venerdì 6 settembre 2013

PERCHÉ LA NORMATIVA SUI B.E.S. AGGRAVERÀ LA CRISI DELLA SCUOLA

Con la direttiva del 27 dicembre 2012 sugli alunni con Bisogni Educativi Speciali e la circolare applicativa del 6 marzo 2013 fa un decisivo passo avanti l’idea che la scuola non deve più essere l’istituzione che assicura la trasmissione del patrimonio culturale della nazione e in quanto tale trascende, pur includendole, le esigenze dei singoli, ma piuttosto un servizio in grado di modellarsi sulle caratteristiche e le richieste di ciascuno. Continua a leggere. 

24 commenti:

Septimius ha detto...

La dequalificazione e frustrazione dei docenti, specialmente di quelli più preparati e coscienziosi, è già attuale e presente. La realtà ha anticipato la futura legislazione sui BES. Sta già succedendo (io ne sono stato recente vittima) che i genitori, con una semplice letterina al DS in cui denunciano l'"ansia" dei loro figli in determinate ore e lezioni, possono ottenere l'allontanamento del docente dalla classe liceale in cui ha insegnato per due anni. Una volta fatto il bottino di cultura e di metodo nei primi due anni del triennio, poi scatta un ragionamento di comodo: perché continuare a studiare intensamente materie "poco utili", come latino e greco, anche nell'anno della maturità, quando è più produttivo dedicarsi alla matematica e alla chimica? Si chiede di far fuori il docente - colpevole solo di insegnare troppo bene - e il DS, dopo avergli fatto una ramanzina, lo spedisce a fare il tappabuchi in situazioni "innocue". La figura autorevole del professore di Liceo è morta. Ce lo dicano chiaro, ci propongano altre attività meglio remunerate nella pubblica amministrazione. Non per arrivare a queste umiliazioni ho studiato e vinto ogni tipo di concorsi.

Alberto.S ha detto...

Oramai secondo molti di noi l'utenza è trattata da cliente e come cliente va accontentata. Denuncia il DS. Fallo, perdio, o non se ne esce più fuori.
Alberto

Merry ha detto...

Eccellente articolo! Lo dico da collega e madre che crede ancora (illusa?) in una scuola che formi!

anna ha detto...

Non posso che condividere il contenuto dell'articolo,nella convinzione però che la deriva sia, in questo momento almeno, inarrestabile.

Livio ha detto...

Nelle more della deriva (grazie all'insensatezza della pedagogia-normativa BES) vi è un appiglio:
a fine anno nel rendicontare tutto quello che si è fatto si motiva il fermo degli alunni (o dell'alunno) alla stessa classe come dovuto al fatto che gli stessi ( o lo stesso) necessità per il suo bene di un anno in più per avere garantito in futuro il successo scolastico evitando (con un'inopportuna promozione) l'accumularsi di sicuri ritardi di alfabetizzazione strumentale e culturale.

Livio ha detto...

Nelle more di eventuali denunce da parte di genitori sindacalisti, il Consiglio di classe (o anche singolarmente i docenti) procederanno con le denunce per diffamazione nei confronti dei primi con opportune richieste di risarcimenti pecuniari.
Se il fermo degli alunni ( o dell'alunno) è opportunamente motivato da documentazione che comprova tutti gli interventi effettuati sugli stessi, la valutazione immediata, la comunicazione tempestiva ai genitori tramite diari o meglio ancora ufficialmente tramite la scuola, la segnalazione eventuale al preside (e il preside ai servizi sociali), hanno poco da fare, BES o senza BES.
Io non ho avuto mai problemi perchè ho sempre certificato tutto come coordinatore e come docente della mia materia e a fine anno si è bocciato uno o più alunni senza che i genitori potessero fare qualcosa.

Papik.f ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Papik.f ha detto...

