lunedì 25 marzo 2013
PIRANI TORNA ANCORA SUL NODO VALUTAZIONE
Mario Pirani torna a parlare di
scuola, come ha fatto tante volte meritoriamente: valutazione, mancanza di ispettori in Italia, selezione in base al
merito nelle iscrizioni a scuole superiori con eccesso di iscritti. Continua a leggere.
DOPO LA GITA LA CLASSE "PERFETTA" SI ASSENTA. E VIENE PUNITA
A proposito di rispetto delle regole a scuola, un
interessante articolo di Antonella Landi – insegnante e titolare di una rubrica
settimanale sul “Corriere fiorentino” – dimostra come questo rispetto lo si
debba insegnare anche attraverso le attività quotidiane del nostro lavoro. Guai
a lasciar perdere, magari per pigrizia, per convenienza, per assuefazione o per
complicità con gli allievi stessi, rispetto ai loro doveri. Peraltro
occorrerebbe non dimenticare che in quanto studenti essi rappresentano un
importante investimento per il futuro della società, la quale sostiene per loro
una spesa non indifferente. Spesso, come giustamente fa rilevare Antonella
Landi, complici dell’irresponsabilità dei ragazzi sono anche i genitori, pronti
giustamente a protestare contro gli sprechi della pubblica amministrazione, ma insensibili
al dispendio di risorse pubbliche a favore dei loro figli. Che a volte, come
nel caso denunciato nell'articolo, trascurano il loro dovere, preferendo dormire
sonni tranquilli anziché andare a scuola. (VV) Leggi.
venerdì 22 marzo 2013
LEGALITARI A PAROLE
Sono contro la criminalità, i furti, la mafia,
la violenza. Ma in maggioranza giudicano praticabili diversi comportamenti
illegali: non pagare il biglietto sull’autobus, scaricare musica e altro
ancora. Parliamo di circa tremila studenti lombardi delle superiori, che hanno
risposto a un questionario dell’Osservatorio regionale sulla Legalità. Altra
dimostrazione che l’educazione civica non passa dai convegni o dalla partecipazione
a colorati cortei, ma dal constatare che violare le leggi è condannato sia in
teoria che in pratica, per esempio attraverso le sanzioni dei controllori sull’autobus
e della polizia postale su internet. Leggi.
mercoledì 20 marzo 2013
PICCOLI ESTORSORI CRESCONO. PER DON CIOTTI È COLPA DELLA SCUOLA
Tre giovani
studenti di Pontassieve, ispirandosi a
qualche film, ma forse anche a fatti reali, hanno cercato, per fortuna senza
successo, di trasformarsi in baby estorsori.
Interpellato dal “Corriere Fiorentino”, don Luigi Ciotti, a Firenze per la
marcia di “Libera”, ha individuato immediatamente i veri colpevoli:
naturalmente la scuola e in generale la cultura che “ non sveglia le
coscienze”. Continua a leggere.
I NEBBIOSI CONFINI DELL’AUTONOMIA SCOLASTICA
Della nascente autonomia
scolastica Luigi Berlinguer aveva dato una definizione drastica: tutto ciò che
non è vietato è permesso. Già, ma che cosa è vietato? In realtà i confini sono
rimasti incerti su moltissimi argomenti, a cominciare dalle Indicazioni
nazionali che hanno sostituito i programmi scolastici e che dovrebbero
rappresentare i livelli essenziali di prestazione,
cioè quello che è obbligatorio
fare, sia pure declinato secondo l’autonomia scolastica e professionale.
Tuttavia, forse perché la parola “obbligo” è ormai tabù quanto “divieto”, la
scuola sta scivolando in una nebbiosa anarchia, in cui norme, circolari, prassi
e opinioni si intersecano e si confondono.
Prendiamo la polemica sui
criteri qualitativi (valutazioni della terza media, prove di ammissione) con i
quali alcuni istituti superiori hanno pensato di selezionare i troppi iscritti.
