venerdì 9 maggio 2014

LE PROVE INVALSI E LA RESPONSABILITÀ DEI DOCENTI

Sulle consuete contestazioni alle prove Invalsi, ieri l’altro il “Corriere della Sera” pubblicava un commento di Gianna Fregonara, molto critico verso le resistenze che si manifestano nel mondo della scuola. Immediata la reazione di Giorgio Israel, storico avversario di questo tipo di prove, che sul suo blog accusa la giornalista di identificare la valutazione con i test dell’Istituto Nazionale a ciò preposto. Sulla “Stampa” di ieri, infine, Luca Ricolfi ammette di essere col tempo diventato più critico verso le prove Invalsi, a causa delle distorsioni e delle dinamiche negative che tendono a produrre nella scuola, la principale delle quali è la probabile induzione di una didattica orientata alla soluzione delle prove più che all’approfondimento delle materie, nella convinzione che prima o poi serviranno anche per valutare i docenti e che sostituiranno i voti nella valutazione degli allievi. Anche per quanto riguarda i contenuti dei test, lo stesso Israel ne ha sottolineato l’inadeguatezza, almeno per quanto riguarda la matematica. Delle verifiche nazionali sulla preparazione della popolazione scolastica potrebbero essere utili e accettabili se si limitassero ad accertare soltanto conoscenze e abilità elementari nelle diverse materie, il che tra l’altro non dovrebbe accendere la miccia del “teaching to the test”.
Senza addentrarsi ulteriormente nel merito del quadro polemico variamente delineato dai tre interventi, va detto che un problema a parte è però costituito dalle responsabilità di una parte degli insegnanti in tema di valutazione degli apprendimenti. Da molto tempo abbiamo più volte denunciato su questo blog il fatto che, grazie anche all’incoraggiamento dell’intellighenzia pedagogica e alle sollecitazioni ministeriali, molti scrutini finali si trasformano in una fiera del falso in atto pubblico, con la cancellazione di innumerevoli insufficienze anche gravi in nome delle più varie motivazioni e attenuanti di carattere sociale, psicologico e didattico. Negli ultimi anni è poi venuta alla ribalta, grazie al confronto con i risultati dei test Ocse-Pisa, la larghezza di maniche con cui – mediamente – le scuole del sud assegnano i punteggi massimi negli esami di Stato. È poi tristemente nota l’elevata percentuale di studenti che copiano sia durante l’anno che nelle prove d’esame, non di rado con la benevola tolleranza e a volte con l’attiva complicità di chi dovrebbe vigilare. Tutto questo ha fortemente compromesso la credibilità complessiva della scuola italiana in fatto di valutazione degli allievi e di conseguenza ha spinto potentemente verso forme di valutazione esterna che affianchino o addirittura sostituiscano (come pure qualcuno propone) quella dei docenti. Alla tendenza verso prove “oggettive” concorrono paradossalmente anche le modalità scelte da una parte degli insegnanti per manifestare la loro opposizione ai test Invalsi. Invitare le famiglie a tenere i figli a casa, istigare gli studenti a lasciare le prove in bianco oppure aiutarli a dare le risposte o consentire che si aiutino fra di loro sono comportamenti che non solo violano “gli obblighi di diligenza, lealtà e imparzialità” a cui sono tenuti i pubblici dipendenti, ma concorrono anch’essi a sminuire l’affidabilità professionale dei docenti italiani come garanti della correttezza e della regolarità delle verifiche e delle prove d’esame. In definitiva, solo una scuola in cui tutti si riconoscano fino in fondo nei valori del merito e della responsabilità può essere davvero autorevole nel dibattito pubblico sui temi che la riguardano. (GR)

82 commenti:

Alberto Moreni ha detto...

Non credo che davvero sia imputabile "anche all’incoraggiamento dell’intellighenzia pedagogica” la scandalosa trasformazione di “molti scrutini finali [...] in una fiera del falso in atto pubblico”, mentre pienamente sottoscrivo l'affermazione che “istigare gli studenti a lasciare le prove in bianco oppure aiutarli a dare le risposte o consentire che si aiutino fra di loro sono comportamenti che non solo violano gli obblighi di diligenza, lealtà e imparzialità a cui sono tenuti i pubblici dipendenti, ma concorrono anch’essi a sminuire l’affidabilità professionale dei docenti italiani come garanti della correttezza e della regolarità delle verifiche e delle prove d’esame”

rossana ha detto...

Spesso i ragazzi indovinano le risposte, anziché ponderarle, altrimenti, come si spiega che i peggiori ottengono risultati migliori rispetto ai bravi della classe?

Unknown ha detto...

Ma scusate, avevamo un sistema di esami, migliorabile quanto si vuole, ma perché eliminarlo? Perché alle elementari non viene fatta nessuna prova d'uscita, che aiuta anche i bambini a mettersi alla prova? A cosa servono questi test se poi nessuno sa nulla sul rendimento dei propri figli? Forse a vendere manuali sui test medesimi ...

pippo ha detto...

e molte scuole non discutono né scaricano i risultati. tempo perso e soldi sprecati per docenti sempre più demotivati ( per le prove invalsi)

Papik.f ha detto...

Per quanto riguarda le prove Invalsi, considero gravemente scorretto ogni intervento rivolto agli alunni e alle loro famiglie e diretto a non farli partecipare, come anche qualsiasi intervento volto ad alterarne gli esiti.
Considero anche, d'altra parte, come una battaglia di civiltà quella contro le prove stesse, poiché ritengo assai verosimile, nonostante ripetute smentite di circostanza, che con esse si miri a costituire l'unica forma di valutazione dell'attività didattica delle scuole e degli insegnanti. Poiché ogni tipo di insegnamento, a mio parere, è in buona misura un "teaching to the test", cioè si articola e si struttura in funzione delle prove che gli alunni dovranno affrontare, diffondere questo tipo di prova come l'unico sulla base del quale sarà valutata la prestazione professionale del docente non può che avere esiti disastrosi.
Per questo motivo, come già lo scorso anno, parteciperò allo sciopero di martedì, pur non essendo coinvolto né come materia né come somministratore, per solidarietà con i colleghi che lo faranno.
Per quanto riguarda il falso in atto pubblico negli scrutini finali, certamente nel periodo intercorso tra i ministeri Berlinguer e Fioroni i docenti erano obbligati a commetterlo, volenti o nolenti, poiché le norme dicevano che un alunno doveva essere promosso se aveva conseguito la sufficienza nel complesso delle materie, e che la promozione comportava la sufficienza in ciascuna materia. Per cui i Consigli di classe erano obbligati, per non esporsi a ricorsi che le famiglie avrebbero certamente vinto, a promuovere alunni anche con tre o quattro insufficienze trasformando queste in sufficienze, alcune soltanto delle quali venivano poi indicate con "6 rosso" di infausta memoria.
Oggi questo non è più così rigidamente imposto, tuttavia i membri di consigli di classe che sono stati indotti (o forzati) per quattro anni a promozioni a suon di conseguimento degli "obiettivi minimi", difficilmente potranno trasformarsi in somministratori (o commissari) particolarmente rigorosi nei confronti degli stessi alunni. Il che non vuol essere, naturalmente, una giustificazione di comportamenti scorretti, che sono da evitare comunque.

Anonimo ha detto...

''molti scrutini finali si trasformano in una fiera del falso in atto pubblico''

ed è ovunque così... che tristezza; chiediamo ai ragazzi di studiare programmi sterminati (chissà perché in questo paese abbiamo tali manie enciclopediche) di un numero enorme, per me eccessivo, di materie, ma alla fine diviene quasi irrilevante l'effettivo apprendimento.

Non sarebbe meglio chiedere ''meno'' (materie, programmi), lasciando anche la possibilità di personalizzare un minimo i percorsi e poi essere RIGOROSI (nel senso di ''seri'') nella rilevazione degli apprendimenti?

WildTuareg ha detto...

Leggo con malcelata tristezza il vostro articolo sulla responsabilità docente e mi chiedo...Ma dove sta la Cultura della Valutazione, se, anche Voi, qui, utilizzate Italiano scorretto?
Per quanto ho appreso, nei miei studi NON valutati con INVALSI,in Lingua italiana corretta, non si usa,come voi qui avete fatto sia..che... Cito le vostre parole "È poi tristemente nota l’elevata percentuale di studenti che copiano SIA durante l’anno CHE nelle prove d’esame, non di rado con la benevola tolleranza e a volte con l’attiva complicità di chi dovrebbe vigilare."........ .
Si dovrebbe scrivere..sia..........sia....... (il latino aut aut)...
Non è che s'abbia necessità di valutare ancor prima le nostre conoscenze ? !

pippo ha detto...

Concordo. Così sia! Augh, grande capo Tuareg.

GR ha detto...

Dal Dizionario della lingua italiana di Tullio De Mauro:
"Sia lui che io amiamo il cioccolato".

V.P. ha detto...