OK, se si produce un adeguato tonnellaggio di materiale cartaceo si può bocciare lo stesso.
Ma a me la questione fondamentale sembra quella di principio.
Il dramma è la visione di una scuola che deve in tutti i modi impedire al giovane di maturare, di crescere, di assumersi le sue responsabilità. Che deve spianargli davanti tutte le strade, prevederne tutte le incertezze, possibilmente medicalizzarne tutti i problemi.
Che, in definitiva, punta a mantenere i ragazzi a balia il più a lungo possibile.
La tragedia che si è abbattuta sul sistema formativo (non certo soltanto italiano, il bel saggio di Scotto di Luzio ben lo illustra) è quella di non concepire più la formazione come un dovere del giovane verso la società, ma, al contrario, della società verso il giovane. Una volta intrapresa questa strada, non c'è più scampo, non c'è più via di salvezza. O la si abbandona o la scuola, intesa come luogo di maturazione e di formazione, è finita.

Livio ha detto...

Impariamo ad usare il registro di classe per i rapporti e pretendiamo immediate esclusioni che chiederemo non per voce ma per iscritto e con protocollo al Preside; le comunicazioni sul diario per voti (positivi e negativi con opportuna firma di ritorno dei genitori e apposizione sul registro personale) e per comportamenti scorretti; inviamo ai genitori comunicazioni ufficiali (con protocollo) di richiesta di colloquio dandone motivazione (cattivo rendimento, cattivo comportamenti, numero assenze elevato); facciamo verbalizzare in consiglio di classe tutto ciò che vi è di positivo e di negativo con tanto di cognomi alunni; controlliamo giornalmente i compiti loro assegnati e immediatamente scriviamo nel diario e nel registro personale e di classe chi non ha svolto i compiti.
Le cosiddette tonnellate di prove si ottengono così, ma mi pare che facciano parte del nostro quotidiano lavoro di insegnanti.
Sicuramente anche la possibilità di utilizzare il registro elettronico con tanto di invio sms al telefonino dei genitori voti, comportamenti scorretti, assenze, comunicazioni varie) e di compilazione della scheda elettronica dell'alunno con le voci sopra, in futuro ci aiuterà non poco a certificare in maniera sicura e immediata e con enormità di prove incontestabili il rendimento degli alunni.
Prepariamo delle spiegazioni abbastanza semplici ed essenziali (per quanto è possibile) e delle esercitazioni in classe e per casa e programmiamoli a inizio anno e utilizziamo il materiale anche negli anni successivi in maniera ripetitiva.

Io preferisco soluzioni ai problemi più che lamentarmi e inoltre dove posso (prove INVALSI) informo i genitori ciò che non è obbligatorio ed è possibile assentarsi.

Ho dato i miei suggerimenti. Mi piacerebbe averne altri.

COMMENTI SULLA NOSTRA PAGINA DI FACEBOOK ha detto...

Beppe Di Anna io penso che se la scuola sia preparata dal punto di vista organizzativo, la questione dei BES(bisogni educativi speciali) per soggetti a rischio allegerirebbe il compito degli insegnanti che svolgono docenza frontale invece che appesantire la didattica...e' lo stsso intervento che si fa con il sostegno....la questione invece e' a monte : scegliere e selezionare il personale idoneo e preparato sugli interventi di questo tipo , sia che sia il sostegno e sia che siano i BES. .....ed inoltre , soprattutto, la formazione dei docenti che ritengo importante, per capir anche i bisogni e gli interessi degli allievi.

Giancarlo Moruzzi Sono contento di essere uscito da questa gabbia di matti. Ormai sono troppo vecchio: non sono più capace di esprimermi in didattichese. Che si impicchino tutti!

Flavia Tornari Zanette Settantenne, uscita dalla scuola ormai da molti anni (non da baby pensionata) e ben felice di non aver a che fare con novità di cui non so capire il senso, non riesco tuttavia ad avere nei confronti della scuola l'atteggiamento di Giancarlo. Ho amato l'insegnamento e condivido in toto il contenuto dell'articolo, anche se alla parola "autorità", riferita agli insegnanti, mi piace sostituire "auterevolezza". Le sorti della scuola mi stanno ancora molto a cuore, ho voluto bene ai miei alunni, ho tra i docenti (anche giovani) alcuni cari amici che stimo e che so dediti alla professione con impegno e passione, come credo la maggior parte degli insegnanti. E' giusto ammettere tuttavia che non tutti i docenti sono preparati e in grado di assolvere al meglio il loro compito. I ragazzi, se oppotunamente stimolati e motivati, possono apprendere molto e concludere positivamente il corso di studi intrapreso (gli irrecuperabili non sono la maggioranza). Negli ultimi decenni chi ha legiferato sulla scuola ha dimostrato scarsa competenza oppure ottusità, né le cose sembrano destinate a cambiare in meglio. Mi dispiace, mi dispiace tanto.

