mercoledì 11 giugno 2008

LE PROPOSTE CHE ABBIAMO INVIATO AL MINISTRO GELMINI

Gentile Ministro,
sappiamo che sono in molti a scriverLe in questi giorni e non vorremmo risultare importuni. Tuttavia, avendo noi promosso, durante la campagna elettorale, una lettera aperta sulla necessità di incardinare la vita della scuola sui criteri di merito e responsabilità, firmata da noti studiosi e commentatori, ci è sembrato quasi doveroso indicare quali dovrebbero essere secondo noi alcuni passi concreti per passare dai princìpi ai fatti, ovviamente senza nessuna pretesa di completezza o di organicità.
Ci permettiamo di sottoporli alla Sua attenzione, accompagnandoli con un caloroso incoraggiamento a lavorare per una scuola seria e rigorosa, che sia messa in grado di porre riparo ai gravissimi guasti causati negli scorsi decenni da una deriva lassista e falsamente egualitaria. Si tratta, come ormai riconoscono in molti, di un’esigenza vitale per la nostra società.
Con molti auguri di buon lavoro,

Sergio Casprini,
docente di Storia dell’Arte

Andrea Ragazzini,
docente di Storia dell’Arte

Giorgio Ragazzini,
docente di Lettere
nella scuola media

Valerio Vagnoli,
Dirigente scolastico


SUL COMPORTAMENTO DEGLI ALLIEVI

Premessa. La necessità di ristabilire in tutte le scuole un clima di serietà, di impegno, di rispetto delle regole è la condizione preliminare di qualsiasi riforma della scuola. A questo proposito ci sembra indispensabile sottolineare quanto sia diffusa l’idea che la sanzione sia alternativa all’educazione. In una visione non distorta ideologicamente la sanzione è invece uno degli strumenti dell’educazione, in particolare sotto il profilo della prevenzione. Se un comportamento scorretto ha molte probabilità di venire punito, è più difficile che venga messo in atto.

Statuto degli studenti. Va riformata in modo più radicale di quanto abbia fatto (meritoriamente) il Ministro Fioroni la parte disciplinare dello Statuto degli studenti: va garantito il requisito educativo essenziale di una sanzione, cioè la tempestività. Oggi, per l’eccessivo garantismo dello Statuto, questo è possibile solo violando la legge.
Inoltre dovrebbe avere un maggior peso sull’ammissione all’anno successivo o agli esami una valutazione negativa in condotta. Attualmente la ripetenza per comportamento scorretto è prevista solo in casi gravissimi ( articolo 4 comma 9-bis: “nei casi di recidiva, di atti di violenza grave, o comunque connotati da una particolare gravità tale da ingenerare un elevato allarme sociale, ... la sanzione è costituita dall'allontanamento dalla comunità scolastica con l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi”).

Scuola primaria
. È ormai indispensabile introdurre anche nella scuola primaria l’obbligo di un regolamento di disciplina con le relative sanzioni: crescere vuol dire anche imparare che chi si comporta male ne paga le conseguenze.

Riconoscimento del comportamento corretto
. Bisogna decidersi a valorizzare il comportamento corretto e l’impegno. Per le scuole superiori, ad esempio, proponiamo che all’interno del credito scolastico per l’Esame di Stato, sia riservato un punteggio premiale per il comportamento corretto: che cioè per ciascuno degli ultimi tre anni di corso 1 punto di credito scolastico venga assegnato ai candidati che abbiano conseguito un voto di condotta di almeno 9/10.

Assenze
. Una scuola seria deve chiedere ai suoi allievi anche una frequenza regolare. Attualmente un limite alle assenze esiste solo nella scuola secondaria di primo grado. Il decreto legislativo 59 del 2004 ha infatti introdotto il tetto di un quarto dell’orario complessivo, con possibilità di deroghe. In pratica una legalizzazione dell’assenteismo.
Proponiamo che in tutti i gradi dell’istruzione venga stabilito che l’anno scolastico non è valido se viene superato il 10% dei giorni ( o meglio delle ore) di assenza, cioè circa venti giorni, che sono già molti. Questo limite potrà essere superato (in misura da stabilirsi) esclusivamente per certificati motivi di salute.

Giustificazioni dei maggiorenni
. Succede in non pochi istituti che gli studenti che hanno compiuto diciotto anni entrano ed escono (magari in occasione di un compito) a loro piacimento, approfittando della facoltà di giustificare le proprie assenze. A noi sembra evidente che, almeno fino a quando i figli vivono in famiglia a carico dei genitori, a questi ultimi debba essere riconosciuto il diritto-dovere di vigilare anche sulla frequenza dei figli a scuola. Bisogna quindi estendere anche ai maggiorenni l'obbligo di firma o almeno di controfirma del padre o della madre sulle giustificazioni delle assenze.