Vi si oppone con molta forza il Ministero, che però, stando alle espressioni
riportate tra virgolette dal “Messaggero”, si riferisce a circolari che hanno “raccomandato di scegliere secondo
criteri non parziali”. Quindi “pur nel
rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, i criteri di
precedenza debbono rispondere a principi di ragionevolezza, quali, a puro
titolo di esempio, quello della vicinanza della residenza dell’alunno alla
scuola o quello costituito da particolari impegni lavorativi dei genitori”. Si
tratterebbe dunque non di disposizioni tassative, ma di moral suasion? Quanto alla sensatezza, gli esempi di criteri addotti dal Ministero sembrano del tutto incongrui per le scuole superiori (che,
per inciso, i ragazzi di quell’età raggiungono in genere da soli): perché mai
infatti dovrebbe essere penalizzato chi viene da lontano, magari perché ritiene
migliore un istituto di quello più vicino a casa? Non basta: l’articolo
aggiunge – senza spiegare il perché – che è da evitare assolutamente il
sorteggio (con l’eccezione della scelta tra due studenti alla pari per tutti i
criteri). Eppure sembrerebbe proprio l’alternativa più logica ai criteri basati
sul merito.
Inutile continuare nell’esemplificazione
di questo andazzo, che non stupisce ormai più di tanto chi vive nel “paese del
pressappoco”. Se però qualcuno di buon senso approdasse finalmente (spes contra spem) in viale Trastevere, negli
abusati cento giorni dovrebbe alla buon’ora delimitare con chiarezza il dominio
della libertà e quello della responsabilità. (GR)
giovedì 14 marzo 2013
L’IDEALE DI UNA VALUTAZIONE “UGUALE PER TUTTI” È IRREALIZZABILE E DANNOSO, GIUSTO INVECE IL CONFRONTO FRA DOCENTI
Torna a far parlare di sé il
preside del Berchet: l’anno scorso invitava i docenti a non umiliare gli
studenti scendendo sotto al 4, ora chiede che si scambino le verifiche per una
doppia correzione. Come personalmente non trovo umiliante dare 1 o 2 a compiti
in bianco o quasi, differenziandoli da quelli svolti con molti errori gravi,
così oggi trovo impraticabile e poco sensata la soluzione della doppia
correzione, se assunta come sistematica. Ho personalmente organizzato più di un
seminario sulla correzione dei temi. Ciascuno correggeva gli stessi tre scritti
di diverso livello, poi ci si confrontava: cosa correggere, come correggere,
che peso dare ai diversi tipi di errore, in che modo esprimere la valutazione. Convenimmo
tra l’altro su un insieme di elementi da valutare: organizzazione del testo,
ricchezza dei contenuti, correttezza grammaticale, proprietà del linguaggio,
punteggiatura, cura formale, oltre alla valutazione complessiva (che non può essere
la media delle diverse voci). In questo modo si potevano meglio individuare i
punti su cui lavorare. La discussione in teoria poteva anche consentire qualche
avvicinamento tra colleghi. Ma nessuno si illudeva che si potesse raggiungere
una vera uniformità, in particolare su questo tipo di prova. È già molto se
ogni docente riesce a essere coerente con la propria impostazione. Sarà solo la
molteplicità delle prove ad assicurare una valutazione relativamente
affidabile.
Ovviamente ci sono materie e tipi di verifiche su cui è meno difficile tendere a una maggiore equità, per esempio nei questionari vero/falso. Ma il preside Pessina del Berchet pretende troppo: “La sufficienza deve voler dire la stessa cosa per tutti gli studenti e per tutti gli insegnanti. Ci deve essere una valutazione equa, uguale per tutti”.
Espresso in questo modo, si tratta di un obbiettivo non solo irraggiungibile, ma anche pericoloso, per tacere del raddoppio del carico di lavoro. Per due motivi. Prima di tutto incoraggia inevitabilmente il rivendicazionismo degli studenti e di certi genitori. In secondo luogo, rischia di sfociare in una soluzione artificiosa e lesiva dell’ineliminabile autonomia professionale del singolo docente, per esempio in illeggibili griglie irte di casi e di sottocasi.
Diamo atto al dirigente del Berchet che esistono casi estremi, come il docente draconiano e quello presunto progressista del 6 politico, per cui non esiste un rimedio sicuro. Forse dobbiamo solo prendere atto che non tutto l’esistente può essere tradotto in termini matematici. Ma su questo punto vorrei affidarmi all’esperienza e alla saggezza dei nostri venticinque lettori. (GR)
Ovviamente ci sono materie e tipi di verifiche su cui è meno difficile tendere a una maggiore equità, per esempio nei questionari vero/falso. Ma il preside Pessina del Berchet pretende troppo: “La sufficienza deve voler dire la stessa cosa per tutti gli studenti e per tutti gli insegnanti. Ci deve essere una valutazione equa, uguale per tutti”.