I TEST OCSE-PISA DANNEGGIANO L’ISTRUZIONE A LIVELLO MONDIALE? UN APPELLO FIRMATO DA DOCENTI UNIVERSITARI DI TUTTO IL MONDO

Studiosi e ricercatori da tutto il mondo si rivolgono con una lettera ad Andreas Schleicher, direttore OCSE del Programme for International Student Assessment. Contestano la validità pedagogica e conoscitiva dei test, esprimono preoccupazione per la crescente ingerenza del settore privato in ambito educativo e invocano una moratoria. La lettera è stata pubblicata su The Guardian (OECD and Pisa tests are damaging education worldwide – academics). A stretto giro di posta è arrivata anche la risposta dell’OCSE, firmata da Andreas Schleicher.

http://www.roars.it/online/i-test-ocse-pisa-danneggiano-listruzione-a-livello-mondiale-un-appello-firmato-da-docenti-universitari-di-tutto-il-mondo/

V.P. ha detto...

un po' di elasticità e tolleranza!

a "Si dovrebbe scrivere..sia..........sia....... (il latino aut aut)..."

ha già risposto gr citando de mauro.

mi sembra che WildTuareg voglia vantare la sua abilità nel cercare pagliuzze con il microscopio. potrei citare che da qualche parte sta scritto, consigliato o comandato di limitare a tre i puntini di sospensione ....

e poi la lingua si evolve anche con errori ....

Unknown ha detto...

La scuola attuale non ha interesse verso la serietà e il rigore. Deve in primo luogo essere un grande contenitore in cui si parla di varia umanità, senza approfondire niente; poi tutti devono andare avanti indistintamente e sono quindi creati esami che non sono più esami, in cui si perde persino l'individualità dello studente; poi deve essere una grande rivendita di materiale informatico e di manuali per test. Tutto questo baraccone lassista, vi assicuro, si sta trasferendo all'università, dove se si perdono iscritti il ministero ci punisce e dunque i nostri SUPERIORI, forse un tempo esimi studiosi, tentano di impedirci non dico le bocciature, ma persino i voti troppo bassi (altrimenti lo studente potrebbe essere tentato di studiare meglio e ripresentarsi al secondo appello). A cosa serve tutto questo? Lo chiedo nei consigli ma nessuno mi risponde altro che "il ministero punisce, il ministero punisce ...

Papik.f ha detto...

Errata corrige: sopra ho scritto "tra i ministeri Berlinguer e Fioroni", mentre avrei dovuto scrivere "tra i ministeri D'Onofrio e Fioroni". Berlinguer comunque ci mise del suo aggravando la situazione di scorrettezza con il calcolo dei crediti scolastici, nel quale nulla contava se il sei fosse "rosso" o reale.

Papik.f ha detto...

Mentre pubblicavo il mio post si è aggiunto quello di Unknown, che condivido appieno e che dovrebbe far riflettere chi non vuol credere che il lassismo, e anche la scorrettezza, vengono spesso imposti ai docenti dall'alto.

Unknown ha detto...

Sì: le mie esperienze con i presidi, siano essi indistintamente di scuola e di università, sono quelle di nascondere e sopire le magagne, raramente di prendere atto dei problemi. Ho sentito dichiarazioni incredibili, tra le quali che l'università deve avere una funzione sociale (!): in questo modo il paese sta programmando e gettando le basi per un declino che vediamo già in atto. Bisognerebbe invece protestare tutti per chiedere risorse e serietà: l'università sta diventando una buffonata incredibile, penso che mediamente un buon liceo sia molto più serio.

Papik.f ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Papik.f ha detto...

Leggetevi questa intervista, io non ho neanche la forza di commentarla.
Vorrei solo sapere che mai c'entri il Papa, che piaccia o che non piaccia, che si sia cattolici o meno, con queste farneticazioni.
http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2014/5/10/SCUOLA-Berlinguer-ci-serve-una-rivoluzione-francescana-/498054/
Ma il peggio è che c'è chi non soltanto è d'accordo, ma dà per scontato che la scuola non debba più essere "trasmissiva" e considera ciò ormai tanto ovvio da non richieder più argomentazioni a supporto. Il guaio è che un giorno andremo i pensione da insegnanti, quindi un certo tipo di sofferenza avrà fine; ma da Italiani, da cittadini di un Paese che sarà stato raso culturalmente al suolo da simili individui, non potremo pensionarci.

Papik.f ha detto...

Copio e incollo (parzialmente, per evitare di fornire troppi dettagli) il contenuto di una richiesta pubblicata sulla bacheca di un corso universitario, non dico di quale corso e di quale Ateneo, ma ne garantisco l'autenticità:
"... volevo chiedere se qualcuno a le foto con il contenuto ..."
Evidentemente ciò deriva dell'eccesso di trasmissività della nostra scuola. Una formazione interattiva avrebbe ben altri esiti.

luna nera ha detto...

Grande capo Tuareg si preoccupa del sia che e non si accorge che stiamo rovinando il futuro. Che eredità lasceremo tra qualche decennio agli africani?

WildTuareg ha detto...

Sono un'Insegnante sarda. Insegno anche Inglese e Sardo.Sono d'accordo sul combattere il lassismo.Ma ho davvero notato poca pedagogia e tanto razzismo in alcuni di questi posts e specialmente nel tema d'apertura, laddove si vorrebbero imputare responsabilità maggiori d'insuccesso/disagio scolastico ai Docenti del Sud.
E' necessario davvero, al giorno d'oggi, precisare, dati alla mano, che la maggioranza degli Insegnanti, in tutta italia, è del Sud ?... Precisare che non sto difendendo aprioristicamente, stante la Sardegna, regione Centrale? Vi ringrazio degli apporti dati ai miei dubbi grammaticali. Spero rendervi favore con il seguente: http://www.accademiadellacrusca.it/it/node/591
A ben risentirci e leggerci e ad majora.
Ornella Corda (wild tuareg tanto tempo fa)

Anonimo ha detto...

Non capisco perchè questi test debbano esere imposti dall'alto, non previsti da nessuna parte, ora sembrano vitali, per la sopravvivenza della scuola.
Poi, negli scrutini finali, ci hanno trasformato tutti in psicologi e chi se la sente di essere il mandante di un possibile suicidio? meglio trasformare un 5 in 6!
E poi mi domando queste tonnellate di "Dislessici" con cui si va in deroga ad ogni cosa? Prima i dislessici non esistevano ora sono la maggioranza della classe. Basta avere un'unghia incarnita per diventare dislessici e vedersi spianare la strada. E il povero amico di banco che l'unghia incarnita non ce l'ha? severamente bocciato perchè lui non ha attenuanti....quando l'adolescenza potrebbe essere un'attenuante per tutti!
Boh!

V.P. ha detto...

Papik.f ha detto... “Per quanto riguarda le prove Invalsi, considero gravemente scorretto ogni intervento rivolto agli alunni e alle loro famiglie e diretto a non farli partecipare, come anche qualsiasi intervento volto ad alterarne gli esiti. ….” 10 maggio 2014 17:49

La penso diversamente o almeno non sono così drastico. Di ampio spettro sono le critiche ai test e all’operato dell’Invalsi. I docenti contrari possono scioperare (rimettendoci la retribuzione) o rifiutarsi di “somministrare”, fino a ricevere punizioni dai presidi, alcuni dei quali commettono scorrettezze e abusi. Anche le famiglie possono tenere i figli a casa per evitare i test. Chi si limita a confermare o esporre le due opzioni (per i docenti e le famiglie) non commette nessuna scorrettezza. Alterare gli esiti? Certo non è edificante, è scorretto ma può apparire come una rivalsa in una situazione ritenuta difficile, di disagio, di costrizione.

V.P. ha detto...

Anonimo ha detto... ''chiediamo ai ragazzi di studiare programmi sterminati (chissà perché in questo paese abbiamo tali manie enciclopediche) di un numero enorme, per me eccessivo, di materie, ma alla fine diviene quasi irrilevante l'effettivo apprendimento. Non sarebbe meglio chiedere ''meno'' (materie, programmi), lasciando anche la possibilità di personalizzare un minimo i percorsi e poi essere RIGOROSI (nel senso di ''seri'') nella rilevazione degli apprendimenti? “ 10 maggio 2014 18:06

Condivido! È il sistema – gestito da una buro-gerarchia presuntuosa e incapace ma compiaciuta (dai ministri fino ad alcuni o molti presidi e anche ad alcuni docenti storditi) – che coltiva e mantiene una scuola in cui la rappresentazione esibita in vetrina non corrisponde più alla realtà. E questa distorsione si autoalimenta e si autogiustifica ormai da decenni, è diventata costume, andazzo, “normalità”. Manca il bambino che gridi forte “il re è nudo”. Anzi, coloro che dovrebbero sentire si guardano, si sorridono, fingono sordità.

WildTuareg ha detto...

