venerdì 7 novembre 2008

DE BENEDETTI E RAMPINI: ABBIAMO BISOGNO DI UNA SCUOLA PIÙ SEVERA

Centomila punture di spillo, di Carlo De Benedetti e Federico Rampini, parla di come l'Italia "può tornare a correre". Una delle più preziose indicazioni che possiamo trarre - dicono gli autori - dallo straordinario sviluppo dei paesi asiatici (diversi dei quali sono ai vertici delle classifiche OCSE-Pisa) è che c'è uno stretto legame tra la serietà e il rigore della scuola e il progresso di queste società. Riusciremo a metterci in testa che una scuola di alto livello - di cui tutti sottolineano la necessità - non può che essere molto esigente?
Per garantire ai giovani un futuro migliore i papà e le mamme cinesi e indiani sono pronti a tutto. A tutto, meno che a screditare i professori. L'indulgenza scolastica non è di casa da queste parti, la meritocrazia è un principio indiscusso. La selezione negli studi è spietata e nessuno la mette in discussione, men che meno le famiglie. I genitori sono esigenti sul rendimento scolastico dei ragazzi, e il professore è una figura rispettata, severa, quasi sacrale. Chi ha messo piede in un'aula di scuola media, di liceo o di università in Asia sa che in quei luoghi regnano la disciplina, il rigore, il rispetto dell'autorità, la venerazione del sapere. Non perché gli insegnanti cinesi e indiani siano tutti premi Nobel, ma perché tutti sono d'accordo che il sistema funziona solo rispettando quelle regole. Se i genitori di Pechino o di New Delhi cominciassero a dare ragione ai figli contro i docenti, a invocare promozioni facili per tutti, il progresso economico, scientifico e tecnologico dell'Asia si fermerebbe molto presto. Nel tacito accordo che unisce genitori e insegnanti, in quella vasta area di tre miliardi di persone in corsa verso il benessere, c'è una lezione preziosa per noi.

(p. 271)

2 commenti:

ele58 ha detto...

Quel che dicono Rampini e De Benedetti e' verissimo ma e' difficile pensare di poter riprodurre quel modello di scuola e di societa' in Italia.
La Cina e l'India sono paesi in cui vi sono ancora molti poveri che vedono nell'istruzione l'unica via per il riscatto sociale . In Italia invece, il relativo benessere da un lato, la corruzione e la conseguente mancanza di selezione meritocratica a tutti i livelli hanno fatto si' che si consolidasse l'idea (supportata aihme' da numerosi esempi anche ai vertici del potere), che per avere successo non serva studiare e impegnarsi.
Purtroppo credo che solo una grossa crisi economica ( che sembra essere alle porte) possa
modificare questa situazione a favore di una scuola rigorosa, seria e formativa.

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie