domenica 30 maggio 2010

PROVE INVALSI, ESAMI E SEI POLITICO

Scuola, all’esame di terza media arriva il quiz di cultura generale, intitola oggi “La Repubblica” un articolo sulle prove Invalsi che per la prima volta contribuiranno al voto finale nell’esame di terza media. Ed è subito polemica. Infatti Manuela Massa del Coordinamento genitori democratici della Liguria dichiara che sono assolutamente inutili e propone al posto dei quiz “una metodologia (?) in grado di mettere in luce tutti gli aspetti dell’attività educativa” (leggi l’articolo).
È singolare che su un argomento di carattere tecnico venga interpellata un’associazione di genitori. Ovviamente il singolo genitore può approvare o disapprovare la politica scolastica e alle elezioni avrà poi il potere di scegliere chi va in parlamento e o nel governo della scuola a rappresentare le sue idee; ma quando i genitori si organizzano come genitori democratici (come se esistessero i genitori antidemocratici!) e quindi si danno un ruolo politico ed ideologico, occupano uno spazio che non gli compete, quello della didattica, oltretutto avanzando proposte astratte, spesso figlie di teorie pedagogiche male assimilate. Questo è successo anche perché la sinistra ha pensato che fosse opportuno non solo sindacalizzare in maniera ideologica i docenti, ma anche i genitori, con il risultato (eterogenesi dei fini) di assumere quasi sempre posizioni conservatrici; ultimo esempio, il giudizio completamente negativo sulla riforma dei licei.
Se i genitori lavorassero soprattutto su quella fermezza educativa nei confronti dei figli, che è indubbiamente di loro competenza, e lasciassero agli insegnanti il loro ruolo di responsabili della didattica, farebbero ad un tempo bene a loro stessi, ai figli e di conseguenza anche alla scuola. (SC)

***

La normativa vigente dall’estate scorsa per l’esame con cui termina il primo ciclo di studi (in parole povere “esame di terza media”) prevede che il giudizio complessivo sul livello di preparazione dell’alunno scaturisca dalla media matematica di ben sette valutazioni, tutte messe sullo stesso piano: la media dei voti con cui è stato ammesso, il tema di italiano, le prove delle due lingue straniere studiate, la prova nazionale dell’Invalsi (comprendente una parte di italiano e una di matematica) e il colloquio pluridisciplinare. Ben più quindi dei cosiddetti quiz, si dovrebbe discutere (perché pochissimo se n’è discusso) sulle motivazioni e sull’adeguatezza di questa scelta, che riduce al 14 % il peso di un anno scolastico, mettendolo alla stessa stregua di tutte le singole prove d’esame. D’altra parte è vero che in precedenza si tendeva a svalutare eccessivamente l’importanza dell’esame, da alcuni docenti considerato una pura e semplice ratifica dell’andamento di un triennio. I test dell’Invalsi, in ogni caso, possono essere utili come indicatori, certo non esclusivi, della situazione della scuola italiana, mentre l’esame stesso nel suo complesso, con la varietà delle sue diverse prove, mi sembra senz’altro “in grado di mettere in luce tutti gli aspetti dell’attività educativa”, come chiede la rappresentante dei genitori.
C’è poi l’altra discussa norma che impone una pagella tutta di sufficienze per essere ammessi all’anno successivo e all’esame di terza media. Ne abbiamo già parlato un anno fa, prendendo anche l’iniziativa di scrivere in proposito al ministro per chiedere una decisione più meditata. Dato che la stessa regola vige anche per l’ammissione all’esame di maturità, ci limitiamo a dare la parola a Giovanni Belardelli, che ne parla con molto buon senso sul “Corriere della Sera”. (GR)

venerdì 28 maggio 2010

RIPETERE L'ANNO: TUTTA COLPA DELLA SCUOLA?

Mercoledì scorso su “ilsussidiario.net”, l’utile “quotidiano approfondito” legato alla Compagnia delle Opere, la pedagogista Feliciana Cicardi ha aperto nuovamente, come succede in questo periodo, il dibattito sull’opportunità o meno di bocciare. Il suo intervento costituisce un compendio delle principali ragioni per cui, come recita un noto adagio, ogni bocciatura è un fallimento della scuola. L’autrice lo dice in modo più articolato: “Se numerosi studenti rischiano di ‘perdersi’ scolasticamente parlando, significa che forse gli obiettivi stabiliti per una determinata classe (formata da singolari soggetti) erano troppo alti, oppure che le strategie didattiche messe in atto non sono state efficaci per quegli studenti di quella specifica classe”.
Partendo da un simile assunto, inevitabilmente la responsabilità dello studente è ridotta a zero. Nell’immaginario educativo buonista, questo punto è essenziale, probabilmente perché, sobbarcandosi ogni colpa, l'adulto-docente può sottrarsi agli aspetti meno facili e immediatamente gratificanti del suo ruolo educativo, per esempio dire all'allievo come stanno veramente le cose, sollecitare in lui l’accettazione dell’impegno o di una momentanea rinuncia, saper opporre dei “no” a pretese infantili, nonché, a volte, decidere appunto che è giusto e opportuno che un ragazzo ripeta l'anno.
Dà invece a ciascuno il suo lo psicanalista Luigi Ballerini, per il quale lo studente non è necessariamente vittima incolpevole dell'inadeguatezza della scuola: “Il tema è complesso e delicato. Molte sono le variabili in gioco: il tipo di scuola scelto (che può essere stato più o meno adeguato alle capacità del ragazzo), il corpo docente (che può non avere dato il meglio di sé durante l’anno, mancando di offrire reali opportunità di recupero), e ovviamente il ragazzo stesso.
Qui ci interessa parlare proprio del ragazzo che non ha lavorato e che arriva alla bocciatura avendoci messo tanto del suo. Non sono pertanto in discussione le sue capacità e nemmeno il fatto che non si trovi nell’indirizzo giusto. Occorre invece ripartire dal concetto di sanzione, legato in qualche modo al nesso atto-risultato. A fine anno si raccolgono i frutti di quel che si è investito: se il lavoro è stato nullo o insufficiente, i risultati non possono garantire il passaggio alla classe successiva. Tutto qui, null’altro di più. Non si tratta di un verdetto sul ragazzo in sé, ma solo un giudizio sul suo operato. Non è stupido lui, è stato stupido non studiare
”. Leggi tutto l’articolo.

