Giovanni
Belardelli, che da molti anni analizza sul “Corriere della Sera” i problemi
della scuola, dedica buona parte del commento di oggi, oltre che alla “sospensione” della annunciata riforma della scuola, al tema del merito. Tema di cui molto si
parla, ma spesso in modo generico o semplicistico. Belardelli si interroga tra
l’altro sulle controindicazioni delle eventuali graduatorie di merito all’interno
delle scuole e sull’opportunità di avviare la valutazione dei docenti dal basso,
cioè dal demerito, piuttosto che dall’alto. Leggi.
domenica 31 agosto 2014
martedì 5 agosto 2014
I CENTO E LODE E L'INTERESSE GENERALE
In un intervento sulle pagine romane del "Corriere della Sera",
Rosario Salamone, per molti anni preside del Liceo Visconti, ironizza sulla
pioggia di 100 e lode che anche quest’anno si è verificata in Puglia agli esami
di Maturità: ben 700 su un totale di 3450 in tutta Italia, cioè uno su cinque. Continua a leggere.
domenica 3 agosto 2014
IL PREZZO PAGATO ALLA TOLLERANZA CHE NON HA CONFINI
Le immagini pubblicate sul Corriere
fiorentino di sabato scorso confermano, se era necessario, quanto drammatiche
siano le notti di alcune aree della città. Continua a leggere.
sabato 19 luglio 2014
RIDATECI IL SILENZIO! INTERVISTA A RADIO COLONNA
Radio Colonna è un’emittente
romana che sostiene una campagna di Legambiente e
della Fondazione "La Sorgente Group" contro il rumore più informazioni sulla destra della pagina). Con piacere la rilanciamo dal nostro blog e
su facebook. Più voci si
uniscono, più presto si può riuscire a fare
“massa critica”; in altre parole, a far sì che il problema non continui
a essere enormemente sottovalutato e magari snobbato. Radio Colonna ci ha chiesto di spiegare i motivi dell'appello "Ridateci il silenzio". Leggi
l’intervista.
mercoledì 16 luglio 2014
ATTORNO A MINISTRI E SOTTOSEGRETARI INESPERTI SI TENTA L’ENNESIMA “GRANDE RIFORMA” PUNITIVA
Nessuno
sa bene quali manovre si stiano apparecchiando al ministero nei confronti del
mondo scolastico. Di sicuro in un qualsiasi altro Paese un sottosegretario che
avesse detto “sciocchezze” in merito a quanto stava progettando sarebbe saltato,
anche se avesse chiesto scusa. Continua a leggere.
mercoledì 9 luglio 2014
FIRMA L'APPELLO "RIDATECI IL SILENZIO. CONTRO LA DISTRUZIONE DELLA QUIETE PUBBLICA"
Centinaia di cittadini stanno firmando l'appello RIDATECI IL SILENZIO. Contro la distruzione della quiete pubblica, contro la musica imposta, aggiungendosi ai primi firmatari, esponenti del mondo della cultura e dell'arte. Si può farlo scrivendo "aderisco" all'indirizzo gruppodifirenze@libero.it e indicando nome, cognome, comune di residenza. Grazie.
lunedì 7 luglio 2014
GIORNI E NOTTI IMPOSSIBILI. TESTIMONIANZE SULLA DISTRUZIONE DELLA QUIETE PUBBLICA
Pubblichiamo
i racconti che accompagnano una parte delle centinaia di lettere di adesione
all’appello Ridateci il
silenzio.
Gennaro: Sono sensibile al tema perché anche nei paesini della Calabria dove
noi cittadini della diaspora torniamo per l'estate non si dorme più né di notte
né di giorno. La notte nei bar e nei locali pubblici e nelle piazze fanno
casino fino alle 4 del mattino; poi alle 6 cominciano a passare i camion della
spazzatura, i furgoni che vanno in campagna e dunque la sveglia è d’obbligo.
Sui litorali, poi, il casino è amplificato dalle discoteche che vanno a stecca
fino all'alba. Insomma la "quiete pubblica" non esiste più. Il fatto
è che con quei rumori assordanti non puoi nemmeno leggere o ascoltare un po' di
musica. Il vostro appello giunge come una manna!!!!!
Loredana: Condivido in pieno il vostro appello. Voglio il
diritto di godere del suono delle onde che si infrangono sulla riva, voglio il
diritto di non dover chiudere le finestre quando la pizzeria sotto casa decide
di mandare musica a porte aperte. Voglio passeggiare nel parco sotto casa senza
essere infastidita da feste di compleanno con animazione, megafoni e genitori
impazziti che credono che l'inquinamento acustico contribuisca al divertimento
dei loro figli. Rieduchiamo adulti e bambini al rispetto del prossimo.
Federica: La difesa
del baccano da parte delle amministrazioni di qualsiasi colore esse siano lede
non solo il mio diritto a vivere liberamente la mia casa, ma anche quello di
andare a prendere qualcosa in un locale con un amico e parlare con lui e
sentire quello che dice. sono sempre più convinta che questa filosofia del
baccano serva ad avere un popolo che ha il cervello intorpidito e un cervello
intorpidito non pensa, non agisce. Pertanto penso anche che questo appello sia
giustamente promosso dal Gruppo di Firenze perché è solo educando le nuove
generazioni che avremo dei cervelli pensanti e, forse, usciremo da questo nuovo
medioevo.