Sergio Rodriquez Nuova normativa che non risolve vecchi problemi ma rischia di rendere più precaria la funzione docente
Rosso AlGaia c'è ancora molta confusione sui BES, sia perché non si è letta bene la norma sia perché la direttiva stessa è in attesa di un decreto che ne espliciti meglio l'attuazione. Difatti non è, come dice il collega Beppe, una sorta di sostegno, è un lavoro di équipe, quel lavoro che ci compete e che ancora i docenti non sono in grado di svolgere: lavorare INSIEME, il Consiglio unito, applicando metodologie didattiche adatte al recupero del disagio. Se, per esempio, ho in classe un allievo che ha avuto un incidente col motorino ed è stato in coma, dovrò attivare nella classe l'A.C. oppure frammentare l'UA per permettergli di seguire con sforzo minore le lezioni. Dobbiamo dimenticare la lezione frontale vecchia maniera, e non siamo pronti a farlo, nonostante da ormai più di 30 anni la scuola si muova in tal senso. Siamo ancora molto attaccati all'immagine dell'insegnante che gestisce la sua autorità (e qui ci sta bene) dall'alto della sua cattedra.

Stelio Bonsegna Merito? Responsabilità? Mera illusione e lo si vede dai cattivi maestri che abbiamo: i nostri politici.

Giuseppe Dini Quest'anno nessun incarico, nè RSPP, nè attività funzionale informaatica nè responsabile ambientale; ritornerò a sperimentare la mia disciplina ; per tutto il resto si arrancino!!!

SEGUE COMMENTI SU FACEBOOK ha detto...

Carola Giordano Che stanchezza...I nostri compiti aumentano e i nostri compensi sono gli stessi da 15 anni...Sono stanca di essere considerata una nullafacente da genitori saccenti mentre mi esaurisco per il lavoro, quel lavoro che avevo scelto di fare fin da piccola ma che non riconosco più. Sono stanca di dover fare di tutto, dalla psicologa alla segretaria, dall'informatica alla bidella, il tutto riducendo il tempo per l'insegnamento. Sono stanca di novità che ricadono sempre su di noi che ci modelliamo come il metallo più duttile a qualsiasi idea balzana che venga in mente al governante di turno. Sono stanca e i tredici anni che mi dividono dalla pensione (?) mi spaventano

Aurora Contu ha detto...

Condivido pienamente le riflessioni fatte dalla collega Giordano. Mi dispiace che debba ancora penare per così tanti anni prima di raggiungere la pensione. La penserò e le faccia tanti auguri.

Papik.f ha detto...

D'accordo che se ci è richiesto di adottare un certo comportamento sotto il profilo professionale è nostro dovere farlo, non sono certo favorevole ai boicottaggi.
Per quanto riguarda il registro elettronico, ho seguito il corso di formazione negli scorsi giorni e lo considero (se funziona e non si verificano ripetuti blocchi dl sistema come accade per le verbalizzazioni degli Esami di Stato) come l'unica novità positiva che ho visto introdurre in ventisei anni di insegnamento (ma davvero l'unica, perché per tutto il resto...).
Però, se sono convinto che una certa linea di condotta - che, lo ripeto, sono obbligato ad adottare non essendo in condizioni di dimettermi e non avendo raggiunto l'età della pensione - sia di grave danno per la formazione delle giovani generazioni e, a lunga scadenza, per la futura società del nostro Paese (e non solo), credo di avere il diritto e il dovere di affermarlo senza essere accusato di lamentarmi: sul piano personale, infatti, non me ne importa alcunché, le mie figlie ormai sono quasi fuori dalla scuola e spero per loro che vadano a vivere e lavorare in un Paese civile.
Poiché ne sono convinto e ritengo che tutto ciò finirà per mettere la società futura nelle mani di tecnocrati formati in scuole private d'élite oppure provenienti dai sistemi formativi di Paesi esteri rampanti (come le famose "tigri" orientali), lo faccio presente. Tutto qui. Poi non ho certo la presunzione di essere infallibile, può darsi che stia sbagliando e anzi me lo auguro

Alberto. S ha detto...

