioni che tanto danneggiano la credibilità dei consigli di classe in occasione degli scrutini finali.

Fa discutere anche la proposta di Paola Mastrocola, contenuta nel suo nuovo libro, TOGLIAMO IL DISTURBO. Saggio sulla libertà di non studiare. Marco Imarisio, sul “Corriere della Sera”, la sintetizza così: “Una preparazione di base eccellente dagli 8 [?] ai 14 anni, e poi liberi tutti di scegliere tre diverse opzioni. Una scuola per il lavoro, una per la comunicazione e infine una per lo studio”. Detta così non è il massimo della chiarezza, specie per quella “scuola della comunicazione”, forse riservata alla nuova specie dei “nativi digitali” a cui ormai apparterrebbe una parte delle nuove generazioni. Più chiaro l’insieme dei valori a cui l’insegnante scrittrice afferma di ispirarsi[1]: libertà, scelta, individuo, responsabilità. Siamo quindi vicini al nostro modo di vedere la scuola (anche se non è indifferente il modo in cui poi concretamente si declinano). Una scuola che nella formazione dei giovani dovrebbe perseguire non l’uniformità, ma l’uguaglianza delle possibilità di sviluppare i propri specifici talenti, fermo restando l’obbligo formativo a 18 anni. In questo un ruolo decisivo deve avere la formazione professionale, sempre più diversificata e altamente qualificata. Ma anche l’apprendistato può dare una chance ad alcuni ragazzi, insieme all’alternanza “scuola-lavoro”. E poi Istituti professionali non più configurati come simil-tecnici, ma ricchi di operatività e di laboratori. Perché la libertà di scelta della scuola superiore diventa una presa in giro se le scelte sono troppo poche. Risultato: un’alta percentuale di insuccessi e di abbandoni. Speriamo quindi che in Italia si cerchi sempre di più di curare le malattie della scuola nelle loro cause, invece di occultarle con i falsi 6, le promozioni regalate o, non sia mai, con la ripetenza vietata per legge. (GR)

[1] Dal sito “WUZ, cultura e spettacolo”

20 commenti:

V.P. ha detto...

Anatemi e intemerate

Ora mi aspetto gli anatemi e le intemerate del ministro Gelmini e dei presidi (vedremo quanti).

marcocampione ha detto...

vedo che sei venuto sulle mie posizioni :-)
http://marcocampione.wordpress.com/2011/02/22/claudia-schmied-austria-bocciatura/

marcocampione ha detto...

io mi riferivo a Ragazzini in verità. però riconosco tranquillamente la non originalità della proposta (in realtà la tua è diversa dalle classi di livello). fondiamo un club? :-)

V.P. ha detto...

sei venuto sulle mie posizioni :-)?!
marcocampione ha detto...
vedo che sei venuto sulle mie posizioni :-)

credo (non sono sicuro) che si riferisca al mio commento.
non mi sembra però di aver cambiato posizione negli ultini 5 o 6 anni (cioè più o meno da quando inserisco note in rete).

V.P. ha detto...

se interessa si trova anche qui:
http://aiposteri.splinder.com/post/5904514

Sergio ha detto...

Magari ci fosse anche una scuola secondaria dove si privilegia veramente l'operatività, potenziando i laboratori e riducendo al minimo indispensabile "la cultura". Invece la logica è sempre quella del mantenimento dei posti di lavoro dei docenti e della dispersione scolastica se ne parla davvero poco. Mi fermo qui.

Sergio ha detto...

Sergio Vettori

mario ha detto...

ma che dice questo Sergio? non capisco l'ironia. mi auguro che sia un commento ironico o volutamente provocatorio...
Quale sarebbe la cultura minima indispensabile? somme e sottrazioni ma niente radici quadrate? (tanto a che servono). Logica del mantenimento dei posti di lavoro dei docenti? Poca attenzione alla dispersione? ma dove vivi, e soprattutto, cosa fumi?
mario

V.P. ha detto...

Sergio ha detto...
Magari ci fosse anche una scuola secondaria dove si privilegia veramente l'operatività, potenziando i laboratori[1] e riducendo al minimo indispensabile "la cultura"[2]. Invece la logica è sempre quella del mantenimento dei posti di lavoro dei docenti[3] e della dispersione scolastica se ne parla davvero poco[4]. Mi fermo qui.
22 febbraio 2011 17:46

[1]d'accordo;
[2]non è chiaro;
[3]non è così. siamo nel periodo della Gelmini: tagli atroci, assurdi, scriteriati, auto-lesionistici che peggioreranno la scuola. comunque precarietà e possibilità di perdere cattedra danneggiano;
[4]d'accordo.

