martedì 13 febbraio 2018

IL MODO PIÙ GIUSTO, E PIÙ UTILE PER LA SCUOLA, DI RICONOSCERE IL MERITO CONSISTE NEL SANZIONARE IL DEMERITO. ALCUNE PROPOSTE

La strategia finora scelta in tema di valutazione, quella di premiare “i migliori” senza avere il coraggio di intervenire sui peggiori (quale che sia la loro percentuale), è sbagliata per più di un motivo. Non innalza la qualità media dei docenti: per definizione i migliori erano già bravi. Crea frustrazione in tanti buoni insegnanti non premiati che, pur lavorando seriamente, si vedono con questo sistema declassati a mediocri, oltre a rendersi conto che quel certo collega assenteista o scadente viene retribuito esattamente come loro. Per il clima in cui si lavora a scuola, come in qualsiasi altro ambiente, è essenziale, come ha scritto di recente Andrea Zhok sull’ “Espresso”[1], “un modello che nutra e alimenti la dignità del lavoro come orgoglio per aver svolto il proprio dovere. [...] Solo l’idea di dare un contributo a quell’impresa non banale che è il buon funzionamento di una società può sostenere nel tempo uno stato, una comunità, una civiltà”. Infine, è molto difficile stabilire criteri condivisi per individuare i più bravi, mentre tutti sanno (genitori e colleghi) quali sono gli “impresentabili”. Siamo quindi convinti che agire sul demerito sia il modo migliore di riconoscere il merito di chi fa bene e con serietà il proprio lavoro. Altro discorso è la valorizzazione dei talenti presenti nella scuola per creare nuove articolazioni della funzione docente: staff della presidenza, aggiornamento, supervisione dell’operato dei nuovi colleghi, distacchi all’università per la formazione dei futuri insegnanti.
Detto questo, va riconosciuto alla ministra Fedeli di avere avuto il coraggio, dopo decenni di silenzio in proposito da parte dei governi, di esplicitare con chiarezza il problema in un’intervista dello scorso agosto: “L'inamovibilità a fronte dell'incapacità non dev'essere più possibile. Poi si tratterà di vedere come fare”. In proposito sono di questi giorni due segnali contraddittori: è stato possibile (ma le notizie sono scarne) licenziare per incapacità didattica una maestra (quella che aveva scritto “scuola” con la q), mentre il professore che aveva inondato le allieve di sms erotici è stato solo sospeso in attesa dell’esito del processo, con la prospettiva di poter patteggiare e rientrare in servizio. Ma avrebbe potuto essere licenziato già ora, come ha sostenuto il senatore Ichino su questo sito, in base all’articolo 55 ter del T.U. del pubblico impiego, avendo l’amministrazione già acquisito la prova della sua colpevolezza.
Nei giorni scorsi abbiamo inviato un elenco di proposte su demerito e sanzioni alla Ministra Fedeli, che abbiamo poi potuto illustrare nell’incontro che ci ha concesso mercoledì scorso, a cui ha partecipato anche il professor Pietro Ichino.
Possibili linee di intervento del Ministero
sul problema dei docenti inadeguati
1.  Disporre di un quadro attendibile della situazione di fatto, ovvero del numero dei docenti inadeguati (quelli che non dovrebbero restare in cattedra), ma anche dei dirigenti non all’altezza del loro ruolo. È importante però distinguere tra chi ha avuto gravi o ripetuti comportamenti scorretti incompatibili con la tutela degli studenti (piano dell’etica professionale) e chi è gravemente deficitario quanto a capacità (piano della competenza professionale). Naturalmente si dà anche il caso che siano compresenti i due tipi di deficit.
2.    Rendere praticabile l’esonero dall’insegnamento con assegnazione ad altro ruolo anche nei casi di incapacità professionale non determinata da problemi psichiatrici. L’esonero potrebbe essere temporaneo nei casi in cui si ritenesse possibile il recupero per mezzo di un percorso formativo ad hoc, al termine del quale affrontare una nuova valutazione.
3. Per quanto riguarda le sanzioni in genere, gli uffici scolastici periferici dovrebbero ricevere istruzioni che spingano a una maggiore severità e a garantire ai dirigenti più collaborazione e sostegno, per esempio nella stesura dei provvedimenti. Non dovrebbero poi, come capita, sentirsi difensori d’ufficio dei docenti sanzionati, ma tenere sempre presente l’interesse prevalente degli studenti ad avere dei buoni insegnanti.
4. Disporre in modo rigoroso che, nei casi di mancanze disciplinari gravi commesse nell’ambito dell’attività di insegnamento e delle attività connesse, di cui le amministrazioni scolastiche abbiano acquisito direttamente la prova, il procedimento disciplinare venga aperto e la sanzione del licenziamento venga adottata immediatamente, senza attendere l’esito dell’eventuale procedimento penale (lo prevede esplicitamente l’articolo 55-ter del Testo Unico, ma la norma è sistematicamente disapplicata).
5.   Fare in modo che l'Avvocatura dello Stato sostenga molto di più i dirigenti che devono affrontare dei processi, in modo da diminuire, insieme a quanto previsto nel punto 3, l'effetto "chi me lo fa fare". A questo scopo, si dovrebbero anche creare al suo interno degli esperti di diritto scolastico, che tra l’altro potrebbero poi tenere corsi di aggiornamento per i dirigenti.
6.    Si dovrebbe fare il possibile per contenere il formalismo delle sentenze, che portano a volte ad annullare procedimenti disciplinari per vizi formali, magari per una parola sbagliata o mancante, in particolare ampliando le possibilità di integrazione e  correzione "in itinere" dei documenti.  
7. In funzione preventiva, è opportuno creare un clima complessivo più esigente sul piano deontologico. A parte i casi più gravi, per le sanzioni minori sarebbe bene valutare possibilità di prevederne altre oltre a quelle esistenti, come, per fare qualche ipotesi, penalizzazioni nel punteggio per le graduatorie interne e ai fini del trasferimento, mancati o ritardati aumenti retributivi, impedimenti a ricoprire altri ruoli (dirigente, ispettore). Ai dirigenti che non sanzionano, specialmente in casi di gravi o reiterate mancanze, dovrebbero essere contestate le loro omissioni, che danneggiano la qualità della scuola. 
8.  Aumentare in tempi rapidi la consistenza del corpo ispettivo; valutare la possibilità di selezionare allo scopo dirigenti e insegnanti in pensione, almeno come coadiutori.
9.    Rendere obbligatoria anche per i supplenti la trasmissione in tempi brevi alle altre scuole del loro fascicolo disciplinare.

14 commenti:

ST ha detto...

Mi vergogno di certi miei colleghi. Quando me ne trovo qualcuno nella mia sezione mi fanno pentire di aver scelto di fare l'insegnante.

Papik.f ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Papik.f ha detto...

Occorrerebbe introdurre una selezione psico-attitudinale in entrata. Ci sono persone che senza avere problemi psichiatrici non sono adatte all'insegnamento o a incarichi dirigenziali.
Detto questo, alcune osservazioni.
Al punto 1. si parla di docenti e dirigenti inadeguati. Nel seguito però si affronta soltanto il caso di dirigenti che si ritrovino docenti inadeguati e di quello che possono fare. E se a essere inadeguato fosse il dirigente, chi dovrebbe riscontrarlo e come?
Inoltre, ma questo è un mio timore personale, temo che la ministra Fedeli e il prof. Ichino possano avere una concezione diversa di adeguato e inadeguato da quella che noi intendiamo.
Temo che per inadeguato si possa finire per considerare non il tipo di collega che tutti ben conosciamo, al quale si riferisce anche il precedente commento, ma, invece, chi non formula un numero sufficiente di progetti, chi non adotta con sufficiente entusiasmo lo smartphone come strumento didattico principe, chi non aderisce con obbedienza pronta assoluta e incondizionata a proposte metodologiche del tipo flipped classroom o programmazione per competenze e così via.
Il problema di fondo, a parte l'attitudine, la voglia di lavorare o gli eventuali squilibri psichici (che son comunque rari), è se il possesso di contenuti debba essere un requisito per insegnare o meno.
Se si assume di base l'idea che il docente è un facilitatore, che nella scuola non ci deve essere una trasmissione di sapere ma solo un apprendere ad apprendere del quale protagonisti sono solo gli studenti, anzi, pardon, "le studentesse e gli studenti", diventa poi alquanto difficile escludere qualcuno dal'insegnamento sulla base della sua preparazione culturale. Resta, dunque, solo una valutazione basata sull'aspetto metodologico, cioè il rinnegamento della libertà di insegnamento.

Papik.f ha detto...

P.S. tra le persone che, senza avere problemi psichiatrici (almeno seri, spero: visto da vicino nessuno è normale, come diceva Franco Basaglia), non sono adatti a un lavoro dirigenziale, ci metto me stesso. Solo che io ne sono consapevole, mentre a volte si ha il dubbio che qualcuno che dirigente lo è diventato, tanto consapevole non lo fosse.

paniscus ha detto...

per Papik:

" problema di fondo, a parte l'attitudine, la voglia di lavorare o gli eventuali squilibri psichici (che son comunque rari), è se il possesso di contenuti debba essere un requisito per insegnare o meno.
Se si assume di base l'idea che il docente è un facilitatore, che nella scuola non ci deve essere una trasmissione di sapere ma solo un apprendere ad apprendere del quale protagonisti sono solo gli studenti..."

