venerdì 13 settembre 2013

UN MINISTRO INCITA GLI STUDENTI ALLA RIBELLIONE

“Siate ribelli. Ricordate le parole di Kant, uscite dall’adolescenza e rifiutate le imposizioni, ribellatevi ai genitori, ai prof e alla scuola”. Che un adulto senta nel 2013 il bisogno di rivolgersi ai giovani in questi termini sessantottardi significa senza dubbio che non è consapevole di quello che serve a un adolescente per crescere. Ma è ancora più grave che parole di questo genere le dica il Ministro della Pubblica Istruzione all’inizio dell’anno scolastico. Continua a leggere.

24 commenti:

a.p ha detto...

Ecco cosa significa essere provincia e provinciali e cosa significa non avere un'idea del futuro, non sapersi scrollare di dosso la propria adolescenza e la propria incapacità a crescere, tipico, questo, di chi ha fatto pochi sforzi per ricoprire le cariche che in Italia si ricoprono. La ministra dura evidentemente fatica ad uscire dallo stato di minorità e di fanciullezza che Kant tanto deprecava. La ragione è lungi dal trionfare nella classe dirigente nostrana. Ribelliamoci!!!!

pippo ha detto...

Imputati! ribellatevi ai giudici!
Pazienti! ribellatevi ai medici!
Automobilisti! ribellatevi ai vigili!
Passeggeri! ribellatevi alle compagnie di viaggio!
Cittadini! ribellatevi ai politici!
Fedeli! ribellatevi ai preti!
Calciatori! ribellatevi agli arbitri!
Turisti! ribellatevi agli albergatori e ai ristoratori!
etc etc etc
aggiungete voi altri esempi

Rebert ha detto...

Perfettamente d' accordo con il post di Giorgio Ragazzini.

angiolo lovari ha detto...

questa me l'ero persa. Non conoscevo il discorso di Obama e leggerlo mi ha fatto proprio male. Ho percepito ancora di più le differenze abissali tra la classe dirigente che diventa tale in virtù di una selezione lunga e dura, e la nostra classe dirigente che diventa tale solo in virtù della cooptazione dei potenti di turno che attingono qua e là al fine soltanto di garantire gli equilibri all'interno degli schieramenti governativi.
Insegno diritto e ho perso a questo punto la pazienza.
Propongo che in tutte le classi e tutti i docenti italiani presentino ai loro studenti delle superiori le parole di Obama e quelle della Carrozza. Capiranno da soli e forse impareranno finalmente a ribellarsi.

Alberto. S ha detto...

O si fa il ministro o si fa il capo dei giovani ribelli.

Papik.f ha detto...

Non è forse una specialità italiana quella di essere "di lotta e di governo"?
Dispiace soprattutto che le giovani generazioni - post-rottamazione, per così dire - in realtà somiglino così tanto alle precedenti.

Papik.f ha detto...

Due sommesse postille all'articolo di Polito, che avevo già letto e che nelle linee generali condivido (ma sospetto che lo condividerei assai meno se avesse specificato cosa lui intende per "valutare gli istituti scolastici e i professori").
1. Sono decenni che non ci sono più migliaia di professori che girano per l'Italia: al massimo girano per il loro quartiere. D'accordo che questo è un dettaglio e non inficia il discorso complessivo, tuttavia chi intende impancarsi a giudice dovrebbe dimostrarsi meglio informato.
2. A proposito della citazione finale di Einaudi, che condivido in linea di principio: se le Università si sceglieranno gli studenti con gli stessi criteri e modalità con cui si sono scelti i professori (spesso, non sempre, e in tempi più recenti rispetto a quelli di Einaudi), non sono sicuro che ciò sarà un bene.

Sergio Casprini ha detto...