Non c'è scampo, ha ragione Paprik. Anch'io è da anni che invito i miei allievi più bravi e interessati al loro futuro ad andarsene da questa italietta la cui classe dirigente è sempre più ottusa e irresponsabile. Ma passiamo perdio ai fatti e si cominci a rifiutare i compiti che non ci competono. Quali sono? ma quelli di cui non abbiamo competenza!!!! Se chi ci chiede di cambiare così radicalmente il nostro lavoro non trova i mezzi per aggiornarci, perché dovremmo adempiere a compiti di cui non abbiamo le competenze necessarie?

Livio ha detto...

Il boicottaggio alle prove INVALSI è solo un modo (l'unico fino ad adesso) per protestare contro delle riforme calate dall'alto e in cui non si chiede condivisione con gli operatori della scuola e per non attuare la solita sottomissione ad una prova che si rivela non adeguata e in cui vi sono sospetti di ritorsione (grazie ai risulsti deludenti oppure taroccati dagli stessi insegnanti) verso e scuole non "a norma".
Riguardo alla legge sui BES condivido quello detto a proposito del fatto che attuato in un certo modo è più di danno che di risoluzione dei problemi anche perchè si pretende al solito di avere le "nozze con i fichi secchi" non preparando adeguatamente gli insegnanti, non conoscendo a fondo neanche la psicologia non dico adolescenziale, ma umana e cercando di scaricare sui docenti competenze e obblighi per niente idonei alla loro "mission".
Un po' come se ad un medico gli si dicesse di andare a progettare fisicamente un ospedale.
Cerchiamo di fare autocritica e quindi di vedere da un lato quali sono i nostri compiti che abbiamo o non abbiamo (in linea con la nostra mission di insegnanti) rispettato nel corso di tanti anni e dall'altra cosa facciamo per opporci alle leggi insensate e a scaricabarile.
Mi pare che la legge sui BES non abbia ancora i decreti attuativi per cui ancora non si parla di applicarli durante quest'anno scolastico, per cui...stiamo a vedere ed eventualmente a farci sentire con opportune ed efficaci manovre di protesta come, per esempio, per le ventiquattro ore.

Poi vorrei dire che non sono d'accordo con Alberto di consigliare gli alunni bravi ad espatriare. Sono del parere che le guerre si combattono, non si fugge.

Al massimo si consiglia loro di approfondire con studi e lavoro la loro preparazione anche al fine di aprire i loro orizzonti mentali oltre che di opportunità.
Ma come non è giusto obbligarli a restare, così è scorretto invitarli a fuggire. Saranno loro a decidere sul loro futuro. E inoltre ritornare per applicare qui in Italia quanto imparato altrove è quanto di più valoriale e bello possibile.
Riguardo a noi insegnanti che restiamo sarà bene dare esempio di essere dei buoni lavoratori e combattenti per la nostra comunità e cercare di fornire (con la nostra combattiva professionalità e apertura mentale) quanto più ci è possibile per dare ampie possibilità di formazione ed educazione e quanti più possibili laboratori di orientamento e di lavoro anche ai ragazzi del primo ciclo di istruzione (figuriamoci a quelli delle superiori!).

Livio ha detto...

CORREZIONE FRASE

Invece che

"Al massimo si consiglia loro di approfondire con studi e lavoro la loro preparazione anche al fine di aprire i loro orizzonti mentali oltre che di opportunità"

quest'altro testo


"Al massimo si consiglia loro DI ANDARE ALL'ESTERO NON SOLO COME ULTERIORE OPPORTUNITà PER LA PROPRIA REALIZZAZIONE PERSONALE E LAVORATIVA, MA ANCHE PER approfondire con studi e lavoro la loro preparazione anche al fine di aprire i loro orizzonti mentali".