domenica 23 maggio 2010

PARLARE DI SCUOLA SENZA USARE IL PEDAGOGHESE

Più di ogni altra disciplina,
la pedagogia è zeppa di concetti vaghi
e di principi inesatti,
poveri di valore informativo.
Wolgang Brezinka
(Pedagogista)
Uno dei fattori che rendono difficile una seria discussione sulla scuola, oltre ad allontanare quasi tutti i docenti dalla riflessione sul loro lavoro, è il linguaggio vacuo e inconcludente di molti "esperti" che vi partecipano, come abbiamo più volte sottolineato. Sul quotidiano on line "ilsussidiario.it", Elena Ugolini, già insegnante e preside e da diversi anni dirigente dell'Invalsi, spiega il significato delle prove di italiano e di matematica (preparate dall'istituto per la valutazione del sistema educativo), che in questi giorni hanno impegnato gli allievi delle prime e delle quinte della scuola elementare, nonché quelli della prima media. E lo fa in modo chiaro, senza tecnicismi e servendosi anche di discorsi fatti a tavola con amici e parenti. Un esempio da seguire. Leggi.
(GR)

mercoledì 19 maggio 2010

FORMAZIONE PROFESSIONALE: IN TOSCANA SI CAMBIA

Nel pomeriggio di ieri, una delegazione dei promotori e dei firmatari della Lettera aperta sulla formazione professionale è stata ricevuta dalla vicepresidente della Regione Toscana Stella Targetti, che ha anche la delega per l’istruzione. Con l'Assessore c'erano i funzionari dell'assessorato, compreso il direttore generale Satti.
Abbiamo articolato e argomentato i punti essenziali del nostro documento, facendo presente tra l'altro che molte classi degli istituti professionali sono letteralmente ingestibili, nonostante la presenza di molti bravissimi docenti.
Abbiamo preso atto che il modello ad oggi seguito dalla Regione (e appena entrato a regime) sarà abbandonato, mentre saranno avviati, come peraltro previsto dal recente accordo Stato-Regioni, percorsi triennali sperimentali di istruzione e formazione professionale, da collocare all'interno degli istituti professionali.
Abbiamo sottolineato quanto sia importante dare finalmente la possibilità ai ragazzi che finiscono le medie di frequentare fin dal primo anno percorsi con una decisa caratterizzazione operativa e professionalizzante, attivando, cioè, sezioni con un piano didattico in parte diverso rispetto al percorso d'istruzione professionale, lasciando comunque ai ragazzi la possibilità di rientrarvi, se lo desiderano.
Abbiamo sostenuto la necessità di articolare i percorsi sperimentali in modo tale da partire fin dall'inizio della prima classe con molte ore di laboratorio, in modo da motivare o meglio rimotivare gli studenti, che in seguito potranno più facilmente riavvicinarsi per questa strada anche a materie di carattere più astratto.
L'Assessore Targetti ha mostrato di condividere largamente le tesi della lettera aperta, ma ha fatto presente che attualmente ci sono due grossi vincoli che limitano in modo preoccupante l'azione del nuovo governo regionale: l'esiguità dei finanziamenti e la nuova fisionomia degli istituti professionali riformati, che prevede un'ulteriore diminuzione delle ore di laboratorio.
È da vedere in quale misura si potranno compensare questi handicap di partenza con le risorse dell'autonomia e della flessibilità curricolare. Sarà certamente importante, in questo senso, anche il contributo di idee e di esperienze che potrebbe venire dalle scuole.
Ci è stato anche chiesto quali ruoli, nella nostra prospettiva, potevano assumere le agenzie formative. Abbiamo sostenuto che il loro ruolo è importante (saranno ovviamente le scuole a scegliere quelle più in grado di garantire vera e motivata professionalità), sia nel raccordare le esperienze col mondo del lavoro e delle professioni, che per quanto concerne la gestione amministrativa e organizzativa dei percorsi, diciamo così, extrascolastici.
Anche da questo incontro, oltre che da altri contatti, abbiamo tratto la convinzione che "il documento degli 85 prèsidi" abbia esercitato un peso notevole nel ri-orientare la politica scolastica e formativa della Regione. I problemi da cui è nato sono tutt'altro che risolti, ma si stanno facendo importanti passi in una nuova e migliore direzione.
Il 10 maggio scorso un’analoga delegazione era stata ricevuta nella sede del Consiglio regionale dal neoconsigliere regionale del PdL Nicola Nascosti e dalla consigliera provinciale Erica Franchi, che ci avevano chiesto un incontro informativo. Durante l'incontro, dopo aver illustrato i motivi e gli obbiettivi della lettera aperta, abbiamo avanzato l'ipotesi di un'indagine conoscitiva sulla formazione professionale che coinvolga le commissioni competenti. Il consigliere Nascosti si è detto molto interessato e porterà la proposta al suo gruppo. Naturalmente ci auguriamo di poter avere contatti nelle prossime settimane anche con gli altri gruppi consiliari.