Anni fa Luigi Berlinguer, quando era ministro della Pubblica Istruzione, in un intervento alla festa del PD alla Fortezza da Basso auspicava nell'ambito delle riforme scolastiche la nascita di una scuola della disobbeddienza al posto di quella dell'obbedienza , in cui purtroppo si era formato lui e la sua generazione.
Gli fu risposto che grazie alla scuola del passato si era formata non solo una generazione di ribelli , ma anche una seria, autorevole classe dirigente. Ma a sua giustificazione, a differenza della Carrozza, Berlinguer quella sera aveva davanti a se un pubblico di adulti in grado di condividere o contrastare le sue opinioni.Berlinguer è stato un pessimo ministro della P.I. ( vedi per esempio Il "Concorsaccio" che ha proposto),ma la Carrozza è proprio una "cattiva maestra"!

V.P. ha detto...

dall'articolo di Giovanni Parlato (Il Tirreno 11.9.2013):

"Per la prima volta soldi in più, e non in meno".

"il ministro aha promosso a pieni voti il goveno Letta che con la riforma sulla scuola [??!!] «ha raggiunto un risultato molto importante e do un voto alto ai miei colleghi ministri che hanno interagito veramente bene con me. E' stato un bel viaggio»".


Queste le parole, vediamo i fatti, cioè i numeri. Il governo Letta ha "sganciato" 400 mln, cioè una media di 50 euro per ognuno degli 8 mln di studenti. "Quelli di prima", Gelmini, Tremonti, Bunetta, avevano tagliato più di 8 mld, cioè 1.000 (mille) euro) in media a studente. Letta-Carrozza hanno "restituito" la ventesima parte! E magari vogliono pure essere ringraziati, applauditi, amati?

V.P. ha detto...

«In Italia c'è un'eccessiva cultura del ricorso ed è una pessima abitudine ....»

Da un po' di tempo Carrozza ripete questo refrain. Per me è incomprensibile! Chi crede di aver ricevuto un torto o è vittima di un errore cosa dovrebbe fare? Tacere? Abbozzare? Rassegnarsi? Ringraziare?

Credo che il vero cruccio di Carrozza siano i ricorsi accolti, cioè persi dal Miur. Ma la colpa è loro: eccesso di normativa, di burocrazia, di adempimenti, di loro errori, magari qualche favore indebito, qualche raccomandazione....

Semplifichino, non commettano errori e non si lamentino poi o in anticipo.

V.P. ha detto...

Ok pippo, ma hai dimenticato di indicare chi è il fomentatore che incita alla ribellione.

Nel caso specifico è Carrozza che dovrebbe essere il destinatario finale della ribellione stessa! E forse lo sarà davvero!

Perché gli studenti si dovrebbero ribellare contro genitori e prof? E non INSIEME contro Miur?

pippo ha detto...

Abito a te passi dal ministero
se gli studenti protesteranno
non ne fo mistero
senza fare danno
mi unirò per ricordare alla ministra
che con la demagogia
non s'amministra.
Si fa qualcosa d'altro
che non si potrà dir democrazia.

Prof. Massimo Rossi ha detto...

Roba da matti! E io che credevo che questa ministra fosse almeno un po' migliore dei suoi predecessori! Purtroppo non c'è nulla da fare: le farneticazioni del '68 sono ancora purtroppo ancora vive e presenti, così come la nefasta ideologia che le ha sostenute e imposte per decenni agli operatori della scuola. Il muro di Berlino è caduto da tempo, ma da noi il lupo perde il pelo ma non il vizio!

Papik.f ha detto...

