martedì 21 maggio 2019

LA POLITICA, LA CRITICA E IL RUOLO DELLA SCUOLA


Pochi giorni fa ha suscitato scalpore la sospensione dall’insegnamento per quindici giorni di una docente palermitana che non aveva corretto il contenuto di un video elaborato da suoi studenti. Nel video tra l’altro si equiparano le leggi razziali fasciste e il decreto sicurezza del ministro Salvini e si sosteneva l’analogia tra il rastrellamento e la deportazione degli ebrei romani nel ’43 e il ricollocamento di migranti dopo lo sgombero di un Centro di accoglienza. La durezza della misura disciplinare, spropositata e paradossale, ha colpito perfino il ministro dell’interno Salvini e quello della Pubblica istruzione Bussetti e ha fatto passare in secondo piano le pur evidenti responsabilità sul piano deontologico
della docente, che non ha corretto le sciocchezze dei suoi allievi durante la preparazione del video e neppure ne ha preso le distanze a lavoro ultimato. Ieri invece analogo scalpore ha suscitato il quadro di uno studente del liceo artistico Russoli di Pisa raffigurante il volto del ministro Salvini costruito unendo tra loro centinaia di microimmagini di barconi, di donne e di uomini scomparsi o a stento sopravvissuti al viaggio nel Mediterraneo. Il lavoro, come quello degli altri studenti che avevano frequentato il corso di potenziamento di arte contemporanea, è stato esposto in una Galleria d’arte esterna alla scuola e sarà il pubblico a giudicarne il valore artistico. Intanto la sindaca di Cascina, dove il liceo ha una sua succursale, lo ha giudicato severamente sul piano politico, ritenendolo un’opera vergognosa e un vero e proprio «falso ideologico» (sic). Esattamente il contrario pensa il critico d’arte Luca Nannipieri, suo ex assessore e anch’egli leghista, che difende pienamente il lavoro dei ragazzi e del loro docente. Siamo comunque certi che non mancheranno in futuro altre discussioni e altri scontri a proposito di quanto più o meno politicamente corretto uscirà dalle scuole, anche perché il dibattito politico è spesso alla ricerca di argomenti su cui strepitare: se l’occasione si presenta, guai a lasciarsela scappare! Indipendentemente da ciò, è veramente opportuno fare tutto il possibile per evitare che le scuole diventino occasione per conflitti e che nelle aule si faccia divulgazione ideologica. La scuola pubblica è per definizione di tutti e non può tornare a essere, come spesso avveniva negli anni ‘70 e ‘80, luogo di propaganda più o meno velata. Benissimo ha fatto la preside del Russoli a vietare che il mosaico su Salvini comparisse sul sito della scuola: pur trattandosi di un lavoro artistico e in quanto tale interpretabile da ciascuno secondo la propria sensibilità, credo sia stato giusto non istituzionalizzarla come espressione di una intera comunità scolastica anziché del solo studente che l’ha pensata e creata. Rispetto ai temi inerenti la politica e ad eventuali rapporti con i politici è bene che le scuole siano prudenti ed evitino che dalle loro aule escano proclami e certezze ideologiche. Si deve però accettare, anzi auspicare, che la scuola sia il luogo per eccellenza della critica, della formazione civile e democratica soprattutto attraverso la conoscenza del passato, del mondo contemporaneo e delle diverse opinioni degli studiosi. In questo senso, solo in questo, essa ricopre il nobile ruolo di educare i giovani alla politica. Senza infine dimenticare che li dovrà accompagnare e aiutare a rendere utili e fruttuose le loro occasioni di «democrazia diretta» come le assemblee: occasioni importantissime per abituarli a essere autonomi e a occuparsi di problemi attuali. Molte volte però prevale in loro la voglia di bruciare le esperienze, anche attraverso le abitudinarie occupazioni. Ben vengano invece dei ragazzi in grado di fare bei quadri e di organizzare delle belle mostre di arte contemporanea, stimolanti e creative.
Valerio Vagnoli
"Corriere Fiorentino", 21 maggio 2019

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