Gruppo di Firenze ha detto...

(Giorgio Ragazzini) Non avevo letto il testo di Campione, comunque quella dei livelli è una proposta che circola da alcuni anni ed è attuata almeno in Finlandia. Non siamo però riusciti a trovare una documentazione dettagliata. Se qualcuno sa dove trovarla ce lo faccia sapere. Così magari facciamo il club dei livellisti :-)
In teoria la soluzione dei livelli si può attuare sia mantenendo che togliendo il valore legale del titolo di studio. Non mi è però chiaro come Campione metta insieme una certificazione dei livelli raggiunti con un esame di Stato.
La proposta di VP non la capisco proprio e per quel tanto che la capisco sono contrarissimo. I ragazzi potrebbero andare avanti anche se insufficienti, POSSONO fare dei corsi di recupero per il superamento dell’insufficienza, però non bocciano in ogni caso...
Per quel che se ne è saputo, la proposta del ministro austriaco va in direzione opposta a quella delle classi di livello, che dovrebbero assicurare insieme più rigore, più trasparenza e più equità. Qui siamo al condono tombale.
Mi pare chiaro che Sergio Vettori si riferisca a una scuola di tipo professionalizzante, con molto laboratorio, molta pratica e il minimo indispensabile (che può anche darsi non sia pochissimo) di “cultura” con le virgolette; e nel linguaggio dei piani di studio delle scuole professionali (cito Trento), l’area “culturale” è costituita in genere da italiano, storia, matematica e lingua straniera, oltre che da educazione fisica e religione, per distinguerla dall’area “professionale”. Ma è ovvio che si tratta di un linguaggio inadeguato, perché la cultura, anche intesa come patrimonio di conoscenze e di pensiero, si acquisisce anche nei laboratori e con il lavoro. Mario, in ogni caso, farebbe bene a evitare di rivolgersi con questi toni a chiunque esprima civilmente la sua opinione.

Giorgio Ragazzini ha detto...

QUESTO PROGRAMMA STA ANDANDO SEMPR PEGGIO. I commenti appaiono e scompaiono facendosi beffe di noi e facendoci perdere una marea di tempo.
Avevo postato un commento di VP, che si era arreso dopo vari tentativi, ma è svanito dopo un po'. Andrebbe ovviamente letto prima della mia risposta... (GR)

V.P. HA DETTO:

CONFESSO: SONO STATO TRA I PRECURSORI DEL "PARTITO AUSTRIACANTE".
Ormai non studia più quasi nessuno. Parlo della scuola media superiore. La maggior parte (i 3/4) dei c.d. studenti va avanti con debiti mai saldati. I programmi effettivamente svolti e appresi sono come dei rachitici bonsai. I pochi (1/4) studenti disponibili risultano in minoranza, sono costretti a segnare il passo e si adeguano all’andazzo. Le ore di lezione vengono impegnate in altre attività. Dilagano assenze, indisciplina, maleducazione. Noi docenti siamo consapevoli della situazione ma impotenti. Siamo costretti a promuovere dalle aspettative delle famiglie, dei presidi, dello stesso MIUR, dalla paura di perdere classi e dover poi chiudere la scuola. Si è creata una situazione in cui conta solo l’aspetto formale (promozione e diploma) e mancano i contenuti (studio, apprendimento, preparazione).

Vorrei formulare una mia proposta, semplice e a costo zero, che potrebbe avviare qualche cambiamento in positivo. Propongo di tornare a mettere solo VOTI VERI negli scrutini intermedi o finali e nelle pagelle. Abolire insomma il sei rosso o asteriscato o sottolineato. Abolire anche il conseguente recupero obbligatorio, formalizzato, spesso evaso e fasullo. In sede di scrutini finali si registrerà la promozione dei soli alunni con tutte sufficienze. PER GLI ALTRI DECIDERANNO LE FAMIGLIE - SULLA BASE DI PAGELLE VERE - DI ISCRIVERLI O MENO ALLA CLASSE SUCCESSIVA. Resterebbe il diritto ai corsi di recupero e alle prove di superamento non del debito ma dell’insufficienza. Corsi e prove non più obbligatori ma facoltativi. Insomma: sostanza invariata ma forma non più contraffatta o mistificata. Anche per gli esami finali.