Papik.f ha detto...

Sono d'accordo sul non dare consigli non richiesti di fare questo o quest'altro. Ognuno dovrebbe trovare la propria strada per quanto è possibile da solo, è corretto dire che dopo un'esperienza all'estero si può meglio valutare dopo avere aperto i propri orizzonti mentali, ma è meglio non dare consigli definitivi.
Quello che trovo del tutto inaccettabile, scusami Livio, è definire l'espatrio come "fuga". Personalmente mi sono fatto l'idea che l'Italia è irredimibile e non c'è nessuna guerra da combattere, qui non ci sono invasori che abbiamo trovato svegliandoci la mattina, ma abbiamo fatto tutto da soli. In fondo però, se ne fossi proprio del tutto convinto, non starei qui a discutere.
Ma se un operaio specializzato in Germania, ad esempio, guadagna il doppio di un docente universitario italiano (e non è affatto vero che il costo della vita lì sia più alto); se qualunque posto che dia accesso a un lavoro che possa d'are interesse e soddisfazione è prenotato da figli, nipoti e amanti; se il sistema fiscale stronca sul nascere ogni tentativo di avviare un'attività in proprio; se tutto questo è vero, come è vero, chi se ne va non fugge, ma viene cacciato.
Una volta avevo due alunni, nella stessa classe, una ragazza che era un vero genio nel pensiero visivo e nell'ideazione grafica e un ragazzo bravo, serio e corretto, ma non particolarmente brillante. Avviati tutti e due a studi nel campo dell'architettura, ora la prima (dopo avere vinto un premio nazionale di design) è praticamente disoccupata, mentre il secondo, espatriato a Londra, è il capo di un importante studio di progettazione.
Certo con l'aneddotica non si dimostra nulla, direbbe qualcuno giustamente, ma basta ascoltare la trasmissione di Radio24 Giovani Talenti per sentire, ogni settimana, decine di questi casi. Giovani che hanno dovuto sacrificare affetti familiari e amicizie per costruirsi una vita altrove. Non mi sembra il caso di aggiungere gli insulti al danno che già hanno subito accusandoli di essere fuggiti.

Papik.f ha detto...

Un altro esempio: dai giornali di qualche mese fa abbiamo appreso che lo staff dirigenziale del Louvre ( e anche di altri musei europei e americani) è composto in buona misura da italiani.
Se fossero rimasti qua al massimo potrebbero contare su qualche supplenza di Storia dell'Arte, con una possibile collocazione in ruolo tra qualche decennio, e non certo perché da noi manchino i musei.
Fuggitivi anche loro? ebbene, in tal caso hanno fatto bene a fuggire.

Livio ha detto...

Papik, sai? Ho anch'io parenti giovani espatriati all'estero per motivi di lavoro: mia nipote. Come il caso da te descritto si trova benissimo in Gran Bretagna ed è matre preso una catena di ristorazione.

Il problema è di chi sta qui, chi resta.
Non vorrei che fosse iniziato un esodo di proporzioni gigantesche perchè non si è capaci di ribellarsi qui in Italia non volendo votare altri partiti che non hanno avuto nulla a che fare con quelli dell'ultimo ventennio e si è impediti di andare anche nelle piazze a protestare pacificamente.

