domenica 31 agosto 2008
BUONISMO CON FALSO IN ATTO PUBBLICO: GLI SCRUTINI IN CUI SI FA FUORI LA SERIETÀ DELLA SCUOLA
"Valutazioni di fine anno. Bisogna far sì che le valutazioni di fine anno, nel rispetto della libertà di insegnamento, vengano formulate basandosi sugli effettivi risultati conseguiti dai singoli allievi e seguendo rigorosi criteri di equità e di merito, senza obbedire alle tante pseudomotivazioni di carattere psicologico e sociale messe in giro dalla cultura del buonismo".
Come abbiamo scritto altrove, "purtroppo molti colleghi – che quali rappresentanti della Pubblica Amministrazione sarebbero tenuti a informare il loro operato ai principi di correttezza ed imparzialità – sono stati indotti a credere di essere titolari, come Consiglio di classe, di un potere praticamente assoluto, che consente di trasformare i 4 e i 5 in false sufficienze, purché venga appena enunciata a favore dell’allievo una qualsiasi pseudomotivazione di natura psicologica, familiare o sociale. Da notare che, mentre per la mancata ammissione a un esame o alla classe successiva viene in genere richiesta una serie di motivazioni e l’elenco di quanto fatto per prevenire questo esito, una promozione, invece, per quanto immeritata, è sempre la benvenuta".
giovedì 28 agosto 2008
LO SHOCK DI CUI LA SCUOLA HA BISOGNO
martedì 26 agosto 2008
MA I COLLEGHI DEL CIDI SONO D'ACCORDO CON LA SEGRETARIA COLONNA?
"C'è bisogno di intervenire sulla dispersione scolastica (ma tanto qui si parla al vento, il ministro Gelmini vuole usare il voto di condotta - il cinque perché il sette non è sufficiente! - per cacciare dalla scuola molti più ragazzi di ora, figuriamoci se si può parlare di lotta alla dispersione).
A scrivere questo sul "Manifesto" di oggi non è Sabina Guzzanti, ma Emma Colonna, segretaria nazionale del CIDI. Ci piacerebbe sapere se i tanti colleghi seri che sono iscritti a questa associazione professionale si riconoscono in una simile manifestazione di faziosità politica oltre che di cecità culturale, che chiude la porta a qualsiasi ragionamento su un tema da tanti riconosciuto come basilare per una ripresa della scuola. L'articolo, che contiene anche argomentazioni in sé ragionevoli, si intitola I maestrini del centrodestra.
Una buona notizia per i tanti insegnanti che fanno il loro dovere: due colleghi (si fa per dire) licenziati per inveterata fannulloneria (Scuola, miracolo a Milano, su "Libero").
"Avvenire" dedica un interessante articolo all'incontro sulla formazione professionale (quella lombarda in paricolare) svoltosi al meeting di CL a Rimini: Promossi i "bocciati" - Così la scuola vince .
Infine su "Italia Oggi" un breve servizio sul codice deontologico dei docenti al via in Scozia (che già da molto tempo aveva comunque un efficace organismo professionale, il General Teaching Council). Chi volesse leggerlo (in inglese), lo può fare scaricandolo dal sito dell'ADi, che ne aveva dato notizia già a maggio.
lunedì 25 agosto 2008
"IL SOLE 24 ORE" FA IL PUNTO SULLA SCUOLA
È lecito il timore che le dichiarazioni sui corsi per i docenti meridionali possano costituire un pretesto per attaccare globalmente la politica del ministro Gelmini, sacrosanta su molti punti (sui "corsi intensivi", già preannunciati a fine luglio, ci siamo già espressi in una nota del 1° agosto). Dopo gli articoli e le lettere sugli organi dell'Estrema (come si diceva nell'Ottocento) e il silenzio del PD (dimenticare Fioroni?), ieri il Ministro Bersani a Firenze ha raccolto molti applausi esclamando che i problemi della scuola "mica sono solo quelli del sette in condotta e del grembiule!". Oggi "Il Sole 24 Ore"pubblica un articolo di analisi di Antonio Schizzerotto intitolato La disciplina da sola non basta, in cui si legge, dopo un semi-rituale omaggio alle iniziative del Ministro: "Purtroppo, questi e altri provvedimenti assunti dal Ministro Gelmini rischiano di riverlarsi pannicelli caldi per un malato grave che di ben altre medicine avrebbe bisogno". Questa accentuata relativizzazione di quella che è invece una priorità non è un buon segno e dà man forte a chi vi si oppone in modo ciecamente ideologico.
