L’altro
passaggio interessante riguarda gli insegnanti finlandesi, ai quali, dichiara
un consulente del Ministero dell’Educazione di Helsinki, “abbiamo dato più
libertà, più indipendenza e più autonomia e presto ci siamo resi conto che così
le scuole funzionavano meglio”; tutto questo, però, dopo una severa selezione
in entrata. Esattamente la direzione – più preparazione, più libertà – che si dovrebbe
prendere qui da noi, dove invece il Ministero fa il contrario: poco esigente
sulla professionalità, tende poi a imporre procedure burocratiche che esprimono
la massima sfiducia nel corpo docente e lo mettono in balia dei genitori
sindacalisti. Come nel caso del Bisogni Educativi Speciali, per i quali, invece che a comitati e a "piani personalizzati",
bisognerebbe affidarsi alle decisioni “in scienza e coscienza” degli insegnanti,
affiancati, se necessario, da specialisti ben preparati. (GR)
giovedì 20 marzo 2014
GLI INSEGNANTI MALTRATTATI. UN ARTICOLO SUL “CORRIERE DELLA SERA”
Gianna
Fregonara e Orsola Riva firmano oggi un servizio
sui docenti italiani: malpagati, vessati in vario modo da tutti i governi, poco
considerati socialmente, “al momento esclusi dalla spending review” (ma è di
ieri la notizia che le donne sono invece nel mirino di Cottarelli). Due i punti
di particolare interesse. Il primo: “7 insegnanti su dieci dichiarano di
sentirsi in difficoltà nel gestire classi sempre meno disciplinate”. […]
Strano? Per niente. Il problema sta nella formazione iniziale”, perché “i
professori entrano in classe spesso senza una adeguata preparazione specifica
sul fronte pedagogico” (leggasi metodologico-relazionale). Vero, ma non è tutto.
Le autrici sembrano ignorare che troppi genitori non vogliono o non sanno
educare i figli al principio di realtà e ne fanno così degli egocentrici
asociali; che la scuola è ancora pervasa da orientamenti educativi decisi a
fare a meno di regole e di sanzioni; che gli insegnanti capaci di fermezza
educativa devono troppo spesso remare contro corrente; e che i ministri non
hanno mai speso mezza circolare a favore della disciplina e che anzi amano civettare
con gli adolescenti in fase oppositiva.
lunedì 17 marzo 2014
I BAMBINI INTOCCABILI DELLA SCUOLA DI LIZZANELLO
“Con la presente si chiede alle SSLL di evitare
qualsiasi forma di "contatto fisico" con gli alunni e le alunne, come
ribadito in varie occasioni a livello generale e/o individuale. In particolare
si ribadisce che non è consentito, per nessun motivo, toccare i ragazzi e le
ragazze, né abbracciandoli/e, né prendendoli/e per mano, né baciandoli/e sulla
guancia. Questo al fine di tutelare la sicurezza di tutti. L'inosservanza di tale disposizione da parte delle SSLL comporterà
l'applicazione di sanzioni disciplinari”.
È stata questa circolare rivolta al personale di un istituto comprensivo della provincia di Lecce, il “De Giorgi” di Lizzanello, l’argomento della rubrica “Melog” di venerdì scorso su Radio 24. Continua a leggere.
È stata questa circolare rivolta al personale di un istituto comprensivo della provincia di Lecce, il “De Giorgi” di Lizzanello, l’argomento della rubrica “Melog” di venerdì scorso su Radio 24. Continua a leggere.
giovedì 13 marzo 2014
APPRENDIMENTO CONTRO INSEGNAMENTO: UNA CARICATURA PERICOLOSA
Nella
“Giornata di ascolto nel mondo della scuola” promossa dal Partito Democratico,
che si è tenuta lunedì scorso a Roma, Luigi Berlinguer ha rilanciato
una parola d’ordine a lui cara, quella del passaggio dalla “scuola dell’insegnamento”
alla “scuola dell’apprendimento”. “Bisogna chiudere definitivamente – ha gridato
– l’era dell’insegnamento trasmissivo”. E al suo appello si sono rifatti,
condividendolo, altri interventi. Continua a leggere.