Quando è stato giustiziato Robespierre neanche il bisnonno di Marco Travaglio era ancora nato. Nonostante ciò non è affatto improprio (a mio parere) dire che Travaglio è un giacobino. Certi atteggiamenti mentali e comportamentali restano scolpiti come riferimenti nella storia, al di là del fatto che l'ideologia cui erano inizialmente legati sia ancora viva integralmente o solo in parte.
Inoltre, nel periodo trascorso dal 68 a oggi i più abili tra i sessantottini hanno acquisito posizioni di potere, nell'amministrazione pubblica, nell'università, nella scuola, nel giornalismo, nelle professioni e ci si sono blindati tenendo al largo gli altri e impedendo il rinnovamento. O non è forse vero che tra i più noti giornalisti italiani numerosi sono gli ex sessantottini e almeno due i direttori, o ex direttori, anche se in qualche caso passati a predicare sulla sponda opposta? e non è forse vero che uno dei più famosi architetti italiani attuali, non di vent'anni fa, è stato una dei capi in occasione dei moti di Valle Giulia?
So che molti non saranno d'accordo per antipatia ideologica, ma secondo me l'ultimo libro di Giampaolo Pansa, "Sangue, sesso e soldi" andrebbe fatto leggere a tutti i giovani perché possano capire come mai il Paese nel quale si trovano a vivere si sia ridotto come si è ridotto.
Nel capitolo intitolato "Il bluff del Sessantotto" Pansa scrive: "Una volta dissestato il sistema dell'istruzione, si cercò di abolire il principio di autorità. Contestare i docenti, offenderli, umiliarli, indebolirli, obbligarli a scendere dalla cattedra significò tentare di distruggere la gerarchia indispensabile a un corretto funzionamento dell'ordine sociale".
Questo clima non fu ristretto all'anno fatidico, ma durò per decenni e naturalmente gli ex contestatori che avevano fatto tutto ciò "dal basso", una volta diventati (ad esempio) ispettori del Ministero o docenti di Pedagogia, hanno continuato a farlo "dall'alto", producendo danni irreversibili dai quali non ci risolleveremo più.
Inoltre, chi continua ad assumere questi atteggiamenti oggi, assume atteggiamenti del sessantotto, per quanto possa essere nato dieci anni dopo. Sul fatto che il ministro Carrozza rientri o meno in tale casistica, naturalmente, si possono avere opinioni diverse; personalmente, dopo le ultime esternazioni e provvedimenti, non ho dubbi in proposito.

V.P. ha detto...

GIA' IL '68!

E DITE, DITE, POI GELMINI HA RIPORTATO IL RIGORE NELLA SCUOLA?

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Quella sessantottina della Perina

Redazione - Ven, 11/06/2010 - 02:06

L’ultima cosa di sinistra, da destra, l’ha detta la finiana Flavia Perina, parlamentare e direttore del quotidiano ex An il Secolo d’Italia. «Dire che il Sessantotto ha distrutto la scuola non è giusto. Da un pezzo non era più all’altezza dei suoi compiti, la scuola era in crisi già da un po’». Insomma, se è giusto riportare il rigore nella scuola, come sta facendo il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, secondo la finiana «bisogna mettere in discussione l’ossessione severista della scuola italiana, e il suo presupposto ideologico, cioè la necessità di ricostruire quella serietà didattica distrutta nel Sessantotto». E quindi è giusto ammettere alla maturità anche gli studenti con una sola insufficienza. Perché, è la sintesi del Perina-pensiero, certi studenti di allora erano molto meglio di certi insegnanti degli anni Sessanta. «E più preparati di tanti politici di allora...», la postilla al vetriolo della direttrice del Secolo. Peccato che quegli studenti di allora siano i politici (di sinistra) di oggi. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

http://www.ilgiornale.it/news/quella-sessantottina-perina.html

Papik.f ha detto...

? il mio secondo post intendeva rispondere a quello di Paniscus che è inopinatamente scomparso (forse per errore, insieme alle tracce di altri tre miei post generati per un intoppo dal sistema duplicando quello che stavo pubblicando)

Giorgio Ragazzini ha detto...

A LISA/ PANISCUS Anche se non capisco in che modo, potrei involontariamente essere stato io a far fuori il post di Lisa, mentre eliminavo le tracce dei doppioni di Papik.f. Mi scuso con lei e naturalmente la invito se possibile a ripostare il suo intervento. Che comunque in estrema sintesi diceva: basta con la fissazione di accusare il '68, che è stato quarantacinque anni fa. La Carrozza non c'entra nulla con quegli eventi, dato che allora era una bambina di tre anni.