Luciana: Anch'io amo la musica, ma vorrei poter avere la
libertà di scegliere quando, dove e come (nel rispetto degli altri) ascoltarla.
Antonio: Qui a
Ferrara non vi sono interventi neppure nei casi più eclatanti
di disturbo causato da conducenti di auto con il volume della radio al massimo
o da "centauri" su moto e motorini che emettono rumori
intollerabilmente al di sopra dei limiti consentiti. Pur comprendendo le
difficoltà di intervento, tutto ciò avviene nella totale indifferenza da parte
degli organi preposti al controllo. Pare quasi esserci un'accondiscendenza di
fondo, una comune mentalità tra controllanti e controllori.
Riccardo: La strada ove risiedo di giorno è assediata dai
turisti che vengono scaricati dagli autobus in piazza Piave, ove esiste
un divieto di sosta per tutti, e da anni in barba a tale divieto vengono
paracadutati miglia di turisti al giorno solo perché , presumo esiste il tacito
accordo fra guide turistiche e ristoranti zona santa Croce che in pratica
sequestrano gruppi dirottandoli verso mense di becchime per pollame che
disonorano la città. In detta via è impossibile camminare, i turisti ti
spintonano e non ti fanno entrare in casa, orinano e defecano fra le macchine e
– ciliegina – esiste il pazzo seriale diurno dei finestrini auto. Ne spacca
almeno un paio al giorno. L’unica soluzione potrebbe essere la legge del
taglione. L'amministrazione comunale sapeva perfettamente cosa faceva quando
concedeva 500 licenze vendita alcolici in 500 metri? Cerco che no ovviamente.
Statene certi... la mia previsione accadrà... ci scapperà il morto... anzi ci è
già scappato, ma tutti fingono (lite fra magrebini imbriachi finita a
coltellate per denaro dello spaccio).
Sergio e Luciana: A Udine l'amministrazione di centro-sinistra emana provvedimenti-colabrodo
che permettono agli esercenti di aggirare molti divieti, mentre l'opposizione
di centro-destra è ugualmente schierata a favore dei bar-spaccatimpani. Ci sono
stati alcuni importanti interventi della magistratura, ma il procuratore che
aveva innovato la precedente linea permissiva è da pochi giorni in
pensione: temo che si tornerà al permissivismo precedente. Inoltre, ci sono
enormi difficoltà per un efficiente intervento dell'Arpa con i fonometri. Purtroppo la stampa locale monopolista
(Messaggero Veneto), quando dà notizia di provvedimenti restrittivi della
magistratura si schiera con i disturbatori e con chi ha trasformato la città in
un inferno sonoro, dove il numero dei bar è percentualmente tra i più alti
d'Italia.
Pino: Anch'io combatto da 10 anni contro lo strapotere
dei concerti, dei bar con musica a tutto volume etc., ma senza successo. Questa
sera, per esempio, ci sarà il primo dei 4 venerdì di concerti che i
commercianti di qui hanno messo in cartellone. Io abito proprio sopra il
palco... quindi sono costretto ad andare a dormire fuori, pagandomi le spese
d'albergo. Vi pare giusto? E ogni anno è peggio.
Walter: È ingiusto, illegittimo, oso dire ILLEGALE, oso
dire INCOSTITUZIONALE imporre a tutti le conseguenze di ciò che va a vantaggio
(monetario) di pochi o pochissimi. Ormai la trasformazione di Firenze - e di
chissà quante altre città - in un paese dei balocchi, in cui il cittadino
residente viene trattato come un intralcio, un ostacolo, una seccatura, sta per
giungere a un punto di non ritorno.
Giacinta: Aderisco
in pieno alla vostra campagna. A causa del rumore (musica e schiamazzi di un
locale sotto casa fino alle 3/4 di notte) mi sono ammalata e la cosa più grave
è che sette anni di esposti e denunce non sono serviti a niente. Per tutto
questo tempo sono stata solo una pallina che ha rimbalzato da un muro di
gomma all'altro.
Luciana: Il
silenzio è prezioso, permette il recupero psicofisico e da benessere. Tutti
devono poter godere di questo benessere. Il rumore ci renderà sordi e malati e
le nostre città saranno sempre più rumorose e abitate da sordi che dovranno
alzare il volume per sentire.
Marco: Proprio ieri
sera sentendo musica, intorno all'una di notte, mentre mi godevo sul balcone il
silenzio e il fresco della bella serata, mi chiedevo cosa fare per queste
abitudini irrispettose del diritto di altri cittadini alla loro quiete ed al
ruolo educativo di noi del mondo della scuola. Sono portatore di una visione
non bacchettona del diritto al vivere la propria gioventù in senso pieno, anche
nel divertimento, purché sempre nel rispetto dei diritti degli altri cittadini,
specie i più anziani.