GdF

domenica 2 maggio 2010

SULLA PROPOSTA DI FORMIGONI: SCUOLE “DI TENDENZA” E LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO

di Giorgio Ragazzini

Fra i vari aspetti da chiarire e da discutere della proposta di Formigoni sul reclutamento degli insegnanti, come di qualsiasi altro sistema che si voglia sostituire a quello attuale, mi sembra che non sia stata messa in luce una condizione decisiva: le garanzie che bisogna continuare ad assicurare, nell’ambito dell’istruzione pubblica, alla libertà di insegnamento. Una libertà che nel nostro ordinamento è incardinata sul principio che l’insegnante debba operare in un contesto di neutralità ideologica dello Stato-datore di lavoro. In altre parole, quest’ultimo non deve privilegiare alcun orientamento culturale, religioso o politico; a parte, s’intende, il sistema di diritti e doveri sanciti dalla Costituzione. Scrive Carlo Marzuoli, docente di diritto amministrativo: “La libertà di insegnamento è l’istruzione pubblica; l’immedesimazione è totale. Nella Costituzione l’istruzione è pubblica solo perché deve garantire a chiunque (cattolico, ateo, mussulmano) di sentirsi a casa sua”. Poiché ovviamente gli insegnanti in quanto persone hanno le loro idee, questa neutralità non può che tradursi in un pluralismo ideologico all’interno delle scuole. Così configurata, questa libertà è la necessaria base di una scuola pubblica. È altrettanto evidente che ciò non significa affatto che un docente sia libero di imbonire e neppure di manipolare sottilmente i propri allievi. Per inciso, ritengo che in genere questo non succeda, ma sarebbe ugualmente opportuno che gli insegnanti italiani fossero finalmente sostenuti - sotto questo aspetto come per vari altri - da saldi e condivisi principi etico-deontologici. Mi sembrano quindi chiaramente lesivi della libertà di insegnamento sia l’inserimento nel sistema pubblico di scuole private “di tendenza” (nel contesto italiano quasi esclusivamente le scuole cattoliche), sia una procedura di reclutamento dei docenti delle scuole statali come quella ipotizzata da Formigoni (almeno stando alle sommarie notizie di stampa): un non meglio precisato “percorso concorsuale” che si concluderebbe con l’inserimento dei promossi in un albo regionale degli abilitati, dal quale i dirigenti scolastici sceglierebbero i docenti. I quali, come si legge in questi giorni negli interventi di chi sostiene la “libera scelta” da parte delle famiglie, dovrebbero condividere il “progetto educativo” dell’istituto che li assume. In pratica, verrebbe esteso alle scuole statali un regime analogo a quello oggi vigente per le scuole paritarie, che non assumono i docenti in base a concorsi a cattedre e eventualmente a graduatorie: basta che siano abilitati. Per questo motivo, a mio parere, il loro finanziamento pubblico è da considerare costituzionalmente illegittimo.Intendiamoci: in teoria è senz’altro pensabile un sistema scolastico pubblico basato su scuole statali e scuole private. Ma a condizione che tutte e due le “gambe” del sistema siano rigorosamente assoggettate alle stesse regole, cosa che oggi non succede. Citando di nuovo il professor Marzuoli: “Eliminiamo pure ... l'assoluta generalizzata necessarietà della "statualità".... Ma senza barare; carte eguali per tutti, altrimenti, non di libertà si tratterebbe, bensì di privilegio; e, oggi, le carte eguali per tutti, con la legge n. 62/2000*, non vi sono.” Questo significa che non dobbiamo cambiare in nulla il sistema attuale? Certamente no; evitiamo, però, il classico rimedio peggiore del male.In conclusione, mi pare evidente che la proposta di Formigoni sia al fondo motivata proprio dall’esigenza di far sì che nel sistema pubblico, oltre che nel privato, ciascun istituto possa assicurare alle famiglie, anche selezionando gli insegnanti più idonei, un’educazione cattolica per i loro figli - così come un domani potrà ad altri garantirne una musulmana, ebraica, buddista o magari padana. Un’esigenza comprensibile e lecita, s’intende, ma che può a mio parere realizzarsi soltanto al di fuori del sistema dell’istruzione pubblica e quindi senza il finanziamento da parte della collettività.


* La berlingueriana legge sulla parità scolastica

giovedì 29 aprile 2010

ECCO PERCHÉ 84 PRÈSIDI "ROSSI" VOGLIONO CAMBIARE L'ISTRUZIONE IN TOSCANA

È il titolo dell'articolo pubblicato su "ilsussidiario.net" di oggi, che si riferisce naturalmente alla Lettera aperta ai candidati alle elezioni regionali firmata da 85 (non più 84) dirigenti scolastici, definiti scherzosamente "rossi" per dire che appartengono a una regione notoriamente di questo colore. Per inciso, lo scherzo ha dato origine a un curioso fraintendimento nel commento di un lettore, al quale abbiamo ritenuto opportuno far seguire un paio di precisazioni.
Il testo ha giustamente notato che in Emilia un documento per certi aspetti analogo è stato inviato ai candidati dai Centri di formazione professionale. Leggi