DOCENTI
Accesso alla professione
. Il merito deve essere un punto di riferimento essenziale nell’accesso alla professione (studi e reclutamento). Prima ancora di valorizzare le eccellenze, bisogna che il sistema funzioni bene sotto questo profilo e non immetta nella professione persone impreparate o inadatte dal punto di vista attitudinale.

Demerito
. L’esperienza ci dice che la maggioranza dei docenti già in servizio è seria e preparata e ha solo bisogno di essere sostenuta e valorizzata. Tuttavia rimane indispensabile eliminare le eccessive tutele che impediscono di intervenire tempestivamente nei confronti di chi non faccia il proprio dovere (ciò vale ovviamente anche per il personale non docente) o si riveli palesemente inadeguato.
Nuove figure professionali
.
Le scuole hanno bisogno di nuove figure per poter funzionare in regime di autonomia. È un’occasione per creare nuove articolazioni della funzione docente, valorizzando così talenti ulteriori rispetto all’insegnamento. Progettazione di curricoli, aggiornamento e ricerca, tirocinio per i nuovi docenti, servizi alla didattica: oggi questi compiti o vengono svolti – spesso alla bene meglio – da insegnanti volonterosi per poche lire o vengono del tutto trascurati.
Libertà metodologica. In questi ultimi decenni la scuola italiana è stata sottoposta alla deleteria influenza di un ceto di pedagogisti e pseudo-esperti di didattica, che si sono fatti portatori di dogmi calati dall’alto, con il solo risultato di avvilire la gran parte dei docenti, regolarmente trattati come incompetenti da rieducare. È quindi di fondamentale importanza che Lei ribadisca la libertà e la responsabilità del docente nelle sue scelte metodologiche, già sancita nel regolamento dell’autonomia, mettendo definitivamente fine ai tentativi diretti e indiretti di imporre ortodossie metodologiche di Stato. Nella scuola devono ricominciare a circolare il buon senso e il valore dell’esperienza. Il metodo migliore è quello che funziona.

Aggiornamento
. Al posto dell’aggiornamento calato dall’alto, che in molti ha prodotto il rifiuto di ogni aggiornamento di carattere non individuale, deve essere stimolata la creazione da parte delle scuole di un ambiente professionale in cui si possano comunicare e discutere, con metodo seminariale, esperienze positive, difficoltà, proposte, senza prevedere obbligatoriamente la presenza di esperti. Oltre ai temi di carattere disciplinare e metodologico, dovrebbe essere dato particolare rilievo al profilo educativo del rapporto docente-allievo.

Linguaggio.
Ormai da molti da anni si è largamente diffusa una sorta di peste linguistica, il didattichese o pedagogese, che ha reso illeggibile quasi ogni libro, articolo, testo ( a cominciare da quelli ministeriali) che tratti di scuola. Ecco un esempio: “In quanto comunità educante, la scuola genera una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi...”(dalle recenti Indicazioni per il curricolo). È una deriva che va combattuta con ogni mezzo, a favore di un italiano chiaro ed essenziale, capace di comunicare esperienze e riflessioni in modo semplice e diretto.
Valutazioni di fine anno
. Bisogna far sì che le valutazioni di fine anno, nel rispetto della libertà di insegnamento, vengano formulate basandosi sugli effettivi risultati conseguiti dai singoli allievi e seguendo rigorosi criteri di equità e di merito, senza obbedire alle tante pseudomotivazioni di carattere psicologico e sociale messe in giro dalla cultura del buonismo.

ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE
Nei primi anni delle scuole superiori si verifica, com’è noto, un altissimo numero di abbandoni e di bocciature. Si tratta in molti casi di ragazzi che si gioverebbero moltissimo di una seria e qualificata formazione professionale, impostata sull’operatività e anche sull’alternanza scuola-lavoro. La sua mancanza viene tra l’altro lamentata anche da molti settori del sistema produttivo.
Nuove possibilità di soddisfacenti percorsi scolastici potrebbero essere assicurate anche da una riforma dei curricoli degli istituti professionali, il cui carattere para-liceale è certamente tra le cause dell'elevato numero di abbandoni (circa il 25%). Si dovrebbe ridimensionare il numero di materie, in modo da rendere meno faticoso e frammentato l’iter formativo, ma oltre a diminuire le ore di scuola complessive, è indispensabile aumentare il numero di quelle dedicate ai laboratori d'indirizzo, favorendo così quegli allievi che hanno difficoltà ad integrarsi in percorsi scolastici tradizionali.

