mercoledì 28 giugno 2017

COPIARE AGLI ESAMI: I SILENZI DEL MINISTERO E ALTRE CONSIDERAZIONI

Lunedì scorso il “Corriere della Sera” ha reso nota la sofferta confessione della zia di un candidato che non è riuscita a dire di no al nipote in difficoltà e ha svolto per lui il compito di italiano, poi inviato via WhatsApp. L'articolo in cui si parla della vicenda (Copioni digitali contro docenti) merita qualche considerazione. La prima: a leggerne l’incipit, sembra di trovarsi in un paese che prende sul serio la necessità di impedire gli imbrogli, tutelando così il merito. In effetti la consueta nota ministeriale (sempre la stessa da anni) avverte che è assolutamente vietato utilizzare telefoni cellulari e dispositivi di qualsiasi tipo in grado di collegarsi con l'esterno tramite connessioni wireless o reti telefoniche. Per chi violasse queste disposizioni “è prevista, secondo le norme vigenti in materia di pubblici esami, l’esclusione da tutte le prove di esame”. Già nel 2012, però, il Consiglio di Stato aveva avvertito che non poteva considerarsi vincolante tale norma applicata per analogia e che quindi ci voleva “una normativa di rango primario, che esplicitamente preveda la sanzione di cui trattasi”. E così, in base a questa e ad altre considerazioni, aveva annullato l’esclusione di una candidata colta in flagrante copiatura. Domanda: come mai in ben cinque anni il ministero non ha provveduto in questo senso, nonostante le ripetute campagne nostre e dell’Anp perché fosse garantita la correttezza degli esami?
Una seconda considerazione riguarda la totale assenza, nelle comunicazioni ministeriali, di riferimenti a eventuali sanzioni nei confronti dei docenti che, attivamente o chiudendo un occhio, si rendessero complici dei candidati scorretti. Oltre alla nostra esperienza sul campo, abbiamo nel tempo ricevuto, da decine e decine di colleghi indignati, precise testimonianze in proposito. Il fatto è che in molti casi si è smarrita persino la consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato. Anche in questi giorni un presidente di commissione, che aveva rimproverato alcuni docenti intenti ad aiutare gli studenti, ci ha riferito lo sbalordimento di chi veniva ripreso, quasi che venisse stigmatizzata una delle opere di misericordia raccomandate dalla Chiesa cattolica.
Un’ultima annotazione. Dalle dichiarazioni di insegnanti citate in questo articolo emergono due stereotipi piuttosto diffusi quando si parla della pratica del copiare. La prima è la presunta contrapposizione tra educazione e sanzione, di cui solo la prima sarebbe di competenza della scuola: «Non siamo la polizia, dobbiamo educarli a essere onesti e a fare il proprio dovere, non a giocare a guardia e ladri»; dove l’accenno poco empatico alle forze dell’ordine conferma che siamo in presenza dell’educatore “dialogante” che rifiuta “la repressione”. Il secondo “topos” valorizza invece la bravura di chi elude i controlli: “Noi abbiamo ispezionato i banchi, controllato fogli, zaini, mani. Dopodiché complimenti a chi riesce a ottenere un suggerimento senza farsi beccare. Segno di intelligenza”. Sì, di quel tipo di "intelligenza" che potrà servire in futuro al furbo esaminando per fregare il prossimo e per eludere i suoi doveri di cittadino. (Giorgio Ragazzini)


IL SOCIOLOGO MARCELLO DEI: COPIARE, UN “PECCATO” CON MOLTI “SE” E MOLTI “MA”

A Marcello Dei, autore del volume Ragazzi, si copia. A lezione di imbroglio nelle scuole italiane (Il Mulino), abbiamo chiesto un commento sull’ articolo di cui sopra. Ecco quello che ci ha detto. 

Copiare a scuola è un comportamento diffuso, persistente e radicato, che ogni anno raggiunge un picco in occasione degli esami di maturità e che nel corso del tempo mantiene una frequenza stabile, costante. Non ho prove di questa tendenza, ma nemmeno riesco a vedere dei buoni motivi per cui dovrebbe essere falsa. Le istituzioni non hanno mai fatto niente per opporvisi. Hanno sempre fatto finta di niente. Pudicamente. A memoria d’uomo nessuna direttiva ha cercato di scoraggiare l'abitudine di copiare attraverso un'azione educativa, né ha cercato in alcun modo di reprimerla. I media propongono l’argomento ciclicamente, con una cadenza da orologeria centrata sul periodo degli esami di maturità. È un tema di circostanza, di stagione, di intrattenimento, insomma: roba di nessun peso. Nell’immagine comune la copiatura è un peccato, certo, ma un peccato pieno di “se” e intercalato di “ma” e di “bisogna vedere”. Incarna la formula del “vietatino”, una ricetta etica piuttosto diffusa in questo Paese. Dire che copiare è un atto di disonestà è considerato un’esagerazione, una forma di moralismo da bacchettoni. In questa temperie le copiature non aumentano perché hanno raggiunto un punto d’equilibrio ormai storico. Perché mai dovrebbero diminuire? Per una dilatazione spontanea delle virtù civiche? Nella vita pubblica non s’intravedono molti casi di tensione etica. Chi si ricorda delle parole di Berlinguer? Per quante persone una copiatura ben temperata non fa parte, tacitamente, del proprio bagaglio culturale?