sabato 24 aprile 2010

IL NOSTRO METODO

Ogni tanto ci arrivano messaggi e commenti che danno per scontato un nostro schieramento governativo. Anche se per la maggioranza di chi ci conosce non ci sarebbe motivo di chiarire alcunché, ci è sembrato a questo proposito opportuna qualche precisazione.
La nostra origine e le nostre motivazioni come gruppo sono sintetizzate nel profilo (Chi siamo) che si può leggere sul blog, insieme a articoli e interventi dei quattro anni e mezzo dalla nostra costituzione (fine 2005). Siamo quattro amici insegnanti, dei quali uno è diventato nel frattempo preside. Abbiamo regolarmente pagato di tasca nostra tutte le spese (volantini, affitto delle sale e rimborsi ai relatori per i convegni, viaggi in treno, telefonate), a parte il primo e l'ultimo dei convegni per quanto riguarda il solo affitto della sala, offerti rispettivamente dalla Camera dei deputati e dalla Provincia di Firenze. Il resto è impegno, a volte faticoso, e ovviamente non retribuito, che comunque ci sobbarchiamo con piacere.
Abbiamo sempre tenuto in modo particolare al nostro metodo di lavoro, che consiste nel rivolgerci a tutti indistintamente, chiedendo adesioni su obbiettivi specifici senza alcuna pregiudiziale politica. Ci piace essere giudicati e eventualmente avere consenso sulla base di quello che diciamo e facciamo, non per affinità di etnia ideologica, anche se ovviamente abbiamo le nostre individuali storie politiche. Abbiamo sostenuto il Ministro Fioroni in tutti i provvedimenti che tendevano a rendere più seria la scuola (nuovi esami di maturità, esami "di riparazione", inasprimento dei provvedimenti per il bullismo, eccetera) e lo stesso abbiamo fatto con il Ministro Gelmini; quando, dopo aver inaugurato il suo ministero citando ampiamente alla Camera la Lettera aperta sul merito e la responsabilità nella scuola, da noi promossa e firmata da sedici noti studiosi e commentatori di diversissimo orientamento politico, ha proseguito nella stessa direzione del suo predecessore ripristinando l’efficacia dell’insufficienza in condotta. Di recente abbiamo promosso un’altra lettera aperta ai candidati nelle elezioni regionali firmata da 85 prèsidi, in cui si chiede che anche in Toscana si possa assolvere l'obbligo scolastico nella formazione professionale come in altre regioni. E anche questa lista di firmatari risulta quanto mai variegata sul piano politico e culturale.
Con chi rispetta questa nostra impostazione pragmatica e anti-ideologica non abbiamo avuto né avremo alcuna difficoltà a collaborare, se ci riteniamo in grado di dare un qualche contributo a progetti e iniziative utili alla scuola italiana, soprattutto se possono accrescerne la serietà e la credibilità.
Su questo blog in genere ci siamo espressi sui temi più legati alla nostra "ragione sociale", cioè merito e responsabilità. Su alcuni altri abbiamo dato giudizi e valutazioni di vario segno quando avevamo qualcosa di sensato da dire (e tempo per farlo), a volte con qualche punta polemica o ironica, sempre sforzandoci di rimanere nell’ambito di un “onesto e retto conversar cittadino”, direbbe Leopardi. Può succedere che non ci pronunciamo su cose che magari ad altri interessano moltissimo. Non abbiamo mai preso l'impegno di occuparsi di tutti i problemi riconducibili alla scuola, né è sempre possibile avere le idee chiare su tutto.
Ci sono infine alcuni colleghi che, vedendosi arrivare le nostre a-periodiche circolari, si chiedono se per caso qualcuno del Ministero dell’Istruzione ci abbia indebitamente fornito gli indirizzi di posta elettronica dei docenti italiani (quelli con “istruzione.it” a destra della chiocciola). Non è affatto così. In realtà è sufficiente sapere che tali indirizzi sono tutti composti allo stesso modo (nome.cognome@istruzione.it), per riuscire a ricostruirli, sia pure con un lavoro certosino, dagli elenchi degli insegnanti che i siti delle scuole a volte pubblicano. Abbiamo però sempre inserito con evidenza nelle circolari il modo per essere depennati dai nostri indirizzari.

venerdì 16 aprile 2010

NUOVE INDICAZIONI PER I LICEI: UN CONFRONTO/SCONTRO A PIÙ VOCI

Dopo la pubblicazione in prima stesura delle nuove indicazioni programmatiche per i licei riformati, si sono letti molti pareri in proposito: dal favorevole al furibondo, anche se nessuno può negare che siano finalmente sintetiche e scritte in italiano comprensibile, anziché in un esasperante didattichese denso di vuotaggini. Soprattutto su “ilsussidiario.net” si sono alternati parecchi interventi in merito; chi ne avesse voglia può servirsi dell’elenco pubblicato qui sotto. L’ultimo collegamento è invece al sito dell’ADi, sito molto documentato e sostenitore di idee convergenti con le nostre sull’istruzione e la formazione professionale; ma il commento (integralmente distruttivo) ai nuovi programmi ci sembra tra l'altro un esempio di come non ci si dovrebbe mai rivolgere agli insegnanti, liquidati in blocco come "guardiani della conservazione".
Non pochi interventi contestano queste indicazioni in nome delle competenze. A mio avviso, leggendoli si rafforza la convinzione che l’obbiettivo principale degli “esperti” è (ed è stato anche per tutte le altre mode pedagogiche) quello di imporre una metodologia ai docenti italiani. Esisterebbe cioè un unico modo buono e giusto di insegnare e quello si dovrebbe esigere da tutti. Ma l’esperienza sembra dimostrare che il miglior metodo è quello che funziona, cioè quello che tiene conto di chi apprende, ma anche dei talenti, dello stile, della personalità dell’insegnante, il tutto ovviamente coltivato e irrobustito nel corso della formazione e dell’esperienza sul campo. Invece di trattare i docenti come ignoranti da rieducare - come si è fatto negli ultimi decenni - è essenziale favorire in ogni modo il confronto professionale permanente, che parte dall’idea che ogni docente ha esperienze positive e negative da condividere e discutere con i colleghi. Quindi, indicazioni nazionali magari anche più prescrittive, ma piena libertà metodologica (compresa quella di utilizzare una didattica per competenze), accompagnata dal confronto e dalla valutazione tra pari. (Giorgio Ragazzini)

▪ Giorgio Chiosso, Meno Stato, più autonomia e più sapere, così cambiano i licei, 18 marzo 2010
▪ Giorgio Rembado (Anp), Attenzione, troppo enciclopedismo non farà un buon liceo, 24 marzo 2010
▪ Giorgio Bolondi, E' questa la riforma della matematica che manda in pensione Gentile, 25 marzo 2010
▪ Luisa Ribolzi, I licei? Per favore non dividiamoci in guelfi e ghibellini, 29 marzo 2010
▪ Fabrizio Foschi, Bene i nuovi licei: più contenuti (e autonomia) aiutano le competenze, 30 marzo 2010
▪ Tiziana Pedrizzi, Sapere o saper fare? Senza competenze non si impara nulla, 1 aprile 20210
▪ Feliciana Cicardi, Le Indicazioni “parlano” finalmente una lingua diversa, ora i prof sapranno usarla? 2 aprile 2010
▪ Luca Serianni, Per insegnare con libertà e autonomia ci vogliono ancora Dante e Manzoni, 6 aprile 2010
▪ Claudio Gentili (Confindustria), I licei ancora al bivio tra passato e finte riforme, 7 aprile 2010
▪ Giorgio Israel, Gli esperti che criticano la Gelmini sono mai stati in classe? 9 aprile
▪ Silvano Tagliagambe, ….. le sole conoscenze affossano la ragione, 12 aprile
▪ Daniela Notarbartolo, …… la riscoperta del piacere di imparare, 13 aprile
▪ Sergio Belardinelli, … meno tabelle, più libertà, 15 aprile
▪ Vittorio Campione, Il poco spazio alle tecnologie…….. 16 aprile 2010
▪ ADi, C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico ...

