In Italia il problema della crisi
educativa non è in nessuna agenda politica, quasi riguardasse solo le famiglie e non avesse alcuna incidenza sulla vita
sociale. I suoi riflessi nella qualità della scuola vengono spesso ignorati
oppure ci si illude di riassorbirli attraverso una qualche “rivoluzione della didattica”.
Invece in Gran Bretagna l’Ofsted, l’agenzia statale che controlla gli standard
e i servizi scolastici e suggerisce al governo nuove strategie, nel suo rapporto
annuale al parlamento dichiara, come riferisce il “Corriere della Sera” di
ieri, che “è la mancanza di regole e di limiti a «impoverire» i bambini, il
fatto che non si insegni più loro a distinguere un comportamento giusto da uno
sbagliato”. Leggi.
venerdì 18 ottobre 2013
giovedì 17 ottobre 2013
L’ASSESSORE CHE LODA L’OCCUPAZIONE
Con
un intervento sul “Corriere Fiorentino” di ieri, l’assessore comunale all’educazione Cristina
Giachi loda gli studenti che hanno
occupato un paio di scuole, perché a suo dire questa volta parlano di cose
serie; e si dice disposta a incontrarli all’interno degli istituti. Gli
risponde oggi sullo stesso giornale Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze.
L'intervento dell'Assessore Giachi.
La risposta di Valerio Vagnoli.
L'intervento dell'Assessore Giachi.
La risposta di Valerio Vagnoli.
sabato 5 ottobre 2013
LA RELAZIONE DI VALERIO VAGNOLI AL CONVEGNO DELLA GILDA SU SCUOLA E LAVORO
Si è tenuto stamani a Firenze il
convegno della Gilda annunciato su questo blog, intitolato Il sistema dell’istruzione e della formazione tra pensiero critico e
mercato del lavoro. Un incontro interessante e utile, in cui una volta tanto
si sono potute ascoltare relazioni chiare, scevre di retorica e di ottimo
livello. Quanto prima verrà messa in rete la registrazione integrale a cura di “Gilda
Tv” e in seguito verranno pubblicate le relazioni in formato elettronico.
Anticipiamo quella di Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze, Il caso Toscana: un’apertura verso l’Europa,
che contiene anche un inquadramento storico-culturale sulla formazione
professionale in Italia e sostiene la tesi che una scuola che consente più
opportunità di scelta è una scuola più giusta e più efficace. Leggi.
lunedì 30 settembre 2013
SABATO A FIRENZE CONVEGNO SU ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE DELLA GILDA DEGLI INSEGNANTI
Sabato prossimo 5 ottobre, nella giornata mondiale
dell’insegnante, la Gilda degli Insegnanti ha scelto per il suo tradizionale
convegno un tema di grande interesse, quello del rapporto tra scuola e lavoro, e dunque anche tra
istruzione propriamente detta e formazione professionale. Si terrà a Firenze
nella mattinata di sabato prossimo 5 ottobre, proprio nella Regione, cioè, che ha di
recente iniziato a mettere in discussione un orientamento
sfavorevole all’istruzione professionale come scelta di pari dignità in uscita
dalla scuola media. Tra i relatori anche Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze. Leggi
il programma.
venerdì 27 settembre 2013
LA SCUOLA DI FRONTE A DIFFICOLTÀ E DISABILITÀ: PIÙ FLESSIBILITÀ E MENO STEREOTIPI ANNI '70
Il professor Michele Zappella,
neuropsichiatra dell’età evolutiva, è noto per avere studiato a lungo l’autismo
nelle sue varie forme. Fin dagli anni sessanta si è occupato anche dell’integrazione
sociale e scolastica dei disabili, l’argomento che torna in questo intervento
sul nostro blog, insieme a quello del bisogni educativi speciali.
Il tema del bell’articolo di Giorgio Ragazzini sui BES del 6 settembre scorso e sull’effetto negativo che le nuove norme probabilmente avranno in prospettiva su tutta la scuola, riducendo all’individuo ogni problema e dando a questo una soluzione strettamente personale, si inserisce in una lunga storia che val la pena di ripercorrere e che risale ai primi anni settanta quando ha inizio il processo dell’integrazione scolastica in Italia. Continua a leggere.
Il tema del bell’articolo di Giorgio Ragazzini sui BES del 6 settembre scorso e sull’effetto negativo che le nuove norme probabilmente avranno in prospettiva su tutta la scuola, riducendo all’individuo ogni problema e dando a questo una soluzione strettamente personale, si inserisce in una lunga storia che val la pena di ripercorrere e che risale ai primi anni settanta quando ha inizio il processo dell’integrazione scolastica in Italia. Continua a leggere.
mercoledì 25 settembre 2013
SULL’INTEGRAZIONE DEGLI STRANIERI QUALCHE IPOCRISIA DA CANCELLARE
In
un articolo sul “Corriere
della Sera” l’economista Andrea Ichino commenta i risultati di uno studio
condotto insieme ad altri due ricercatori sui test Invalsi nelle elementari, da
cui risulta tra l’altro che, a livello della seconda classe, la
presenza di un ragazzo immigrato abbassa la percentuale di risposte
corrette delle classe, mentre questa influenza negativa sparisce in quinta. La
scuola italiana cioè “riesce a integrare
gli stranieri, ma in tempi relativamente lunghi, che devono assolutamente
essere accorciati”.
Naturalmente sarebbe bene saperne di più sulla ricerca e sui limiti della sua validità. È vero però, come
Ichino giustamente lamenta, che in Italia il
tema dell’integrazione è diventato il terreno
di uno sconsiderato scontro tra fazioni
di opposta ideologia; e la logica (si fa per dire) del politicamente
corretto, che domina nelle nostre istituzioni scolastiche, finisce per produrre
soluzioni ipocrite e contraddittorie. Ad esempio la ricerca ha messo in luce
che spesso i ragazzi stranieri sono inseriti in classi in cui gli allievi italiani vengono da famiglie meno istruite.
Il testo
integrale della ricerca (The Tower of Babel in the Classroom) è in
inglese. (AR)
L’INDIGNAZIONE AUTOMATICA DEI MAESTRI DI TOLLERANZA
L’informazione ha
scritto nei giorni scorsi una pagina di cattivo giornalismo, più preoccupato cioè
di suscitare clamore e di assecondare le facili indignazioni che di far capire
come sono andate le cose. I genitori di sei bambini di una prima elementare
hanno fatto cambiare scuola ai loro figli perché avevano in classe un compagno
autistico. Solo mettendo insieme vari articoli viene fuori qualche vago indizio
sulle motivazioni: preoccupazione per le ripercussioni sulla didattica, precedente
convivenza (si intuisce problematica) con l’alunno nella scuola dell’infanzia,
mancanza del sostegno. Non viene data la parola ai genitori in questione per
spiegare la loro decisione, né si indaga per altre vie su cosa effettivamente
succedeva in classe, per capire se i loro timori siano stati eccessivi o meno. Si
poteva quanto meno segnalare questa lacuna e sospendere il giudizio in attesa
di saperne di più.