Espresso in questo modo, si tratta di un obbiettivo non solo irraggiungibile, ma anche pericoloso, per tacere del raddoppio del carico di lavoro. Per due motivi. Prima di tutto incoraggia inevitabilmente il rivendicazionismo degli studenti e di certi genitori. In secondo luogo, rischia di sfociare in una soluzione artificiosa e lesiva dell’ineliminabile autonomia professionale del singolo docente, per esempio in illeggibili griglie irte di casi e di sottocasi.
Diamo atto al dirigente del Berchet che esistono casi estremi, come il docente draconiano e quello presunto progressista del 6 politico, per cui non esiste un rimedio sicuro. Forse dobbiamo solo prendere atto che non tutto l’esistente può essere tradotto in termini matematici. Ma su questo punto vorrei affidarmi all’esperienza e alla saggezza dei nostri venticinque lettori. (GR)
mercoledì 6 marzo 2013
LA RISPOSTA DI ERIKA FRANCHI E TOMMASO VILLA DEL PDL TOSCANO ALLA LETTERA APERTA AI PARTITI
Quando era ancora in corso la campagna elettorale, due esponenti del PdL toscano, Erika Franchi e Tommaso Villa, avevano risposto alla lettera aperta "Chi vuole davvero una scuola seria?". Una risposta che pubblichiamo oggi, in quanto soltanto ieri è stato possibile riaprire la casella di posta elettronica gruppodifirenze@libero.it , rimasta bloccata per mesi. Ringraziamo davvero molto i nostri interlocutori per la serietà e l'ampiezza delle loro risposte.
Come si può constatare, su diversi punti c'è convergenza con quelle date da Francesca Puglisi; ed effettivamente esiste una koinè scolastica trasversale alle diverse culture politiche. Qui si parla di aumentare il carico di lavoro dei docenti e del carattere innovativo dell'idea di "facilitatore dell'apprendimento"; si considera superato il ruolo degli ispettori-censori (ma ce ne sono 4000 in Francia e 3000 in Inghilterra), in un paese in cui il rispetto delle regole è quello che è, né si affronta il problema di come intervenire su insegnanti gravemente inadeguati, che non sono quelli in difficoltà da sostenere in un percorso di miglioramento.
Quanto ai test, a differenza di quanto sostiene Francesca Puglisi, per Franchi e Villa dovrebbero diventare lo strumento esclusivo della valutazione certificativa (o sommativa che dir si voglia). Leggi.
Come si può constatare, su diversi punti c'è convergenza con quelle date da Francesca Puglisi; ed effettivamente esiste una koinè scolastica trasversale alle diverse culture politiche. Qui si parla di aumentare il carico di lavoro dei docenti e del carattere innovativo dell'idea di "facilitatore dell'apprendimento"; si considera superato il ruolo degli ispettori-censori (ma ce ne sono 4000 in Francia e 3000 in Inghilterra), in un paese in cui il rispetto delle regole è quello che è, né si affronta il problema di come intervenire su insegnanti gravemente inadeguati, che non sono quelli in difficoltà da sostenere in un percorso di miglioramento.
Quanto ai test, a differenza di quanto sostiene Francesca Puglisi, per Franchi e Villa dovrebbero diventare lo strumento esclusivo della valutazione certificativa (o sommativa che dir si voglia). Leggi.
lunedì 25 febbraio 2013
FRANCESCA PUGLISI, RESPONSABILE SCUOLA DEL PD, RISPONDE ALLE DOMANDE DELLA LETTERA APERTA
Unica per il momento tra i dirigenti nazionali dei partiti, Francesca Puglisi, responsabile per la scuola nella segreteria del Pd, risponde ampiamente alle domande di chi ha firmato la lettera aperta Chi vuole davvero una scuola seria? Un comportamento dialogico senza dubbio da apprezzare, anche per come si conclude la mail di accompagnamento: "Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento o incontro". Se tale incontro ci sarà, avremo l'occasione di argomentare le nostre tesi più ampiamente di quanto consentisse la sintesi di un documento del genere. E su alcuni punti in particolare, come ad esempio la valutazione degli insegnanti e la formazione professionale, il dialogo è particolarmente necessario.
Leggi le risposte.