martedì 6 aprile 2010

LA SCUOLA, IL "MADE IN ITALY" E I MESTIERI DA SALVARE

Nel post del 1 febbraio riportavamo una dichiarazione della stilista Raffaella Curiel ("Abbiamo centinaia di stilisti, ma non riusciamo più a trovare un sarto"), che ben sintetizzava i guasti provocati da molti lustri di svalutazione culturale e sociale dei mestieri e dei relativi percorsi di formazione e di studio. In un articolo del 26 marzo scorso sul Corriere della Sera, "Il made in Italy a caccia di artigiani", leggiamo che nel 2009 le aziende artigiane non sono riuscite a trovare personale qualificato per più di 23.000 posti di lavoro, in particolare nel settore calzaturiero, tessile, dell'arredamento, che sono tra i settori produttivi che più hanno contribuito al prestigio del "Made in Italy" nel mondo.
Sul Corriere di oggi Dario di Vico torna sul tema con un commento intitolato "Le scuole d'arte e i mestieri da salvare". C'è bisogno di un intenso lavoro di rivalutazione culturale e di comunicazione perché i giovani smettano di considerare preferibile un lavoro mal pagato in un call center all'esercizio di professioni magari più faticose da conquistare, ma che possono essere infinitamente più gratificanti. E soprattutto c'è bisogno di ridisegnare la formazione professionale nei suoi diversi livelli, prima di tutto quella che riguarda i ragazzi dai 14 ai 18 anni, ma anche la formazione post-secondaria. (AR)

Il commento di Valerio Vagnoli

* * *

L'TALIANO E IL LATINO NEI PROGRAMMI LICEALI

I criteri che hanno guidato la loro stesura (ancora non definitiva) in un articolo di Luca Serianni su "ilsussidiario.net". Leggi.

lunedì 29 marzo 2010

ALBERONI:RICOSTRUIAMO UNA PEDAGOGIA DELLE REGOLE

Nella sua rubrica "Pubblico&Privato", il sociologo torna ancora una volta sui danni delle parole d'ordine antiautoritarie e antinozionistiche, seguendo le quali "in cinquant'anni siamo passati dall'autoritarismo più cieco all'anarchia più totale, dalla società più rigida a quella più sbriciolata, liquefatta".
Nelle pagine interne del "Corriere della Sera", un servizio riferisce dei positivi risultati nel profitto e nel comportamento ottenuti da una scuola di Manchester che ha adottato la didattica montessoriana (La ricetta antibullismo per i ragazzi delle scuole: riscoprire la Montessori).
Resta il fatto che in Italia, specialmente in tema di scuola, imperano le opinioni apodittiche e scarseggiano gli studi seri su cosa funziona veramente in tema di apprendimento e di acquisizione dell'autodisciplina e delle regole morali. E alla condotta non ci risulta che sia mai stato dedicato, almeno per impulso istituzionale, un solo corso di aggiornamento. Ma forse c'è un qualche collegamento tra la deprecata illegalità diffusa a tutti i livelli e la perdurante crisi dei ruoli educativi... (GR)

sabato 27 marzo 2010

GENITORI, FIGLI, PUNIZIONI

Un articolo sul "Messaggero" illustra una ricerca di Save the Children sui sistemi educativi dei genitori italiani e riporta in realtà pareri diversi sulle punizioni fisiche come schiaffi e scapaccioni. Perché una cosa è sostenere che andrebbero proibiti per legge, un'altra dire "uno schiaffo ha un valore, dieci non valgono nulla" e aggiungere che l'eccessiva indulgenza fa diventare i figli "prepotenti e strafottenti" (curioso il fatto che i due intervistati si chiamino uno Neri e l'altro Bianchi). Comunque circa il 60% dei genitori interpellati è contrario a una legge che proibisca gli schiaffi.
Articolo sul "Messaggero" - Ricerca di Save the Children

NUOVI PROGRAMMI DELLE SCUOLE SUPERIORI

Giorgio Bolondi e Giorgio Israel, i due estensori dei nuovi programmi (o "indicazioni nazionali") di matematica, ne illustrano le caratteristiche (il secondo partendo da valutazioni che riguardano anche le altre discipline).
Israel dal "Messaggero" del 21 marzo - Bolondi da "ilsussidiario.net" del 25 marzo.

IN SETTE ANNI DA 900 A 46.000 GLI ISCRITTI AI CORSI PROFESSIONALI IN LOMBARDIA

Dalle professionalità necessarie al funzionamento di Malpensa all'artigianato e alla riparazione di macchine industriali, i Cfp formano ormai un numero di ragazzi non troppo distante da quello degli istituti professionali statali (60.000). Leggi.


martedì 23 marzo 2010

RIFLESSIONI E UNA RISPOSTA SULLA LETTERA APERTA DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

Dopo la presentazione al Liceo Michelangiolo della Lettera aperta ai partiti e ai candidati alle prossime elezioni regionali (a oggi sottoscritta da 81 prèsidi toscani), abbiamo avuto notizia di una seconda lettera firmata da alcuni altri dirigenti, che, pur dando atto ai colleghi di partire da problemi reali, si esprime in senso negativo sulla possibilità di assolvere l'obbligo scolastico anche in percorsi di formazione professionale.
Riteniamo utile pubblicarla su questo blog, insieme a una nostra risposta. (GdF)

Riflessioni sulla lettera aperta dei 61 dirigenti scolastici della toscana.