Sui banchi della scuola una fila di novità riassume e schematizza le innovazioni già operanti e quelle ancora da approvare. Un "patto" con le famiglie si diffonde sulle modifiche allo Statuto (che purtroppo mantiene le procedure garantiste che finora hanno costretto le scuole a violarlo in nome del buon senso educativo) e sul cosiddetto "patto di corresponsabilità" (della cui effettiva utilità c'è di che essere scettici). "Ci vuole un confronto costruttivo", con pareri di presidi, genitori e dirigenti regionali, chiude il dossier.
venerdì 22 agosto 2008
VOTI, LIBRI E '68
I ministri Gelmini e Tremonti replicano a Galli Della Loggia, che nel suo editoriale di ieri aveva accusato il governo – e soprattutto il responsabile dell’Economia – di infischiarsene della scuola, visti i tagli operati nella finanziaria. Il ministro della pubblica istruzione risponde sullo stesso “Corriere” con una lettera al direttore (ma va anche segnalata un’intervista sulla “Padania” in cui riepiloga il proprio programma di governo). Lo stesso fa Tremonti, che si sofferma in particolare su due argomenti: i ritorno dei voti anche alle elementari e medie e il costo dei libri scolastici (Scuola: il passato e il buon senso). Ambedue insistono sulla necessità di archiviare il ’68.
D’accordissimo sul ritorno ai voti e anche sulle relative argomentazioni. Da quello che scrive Tremonti non si capisce però quale sia la situazione attuale, perché i giudizi discorsivi sulle singole discipline non ci sono più da moltissimi anni. Le materie vengono valutate secondo i livelli ottimo, distinto, buono, sufficiente, non sufficiente. Di fatto vengono usati come voti, tant’è vero che molti docenti per le interrogazioni e le verifiche usano valutazioni come “buono meno” o “fra ottimo e distinto”. Naturalmente a questo punto è più logico e comodo usare i numeri; ma è anche importante recuperare una gamma di insufficienze, che il demone buonista dei pedagogisti ministeriali aveva consigliato di semi-occultare nell’unico e assai soft “non sufficiente” (che tra l’altro impedisce di apprezzare i progressi di chi comincia molto male). Il giudizio vero e proprio – compilato secondo criteri in parte variabili da scuola a scuola – è quello cosiddetto “globale”, che in genere, oltre a una preparazione “complessiva” (nozione di limitata utilità), parla di impegno a casa e a scuola, attenzione e partecipazione, a volte metodo di lavoro; e può sottolineare punti di forza e carenze. È semmai qui che può essere a volte pertinente l’opinione di Tremonti: “Per come sono strutturati e «bizantinati », basati su formule che tendono ad essere ipocrite, psicopedagogiche, tautologiche, caramellose, offensivo-giudiziarie o presunte tali, i giudizi sembrano fatti apposta per mandare fuori di testa i genitori o per stendere i ragazzi sul lettino dello psicanalista o per portarli tutti insieme da un avvocato che ti predispone il ricorso — quasi sempre vincente — davanti al Tar.”
Il secondo obbiettivo polemico del ministro economico è costituito dai libri di testo: “Nella scuola italiana da troppo tempo (e non era così prima: è un effetto negativo della «modernità») i libri di testo cambiano con una frequenza forsennata e parossistica. Cambiano per scelta del docente, ma cambiano soprattutto perché gli editori stampano quasi ogni anno una nuova edizione di ciascun testo, in modo che quelli dell'anno precedente diventano automaticamente vecchi — fa più fino dire obsoleti — e con ciò sostanzialmente inutilizzabili. Su questa pratica si possono dire due cose essenziali: è ingiustificata; è contraria agli interessi delle famiglie”.
In Italia c’è un conformismo bulgaro sulla scandalosità del costo dei manuali e delle politiche di chi li produce, senza peraltro che l’argomento venga minimamente approfondito dai giornali e dalla tv (non mi pare neppure che gli editori si difendano granché bene). Eppure si potrebbero fare inchieste su costi, margini di profitto, concentrazioni proprietarie, ristrutturazioni e licenziamenti, esattamente come si fa per altri settori produttivi, in modo da comprendere in che misura abbiamo a che fare con imprenditori che ci marciano oppure se si trovano alle prese con reali difficoltà nel far quadrare i conti. Inoltre un'inchiesta seria potrebbe produrre tabelle comparative sulle spese delle famiglie: quanto per i libri scolastici, quanto per lo zainetto di marca invece di quello economico, quanto per gli accessori sfiziosi, per il cellulare di ultima generazione, per l’iPod; quanto per i chewingum e per le merendine, quanto per costose figurine e carte varie, magliette e scarpe firmate. Così potremmo capire se è una protesta seria o dettata dal solito assistenzialismo. Ma alla fine la domanda delle domande è questa: le case editrici devono stare sul mercato o no? Se le case automobilistiche hanno bisogno di fare un restyling all’anno su ciascun modello per andare avanti nessuno si scandalizza (anche se il mercato dell’usato ovviamente ne risente). A sentire Tremonti le case editrici dovrebbero invece favorirlo il mercato dell’usato, anzi le scuole potrebbero comprare i libri e darli in prestito ai ragazzi... Certo, in un ambito di spese obbligatorie come quelle per i manuali il Governo deve mettere il naso; ma oltre un certo limite non sarebbe più semplice rivendicare senz’altro il monopolio statale dell’editoria scolastica?