Leggi le risposte.
giovedì 21 febbraio 2013
LE "SCUOLE 2.0". INFATUAZIONI MODERNISTE E TENTAZIONI GIACOBINE
Spazi aperti e “riconfigurabili”,
pareti scorrevoli, tavoli componibili invece dei banchi, pouf, tappeti, “atelier”,
“agorà” per feste, spettacoli e assemblee, spazi relax. E naturalmente via le
cattedre e, invece dei corridoi, ecco le “aree connettive”. Non è un numero di
"Architectural Digest", sono le Linee guida per la costruzione dei nuovi edifici
scolastici varate dal Ministero della Pubblica Istruzione e illustrate su “LaRepubblica” di oggi. (Continua a leggere)
lunedì 11 febbraio 2013
ASCOLTA LA PRESENTAZIONE DELLA LETTERA APERTA "CHI VUOLE DAVVERO UNA SCUOLA SERIA? DOMANDE AI PARTITI"
La registrazione è stata effettuata presso il Liceo Tasso di Roma da Radio Radicale, che ringraziamo anche dell'assistenza tecnica per il collegamento col professor Israel. Oltre ai giornalisti, ad alcuni docenti e rappresentanti dei genitori, sono presenti gli studenti di diverse classi. Ascolta.
sabato 9 febbraio 2013
PRESENTATA A ROMA E A FIRENZE LA LETTERA APERTA AI PARTITI "CHI VUOLE DAVVERO UNA SCUOLA SERIA"?
La lettera ha avuto numerose adesioni da parte di noti esponenti del mondo della cultura, fra i quali Andrea Camilleri, Giorgio Israel, Giovanni Belardelli, Margherita Hack, Sebastiano Vassalli, Luciano Canfora, Giulio Ferroni, Franco Cardini, Roberta De Monticelli, Paolo Crepet, Paola Mastrocola, Michele Zappella, Lucio Russo, Sergio Givone, Luca Serianni, Eva Cantarella, oltre ad alcune centinaia di insegnanti, dirigenti scolastici e cittadini.
Le dieci domande chiedono risposte chiare su temi concreti di grande rilevanza per la scuola, alcuni dei quali neppure citati nei programmi dei partiti.
PER SOTTOSCRIVERE LA LETTERA: inviare nome, cognome, occupazione, luogo di residenza a : gruppodifirenze@virgilio.it .
Leggi la lettera.
Le dieci domande chiedono risposte chiare su temi concreti di grande rilevanza per la scuola, alcuni dei quali neppure citati nei programmi dei partiti.
PER SOTTOSCRIVERE LA LETTERA: inviare nome, cognome, occupazione, luogo di residenza a : gruppodifirenze@virgilio.it .
Leggi la lettera.
venerdì 8 febbraio 2013
Presentazione della lettera aperta “CHI VUOLE DAVVERO UNA SCUOLA SERIA? Domande ai partiti in vista delle elezioni”
Centinaia
di cittadini, tra cui molti insegnanti, insieme a notissimi esponenti del mondo
della cultura, rivolgono dieci domande ai partiti a cui chiedono risposte
chiare su temi concreti di grande rilevanza, alcuni dei quali neppure citati
nei loro programmi. Forse perché comportano precise assunzioni di
responsabilità?
Tra i firmatari della lettera aperta:
Giorgio Israel, Giovanni Belardelli, Margherita Hack, Ana Millan Gasca, Luca Serianni, Andrea Camilleri, Paola Mastrocola, Aldo Schiavone, Paolo Crepet, Sergio Givone, Giulio Ferroni, Luciano Canfora, Lucio Russo, Marcello Dei, Roberta De Monticelli, Sergio Belardinelli, Sebastiano Vassalli, Franco Cardini, Rosario Salamone, Michele Zappella, Osvaldo Poli, Dino Cofrancesco, Saverio Gazzelloni, Elio Franzini, Francesco Clementi, Ada Fonzi, Lorenzo Strik Lievers, Fausta Garavini, Carlo Lapucci, Antonio Banfi, Sandra Furlanetto, Stefano Campi, Tiziana Goruppi, e altri trecento cittadini. La raccolta di adesioni è ancora in corso.