Post Scriptum: mi preoccupo, eccome. Infatti, ho scioperato. Lauto stipendio sempre meno lauto. Tablets come regalo di Natale a Bambini di III Primaria..e I secondaria inferiore. Genitori che non riescono a NON identificare il proprio successo/insuccesso nei propri figli. Sono genitore anch'io ed anch'io commetto errori. Se non lo facessi, come farebbero mio figlio ed i miei alunni ad utilizzare la ricerca operativa ed il pensiero divergente per CRESCERE ? La verità sta nel mezzo: dovremmo fare seria autovalutazione e costante up to date. Ma se, qui, non abbiamo, ancora, neanche la connessione web nelle scuole e le LIM spente, senza Corso per poterle usare, come si fa ? E...Siamo più attenti ? Il numero degli iscritti alle università è calato anche per la crisi ed i costi della stessa, testi ed alloggio in primis. Ma il calo è documentato nel genere maschile, non altrettanto nelle nostre alunne femmine.
Mi son persa qualcosa ?
Qui stiamo avviando Rete anti-dispersione, perché l'analfabetismo di ritorno e le esternazioni di disagio in atti di bullismo, violenza e perdita di intelligenza empatica, stanno raggiungendo valori da sconcerto e paventano futuro da scenari di guerriglia tra ragazzini e bande di improbabili aggregazioni stile tifo calcistico da ultras.
Vogliamo esaminare il quadro completo della società o continuare, come qui, qualcuno ha giustamente ricordato, ad andare avanti per pressapochismo nella valutazione (Fioroni/Berlinguer/Moratti/Gelmini..etc etc) o è davvero necessario, arrivati a Maggio, bloccare tutto il sistema e davvero scendere in piazza noi e gli studenti, sì o no? Come fanno nel resto d'Europa?
Ah, sarebbe tempo... I ragazzi, la conoscenza non possono permettersi di restare indietro.
Ma riprendiamoci gli strumenti, tutti, per andare avanti: con rinnovata dignità e possibilità di farlo. Altrimenti, non se ne esce ed appare inutile valutare un metodo di valutazione più che un altro.
I 42 milioni di euri per l'INVALSI tornino, e subito, alle Scuole Pubbliche. E la si smetta, una volta per tutte, di inchinarsi a 90°.
Siamo pubblici funzionari, non carne da fare in brodo, di provenienza aliena.


GR Mi citi De Mauro ? Oh, eccone un altro..!
VP. Hai utilizzato quattro puntini..!

Via, si scherza, qui c'è da smettere di piangersi addosso e lottare. Resistere NON basta e non è esempio ai nostri alunni.

(Consapevole d'essere stata assai prolissa ;-) Buona settimana TUTTI.

WildTuareg ha detto...

Post Scriptum: mi preoccupo, eccome. Infatti, ho scioperato. Lauto stipendio sempre meno lauto. Tablets come regalo di Natale a Bambini di III Primaria..e I secondaria inferiore. Genitori che non riescono a NON identificare il proprio successo/insuccesso nei propri figli. Sono genitore anch'io ed anch'io commetto errori. Se non lo facessi, come farebbero mio figlio ed i miei alunni ad utilizzare la ricerca operativa ed il pensiero divergente per CRESCERE ? La verità sta nel mezzo: dovremmo fare seria autovalutazione e costante up to date. Ma se, qui, non abbiamo, ancora, neanche la connessione web nelle scuole e le LIM spente, senza Corso per poterle usare, come si fa ? E...Siamo più attenti ? Il numero degli iscritti alle università è calato anche per la crisi ed i costi della stessa, testi ed alloggio in primis. Ma il calo è documentato nel genere maschile, non altrettanto nelle nostre alunne femmine.
Mi son persa qualcosa ?
Qui stiamo avviando Rete anti-dispersione, perché l'analfabetismo di ritorno e le esternazioni di disagio in atti di bullismo, violenza e perdita di intelligenza empatica, stanno raggiungendo valori da sconcerto e paventano futuro da scenari di guerriglia tra ragazzini e bande di improbabili aggregazioni stile tifo calcistico da ultras.
Vogliamo esaminare il quadro completo della società o continuare, come qui, qualcuno ha giustamente ricordato, ad andare avanti per pressapochismo nella valutazione (Fioroni/Berlinguer/Moratti/Gelmini..etc etc) o è davvero necessario, arrivati a Maggio, bloccare tutto il sistema e davvero scendere in piazza noi e gli studenti, sì o no? Come fanno nel resto d'Europa?
Ah, sarebbe tempo... I ragazzi, la conoscenza non possono permettersi di restare indietro.
Ma riprendiamoci gli strumenti, tutti, per andare avanti: con rinnovata dignità e possibilità di farlo. Altrimenti, non se ne esce ed appare inutile valutare un metodo di valutazione più che un altro.
I 42 milioni di euri per l'INVALSI tornino, e subito, alle Scuole Pubbliche. E la si smetta, una volta per tutte, di inchinarsi a 90°.
Siamo pubblici funzionari, non carne da fare in brodo, di provenienza aliena.


GR Mi citi De Mauro ? Oh, eccone un altro..!
VP. Hai utilizzato quattro puntini..!

Via, si scherza, qui c'è da smettere di piangersi addosso e lottare. Resistere NON basta e non è esempio ai nostri alunni.

(Consapevole d'essere stata assai prolissa ;-) Buona settimana TUTTI.

Unknown ha detto...

Beate lei che non ha LIM e connessione web. Non servono a niente e fra qualche anno potrebbe scoprirsi che la continua emissione di onde elettromagnetiche in edifici frequentati da minori non fa proprio bene. Qualcuno lo pensa già, ma viene messo a tacere.

Unknown ha detto...

P.S.: prospettare la necessità della tecnologia per trasformare la scuola in una enorme rivendita di materiale tecnologico (oltre che di manuali per superare i test).

WildTuareg ha detto...

Far ricadere TUTTA la spesa sui Cittadini.

GB - Più di cento educatori e studiosi appartenenti a diverse istituzioni educative di tutto il mondo hanno criticato il Programme for International Student Assessment (PISA), per “le conseguenze negative” delle sue note classifiche.

I test PISA, organizzati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE, in inglese Organisation for Economic Co-operation and Development – OECD), danno vita a indagini internazionali triennali che valutano i diversi sistemi educativi del mondo e il livello di istruzione degli adolescenti (quindicenni).

In una lettera inviata a Andreas Schleicher, responsabile del PISA, e pubblicata sui siti del Guardian e di Global Policy, hub per studiosi, insegnanti e accademici, i firmatari sostengono che l’OECD ha plasmato le politiche educative in tutto il mondo, utilizzando test “notoriamente imperfetti” e incoraggiando i governi a cercare “soluzioni a breve termine” solo per scalare la propria classifica.

I firmatari, tra i quali accademici di Cambridge, Oxford, Londra, Bristol, Stanford (California), Columbia (New York), Ballarat (Australia), Canterbury (Nuova Zelanda), Stoccolma, e nessun italiano,affermano che il programma ha influenze negative, soprattutto sulla “gioia di imparare” trasformandola in mera “fatica”.

Il sistema PISA aumenterebbe quindi notevolmente il ricorso a “misure quantitative” per classificare e etichettare alunni, insegnanti e dirigenti. I test otterrebbero l’obiettivo di ridurre l’autonomia degli insegnanti e di aumentare i livelli di stress nelle scuole, peraltro già alti.

I firmatari della lettera sottolineano che l’OECD – composto da 34 paesi membri, in gran parte europei – è interessata in particolare al ruolo economico delle scuole nella società, non considerando che qualsiasi riforma scolastica non deve ignorare che le disuguaglianze socio-economiche influenzano il rendimento degli allievi.

Un’altra critica mossa all’OECD riguarda la sua stessa legittimità: si tratta infatti di una organizzazione che non ha nessun mandato democratico in ambito educativo come invece ce l'ha l'Unicef o l'Unesco. La sua influenza sarebbe quindi quella di un circolo chiuso in cui si entra solo su invito.
orni corda

V.P. ha detto...

VP. Hai utilizzato quattro puntini..!

di proposito, per scelta.

GR ha detto...

Premessa: i commenti non sono saggi da pubblicare su "Scuola Democratica". Mi spiace, ma personalmente dopo un po' mi stufo di leggere migliaia di battute, specie quelli della serie "brevi cenni sull'universo".
Quanto al razzismo che sarebbe contenuto nel passaggio "la larghezza di maniche con cui – mediamente – le scuole del sud assegnano i punteggi massimi negli esami", si tratta semplicemente di dati di cui prendere atto, cosa di cui purtroppo moltissimi fanno volentieri a meno. Io poi ho parlato di "scuole del sud" e non di meridionali; e Ornella Tuareg (a cui comunico che la mia compagna è sarda) dovrebbe darmi atto che anche la cultura ambientale ha il suo peso sui comportamenti.
Infine a VP dico che in tema di etica professionale bisogna essere drastici o, se preferisce, rigorosi e non fare come i troppi che dicono "Le regole sono importanti, MA..." Ed è un "ma" che liquida le regole.

AR ha detto...

Chi si limita a confermare o esporre le due opzioni (per i docenti e le famiglie) non commette nessuna scorrettezza.

In questa affermazione, non me ne voglia VP, c'è un bel po' di ipocrisia: trattasi in realtà di manipolazione bella e buona.

V.P. ha detto...

"Le regole sono importanti, MA..." Ed è un "ma" che liquida le regole.

ma se le regole sono fasulle e balorde, poi c'è chi le trasgredisce in particolare seguendo l'esempio di altri che lo fanno senza problemi e scrupoli.

è la stessa situazione degli scrutini con i voti che lievitano a vista d'occhio e delle copiature tollerate in sede d'esame.

diventa una specie di disobbedienza civile diffusa. torniamo al punto la rappresentazione della scuola è diversa dalla sua realtà.

Ludovica ha detto...

Totalmente d'accordo con quanto espresso nell'articolo e con quanti avversano le PROVE INVALSI.

GR ha detto...

Caro VP, non sono affatto balorde e fasulle delle regole che tra l'altro sanciscono "obblighi di diligenza, lealtà e imparzialità”. Uno Stato degno di questo nome dovrebbe sanzionare con estrema severità la guerriglia di una parte dei suoi dipendenti, che la praticano nella assoluta certezza della propria impunità. Si può lottare anche duramente in mille modi leciti, ma al di fuori della scuola e senza strumentalizzare alunni e allievi, come fanno numerosi colleghi del tutto privi del senso delle istituzioni.

V.P. ha detto...

«non sono affatto balorde e fasulle delle regole che tra l'altro sanciscono "obblighi di diligenza, lealtà e imparzialità”.»

non TUTTE le regole (ci mancherebbe!) ma la normativa e la prassi (in parte inventata dai presidi lasciati a se stessi) dei quiz Invalsi.

insomma chi mette le regole deve fare un lavoro ben fatto (giuridicamente e tecnicamente) e condiviso. la voce e le proteste dei state sistematicamente ignorate.

V.P, ha detto...

AR ha detto.. «.“Chi si limita a confermare o esporre le due opzioni (per i docenti e le famiglie) non commette nessuna scorrettezza.” In questa affermazione, non me ne voglia VP, c'è un bel po' di ipocrisia: trattasi in realtà di manipolazione bella e buona.»

Boh? I docenti possono scioperare e le famiglie possono tenere i figli a casa, o no?. Ribadirlo e confermarlo, magari a fronte di qualche preside iper-zelante (qualcuno il 6 e 7 u.s.ha fatto telefonare a casa ai genitori di alunni assenti in 1ª ora per costringerli a venire in 2ª per l’invalsi ) può essere opportuno. Non vedo nessuna ipocrisia o manipolazione.

Giorgio Israel ha detto...

Non è così semplice. Vi sono anche molti insegnanti che si comportano da pasdaran delle prove Invalsi e smettono di insegnare per fare addestramento ai test. Altri impongono di acquistare i famigerati manualetti di addestramento, talora redatti da consulenti Invalsi, e lo impongono come decisione del consiglio di classe, per giunta - prassi diffusissima – vietando di portare il libercolo a casa. Qualcuno è stato costretto a cambiare classe ai figli per non voler sottostare a questa indecente prepotenza. Mi piacerebbe che questi comportamenti venissero stigmatizzati con pari rigore. Come genitore non vedo cosa ci sia di male a non mandare il figlio a passare ore a compilare quelle autentiche schifezze. Mi piacerebbe anche che, con pari rigore, venisse stigmatizzato lo scandalo che i consulenti Invalsi siano inamovibili e che sia stata stabilita la prassi folle per cui, per preparare i test ci vogliono due anni (con relativo contratto che così garantisce due anni di retribuzioni tra i 20.000 e i 35.000 euro annui). Due anni per preparare quei fascicoletti di baggianate in cui si dice che malinconia è sinonimo di tristezza. Proprio così. E se siamo allo scandalo di non capire che insegnare ai bambini a considerare sinonimi questi due sostantivi, e se non abbiamo la forza di scandalizzarci, allora copriamoci tutti il capo di cenere perché vuol dire che anche noi siamo colpevoli di mancanza di senso del merito e della responsabilità.

Giorgioi Ragazzini ha detto...

Caro professor Israel,
nel convegno Unicobas a cui anche Lei ha partecipato io sono intervenuto il pomeriggio e ho sottolineato per l'appunto che l'acquisto di libri di esercitazioni costituivano da parte di alcuni insegnanti un eccesso di zelo a cui nessuno li aveva obbligati. Per altro non si tratta sempre di pasdaran filo-Invalsi, ma di vittime delle paranoie di essere valutati che lo stesso ambiguo comportamento dei ministri ha contribuito a diffondere, e che però per l'oggi non hanno alcun fondamento.
Come gruppo abbiamo sempre stigmatizzato le scorrettezze indipendentemente da chiunque le mettesse in atto. Se qualcuno bloccasse il traffico in nome della scuola del merito e della responsabilità saremmo i primi a condannarlo. Gli insegnanti che fanno copiare durante i test Invalsi sono probabilmente gli stessi che fanno la stessa cosa durante gli esami e sono della stessa pasta dei tanti addetti alla sorveglianza che hanno trasformato in una farsa vergognosa quasi tutti i concorsi pubblici.
Se i genitori non vogliono mandare a scuola i figli nulla quaestio; io ho criticato l'istigazione a farlo.
Se poi ho messo in evidenza un aspetto che lei ritiene meno grave di me, questo rientra nella normale e inevitabile diversità di accenti e di sensibilità e talvolta di valutazioni, pur in una complessiva sintonia culturale, più volte ribadita. A volte può dispiacere, ma non dovrebbe essere sufficiente per intaccare la reciproca stima, come sembrerebbe suggerire la conclusione del suo commento.

Giorgio Israel ha detto...

Assolutamente nessuna fessura nella mia completa stima! Tuttavia, continuo a pensare che lei sottovaluti lo scandalo rappresentato dall'Invalsi, che – ad esempio per la matematica – è dominato dagli stessi “consulenti" da quando esiste; persone ben foraggiate e che fanno quattrini coi libretti che poi vengono imposti nelle scuole. Forse lei ha avuto la fortuna di non doversi confrontare con persone che alzano un muro totale davanti a ogni critica e di fatto sono i padroni dell'ente. Lei ha fortuna di non aver sentito con le sue orecchie dire che i peggiori personaggi che popolano la scuola sono gli insegnanti, e che tutt'al più si può parlare con i genitori, a condizione che non siano insegnanti (testuale). E potrei continuare, ma non voglio tediare. Non le pare che bisognerebbe cominciare a condannare comportamenti contrari al rigore e alla responsabilità in primo luogo quando vengono da chi ha il mestolo in mano. Lei dice che la valutazione degli insegnanti con i test è fuori dalla realtà, e quindi si tratta di paranoie. Ha ascoltato il ministro al forum del Mattino? Mi sono confrontato con lei proprio su questo punto, e vi sono tornato sul Messaggero di oggi: ha detto chiaro e tondo che vuole valutare gli insegnanti con i test Invalsi e, su questa base, costruire premi e penalità nelle carriere. Io sono favorevole a una carriera basata sul merito, ma il solo fatto che qualcuno pensi e dica che bisogna farlo con quei quattro quiz a criceto indica a che punto basso siamo arrivati in questo paese. È così che si danno argomenti ai nullafacenti e agli incapaci per nascondersi. Ho dovuto passare ore a stampare tutti i test Invalsi da quando esistono affinché su queste 200 e passa pagine mio figlio facesse teaching to the test. Capirà quindi quanto sono indignato e nauseato. Mi dirà che non tutti gli insegnanti fanno questo. È vero. Ma, soprattutto alle primarie, la situazione sta degenerando a livelli inaccettabili.

Giorgio Israel ha detto...

Quiz a CROCETTE e non a criceto... Maledetti correttori automatici. Peraltro futuro della scuola 2.0. E colgo l'occasione per dire che condivido lo sdegno di Papik per l'intervista di Berlinguer. Preferisco evitare altri commenti.

paniscus ha detto...

Però è carino il "quiz a criceto", dai!

Non mi ero resa conto che fosse un errore di trascrizione, ero convinta che fosse un'espressione ironica buttata lì apposta, come dire "a pappagallo", o magari "a cavolo", o roba del genere.

Pensavo davvero che il "quiz a criceto" fosse un'allusione a un lavoro inutile, ripetitivo e autoreferenziale, come quello del criceto che cammina sulla sua ruota dentro la gabbietta!

saluti
Lisa

Giorgioi Ragazzini ha detto...

Grazie per la conferma della stima al prof. Israel, a cui do senz'altro atto di saperne molto di più sugli arcana imperii invalsiani. Preciso soltanto che non avevo escluso che molti "abbiano nelle corna", come diceva mio zio Pier Luigi, di valutare la qualità dei docenti attraverso i risultati degli allievi (impresa a mio parere insensata per più di un motivo, che implica oltre a tutto costi elevatissimi); avevo precisato che i timori sono ingiustificati "per l'oggi", cioè per quest'anno scolastico, così come lo erano negli anni scorsi. Dando per scontato che almeno abbiano il garbo di avvertirci!