(GR)
giovedì 21 agosto 2008
POSTILLA AI PREMI PER I BRAVI
martedì 19 agosto 2008
SCUOLE CHE PREMIANO I BRAVI
Da registrare le obbiezioni del pedagogista Giuseppe Bertagna, la seconda delle quali - di stampo milanian-sessantottino - è in grado di invalidare qualsiasi ricerca di equità (base della prima obbiezione). Certo, se il merito è l'impegno con cui si valorizzano i propri talenti, si può anche premiare un ragazzo che ha fatto grandi progressi partendo da una base modesta. Evitiamo però di trovare un problema per ogni soluzione e apprezziamo nel frattempo, magari a titolo sperimentale, ogni iniziativa che vada, come gli studenti premiati, "controcorrente".
lunedì 18 agosto 2008
DA SINISTRA SULLA CONDOTTA MUTISMO O FESSERIE
La reazione di gran parte della sinistra ai provvedimenti del ministro Gelmini è purtroppo desolante. O il silenzio (imbarazzato?) o la caricatura. E pensare che la nuova titolare di viale Trastevere non ha fatto altro che proseguire la svolta del predecessore; e che diversi intellettuali di sinistra o centrosinistra hanno firmato l'appello per il merito e la responsabilità come valori fondanti della vita della scuola. Riguardo a Fioroni già avevamo notato, a suo tempo, come nessuno o quasi si fosse schierato ufficialmente a sostegno delle sue scelte in tema di serietà degli studi, e meno che mai i vertici dei partiti governativi, neppure la Margherita di cui è un dirigente. Oggi tace (come, se non ci è sfuggito qualcosa, la sua vice Mariangela Bastico) e rinuncia a rivendicare i suoi meriti, forse per la solita banale paura di portare acqua al mulino del governo. Eppure la campagna elettorale era stata tutta un proclama di impegno bipartigiano per la scuola. Non sorprende che le grida di allarme per il nuovo autoritarismo e la repressione del dissenso vengano da quella sinistra - di nuovo extraparlamentare - che anche in altri campi continua a incarnare il più consunto ideologismo: sono gli eredi di chi la scuola ha più contribuito a rovinarla. Ma già vedere discorsi dello stesso tono su un quotidiano di area PD come "l'Unità" fa cascare le braccia. Oggi è il turno di "Repubblica" con un articoletto di Edmondo Berselli che è davvero esemplare per il ricorso alla caricatura come fuga dall'argomentazione. L'impressione che se ne ricava è che del problema educativo odierno e della vita della scuola l'autore non abbia la minima idea e non si preoccupi di averla. L'importante è sparare sul governo e alimentare l'infantilismo politico, anziché un civile e informato dibattito.
martedì 12 agosto 2008
NUOVA CONFERMA: LA PAROLA "DISCIPLINA" E' SDOGANATA
L’articolo sottolinea anche con decisione il ruolo formative delle materie.
lunedì 4 agosto 2008
LA BUONA CONDOTTA E IL PRINCIPIO DI AUTORITÀ
Claudio Risé sul "Mattino" (La buona condotta che serve ai giovani) sottolinea il paradosso di una scuola che dal 1998 in poi, per "merito" di Berlinguer, si è fondata su una netta separazione tra profitto scolastico e formazione educativa. Per Risé questa scelta nasce da una visione ideologica secondo cui il rispetto delle regole è obbedienza a regole e modelli di comportamento "borghesi", in quanto tali ostacolo ad un vero cambiamento della scuola.
sabato 2 agosto 2008
LA RIVINCITA DELLA CONDOTTA
Si tratta evidentemente di un grande successo dei sostenitori della scuola seria, con la valutazione della condotta che può comportare la ripetenza nei casi più seri e la perdita fino a cinque punti del credito scolastico per l’esame di maturità (e mai come oggi sembra opportuno ripristinare ufficialmente il vecchio nome).
Tra i commenti positivi - alcuni venati di scetticismo - simpatico quello di Marcello d'Orta, molto convinto e ben argomentato quello di Gianluigi Paragone.
A riprova di quante responsabilità abbia avuto la sinistra nella crisi della scuola, si possono leggere alcuni interventi che ricorrono a toni caricaturali e a tratti deliranti. Tra gli altri, Marco Bascetta sul "Manifesto" (Disciplina d'assedio) e Marina Boscaino su "L'Unità" (Ma dietro la lavagna ci finisce il diritto all'istruzione).