venerdì 7 marzo 2014
INSEGNANTI E ALLIEVI: LE CONSEGUENZE DELL' AMICIZIA
Nella sua rubrica settimanale sul "Corriere Fiorentino", Antonella Landi racconta perché abbia deciso di "fare la guerra" ai propri allievi, nel loro interesse, per scongiurare una deriva da "quasi amici" risultata perniciosa per l'apprendimento. Leggi.
mercoledì 5 marzo 2014
SCUOLE SICURE SÌ, MA ANCHE DECOROSE E FUNZIONALI
Il "Corriere Fiorentino" pubblica oggi un'intervento di Valerio Vagnoli a partire dall'impegno assunto da Matteo Renzi sull'edilizia scolastica. Leggi.
domenica 23 febbraio 2014
CON LE SUPERIORI A QUATTRO ANNI LA SCUOLA MIGLIORA?
Recuperiamo la stessa domanda che ci siamo posti nel
convegno sui Bes, per proporre un confronto di opinioni tra Paolo Ferratini e
Andrea Ragazzini (ambedue già membri della Cabina di regìa per la riforma dei licei) a proposito della riduzione a quattro
anni del secondo ciclo di studi. I due interventi sono pubblicati su “BODEM, il
magazine dei democratici” (Bo = Bologna); il
primo cautamente favorevole, il secondo
decisamente contrario.
giovedì 20 febbraio 2014
FINESTRE SULL’EDUCAZIONE - 1: I GIUDICI DANNO RAGIONE AL VICINATO, GLI ALUNNI FANNO TROPPO CHIASSO
A questo stesso proposito, una mia amica
mi raccontava che l’appartamento al terzo piano in cui abita, che verso l’interno
dà su una scuola elementare, era molto tranquillo quando lo comprò vent’anni fa.
Da qualche anno il volume della voce dei bambini è via via cresciuto, fino a
costituire un serissimo disturbo. Leggi
l’articolo (GR)
FINESTRE SULL’EDUCAZIONE - 2: LA MAMMA GLI DÀ UNO SCHIAFFO E LUI CHIAMA I CARABINIERI
A riprova che i bambini sono in
grado di approfittare della melassa diffusa a piene mani sui loro diritti, mai
affiancati da qualche dovere. Leggi
l’articolo (GR)
martedì 18 febbraio 2014
RENZI, CI DIA UN MINISTRO CHE CONOSCE LA SCUOLA!
Tentar non nuoce. Scriviamo al
Presidente del Consiglio incaricato (matteo@matteorenzi.it)
per invitarlo, scongiurarlo, supplicarlo di nominare finalmente un ministro
della Pubblica Istruzione che venga dalla scuola o che la conosca davvero a
fondo nella sua realtà, e non un altro tecnocrate che non ne sa nulla.
Solo come esempi:
Caro Renzi, le chiedo di scegliere come ministro dell'Istruzione un uomo o una donna che venga dalla scuola o che almeno la conosca molto a fondo.
Oppure: ... di dare alla scuola un ministro che conosca e rispetti gli insegnanti e ne apprezzi il difficile e delicato lavoro.
Questo non ci garantisce ancora di avere un buon ministro, ma aumenta un po’ le probabilità. Proviamo (e proponiamo l’iniziativa a colleghi e conoscenti).
Solo come esempi:
Caro Renzi, le chiedo di scegliere come ministro dell'Istruzione un uomo o una donna che venga dalla scuola o che almeno la conosca molto a fondo.
Oppure: ... di dare alla scuola un ministro che conosca e rispetti gli insegnanti e ne apprezzi il difficile e delicato lavoro.
Questo non ci garantisce ancora di avere un buon ministro, ma aumenta un po’ le probabilità. Proviamo (e proponiamo l’iniziativa a colleghi e conoscenti).
lunedì 17 febbraio 2014
BUONE NOTIZIE DI BUONA EDUCAZIONE
Ogni tanto si fanno strada sui
giornali esempi confortanti di educatori e istituzioni educative all’altezza
del loro compito. Oggi si tratta di squadre di calcio giovanili in cui si fa
giocare la partita della domenica solo a chi va bene a scuola (leggi)
e di istituti che esigono dagli studenti un abbigliamento adatto all’ambiente
scolastico (leggi).
Una coerente azione educativa alla responsabilità e al rispetto delle regole da
parte di tutti gli ambienti in cui crescono i ragazzi costituisce un potente
fattore di progresso sociale e civile. E la prima e più importante alleanza è
quella tra insegnanti e genitori, la cui mancanza viene deprecata da Umberto
Galimberti in un articolo
pienamente condivisibile.
mercoledì 12 febbraio 2014
UNA PROPOSTA PER I LICEI ARTISTICI: CORSI PROFESSIONALI TRIENNALI NEGLI EX-ISTITUTI D’ARTE
Sul quotidiano on line “il
Sussidiario”, un nostro intervento presenta una proposta che ha già raccolto
numerosi consensi. Leggi.
OCCUPAZIONI AL TRAMONTO. QUEI FORUM DEI RAGAZZI CONTRO RITI STANCHI E NOSTALGIE DEMAGOGICHE
(“Corriere Fiorentino”, 12.2.2014) – Le occupazioni studentesche
non decollano più, anche se ancora siamo lontani da un'adeguata consapevolezza in
chi, dentro la scuola e fuori, dovrebbe richiamare gli studenti ai loro doveri,
a partire da quello di non impedire ai
loro compagni di seguire le lezioni. Continua a leggere.
lunedì 3 febbraio 2014
IL TURPILOQUIO DIVENTATO REGOLA NELLA CRISI DELL'EDUCAZIONE
Ernesto Galli Della Loggia firma
oggi un commento giustamente severo sul “disprezzo delle forme nel
paese in declino” e in particolare sul “linguaggio scurrile e violento” adottato
dai ragazzi. Senza più le remore, aggiungiamo,
che un tempo imponevano almeno di distinguere tra contesto e contesto. E non
meraviglia: il turpiloquio, infatti, legittimato nella sfera politica soprattutto
dalla Lega e ora da Grillo e in quella dello spettacolo da comici che
altrimenti non farebbero ridere, si è diffuso in tutti i campi in nome della
spontaneità e della disinvoltura, sfociando naturalmente nel più penoso
dei conformismi. Il fulcro di questa trasformazione - sottolinea Della Loggia - è il "grave indebolimento" delle agenzie educative, in primis famiglia e scuola, che dovrebbero provvedere alla formazione culturale e civica degli individui. Leggi.
lunedì 27 gennaio 2014
IN UNA SCUOLA DI NAPOLI GLI OCCUPANTI NON LA PASSANO LISCIA
Hanno occupato la scuola a più
riprese combinandone di tutti i colori, cosicché sei sono stati sospesi fino al
4 marzo, due per 25 giorni, quattro per 16. Per la preside, hanno causato “un
danno enorme a tutti gli altri studenti”, oltre a molte migliaia di euro per
vandalismi vari, “senza considerare l’immagine lesa della scuola pubblica”.
Ma si lamentano come d’uso: è ingiusto,
non può essere considerato un errore occupare la scuola, eccetera. La bussola
educativa nazionale è talmente smagnetizzata, che quando si rientra nella
normalità con una sanzione adeguata la cosa viene percepita come “abnorme”.
Tanto di cappello, invece, alla dirigente Maria Antonella Caggiano e al
Consiglio d’Istituto di un istituto alberghiero napoletano, che hanno operato
nell’interesse educativo di quei ragazzi, oltre che dei loro compagni danneggiati
e della collettività che finanzia la scuola pubblica. Leggi l’articolo
di cronaca sul “Mattino”. Molto calzante il commento di Davide Morganti sul “Mattino”:
Accettare
le conseguenze.
sabato 25 gennaio 2014
NOSTRO DOSSIER SULLA SCUOLA (AL SEGRETARIO DEL PD E A TUTTI I POLITICI DI BUONA VOLONTÀ)
Nelle scorse settimane il segretario
del Pd Matteo Renzi ha annunciato l’intenzione di coinvolgere il mondo della
scuola in una larghissima consultazione. Abbiamo quindi deciso di mettere
insieme un dossier che raccoglie sinteticamente le nostre principali
proposte e glielo abbiamo inviato alcuni giorni fa.
Naturalmente si tratta di idee a
disposizione di chiunque – insegnanti e dirigenti, scuole, movimenti e partiti
politici – le ritenga utili. Con questo spirito abbiamo pensato di
pubblicizzare più ampiamente il nostro dossier, inviandolo in primo luogo ai
principali organi di informazione e ai siti dedicati alla scuola. Leggi il dossier:
formato pdf - formato word.
formato pdf - formato word.
martedì 14 gennaio 2014
LETTERA A ILARIA CAPUA SULLA "SOTTOUTILIZZAZIONE" DEI DOCENTI E RISPOSTA DELLA PARLAMENTARE
Gentile Professoressa,
come può vedere dai commenti sul sito di “Tuttoscuola”, le affermazioni contenute nella sua intervista a proposito dei “privilegi” degli insegnanti hanno suscitato comprensibilmente indignazione e amarezza. Quelle che proverebbe anche lei, se qualcuno parlasse del suo lavoro di ricercatrice, mi perdoni la franchezza, con altrettanta superficialità e improvvisazione. Il fatto è che in Italia i problemi della scuola si studiano molto poco, forse perché si ritiene sufficiente l’idea che uno se ne fa prima come alunno e poi come genitore o nonno di uno o più bambini (magari capitati con insegnanti scadenti) per qualificarsi come esperti in materia. Ma come responsabile scuola di Scelta Civica e come vicepresidente della Commissione Cultura lei avrebbe il dovere di documentarsi un po’ meglio.
Faccio parte di un gruppo di lavoro sulla scuola (Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità) che ha sempre insistito (praticamente in solitudine) sulla necessità di non “coprire” il demerito e di mettere in condizioni di non nuocere i docenti che si rivelano gravemente scorretti o inadeguati, cercando di aiutare a migliorare chi è recuperabile. In altre parole, tutti gli allievi hanno diritto ad avere insegnanti “sufficientemente buoni”. Non è quindi per un riflesso puramente difensivo che le scrivo, ma per una conoscenza piuttosto approfondita, benché pur sempre di tipo esperienziale, della scuola e degli insegnanti.
Insegnare può stancare molto, soprattutto se si prende sul serio questo lavoro. Ovviamente la fatica dell’insegnamento può essere più o meno pesante a seconda del livello di motivazione e di educazione dei bambini e dei ragazzi che ti capitano, di quanto i genitori collaborano o ostacolano la tua opera, dei mezzi a disposizione e delle tue attitudini all’insegnamento. Ma descrivere come una sorta di part-time la docenza è davvero troppo.
Non la faccio lunga, ma le invio due spunti di riflessione. Il primo è un estratto da un “Dossier Scuola” (un po’ datato ma non è cambiato molto da allora) pubblicato nel 2000 su “ItaliaOggi” e in cui si dimostra che l’impegno orario dei docenti italiani è analogo a quello dei colleghi europei; il secondo è un articolo del dottor Lodolo D’Orìa che si occupa da molti anni dello stress professionale degli insegnanti e delle sue conseguenze patologiche (lo stress correlato al lavoro è molto maggiore fra gli insegnanti rispetto alle altre categorie di dipendenti pubblici).
Cordiali saluti e buon lavoro,
Giorgio Ragazzini
come può vedere dai commenti sul sito di “Tuttoscuola”, le affermazioni contenute nella sua intervista a proposito dei “privilegi” degli insegnanti hanno suscitato comprensibilmente indignazione e amarezza. Quelle che proverebbe anche lei, se qualcuno parlasse del suo lavoro di ricercatrice, mi perdoni la franchezza, con altrettanta superficialità e improvvisazione. Il fatto è che in Italia i problemi della scuola si studiano molto poco, forse perché si ritiene sufficiente l’idea che uno se ne fa prima come alunno e poi come genitore o nonno di uno o più bambini (magari capitati con insegnanti scadenti) per qualificarsi come esperti in materia. Ma come responsabile scuola di Scelta Civica e come vicepresidente della Commissione Cultura lei avrebbe il dovere di documentarsi un po’ meglio.
Faccio parte di un gruppo di lavoro sulla scuola (Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità) che ha sempre insistito (praticamente in solitudine) sulla necessità di non “coprire” il demerito e di mettere in condizioni di non nuocere i docenti che si rivelano gravemente scorretti o inadeguati, cercando di aiutare a migliorare chi è recuperabile. In altre parole, tutti gli allievi hanno diritto ad avere insegnanti “sufficientemente buoni”. Non è quindi per un riflesso puramente difensivo che le scrivo, ma per una conoscenza piuttosto approfondita, benché pur sempre di tipo esperienziale, della scuola e degli insegnanti.