Anche nei posti di lavoro, nella vita corrente si può dare il proprio contributo per dare un basta: fare il proprio dovere fino in fondo, non accettare supinamente qualsiasi cosa ci impongano unilaterlamente e senza criterio come la legislazione sul BES, le ventiquattrore a parità di stipendio, l'abolizione del valore del titolo di studio (tanto per restare nell'ambito scuola) o anche il non accettare la propaganda di chi passato in giudizio fino alla cassazione (con ben tre processi dietro e pagine e pagine di prove schiaccianti) si arrampica sugli specchi protetto da gente che è simile a lui e/o ha i suoi stessi disvalori di attentato alla costituzione e sovvertimento delle leggi e vuole ancora il mio voto.
E' desolante vedere determinati sondaggi.
Il fatto è che in tutti gli ambiti e non solo a scuola vi è l'abitudine a sottomettersi (magari con tonnellate di masochistiche e false lamentazioni) e magari ad essere complici scegliendo comportamenti e gente che propongono sempre paradossali prese in giro che fanno solo danno.
Allo stesso modo di chi vuol votare ancora chi ha fallito ed ha dato malgoverno e reati per tanti anni, nei Collegi docenti ci si sottomette alle mafioserie e illegalità di certi dirigenti per amore di pace. Si fregano ore di FIS dichiarando il falso. Si sta in colpevole silenzio di fronte ad un collega mobbizzato perchè si è ribbellato.
Certo! Di fronte ai comportamenti da schifo di colleghi pecora, amorali e collusi, di dirigenti legati a comitati di affari, di un Ministero Miur che frega i soldi con le "Pillole del sapere", di un ambiente sociale e familiare inquinato da disvalori si cercano altri lidi e si consiglia i propri giovani ad andare via.
Ma è giusto?
Che fare di fronte a tanta assurdità?
Noi persone oneste dobbiamo andare via e lasciare il posto ad estracomunitari che vengono qui e ricevono circa 500 euro al mese di assistenza oltre che vestiti, cellulari e cibo nei centri di accoglienza? (non sono razzista).
In una pagina facebook ho seguito quasi divertito per la stupidità mostrata (ma anche incavolato) le disquisizioni di diversi tizi che tutti contenti proponevano di riempire i nostri paesi e città vuoti a causa dell'emigrazione con gente proveniente dall'Africa. anzi sostenevano che bisognava fare un'opera di propaganda massiccia e anche sostenere economicamente chi faceva la scelta di venire in Italia.
Quindi...da un lato noi proponiamo ai nostri giovani (e a noi stessi) di andare via nei paesi esteri, mentre altri cosiddetti uomini e donne buoni e altruisti propongono di importare gente non italiana nei nostri territori per sostituirci.
Mi viene spontanea una domanda: forse vogliono gente nuova (gli immigrati) perchè così sopporteranno le ingiustizie che noi non vogliamo più accettare e loro resteranno sempre al potere a comandare e a lasciare lo status quo?

Papik.f ha detto...

Secondo me il motivo per cui non ci ribelliamo non è che non ne siamo capaci, è che siamo ormai convinti che è inutile.
Formare giovani con costi enormi (quanto costa al contribuente un giovane dalla scuola alla laurea?) per poi costringerli ad andare a produrre reddito altrove è un'imbecillità ovvia.
Come pure pensare che il riconoscimento del merito sia innanzitutto un problema della scuola, quando ovviamente non è così: non abbiamo imprenditori costretti a importare giovani meritevoli dall'estero, abbiamo giovani meritevoli costretti a espatriare perché qui nessuno li vuole.
Io purtroppo credo poco che qualcosa possa cambiare, perché il problema è di mentalità diffusa, non solo dei politici ai massimi livelli. Quale imprenditore si rifiuterebbe di assumere il nipote di un politico che può facilitargli la vita preferendogli un giovane brillante? e altrettanto vale nei concorsi pubblici, quelli per l'insegnamento non tanto, perché sono numeri troppo grandi, ma quelli per i posti che contano sì.
Ora un salto generazionale si sta verificando, per cui personaggi come quello che tu citi stanno comunque per essere tagliati fuori dal dato anagrafico. Ma ciò significa che qualcosa migliorerà?
A giudicare dalle recenti esternazioni e scelte di alcuni ministri della nuova leva, c'è da dubitarne.

Livio ha detto...