BERLINGUER E LA DISCIPLINA
Caro direttore,
l’ex ministro Luigi Berlinguer torna ad attaccare i presunti laudatores temporis acti che vogliono una scuola più esigente sul piano dei comportamenti. La sua tesi è che il rigore va bene, ma da solo non basta, anzi è impotente; e difende il suo Statuto degli studenti, che in realtà era fatto per rendere quasi impossibili le sanzioni, vincolandole a procedure di stampo sindacalistico. Il secondo cardine della sua tesi è che la vera priorità è la didattica. Quella attuale, dice, non coinvolge i ragazzi; e se la prende in particolare con “l’inossidabile lezione frontale, che ha criminalmente cancellato [sic]l’arte praticata e la creatività”.
Ma nessuno ha mai detto ( e nessun docente sensato lo pensa) che la scuola è solo rispetto delle regole (che una parte della sinistra, ben rappresentata da Berlinguer, ha contribuito a demolire). Rappresenta però la base indispensabile della didattica. Solo in un clima di correttezza e di impegno si può lavorare. L’ex ministro coltiva l’illusione naif che una scelta metodologica “moderna” possa miracolosamente riassorbire ogni problema comportamentale. Ma nessuna scuola può essere solo passione e divertimento, nessuna scuola seria può evitare impegno e fatica ai suoi allievi, né rinunciare, anche nel loro stesso interesse, a pretendere la pura e semplice buona educazione.
Giorgio Ragazzini – Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità
Sullo stesso argomento, segnaliamo l' intervento sul suo blog di Gennaro Lubrano di Diego.
venerdì 1 agosto 2008
DAL SITO DEL GOVERNO ITALIANO / SCHEMA DI DISEGNO DI LEGGE PRESENTATO DAL MINISTRO GELMINI
Il Consiglio ha quindi approvato i seguenti provvedimenti:
su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Mariastella Gelmini:
- uno schema di disegno di legge, sul quale verrà acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni, che contine novità di rilievo per la scuola, soprattutto con riferimento al comportamento degli studenti, che concorrerà alla valutazione complessiva e potrà determinare la bocciatura; costituiscono ulteriori novità l’introduzione nella scuola secondaria della disciplina “cittadinanza e Costituzione” e la “carta dello studente”, strumento che consentirà agevolazioni e facilitazioni per i giovani e sconti sui libri.
Documento di approfondimento correlato:
Comportamento, Cittadinanza e Costituzione, Carta dello studente
Presentazione
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 1 agosto 2008 il disegno di legge, presentato dal Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, recante: "Disposizioni in materia di istruzione, università e ricerca", che innova in materia di:
Comportamento degli studenti;
Cittadinanza e Costituzione;
Carta dello studente.
1) Il comportamento degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado - valutato dal consiglio di classe - concorrerà alla valutazione complessiva dello studente e potrà determinare, se insufficiente, la non ammissione al successivo anno di corso.
Per l'ammissione all'esame di Stato, è prevista la riduzione del credito scolastico fino a un massimo di 5 punti.
Valutare il comportamento – come ha anche detto il Ministro Gelmini - significa rafforzare la capacità dello studente di saper stare con gli altri, di esercitare correttamente i propri diritti, di adempiere ai propri doveri e di rispettare le regole poste a fondamento della comunità di cui fa parte.
2) Dal prossimo anno scolastico sarà introdotto - nelle scuole secondarie – lo studio della disciplina "Cittadinanza e Costituzione", con 33 ore annuali di insegnamento previste, che sarà oggetto di specifica valutazione.
3) La carta dello studente ("lo studio") intende promuovere tra gli studenti della scuola secondaria superiore (e, progressivamente, dell'Università), l'esercizio del diritto allo studio ed il più ampio accesso alle attività di carattere culturale.
Queste le principali agevolazioni fornite dalla carta dello studente:
accesso gratuito alle aree archeologiche, ai complessi monumentali e ai siti Unesco;
agevolazioni per i trasporti pubblici, con particolare riferimento alle tratte interessate dal pendolarismo studentesco;
biglietti ridotti per ingresso a cinema e teatro;
sconti sui libri.
A margine del Consiglio dei Ministri, il Ministro Gelmini ha firmato la circolare applicativa relativa alle recenti modifiche dello “Statuto delle studentesse e degli studenti”, che, fra le altre cose:
prevede l’obbligo per le scuole di modificare i regolamenti interni per consentire l'applicazione del nuovo e più rigoroso regime sanzionatorio verso gli studenti;
fa obbligo di scegliere le eventuali sanzioni di allontanamento (superiore a 15 giorni, fino al termine dell'anno scolastico con esclusione dallo scrutinio o dall'esame), secondo il principio di proporzionalità, tenuto conto dell’infrazione commessa. Le sanzioni di allontanamento possono essere utilizzate ogniqualvolta si verifichino comportamenti riconducibili ad ipotesi di reato, quali: violenza privata, minacce, percosse, ingiurie, reati di natura sessuale, incendio o allagamento;
fornisce chiarimenti per il funzionamento dei sistemi di impugnazione dei provvedimenti disciplinari e degli organi di garanzia.