Mario ha detto...

beh, se appunto consideriamo l'opinione del sig. Vittori come sensata e ponderata, e non come una boutade tanto per smuovere le acque (da cui una risposta nello stesso tono), allora mi trovo a considerare particolarmente offensivo il suo commento. Obiettivo della scuola dell'obbligo dovrebbe essere la costruzione della personalità del cittadino di domani, con tutti gli "accessori necessari". anche e soprattutto negli istituti professionali, spesso purtroppo frequentati da alunni provenienti da classi sociali di margine, la preparazione culturale di base (ammettiamo si riferisse a quella) permette la critica applicazione delle attività orientate all'attività lavorativa. Eludendo esempi riduttivi, diciamo che, IMHO, si rende forse necessario l'approfondimento di alcune materie in considerazione che con estrema probabilità sarà bassa la percentuale di coloro che proseguiranno negli studi. In un'Italia feudale con pochi nobili e molti agricoltori questo non sarebbe un problema ma oggi... Il rapido passaggio sulla "logica del mantenimento dei posti" mi pare ancora più provocatorio e irreale in un momento in cui è stato effettuato un taglio (per legge) di 130.000 posti di lavoro (centotrentamila) con l'abolizione di un modello di scuola primaria osservato con attenzione da tutto il mondo, il pianeta sostegno limitato praticamente ai casi "senza speranza" (dove purtroppo l'insegnate può spesso fare poco) la scuola media dove se manca un insegnate si dividono le classi (cosa che succede tutti i giorni) ed una scuola superiore dove i laboratori perdono personale, scompaiono le ore a disposizione, ecc. ecc.
Ma la vera frase con poco spirito è quella sulla dispersione scolastica. Non voglio approfondire con logorroici commenti, soltanto mi preme sottolineare che... insegnare per me e tanti colleghi non è un lavoro ma una professione con enorme carico di responsabilità morale. Taglio corto dicendo che "da noi" ogni bocciatura o abbandono lo viviamo come una sconfitta che ci permette di indirizzare e modulare l'azione educativa. Sono andato lungo (ma nemmeno troppo) nel tentativo di tradurre:
dove vivi = mi dispiace che nella tua scuola siano presenti tali difficoltà
cosa fumi = espressione riassuntiva con il significato di rivedere le proprie convinzioni perchè appaiono fuori luogo.
spero di esse stato più chiaro.
saluti

V.P. ha detto...

Sergio ha detto...della dispersione scolastica se ne parla davvero poco.
in italia la dispersione è al 20% circa e non ci sono - o sono minime e solo nominali - iniziative miur per affrontarla e ridurla.

Sergio ha detto...

per "tale" mario:
- l'educazione non è il tuo "forte";
- insegno scienze motorie al liceo classico dove non ci sono nè problemi di dispersione, né di disagio scolastico, ma conosco questi problemi per averli vissuti;
- non fumo e pratico ancora, alle soglie dei 56 anni sport agonistico.
Nella mia carriera ho insegnato, dalla scuola elementare alle superiori e mi sono reso conto che la colpa del degrado della scuola è dovuta in parti uguali a noi insegnanti ( sto generalizzando), agli alunni ed alle famiglie. La mia provocazione era riferita al fatto che molti ragazzi che hanno un'intelligenza di tipo pratico, in questo tipo di scuola non riescono a completare gli studi, perchè i programmi ministeriali delle varie materie impongono ai docenti di sviluppare temi che risultano assai ostici a loro. Una riforma radicale della scuola dovrebbe mantenere lo "status quo" nei licei e in alcuni istituti, ma trasformare le scuole professionali in luoghi dove i laboratori dovrebbero essere il luogo privilegiato della didattica. Le altre materie dovrebbero svolgere programmi molto ridotti, adattati alla tipologia di quegli alunni.

Papik.f ha detto...