18 commenti:

Anonimo ha detto...

Premessa: tutti sanno che un ragazzo agli esami di Stato, se vuole, è nelle condizioni di consultare un cellulare, non tanto in classe, se c'è un minimo di sorveglianza, ma fuori nelle uscite: noi non facciamo perquisizioni corporali (per fortuna) e quindi se uno vuole fa ben poca fatica a nascondersene uno addosso.
Questo influenzerà poco una prova come la prima, ma una come la II prova di matematica agli scientifici, dove alle 10 già c'era online già la risoluzione di mezzo compito, sì. Il testo della prova, poi, alle 9 era già online.

Soluzione terra terra: per come è strutturata la prova non basterebbe dividerla in due parti e fare 2.5 ore per il problema, pausa di 45 minuti, così gli studenti si ristorano ecc. e poi seconda parte di 2.5 ore per i quesiti? senza permettere, salvo casi CERTIFICATI, la possibilità di uscire; a me parrebbe una soluzione così semplice...
kir

GR ha detto...

La proposta di Kir è sensata, anche se non sufficiente. Ci vuole un insieme di provvedimenti, tra i quali quello che fu indicato dall'Anp al ministro Profumo: l'uso di apparecchietti dal costo modesto che individuano la presenza di cellulari accesi (a cui Profumo rispose: "Non ho la cultura dei servizi segreti"). Quanto alla presenza on line delle soluzioni, basterebbe, credo, la volontà politica di far cessare questa bella pratica. In ogni caso, se ci fosse la certezza di essere esclusi dagli esami al solo tentativo di copiare, è molto dubbio che gli studenti continuerebbero a farlo.

Papik.f ha detto...

Forse sarebbe il caso di eliminare la presa in giro del cellulare depositato su un tavolo. Tutti sanno benissimo che quasi ogni candidato ne ha un altro in tasca, quindi la cerimonia si riduce alla classica sceneggiata all'italiana.
La fatidica risposta del poco rimpianto ministro Profumo è chiara espressione della stessa scuola di pensiero del "non giocare a guardie e ladri".
Cioè: la scuola non deve contaminarsi con attività poco nobili come il controllare che le regole siano rispettate. Questi sono compiti per "sbirri" o "celerini". O peggio ancora, appunto, per servizi segreti, che come ognun sa sono sempre deviati, se no che servizi segreti sarebbero?
Poi qualcuno sostiene che il 68 sia passato da 49 anni.

Anonimo ha detto...


Alla fine questo andazzo motiverà qualche governo ad abolire gli esami.

Alessandro Sica ha detto...

Durante una verifica scritta, girando per i banchi,
vidi un ragazzo che copiava serenamente dal cellulare:
"Chi fa la spia non è figlio di Maria", disse il genio in questione.

Alla compagna, anch'essa presa in flagrante,
lo stesso suggerì:"Dì che non ce l'hai!".
Come se io non fossi neanche presente e non lo udissi.

Basta prendere il cellulare e buttarlo nello zaino ed è fatta.
Se l'insegnante prende lo zaino e lo porta vicino alla cattedra, apriti cielo!

Un'altra compagna continuava a rifiutare la consegna del telefono
e al mio insistere riuscì a pronunciare la splendida frase:
"Lei è un professore dimmm*rda!!!"
Bello, no?

Poi cerchiamo scuse per sminuire la scarsa preparazione dei nostri studenti;
e fingiamo di non vedere i dati sull'analfabetismo di ritorno.

Cordiali saluti.

Papik.f ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Papik.f ha detto...

Per Anonimo delle 12:13
Sarebbe una scelta pessima, ma largamente conforme al pensiero mainstream sponsorizzato dai giornaloni. Questi infatti non fanno altro che chiedersi a cosa serva un esame che conta solo percentuali irrisorie di bocciati. Dimostrando di non avere capito nulla, ma proprio nulla, di quello che è il ruolo e il valore della scuola e cosa significhi nel processo di crescita il superamento di una prova, che per troppo facile che sia, è comunque pur sempre una prova, con tutti i correlati valori anche simbolici.
La scelta valida sarebbe, invece, un esame con tutti i commissari esterni. Ma senza il membro interno di esecrabile memoria (una volta lo sono stato anch'io).

piero morpurgo ha detto...