Fonte: Ministero dell' Istruzione, dell' Università e della Ricerca
CORSI INTENSIVI PER IL SUD, DISCIPLINA, LIBRI ON LINE
“NO AL DIVARIO NORD-SUD, COSÌ RILANCIO LA SCUOLA” “Il Mattino” 27 luglio
Dunque il Ministro si ripropone di colmare il divario tra nord e sud con “corsi di formazione intensivi per i professori e gli studenti di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia”. Qui c’è a mio parere un errore di diagnosi e conseguentemente la terapia è errata, oltre che impraticabile nei tempi brevi. Quello di diagnosi consiste nel pensare che i peggiori risultati del sud dipendano senz’altro da una minore preparazione dei docenti. Ci sarà anche; ma ritengo che si tratti soprattutto delle conseguenze di una scuola ancora meno rigorosa della media nazionale, con l’accentuarsi dei tratti lassisti e buonisti presenti un po’ ovunque, intrecciati con una maggiore tendenza al clientelismo, alla raccomandazione e anche con il condizionamento, in alcune zone, degli ambienti malavitosi.
Per esempio, sembra certo che la non brillante situazione generale dell’etica professionale (equità, imparzialità, scrupolo nell’adempimento dei propri doveri e altre cosette del genere) nel Sud abbia completamente distorto i risultati delle prove dell’Invalsi nelle medie e nelle elementari, tanto che Fioroni decise di abolirle. In poche parole: una parte almeno dei docenti si sostituiva agli allievi o comunque li aiutava.
Per questo la terapia giusta sarebbe una ventata di serietà in tutti gli aspetti della vita scolastica. E poi, cosa significa “corsi intensivi”? È pensabile che vadano oltre venti o trenta ore? E con questi sistemi si pensa di risalire nelle classifiche internazionali? Ha senso, inoltre, aggiornare a tappeto tutti i docenti, anche quelli bravi?
Non è poi difficile immaginare che tutta l’operazione rimetterebbe in pista la compagnia di giro di quegli “esperti” che negli anni scorsi hanno propagandato i loro dogmi pedagogici e didattici e sono tra i responsabili principali dello smarrimento e della demotivazione degli insegnanti, trattati quasi sempre come inetti da rieducare e magari da tenere a bada con gli Statuti degli studenti.
UN’ISTITUZIONE DA RIFONDARE PARTENDO DALLA DISCIPLINA di Alfonso Piscitelli ("Liberal" di giovedì 31 luglio) è invece una sintesi della situazione in grandissima parte condivisibile (ma anche il resto del supplemento "Socrate" è interessante, a parte l'articolo un po' banalmente e sussiegosamente "modernista" di Paolo Fuligni).
Com’era prevedibile (vedi le considerazioni del 10 luglio scorso) all’apparir del vero si sta già sgonfiando la grande rivoluzione dei libri on-line (altre se ne sgonfieranno nei prossimi mesi). Ecco perché IL LIBRO DI SCUOLA NON VA ONLINE di Cristina Casadei (“Il Sole24Ore” di mercoledì 27 luglio). Ma allora com’è possibile che, come previsto dal D.L. 122 del 25 giugno 2008, i “libri” di questo genere diventino obbligatori nell’anno scolastico 2011-2012?
(G.R.)
mercoledì 30 luglio 2008
PERÒ, CARO BRUNETTA, COSÌ NON SI PREMIA IL MERITO...
Premessa: sono stato fin dall’inizio un sostenitore addirittura entusiasta della Sua svolta: bene sanzionare il demerito di assenteisti e fannulloni; e benissimo insistere ancora di più sulle responsabilità di chi questi comportamenti permette, cioè i dirigenti. Così si riconosce, sia pure indirettamente, il merito di chi continua nonostante tutto a comportarsi irreprensibilmente (e con ciò stesso assicura un minimo di decente funzionamento alla pubblica amministrazione).