Niente da fare, anche senza informazioni su questa scelta un’ondata tsunamica di indignazione ha percorso il paese che legge e ascolta la radio. Il ministro Carrozza ha immediatamente dichiarato che “certi comportamenti danneggiano gli italiani e la scuola tutta”, mentre su Radio 3 Tutta la città ne parla mandava in onda un vero e proprio processo mediatico (senza avvocato difensore) di quei genitori incapaci di comprendere che “un disabile è una risorsa”. E si prepara per domenica prossima addirittura una manifestazione davanti alla scuola. C’è infatti chi proclama a ogni piè sospinto il dialogo con l’altro e col diverso, ma non può neppure ipotizzare di riconoscerlo in alcuni genitori preoccupati, forse a torto o forse no. (GR)
Niente da fare, anche senza informazioni su questa scelta un’ondata tsunamica di indignazione ha percorso il paese che legge e ascolta la radio. Il ministro Carrozza ha immediatamente dichiarato che “certi comportamenti danneggiano gli italiani e la scuola tutta”, mentre su Radio 3 Tutta la città ne parla mandava in onda un vero e proprio processo mediatico (senza avvocato difensore) di quei genitori incapaci di comprendere che “un disabile è una risorsa”. E si prepara per domenica prossima addirittura una manifestazione davanti alla scuola. C’è infatti chi proclama a ogni piè sospinto il dialogo con l’altro e col diverso, ma non può neppure ipotizzare di riconoscerlo in alcuni genitori preoccupati, forse a torto o forse no. (GR)
venerdì 13 settembre 2013
UN MINISTRO INCITA GLI STUDENTI ALLA RIBELLIONE
“Siate ribelli. Ricordate le parole di Kant, uscite dall’adolescenza e
rifiutate le imposizioni, ribellatevi ai genitori, ai prof e alla scuola”. Che
un adulto senta nel 2013 il bisogno di rivolgersi ai giovani in questi termini
sessantottardi significa senza dubbio che non è consapevole di quello che serve
a un adolescente per crescere. Ma è ancora più grave che parole
di questo genere le dica il Ministro della Pubblica Istruzione all’inizio
dell’anno scolastico. Continua a leggere.
lunedì 9 settembre 2013
IL BONUS, LA BOCCIATURA E LA VALANGA DEI B.E.S.
In un articolo pubblicato ieri sia dal "Messaggero" che dal "Mattino, Giorgio Israel, dopo aver apprezzato la marcia indietro dell'attuale ministro sul "bonus" istituito da Profumo e criticato la sua esternazione sulle bocciature, afferma che la normativa sui Bisogni Educativi Speciali e la filosofia che la ispira sfoceranno "in un insuccesso clamoroso che travolgerà nelle rovine anche la funzione
dell’istruzione". Leggi
venerdì 6 settembre 2013
PERCHÉ LA NORMATIVA SUI B.E.S. AGGRAVERÀ LA CRISI DELLA SCUOLA
Con la
direttiva del 27 dicembre 2012 sugli alunni con
Bisogni Educativi Speciali e la circolare applicativa del 6 marzo 2013 fa un
decisivo passo avanti l’idea che la scuola non deve più essere l’istituzione che
assicura la trasmissione del patrimonio culturale della nazione e in quanto
tale trascende, pur includendole, le esigenze dei singoli, ma piuttosto un
servizio in grado di modellarsi sulle caratteristiche e le richieste di
ciascuno. Continua a leggere.
domenica 1 settembre 2013
SEVERGNINI FA IL DON MILANI: E LA COLPA È ANCORA DELLA PROF
Beppe Severgnini ha
riletto Lettera a una professoressa e ha deciso che è valida oggi come ieri,
quando veniva sventolata dai sessantottini (“che ci volete
fare, ogni tanto anche loro ne imbroccavano una”). Così ha deciso di utilizzare
“La Lettura”, il supplemento
domenicale del “Corriere della Sera”, per inviare un’altra lettera
– anzi un’ email – alla famigerata professoressa. Continua a leggere.
mercoledì 21 agosto 2013
EDUCAZIONE E QUIETE PUBBLICA: BAMBINI INGOVERNABILI NEI LUOGHI DI VACANZA
Un
articolo di Luca Goldoni descrive con esattezza di dettagli la distruzione
della tranquillità nei luoghi di villeggiatura a opera dei bambini non educati alla
convivenza. Basta aggiungere due cose: che la cosa vale anche per gli alberghi
di montagna; e che, se non bastano i bambini, ci pensa la musica ad alto volume
a pregiudicare del tutto la possibilità di rilassarsi. Leggi.
lunedì 19 agosto 2013
SCUOLA DI MASSA E SCUOLA DI CULTURA
In
attesa di leggere il libro di Adolfo Scotto di Luzio, La scuola che vorrei,
godiamo della bella recensione che sul “Corriere della Sera” di oggi ne fa
Ernesto Galli della Loggia. Quest’ultimo si identifica totalmente nelle tesi
del libro e soprattutto del fallimento della nostra scuola di massa: aver
gettato a mare il meglio della nostra tradizione scolastica che aveva avuto il suo fulcro nell’essere
innanzitutto scuola di cultura. Cioè scuola di qualità attenta ai contenuti
piuttosto che soltanto alle metodologie (pure importanti) e soprattutto capace di dare ai ragazzi il senso
di appartenenza ad una comune
civiltà in continua evoluzione e in
continua costruzione del “ senso di noi”. Un senso di noi che, a mio parere, è
drammaticamente assente nella scuola italiana di ogni ordine e grado; dove, appunto, dominano le dogmatiche teorie
“applicative” dei vari sistemi didattici e pedagogici che per moda si
alternano a discapito di contenuti certi e comuni.
Per esempio, in base alla mia esperienza pluridecennale di presidente di commissioni d’esame nelle scuole superiori, posso testimoniare che da una ventina d’anni non ho più il piacere di assistere ad orali in cui si parli di Dante, Foscolo, Leopardi o di Manzoni, “accortamente” studiati in quarta, se studiati. Né mi sembra abbia senso sottoporre a una quantità esosa di discipline gli studenti degli istituti tecnici e professionali, che dovrebbero invece concentrarsi su poche materie per approfondirle veramente, come è tipico di una didattica di impostazione umanistica e realmente legata alle nostre radici culturali. La differenza tra i vecchi maestri di bottega e una moderna formazione professionale dovrebbe consistere soprattutto nel dare la possibilità agli studenti di studiare e contestualizzare le materie professionali in una dimensione storica e artistica: cosa che naturalmente nelle nostre scuole è lontana dal realizzarsi. D’altra parte se nelle scuole pubbliche si può insegnare quello che si vuole, che senso ha curarsi della preparazione dei docenti? E chi si è preoccupato negli ultimi decenni (sottolineo: decenni!) di selezionare dei docenti colti, meritevoli e motivati?
Per Scotto di Luzio e Della Loggia una scuola come la nostra sarà sempre più disertata dalle élite, mentre penalizzerà sempre più le classi meno abbienti, in quanto, derubricata a ente gestore di moltitudini in cui gli studenti “sono indotti sempre più a concepire l’istruzione come uno specifico, individuale percorso, aperto a molteplici esperienze di vita”, non potrà permettere ai capaci e meritevoli di accedere, come invece meriterebbero, ai livelli più alti della società.