Risposta ai firmatari delle "Riflessioni".

venerdì 19 marzo 2010

NAPOLI: FORMAZIONE PROFESSIONALE A 14 ANNI CONTRO IL MAL DI SCUOLA

Dal “Giornale di Napoli” un servizio su un seminario in cui si è fatto il bilancio dei primi tre anni dei “Percorsi Alternativi Sperimentali”, realizzati dalla Regione Campania (governata da una giunta di sinistra come la Toscana). Si tratta di corsi destinati ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni, che non risultano iscritti ad alcun percorso scolastico o formativo. Leggi.

giovedì 18 marzo 2010

LETTERA DEI PRÈSIDI: LE ADESIONI SALITE A 77

Continuano ad arrivare nuovi consensi di dirigenti scolastici toscani alla lettera-appello, presentata alla stampa venerdì scorso, che chiede a chi si è candidato al governo della Regione di consentire in futuro l’assolvimento dell’obbligo anche in percorsi di formazione professionale. A oggi le adesioni sono passate da 61 a 77. Intanto sono in corso i contatti con i partiti e i candidati per consegnare direttamente il documento e illustrare più approfonditamente il problema e la proposta.

Segnaliamo poi che sabato prossimo 20 marzo su Rai 3, alle 12.25, andrà in onda un servizio di approfondimento sulla lettera aperta dei dirigenti.

Questo, infine, l'elenco delle adesioni successive alla conferenza stampa di presentazione:
Anna Oragano, Scuola media unificata di Sansepolcro (Ar)
Anna Rugani, Scuola media “Del Prete-De Nobili-Massei” (Lucca)
Maria Beatrice Capecchi, Scuola media “Giovanni Pascoli” di Montepulciano (Si)
Sandro Orsi, Istituto comprensivo di Pietrasanta 1 (Lu)
Simonetta Ferrini, Istituto comprensivo di Certaldo (Fi)
Vito Pace, Scuola media “Giusti- Gramsci” di Monsummano Terme (Pt)
Fabrizio Martinolli, Istituto superiore “Einaudi-Ceccherelli” di Piombino*
Ave Marchi, Istituto tecnico commerciale “Francesco Carrara” di Lucca
Rosa Celardo, Istituto comprensivo “Francesco Petrarca” di Montevarchi (Ar)
Giovanni Parente, Scuola media “Leonardo da Vinci” di Figline Valdarno”
Cinzia Machetti, Istituto comprensivo di Civitella Paganico (Gr)
Milvia Gugnali, Istituto comprensivo “John Lennon” di Sinalunga (Si)
Maria Cristina Tundo, Scuola media “Masaccio-Calvino-Don Milani” di Firenze
Marco Coretti, Istituto comprensivo “O. Vannini” di Casteldelpiano (Gr)
Sonia Cirri, Scuola media “Botticelli-Puccini” di Firenze
Stefano Pagni Fedi, 2° Circolo didattico di Firenze

mercoledì 17 marzo 2010

LICEI: I NUOVI PROGRAMMI SONO SCRITTI IN ITALIANO

È questa la prima e non marginale novità sottolineata nel commento ai nuovi programmi per i Licei che Paolo Ferratini (membro della "cabina di regia" che ha lavorato su questi testi) firma oggi sul "Corriere della Sera". Speriamo che sia un decisivo primo passo verso l'uscita dal tunnel dell'illeggibile neolingua che ha afflitto per molti lustri quasi ogni scritto sulla scuola. Peraltro, come sottolinea Ferratini, non è solo una "questione di stile". Si tratta di una radicale semplificazione delle Indicazioni nazionali rispetto alla struttura trinitaria codificata nella Riforma Moratti: un profilo generale con poche e chiare competenze finali e le conoscenze ritenute fondamentali. Il "rasoio di Occam", che il Consigliere Bruschi aveva detto di voler utilizzare per la scrittura dei nuovi programmi (vedi post del 5 gennaio), ha funzionato.

sabato 13 marzo 2010

LA LETTERA DEI 61 PRESIDI NEI RESOCONTI DEI MEZZI D'INFORMAZIONE

"Il Corriere fiorentino", "La Nazione", "L'Unità", "Il nuovo Corriere di Firenze" hanno dedicato un servizio alla conferenza stampa di presentazione della lettera aperta (vedi nota di ieri), mentre "La Repubblica", che giovedì già aveva pubblicato un pezzo sull'argomento (sia pure con un titolo sbagliato), ne ha parlato all'interno di un altro articolo sulla scuola. Oggi poi il TGR della Toscana delle 14 ha trasmesso un ottimo servizio in proposito e ne farà oggetto di un approfondimento sabato 20, mentre un' altra televisione, TVR TeleItalia, ne ha riferito nel Tg di ieri pomeriggio.
Lunedì prossimo, nel Tg delle 20 su RTV 38, Valerio Vagnoli, primo firmatario dell'appello, sarà ospite in studio.
Siamo in grado di farvi leggere solo alcuni dei servizi usciti: quelli sulla "Repubblica" di giovedì e di oggi, quello della "Nazione" e quello del "Nuovo Corriere" (con l'avvertenza che quest'ultimo lo dovete sfogliare on line (sulla destra) e andare a pagina 19 (Troppi bocciati alle professionali).

venerdì 12 marzo 2010

PRESENTATA LA LETTERA APERTA DI 61 PRÈSIDI TOSCANI: "ASSOLVERE L'OBBLIGO ANCHE NELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE"

Nell'Aula magna del Liceo Michelangelo si è svolta oggi la conferenza stampa di presentazione della lettera aperta di sessantuno dirigenti scolastici a tutti i candidati alle prossime elezioni regionali, promossa dal Gruppo di Firenze. Molte le testate giornalistiche e televisive intervenute. Una rappresentanza di nove firmatari ne ha illustrato contenuti e scopi.
Ecco il testo e i firmatari:

Lettera aperta ai partiti e ai candidati alle prossime elezioni regionali

I dati sulle ripetenze e sull’abbandono scolastico indicano il grado di difficoltà che tanti ragazzi incontrano nel passaggio dalle medie alle superiori. Il fenomeno è grave specialmente negli istituti professionali: soltanto nel primo anno tre studenti su dieci vengono bocciati o si ritirano. Il loro insuccesso dipende in molti casi da una scuola non adatta alle loro attitudini; e la frustrazione delle loro aspettative, già dannosa in sé, è a sua volta una causa importante del gran numero di classi difficili, a volte ingovernabili.
Ma è soprattutto l’esperienza sul campo ad averci convinto che la scuola deve offrire ai ragazzi che escono dalla scuola media un ventaglio di scelte ben più ampio di quello attuale, in modo che ciascuno possa imboccare la strada più confacente ai propri talenti. A questo scopo, riteniamo essenziale una rivalutazione della formazione professionale, che in altre regioni, e specialmente nelle province di Trento e di Bolzano, sta dando da anni risultati molto positivi. In Toscana, invece, attualmente l’obbligo si può assolvere solo nel canale dell’istruzione. Per i ragazzi in grave difficoltà è previsto un certo numero di ore di orientamento e di laboratori e, solo al termine del biennio, un anno “professionalizzante”, a cui può accedere un numero limitato di ragazzi. Bisogna fare molto di più.
Il fatto è che, nonostante le tante esperienze di alto livello in Italia e in Europa, ancora oggi molti pensano a questo canale formativo come puro addestramento al lavoro privo di contenuti culturali: insomma una scuola di serie B. Non abbiamo invece dubbi che essa sia scuola a tutti gli effetti e costituisca, se adeguatamente supportata e finanziata, una risorsa strategica per lo sviluppo e una preziosa possibilità di autorealizzazione per molti giovani.
Siamo consapevoli che si tratta di cambiamenti non realizzabili da un giorno all’altro, ma riteniamo indispensabile e urgente cominciare a muoversi in questa direzione. Proponiamo quindi che la Regione Toscana, in collaborazione con le amministrazioni provinciali, avvii quanto prima in tutte le province toscane, all’interno di un consistente numero di istituti professionali, la sperimentazione di percorsi triennali di formazione professionale a cui si possa accedere direttamente dopo l’esame di terza media - preservando comunque la possibilità di chiedere il passaggio all’istruzione superiore sia nel corso del triennio che dopo aver conseguito la qualifica.

I dirigenti scolastici (in ordine di adesione):

Valerio Vagnoli, Istituto superiore “Giorgio Vasari” di Figline Valdarno*
Anna Maria, Addabbo
, Istituto d’Arte di Sesto Fiorentino e Montemurlo*
Anna Rita Borelli
, Istituto superiore “Leopoldo II di Lorena” di Grosseto*
Ivan Gottlieb, Istituto superiore “Alessandro Volta” di Bagno a Ripoli
Fiorenza Giovannini, Scuola media “Giovanni della Casa” di Borgo San Lorenzo
Mario Sladojevich, Istituto tecnico Agrario e professionale per l’Agricoltura di Firenze*
Daniela Nuti, Istituto comprensivo di Reggello
Andrea Marchetti, Istituto superiore “Virgilio” di Empoli
Eda Bruni, Scuola media “Di Cambio-Angelico” di Firenze e I.C. di Calenzano
Tiziana Torri, Circolo didattico di Pontassieve
Giuliana Cinni, Istituto superiore “Enrico Fermi” di Empoli
Anna Maria Barbi, Liceo scientifico “Antonio Gramsci” di Firenze
Paola Mencarelli, Istituto superiore “Salvemini- D’Aosta” di Firenze
Giulio Mannucci, Istituto superiore “Ernesto Balducci “ di Pontassieve
Arnolfo Gengaroli, Istituto comprensivo “Ernesto Balducci” di Fiesole.
Massimo Primerano, Liceo classico “Michelangiolo” di Firenze
Giancarlo Fegatelli, Istituto superiore “Giuseppe Peano” di Firenze
Paolo Collini, Istituto superiore “Elsa Morante-Ginori Conti” di Firenze*
Anna Pezzati
, Circolo didattico di Rignano sull’Arno
Barbara Zari, Scuola media “Bacci-Ridolfi” di Castelfiorentino
Valeria Bertusi, Istituto superiore “Giovanni Caselli” di Siena**
Maria Giovanna Lucchesi, Scuola media “Maria Maltoni” di Pontassieve
Andrea Menchetti, Istituto superiore “Matteo Civitali” di Lucca*
Giovanni Marrucchi, Istituto professionale “Luigi Einaudi” di Pistoia*
Aldo Piras, Istituto professionale “Antonio Pacinotti” di Pistoia*
Daniela Giovannini, Istituto Superiore “L. Da Vinci” Arcidosso, Grosseto
Michele Totaro, Circolo didattico 12 di Firenze
Marco Mori, Liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Firenze
Maria Delle Rose, Istituto professionale “Cellini-Tornabuoni-De Medici” *
Alessandro Marinelli, Istituto superiore “Arturo Checchi” di Fucecchio*
Gino Artuso, Istituto superiore “Del Rosso-Alighieri” di Orbetello
Clara Pistolesi, Liceo scientifico “Piero Gobetti” di Firenze
Marco Parri, Istituto superiore “San Giovanni Bosco” di Colle Val d’Elsa
Barbara Figliolìa, Istituto comprensivo 2 di Bagno a Ripoli
Fiorella Fambrini, Istituti superiori “Barsanti” di Massa e “Pacinotti” di Bagnone (MS)*
Oliviero Appolloni, Istituto comprensivo “Cecco Angiolieri” di Siena
Fabrizio Poli, Istituto Superiore “ Guglielmo Marconi” San Giovanni Valdarno*
Santi Marroncini, Istituto tecnico commerciale “Aldo Capitini” di Agliana (PT)
Sandro Marsibilio, Istituto comprensivo "Lorenzetti" di Sovicille (SI)
Lucia Capizzi, Istituto tecnico e scientifico “Galilei” di Viareggio
Cristina Grieco, Istituto tecnico commerciale “Amerigo Vespucci” di Livorno
Diana Marchini, Istituto comprensivo “Fossola-Gentili” di Carrara
Marta Paoli, Istituto tecnico commerciale “Sallustio Bandini” di Siena
Concetta Battaglia, Istituto comprensivo “Vincenzo Galilei” di Pisa
Andrea Simonetti,Istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci” di Avenza Carrara (MS)
Massimo Dal Poggetto,Istituto comprensivo “"Centro Migliarina Motto" di Viareggio
Loretta Borri, Istituto comprensivo di Roccastrada (GR)
Marco Panti, Istituto comprensivo “Piero della Francesca” di Firenze
Enio Lucherini, Scuola media “Guido Cavalcanti” di Sesto Fiorentino
Luciano Tagliaferri, Istituto superiore “Giovagnoli” di Sansepolcro e Anghiari*
Gianna Valente,
2° Circolo didattico “Antonio Benci” di Livorno
Lida Sacconi, Ist. compr. “Gereschi” di Pontasserchio e San Giuliano Terme (PI)
Eva Bianconi, Circolo Didattico di Cerreto Guidi (FI)
Ruggiero Dipace, Istituto tecnico commerciale e per geometri “Toniolo” di Massa
Aldo Pampaloni, Ist. compr. “F. Mochi” di Levane-Montevarchi e ITI “Ferraris” di S. Giovanni Valdarno* (AR)
Daniela Travi, Istituto comprensivo “Gandhi” di Pontedera (PI)
Gino Cappè, Istituto superiore “Artemisia Gentileschi” di Carrara
Maria Cristina Calamai, Istituto comprensivo di Pelago (FI)
Donatella Frilli, Istituto comprensivo “Manzoni- Baracca” di Firenze
Maria Josè Manfré, Istituto tecnico commerciale “Dagomari” di Prato
Maria Pina Cirillo, 3° Circolo didattico di Carrara