In chiave con questi obbiettivi mi aspettavo che i Suoi primi provvedimenti avessero un carattere selettivo, andassero cioè a colpire chi si comporta male e non chi fa il proprio dovere. Apprendiamo invece che fin dal primo giorno di assenza lo stipendio di chi si ammala verrà comunque decurtato di circa il 25-30%. Non si potrebbe immaginare un criterio più “antimeritocratico” per cominciare una battaglia a favore del merito. E ne scaturirà un giusto risentimento proprio in coloro che potrebbero in modo più convinto appoggiare la Sua svolta politica. Tanto più che anche la seconda misura da Lei prevista fa un po’ di ogni erba un fascio, con il controllo obbligatorio per tutti fin dal primo giorno da parte di un medico fiscale; misura che è già stata sperimentata in passato con scarsi risultati sul piano del rigore (forse a causa di una normativa inadeguata) e un forte aumento di spesa da parte dello Stato. O si decide che non si responsabilizzano i dirigenti o si affida alla loro discrezionalità la decisione su chi controllare e chi no. In genere infatti i dirigenti sanno benissimo chi è scorretto. Se non si assumono le proprie responsabilità lo fanno o per quieto vivere (tanto non gli succede nulla) o per i limiti ipergarantisti imposti da leggi e contratti.
Come tutti gli insegnanti coscienziosi, che spesso evitano di stare assenti pur non sentendosi bene, mi spiacerebbe davvero essere colpito da misure indiscriminate; tanto più dopo le belle speranze da Lei coraggiosamente suscitate.
Cordialmente, Giorgio Ragazzini
Commenti
Maria Giovanna Ragionieri: D'accordo con la lettera, forse un po' generica, ma necessaria. Un'altra precisazione: le visite fiscali costano: chi le paga? E poi, si dispongono anche per i dirigenti (non dico solo i presidi)? Negli annali della mia famiglia si racconta di uno zio, economo di una (allora) USL, che passò l'intera settimana bianca sciando con passamontagna e occhialoni perché coperto da un certificato medico: temo che per ruoli apicali questo sia ancora possibile. Buone vacanze (legittime).
Giuseppe Moncada. Ho letto la lettera di Giorgio Ragazzini e la condivido in pieno. Sono un Dirigente Scolastico, ormai all’ultimo anno della mia permanenza presso un Liceo Scientifico in un paese della provincia di Catania. Ho quarantasei anni di servizio. Fino al 1982/83 docente di Matematica e Fica e successivamente Preside, che preferisco a Dirigente. All’età di 69 anni sono in servizio per aver avuto confermata la dirigenza dal giudice del lavoro di Caltagirone. Ho fatto causa per una questione di principio, perché ho amato e amo ancora la scuola. Purtroppo a parole dicono di voler responsabilizzare i Dirigenti ma non lo fanno. Responsabilizzazione significa verifica del lavoro che si svolge e del modo come lo si fa. Ho letto parecchi vostri articoli che vanno nella direzione di voler ottenere una scuola del merito e non del tira a campare, come è oggi. Vi segnalo, se non lo avete letto un articolo di Andrea Ichino, sole24ore del 23/7, sulla valutazione per gli esami di maturità. Ho scritto al Professore e mi ha inviato delle sue note che condivido. Cosa ne pensate di introdurre il criterio proposto?
Con cordialità
Giuseppe Moncada
sabato 26 luglio 2008
"Il giudizio complessivo sulla maturità degli studenti dipende dalle verifiche sulle materie, ma anche dai comportamenti"
Le vacanze non ci consentono di commentare il lavoro del ministro con la puntualità che vorremmo; più in là sarà necessario tentare un primo bilancio. Certamente ci sono luci e ombre, intenzioni assolutamente in linea con la necessaria svolta della serietà solo avviata da Fioroni e altre che appaiono o molto generiche o senz'altro discutibili. Tuttavia i passi nella giusta direzione vanno sempre salutati con favore e riconosciuti come meritano.
(GdF)
martedì 22 luglio 2008
SETTE IN CONDOTTA, UNA SCELTA GIUSTA di Mario Pirani
Vi è qualcosa di desolante nelle geremiadi, nelle patetiche deplorazioni, nei tanti «ben altro è il problema» che si sono levati da alcuni ambienti del pedagogismo di sinistra, per nulla consapevoli delle responsabilità che portano per lo stato disastroso in cui si trova la scuola italiana. E invece di domandarsi perché è esploso in questi anni un bullismo incontrollato, perché il grado di apprendimento, misurato secondo parametri internazionale, veda lo scivolamento verso il basso dei nostri ragazzi, perché questi si presentino spesso all’università digiuni delle più elementari cognizioni di sintassi e persino di ortografia, ebbene costoro seguitano a vantare le loro dissennatezze, dal 3+2 allo Statuto dei diritti degli studenti, che abolì la validità del 7 in condotta e praticamente la disciplina scolastica. Si arrivò così al massimo di caricatura della lotta di classe (una cosa che avrebbe fatto orrore al partito di Palmiro Togliatti e di Concetto Marchesi) immaginandosi l’istituto scolastico non il luogo deputato a realizzare un servizio pubblico dove i nostri figli, giustamente ancora privi di diritti politici e sindacali, sono chiamati a formarsi in un quadro di norme eguali per tutti e regolate da una disciplina che assicuri il buon funzionamento del rapporto docente-discente e della normale convivenza fra gli alunni; non questo, quindi, ma a somiglianza delle fabbriche, il luogo di una dialettica contrapposizione dove il legislatore era chiamato ad intervenire con uno Statuto che, come nelle aziende dove vige lo sfruttamento, difendesse la parte più debole (gli studenti) dalla prevaricazione padronale, impersonata dagli insegnanti. Così, come l’idiozia di destra aveva portato qualche anno innanzi (primo governo Berlusconi) all’abolizione degli esami di riparazione e al “diritto” di trascinarsi i “debiti” fino alla licenza liceale, così il primo centro sinistra abrogò la valenza del 7 in condotta, le espulsioni o altre punizioni giudicate eccessive. Così come, giustamente, nelle fabbriche non si poteva licenziare, altrettanto con una estensione assurda della stessa logica, nella scuola non si poteva più bocciare né punire. L’indispensabile autorità dell’insegnante ne uscì vanificata. Si salvarono solo i pochi dotati di un proprio, particolare, carisma ma non potevano fare la regola. E neanche lo potevano quei pochi istituti particolarmente qualificati o certe oasi fortunata in qualche regione, specie del Nord. Il permissivismo teorizzato portò, invece, con se altre degenerazioni nella «costituzione materiale» della scuola: le inutili okkupazioni annue in nome dell’autogestione, il diritto alle assenze, le interrogazioni predeterminate a data fissa, le contestazioni, spalleggiate dalle famiglie, dei voti di insufficienza, magari con ricorso al Tar. La derubricazione del voto di condotta, incentivò e allargò le frange bulliste, intimorì e ridicolizzò la maggioranza normale degli alunni. L’offesa e l’aggressione verso l’altro, verso il diverso, verso l’insegnante, verso edifici e suppellettili scolastiche rientrò nei “diritti” acquisiti e, comunque, nei comportamenti non punibili, meno che mai con una bocciatura, Solo una forma patologica di atarassia culturale può spiegare che di fronte a un minimo di recupero del buon senso pedagogico si parli di ritorno «dell’incubo del 7 in condotta», di «regressione verso il passato» o di «restaurazione autoritaria». È pur vero che quando negli anni scorsi sollevai le stesse tematiche un ministro di sinistra dell’epoca, illustre cattedratico, mi tacciò di nostalgie fasciste, ma io non me ne dolsi più che tanto. Mi confortò l’appoggio di tanti insegnanti, come di molti studenti seri E soprattutto, durante l’ultimo governo Prodi, l’operato del duo Fioroni- Bastico alla Pubblica Istruzione che avevano rovesciato l’andazzo precedente, bloccato il trascinamento dei debiti, dato un primo avvìo al loro recupero, epurato lo Statuto delle sue norme assolutorie. Con ciò dimostrando che la stupidità pedagogica non è un obbligo morale per la sinistra. Il 7 in condotta non è un incubo ma soltanto un segno visibile di confine. Può contribuire al recupero fra i giovani del concetto, in gran parte annebbiato, di «limite». Oltre il quale si apre la trasgressione, più o meno grave, che comporta una sanzione. È decisivo sapere che non c’è assoluzione in partenza. Questo è il senso della presa di posizione di Maria Angela Gelmini, un ministro che sta dimostrando gran buon senso (vedi anche il ritorno all’egualitario grembiule) C’è solo da augurarsi che non si arresti alle interviste ma le traduca in legge.
mercoledì 16 luglio 2008
SUL SETTE IN CONDOTTA C’È CHI RISPOLVERA L’ARMAMENTARIO BUONISTA INVECE DI DISCUTERNE SERIAMENTE
Eppure è stato proprio un ministro democratico, Giuseppe Fioroni, a sottolineare per primo, e con lodevoli provvedimenti concreti, la necessità di dare il giusto peso al comportamento e di non continuare a farne una variabile ininfluente della vita scolastica. Fino a quando c’è stato lui a Viale Trastevere gli antiautoritari professionali hanno taciuto obtorto collo o bofonchiato; ora che c’è un’esponente del centrodestra si sentono come liberati da un incubo. Il ministro ombra Maria Pia Garavaglia traccheggia: un po’ critica: “si parla della scuola solo sul piano del colore” (forse perché se ne vedono di tutti i colori); un po’ cautamente consente: “La proposta può essere un utile terreno di confronto, sempre che si trasformi in fatto concreto”. Viene spontanea una domanda: perché l’ex-ministro tace? Non s’era detto, in campagna elettorale, che la scuola, patrimonio fondamentale della società, deve essere terreno di dibattito senza preconcetti e mediocri tornaconti politici?