Tra i firmatari della lettera aperta:
Giorgio Israel, Giovanni Belardelli, Margherita Hack, Ana Millan Gasca, Luca Serianni, Andrea Camilleri, Paola Mastrocola, Aldo Schiavone, Paolo Crepet, Sergio Givone, Giulio Ferroni, Luciano Canfora, Lucio Russo, Marcello Dei, Roberta De Monticelli, Sergio Belardinelli, Sebastiano Vassalli, Franco Cardini, Rosario Salamone, Michele Zappella, Osvaldo Poli, Dino Cofrancesco, Saverio Gazzelloni, Elio Franzini, Francesco Clementi, Ada Fonzi, Lorenzo Strik Lievers, Fausta Garavini, Carlo Lapucci, Antonio Banfi, Sandra Furlanetto, Stefano Campi, Tiziana Goruppi, e altri trecento cittadini. La raccolta di adesioni è ancora in corso.
La lettera sarà
presentata in due conferenze stampa domani
SABATO 9
FEBBRAIO
alle 11,30
La prima presso
il Liceo Tasso
(via Sicilia 168
– 00187 Roma
Intervengono
Maria Letizia Terrinoni (preside del Liceo), Giulio Ferroni, Giorgio Israel,
Rosario Salamone, Lucio Russo.
La seconda, alla
stessa ora,
presso il
Liceo Michelangelo
(Via della
Colonna, 9/11. 50121 Firenze
Intervengono
Marcello Dei, Paola Mastrocola, Michele Zappella, Sandra Furlanetto, Patrizia
D’Incalci (preside del Liceo).
lunedì 4 febbraio 2013
DIFENDERE LA SCUOLA DAI GENITORI SINDACALISTI
Di
sicuro sono una minoranza, ma sempre più agguerrita. I genitori sindacalisti dei
figli (efficace espressione coniata dal ministro Fioroni) sono un altro problema
che governo e parlamento preferiscono ignorare, invece di sostenere le scuole
e ridare ai docenti la necessaria autorità. L’antologia di episodi
raccolta in un articolo
del “Corriere della Sera” deve far
riflettere.
Quanto alle cause, c’è dentro di tutto: la pervasiva ideologia del diritto a qualsiasi cosa e l’eclissi dei doveri, le pedagogie del dialogo a tutti i costi e il discredito delle sanzioni, la smania di ottenere risultati con facilità e l’idea che per imparare è obbligatorio il divertimento e da evitare la fatica. Meno si esige da figli e allievi in termini di responsabilità e di limiti, più qualsiasi richiesta diventerà intollerabile. Questo è il raccolto di una tale semina. Ma non è inevitabile andare avanti così. Dipende anche da quanto insegnanti, presidi e genitori responsabili sapranno dire e fare per ridare all’educazione (quella vera) il posto che le spetta a scuola e in famiglia. (GR)
Quanto alle cause, c’è dentro di tutto: la pervasiva ideologia del diritto a qualsiasi cosa e l’eclissi dei doveri, le pedagogie del dialogo a tutti i costi e il discredito delle sanzioni, la smania di ottenere risultati con facilità e l’idea che per imparare è obbligatorio il divertimento e da evitare la fatica. Meno si esige da figli e allievi in termini di responsabilità e di limiti, più qualsiasi richiesta diventerà intollerabile. Questo è il raccolto di una tale semina. Ma non è inevitabile andare avanti così. Dipende anche da quanto insegnanti, presidi e genitori responsabili sapranno dire e fare per ridare all’educazione (quella vera) il posto che le spetta a scuola e in famiglia. (GR)
venerdì 1 febbraio 2013
RIVALUTARE L'ISTRUZIONE TECNICA E LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Sul
“Sole 24 Ore” di ieri un’altra voce, quella del sociologo Carlo Barone, a
favore della formazione professionale e della libertà di sceglierla come
opzione di pari dignità, capace di far riconciliare con la scuola tanti ragazzi
che si sentono dei falliti.
“Questi corsi [quelli della formazione professionale] sono ancora visti in Italia come un canale residuale, dove parcheggiare i ragazzi più problematici. Spesso rappresentano una seconda scelta dopo una bocciatura a una scuola professionale, oppure una scelta forzata quando la famiglia cerca un percorso breve perché è in difficoltà economica. Quando però si chiede ai ragazzi che frequentano questi corsi cosa ne pensano, il giudizio è molto positivo. I loro allievi incontrano quella dimensione pratica e applicativa del sapere che manca altrove e si riconciliano con la scuola. Viene da chiedersi se non si potrebbe risparmiare loro la perdita di tempo e la frustrazione di una o più bocciature, facendoli iscrivere subito a questi corsi. Basterebbe guardare la formazione professionale non come un ripiego, ma come un'opzione formativa con lo stesso valore delle altre. Ma questa sarebbe una rivoluzione culturale per un paese abituato da sempre a guardare con diffidenza i saperi tecnici e applicativi”. Leggi tutto.