Insegnare può stancare molto, soprattutto se si prende sul serio questo lavoro. Ovviamente la fatica dell’insegnamento può essere più o meno pesante a seconda del livello di motivazione e di educazione dei bambini e dei ragazzi che ti capitano, di quanto i genitori collaborano o ostacolano la tua opera, dei mezzi a disposizione e delle tue attitudini all’insegnamento. Ma descrivere come una sorta di part-time la docenza è davvero troppo.
Non la faccio lunga, ma le invio due spunti di riflessione. Il primo è un estratto da un “Dossier Scuola” (un po’ datato ma non è cambiato molto da allora) pubblicato nel 2000 su “ItaliaOggi” e in cui si dimostra che l’impegno orario dei docenti italiani è analogo a quello dei colleghi europei; il secondo è un articolo del dottor Lodolo D’Orìa che si occupa da molti anni dello stress professionale degli insegnanti e delle sue conseguenze patologiche (lo stress correlato al lavoro è molto maggiore fra gli insegnanti rispetto alle altre categorie di dipendenti pubblici).
Cordiali saluti e buon lavoro,
Giorgio Ragazzini
Buongiorno Prof Ragazzini,
a volte, per far emergere i problemi veri che ha
questo Paese bisogna far partire un dibattito anche a scapito della propria
visibilità e della percezione di sé. Io non ho interesse ad essere rieletta e
faccio parte di un partito piccolo che non ha spazio di manovra.
So bene che nella scuola esistono degli eroi,
dei professori preparatissimi che lavorano giorno e notte. So anche che nella
scuola ci sono dei docenti che si approfittano e fanno il minimo indispensabile
perché il contratto glielo permette.
Con le mie dichiarazioni ho fatto ripartire una discussione morta su una situazione che penalizza i migliori, e ho dato un assist al PD, che ora dovrà fare qualcosa.
Saluti
Ilaria Capua
Con le mie dichiarazioni ho fatto ripartire una discussione morta su una situazione che penalizza i migliori, e ho dato un assist al PD, che ora dovrà fare qualcosa.
Saluti
Ilaria Capua
domenica 12 gennaio 2014
L’ONOREVOLE CAPUA SUGLI INSEGNANTI: “NESSUN LAVORATORE HA COSÌ TANTI PRIVILEGI”
Ilaria
Capua, illustre scienziata e vicepresidente della commissione Cultura, Scienza
e Istruzione della Camera, nonché responsabile per la scuola di Scelta Civica,
si aggiunge a tutti coloro che, come fece il ministro Profumo, hanno avuto il fegato
di denunciare senza giri di parole i privilegi degli insegnanti, traendone le
debite conseguenze in termini di orario di lavoro e di ulteriori mansioni (in
questo caso, organizzazione di centri estivi). Ecco cosa ha detto fra l’altro a
“Tuttoscuola”: “Il corpo docente è
profondamente sottoutilizzato. Perché i professori lavorano 18 ore a settimana
e hanno un giorno libero: questo oggigiorno non lo può fare nessun lavoratore.
Occorre utilizzare gli insegnanti facendoli lavorare qualche ora in più a settimana:
per contribuire al recupero degli allievi più fragili, per organizzare dei
centri estivi, per andare incontro alle famiglie e ai bisogni della società
odierna, diversa da quella di 20/30/40 anni fa, quando la scuola è stata
arricchita di un corpo insegnante così numeroso. Penso che nessun lavoratore
abbia così tanti privilegi. I docenti dicono di essere pagati poco, ma
secondo me non sono poi pagati così tanto poco. Se ci fossero le iniziative a
cui ho accennato, sarebbe un uso di una grandissima risorsa, altrimenti
sprecata e sottoutilizzata, ai danni di tutto il Paese”.
Rappresenta bene la maggioranza dei commenti all'intervista quello di Michele Bonicelli: “Facciamo
cambio, onorevole, lei viene un po' in classe con la mia prima elementare di 28
alunni a 1.500 € e io vengo a fare interviste lungimiranti a Roma per 13.000 €...
poi riparliamo di chi è privilegiato...”.
A dispetto dei ruoli che ricopre, Ilaria Capua evidentemente
ignora parecchie cose sulla realtà della scuola. Chi vuole può rispondere
(civilmente) alle sue affermazioni e contribuire così a colmare le sue lacune,
scrivendo a questi due indirizzi di posta: capua_i@camera.it e ilariacapua2013@gmail.com.