Io Non Sto con Oriana ha detto...

Il signor Ragazzini ha con ogni evidenza molto tempo da sprecare se occhieggia in modo tanto minuzioso il mare magnum delle dichiarazioni gazzettiere, dei cinguettii e delle ciance escrete senza posa da immonde sentine di mediocri come il Libro dei Ceffi pur di trovarvi qualche conferma alla propria weltanschauung.

Per giunta lo fa per riaffermare paure che non possono che genereare sincero buon umore:
in un contesto dove è sufficiente esprimersi -per iscritto o a voce- in modo meno lusinghiero del desiderabile sul conto di qualche palloniere o di qualche roba di pallonate per vedersela con la polizia politica, Ragazzini teme le occupazioni delle scuole.
E tira fuori a mo' di contraltare le dichiarazioni del presidente di un paese dove l'ingiustizia sociale è un dogma ed il cui sistema scolastico ha prodotto almeno due generazioni che non concepiscono comportamenti diversi da quelli di consumo e che menano addirittura vanto della propria autoconsapevolezza da scarafaggi. La farsa, in AmeriKKKa, è arrivata al punto che percentuali a due cifre del corpo elettorale non sanno neppure trovare su una carta geografica i paesi che le forze armate statunitensi hanno aggredito o stanno per aggredire.
Allo stesso modo, nell'imitazione con le còtiche che dell'AmeriKKKa si fa nello stato che occupa la penisola italiana, il presente ed il futuro non fanno pensare ad alcuna "ribellione generazionale", ma proprio all'omologante adesione ai valori del mercato -o meglio, della paccottiglia del mercato- che tanta sicurezza dànno al Gruppo di Firenze.

Ragazzini non si è neppure accorto di una incongruenza piuttosto rimarchevole: nel senso comune è l'adolescenza ad essere l'età della ribellione: la dichiarazione citata farebbe invece pensare il contrario. Se sia colpa dell'oratore o -più probabilmente- di chi ne ha sconciato le parole ad uso delle gazzettine e dei mangiaspaghetti che le leggono, resterebbe da appurare.

V.P. ha detto...

per me ragazzini è libero di usare-sprecare il suo tempo come meglio vuole e crede.

altri usano-sprecano il loro tempo in "blog Verde Rosso Nero" che non so cosa sia, infatti non ho indagato per non usare-sprecare il mio di tempo.

l'aceto diventa rosolio a fronte di certi post (questo incluso se volete)!

Rebert ha detto...

Nella difficoltà- da attribuire a mie carenze naturalmente- di comprendere appieno il commento di
Io non sto con oriana, segnalo che, se la maggior parte della Popolazione americana non sa trovare sulla carta geografica i paesi che l' America vorrebbe aggredire, qui in Italia moltissimi giovani - e magari brillanti (!)- studenti, non conoscono nemmeno la localizzazione di città della propria regione.

Andrea Ragazzini ha detto...

Evidentemente mi sono perso la Carrozza che critica l'eccesso di ricorsi, sarebbe una delle poche cose di buon senso che è riuscita a dire da quando è ministro. Ma la "pessima abitudine" è stata generata tanto dalla burocratizzazione pseudo-garantista della didattica (vedi BES), quanto dalla logica del "cliente ha sempre ragione" a cui aderiscono genitori irresponsabili, che difendono a spada tratta figli indifendibili. Del resto sono due facce della stessa medaglia. Personalmente non ricordo di studenti che certamente abbiano subito un torto o siano stati vittime di errori, mentre ricordo molti casi di genitori furibondi perché il figlio o la figlia non era stata promossa avendo anche sei insufficienze.


V.P. ha detto...

l'eccesso di ricorsi si può (forse si deve) ovviamente criticare. suona strano se chi critica è il ministro o il miur contro cui si ricorre.

Antonello ha detto...

mangiaspaghetti e gazzettieri erano termini assai cari ai fascisti del ventennio.

Unknown ha detto...


Ma dove li troviamo questi personaggi cos squallidi?