Ludovica ha detto...

Se non ci libereremo dell'attuale classe politica (non votandoli) e delle sue lobby, non andremo da nessuna parte.
Anche per l'INVALSI il sospetto è che sia il frutto di logiche economiche degli attuali partiti politici.
Il carrozzone Invalsi forse interessa per garantire stipendi e affari favolosi a chi vogliono loro? E anche per le politiche digitali della scuola è lo stesso?

Se non si agisce negando loro il voto in ogni dove e dandolo a chi merita perchè onesto e perchè non ascolta le lobby economiche e di potere (e appartenente a liste pulite da evasori, corrotti, massoni e tangentari), allora avremo per "omnia secula seculorum" per sempre questi dibattiti e lamentazioni impotenti senza giungere mai ad una conclusione.

Gentile prof. Giorgio Israel, so benissimo che lei intende il senso del mio discorso. E sa benissimo (lei e chi ha buonsenso) che per logiche di potere ed economiche tantissimi diventano sordi al bene comune.

Il problema si risolve alla radice: non piacciono le prove Invalsi? ( o anche altre politiche), NON SI VOTANO E NON SI SOSTENGONO I PARTITI CHE LE PORTANO AVANTI.
Responsabili delle leggi favorevoli all'Invalsi in Parlamento sono tutti i partiti della Seconda repubblica che ascoltano le lobby e quindi propongono emendamenti che sono nefandezze e li votano a maggioranza. Il M5s non è macchiato e non è corruttibile, ecco perchè fa paura a tanti. A buon intenditore poche parole.
Un saluto a tutti.

Ludovica ha detto...

Aggiungo ancora al precedente commento un altro pensiero.
A proposito delle prove Invalsi, è inutile prendersela con i docenti. Io ed altri che li avversiamo facciamo quello che possiamo, ma subiamo la forte pressione dei Dirigenti scolastici, i quali a loro volta sono influenzati dai loro superiori.
Ho fatto battaglie in Collegio dei docenti, ma tutti i docenti che avversano le prove Invalsi e altro ancora, sanno che sono inutili perchè il pesce puzza dalla testa!
Per cui per queste politiche che violano anche il mio diritto costituzionale alla "libertà di insegnamento" (e per altro ancora) io preferisco punire chi propone leggi per l'Invalsi votando chi mi ha convinto per onestà e per competenza e per i suoi oltre duemila emendamenti proposti fino ora al Parlamento sulla scuola e su altro, cioè il M5s.

Un consiglio a chi vuole conoscere bene il programma anche scolastico del M5s (e non solo) è di vedere i loro video cercando "Pentateca" su un qualsiasi motore di ricerca. Se si vuole votare con coscienza bisogna ascoltare tutte le campane. Questo lo dico anche in questo blog "sul merito e sulla responsabilità nella scuola" che io frequento con piacere.

Il giudice Borsellino affermava "Che la rivoluzione si fa nelle piazze, ma il CAMBIAMENTO si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano".

"Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara, e più affilata di un coltello."

[Paolo Borsellino]

Ludovica ha detto...

Se vogliamo risolvere con il nostro contributo il problema Invalsi sarebbe utile, da parte del Gruppo di Firenze e del prof. Giorgio Israel (se vuole), preparare le modifiche da apporre alle leggi per abolirla.
Insomma deciderci di NON DELEGARE A NESSUNO quello che ci interessa (salvo poi lamentarci) e di preparare NOI STESSI un documento e una proposta di emendamenti da inviare al Parlamento all'apposita commissione che si occupa di istruzione.

Vi posto il link della VII Commissione (Cultura, Scienza, Istruzione) alla Camera dei Deputati dove vi è l'elenco dei deputati preposti e accanto ad ognuno vi è un "scrivi".

http://www.camera.it/leg17/99?shadow_organo_parlamentare=2081

Unknown ha detto...

Ma perché non torniamo al nostro sistema di esami? Che razza di obiettivo sarebbe "competere con i Cinesi"? Va di moda "fare il passo indietro": sarebbe ora anche nella scuola.

Ludovica ha detto...

Chissà cosa pensate. Lo immagino. In un precedente tread mi si è dato, in modo gentile, del tardo adolescenziale.
Io che propongo ad un gruppo di professori e dirigenti di preparare un progetto e di inviarlo direttamente alla VII commissione la quale si occupa anche di istruzione!
Ma come? Con tanti amici politici che ognuno ha!
Il fatto è che ci si è abituati a parlare e a lamentarsi nella consapevolezza che mai nulla potrebbe cambiare senza santi in cielo.
Ci hanno ( in Italia specialmente) abituato a pensare che senza questi santi in cielo (alias amici politici influenti) nessun progetto può venire mai accolto e realizzato.
Non è vero?
Ma la giusta via (e più logica e corretta) non può essere proprio quella di rivolgersi direttamente a chi fa parte della commissione?
Tanti diranno che è inutile rivolgersi anche ad uno solo di loro( meglio l'amico politico anche se non c'entra nulla con l'argomento istruzione che può raccomandarci a loro) figuriamoci a mandare a tutti quanti lo stesso progetto da analizzare. Non lo degnerebbero di uno sguardo. Cancellerebbero (loro o chi per loro) il file inviato e buonanotte ai suonatori!
E se lo si inviasse a quelli del M5s??? Che succederebbe?

V.P. ha detto...

Unknown ha detto... «Ma perché non torniamo al nostro sistema di esami?»

non sarebbe male, ma l'obiezione principale credo sia il costo e le implicazioni.

in circa 50 anni siamo passati da una scuola per pochi a una scuola per tutti o quasi lasciando però immutati - ma solo formalmente - i meccanismi di valutazione, promozione e diploma.

per solo formalmente intendo che i meccanismi sono stati attenuati e depotenziati contribuendo al depauperamento dei contenuti dell'istruzione.

applicando davvero seriamente le regole di una volta, avremmo percentuali di bocciati da rivolta popolare. si preferisce continuare a mentire per ignorare un problema negato.

invalsi dovrebbe fare da coperchio alla situazione detta scaricando le responsabilità (politiche e del miur) sui docenti.

Ludovica ha detto...

"applicando davvero seriamente le regole di una volta, avremmo percentuali di bocciati da rivolta popolare. si preferisce continuare a mentire per ignorare un problema negato.

invalsi dovrebbe fare da coperchio alla situazione detta scaricando le responsabilità (politiche e del miur) sui docenti." [di V.P.]

Rispondo a queste affermazioni dicendo che:

1) Nessuno mai ha messo impedimento a bocciare gli alunni se non una coscienza dei docenti sessantottina. Il Consiglio di classe, se coeso, può bocciare e nonostante i ricorsi avere sempre ragione sulle famiglie se vi sono le prove e se tutto l'iter scolastico di insegnamento procedura di scrutini e di esami è ineccepibile. (quindi questo dipende dai docenti non aver paura di "perdere gli utenti" alla scuola dove insegnano e le contestazioni dei mass media : AUTENTICA E CORAGGIOSA RIVOLUZIONE)

2) l'INVALSI può essere tolta esclusivamente da legge del Parlamento. Se dei deputati presentano gli emendamenti e la maggioranza di Senato e Camera vota a favore TUTTO SI RISOLVE.
Il problema è togliere di mezzo i partiti che hanno voluto il carrozzone dell'INVALSI. (qui contano gli elettori che si devono rifiutare di votare i politici soliti in modo da mandarli a casa).

Scommessa che il M5s se avrà i voti per andare al Governo e la maggioranza al Parlamento italiano annullerà in toto ANCHE l'INVALSI e renderà innocui i lobbisti che stanno dietro?

Enrico D. ha detto...

"Applicando davvero seriamente le regole", anche quelle attuali, un bel po' di gente comincerebbe a studiare di più. Ragionamento dello studente medio: "Se con 3, 4, 5 insufficienze in molte scuole mi passano lo stesso, perché mai dovrei impegnarmi di più?"

V.P. ha detto...

"Nessuno mai ha messo impedimento a bocciare gli alunni se non una coscienza dei docenti sessantottina."

Certo. Non è questa la questione che forse non sono riuscito a spiegare.

Non c'è un impedimento normativo, ma negli scrutini si respira un'atmosfera collettiva, sostenuta più dai presidi che dai docenti, orientata verso la clemenza. Alcuni presidi fanno pre-scrutini informali e ristretti, usano espedienti vari per contenere le bocciature.

Comunque non si può bocciare oltre un certo limite statistico medio già raggiunto: intorno al 16-18%.

Norme e poi comportamenti inducono così a falsificare i voti e trasformare le insufficienze in sufficienze. Così si compromette e altera la didattica dell’anno successivo.

Forse sarebbe meglio che una scuola estesa a tutti rinunci alle bocciature anziché falsare le votazioni. Senza però impedire la ripetizione dell’anno per scelta delle famiglie e fornendo la necessaria attività di recupero.

(Il richiamo al sessantotto dopo oltre 40 anni è sterile, a mio parere)

Giorgio Israel ha detto...