Ritornando alla questione BES sono convinto che il problema ha le fattezze di un Giano bifronte:
- da un lato la non abitudine di tanti colleghi ad ottemperare non solo quanto vi è di burocratico nel nostro lavoro di insegnante, ma anche dal punto di vista di doveri professionali(progettazioni veritiere e attuate sul serio e che non siano solo un proforma;compilazione giornaliera del registro personale con voti, lezioni e osservazioni; verbali di Consiglio di classe effettuati per come si deve in cui si esplicita tutto quanto può servire a valutazione e programmazione; lezioni, esercitazioni in classe e per casa calibrate al tipo di alunni che si hanno).
A proposito di questo conosco tanti colleghi che compilano il registro personale a fine anno; non ottengono nulla non solo da alunni cosiddetti BES oppure con disabilità varie, ma anche da quelli normali (a differenza di altri colleghi più solleciti ai loro doveri); scopiazzano programmazioni che non si sognano di attuare, leggono il giornale in classe e portano la chitarra al posto di insegnare la loro materia la quale non è la musica. Tutto questo magari anche con l'aggravante di impegnarsi durante le ore di lezione in attività afferenti alle funzioni strumentali, progetti vari, quanto non sono impegnati a chiacchierare amabilmente in corridoio con altri colleghi. Il tutto con la neghittosa compiacenza del DS di turno al quale interessa non la qualità della didattica (va sempre tutto bene Madama la Marchesa) ma il progetto PON o POR oppure altro che porterà a tutti soldi in tasca a prescindere dalla ricaduta sugli alunni e metterà la scuola sui giornali con titoloni da paura!


- Dall'altro la negligenza da parte dello Stato e del Miur nel non voler formare con corsi opportuni e OTTIMI (quelli a cui ho partecipato io sono stati di rango mediocre: un autentico spreco di denaro pubblico a fronte di 80 euro all'ora per i formatori!) il proprio personale; il non utilizzo di ispettori per controllare periodicamente l'operato di Dirigenti e insegnanti nei vari istituti (per esempio, l'INVALSI è una barzelletta considerando che permette il foraggiamento alcuni fortunati, senza controllare e dare un'utile e seria autovalutazione d'istituto a livello nazionale!).
Il non prevedere l'utilizzo di altre figure più opportune, preparate allo scopo e quindi idonee per l'aiuto degli alunni come il logopedista, lo psicologo, l'assistente sociale.
Con una competenza minore del prof. Israel mi permetto di dare in questo modo la mia opinione su alcuni punti nodali a proposito dell'assurdità della prevista normativa sul BES la quale si aggiunge ad altre illustri e notevoli novità.
Al tutto aggiungiamo le ridenti e ingegnose idee di togliere validità al titolo di studio e di andare contro la Costituzione foraggiando le scuole private che ora si chiamano eufemisticamente PARITARIE:sono geniali trovate simili a quella che per curare il bambino (scuola pubblica), reso prima malato, basta non dargli più da mangiare e nutrire altri.
Per come dire: se il vestito è vecchio (cattive abitudini e organizzazioni pessime a livello ministeriali e d'istituto) l'ennessima bellissima toppa (il BES) serve al primo per strapparsi del tutto.

Gentilissimo Papik, che ne dici se al posto di far andare via i nostri giovani per importare immigrati che lavorano a 500 euro al mese per conto di multinazionali, di far espatriare alcuni personaggi che lavorano al Miur ( o per conto del Miur) che si dilettano industriosamente nelle "pillole del sapere", insieme ai nostri beneamati politici che stanno attualmente al Governo; ai Ds e agli operatori del sapere che pensano solo ai loro compensi e non ai loro doveri?
Ma purtroppo "Non est id in nobis".

Papik.f ha detto...

Magari! purtroppo la distanza tra problemi del paese e politici sembra aumentare vertiginosamente.
Come pure la distanza tra problemi, soluzioni proposte sulla carta e reali comportamenti delle persone coinvolte.
Il programma di rieducazione dei docenti le cui classi non raggiungono le medie Invalsi, se la notizia circolata su FB è vera, ne è un'altra prova. Non sono sicuro che non indurrà molti a facilitare le prove ai loro alunni. Ma staremo a vedere, sempre se è vero, naturalmente.

Fabio Biscaro ha detto...

Salve, ho letto gli articoli sui BES e, secondo noi i BES rappresentano anche una opportunità da sfruttare… E questa è la nostra idea: Leggi

Alfonso Masciocchi ha detto...

io vedo una tale sterilita' di intenti che francamente mi disarma.... forse e' bene poter denunciare i docenti e fargli pagare fior di spese legali... cosi' dopo un paio di sentenze i poveri lazzaroni del cappuccino si toglieranno dai piedi e lasceranno spazio ad insegnanti veri e non mezzi professionisti falliti