mercoledì 25 settembre 2013

SULL’INTEGRAZIONE DEGLI STRANIERI QUALCHE IPOCRISIA DA CANCELLARE

In un articolo sul “Corriere della Sera” l’economista Andrea Ichino commenta i risultati di uno studio condotto insieme ad altri due ricercatori sui test Invalsi nelle elementari, da cui risulta tra l’altro che, a livello della seconda classe,  la  presenza di un ragazzo immigrato abbassa la percentuale di risposte corrette delle classe, mentre questa influenza negativa sparisce in quinta. La scuola italiana cioè  “riesce a integrare gli stranieri, ma in tempi relativamente lunghi, che devono assolutamente essere accorciati”.
Naturalmente sarebbe bene saperne di più sulla ricerca e sui limiti della sua validità. È vero però, come Ichino giustamente lamenta, che in Italia il tema dell’integrazione è diventato il terreno di uno sconsiderato scontro tra fazioni di  opposta ideologia; e la logica (si fa per dire) del politicamente corretto, che domina nelle nostre istituzioni scolastiche, finisce per produrre soluzioni ipocrite e contraddittorie. Ad esempio la ricerca ha messo in luce che spesso i ragazzi stranieri sono inseriti in classi  in cui gli allievi italiani  vengono da famiglie  meno istruite.
Il testo integrale della ricerca (The Tower of Babel in the Classroom)  è in inglese. (AR)

7 commenti:

paniscus ha detto...

Ho risposto qui:

http://paniscus.org/2013/09/25/allarme-invalsi-gli-stranieri-abbassano-la-media/

Lisa

Giorgio Ragazzini ha detto...

Ho letto il commento di Lisa sul suo blog. Sulla ricerca di Ichino e C. avrei diverse domande da porre, però non ne risulta che la presenza di uno straniero"abbassa la media", ma che calano le prestazioni degli italiani.

tonello ha detto...

Come sarebbe bello vedere qualche figlio o nipote di ministro/a progressista a scuola in una classe di periferia con almeno la metà di ragazzi stranieri. E invece ci tocca vederli, questi poveri figli svantaggiati, andare a studiare in licei blasonati, scuole private di elites quidi gli Stati uniti e via discorrendo. Che ci diano un esempio di coerenza prima di sparare c...zz.e a iosa.

Antonello ha detto...

E' saltato un An

paniscus ha detto...

Il punto è che quegli stranieri FANNO PARTE integrante della stessa medesima scuola!

Non sono un fattore alieno che arriva dal nulla a causare una "modifica" anomala rispetto a come avrebbe dovuto essere la media della scuola "normale"!

Lisa

paniscus ha detto...

Ma quale sarebbe, esattamente, il problema di avere "la metà di ragazzi stranieri" in una classe delle ELEMENTARI? Perché era di quel livello di scuola che si stava parlando inizialmente, non dei licei (blasonati o meno).

Se si pensa che il problema sia nello svantaggio linguistico, mi sembra che sia un'argomentazione del tutto pretestuosa.

A parte il fatto che la maggior parte di quei bambini è nata qui ed è già stata anche alla scuola materna in Italia, ma anche se fossero arrivati dopo...

...al di sotto dei 10 anni, i bambini hanno un meccanismo spontaneo di apprendimento della lingua che è completamente diverso da quello degli adulti, e non la vivono affatto come una "materia in più da studiare", ma come un normale strumento di comunicazione che si assimila con la pratica.
Inseriti in una qualsiasi classe normale, nel giro di pochi mesi imparano a esprimersi come gli altri, e molto meglio dei propri genitori.

Il problema linguistico vero sorge solo in due casi:

- quando arrivano già adolescenti, dopo essere stati parecchi anni a scuola nel proprio paese;

- o quando vanno a inserirsi in una comunità consolidata della loro stessa etnia, molto chiusa e molto unita, e quindi si frequentano solo tra loro e trascurano le relazioni con gli altri.

Ma una classe delle elementari, con "almeno la metà di ragazzi stranieri", ma di parecchie origini diverse, e in maggioranza nati in Italia o arrivati da piccolissimi, il problema linguistico semplicemente NON C'E'. E non ne posso più di sentirlo agitare artificiosamente a fini pretestuosi.

Se poi ci sono, INVECE, degli altri problemi dovuti a scarsa scolarizzazione delle famiglie d'origine, quello è un altro discorso.

Ma appunto, fa parte della media dell'utenza delle scuole italiane, esattamente come 40 o 50 anni fa c'era il problema delle sacche residue di analfabetismo autoctono, che però facevano parte della media, e che nessuno si sognava di considerare un problema anomalo arrivato da chissà dove che modificava uno stato di cose "normale" già esistente a parte.

Lisa

Unknown ha detto...

Forse se il ministro invece di sparare c.. imponesse classi con picooli numeri di alunni, nuove assunzioni e percorsi di lingua dove necessario si potrebbero mandare a scuola i propri figli con più serenità.