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E' proprio per questo che, nella congiuntura storica e sociale attuale, l'idea della cosiddetta "selezione psico-attitudinale" mi fa molta paura e mi trova contraria.

Sarebbero selezionati come "più adatti all'insegnamento" i più pavidi, i più arrendevoli, i più accomodanti, i più servili, e in generale i più disponibili (o per opportunismo o per effettiva scarsa autonomia mentale) a sottomettersi passivamente alle direttive arrivate dall'alto, qualunque esse siano.

No, grazie.

Vishnu ha detto...

Tra un insegnante che spiega la Divina Commedia parola per parola e uno che parla dei cantautori in classe, Ichino sceglie il secondo, il preside gli fa l'occhietto e la Fedeli e' contenta.

Vishnu ha detto...

E concordo totalmente con Paniscus.

Papik.f ha detto...

D'accordo con entrambi: nella congiuntura storica e culturale attuale, quando si proclama apertamente che gli insegnanti debbono essere destrutturati e ristrutturati mentalmente e si intende valutare gli stessi sulla base di quanto applicano le indicazioni (o piuttosto prescrizioni) metodologiche trasmesse in obbligatori corsi d'aggiornamento, qualsiasi idea di selezione attuata da chi ha queste idee - e i due personaggi citati non mi sembra ne siano molto lontani - mette i brividi.
D'altra parte, però, mettono i brividi anche certi colleghi che non sono molto numerosi, ma pure esistono e penso che tutti ne abbiano incontrato almeno uno.

Vishnu ha detto...

Una volta si potevano mandare in pensione anticipata!

Anonimo ha detto...

Non so se sia la battaglia giusta da condurre in questo momento: sul sanzionare chi ha comportamenti inappropriati siamo tutti d'accordo, ma sul merito "didattico" temo veramente che venga premiato chi applica alla lettera gli ordini di livellamento verso il basso e l'utilizzo di tecnologie digitali,
come si vuole nelle alte sfere ministeriali atualmente.

Speriamo che qualcosa cambi come pare stia succedendo in Francia con Jean-Michel Blanquer.

RR

Anonimo ha detto...

Volevo aggiungere sul concetto di 'merito' che le indicazioni ministeriali vanno in direzione di limitare sempre più nei docenti le conoscenze reali delle materie e di infarcirli di concetti psicoantropopedagogici (si vedano i famosi 24 crediti obbligatori ... per decreto agostano).
Non so, mi fa molta paura, visto anche quello che si spiega in questi nuovi corsi (per esempio, mi hanno raccontano, consigliano come 'didattica inclusiva' di far vedere in classe il film americano Sister Act. Ora, un insegnante così per io figlio non vorrei averlo mai e poi mai, eppure passerebbe per bravo agli occhi degli ispettori).
RR

Papik.f ha detto...

Segnalo e non commento. Che è meglio (come direbbe il Puffo Quattrocchi)

https://www.laletteraturaenoi.it/index.php/scuola_e_noi/754-la-nuova-prosa-ministeriale-e-la-%C2%ABcultura-del-nuovo-capitalismo%C2%BB.html

Theresa williams ha detto...

Ciao, sono Theresa Williams Dopo essere stata in relazione con Anderson per anni, ha rotto con me, ho fatto tutto il possibile per riportarlo indietro ma tutto era invano, lo volevo tanto indietro a causa dell'amore che ho per lui, Gli ho chiesto tutto, ho fatto delle promesse ma lui ha rifiutato. Ho spiegato il mio problema alla mia amica e lei mi ha suggerito di contattare un incantatore che potrebbe aiutarmi a lanciare un incantesimo per riportarlo indietro ma io sono il tipo che non ha mai creduto nell'incantesimo, non ho avuto altra scelta che provarlo, io mail il mago, e lui mi ha detto che non c'era problema che tutto andrà bene prima di tre giorni, il mio esempio tornerà a me prima di tre giorni, ha gettato l'incantesimo e sorprendentemente nel secondo giorno, era circa 4:00. Il mio ex mi ha chiamato, ero così sorpreso, ho risposto alla chiamata e tutto quello che ha detto è che era così dispiaciuto per tutto quello che è successo che voleva che tornassi da lui, che mi amasse così tanto. Ero così felice e sono andato da lui che è così che abbiamo iniziato a vivere felici insieme di nuovo. Da allora, ho promesso che chiunque conosca che ha un problema relazionale, sarei di aiuto a tale persona riferendomi all'unico e potente incantatore che mi ha aiutato con il mio problema. email: {drogunduspellcaster@gmail.com} puoi inviarlo via email se hai bisogno della sua assistenza nella tua relazione o in qualsiasi altro caso.

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