“Questi corsi [quelli della formazione professionale] sono ancora visti in Italia come un canale residuale, dove parcheggiare i ragazzi più problematici. Spesso rappresentano una seconda scelta dopo una bocciatura a una scuola professionale, oppure una scelta forzata quando la famiglia cerca un percorso breve perché è in difficoltà economica. Quando però si chiede ai ragazzi che frequentano questi corsi cosa ne pensano, il giudizio è molto positivo. I loro allievi incontrano quella dimensione pratica e applicativa del sapere che manca altrove e si riconciliano con la scuola. Viene da chiedersi se non si potrebbe risparmiare loro la perdita di tempo e la frustrazione di una o più bocciature, facendoli iscrivere subito a questi corsi. Basterebbe guardare la formazione professionale non come un ripiego, ma come un'opzione formativa con lo stesso valore delle altre. Ma questa sarebbe una rivoluzione culturale per un paese abituato da sempre a guardare con diffidenza i saperi tecnici e applicativi”. Leggi tutto.
mercoledì 30 gennaio 2013
C'È UN NESSO TRA CRISI ECONOMICA E SCUOLA RABBERCIATA, FORMAZIONE PROFESSIONALE SPREGIATA E UNIVERSITÀ SGANGHERATA?
L'editoriale di oggi sul "Corriere della Sera" è firmato da Gian Arturo Ferrari, manager editoriale e docente universitario. Una severa requisitoria conto la miopia dei governi, l'assenza di un chiaro e costante indirizzo riformatore, lo scarso peso dell'istruzione e della formazione nel dibattito elettorale. Leggi.
martedì 29 gennaio 2013
SUL "CORRIERE" TORNA ILTEMA DELLE COPIATURE ALL'ESAME. IL TEMPO PER PROVVEDERE C'È
Anche Luciano Canfora pone il problema delle copiature all'esame di Stato, suggerendo la sua ricetta. Si fa un po' più difficile fare finta di nulla per il prossimo ministro, Dio non voglia che sia lo stesso di ora. Ma è doveroso ricordare anche che: 1) è tassativo dovere dello Stato fare di tutto per impedire che si imbrogli; 2) che di conseguenza devono esserci anche sanzioni chiare e immediatamente applicabili, istruzioni precise ai docenti e una sostanziosa deterrenza per eventuali samaritani nelle loro file; 3) che la tecnologia copiogena si può sconfiggere con la tecnologia anticopioni, come suggeriva anche il preside Rembado l'anno scorso e come accade altrove; 4) che si educano i giovani molto più applicando che predicando le regole. Vedremo. (GR) Leggi l'articolo.
sabato 26 gennaio 2013
LA LEZIONE DELLA GERMANIA SUI MESTIERI ARTIGIANI
"Il Sole 24 Ore" di domenica scorsa pubblica una lettera di Elisa Massi sul sistema di istruzione tedesco, che al contrario del nostro valorizza molto l'artigianato, anche sul piano del prestigio sociale, non inferiore a quello di un professionista. Il sito www.zdh.de, quello dell'associazione nazionale del settore, fornisce anche in italiano informazioni su questo argomento.
lunedì 21 gennaio 2013
LA CATTEDRA CHE LOGORA: GLI EFFETTI DEL PRESUNTO "PART-TIME"
Su “Sette” il dottor
Lodolo D’Orìa lancia un nuovo allarme: 24 insegnanti su mille soffrirebbero di
psicosi, 120.000 di depressione più o meno seria. Sulla base di questi dati il
tentato golpe del governo Monti sull’orario di cattedra (da portare a 24 ore
settimanali) sembra a sua volta il parto di menti malate. Naturalmente
bisognerebbe vedere quanto la mancata selezione attitudinale in entrata
influisca su percentuali del genere. Ma chi conosce la scuola sa che il problema dell'usura esiste e come. Peraltro nessuno di “lor signori” – avrebbe detto un celebre
corsivista del novecento - si è mai disturbato a includere nella formazione dei docenti la gestione dei problemi di
comportamento. Li hanno, anzi, incentivati con teorie educative prive di
fondamento. Leggi.