Paola: Abito a Brescia, mi piacerebbe se
qualcuno fosse interessato ad ascoltare la mia storia di rumori fino a a dover
cambiare casa per ritrovare un po’ di pace. Vi ringrazio per il vostro impegno
e viva il silenzio.
Patrizia:
Sono
perseguitata dall'estate romana che si tiene di fronte a casa mia, dai
concerti di Vasco Rossi che mi fanno tremare i vetri. Nel nostro palazzo
abbiamo anche tentato anni fa una class action senza approdare a nulla!
Marina: Aderisco, abito
nel centro di una nota località della Liguria sul mare e da un po' di anni l'estate
e in generale i weekend e le feste tipo Natale ecc., sono diventate un incubo, tra
l'idiozia delle manifestazioni organizzate dalle varie giunte comunali, di
livello scadentissimo (ma adeguato al livello culturale tutto italiano) e la
maleducazione agghiacciante dei ragazzini minorenni ubriachi fradici che
tengono in ostaggio con le loro urla, bestemmie, parolacce,grida tutto il
centro, il tutto sotto gli occhi compiacenti e compiaciuti di genitori idioti. Chiaramente
mi riferisco alla notte, in cui questi giovani virgulti iniziano a rompere le
scatole dalle 2 di notte in poi, man mano che l'alcol inizia a fare
effetto!!... Anche i tornei di calcio verso le 3 di notte, quando le strade
sono belle sgombre, vanno per la maggiore!!Il tutto perché NON ESISTONO
CONTROLLI di nessun tipo!!
Alberto: L'estata scorsa da giugno a settembre non abbiamo
dormito per via di una manifestazione dell'estate romana con 4 discoteche
all'aperto dall'altra parte del Tevere di fronte a casa nostra. Iniziavano la
musica con l'aperitivo verso le 18 e continuavano aumentando il volume in modo
esponenziale verso le 23,30 per finire intorno alle tre del mattino. Siccome ogni
discoteca doveva fare sentire la propria musica all'interno dei propri spazi,
la sparavano come se fossero allo stadio. Il risultato era che il vento e le
correnti d'aria ci portavano una fortissima cacofonia di suoni nelle nostre
case. Purtroppo la storia si ripete esattamente uguale malgrado un esposto, varie
lettere di protesta, tantissime telefonate ai vigili dell'anno scorso e
il parere assolutamente negativo del sindaco del quartiere. Qualcuno ovviamente
ci guadagna...
Per aderire all'appello, inviare nome, cognome e comune di residenza all'indirizzo gruppodifirenze@libero.it.
Per aderire all'appello, inviare nome, cognome e comune di residenza all'indirizzo gruppodifirenze@libero.it.
mercoledì 2 luglio 2014
RIDATECI IL SILENZIO. Contro la distruzione della quiete pubblica, contro la musica imposta
Pubblichiamo il testo
di un appello firmato da trenta esponenti della società civile, che è
stato inviato oggi ai mezzi di informazione.
Appello al Governo, al Parlamento, alle amministrazioni regionali e comunali,
Appello al Governo, al Parlamento, alle amministrazioni regionali e comunali,
alle polizie municipali, ai prefetti, alle forze dell’ordine
Esiste ancora la difesa della quiete pubblica? A noi pare di no.
Da anni si sono infatti affermate
abitudini e convinzioni che negano in radice il diritto a riposare
tranquillamente all’ora che si preferisce, a concentrarsi nella lettura, ad
ascoltare musica di propria scelta, a godere la tranquillità e la bellezza di
un parco o di una spiaggia.
Già può risultare fastidiosa la musica imposta in quasi ogni
locale o esercizio dove si metta piede. Ma è a maggior ragione inammissibile
che soprattutto nella buona stagione imperversi ovunque la musica ad alto o
altissimo volume, che da chioschi, stabilimenti balneari, piazze si propaga
anche a grandi distanze.
Inoltre molti quartieri cittadini sono tormentati dagli
schiamazzi della cosiddetta “movida”, mentre le notti bianche o blu si
trasformano troppo spesso in un vero e proprio incubo per i loro abitanti.
In questo quadro desolante manca quasi del tutto un’incisiva
azione di prevenzione e di contrasto basata su norme chiare, severe ed
efficaci; anzi, il più delle volte dobbiamo constatare l’insensibilità e la
tolleranza di chi dovrebbe proteggere la tranquillità e il riposo dei
cittadini, le cui richieste di intervento rimangono quasi sempre inascoltate.
Alle proteste si risponde spesso che si tratta di conciliare interessi diversi.
Ma questo non può certo voler dire che in determinati orari si possa sospendere
un sacrosanto diritto dei cittadini.
È arrivato il momento di
opporsi con determinazione a tutto questo. Ci rivolgiamo quindi al
Governo, al Parlamento, alle amministrazioni regionali e comunali, alle polizie
municipali, ai prefetti, alle forze dell’ordine chiedendo loro di provvedere
con la massima urgenza, ciascuno nel suo àmbito, a far sì che venga ovunque
garantita con fermezza e tempestività la quiete pubblica, anche attraverso
norme più restrittive di quelle attuali, mettendo così fine a una situazione
divenuta ormai non solo intollerabile per i cittadini, ma anche gravemente
lesiva ai loro occhi della credibilità delle Istituzioni.