(GR)
lunedì 30 dicembre 2013
RIPENSARE IL FALLIMENTO ANCHE A SCUOLA
Su “La Lettura”, il supplemento
domenicale del “Corriere della Sera”, un intervento di Silvia Vegetti Finzi accompagna
un ampio
articolo di Danilo Taino sulla diversa rappresentazione mentale del
fallimento economico in Europa, dove è vissuto come qualcosa di vergognoso, e
negli Usa, dove invece è condivisa l’idea
che il fallimento non è la fine della strada, ma una semplice curva, qualcosa
da cui si può anche imparare. La psicoterapeuta si occupa invece
dell’analogo stigma che accompagna da noi l’insuccesso scolastico, “vissuto
come una catastrofe, anziché come un momento di crisi,
come una rincorsa che consente di saltare più avanti e più in là”. Al punto che, come sappiamo, si parla di
eliminare la ripetenza. Si fa di tutto, insomma, meno che attrezzare i ragazzi alla
sfida della responsabilità. Leggi.
martedì 24 dicembre 2013
L’ISTITUTO ALBERGHIERO “SAFFI” APRE UN RISTORANTE NEL CENTRO DI FIRENZE
È stato inaugurato ieri “La Prova del Nove”, il
primo ristorante in Italia creato e gestito attraverso un’apposita fondazione
da un istituto alberghiero statale. Si trova in via de’ Conti 9, a due passi
dalla stazione di Santa Maria Novella e dal Duomo, e opera in locali di
proprietà dell’Hotel “Number Nine”. Il dirigente del “Saffi” Valerio Vagnoli ha
presentato alla stampa il progetto, che punta a unire didattica di alto livello
e ricerca dell’eccellenza nella ristorazione. Sotto la supervisione di due
docenti, i protagonisti sono tutti ex allievi e allievi del “Saffi”. Sette
diplomati sono stati assunti a tempo indeterminato e hanno già alle spalle
numerose esperienze professionali. Altri nove collaborano come borsisti
annuali e per loro “La prova del Nove” costituisce una vera e propria scuola di
specializzazione da cui usciranno con una professionalità molto alta. Infine vi
si alternano come stagisti, con turni di quindici giorni, gli attuali allievi
di quarta e quinta dell’Istituto Alberghiero. Un grosso salto di qualità nel
rapporto tra scuola e mondo del lavoro, che il sottosegretario all’istruzione
Gabriele Toccafondi ha elogiato come esperienza esemplare da seguire,
augurandosi che vengano accantonati i pregiudizi di natura ideologica che
vorrebbero tenere ancora separati lavoro e scuola. Bisogna anzi modificare le
norme, in modo da rendere molto meno complicato per altre scuole imboccare la
stessa strada.
Trattandosi di un’iniziativa senza fini di lucro, “La Prova del Nove”, pur puntando a un elevato standard qualitativo, potrà contenere i prezzi: un pranzo o una cena con primo, secondo e dessert si dovrebbe aggirare – a titolo indicativo – sui 35/40 euro; chi si vuole limitare a un primo oppure a un secondo con dessert potrà spendere rispettivamente 20/25 euro e 28/30. Per il primo mese di apertura si potranno anche sperimentare vari menù-degustazione a 30 euro. Si prenota al numero 0552399945.
Vai al sito del ristorante.
L’articolo del “Corriere Fiorentino”: http://bit.ly/JYHB2L
Trattandosi di un’iniziativa senza fini di lucro, “La Prova del Nove”, pur puntando a un elevato standard qualitativo, potrà contenere i prezzi: un pranzo o una cena con primo, secondo e dessert si dovrebbe aggirare – a titolo indicativo – sui 35/40 euro; chi si vuole limitare a un primo oppure a un secondo con dessert potrà spendere rispettivamente 20/25 euro e 28/30. Per il primo mese di apertura si potranno anche sperimentare vari menù-degustazione a 30 euro. Si prenota al numero 0552399945.
Vai al sito del ristorante.