* Istituti professionali o comprendenti indirizzi professionali

martedì 9 marzo 2010

COMUNICATO STAMPA DEL GRUPPO DI FIRENZE

Venerdì 12 marzo alle 11.30, nell’Aula magna del Liceo Classico Michelangelo
di Firenze, via della Colonna 9r, si terrà la Conferenza stampa di presentazione della Lettera aperta di 61 Dirigenti scolastici della Toscana a tutti i partiti e ai candidati alle prossime elezioni regionali, promossa dal Gruppo di Firenze. Saranno presenti alcuni dei firmatari.
Nella lettera-appello i presidi toscani partono dal grande numero di ripetenze e di abbandoni scolastici che si verificano soprattutto nei primi anni degli istituti professionali: soltanto nel primo anno tre studenti su dieci vengono bocciati o si ritirano. A questi ragazzi gli istituti professionali statali (anche quelli previsti dalla Riforma Gelmini) non offrono, con il limitatissimo numero di ore di laboratorio, dei percorsi adeguati alle loro aspettative e ai loro talenti.
A differenza di altre regioni la Toscana non consente di assolvere l’obbligo scolastico con percorsi di formazione professionale. Dove questo è possibile (ad esempio le province di Trento e Bolzano) la percentuale degli insuccessi è molto più ridotta.
Per questo i presidi toscani chiedono ai partiti e ai candidati governatori di ripensare la politica regionale in materia di istruzione e formazione professionale e avanzano delle proposte per offrire agli studenti la possibilità di scelte più adeguate alle loro necessità e aspirazioni.

Firenze, 9 marzo 2010

venerdì 5 marzo 2010

QUARANT’ANNI SENZA MERITO

La norma transitoria che fino al 2012 obbliga gli insegnanti con quarant’anni di contributi a andare in pensione è tra l’altro un piccolo capolavoro di indifferenza al merito. Fino all’anno scorso ci sono stati docenti che hanno potuto insegnare fino a sessantacinque anni o addirittura chiedere la deroga fino sessantasette. Si tratta nella maggior parte dei casi di persone appassionate e di valore, che potrebbero dare ancora molto a una scuola in cui purtroppo molti insegnanti sono demotivati. Proprio mentre tanti colleghi vorrebbero andare in pensione e non possono (essendosi visti per tre o quattro volte spostare in avanti l’età pensionabile), altri vorrebbero invece restare, ma gli viene impedito (è il caso tra gli altri di un docente del Berchet di Milano), per un calcolo di cui neppure si è avuto il garbo di illustrare l’utilità in termini economici. Chi contava di prolungare di altri quattro o cinque anni la propria vita professionale si è visto chiudere la porta in faccia. Come se si trattasse di una semplice pratica burocratica e non di un delicato passaggio esistenziale. E a conferma che attualmente la scuola non valorizza in nessun modo i migliori.

martedì 2 marzo 2010

IL 5 IN CONDOTTA SERVE A EDUCARE

Due interventi positivi sulla funzione del voto di condotta: l’intervista allo psicanalista Luigi Ballerini pubblicata oggi su “ilsussidiario.net” e un commento di Francesco Agnoli su “Avvenire”. Da notare che il “quotidiano approfondito” sintetizza il pensiero di Ballerini con un titolo semi-benaltrista, che ne forza in senso riduttivo il significato (che è di netto, seppur pacato, favore al ripristino di questa sanzione): Il 5 in condotta può essere efficace, ma non basta a formare degli uomini.
D’altra parte è lapalissiano che in fatto di educazione nessun fattore da solo può bastare. Non basta un buon corpo insegnante se la famiglia diseduca, né una famiglia a posto se hai pessimi insegnanti; così come non basta da solo un preside in gamba, e via dicendo. Agli equilibristi del "sì, ma" andrebbe però ricordato che la conquista del rispetto per gli altri è essenziale per diventare uomini, oltre che per consentire “la possibilità stessa di fare scuola”, come ricorda Agnoli nel suo articolo. (GR)