Come Gruppo di Firenze ci auguriamo che questo libro possa rimettere in primo piano il ruolo primario della scuola, quello di affidare alle nuove generazioni il nostro patrimonio culturale come base indispensabile anche della propria riuscita individuale. Per questo è necessario che alla scuola si guardi finalmente con quel realismo critico che è alla base della nostra cultura idealista, pragmatica e anche gramsciana. Invece coloro che hanno avuto in mano le leve del potere scolastico e culturale hanno in genere preferito fare scelte ideologiche e alla moda, anche perché meno impegnative per chi spesso si è trovato a gestirle, quelle leve, per “meriti” di militanza politica e di fedeltà ai partiti, senza avere la preparazione e la vocazione necessarie: quella di essere “come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte”. (VV)
Per esempio, in base alla mia esperienza pluridecennale di presidente di commissioni d’esame nelle scuole superiori, posso testimoniare che da una ventina d’anni non ho più il piacere di assistere ad orali in cui si parli di Dante, Foscolo, Leopardi o di Manzoni, “accortamente” studiati in quarta, se studiati. Né mi sembra abbia senso sottoporre a una quantità esosa di discipline gli studenti degli istituti tecnici e professionali, che dovrebbero invece concentrarsi su poche materie per approfondirle veramente, come è tipico di una didattica di impostazione umanistica e realmente legata alle nostre radici culturali. La differenza tra i vecchi maestri di bottega e una moderna formazione professionale dovrebbe consistere soprattutto nel dare la possibilità agli studenti di studiare e contestualizzare le materie professionali in una dimensione storica e artistica: cosa che naturalmente nelle nostre scuole è lontana dal realizzarsi. D’altra parte se nelle scuole pubbliche si può insegnare quello che si vuole, che senso ha curarsi della preparazione dei docenti? E chi si è preoccupato negli ultimi decenni (sottolineo: decenni!) di selezionare dei docenti colti, meritevoli e motivati?
Per Scotto di Luzio e Della Loggia una scuola come la nostra sarà sempre più disertata dalle élite, mentre penalizzerà sempre più le classi meno abbienti, in quanto, derubricata a ente gestore di moltitudini in cui gli studenti “sono indotti sempre più a concepire l’istruzione come uno specifico, individuale percorso, aperto a molteplici esperienze di vita”, non potrà permettere ai capaci e meritevoli di accedere, come invece meriterebbero, ai livelli più alti della società.
Come Gruppo di Firenze ci auguriamo che questo libro possa rimettere in primo piano il ruolo primario della scuola, quello di affidare alle nuove generazioni il nostro patrimonio culturale come base indispensabile anche della propria riuscita individuale. Per questo è necessario che alla scuola si guardi finalmente con quel realismo critico che è alla base della nostra cultura idealista, pragmatica e anche gramsciana. Invece coloro che hanno avuto in mano le leve del potere scolastico e culturale hanno in genere preferito fare scelte ideologiche e alla moda, anche perché meno impegnative per chi spesso si è trovato a gestirle, quelle leve, per “meriti” di militanza politica e di fedeltà ai partiti, senza avere la preparazione e la vocazione necessarie: quella di essere “come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte”. (VV)
martedì 6 agosto 2013
“LA STAMPA” PRENDE UN GRANCHIO E TRASFORMA IL BRACCIO DESTRO DI DON MILANI NELLA FAMIGERATA PROFESSORESSA DELLA “LETTERA”
Com’è andata con precisione non l’ha capito
neppure Rocco Moliterni, responsabile delle pagine culturali del quotidiano
torinese. Fatto sta che Adele Corradi, la docente di lettere diventata dal 1963
la più assidua collaboratrice del priore di Barbiana, è diventata “l’insegnante
cui era indirizzata la Lettera a una
professoressa”, proprio quella che la scuola di Barbiana additò al
disprezzo delle future generazioni come simbolo della scuola nemica dei poveri.
Eppure la vera professoressa – Vera Salvanti Spadoni – era stata intervistata
nel ’92 proprio da una giornalista della “Stampa” nonché sua ex-allieva; un’intervista
dalla quale usciva molto bene, nonostante la sua grande severità.
Cogliamo volentieri l'occasione di questa svista per ridare la parola, insieme a Adele Corradi, anche a Vera Salvanti, aggiungendo il ricordo che Valerio Vagnoli, essendo stato suo collega, scrisse in occasione della sua morte nel 2007. (GR)
L’intervista a Adele Corradi
L’intervista a Vera Salvanti
La testimonianza di Valerio Vagnoli, collega della "professoressa".
Cogliamo volentieri l'occasione di questa svista per ridare la parola, insieme a Adele Corradi, anche a Vera Salvanti, aggiungendo il ricordo che Valerio Vagnoli, essendo stato suo collega, scrisse in occasione della sua morte nel 2007. (GR)
L’intervista a Adele Corradi
L’intervista a Vera Salvanti
La testimonianza di Valerio Vagnoli, collega della "professoressa".
lunedì 29 luglio 2013
UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’ITALIA: IL RICORSO
Due interventi nello stesso fine settimana denunciano
il crescente ruolo dei giudici in molti àmbiti della società: Una corte conta più del parlamento di
Andrea Cangini e Via giudiziaria al concorso scolastico di Giovanni Belardelli, quest’ultimo sulla via crucis
dei concorsi per dirigenti.
Per limitarsi al territorio scolastico, chi ha la
responsabilità di decidere bocciature e sanzioni disciplinari nella scuola sa
benissimo che il ricorso è sempre in agguato; e che le probabilità di vedersi
dare torto da un giudice sono molto alte, anche nel caso che non si siano commessi
errori da parte di colleghi poco attenti o impreparati. Non
meraviglia quindi che questo timore stia scalando rapidamente la disdicevole
classifica dei pretesti con cui alcuni presidi e alcuni colleghi si scrollano volentieri
di dosso le loro responsabilità. E non parliamo poi di eventuali incidenti a un
allievo: qui può andarne di mezzo la serenità della propria esistenza futura.
Singolare paese, il nostro, in cui si proclama in teoria l'autonomia della scuola, del docente, del consiglio di classe, per poi
sottoporre quasi ogni loro decisione a un maniacale setaccio formalistico. Il problema è capire quali
strade ci possono essere per combattere questa crescente invadenza. Rivedere lo
statuto degli studenti? Semplificare e razionalizzare le norme sulla
valutazione, ancorandole meglio ai risultati effettivi? Valorizzare i
regolamenti interni? In ogni caso, se la scuola, come a volte stucchevolmente
si dice, è troppo importante per lasciarla agli insegnanti, figuriamoci se
possiamo appaltarla alla magistratura amministrativa e al Sindacato Genitori
Iperprotettivi. (GR)
giovedì 25 luglio 2013
NESSUNO DIFENDE LA QUIETE PUBBLICA, COSÌ SI DISTRUGGE LA CONVIVENZA CIVILE
Da tempo il “Corriere Fiorentino”, l’inserto toscano del “Corriere della Sera” diretto da Paolo Ermini, conduce una campagna politico-culturale contro il degrado di alcuni quartieri di Firenze, i cui abitanti sono tormentati tra l’altro - come quelli di altre città - dalla cosiddetta “movida”, in parole povere dagli assembramenti notturni di centinaia di giovani con relativi schiamazzi e musica ad alto volume fino a tarda notte.