Invitiamo tutti coloro che condividono questo appello a farlo
conoscere e a rivolgersi insieme a noi alle autorità e istituzioni competenti, affinché
si decidano a tutelare la quiete pubblica sia di giorno che di notte. Il
diritto al silenzio e al riposo non può diventare sempre più un privilegio
riservato soltanto a chi, per caso o per
possibilità economiche, si trova a
vivere in luoghi immuni da questa piaga.
Siamo sicuri che questo appello esprima uno stato d’animo comune
a moltissimi italiani. Speriamo davvero che non rimanga inascoltato.
Salvatore
Accardo, Francesco Alberoni, Niccolò Ammaniti,
Alessandro Barbero, Sergio Belardinelli, Remo Bodei, Franco Cardini, Dino Cofrancesco,
Paolo Crepet, Elio Franzini, Carlo Fusaro, Giorgio
Israel, Paolo Ermini, Roberto Esposito, Giulio Ferroni, Ernesto
Galli Della Loggia, Silvio Garattini, Fausta Garavini, Fulco Lanchester,
Giacomo Marramao, Paola Mastrocola, Alberto Oliverio, Anna
Oliverio Ferraris, Lucio Russo, Aldo Schiavone, Claudio Scimone, Luca Serianni,
Sebastiano Vassalli, Gustavo Zagrebellsky, Michele Zappella.
Iniziativa promossa dal Gruppo di Firenze per la
scuola del merito e della responsabilità
PER ADERIRE ALL'APPELLO, scrivere "aderisco" a gruppodifirenze@libero.it, aggiungendo nome, cognome, comune di residenza.
PER ADERIRE ALL'APPELLO, scrivere "aderisco" a gruppodifirenze@libero.it, aggiungendo nome, cognome, comune di residenza.
lunedì 30 giugno 2014
IL TAR CHE ESPROPRIA GLI INSEGNANTI
L’editoriale
di oggi del “Corriere della Sera”, firmato da Giovanni Belardelli, prende
spunto da una sentenza del Tar di cui si è avuta notizia
ai primi di giugno. Il tribunale, nell’invalidare la decisione
di un consiglio di classe, non si limita a rilievi di carattere formale, ma entra nel merito della valutazione, espropriando di fatto i docenti di
un compito di loro esclusiva competenza. Leggi Gli
abusivi della cattedra.
mercoledì 18 giugno 2014
FINALMENTE DENUNCIATO IL SITO “SCUOLAZOO” PER ISTIGAZIONE A DELINQUERE. MA LO FACEVA DA ANNI
Nel 2010 avvertimmo
la polizia postale che il sito “Scuolazoo” offriva agli studenti lo svolgimento
dei compiti d’esame da recapitare via sms: ci dissero che avevano le mani
legate. Ogni anno nei tre anni seguenti, sempre in vista degli esami, abbiamo
preso iniziative pubbliche (tra cui una Dichiarazione firmata da centinaia di
insegnanti e dirigenti, e una lettera dell’Anp e nostra al Ministro Carrozza), per
contestare a chi avrebbe il compito di garantire la correttezza degli esami,
compresa una parte dei colleghi, omissioni e complicità nelle copiature a man
bassa durante gli scritti. Gelmini e Carrozza non risposero, Profumo lo fece
con inaudita arroganza (“Non ho la cultura dei servizi segreti”), in un’intervista
a Studenti.it. La sensibilità nella scuola cresceva, ma le “autorità competenti”
restarono inerti.
Quest’anno qualcuno deve aver slegato le mani alla
polizia postale, che ha denunciato il sito per “istigazione a delinquere”. Ne
parla tra gli altri Flavia Amabile su “La
Stampa”. Un primo, importante passo per rendere più credibile la scuola e
lo Stato.
lunedì 16 giugno 2014
CARTE FALSE E MERITO NEGATO NEGLI SCRUTINI DI FINE ANNO *
Gentile
Direttore,
venerdì il “Corriere
Fiorentino” ha pubblicato il resoconto sugli scrutini finali della “Profe”
Antonella Landi, la quale, anche se con vivacità e senso dell’umorismo (insomma
con mano leggera), delinea un quadro non proprio esemplare sul piano
professionale del consiglio di classe, costellato di “ripicche, puntigli,
vendette o, in alternativa, materno assistenzialismo misto a improbabili
sanatorie”. Purtroppo queste ultime sono così frequenti (le testimonianze sono
innumerevoli) da compromettere la credibilità complessiva della scuola
italiana. È come se in molti scrutini l’ordine del giorno recitasse: “Fate di
tutto per promuovere chi non lo merita”. Ne consegue una prassi che viene spesso
percepita come normale e lecita. Quando arriva il momento di valutare, in
scienza e coscienza, l’anno scolastico dei loro allievi, moltissimi colleghi
(non tutti, per fortuna), sono propensi a tener conto di ogni tipo di
attenuanti e di giustificazioni di carattere familiare, psicologico, sociale
pur di non bocciare. È impressionante la facilità con cui anche insegnanti di
notevole valore rinunciano alle loro proposte di voto, che pure nascono da mesi
e mesi di lavoro didattico e da molte e scrupolose verifiche. Si arriva così a
passare sopra a cinque, sei, sette insufficienze anche gravi, senza rendersi di
commettere un’ingiustizia verso gli studenti meritevoli e di trascurare il
compito, che la collettività affida alla scuola, di certificare la preparazione
e la maturità dei futuri cittadini.