Per fortuna, comunque, in tanti hanno ormai capito, nella scuola e fuori, che la fermezza nel far rispettare le regole della convivenza deve tornare un caposaldo dell’educazione tanto in classe che in famiglia, anche sulla scorta di ormai innumerevoli raccomandazioni di psicologi e psichiatri, oltre che dell’irrefutabile verdetto dell’esperienza. Si può in proposito rileggere utilmente nel nostro archivio Il tabù della condotta di Valerio Vagnoli.
venerdì 11 luglio 2008
LETTERE
Da "La Repubblica" una singolare richiesta di uno studente svogliato e pentito: MINISTRO GELMINI, ABBASSI IL MIO VOTO DI MATURITÀ.
Sulla "Nazione", ancora di uno studente, un'altra tra le tantissime lettere contrarie alla segretazione dei voti: SCELTA INUTILE.
giovedì 10 luglio 2008
VALUTAZIONE, PARITÀ SCOLASTICA, LIBRI DI TESTO: TROPPE DOMANDE SENZA RISPOSTA
Trova spazio su "Avvenire" anche il "problema" dei libri di testo (scritto polemicamente tra virgolette, dato che in realtà non si capisce perché non si possano spendere per la cultura qualche centinaio di euro - salvo che in accertati casi di reddito molto basso - quando almeno altrettanti molte famiglie li sperperano in fesserie alla moda, cellulari accessoriati e via dicendo). L'articolo si intitola GELMINI, TETTO DI SPESA PER I LIBRI ALLE SUPERIORI.
Viene dunque estesa alle scuole superiori la normativa sui “tetti di spesa” per i libri di testo che vige da alcuni anni nella media inferiore. In poche parole, ciascun consiglio di classe non può far spendere ai propri allievi una cifra superiore a quella stabilita dal Ministero, con una tolleranza del 10% in più. Vuol dire che ha funzionato, dirà qualcuno; ma quali sono i dati che lo dimostrano? Ci dovrebbero dire, per esempio, se l’incremento annuale della spesa delle famiglie per i libri è stato inferiore a quelli registrati negli anni precedenti all’Importante Riforma, singolarmente condivisa da mercatisti e statalisti (questi ultimi più comprensibilmente). Nessuna attenzione poi a come concretamente funziona la faccenda. Cosa succede se si verifica uno sforamento? Chi fra i vari docenti deve rinunciare al proprio manuale preferito? E poi: visto che non si può cambiare un testo dopo la classe iniziale, come ci si regola, per esempio, in seconda e in terza media? E se più o meno tutti i libri di una materia hanno lo stesso costo? E via dicendo. La verità è che si tratta di una misura populista, di un provvedimento-manifesto di scarsissima utilità pratica, che provoca solo altri adempimenti burocratici. Tanto è vero che si cerca di rimediare in altro modo: con i "manuali digitalizzati" (che oltretutto non pesano negli zainetti). Il provvedimento sembra partire dal presupposto che in classe i libri non servano a molto, cosa del tutto falsa: almeno nelle medie spesso si legge una parte del testo, si spiega, si insegna a sottolineare le parti essenziali, si svolgono esercizi direttamente sul testo. Pare però che, su richiesta dei docenti, i ragazzi dovranno stampare le pagine necessarie. La spesa fissa di 9,90 euro per il testo elettronico verrà quindi dilatata da carta e inchiostri (costosissimi). E si può immaginare l'infinita varietà di scuse con cui gli allievi scansafatiche potranno giustificarsi: la stampante non funziona, internet era bloccato, ieri sera è terminata la carta... E poi quei fogli che volano, cadono, si disperdono per ogni dove... Auguri.
Infine su "Economy" , il business magazine di Mondadori, un intervento di Gianpiero Cantoni (Forza Italia) sulla parità e la concorrenza fra le scuole: SCUOLA PUBBLICA, MA AD ARMI PARI. Vi si riafferma tra l'altro "la sacrosanta libertà delle famiglie di scegliere un'educazione a misura dei propri figli". Scuole "di tendenza", quindi: la cattolica, la mussulmana, la padana. In teoria un sistema pubblico, articolato in scuole statali e in scuole non statali, è concepibile, purché tutti rispettino le stessissime regole, comprese quelle relative al reclutamento dei docenti. Ma nel sistema costituzionale italiano la libertà di insegnamento è garantita (un po' come l'indipendenza dei giudici) proprio dalla necessaria neutralità ideologica del sistema stesso; il che in pratica significa che non ci deve essere discriminazione tra i docenti in base al loro credo religioso o politico. Quindi i finanziamenti alle scuole paritarie sono illegittimi fino a quando esse potranno discriminare un docente se divorziato o ebreo o ateo.
Su questo punto si può leggere una delle interviste disponibili su internet al professor Carlo Marzuoli, docente di diritto amministrativo nell'Università di Firenze, per esempio LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO del 2003.
(G.R.)