Abbiamo inviato al “Corriere Fiorentino” una nostra riflessione, sperando di contribuire a una mobilitazione civile in difesa della quiete pubblica. Leggi.
giovedì 18 luglio 2013
LA LIBERTÀ DI GHERARDO COLOMBO SENZA RESTRIZIONI NÉ SANZIONI
L’inserto
culturale del “Sole 24 Ore” di domenica scorsa pubblica la recensione che il
filosofo Roberto Casati dedica al libro dell’ex-magistrato Gherardo Colombo e
di Elena Passerini, Imparare la libertà.
Il potere dei genitori come leva di democrazia, in cui si affronta il tema
della regole nell’educazione in famiglia e a scuola. Continua a leggere.
IL FALÒ DELLA LEGALITÀ
Che dietro ai silenzi di politici più o meno illustri,
di sindacalisti distaccati più o meno recalcitranti a ritornare a scuola, di pedagogisti
distratti rispetto ai nostri ripetuti appelli sulla regolarità degli esami ci
sia quello che denuncia Gramellini? Continua a leggere.
domenica 30 giugno 2013
MARGHERITA HACK, DONNA DI PASSIONI CHE DIVERTENDO RACCONTAVA L’UNIVERSO
“Sottoscrivo
il documento. Sarebbe ora che i politici si rendessero conto dell'importanza
della scuola e fosse rivalutata la funzione del docente, che non si esaurisce
certo con le ore di lezione in cattedra”. Con questa dichiarazione di
stringente buon senso Margherita Hack sottoscrisse prontamente sei mesi fa la
lettera aperta ai partiti da noi promossa in vista della elezioni politiche (Chi vuole davvero una scuola seria?). Fiorentinaccia
trapiantata da cinquant’anni a Trieste, dove risollevò le sorti del locale
osservatorio astronomico, è piaciuta per la sua straripante simpatia e l’indipendenza
intellettuale anche a chi non condivideva in tutto e per tutto le sue prese di
posizione politiche, sempre espresse con rara franchezza. Prima di
morire, tra l’altro, ha fatto a tempo a dare del grullo a Beppe Grillo, che
pure ne aveva caldeggiato la nomina a senatrice a vita.
L’astronomia le deve parecchio della
sua grande popolarità, grazie a un'intensa e divertita attività divulgativa al cui
servizio metteva la capacità di tradurre i fenomeni scientifici in un
linguaggio quotidiano e spesso popolaresco (a volte fin troppo: come quando,
per spiegare ai bambini il Big Bang, lo ha definito la più grande scorreggia
dell'universo da cui è nato tutto quello che noi possiamo osservare). Attraverso
i suoi libri e i tanti video disponibili continuerà quindi a parlarci anche in
futuro di stelle (“le mamme della vita”), di extraterrestri, di etica laica, di
difesa degli animali e di tutte le altre passioni della sua lunga vita. (GR)
mercoledì 26 giugno 2013
LE BELLE LEGGI “PROGRESSISTE” CHE SI ABBATTONO SULLA SCUOLA
Come sappiamo,
nella scuola vi sono docenti in grado di personalizzare il loro insegnamento tenendo
conto dei problemi degli allievi e altri che neanche si pongono il problema,
anche quando uno studente manifesta un disagio che va ben al di là delle
canoniche crisi umorali dell’adolescente. Continua a leggere.
giovedì 20 giugno 2013
QUATTRO SGUARDI SULLA PROVA DI ITALIANO
Le polemiche sulla prova di
italiano si rinnovano a ogni nuovo esame
“di maturità” – dizione eliminata sull’altare del nuovismo, forse nell’inconscio
timore di pretendere troppo dai ragazzi come suole l'educazione buonista. Quest’anno
però le obbiezioni sollevate dai commentatori sono parecchie e la discussione (una
volta tanto) non montata artificiosamente dai giornali. Alberto Alesina
condanna giustamente la tendenza tuttologica che emerge dalle tracce, ma sbaglia a prendersela con l’incolpevole
tema, secondo una polemica ormai quarantennale avviata da Tullio De Mauro: il
problema sono i titoli (contenuto e forma), non il genere testuale in realtà
molto comprensivo, anche perché dopo tutto “tema” significa semplicemente “argomento”.
Giovanni Belardelli ricorda giustamente che una
scuola appiattita sulla contemporaneità viene meno a un suo compito essenziale, quello di dare ai ragazzi
la possibilità di riflettere distaccandosi temporaneamente dal qui e ora, per
capire meglio il presente attraverso il confronto con il nostro patrimonio
culturale. Paola Mastrocola insiste sulla necessità di dare la parola
ai ragazzi perché “si raccontino” liberamente, anche attraverso titoli semplici
e vicini alla loro esperienza; e avanza il sospetto che la complessità degli
argomenti proposti rifletta una buona dose di narcisismo da parte di chi li sceglie.
Giorgio Israel, infine, in sostanziale sintonia con Alesina (però salvando il tema) e con la Mastrocola, giudica i titoli con estrema severità: si tratta - dice - di "brevi cenni sull'universo" che sarebbero già troppo pretenziosi per una tesi di laurea. (GR)
Leggi: Alesina – Belardelli – Mastrocola – Israel .
Leggi: Alesina – Belardelli – Mastrocola – Israel .
martedì 18 giugno 2013
"DIVIETO DI SOSTA" SU RAI 2 CON LA PARTECIPAZIONE DI VALERIO VAGNOLI DEL GRUPPO DI FIRENZE
Il video, relativo alla puntata di venerdì 14 giugno, dura circa un'ora. Il programma tratta - e a volte sfiora appena - molti temi più o meno collegati alla scuola.
giovedì 13 giugno 2013
LA "MEDIA" NON HA BISOGNO DI RIVOLUZIONI MA DI REALTÀ. RISPOSTA ALLA PRESIDE FALCO
Davvero il lavoro degli insegnanti è "praticamente part-time, a carattere quasi stagionale"? Siamo certi che la scuola media sia l'anello debole del sistema? Su "ilsussidiario.net".
mercoledì 12 giugno 2013
GLI ESAMI SI AVVICINANO, MA IL MINISTRO TACE SULLA RICHIESTA DELL’ANP DI GARANTIRNE LA CORRETTEZZA
Un mese fa Giorgio
Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, inviò una lettera
al ministro Carrozza, chiedendo i seguenti provvedimenti per garantire la
regolarità delle prove d’esame.
- Ricordare in modo circostanziato i doveri di sorveglianza che incombono ai commissari e i provvedimenti da prendere nel caso di studenti sorpresi a copiare.
- Rafforzare tali indicazioni con l’adozione di strumenti giuridicamente più vincolanti degli attuali (secondo alcune pronunce giudiziarie, la mancanza di una normativa primaria in merito renderebbe illegittima l’adozione di sanzioni).
- Valutare la possibilità di disporre l’utilizzo nelle sedi d’esame di apparecchiature elettroniche atte a rilevare la presenza di cellulari accesi, anche in stand-by. Tali apparecchiature, di basso costo, non emettono radio-frequenze (che potrebbero interferire con le comunicazioni), essendo soltanto rilevatori passivi delle frequenze emesse dai cellulari.
- Prendere tutte le iniziative consentite dalle norme per contrastare l’attività dei siti che offrono il loro aiuto a chi vuole copiare e che comunque pubblicano le soluzioni delle prove d’esame durante l’orario in cui si svolgono, valutando ad esempio la possibilità di stabilire uno specifico divieto in tal senso e di rafforzare le possibilità di intervento della Polizia postale.
A tutt’oggi non ci consta che Maria Chiara Carrozza abbia avuto tempo di rispondere alla maggiore organizzazione professionale dei dirigenti scolastici. E sarebbe il terzo ministro che ignora le molteplici sollecitazioni giunte dalla scuola negli ultimi tre anni. Eppure non si tratta di richieste corporative, ma della credibilità dello Stato, del rispetto della legge e della formazione morale dei giovani.
Intanto anche Rosario Salamone, già preside e da sempre compagno di strada del Gruppo di Firenze, è intervenuto due volte per ricordare il problema delle copiature. Prima su Rai Scuola, ieri sull’edizione romana del “Corriere della Sera”, dove tiene una rubrica settimanale, con un articolo intitolato Etica, responsabilità e arte della destrezza.
- Ricordare in modo circostanziato i doveri di sorveglianza che incombono ai commissari e i provvedimenti da prendere nel caso di studenti sorpresi a copiare.
- Rafforzare tali indicazioni con l’adozione di strumenti giuridicamente più vincolanti degli attuali (secondo alcune pronunce giudiziarie, la mancanza di una normativa primaria in merito renderebbe illegittima l’adozione di sanzioni).
- Valutare la possibilità di disporre l’utilizzo nelle sedi d’esame di apparecchiature elettroniche atte a rilevare la presenza di cellulari accesi, anche in stand-by. Tali apparecchiature, di basso costo, non emettono radio-frequenze (che potrebbero interferire con le comunicazioni), essendo soltanto rilevatori passivi delle frequenze emesse dai cellulari.
- Prendere tutte le iniziative consentite dalle norme per contrastare l’attività dei siti che offrono il loro aiuto a chi vuole copiare e che comunque pubblicano le soluzioni delle prove d’esame durante l’orario in cui si svolgono, valutando ad esempio la possibilità di stabilire uno specifico divieto in tal senso e di rafforzare le possibilità di intervento della Polizia postale.
A tutt’oggi non ci consta che Maria Chiara Carrozza abbia avuto tempo di rispondere alla maggiore organizzazione professionale dei dirigenti scolastici. E sarebbe il terzo ministro che ignora le molteplici sollecitazioni giunte dalla scuola negli ultimi tre anni. Eppure non si tratta di richieste corporative, ma della credibilità dello Stato, del rispetto della legge e della formazione morale dei giovani.
Intanto anche Rosario Salamone, già preside e da sempre compagno di strada del Gruppo di Firenze, è intervenuto due volte per ricordare il problema delle copiature. Prima su Rai Scuola, ieri sull’edizione romana del “Corriere della Sera”, dove tiene una rubrica settimanale, con un articolo intitolato Etica, responsabilità e arte della destrezza.
sabato 8 giugno 2013
LE FALSE PREMESSE DELLE RIFORME SCOLASTICHE
Su “il
sussidiario.net” c’è oggi un articolo di Annamaria Falco, preside dell’istituto
comprensivo “Martiri della libertà” di Sesto San Giovanni, a proposito della
scuola media. Nel secondo capoverso ci si imbatte nelle seguenti strabilianti
affermazioni:
"Dovrebbe essere rivisto in ambito contrattuale il profilo professionale dei docenti della scuola pubblica, che non può più delinearsi quale lavoro eminentemente femminile, praticamente part time, a carattere quasi stagionale".
Su premesse di questo genere non si può e anzi non si deve riformare nulla. Di più: non vale neppure la pena di leggere tutto l'articolo. (GR)
http://bit.ly/16Scdx0
"Dovrebbe essere rivisto in ambito contrattuale il profilo professionale dei docenti della scuola pubblica, che non può più delinearsi quale lavoro eminentemente femminile, praticamente part time, a carattere quasi stagionale".
Su premesse di questo genere non si può e anzi non si deve riformare nulla. Di più: non vale neppure la pena di leggere tutto l'articolo. (GR)
http://bit.ly/16Scdx0
martedì 4 giugno 2013
L'ECCEZIONE E LA REGOLA
Un collega
stamattina mi ha telefonato per dirmi che doveva leggermi la lettera di una
mamma. Di solito ci sentiamo per trovare reciproco conforto rispetto alle
quotidiane, talvolta esose, circolari o per scambiarci pareri su uno dei tanti
problemi che un preside si trova a gestire: dall'insegnante che esce di matto
alla carcassa del piccione morto trovata in mezzo all'erba del
giardino. Quindi ho pensato che si trattasse di una madre che si era lasciata andare alla solita immotivata, vaga e
penosa difesa del povero figlio, magari
inventandosi chissà quali crimini da parte della scuola. E invece no. Il
collega tutto d'un fiato mi ha letto una lettera che mi ha lasciato
sbigottito e nello stesso tempo entusiasta. Da anni non mi capitava di
leggere delle frasi così dignitose e degne, appunto, di una
madre che sa essere tale fino in fondo. La donna chiedeva scusa a nome della
figlia (che aveva usato più volte in classe il cellulare per fotografare delle
compagne e aveva risposto con maleducazione a un educatore), definendo il
suo comportamento scorretto "indecoroso e poco educato...”. E
aggiungeva: “E questo mi dispiace moltissimo, perché ho creduto di educarla nel
rispetto delle istituzioni e delle persone adulte... E per questo ho provveduto
a parlare severamente con lei..., confidando che le darete la possibilità
di recuperare la Vostra stima". Al piacere è però immediatamente seguito
lo sgomento, nel prendere atto che lettere del genere sono talmente rare da
risultare eccezionali, quando invece dovrebbero rappresentare la norma. (VV)
lunedì 27 maggio 2013
L’EDUCAZIONE MANCATA ALLE RADICI DELLA VIOLENZA OMICIDA
Un “no” ha scatenato il raptus omicida nella
tragedia di Corigliano: una ragazza pugnalata e poi bruciata ancora viva dal
ragazzo che aveva respinto. In molti casi di questo genere, scrive Alessandra
Graziottin, è mancato l’allenamento a un graduale controllo degli impulsi, come
confermano anche le indagini delle neuroscienze.
Ovviamente i guasti prodotti dal discredito della fermezza e dalla pedagogia del dialogo e della contrattazione permanente fra genitori e figli sono molto vari per tipologia e intensità; e per fortuna sono rari i casi di questa gravità. Ma è una fortuna relativa, se si pensa soltanto a quanto costa alla scuola, e in particolare agli insegnanti, l’arrivo di bambini non sufficientemente educati, cioè introdotti alla realtà del limite e della frustrazione. E a quanto costa in seguito, per molte vie, all’intera società. Leggi.