Naturalmente comportamenti del genere, lungi dal rimettere sulla giusta via chi non studia, non fanno che peggiorare il male, diffondendo sempre di più l’idea che si può farla franca con facilità. La responsabilità di tutto questo, però non è solo dei docenti, indotti sistematicamente a comportarsi così da una cultura pedagogica ostile alla responsabilità, al riconoscimento del merito, alle sanzioni di qualsiasi genere, alla fermezza educativa. Una cultura – quella che agita lo slogan “ogni bocciatura è un fallimento della scuola” – fatta propria negli scorsi decenni da ministri, apparati ministeriali, da quasi tutti i sindacati e da troppi prèsidi. Saprà il nuovo ceto di governo ridare speranza e sostegno agli insegnanti seri, oggi scoraggiati e messi spesso in minoranza?
Giorgio Ragazzini
Gruppo di Firenze
per la scuola del merito
e della responsabilità
Naturalmente comportamenti del genere, lungi dal rimettere sulla giusta via chi non studia, non fanno che peggiorare il male, diffondendo sempre di più l’idea che si può farla franca con facilità. La responsabilità di tutto questo, però non è solo dei docenti, indotti sistematicamente a comportarsi così da una cultura pedagogica ostile alla responsabilità, al riconoscimento del merito, alle sanzioni di qualsiasi genere, alla fermezza educativa. Una cultura – quella che agita lo slogan “ogni bocciatura è un fallimento della scuola” – fatta propria negli scorsi decenni da ministri, apparati ministeriali, da quasi tutti i sindacati e da troppi prèsidi. Saprà il nuovo ceto di governo ridare speranza e sostegno agli insegnanti seri, oggi scoraggiati e messi spesso in minoranza?
Giorgio Ragazzini
Gruppo di Firenze
per la scuola del merito
e della responsabilità
* Pubblicato sul “Corriere
Fiorentino” del 14 giugno 2014 con il titolo Agli scrutini torniamo al merito.
sabato 14 giugno 2014
FALSO IN ATTO PUBBLICO? INTERVISTA SUGLI SCRUTINI A "ORIZZONTE SCUOLA"
lunedì 9 giugno 2014
VERSO UN ANNO SCOLASTICO DAVVERO “NUOVO”?
“Coll'anno nuovo, il caso
incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita
felice. Non è vero?" L’amara ironia con cui il Passeggere si rivolge al
Venditore di almanacchi nell'eponimo dialogo leopardiano sembra essere stata
per decenni l'illusione di chiunque – docenti, studenti, genitori e presidi –
abbia avuto a che fare con la scuola, cioè quella che malgrado tutto si debba
andare avanti, perché alla fine qualcosa di nuovo accadrà. Continua a leggere.
domenica 8 giugno 2014
IL MERITO DIMENTICATO DEI CITTADINI ONESTI
In un bell’intervento
sul “Corriere della Sera” (Popolo di
corrotti?), Giovanni Belardelli rivendica giustamente, nel quadro di
corruzione e di illegalità piccole e grandi che caratterizza l’Italia più che
altri paesi, “un qualche riconoscimento
a quella parte del Paese che tutto sommato le leggi le rispetta, ma che non si
sente adeguatamente valorizzata dalle istituzioni. In attesa, infatti, di una
rivoluzione culturale, se verrà e quando verrà, che cambi la mentalità
collettiva, i pubblici poteri dovrebbero puntare il loro sguardo, ad esempio,
su quegli italiani che abusi edilizi non ne hanno fatti, ma vedono chi invece
ne ha compiuti godere in assoluta tranquillità i frutti del proprio comportamento.”
Un riconoscimento che si dovrebbe ovviamente estendere a chi paga le tasse, il
canone Rai e il biglietto sull’autobus, a chi non getta rifiuti per terra e non
scarabocchia sui muri, a chi non imbroglia nei concorsi e negli esami, per fare
soltanto alcuni tra i tanti e diversissimi esempi possibili. È in definitiva la
parte essenziale di quel “merito” a cui si ispirano questo blog e le iniziative
del Gruppo di Firenze; e di cui si legge nel dizionario di Tullio De Mauro: “Diritto
alla stima, alla ricompensa, all’elogio acquisito in base alle proprie capacità
o alle opere compiute”. Leggi
l’intervento di Belardelli
venerdì 30 maggio 2014
LETTERA APERTA AL MINISTRO SUI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI
Pubblichiamo di seguito una nostra lettera aperta appena inviata al Ministro Giannini. Chi volesse a sua volta scriverle per condividere il contenuto della lettera o per esprimere ulteriori valutazioni, può farlo all'indirizzo: segreteria.particolare.ministro@istruzione.it.
