mercoledì 21 febbraio 2018

GLI IMPRESENTABILI DELLA SCUOLA – Prof, sindacati, nuovo contratto

(“Corriere Fiorentino”, 18 febbraio 2018)
Com’era prevedibile, il nuovo contratto della scuola è stato siglato prima delle elezioni. I tempi per la firma definitiva forse non ci sono, ma il più è fatto. La missione affidata alla Ministra, quella di ricucire il rapporto con i sindacati, in particolare con i confederali, e di recuperare una parte del consenso perduto a causa del malcontento suscitato dalla legge 107 (quella della Buona Scuola) tra gli insegnanti, sembra avere avuto successo. Tra le norme più avversate c’erano quelle che davano ai dirigenti scolastici un ruolo di maggior responsabilità anche per quanto riguardava la valorizzazione dei docenti e il loro utilizzo all'interno della vita scolastica. Si era anche avviata una strategia finalizzata a premiare il merito attraverso un fondo che ciascun dirigente, attenendosi a dei criteri stabiliti da un Comitato di Valutazione, avrebbe dovuto distribuire ai docenti “migliori”. Una strategia che in realtà non è in grado di innalzare la qualità media dei docenti. I migliori sono già bravi indipendentemente dall'elemosina premiale, che inoltre rischia di creare frustrazione in quei docenti bravi ai quali viene negata. Con le nuove norme contrattuali, peraltro, una parte del fondo sarà inopportunamente sottoposto alla contrattazione sindacale.
L’alternativa a questa impostazione è duplice: da un lato riconoscere il merito di chi fa almeno decorosamente il proprio lavoro, una grande maggioranza, sanzionando finalmente chi non lo fa. Dall’altro creare una possibilità di fare carriera all'interno delle scuole, onde permettere, attraverso concorsi e titoli, di accedere a compiti al di fuori dell'insegnamento, sempre più necessari se non si vuole sovraccaricare i dirigenti, come attualmente succede. Nella legge 107 c’erano elementi realmente utili nel valorizzare la qualità delle nostre scuole, a partire dall'obbligo da parte dei docenti di rimanere almeno per tre anni nelle sedi assegnate per poter garantire la continuità didattica. E finalmente si era pensato a un organico d'istituto, una sorta di organico allargato per avere dei docenti da utilizzare ad esempio per corsi di recupero, divisione delle classi in gruppi, organizzazione di progetti utili ad arricchire l'offerta formativa e altro ancora. Ma anche su questo aspetto, per certi versi quasi rivoluzionario, non mancano i soliti limiti: alle scuole vengono assegnati, anziché i docenti richiesti e davvero utili, quelli perdenti posto, complicando così le cose al dirigente che spesso non sa a che santo votarsi per trovargli qualcosa da fare, salvo le supplenze temporanee (succede per esempio ai tanti docenti di diritto, una delle classi di concorso in forte esubero). Con quanto si prevede nel nuovo contratto, salvo per ciò che concerne l'organico d'istituto, tutte le novità emerse nella Buona scuola vengono fortemente contenute a partire dal ruolo dei presidi nella gestione del personale, anch'esso d'ora in poi sottoposto a un confronto tra le parti. È senz'altro molto positivo l'aver inserito nel contratto l'obbligo di licenziare i docenti per molestie sessuali e per dichiarazioni false, per esempio nelle domande di trasferimento. Avrei poi apprezzato che ci fosse stata una maggiore estensione del demerito che, finalmente normato chiaramente all'interno del contratto nazionale, possa limitare le attuali lungaggini burocratiche che finiscono per scoraggiare anche i presidi più rigorosi dal perseguire chi si comporta male. Il Gruppo di Firenze ha di recente presentato alla Ministra una sorta di decalogo in proposito. Entro luglio, si è detto, il contratto verrà integrato con una sezione disciplinare, in modo da garantire che non ci siano più docenti “impresentabili”. Non è più accettabile che una minoranza di incapaci e neghittosi continui a far danni irreparabili, soprattutto a quei ragazzi che non hanno alle spalle la possibilità di poter recuperare ciò che la scuola non gli garantisce. Sarebbe davvero molto bello che le organizzazioni sindacali se ne facessero apertamente garanti.
Valerio Vagnoli

3 commenti:

Papik.f ha detto...

"... creare una possibilità di fare carriera all'interno delle scuole, onde permettere, attraverso concorsi e titoli, di accedere a compiti al di fuori dell'insegnamento, sempre più necessari se non si vuole sovraccaricare i dirigenti, come attualmente succede".
Forse lo avrò già raccontato e me ne scuso. Ma nel 1993 o giù di lì, in un convegno ministeriale a Fiuggi, feci esattamente questa proposta ed esattamente con questa motivazione.
Fui aggredito (verbalmente, ovvio) dai non pochi dirigenti (o forse ancora presidi) presenti, per i quali era irrinunciabile che fossero loro a dare e revocare i compiti al di fuori dell'insegnamento, a loro insindacabile giudizio. Trovarsi tra i piedi persone che avessero conseguito simili incarichi per concorso era giudicato inaccettabile.
Lo racconto tanto per raccontarlo e spero che le cose in futuro possano cambiare. Un futuro che comunque non mi riguarderà più come insegnante.

GR ha detto...

In teoria è possibile conciliare le due cose: concorso abilitante e scelta tra gli abilitati. Ma non è semplice in concreto.

Theresa williams ha detto...

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