Ovviamente i guasti prodotti dal discredito della fermezza e dalla pedagogia del dialogo e della contrattazione permanente fra genitori e figli sono molto vari per tipologia e intensità; e per fortuna sono rari i casi di questa gravità. Ma è una fortuna relativa, se si pensa soltanto a quanto costa alla scuola, e in particolare agli insegnanti, l’arrivo di bambini non sufficientemente educati, cioè introdotti alla realtà del limite e della frustrazione. E a quanto costa in seguito, per molte vie, all’intera società. Leggi.
sabato 25 maggio 2013
SPIEGARE AI FIGLI CHE COPIARE È SBAGLIATO
Simona Ravizza, a pagina 41 del "Corriere della Sera" di oggi, partendo da un articolo del "Wall Street Journal sull'educazione a non copiare, tratta del problema anche in riferimento alla lettera dell'Anp al Ministro Carrozza sulla regolarità degli esami di Stato. Leggi.
martedì 21 maggio 2013
DUEMILASEICENTO STUDENTI SULLE NAVI DELLA LEGALITÀ: QUANTI DI LORO COPIERANNO ALL'ESAME?
Ripartono anche quest’anno le navi della legalità. Non è che non si
apprezzino le buone intenzioni, ma la vera educazione civica non passa né da queste megagite, né dai cortei di “Libera”, né dagli innumerevoli e
multiformi progetti inseriti nei Pof. La psicologia dello sviluppo ci assicura
che le regole – cioè il principio di realtà, cioè i limiti, cioè i diritti con
i doveri – si imparano gradatamente e con l’allenamento costante fin dai primi
mesi e che i discorsi contraddetti dai fatti, le trasgressioni senza
conseguenze e la grammatica del vivere senza la pratica non servono a molto.
Speriamo quindi che Maria Chiara Carrozza, che si imbarca anche lei con
destinazione Palermo, prenda l’iniziativa più utile in questo momento per la
formazione degli studenti: quella di rispondere positivamente alle proposte dell’Associazione
Nazionale Presidi per garantire la correttezza degli esami, altrimenti destinati
a trasformarsi, anche per i reduci dalla crociera legalitaria, in un istruttivo
stage sull’imbroglio impunito. (GR)
mercoledì 15 maggio 2013
CORRETTEZZA DEGLI ESAMI: NON È SOLO QUESTIONE DI TECNOLOGIA
Della lettera dell’Anp al Ministro con cui Giorgio Rembado chiede in
sostanza di fare tutto il possibile per evitare che gli esami di Stato siano
una barzelletta, i giornali e i siti web mettono soprattutto in evidenza,
specie nei titoli, la proposta di utilizzare i rilevatori di cellulari e quella
di vietare ai siti la pubblicazione in tempo reale di traduzioni e soluzioni
dei problemi. Continua a leggere.
martedì 14 maggio 2013
MERITO E LEGALITÀ NEGLI ESAMI, PRIMO ESAME PER IL NUOVO MINISTRO
Le tre testate del “Quotidiano
Nazionale” pubblicano oggi un servizio
sulle proposte dell’Anp e nostre al Ministro Carrozza per garantire finalmente –
o almeno perseguire con convinzione – la piena regolarità degli esami di Stato.
Con quale autorità ed energia lo Stato si sia fatto sentire fino a oggi, la dice lunga la notizia di un gentlemen agreement vigente da due anni tra il sito Skuola.net, segnalato da “Tgcom24” e “Repubblica.it”, con il quale il sito (non tutti gli altri) si impegnava a “pubblicare le soluzioni solo dopo il tempo minimo di consegna delle prove. In questo modo chi ha concluso la prova nei tempi minimi, può fruirne liberamente senza violare alcuna regola”. Quindi bastava pazientare un paio d’ore per il via libera all’imbroglio. (GR)
Leggi anche: “Il Sole24Ore”, “Tgcom24”, “Repubblica.it”. “TMNews” riferisce sull'esperienza tedesca.
Con quale autorità ed energia lo Stato si sia fatto sentire fino a oggi, la dice lunga la notizia di un gentlemen agreement vigente da due anni tra il sito Skuola.net, segnalato da “Tgcom24” e “Repubblica.it”, con il quale il sito (non tutti gli altri) si impegnava a “pubblicare le soluzioni solo dopo il tempo minimo di consegna delle prove. In questo modo chi ha concluso la prova nei tempi minimi, può fruirne liberamente senza violare alcuna regola”. Quindi bastava pazientare un paio d’ore per il via libera all’imbroglio. (GR)
Leggi anche: “Il Sole24Ore”, “Tgcom24”, “Repubblica.it”. “TMNews” riferisce sull'esperienza tedesca.
domenica 12 maggio 2013
UN PASSO AVANTI PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE IN TOSCANA
La Regione Toscana ha aperto agli
Istituti alberghieri la possibilità di sperimentare in alcune prime classi, dal settembre 2013, il cosiddetto percorso
professionale “complementare”. A differenza di quello “integrato” ... Continua a leggere.
venerdì 10 maggio 2013
LETTERA AL NUOVO MINISTRO CARROZZA: GARANTISCA LA CORRETTEZZA DEGLI ESAMI
Fin dalla nostra prima iniziativa per un corretto
svolgimento degli esami di Stato – una dichiarazione sottoscritta da diverse centinaia
di dirigenti scolastici e docenti – l’Associazione Nazionale Presidi (Anp), la
più rappresentativa della categoria, ha condiviso con grande convinzione la
necessità sollevare il problema, cogliendone tutto lo spessore etico e educativo.
Dopo avere scritto in proposito al Presidente della Repubblica, oggi il Presidente dell'Anp Giorgio Rembado ha inviato una lettera al nuovo Ministro dell’Istruzione, chiedendole di assumere le iniziative più efficaci per contrastare la pratica del plagio. Sarebbe infatti ora – per dirla con il sociologo Marcello Dei – che la scuola smettesse di impartire “lezioni di imbroglio”. Leggi.
Dopo avere scritto in proposito al Presidente della Repubblica, oggi il Presidente dell'Anp Giorgio Rembado ha inviato una lettera al nuovo Ministro dell’Istruzione, chiedendole di assumere le iniziative più efficaci per contrastare la pratica del plagio. Sarebbe infatti ora – per dirla con il sociologo Marcello Dei – che la scuola smettesse di impartire “lezioni di imbroglio”. Leggi.
GIORGIO ISRAEL SFERZA L'INVALSI
Sul “ilsussidiario.net”
Giorgio Israel ricapitola in modo incisivo le argomentazioni contro un uso
estensivo dei test, al di là della verifica di conoscenze e capacità elementari.
Intanto prosegue la battaglia dei Cobas che hanno indetto tre giorni di
sciopero in coincidenza con le date di “somministrazione” dei questionari. Israel,
però, non si oppone alla valutazione in quanto tale, mentre il rifiuto dei
Cobas è integrale e anche ideologico, in quanto considerano le prove Invalsi espressione del sistema
politico ed economico dominante, che vuole spingere la scuola a adeguarsi "alle esigenze del sistema produttivo". (GR) Leggi.
giovedì 2 maggio 2013
PRIMI PASSI PER MARIA CHIARA CARROZZA
Concediamo senz’altro che sia presto per trinciare valutazioni sul Ministro
Carrozza, che in partenza si intende probabilmente più di università che di
scuola, come il suo predecessore. Facciamole anzi i nostri auguri di buon lavoro, mentre aspettiamo la tradizionale audizione inaugurale nelle Commissioni parlamentari e le nomine dei sottosegretari (sperando che almeno uno conosca le aule scolastiche). Accogliamo con
soddisfazione il suo “sì, ma...” sull’informatica
nella didattica. Dobbiamo però notare che il canovaccio del suo programma (speriamo
modificabile e interpretabile) ricalca quello del Pd firmato da Francesca Puglisi, di cui ci siamo occupati criticamente in una precedente nota.