ECCO LA CONTROPROVA DI QUANTO AVEVO DETTO: Il Ministro Giannini ha davvero intenzione di valutare gli insegnanti CON LE PROVE INVALSI....
che farebbero capire quanto l'insegnante ha insegnato bene...
http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2014/05/07/1062034-soldi_insegna_meglio.shtml

GR ha detto...

VP insiste da anni sull'idea che si dovrebbe poter bocciare solo con il consenso delle famiglie. Non c'è male come difesa delle competenze professionali dei docenti, del loro ruolo e del loro prestigio. Questa straordinaria proposta, oltre a tutto, premierebbe l'arroganza e l'iperprotettività dei genitori sindacalisti: bel risultato. No, caro VP, non possiamo dimetterci dalle nostre responsabilità (come purtroppo alcuni già fanno), né tantomeno proporre di espropriarcene.

V.P. ha detto...

sciocchina!

V.P. ha detto...

"bocciare solo con il consenso delle famiglie."

non è proprio così.

la mia è un'ipotesi alternativa alla situazione attuale che costringe a portare a 6 le insufficienze, situazione che si sta avvitando su se stessa.

la ripetenza verrebbe lasciata alla decisione delle famiglie.

queste potrebbero rifiutarla anche in presenza di numerose insufficienze assumendosi però la responsabilità.

non mi sembra né realistica, né praticabile la proposta o la filosofia di questo gruppo di tornare alla serietà-severità di 20, 30 o 40 anni fa. nel frattempo è avvenuto uno smottamento generale della didattica e degli apprendimenti e perdippiù questa situazione viene occultata nella sua gravità.

V.P. ha detto...

"non possiamo dimetterci dalle nostre responsabilità (come purtroppo alcuni già fanno), né tantomeno proporre di espropriarcene."

ma è proprio quello che avviene ora: promozioni a giugno con 3 o 4 insufficienze abbonate, non-bocciature pietose anche con 8 (su 11) insufficienze gravi condonate a 4 per rientrare nelle regole. il tutto con decisione del preside sostanzialmente imposta al c.d.c. senza lasciare tracce nei verbali. (ho vissuto simili situazioni limite).

Papik.f ha detto...

Interessante contributo di Paola Mastrocola su "La Lettura" del Corsera di oggi, comprendente una proposta di eliminazione delle bocciature. Non so se e come tutto ciò potrebbe funzionare, ma penso che valga la pena discuterne:
http://www.corriere.it/scuola/secondaria/14_maggio_17/lettura-si-impara-doposcuola-d15cb28a-dd9f-11e3-9bca-c6f1cdc28cdd.shtml

Papik.f ha detto...

In particolare trovo condivisibilissimo quanto Mastrocola afferma a proposito del Latino, anche se può sembrare paradossale (come tutto l'articolo, del resto).

Papik.f ha detto...

@ V.P. Per comprendere come il richiamo al sessantotto, ahimé, sia tutt'altro che sterile, basta leggere l'intervista di Berlinguer da me segnalata sopra (il che lei ha fatto, visto che l'ha commentata sul Sussidiario). Si può parlare di sessantottismo a quasi cinquant'anni di distanza perché i sessantottini sono ancora in circolazione.

Ludovica ha detto...

Ma ritornare al caro vecchio Avviamento professionale al posto delle Scuole secondarie di primo e secondo grado, no?

E poi come valutare i docenti? Con gli alunni? E gli alunni perchè non devono essere valutati allo stesso modo dei docenti e avere le stesse conseguenze, cioè la bocciatura se meritano?

Anonimo ha detto...

Quali esempi state proponendo ai ragazzi che si impegnano? Che farebbero meglio a non studiare e poi prendiamo tutti un caffè insieme e decidiamo se bocciare o meno? Meno male che questo blog si chiama gruppo del merito ...

Anonimo ha detto...

P.S.: vergognatevi di quello che avete scritto. Trasformare la scuola in un parcheggio che premia chi si impegna il meno possibile? E' la débacle etica di un paese e di una classe docente.

Ludovica ha detto...

Scusate. Correggo il mio precedente messaggio. E' mia opinione il fatto che si potrebbe creare una nuova organizzazione degli studi in cui avere un doppio canale: da una parte un sistema tradizionale (rinnovato) di studi e dall'altro un sistema dell'Avviamento professionale a partire dalle scuole secondarie di primo grado. Il tutto in una visione meritocratica.
L'alternativa è, anche, costruire un sistema di istruzione che preveda non la bocciatura, ma il posizionamento all'interno di una fascia, per es. A, B, C. Nella fascia A si può giungere alla Laurea, in quella B al diploma, in quella C all'acquisizione dei mestieri. Il passaggio ad una fascia superiore si avrebbe tramite esame. A quella inferiore dopo una valutazione complessiva dei mancati traguardi raggiunti dall'alunno.
Questo tipo di sistema mi sembra sia adottato nel cantone francese svizzero.

Ludovica ha detto...

Caro anonimo, spero che la mia proposta le piaccia. Prevede il merito senza abbandonare nessuno.

FR ha detto...

Quale potrebbe essere un buon modo di valutare l'apprendimento e i suoi progressi?

Io non sono ostile all'Invalsi, anzi, ho spesso argomentato in suo favore. In passato ho trovato delle pecche nelle prove somministrate ma anche molti spunti intelligenti, sicuramente più delle pecche.

Ho sempre pensato che fosse un buon inizio, e anche più di questo, ma non ho mai pensato che non potesse essere migliorato. Né mi sono mai illuso che l'INVALSI stesse monitorando nulla di più di quel che si poteva inferire dai test (che ad esempio in Italiano non prevedono produzione scritta). Per quel che valutavano, però, li ho sempre ritenuti un valido strumento.

Non ho seguito i test quest'anno. Che la Giannini abbia voluto legare i "premi di produzione" dei docenti ai risultati INVALSI fa capire che lei stessa non ha capito granché di questi test e fa arretrare il dibattito al riguardo. E' come dover giocare a Monopoli con un giocatore nuovo ad ogni giro. Il sottosegretario Reggi, che aveva escluso la possibilità, è sicuramente più competente.

Ritengo sbagliate e smodate le proteste degli insegnanti: molti insegnanti avrebbero molto da dire su come sono strutturati esami e scrutini, ma trovano altri modi per esprimere dissenso e proteste. Modi che non incrinano il rapporto fiduciario tra l'amministrazione, le famiglie e i docenti stessi.

L'unica soluzione, nella quale si possono ritrovare in tanti che ora sembrano avere posizioni opposte (anche per via di una dialettica veramente esacerbata), è quella di opporre alla valutazione in stile INVALSI un modello alternativo, altrettanto analitico ma più efficace.

L'INVALSI avrà mille difetti, ma ad oggi è l'unico modello esistente. Finché non ne esisterà un altro, le proteste saranno sterili. E credo che su questo si possa concordare tutti.

Quindi: quale potrebbe essere un buon modo di valutare l'apprendimento e i suoi progressi?

V.P. ha detto...

Anonimo ha detto... "P.S.: vergognatevi di quello che avete scritto."
cioè? intanto respingo al mittente.

"Trasformare la scuola in un parcheggio che premia chi si impegna il meno possibile? E' la débacle etica di un paese e di una classe docente."
le responsabilità è politica, dei partiti, governi, ministri, anche sindacati. responsabilità dei docenti è non aver saputo reagire, per il resto sono vittime.

V.P. ha detto...

"L'INVALSI avrà mille difetti, ma ad oggi è l'unico modello esistente. Finché non ne esisterà un altro, le proteste saranno sterili."

ma che discorso è?! come dire che chi ha diarrea e dispone solo di lassativi, deve prenderli?!

(chiedo scusa per il paragone volgare)

FR ha detto...

VP

Grazie per l'immagine. Ma ammettiamo pure che l'INVALSI sia il medicinale sbagliato. Qual è il medicinale giusto?

NB: nessun medicinale non è un'opzione. Tutti riconoscono, da Ricolfi a Israel, l'opportunità di una forma di valutazione, per non dire la necessità.

Faccio un esempio: qui si mette spesso in discussione la bontà delle prove Invalsi, ma il dato della maggior generosità delle scuole del Sud, che è un dato che emerge dalle rilevazioni Invalsi, mi pare sia stato accolto serenamente e siamo tutti d'accordo che sia un'informazione assai importante.

Mi permetto anche di far notare che protestare contro l'INVALSI avendo in mente un'alternativa rende la protesta infinitamente più efficace.

Può ben essere che l'alternativa già ci sia e sia io a non conoscerla.

Papik.f ha detto...

@ anonimo delle 14.40 e 14.44, un livello minimo di correttezza vorrebbe che quando si entra in campo con sparate del tipo "quali esempi state proponendo" e "vergognatevi" si avesse la decenza di chiarire a cosa precisamente ci si riferisca. La maggior parte dei contributi non hanno proposto alcun esempio, ma solo preso atto di una situazione che si è determinata e spesso incancrenita negli anni e cercato di discutere su quali possano essere i modi per uscirne.
@ Ludovica: se ho capito bene, è proprio a un modello simile a quello che lei attribuisce alla svizzera francese che si riferisce Mastrocola nella sua proposta.
@ FR: sì, è proprio così, le alternative esistono, almeno potenzialmente, ed è lei a non conoscerle. Il prof. Israel che è qui intervenuto più volte, ad esempio, ne ha proposte alcune e basta fare una ricerca sul suo blog per sapere in cosa consistano.
Ma ce ne sono anche altre.