Gentile Ministro Giannini,
Gentile Ministro Giannini,
nell’anno scolastico che
si avvia al termine le scuole hanno cominciato ad applicare la normativa sui
Bisogni Educativi Speciali. È il momento, quindi, di fare un bilancio della sua
applicazione. E le testimonianze che ci arrivano dalle scuole confermano le
nostre iniziali preoccupazioni.
Non poche famiglie,
infatti, chiedono alla scuola, talvolta probabilmente con l’aiuto di un medico
compiacente, un Piano Educativo Personalizzato come scorciatoia per rimediare a
uno scarso profitto scolastico, non motivato da effettive difficoltà di
apprendimento. Alcune reagiscono preannunciando ricorsi nel caso che i docenti
non ritengano giustificato il PEP.
D’altra parte, l’intervento dei consigli di classe, quasi
sempre privi dell’indispensabile sostegno di competenze
specialistiche e di strumenti didattici adeguati, spesso non può che tradursi
in un puro e semplice abbassamento degli obbiettivi; e non è certo questo il
modo migliore di aiutare gli alunni con problemi di apprendimento.
Vogliamo poi segnalarle
una grave distorsione che la normativa introduce in una corretta visione della
formazione dei giovani. Essa induce infatti a pensare che le difficoltà
scolastiche di qualsiasi tipo e origine si possano e quindi si debbano
affrontare sul piano della didattica, mentre molto spesso derivano da problemi
extrascolastici. Infatti le frequentissime difficoltà nell’attenzione e nella
concentrazione, la stancabilità, l’irrequietezza, la scarsa autonomia, i
comportamenti oppositivi hanno spesso le loro radici nella debolezza educativa
delle famiglie. Molti bambini arrivano alla scuola materna senza un’educazione
di base che consenta loro di convivere con gli altri e di impegnarsi in vista
di un obbiettivo. La scuola stessa mette spesso un impegno insufficiente nel
far rispettare le regole, a causa di una diffusa sottovalutazione della loro
importanza. Di recente la stessa Ocse, nell’analisi dei dati dell’indagine PISA
2012, sostiene invece che la disciplina ha una grande influenza sul livello
degli apprendimenti, in quanto favorisce la concentrazione e l’uso ottimale del
tempo a disposizione.
Tutto questo considerato,
la invitiamo ad avviare con urgenza un’indagine conoscitiva che coinvolga tutte le
scuole e faccia un quadro preciso delle difficoltà, dei problemi emersi e dei
provvedimenti che i docenti ritengono necessari.
Per parte nostra,
riteniamo comunque indispensabile:
- assicurare a tutte le
scuole, come succede ad esempio in Finlandia, la collaborazione continuativa di
psicologi scolastici, logopedisti, assistenti sociali realmente preparati, in
grado di supportare concretamente gli insegnanti nell’affrontare i problemi
degli allievi secondo l’ottica più opportuna caso per caso, anziché dover
contare, come spesso accade, solo su comitati pletorici e poco qualificati, su
competenze improvvisate e su organismi di supporto ancora insufficienti ;
- delimitare in modo più
chiaro e rigoroso il concetto di Bisogno Educativo Speciale – che nel testo
della Direttiva 27 dicembre 2012 comprende di fatto qualsiasi tipo di
difficoltà scolastica – in modo da riservare effettivamente l’adozione di un
Piano Educativo Personalizzato solo a casi di gravi difficoltà di apprendimento,
escludendo gli allievi il cui insoddisfacente andamento scolastico sia
imputabile soprattutto a scarso impegno e alle ordinarie difficoltà che
chiunque può incontrare;
- mettere al centro della
politica scolastica la necessità di una scuola più esigente nel richiedere
serietà e impegno e più ferma nel far rispettare le regole, in modo da
assicurare al lavoro scolastico la necessaria cornice di serenità;
- favorire la diffusione
di centri di consulenza educativa per i genitori, anche valorizzando quelli già
esistenti in diverse zone del paese, anche allo scopo di prevenire i problemi
scolastici dei figli.
Cordialmente,
Gruppo di Firenze
per la scuola del merito
e della responsabilità
SULLO STESSO ARGOMENTO: Perché la normativa sui BES aggraverà la crisi della scuola; Per gli studenti servono disciplina e specialisti, non decreti e commissioni.
Cordialmente,
Gruppo di Firenze
per la scuola del merito
e della responsabilità
SULLO STESSO ARGOMENTO: Perché la normativa sui BES aggraverà la crisi della scuola; Per gli studenti servono disciplina e specialisti, non decreti e commissioni.
giovedì 22 maggio 2014
BERLINGUER ARRUOLA IL PAPA CONTRO L’INSEGNAMENTO “TRASMISSIVO”
Da tempo
l’ex-ministro Berlinguer è impegnato in una sua personale campagna contro
l’insegnamento “trasmissivo”. La rilancia anche in un’intervista
al “Sussidiario.net”, in cui indica papa Francesco come esempio di didattica
interattiva. Ma le semplificazioni con cui l’ex ministro conduce la sua battaglia
meritano qualche considerazione.