Caro Giorgio, c'è una parte mancante: copiano anche i docenti. Negli anni '80 oartecipai a un concorso a cattedre a Roma: quasi tutti copiavano, non mi preoccupai, avevo pieno possesso dell'argomento che trattava del Risorgimento e svolsi il tema con dovizia di citazioni (purtroppo il foglio non era vidimato e firmato e l'elaborato fu annullato con l'aggiunta del giudizio infamante:tema copiato); venne poi la prova di Padova: quasi tutti copiavano e protesta,i manca poco mi linciavano comunque bocciato per eccesso di citazioni; accadde poi a Vicenza che avvisai sia la Procura della Repubblica sia i Carabinieri che intervennero e sequestrarono i materiali. Ora nessuno poteva copiare! Il tema era su Italo Svevo che svolsi elaborando itinerari didattici, percorsi museali, confronti letterari: quasi il massimo. Il punto è che se una parte dei docenti chiude un occhio è perché manca il senso di ufficiale incaricato di pubblico servizio che deve servire lo Stato. Se così van i fatti non stupiamoci poi di una conseguenza evidente: l'Italia è agli ultimi posti nel numero dei laureati. E non fu colpa di don Lorenzo Milani che scriveva della necessità di una "selezione doverosa". Prima di criticare gli studenti vediamo qual che fanno i docenti.

GR ha detto...

Non c'è dubbio: anzi, si copia nella maggior parte dei concorsi pubblici. L'andazzo non è recente. La mia prima esperienza di addetto alla vigilanza in un concorso risale al 1977. Erano in palio posti non scolastici, ma le prove si svolgevano nei locali della mia scuola. Ebbene, cosa mi disse poco prima dell'inizio un collega? "Mi raccomando, falli copiare, eh!". Ed era uno che neanche li conosceva i candidati.
Le virtù necessarie per contrastare questo tipo di mentalità sarebbero la giustizia, cioè il dare agli altri ciò che è dovuto, e la fortezza, in questi anni rilanciata come fermezza,che è la capacità di prendere e mantenere decisioni giuste anche quando è difficile. Virtù tra le meno ricordate e in modo particolare la seconda, non a caso fondamentale nell'educazione; dimenticanza un po' paradossale, trattandosi di due delle quattro virtù cardinali, e pensando a quanti cattolici (certo non tutti) si sono fatti sedurre dal buonismo scambiandolo per bontà.

Papik.f ha detto...

Che fanno i docenti? in alcuni casi vengono meno alle più elementari norme deontologiche, criticando apertamente gli studenti egoisti che nelle prove non aiutano gli altri, disponendo i posti in maniera che il più bravo sia in condizioni di intervenire su quello che lo è meno e spesso esortandolo a farlo, in alcuni casi (quest'ultima è una voce che ho sentito, non un fatto constatato personalmente) persino comunicando anticipatamente i quesiti di terza prova.
Perché gli altri docenti non denunciano comportamenti simili? per il clima di lassismo generale, ma anche perché i massicci attacchi della stampa vengono sempre condotti frontalmente contro tutta la categoria con il risultato di compattarla. Fa eccezione quasi solo questo Gruppo e perciò intervengo quasi solo su questo.
Quando feci la prova scritta di Storia dell'arte, anch'io negli anni ottanta a Roma, ricordo (del resto come dimenticare un simile spettacolo?) una suora che era nella mia stessa aula e aveva ogni sorta di libro e foglietto tra le pieghe della tonaca.
Così si possono verificare episodi come quello sopra riferito da Alessandro Sica. Accusare un compagno di fare la spia è l'indice di una mentalità omertosa che in Italia è purtroppo generalizzata. Ma rivolgersi in quei termini a chi ha il dovere istituzionale di controllare è un segno di qualcosa di molto più grave, indica una totale confusione di ruoli e l'idea che anche il controllore debba stare dalla nostra parte contro la regola vista come un sopruso. E' la radice che porta alla corruzione e alla concussione.
Poi ci lamentiamo dei politici. Sono lo specchio della nostra società. Anche, se in quest'ultima, qualche rara e sparuta eccezione sembra talvolta ancora esserci.
Lo so, sono arrivato al livello di "signora mia ..." e quindi qui mi taccio.

Papik.f ha detto...

Devo parzialmente correggermi, L'articolo di Aldo Cazzullo postato su FB dal Gruppo dice esattamente le cose che intendevo io nel post delle 13.26, e si tratta proprio di una grande firma dei giornaloni mainstream. Meno male.

paniscus ha detto...