FR ha detto...

Papik

In primo luogo non esiste soltanto la matematica. In secondo luogo temo che non sia questo il modo di costruire un'alternativa.
Credo che il mio discorso fosse molto conciliante e costruttivo. Il suo intervento proprio no.

Anonimo ha detto...

Gianna Fregonara, la moglie di Enrico Letta.

Papik.f ha detto...

@FR Il suo intervento era senza dubbio conciliante e costruttivo. Il mio può darsi che non lo fosse, e me ne dispiace, però non capisco perché lei tiri in ballo la matematica. Delle proposte del prof. Israel, infatti, tutto si può pensare, in positivo o in negativo; ma sono sono proposte di ordine metodologico generale e non riferite ad alcuna disciplina specifica.
Ve ne sono poi altre, ad esempio quella fatta qui sopra da Unknown di tornare al sistema di controllo attraverso gli esami; anch'io temo che non sia praticabile in sé e per sé, ma ciò non toglie che sia una proposta anch'essa, che potrebbe offrire, con adeguate modifiche alla modalità degli esami un elemento di valutazione, certo non più l'unico come era inteso da Gentile.
Si può discutere, integrare l'una con l'altra, anche prevedendo un impiego parziale e mirato di test oggettivi; ma pensare di valutare gli insegnanti ESCLUSIVAMENTE sulla base degli esiti conseguiti dai loro allievi in questi ultimi è una follia evidente. Qualunque altra opzione è migliore, persino quella - che non condivido - di non valutare gli insegnanti affatto. Perché l'essere valutati secondo quei criteri ne deformerebbe l'attività didattica.
Non si può dire, infatti, che ogni forma di valutazione sia meglio di nessuna valutazione. Anche Achille Starace, ai suoi tempi, valutava i pubblici dipendenti e i funzionari del partito. Sulla base di saggi ginnici e salti mortali ne cerchio di fuoco. Ma non era una valutazione valida a mio parere.

FR ha detto...

Quel che ho letto del prof. Israel, per quanto riguarda l'Invalsi, la docimologia e la didattica in gere, molto spesso riguardava la matematica. Ma non sono un suo esegeta così esperto da pretendere di aver letto tutto, anzi.

Quel che io ritengo debba presentare chi è contrario ai test INVALSI non è un sistema docimologico complessivo (anche se ci starebbe pure, considerando quant'è arcaica la valutazione nella scuola italiana), ma un altro processo di raccolta di informazioni statistiche sulla valutazione dell'apprendimento, svolto in modo sistematico e capace di fornire indicazioni a chi deve prendere decisioni nel campo dell'istruzione a tutti i livelli.
Per rimanere alle metafore mediche: si può pensare che l'INVALSI sia una specie di elettrocardiogramma impreciso, che va rimpiazzato con una bella TAC (una cosa diversa e più complessa).

Più banalmente: dai fogli che dà ora l'INVALSI cosa andrebbe tolto? Qualcosa si può lasciare? Quanto tempo dovrebbe prendere il processo di valutazione? Una volta all'anno o di più? Questo alternativo metodo di rilevazione quanto si deve integrare con la valutazione dei docenti e dei consigli di classe?
E chi analizza i risultati? E secondo quali principi?

Una volta chiarito in quali modi, alternativi a quelli attuali, si debba fare tutto questo, io credo che un confronto serio possa partire.

Se ci fosse qualche link a cui potrei fare riferimento, sarei ben contento di leggerlo.

Papik.f ha detto...

Gentile FR, temo che nonostante la buona volontà un punto d'incontro sia difficile. Infatti temo che ogni tipo di verifica che una persona che la pensa come me sarebbe disposta ad accettare e considerare valida, sarebbe liquidata come "aneddotica" da chi è sulle sue posizioni.
Una rilevazione statistica, secondo il mio modo di vedere, potrebbe essere chiaramente utile per elementi di conoscenza minima, come il possesso di conoscenze grammaticali di base, per limitarci agli insegnamenti linguistici. Ma al di sopra di quel livello, passando ad apprezzamenti qualitativi, temo che non sia possibile alcuna valutazione oggettivamente misurabile; e quindi che, non essendo possibile, volerla introdurre sia dannoso.
E' possibile valutare oggettivamente se si conosca di quanti canti è composta ogni cantica della Divina Commedia, se si conosca di quali metafore faccia uso l'autore in un determinato canto, e così via.
Per quanto riguarda, invece, l'apprezzamento dei valori estetici e poetici, cioè l'unico motivo per il quale vale la pena di leggere ancora oggi la Divina Commedia, non vedo quale valutazione oggettiva sia pensabile. Si potranno portare gli alunni a sviluppare ed esporre argomentazioni, che però resteranno soggettive e solo soggettivamente potranno essere valutate. L'unico elemento di maggiore oggettività, in questi termini, potrebbe essere introdotto dall'introduzione di una molteplicità di soggetti giudicanti.
Tuttavia, l'idea che ogni conoscenza non misurabile oggettivamente non sia reale conoscenza, non è da me condivisa, anzi, per dirla tutta, personalmente la considero da rigettare in linea di principio come uno dei più dannosi errori che affliggono la società moderna.
E questo non soltanto perché posso constatare in famiglia come gli studenti di oggi, afflitti per ore al giorno da analisi del testo, parafrasi e così via - cioè. appunto, da procedimenti mirati alla produzione di documenti oggettivamente valutabili - concludano che non ci sia nulla che valga la pena di leggere, appunto, in Dante (in Dante!) Questo sì, potrebbe essere, almeno lo spero, soltanto un caso aneddotico dipendente da un singolo cattivo insegnamento. Anche se sospetto che le cose non stiano esattamente così.

Papik.f ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
FR ha detto...

Papik

Uno dei presupposti era che ci fosse più o meno consenso sul fatto che una valutazione vada fatta.

Mancava il suo, di consenso, ma anche la sua è una posizione legittima. Anzi, le dirò che qualche volta mi sono baloccato anche io con l'idea, paradossale, che forse non è la scuola il luogo della letteratura.

Io insegno lettere, ma non è dalla scuola che ho preso il gusto per la lettura fine a sé stessa. E ho seri dubbi che la famosa "divisione in sequenze" abbia mai spinto qualcuno ad apprezzare di più un racconto, tanto per fare un esempio. Vorrei anche conoscere un lettore adulto sano di mente che fa di queste cose.

Ciò detto: di ciò di cui non si può parlare è bene tacere. Ma di tutto il resto? Competenza grammaticale, capacità di decodificazione, capacità di produzione di testi tecnici e/o accademici, di sintesi e di organizzazione del lavoro sono tutte cose che prescindono dall'impalpabile della letteratura e possono essere senz'altro valutate, anche con qualche margine di errore. A me non sembra poco.

Papik.f ha detto...

Io invece, se l'amore per la letteratura l'ho assorbito in famiglia, proprio al Liceo ho appreso la passione per Dante. Da un professore che oggi, forse, sarebbe definito con disprezzo "crociano" e che in effetti di strumenti analitici non ce ne forniva molti. Però sapeva trasmettere la tensione estetica e morale che lui aveva.

V.P. ha detto...

Fino a quando nella Scuola italiana non si affronterà con coerenza il problema degli obiettivi da conseguire e dei livelli minimi di apprendimento, non si adegueranno edifici scolastici e classi a criteri basilari di didattica moderna, i test INVALSI serviranno, purtroppo, solo a chi li formula.

LE CRITICHE PRINCIPALI AI TEST INVALSI (1/2)

di Enea Berardi – 22 maggio 2014

Riassumo le critiche principali alle prove INVALSI.

1. Il problema di questo tipo di test è sapere cosa esattamente misurano. Controllano il grado di apprendimento di quello che è stato insegnato o la prontezza nelle risposte ed altre abilità ?

2. Se diventa cruciale “far bella figura” ai test, siamo di fronte al classico caso di una” misura” che perturba la cosa da misurare. Nei programmi e nel metodo di insegnamento, ed è la critica più seria (vedi G. Israel “Il bluff della matematica finlandese”). E poi, nel risultato stesso: in Italia, per risparmiare, le si fa “somministrare” dagli stessi insegnanti e in passato ci sono stati casi di aiuti agli studenti (risultati non affidabili).