CURRICOLI / PROGRAMMI
Criteri per la loro redazione


1. Gran parte dei docenti ritiene essenziale che siano indicati con chiarezza per ogni materia gli obbiettivi e gli argomenti fondamentali, quelli che dovrebbero fare parte del bagaglio culturale di ogni cittadino italiano, lasciando alle scuole e ai singoli docenti la responsabilità di integrarle secondo quote prefissate. Dovrebbe essere cioè riconosciuta la loro natura di “programmi”, a cui si affiancherebbe un certo numero di “indicazioni” per la loro integrazione a livello regionale o di istituto. Questo per garantire una certa omogeneità nella formazione di base delle nuove generazioni, accanto al riconoscimento delle esigenze (reali, però) delle regioni, delle scuole e delle realtà economiche con cui esse si trovano in contatto.
2. Molti considerano inutile o addirittura dannosa la moltiplicazione di concetti scarsamente distinti tra loro, quali abilità, competenze, obbiettivi specifici di apprendimento, eccetera; e d’altra parte ci consta che i pedagogisti non si sono ancora accordati né sulla definizione né sulla valutazione delle competenze, per fare un esempio.
Si sente l’esigenza di una semplificazione terminologica, magari ricorrendo al termine generico di obbiettivi di apprendimento: alcuni indicheranno conoscenze, altri abilità o competenze. Poco importa se il risultato potrà non essere giudicato "pedagogicamente corretto" da qualcuno.
3. Bisogna abolire le inutili, verbosissime e illeggibili (e infatti non lette dai più) parti introduttive di “filosofia dell’educazione”.
4. Quanto al linguaggio, la stesura definitiva dovrà essere improntata a criteri di essenzialità, semplicità e chiarezza. Un testo breve e comprensibile, accessibile anche alle famiglie e, almeno entro certi limiti di età, agli studenti.


1 commento:

GdF ha detto...

PUBBLICHIAMO IL COMMENTO DI PIERO MORPURGO: Leggo sul sito le proposte sull’istruzione (11 giugno) e le condivido tutte tranne quelle relative all’istruzione professionale, vediamo perché:
1) attualmente l’istruzione professionale è il canale dei falliti sicché chi aspira davvero a divenire elettrotecnico si trova in una bolgia di falliti;
2) chi gestisce i laboratori (economia, falegnami etc.) ha altre attività in netto contrasto e in conflitto di interesse con la didattica (non svelo i segreti a chi potrà divenire mio concorrente) ragion per cui i laboratori sono inefficaci e inefficienti
3) le ore (40 o 36) sono esagerate tuttavia se son scuole per i falliti servono per recuperare, se son scuole di alto livello tecnico allora bisogna pur dire dove vanno i falliti o gli svogliati;
4) per curiosità sono andato in fabbrica a chiedere cosa volevano da me in quanto insegnante di italiano alle professionali e mi hanno risposto che uno studente delle professionali: a) dovrebbe saper leggere e comprendere una direttiva macchine o un manuale di istruzioni (non sanno); b) saper chiedere aiuto (non lo fanno); c) sapersi fermare in tempo in situazioni critiche (non le percepiscono), d) avere una effettiva conoscenza linguistica dell’inglese o del tedesco (settore conciario);
Il fallimento dell’istruzione professionale si combatte solo respingendo l’idea che accede all’istruzione professionale ‘chi è un fallito alla scuola media’ il che è un controsenso giacché se uno fallisce alla scuola media la deve ripetere perché: non ha il lessico, perché non è capace di studiare, perché non può interpretare un testo. Insegno da 20 anni alle professionali e questa idea che debbo raccogliere i reprobi non mi sta bene. In teoria dovrei accogliere ragazzi motivati per fare ebanisteria, elettrotecnica, ragioneria, etc.
Aggiungo: la cultura del merito e della responsabilità esige l’incompatibilità. Nelle scuole professionali allignano ingegneri, avvocati, professionisti a vario titolo che fanno i docenti solo per copertura dell’evasione fiscale e in realtà sarebbe semplicissimo evitarlo: NON possono insegnare nella scuola coloro i quali, esercitando una libera professione, hanno introiti che superano il doppio delle stipendio percepito da dipendente (stipendio = 1 + libera professione = 1,1 comporta decadenza), il che permetterebbe ai professionisti neolaureati di insegnare.
Attenzione: la grande riforma dell’istruzione professionale che ha ‘costretto’ quanti erano schiavi dei laboratori a studiare scienze, diritto, italiano e storia deve essere tutelata. Personalmente negli anni ’60 ho visto i miei coetanei fabbricare autoradio per una fabbrica e non incassare una lira e non apprendere alcunché solo perché loro dovevano imparare bene solo a fare gli automi.
Sull’istruzione professionale la nostra Assemblea Costituente si pronunciò in modo luminoso con Marchesi, furono prima D’Alema e poi la Lega a imboccare una deriva della schiavitù che rifiuto perché a tutti deve essere garantito il diritto di saper leggere e scrivere e a nessuno deve essere concessa la possibilità di considerare la scuola un parcheggio.
Ciao piero