Infatti nell’intervista
rilasciata a “Huffington post”, si legge tra l’altro che “il tempo scuola è
il miglior antidoto alla dispersione scolastica”, cioè più si sta a scuola,
meglio è, secondo un’equivalenza tutt’altro che evidente fra quantità e qualità;
che il biennio iniziale delle superiori deve essere unitario, benché le
esperienze di maggiore differenziazione fin da dopo le medie si raccomandino
per il successo contro la dispersione; e infine che è necessaria la
trasformazione dei docenti in “facilitatori dell’apprendimento” in modo da “catturare le teste veloci degli
adolescenti”. Staremo a vedere. Per il momento limitiamoci a sperare che il
nuovo ministro dimostri spirito antidogmatico, concretezza e apertura alle voci
dell’esperienza sul campo; che valorizzi il merito e la responsabilità come pilastri indispensabili a una scuola che funzioni; e che non si faccia ingabbiare – come si augura
Giorgio Israel in ampio intervento
su “ilsussidiario.net” – “dal prepotere di una burocrazia e di una dirigenza
che ha sempre detto, neanche sottovoce, ‘i ministri passano e noi restiamo’ ”.
(GR)
LEGALITÀ: DALLA PREDICA ALLA PRATICA
“Professione Docente”, il mensile della Gilda degli Insegnanti, pubblica un’intervista
sull’educazione alla legalità a Pier Camillo Davigo, noto per aver fatto parte del
pool di “Mani pulite”. Due i punti forti della sua posizione in merito: un giudizio nettamente critico sui progetti
in voga nelle scuole (“Penso che
qualche ora di dibattito sui temi della legalità non possa che essere un
piacevole diversivo rispetto alle lezioni”); e il legame fra le piccole
infrazioni e quelle più grandi: cosa per niente scontata per la forma mentis di
troppe persone, evidenziata di recente anche da una ricerca sugli studenti
lombardi segnalata su questo blog il 22 marzo scorso (Legalitari a parole). Decisamente
riduttiva, invece, la spiegazione che Davigo fornisce della forte tendenza a
imbrogliare fra gli studenti italiani: il fatto che i docenti sono sia “allenatori”
che “esaminatori” dei loro allievi. Ben più complesse, infatti, sono le radici storiche, etiche e sociali del
fenomeno. Leggi l'intervista.
domenica 28 aprile 2013
USA: FALSIFICATI I RISULTATI DEI TEST PER AVERE GLI AUMENTI
Su “Sette” Massimo Gaggi
riferisce dagli Usa di casi in cui i docenti hanno falsificato – elevandoli – i
punteggi dei test, per vedersi così garantiti gli aumenti di stipendio legati
alle “performance” scolastiche dei loro allievi. E tutto fa pensare che,
indagando ovunque, i casi si moltiplicherebbero. Inoltre il sistema stesso dei test,
che avrebbe dovuto migliorare il sistema scolastico statale americano, non
sembra dare i risultati desiderati. Il profitto degli studenti sta precipitando, soprattutto “per la difficoltà di gestire l’istruzione in una società
multietnica”; e, aggiungerei, perché una scuola statale sempre più dequalificata
è ormai prevalentemente destinata quasi esclusivamente ai più svantaggiati. Quella privata è assai costosa, lo sappiamo, e garantisce di
solito ben altri risultati. Tra l'altro vale la pena di ricordare che un fattore di miglioramento per i più svantaggiati è costituito dalla convivenza con compagni motivati e convinti dell'importanza della cultura. In ogni caso non sembra proprio che la qualità della scuola migliori con gli incentivi e con l'uso generalizzato dei test nella didattica. Sarebbe opportuno che il nuovo ministro. dell'istruzione Carrozza riflettesse su quanto sta avvenendo nella scuola americana e informasse in proposito i funzionari ministeriali ai quali piace tanto quel modello. Leggi l'articolo. (VV)
mercoledì 17 aprile 2013
NELLA PROTESTA CONTRO I TEST INVALSI IL FINE NON GIUSTIFICA I MEZZI
“Tenete a casa
i vostri figli nei giorni in cui verranno fatti i test Invalsi” è il
suggerimento che arriva dalla Rete delle scuole fiorentine, come riferisce un articolo
della Nazione di sabato 13 aprile. “L’alternativa”, secondo Valerio Cai,
rappresentante sindacale di base, “è entrare in classe, ma non fare quei test
che, ricordiamolo non sono obbligatori. Insomma chi li salta non rischia
nessuna conseguenza sulla valutazione”. Quanto alle motivazioni dice Nino
Moscato, docente del Liceo Michelangelo: “Non ci rifiutiamo di essere valutati,
ma ci opponiamo a questo addestramento ai test, che finirà per annullare il
vero obiettivo della scuola, chiamata a formare cittadini, quindi persone
dotate di spirito critico”.
Come “Gruppo di Firenze” abbiamo più volte espresso dei rilievi critici nei confronti di queste prove, per la poca chiarezza sugli obiettivi da parte del Ministero, per la scarsa corrispondenza tra quello che i test richiedono e quello che si insegna e soprattutto per il grave rischio di andare verso un insegnamento prevalentemente orientato alla soluzione dei test stessi.
Tuttavia i colleghi della Rete mostrano di avere una ben scarsa consapevolezza del loro ruolo nel momento in cui promuovono una forma di protesta che costituisce una indecorosa strumentalizzazione degli studenti. Il fine non giustifica i mezzi, come dovrebbe essere chiaro soprattutto a degli educatori, e un minimo di scrupolo deontologico avrebbe dovuto scoraggiare una simile manipolazione dei ragazzi, che certo non hanno gli elementi per farsi autonomamente un’opinione in merito. Lo stesso dicasi del rappresentante sindacale di base che propone un’alternativa apparentemente più soft, ma ugualmente scorretta, suggerendo agli studenti di rifiutarsi di fare i test. È invece legittima e certamente più appropriata l’indizione di uno sciopero nei giorni dei test Invalsi, anche se i sindacati di base non devono avere molta fiducia in una massiccia adesione, se hanno deciso di affiancare allo sciopero l’inaccettabile appello di cui sopra. Dopo tutto delegare la protesta agli studenti è certamente più economico.
(A.R.)
Come “Gruppo di Firenze” abbiamo più volte espresso dei rilievi critici nei confronti di queste prove, per la poca chiarezza sugli obiettivi da parte del Ministero, per la scarsa corrispondenza tra quello che i test richiedono e quello che si insegna e soprattutto per il grave rischio di andare verso un insegnamento prevalentemente orientato alla soluzione dei test stessi.