3. L’interpretazione delle prove dipenderà da quello che cerchiamo. Supponiamo che dopo una attenta analisi si scopra (sorprendentemente?) che gli studenti delle classi “pollaio” imparano meno e peggio di quelle con 20 studenti, che la presenza di alunni che non parlano l’italiano rende problematica la didattica e il completamento dei programmi. Che chi frequenta scuole moderne con laboratori ha, in media, miglior profitto di quelli che vanno in scuole fatiscenti. Che un insegnante laureato in lingue straniere insegna meglio l’inglese alle elementari rispetto ad una maestra che ha seguito un corso. Il Ministero correrà ai ripari assumendo insegnanti, prevedendo sostegno didattico e linguistico dove necessario ed adeguando il patrimonio edilizio? In tal caso, ben vengano le INVALSI. Considerato lo stato, per esempio, della Sanità (personale cronicamente sotto organico) e dell’edilizia scolastica (edifici privi di certificazioni essenziali) è lecito dubitarne.

4. Se invece pretendiamo che le prove siano anche un test sugli insegnanti, sulle classi e sul singolo istituto scolastico (a questo punto però i test dovrebbero forse essere somministrati da personale INVALSI) leggeremo i risultati come classifiche. Dopo di che, cosa succede? Aiuteremo finanziariamente le scuole deboli per portarle a livello delle altre o quelle forti per premiarle? Pagheremo di meno (meno di adesso?) gli insegnanti con punteggi mediocri (siamo sicuri che dipende dagli insegnanti?) oppure di più quelli “bravi”? Ha senso assimilare una scuola ad una azienda? Per scuole primarie, medie e superiori, in realtà manca la libertà di scelta. In molte città, nemmeno piccole, c’è un solo Liceo Scientifico, per esempio. E la scelta delle scuole elementari dipende largamente dalla disponibilità di tempo del genitore. Tutte le scuole dovrebbero soddisfare certi livelli, così come tutti i Pronto Soccorso devono possibilmente salvare vite. Non sono libero, in generale, di scegliere l’ospedale, come da un punto di vista pratico, non sono libero di scegliere tra due licei concorrenti (che spesso nemmeno esistono). Ed infine, anche se la trasparenza fosse perfetta e la classifica veritiera, cosa succederebbe? Una scuola scadente vuota ed una ottima strapiena? Facciamo ampliamenti? O un sorteggio? O rendiamo buona anche la scuola scadente?

(segue)

V.P. ha detto...

(seguito)

LE CRITICHE PRINCIPALI AI TEST INVALSI (2/2)

di Enea Berardi – 22 maggio 2014

5. E’ opinione comune che la Scuola italiana sia mediocre al confronto di altre realtà. Quale è allora il problema generale? Ci accontentiamo di livelli scadenti di conoscenza e competenza oppure le valutazioni sono inaffidabili? O entrambe le cose? “Livello scadente” vuol dire che diamo per buona una conoscenza mediocre. ”Valutazione inaffidabile” significa che il 5 reale diventa un 6 politico, dopo estenuanti trattative, durante gli scrutini. Tutti gli anni, per troppi studenti, che naturalmente continueranno a non parlare un accettabile inglese e ad avere carenze spaventose in materie fondamentali dopo 13 anni di studi. Fino a quando nella Scuola italiana non si affronterà con coerenza il problema degli obiettivi da conseguire e dei livelli minimi di apprendimento (con coerenza: se non superi l’equivalente del TOEFL, per esempio, lo ripeti ma ti sostengo adeguatamente), non si adegueranno edifici scolastici e classi a criteri basilari di didattica moderna, i test INVALSI serviranno, purtroppo, solo a chi li formula.

Enea Berardi, eneaberardi@libero.it

http://italians.corriere.it/2014/05/22/le-critiche-principali-ai-test-invalsi/

https://www.facebook.com/enea.berardi.9

V.P. ha detto...

Papik.f ha detto... “,,,, Si può parlare di sessantottismo a quasi cinquant'anni di distanza perché i sessantottini sono ancora in circolazione.” 18 maggio 2014 12:19


ETICHETTE DIALETTICHE, SESSANTOTTISMO E MARTIN LUTHER KING

Etichette dialettiche


Succede a volte nelle discussioni di vedersi appiccicare un’etichetta in modo inaspettato, sbrigativo, gratuito, spiazzante. Chi lo fa intende sostanzialmente chiudere la partita a suo favore, oppure almeno impattarla e sfuggire a un confronto disagevole per lui, e lo fa (crede di farlo) calando quello che per lui è un asso di briscola. A volte bara, a volte inganna anche se stesso, sempre risulta scorretto perché si auto-nomina giudice oltre che parte in causa. È come se tracciasse un confine e scegliesse arbitrariamente per sé la parte favorevole e buona e confinasse il suo interlocutore nell’altra; viene da pensare al “superior stabat lupus” di Fedro o ai “white hats” dei film western.
Esempi ricorrenti di etichette sono: buonismo, benaltrismo, ideologismo (ovviamente altrui), sessantottismo, sinistrismo, cattocomunismo, e anche donmilanismo.
Si potrebbe a delle contro-etichette tipo: severismo, destrismo, anti-sinistrismo, anti-donmilanismo, ma non è questo il modo di argomentare seriamente e di confrontarsi sulla sostanza delle questioni.

Sessantottismo e Martin Luther King

Sessantottismo è una etichetta ricorrente, si riferisce in termini negativi al movimento del ’68 – da cui sono passati ben 46 anni, due generazioni – e viene usato come passepartout, prezzemolo, stucco multifunzione quando occorre e fa comodo. Sostanzialmente c’è concordanza sul fatto che il ’68 (movimento o rivoluzione) sia fallito anche se ha lasciato delle tracce, che alcuni (o molti) giudicano negative e indelebili per l’ambito scolastico. Senza entrare in una disputa (di seguito, alcuni link), possiamo chiederci come mai dopo tanto tempo non sia stato possibile rimediare ai danni del ’68? Parafrasando un aforisma di Martin Luther King (ucciso a Memphis il 3 aprile 1968) potremmo dire: “Può darsi che non siate responsabili per i danni del sessantotto, ma lo diventate se non fate nulla per rimediare.”

V.P. ha detto...

LINK

► IL SESSANTOTTO. Una mobilitazione planetaria - di Stefano De Luca
Marco Revelli: “Ci sono state due rivoluzioni mondiali, una nel 1848 e una nel 1968. Entrambe hanno fallito, entrambe hanno trasformato il mondo”.

http://www.instoria.it/home/sessantotto.htm

► La marcia indietro della Gelmini e la scuola del ’68
E, come ebbe a dire André Glucksmann, chi conosce un po’ la storia sa che non fu il ’68 a mettere in crisi la scuola, “fu semmai la scuola in crisi ad aver causato il Maggio del ’68. Da un pezzo la scuola non era più all’altezza dei suoi compiti. Si soffocava. Bisognava respirare…”.

http://www.ilpost.it/flaviaperina/2010/06/09/la-marcia-indietro-della-gelmini-e-la-scuola-del-68/

► Il '68 ha rovinato un mondo perfetto e impeccabile?
“Affatto. Il '68 ha contribuito a ringiovanire, modernizzare, riformare, in generale modificare in meglio la cultura mondiale”.

https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080520112326AAtDw8I

► Il Sessantotto e altre valanghe
“non è stato il Sessantotto a rovinare la scuola”
http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=11959

►G. Chiesa: Sansonetti tu difendi il ’68 che ha rovinato Christopher
“continua ad attribuire le storture attuali …. ad un padre ben preciso: il ’68.”

http://www.intelligonews.it/g-chiesa-sansonetti-difende-il-68-che-ha-rovinato-christopher-e-tanti-giovani/

► È arrivato il momento di rottamare i sessantottini

http://www.linkiesta.it/generazione-sessantotto

►Così il Sessantotto “cattolico” ha rovinato ….
http://www.tempi.it/cosi-il-sessantotto-cattolico-ha-rovinato-la-missione-alle-genti-e-reso-paolo-vi-il-papa-martire-del-xx-secolo#.U39X7_l_unY

►Come abbiamo rovinato i nostri figli
Con il Sessantotto si afferma un mondo in cui esistono solo diritti senza più doveri, in cui vige una libertà eslege, svincolata dalla verità e dalle leggi.

http://kairosterzomillennio.blogspot.it/2013/03/come-abbiamo-rovinato-i-nostri-figli.html

►Il disastroso fallimento del ’68 e della rivoluzione sessuale
“possiamo tranquillamente dire che le rivoluzioni sessantottine sono chiaramente fallite”
http://www.uccronline.it/2013/02/10/il-disastroso-fallimento-del-68-e-della-rivoluzione-sessuale/

►Ma che cosa significa “buonismo”?
“La Scuola non è più com’era prima del Sessantotto”, ” “I ragazzi sono ignoranti”, “I bambini non sanno più leggere, scrivere e far di conto”, “I ragazzi sono maleducati”, “Il Sessantotto ha rovinato la Scuola”, ecc.

http://laprofessoressavirisponde.blogspot.it/2013/04/ma-che-cosa-significa-buonismo-seconda.html

►La scuola rovinata dai prof. sessantottini frustrati

http://www.sandona24.org/forum/index.php?topic=1183.535;wap2

Anonimo ha detto...

Sì, certo i test servono a chi li formula e a chi li vende. Non lo sapevate?