mercoledì 16 gennaio 2013
LE VECCHIE IDEE SBAGLIATE NEL PROGRAMMA DEL PD
Primo biennio unitario nelle superiori; rifiuto di far
frequentare la formazione professionale a chi esce dalle medie; stipendio più
alto e possibilità di carriera solo ai docenti che svolgano a scuola le attività
svolte oggi a casa; riforma degli organi collegiali “con l'aiuto di insegnanti,
dirigenti scolastici, studenti, genitori, Ata”; allungamento del tempo scuola nelle
medie.
Il programma del Pd ripropone con disperante prevedibilità alcune vecchie e deleterie idee care alla Cgil. Il biennio uguale per tutti, lungi dal combattere l’insuccesso scolastico, provocherà l’esatto opposto, cioè l’aumento dei ragazzi frustrati e avviliti, a cui bisognerebbe invece offrire una qualificata formazione professionale, come dimostra l’esperienza vincente del Trentino. La permanenza degli insegnanti a scuola per “la correzione dei compiti, la preparazione delle lezioni, la formazione” in cambio di un aumento di stipendio, non può essere attuata decorosamente nella maggior parte delle scuole per totale mancanza di spazi appositamente organizzati e arredati, discriminerà chi deve per forza tornare a casa, infine tradisce smania di controllo e di irreggimentazione e il rifiuto dell’insegnante come professionista autonomo e responsabile. Quanto agli organi collegiali, non si vuole proprio prendere atto del fallimento ormai pluridecennale dell’idea di partecipazione inaugurata negli anni ’70, con la relativa confusione di ruoli, la demotivazione e l’assenteismo degli eletti (spesso privi della necessaria competenza), mancanza di numero legale mascherata da falsi verbali e così via. Con l’allungamento del tempo scuola si riafferma la logica quantitativa che si illude di migliorare gli apprendimenti con più ore e più insegnanti. In questo quadro, alcune proposte un po' più sensate non saranno certo in grado di scongiurare l’impatto devastante delle troppe vecchie idee sbagliate. (GR)
Leggi.
Il programma del Pd ripropone con disperante prevedibilità alcune vecchie e deleterie idee care alla Cgil. Il biennio uguale per tutti, lungi dal combattere l’insuccesso scolastico, provocherà l’esatto opposto, cioè l’aumento dei ragazzi frustrati e avviliti, a cui bisognerebbe invece offrire una qualificata formazione professionale, come dimostra l’esperienza vincente del Trentino. La permanenza degli insegnanti a scuola per “la correzione dei compiti, la preparazione delle lezioni, la formazione” in cambio di un aumento di stipendio, non può essere attuata decorosamente nella maggior parte delle scuole per totale mancanza di spazi appositamente organizzati e arredati, discriminerà chi deve per forza tornare a casa, infine tradisce smania di controllo e di irreggimentazione e il rifiuto dell’insegnante come professionista autonomo e responsabile. Quanto agli organi collegiali, non si vuole proprio prendere atto del fallimento ormai pluridecennale dell’idea di partecipazione inaugurata negli anni ’70, con la relativa confusione di ruoli, la demotivazione e l’assenteismo degli eletti (spesso privi della necessaria competenza), mancanza di numero legale mascherata da falsi verbali e così via. Con l’allungamento del tempo scuola si riafferma la logica quantitativa che si illude di migliorare gli apprendimenti con più ore e più insegnanti. In questo quadro, alcune proposte un po' più sensate non saranno certo in grado di scongiurare l’impatto devastante delle troppe vecchie idee sbagliate. (GR)
Leggi.
domenica 13 gennaio 2013
FORMAZIONE PROFESSIONALE: SARÀ L’ANNO IN CUI LA TOSCANA CAMBIA STRADA?
Con il rientro a scuola
dopo la lunga pausa natalizia, gli studenti di terza media, insieme alle loro famiglie, saranno sempre più impegnati
nella scelta del loro futuro percorso di studi. Continua a leggere.
[Pubblicato sul "Corriere Fiorentino", 12.1.13]
[Pubblicato sul "Corriere Fiorentino", 12.1.13]
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