Tuttavia i colleghi della Rete mostrano di avere una ben scarsa consapevolezza del loro ruolo nel momento in cui promuovono una forma di protesta che costituisce una indecorosa strumentalizzazione degli studenti. Il fine non giustifica i mezzi, come dovrebbe essere chiaro soprattutto a degli educatori, e un minimo di scrupolo deontologico avrebbe dovuto scoraggiare una simile manipolazione dei ragazzi, che certo non hanno gli elementi per farsi autonomamente un’opinione in merito. Lo stesso dicasi del rappresentante sindacale di base che propone un’alternativa apparentemente più soft, ma ugualmente scorretta, suggerendo agli studenti di rifiutarsi di fare i test. È invece legittima e certamente più appropriata l’indizione di uno sciopero nei giorni dei test Invalsi, anche se i sindacati di base non devono avere molta fiducia in una massiccia adesione, se hanno deciso di affiancare allo sciopero l’inaccettabile appello di cui sopra. Dopo tutto delegare la protesta agli studenti è certamente più economico.
(A.R.)
sabato 13 aprile 2013
SULLA SERIETÀ DEGLI ESAMI L'ANP SCRIVE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
L’ANP,
la più rappresentativa associazione dei dirigenti scolastici, pubblica oggi sul
suo sito una lettera inviata ieri al Presidente della Repubblica in merito al
problema della regolarità degli esami di Stato, la cui credibilità è ogni anno
gravemente compromessa dalle molteplici notizie di comportamenti scorretti e
dai risultati dei sondaggi su quanti hanno copiato o tentato di copiare - a volte, purtroppo, anche grazie alla "comprensione" di alcuni colleghi non consapevoli dei loro doveri e del loro ruolo educativo.
La lettera è introdotta da una nota intitolata Legalità in teoria e in pratica, che qui riproduciamo.
La lettera è introdotta da una nota intitolata Legalità in teoria e in pratica, che qui riproduciamo.
Già negli anni scorsi, Anp si è pubblicamente
spesa – anche in appoggio alle iniziative del Gruppo di Firenze – per il
regolare svolgimento degli esami di maturità, da troppo tempo ormai messo in
discussione dalle tecniche di comunicazione a distanza che trovano efficace e
facile supporto nelle più recenti tecnologie portatili: smartphone e terminali
sempre più piccoli e sempre più ricchi di prestazioni.
In gioco non è solo una questione giuridica e neppure il torto che così vien fatto in danno di coloro che le stesse prove affrontano fidando solo nella propria preparazione e nel proprio impegno. Ne va della credibilità della scuola come istituzione educativa, nella quale – con lo sforzo di molti – si opera per costruire nei giovani il senso della legalità ed il rispetto per le regole della propria comunità.
Siamo convinti che la dimensione valoriale dell'istruzione, come abbiamo scritto anche nel nostro recente "Manifesto per la Scuola” sia una componente tutt'altro che secondaria ed opzionale del servizio pubblico reso al Paese. Ne siamo tanto convinti che abbiamo deciso questa volta di rivolgerci alla più alta istanza dello Stato, al soggetto istituzionale che rappresenta l'unità e l'essenza del nostro essere comunità civile: il Presidente della Repubblica.
In allegato, trovate la lettera che il presidente Anp, Giorgio Rembado, in accordo ancora una volta con il Gruppo di Firenze, ha indirizzato ieri a Giorgio Napolitano.
La lettera al Presidente della Repubblica.
In gioco non è solo una questione giuridica e neppure il torto che così vien fatto in danno di coloro che le stesse prove affrontano fidando solo nella propria preparazione e nel proprio impegno. Ne va della credibilità della scuola come istituzione educativa, nella quale – con lo sforzo di molti – si opera per costruire nei giovani il senso della legalità ed il rispetto per le regole della propria comunità.
Siamo convinti che la dimensione valoriale dell'istruzione, come abbiamo scritto anche nel nostro recente "Manifesto per la Scuola” sia una componente tutt'altro che secondaria ed opzionale del servizio pubblico reso al Paese. Ne siamo tanto convinti che abbiamo deciso questa volta di rivolgerci alla più alta istanza dello Stato, al soggetto istituzionale che rappresenta l'unità e l'essenza del nostro essere comunità civile: il Presidente della Repubblica.
In allegato, trovate la lettera che il presidente Anp, Giorgio Rembado, in accordo ancora una volta con il Gruppo di Firenze, ha indirizzato ieri a Giorgio Napolitano.
La lettera al Presidente della Repubblica.
giovedì 11 aprile 2013
DANTE E L'EX-BRIGATISTA
Pubblichiamo la lettera che Valerio Vagnoli, dirigente scolastico e membro del Gruppo di Firenze, ha inviato alla Società Dantesca Italiana.
Gentili Dirigenti della Società
Dantesca Italiana,
la settimana scorsa alle scuole
superiori di Firenze è arrivato il vostro invito a una serie di Lecturae
Dantis tenute da studiosi più o meno noti. L’ex-brigatista Enrico Fenzi
(dissociato ma non pentito), esperto di Dante e della letteratura del Due
-Trecento, dovrebbe tenere la lettura del XV canto del Paradiso. Venerdì scorso
chi scrive ha espresso sul Corriere Fiorentino il proprio disappunto per questa
presenza, che potrebbe risultare una ennesima mancanza di sensibilità in una
città dove sono ancora vive le ferite inferte ad alcune famiglie dai
brigatisti. Mi sembra poi particolarmente sconcertante che un personaggio del
genere possa essere proposto a un pubblico di studenti proprio il 9 maggio,
giorno in cui, secondo le raccomandazioni ministeriali, dovremmo nelle scuole
ricordare le vittime degli anni di piombo, essendo la data in cui le brigate
rosse, giusto trentacinque anni fa, assassinarono Aldo Moro. Oltretutto l’ex
brigatista, richiesto da una giornalista se avesse cercato di capire il punto
di vista dei figli degli uccisi dai terroristi, ha risposto “di fare fatica a
capirlo”, pur rispettandolo.
Signori della Società dantesca fiorentina,
sono certissimo della vostra buona fede e penso che la data del 9 maggio,
quella in cui si dovrebbe tenere la lezione di Enrico Fenzi, sia frutto solo
del caso o del difficile compito di tenere conto degli impegni degli studiosi.
Ma proprio questo dimostra che la memoria va tenuta viva e non solo nelle
scuole. Sarebbe un bel contributo in questo senso una vostra decisione di
rivedere il calendario delle Lecturae, se non altro in nome di quella
pietas che Dante ci ha insegnato a coltivare nei confronti della sofferenza
degli altri, seppur dannati, e che qualcuno non riesce a provare neppure per le
vittime delle proprie scelte.
Distinti saluti,
Valerio Vagnoli
DS Istituto Alberghiero Saffi di Firenze
e membro del Gruppo di Firenze
per la scuola del merito e della responsabilità.
Distinti saluti,
Valerio Vagnoli
DS Istituto Alberghiero Saffi di Firenze
e membro del Gruppo di Firenze
per la scuola del merito e della responsabilità.
martedì 9 aprile 2013
L'ADI: ABOLIRE GLI ISTITUTI PROFESSIONALI
L'Associazione Docenti Italiani, da sempre in prima fila per la valorizzazione dell'istruzione e formazione professionale, rilancia: facciamo come a Trento e a Bolzano, dove si sono aboliti gli istituti professionali - da ormai vent'anni "licealizzati", con gravi conseguenze sull'insuccesso scolastico - convertendoli in parte in istituti tecnici, in parte in istituti per la formazione professionale gestiti dalle regioni (come vorrebbe la Costituzione). Leggi.
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