Gentile Mario, francamente mi mette i brividi leggere che "obiettivo della scuola dell'obbligo dovrebbe essere la costruzione della personalità del cittadino di domani". Le personalità, secondo la mia profonda convinzione, non si costruiscono, tantomeno dall'esterno e sulla base della rispondenza a modelli precostituiti. Ogni uomo è un caso a sé e ogni personalità cresce e si sviluppa anzitutto per forza interiore. A questo processo la scuola dell’obbligo deve offrire un fondamentale contributo e io credo che questo compito spetti anzitutto allo Stato e che questo sia, e debba continuare a essere, il ruolo della scuola pubblica nel sistema europeo. Ma offrire è un conto, pretendere di conformare alle proprie aspettative un altro. Non tutti sono fatti allo stesso modo – per fortuna! – e non tutti possono conseguire lo stesso tipo di “successo formativo”; quindi considero del tutto immotivata l’affermazione che una bocciatura sia, in linea di principio, un fallimento dell’istituzione scolastica (anche se naturalmente può diventarlo in determinati casi specifici).
Il successo formativo dovrebbe consistere, a mio parere, nell’aiutare ciascuno a scegliere la strada che gli è più consona e che più lo attrae, abbandonando l’idea, radicalmente errata, che la “formazione” si identifichi con la “conformazione” a un modello ideale di sapere basato soprattutto su conoscenze teoriche. Né la strada che ogni persona segue nella propria vita può contribuire in alcun modo a determinare il valore di quella persona, che non dipende certo dall’attività che svolge, ma casomai dalla consapevolezza e dall’impegno con cui la svolge. E ciascuno, se svolge con consapevolezza – ma io oserei dire con sapienza – la propria attività, possiede un suo personale insieme di conoscenze generali e specifiche che costituiscono la sua cultura.
Certo, c’è una base di conoscenze irrinunciabili che la formazione pubblica deve offrire; ma dubito che il rimedio migliore, per quanti si trovano in difficoltà ad acquisire tali conoscenze, sia quello di tenerli incatenati ai banchi di un’istruzione “paraliceale” fino alla maggiore età: in particolare per quanto riguarda i “valori civici”, è assai più probabile che si ottenga così l’effetto contrario. C’è chi a quindici-sedici anni non ce la fa più a stare a scuola e ha la necessità – morale e fisica – di “mettere le mani” concretamente in qualcosa; ciò non significa affatto che alcune cognizioni di base non possano essere trasmesse parallelamente a questa formazione concreta. Se poi, qualche anno più tardi, maturando, dovesse sentire autonomamente di aver trascurato alcuni aspetti importanti e avvertire l’esigenza di recuperarli (come, per dire, è accaduto al mio autoriparatore di fiducia), dovrebbe essere sempre aperta la strada dei corsi di formazione per adulti.

V.P. ha detto...

Sergio ha detto...
la colpa del degrado della scuola è dovuta in parti uguali a noi insegnanti (sto generalizzando), agli alunni ed alle famiglie.

No, caro Sergio!
E le responsabilità dei politici, del governo, del Miur e del ministro? E poi quelle delle Province e dei Comuni in relazione agli edifici scolastici? E quelle dei presidi (non tutti) yes-men o schiavetti servizievoli del ministro? E anche quelle dei sindacati?

Sergio ha detto...

Sicuramente ciò che hai detto è vero, ma, secondo me la cosa più importante è l'approccio che ognuno di noi mette nel proprio lavoro e conosco purtroppo tanta gente demotivata che non vede l'ora di andare in pensione.
Anche nella scuola, così come nella politica ci dovrebbe essere un ricambio (ad eccezione dei vecchi-giovani di testa) al fine di uscire dal grigiore presente in tante realtà scolastiche.

Mario ha detto...

ok, mi avete convinto, un saluto a tutti e buon lavoro (guarda caso insegno anche io scienze motorie, non fumo, pratico sport agonistico, ecc. ecc.). Mi scuso con Paprik per i "brividi" ma forse mi sono espresso male.
saluti

Antonio ha detto...

Dispiace anche a me contraddire Mario, ma tutte le volte che mi capita di essere costretto a bocciare non mi sento un fallito e onestamente non ho niente da rimproverarmi. Dedico da quasi quarantanni la mia vita alla scuola: la lascerò a fina anno e fin d'ora provo molta nostalgia per doverla lasciare. A che ha ripetutto ho sempre dedicato il mio tempo e offerto la mia disponibilità a lavorare, gratis, anche nei pomeriggi. Si senta fallito chi non ha la coscienza a posto. Io, caro Mario, sono da questo punto di vista tranquillo e sereno, anche se dispiaciuto per chi boccia. Ma in colpa proprio no. Si sentano casomai coloro che hanno ridotto la scuola in questo modo e spesso sono proprio coloro che ideologicamente sono da sempre, ah don Milani, contrari alle bocciature.

V.P. ha detto...

veni, vidi, ora fuggo? ma che senso ha? se ti sei espresso male, chiarisci o rettifica.
cerchiamo di confrontarci sui problemi non sulle persone e sui loro caratteri.