"Che fanno i docenti? in alcuni casi vengono meno alle più elementari norme deontologiche, criticando apertamente gli studenti egoisti che nelle prove non aiutano gli altri, disponendo i posti in maniera che il più bravo sia in condizioni di intervenire su quello che lo è meno e spesso esortandolo a farlo,"
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Veramente noi abbiamo fatto proprio il contrario, ossia "blindare" i più validi in posti visibilissimi in prima fila, proprio per evitare che venissero disturbati e deconcentrati dai continui martellamenti dei compagni in cerca disperata di un suggerimento!

Papik.f ha detto...

Ho scritto "in alcuni casi", infatti. E ho anche espresso la mia critica verso chi attacca la categoria come tale, facendo più danno di chiunque altro.
So perfettamente che molti colleghi si comportano correttamente e cerco di far parte anch'io di questi quando sono coinvolto nelle prove (di rado, ultimamente).
Ma quello che ho scritto, purtroppo, non è invenzione.

Anonimo ha detto...

Cosa disse Berlinguer? Vi dispiace ricordarmelo?

Alessandro Sica ha detto...

Che orrore la frase:
“Dove erano i professori che avrebbero potuto salvarmi?”.
Trovando il cellulare del nipote lo avrebbero bocciato.
Non avrebbero salvato nessuno.
La signora doveva salvare se stessa spegnendo il proprio telefono.
E andando a fare una passeggiata di qualche ora.

Che orrore la frase:
“Ottenere un suggerimento senza farsi beccare è segno di intelligenza”.
Studiare, e non imbrogliare, è segno di intelligenza.

paniscus ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
paniscus ha detto...

Niente di grave, dovevo solo correggere errori di battitura!


per Alessandro Sica:

"La signora doveva salvare se stessa spegnendo il proprio telefono.
E andando a fare una passeggiata di qualche ora."
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Oltretutto l'intera ricostruzione della notizia sa proprio di bufala.

Normalmente gli studenti sono convocati alle 8 o alle 8.30, ma è sempre inevitabile che si inizi con mezz'ora di ritardo, o anche di più, viste le frequenti difficoltà tecniche nello scaricare il plico telematico e il tempo necessario per fare le fotocopie per tutti.

Il ragazzo avrebbe TELEFONATO alla zia (non limitandosi a mandare messaggii scritti, ma proprio telefonato, a voce) alle 9 di mattina, ossia pochi minuti dopo l'inizio dei lavori? E in quei pochi minuti avrebbe anche avuto il tempo di fotografare integralmente sei o sette pagine intere e inviarle su whatsapp senza che nessuno si fosse accorto che stava maneggiando il telefono?

Faccio presente che almeno per le prime due ore, o anche tre (non ricordo se sia una norma nazionale fissa o se dipenda dalle singole commissioni, comunque un limite minimo esiste), non è consentito uscire dall'aula, proprio per evitare che qualcuno consegni il testo del compito a qualche collaboratore esterno.

Delle due l'una: o questo ragazzo è stato lasciato uscire liberamente pochi minuti dopo la consegna delle tracce (anzi, TRACCIE, come da sito ministeriale), oppure si è potuto permettere di fare una telefonata vocale direttamente dall'aula della prova senza che nessuno se ne accorgesse.

Vi sembra plausibile?

Dopo qualche ora, la zia impietosita spedisce al nipote due pagine di testo scritto, e il ragazzo le copia integralmente.

Per fare questo, presumo che abbia avuto bisogno di tenere a vista lo schermo del cellulare acceso, per tutto il tempo necessario a copiare due pagine intere, senza che nessuno se ne sia accorto.

Vi sembra plausibile anche questa?

A me francamente no.

antonio ha detto...

A queste sacrosante considerazioni aggiungo l'apoteosi della copiatura: copiano gli studenti, copiano i docenti e...copiano pure i dirigenti!
Anni fa, sono stato di vigilanza durante la prova scritta di un concorso a preside e a un candidato, che era venuto a chiedere un chiarimento, nel ritornare al posto è caduta una mazzetta di foglietti!
Il candidato è stato immediatamente escluso dal concorso.
Se si fosse inflessibili durante l'esame, anche in caso di piccole mancanze, o "dimenticanze", anche con i propri alunni, è ragionevole ritenere che le copiature calerebbero decisamente.
Rimane certo la possibilità del ricorso, che non è però così immediata per tutti, e inoltre almeno cambierebbe il clima, basterebbero casi sporadici per ristabilire un po' di correttezza, almeno per quello che i docenti possono fare. Non è da sottovalutare, almeno in contesti non degradati, la pressione del gruppo sui singoli trasgressori: la maggioranza degli alunni non vuole certamente sostenere l'esame in un'atmosfera di tensione e di sospetto.