L’articolo del “Corriere Fiorentino”: http://bit.ly/JYHB2L
Il servizio del TGR Toscana: http://bit.ly/JavSOn
domenica 22 dicembre 2013
IL MINISTRO CARROZZA E GLI STUDENTI - UNA LETTERA APERTA
Ministro
Carrozza,
per la seconda volta in pochi mesi lei si è rivolta a una platea di studenti in modo tale da delegittimare gli insegnanti ai loro occhi. A settembre li invitò addirittura a ribellarsi “ai genitori, ai prof, alla scuola”; ieri a chiedere ai professori di dare meno compiti per le vacanze; e naturalmente ha riscosso in ambedue i casi un’ovazione.
per la seconda volta in pochi mesi lei si è rivolta a una platea di studenti in modo tale da delegittimare gli insegnanti ai loro occhi. A settembre li invitò addirittura a ribellarsi “ai genitori, ai prof, alla scuola”; ieri a chiedere ai professori di dare meno compiti per le vacanze; e naturalmente ha riscosso in ambedue i casi un’ovazione.
Quanto
ai compiti, è proprio sicura di conoscere meglio di chi ci lavora le esigenze
di ogni singola classe e di ogni singolo allievo? Non è forse corretto lasciar
decidere ai docenti “in scienza e
coscienza” se dare pochi, molti o nessun compito e se debba trattarsi di leggere
un libro, di scrivere un testo o di ripassare un argomento?
Ma
il problema è più ampio e più grave: con simili messaggi Lei, il Ministro
dell’Istruzione, si pone come difensore dei ragazzi nei confronti di una scuola che ai suoi occhi sarebbe oppressiva; e così incoraggia in loro
atteggiamenti di contrapposizione e di sfiducia verso i docenti, invece di
invitarli alla serietà dell’impegno.
Ci
tornano in mente a questo proposito le parole di tutt’altro segno che il
presidente Obama disse agli studenti nel 2009: “Possiamo avere gli insegnanti più
appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla
basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno, prestando attenzione a questi
maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e agli altri adulti, lavorando
sodo, condizione necessaria per riuscire”.
La
scuola ha infatti estremo bisogno di un governo che le assicuri non solo le
necessarie risorse, ma anche il sostegno morale di chi è consapevole
dell’importanza e della difficoltà del suo compito.
Gruppo di Firenze
per la scuola del merito
e della responsabilità
Per scrivere al Ministro:
segreteria.particolare.ministro@istruzione.it; caposegreteria.ministro@istruzione.it; lunedì 16 dicembre 2013
INCONTRO-DIBATTITO SUI BES: DOCUMENTAZIONE
Una sala
superaffollata da centoventi persone, quattro relazioni introduttive e un’ora e
mezzo circa di interventi e domande del pubblico. Questo in estrema sintesi il
resoconto di un pomeriggio di grande interesse, in cui si sono confrontati
punti di vista molto critici (probabilmente in maggioranza) e altri almeno in
parte favorevoli alla nuova normativa.
Michele Zappella, neuropsichiatra dell’età evolutiva, ha toccato criticamente molti temi: l’integrazione linguistica dei figli degli immigrati, quella dei disabili, il modo in cui si affronta spesso il bullismo; la percentuale altissima di alunni che verranno ricompresi nei BES e gli interessi editoriali collegati a questa normativa.
Andrea Marchetti, preside del “Vasari” di Figline, ha illustrato approfonditamente la normativa sui bisogni educativi speciali e poi risposto a numerose domande di chiarimento.
Giorgio Ragazzini, del Gruppo di Firenze, ha criticato la tendenza ministeriale a normare minuziosamente l’azione della scuola, che dà luogo a una selva di centri, comitati, procedure, invece di aiutare gli insegnanti con le necessarie consulenze specialistiche e risorse adeguate. È grave, poi, che venga totalmente ignorato il problema educativo in senso proprio.
Roberto Leonetti, che dirige il Dipartimento per la Salute mentale dell’Asl 10 di Firenze, ha parlato infine parlato di come i servizi territoriali della Asl possono aiutare la scuola.
Pubblichiamo una prima documentazione, che contiamo di arricchire nei prossimi giorni:
- la registrazione audio del convegno, che si può ascoltare sia sul sito dell'Istituto "Saffi" che su quello di Radio Radicale (da quest'ultimo è possibile scaricare i file sul proprio computer per tre settimane);
- il testo integrale dell’intervento di Giorgio Ragazzini per il Gruppo di Firenze e un articolo sullo stesso tema apparso ieri sul “Corriere Fiorentino” (con un titolo efficace).
Michele Zappella, neuropsichiatra dell’età evolutiva, ha toccato criticamente molti temi: l’integrazione linguistica dei figli degli immigrati, quella dei disabili, il modo in cui si affronta spesso il bullismo; la percentuale altissima di alunni che verranno ricompresi nei BES e gli interessi editoriali collegati a questa normativa.