La prima
riguarda l’inadeguatezza del termine “trasmissivo”, perché non si vede
cos’altro debba fare una società se non trasmettere alle nuove generazioni (con
le più varie metodologie di insegnamento e attraverso altri canali) il proprio
patrimonio culturale, del quale fa parte a pieno titolo, almeno nella cultura
occidentale, l’idea di un suo continuo ripensamento per adattarlo
all’evoluzione sociale.
Non
corrisponde poi alla realtà, almeno per l’esperienza e le testimonianze su cui
si basano le mie convinzioni, l’immagine che Berlinguer continua a riproporre
di una scuola che in grande maggioranza vedrebbe gli insegnanti parlare
ininterrottamente a degli allievi che tacciono senza poter interloquire, quasi
fossimo all’anno zero della riflessione pedagogica
e didattica. Ne è così convinto da rivolgere ai docenti questo ammonimento
intriso di disistima: “Quello che voi fate non può essere un supplizio
per chi sta dall’altra parte, deve divertire, appassionare”. Di stili e di
metodi di insegnamento ce n’è invece di tutti i tipi, anche se è certamente auspicabile un
confronto professionale sempre più ampio e arricchente all’interno delle
scuole.
Ma non è
neppure corretto sostenere senz’altro che “non possiamo più presentare ai
giovani un trattato, un complesso di conoscenze strutturate, statiche, come
spesso in molti fanno ancora oggi, perché a loro non piace”. Le conoscenze
devono per forza, via via che si va avanti, strutturarsi in maniera sempre più
organica, altrimenti rimangono frammentarie e superficiali. Ma questo non ha
alcun legame con il modo, più o meno interessante e approfondito, con cui
vengono proposte.
E siamo, qui,
al punto essenziale: la vera contrapposizione non è quella tra insegnanti
trasmissivi e insegnanti interattivi, ma tra quelli bravi e quelli che non lo
sono. E un bravo insegnante deve conoscere bene la sua materia, avere
competenze relazionali adeguate, saper incuriosire e appassionare gli allievi con i
metodi con cui riesce meglio a esprimere il suo talento didattico e le sue
competenze. Ci sono docenti capaci di splendide lezioni frontali, altri
che guidano i propri allievi alla scoperta della materia attraverso le modalità
della didattica attiva; e sono in tanti quelli che alternano modi diversi di
insegnare. Vale anche per il papa, perché neppure lui è sempre “interattivo”.
Spesso anzi fa la cosa più “trasmissiva” di questo mondo: legge il suo
discorso.
Giorgio
Ragazzini
(“ilsussidiario.net”,
21 maggio 2014)
mercoledì 14 maggio 2014
MAESTRE DI SCUOLA E DI VITA
Domenica scorsa, al Poggio Imperiale di Firenze, sede dell'Educandato della SS. Annunziata, si è festeggiato
l’ingresso della Villa, insieme ad altre dimore storiche medicee, tra i beni
riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Continua a leggere.
venerdì 9 maggio 2014
LE PROVE INVALSI E LA RESPONSABILITÀ DEI DOCENTI
Sulle consuete contestazioni alle prove Invalsi, ieri
l’altro il “Corriere della Sera” pubblicava un commento di Gianna
Fregonara, molto critico verso le resistenze che si manifestano nel mondo
della scuola. Immediata la reazione di Giorgio
Israel, storico avversario di questo tipo di prove, che sul suo blog accusa
la giornalista di identificare la valutazione con i test dell’Istituto
Nazionale a ciò preposto. Sulla “Stampa” di ieri, infine, Luca
Ricolfi ammette di essere col tempo diventato più critico verso le prove
Invalsi, a causa delle distorsioni e delle dinamiche negative che tendono a
produrre nella scuola, la principale delle quali è la probabile induzione di
una didattica orientata alla soluzione delle prove più che all’approfondimento
delle materie, nella convinzione che prima o poi serviranno anche per valutare
i docenti e che sostituiranno i voti nella valutazione degli allievi. Anche per
quanto riguarda i contenuti dei test, lo stesso Israel ne ha sottolineato
l’inadeguatezza, almeno per quanto riguarda la matematica. Delle verifiche
nazionali sulla preparazione della popolazione scolastica potrebbero essere
utili e accettabili se si limitassero ad accertare soltanto conoscenze e
abilità elementari nelle diverse materie, il che tra l’altro non dovrebbe
accendere la miccia del “teaching to the test”.
Senza addentrarsi ulteriormente nel merito del quadro
polemico variamente delineato dai tre interventi, va detto che un problema a
parte è però costituito dalle responsabilità di una parte degli insegnanti in
tema di valutazione degli apprendimenti. Da molto tempo abbiamo più volte
denunciato su questo blog il fatto che, grazie anche all’incoraggiamento
dell’intellighenzia pedagogica e alle sollecitazioni ministeriali, molti
scrutini finali si trasformano in una fiera del falso in atto pubblico, con la
cancellazione di innumerevoli insufficienze anche gravi in nome delle più varie
motivazioni e attenuanti di carattere sociale, psicologico e didattico. Negli
ultimi anni è poi venuta alla ribalta, grazie al confronto con i risultati dei
test Ocse-Pisa, la larghezza di maniche con cui – mediamente – le scuole del
sud assegnano i punteggi massimi negli esami di Stato. È poi tristemente nota
l’elevata percentuale di studenti che copiano sia durante l’anno che nelle
prove d’esame, non di rado con la benevola tolleranza e a volte con l’attiva
complicità di chi dovrebbe vigilare. Tutto questo ha fortemente compromesso la
credibilità complessiva della scuola italiana in fatto di valutazione degli
allievi e di conseguenza ha spinto potentemente verso forme di valutazione
esterna che affianchino o addirittura sostituiscano (come pure qualcuno
propone) quella dei docenti. Alla tendenza verso prove “oggettive” concorrono
paradossalmente anche le modalità scelte da una parte degli insegnanti per
manifestare la loro opposizione ai test Invalsi. Invitare le famiglie a tenere i figli a
casa, istigare gli studenti a lasciare le prove in bianco oppure aiutarli a
dare le risposte o consentire che si aiutino fra di loro sono comportamenti che
non solo violano “gli obblighi di diligenza, lealtà e imparzialità” a cui sono
tenuti i pubblici dipendenti, ma concorrono anch’essi a sminuire l’affidabilità
professionale dei docenti italiani come garanti della correttezza e della
regolarità delle verifiche e delle prove d’esame. In definitiva, solo una
scuola in cui tutti si riconoscano fino in fondo nei valori del merito e della
responsabilità può essere davvero autorevole nel dibattito pubblico sui temi
che la riguardano. (GR)
martedì 6 maggio 2014
L’AGGIORNAMENTO: DIRITTO O DOVERE? UN DILEMMA DA SUPERARE RESTITUENDO AI DOCENTI LA DIGNITÀ DI PROFESSIONISTI
Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le
scambiamo,
tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno.
Ma se tu hai un'idea e io ho un'idea e ce le
scambiamo,
allora abbiamo entrambi due idee.
(George Bernard Shaw)
Il numero 513 di “TuttoscuolaFOCUS” torna sull’obbligo
di aggiornamento, che come diritto-dovere esiste sulla carta già da tempo, ma
che di recente è stato ribadito come vero e proprio obbligo, almeno
relativamente a situazioni particolari, nel decreto legge 104/13, detto
“L’istruzione riparte” dall’ex ministro Carrozza e poi confermato nonostante le
obbiezioni di parte sindacale. Continua a leggere.
domenica 4 maggio 2014
SU UN LAPSUS: GLI ISTITUTI ALBERGHIERI DIVENTANO LICEI
Fra i primi dieci classificati nel concorso “Cittadini europei, cittadini
del mondo”, riservato agli studenti delle scuole superiori toscane, ci sono ben
tre allievi dell’Istituto alberghiero “Aurelio Saffi” di Firenze. Che
curiosamente, nella graduatoria ufficiale, è stato trasformato in “Liceo
alberghiero”.
Nessuna affettazione, ci mancherebbe
altro, e nessun malcelato senso d’inferiorità, ma l’errore di chi ha
stilato la graduatoria degli allievi vincitori di un prestigioso concorso
indetto dalla Regione Toscana sull’Europa non ci inorgoglisce. Infatti, gli
studenti dell’Istituto Professionale alberghiero che io dirigo (tre nei primi
dieci, e questo sì che provoca soddisfazione e orgoglio, anche per i docenti
che li hanno in questi anni preparati) si sono ritrovati appartenenti al “Liceo
Alberghiero Saffi”. Ovviamente un Liceo del genere non esiste e spero bene che
non esista neanche in futuro. Non perché intenda snobbare gli indirizzi
liceali, ma perché ritengo che un indirizzo professionale non debba
assolutamente perdere la propria identità, purtroppo già in parte compromessa da
chi ha voluto ad ogni costo “licealizzare” i professionali. Come più volte è
stato stigmatizzato su questo blog anche da parte del sottoscritto, la visione
piramidale della nostra scuola superiore è assai consolidata nell’opinione
pubblica ed è ancora lontana dall’essere superata. Innanzitutto perché
cambiare il proprio modo di vedere il mondo richiede tempo, soprattutto se si vive in
un paese come il nostro in cui cambiare idea, al pari del cambiare appartenenza
politica, è visto come una sorta di tradimento e di mollezza ideologica.
Inoltre, abbandonare questa sorta di supremazia culturale di cui godono i licei
rimane ancor più difficile, perché ad esserne convinta è gran parte degli
stessi addetti ai lavori. Basti pensare come ancora oggi sopravviva in
molti insegnanti, anche colleghi nella stessa classe, la consapevolezza che ci
siano materie che “valgono” più di altre e, di conseguenza sembrano affermare
il principio che chi le insegna "valga" di più rispetto ai
colleghi. Nell'attesa tuttavia che le cose, e le teste delle persone, cambino,
io vorrei almeno che la mia scuola fosse rispettata per quello che è, cioè un
istituto Professionale e guai a chiamarla, mi si permetta l'ironia, Liceo,
"con rispetto parlando". (VV)
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