Andrea Marchetti, preside del “Vasari” di Figline, ha illustrato approfonditamente la normativa sui bisogni educativi speciali e poi risposto a numerose domande di chiarimento.
Giorgio Ragazzini, del Gruppo di Firenze, ha criticato la tendenza ministeriale a normare minuziosamente l’azione della scuola, che dà luogo a una selva di centri, comitati, procedure, invece di aiutare gli insegnanti con le necessarie consulenze specialistiche e risorse adeguate. È grave, poi, che venga totalmente ignorato il problema educativo in senso proprio.
Roberto Leonetti, che dirige il Dipartimento per la Salute mentale dell’Asl 10 di Firenze, ha parlato infine parlato di come i servizi territoriali della Asl possono aiutare la scuola.
Pubblichiamo una prima documentazione, che contiamo di arricchire nei prossimi giorni:
- la registrazione audio del convegno, che si può ascoltare sia sul sito dell'Istituto "Saffi" che su quello di Radio Radicale (da quest'ultimo è possibile scaricare i file sul proprio computer per tre settimane);
- il testo integrale dell’intervento di Giorgio Ragazzini per il Gruppo di Firenze e un articolo sullo stesso tema apparso ieri sul “Corriere Fiorentino” (con un titolo efficace).
Come Gruppo di Firenze ci riproponiamo di prendere, a
partire da questo convegno, tutte le opportune iniziative che puntino a un
approccio insieme meno burocratizzato e più efficace alle difficoltà di
apprendimento.
mercoledì 11 dicembre 2013
CONVEGNO SUI BES: AVVISO
Firenze, 11 dicembre, ore 17,03.
Negli ultimi giorni abbiamo avuto
moltissime conferme di partecipazione, cosa che ci fa molto piacere, ma rischia
anche di rendere insufficiente la capienza della sala. D’altra parte a questo
punto non abbiamo più la possibilità di trasferirci in un’altra.
Preghiamo quindi di non inviare ulteriori conferme di partecipazione.
Su questo
blog e sulla nostra pagina facebook cercheremo di mettere a disposizione di
tutti almeno gli interventi introduttivi.
Ci scusiamo per questo inconveniente.
Ci scusiamo per questo inconveniente.
venerdì 6 dicembre 2013
SECONDO L'INDAGINE OCSE-PISA, SI IMPARA DI PIÙ NELLA CLASSI NUMEROSE E SENZA TABLET
La contea di Los Angeles, che
aveva investito un mucchio di dollari per dotare di tablet gli studenti, si è
resa conto che sono “armi di distrazione di massa” e ha fatto dietrofront. Tra
le risultanze in controtendenza, i dati raccolti dall’indagine Ocse-Pisa[1]
sembrano smentire i vantaggi che l’informatica assicurerebbe all’apprendimento
e perfino l’effetto negativo delle classi numerose... Leggi.
[1]
L’Ocse è l’ “Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico”; l’acronimo
Pisa non ha a che fare con la torre pendente, ma sta per “Programme for
International Student Assessment”, Programma per la valutazione internazionale
degli studenti.
mercoledì 4 dicembre 2013
LA JUVE MULTATA PER I BAMBINI CHE URLANO “MERDA” AL PORTIERE UDINESE. BUFFON DISEDUCA: “PUNIZIONE ECCESSIVA, PAROLA ORMAI DI USO COMUNE”
Nessuno è intervenuto (né gli accompagnatori, né l'altoparlante dello stadio) per sgridare i bambini juventini che, al posto dei tifosi adulti squalificati, insultavano ripetutamente il portiere dell'Udinese. La cosa è stata commentata con sufficienza da Gianluigi Buffon, invece di dare ai giovani una lezione di sportività e di misura, e con stizza dal contrariato presidente del Coni, altro educatore mancato. Il portiere insultato commenta saggiamente: "Dispiace che nessuno abbia fatto niente per fermarli. Quando sono i bambini a fare certe cose, non è un bel segnale". Leggi.
lunedì 2 dicembre 2013
INCONTRO-DIBATTITO SUI B.E.S.
LA NORMATIVA SUI BISOGNI EDUCATIVI
AIUTA LA SCUOLA?
giovedì 12 dicembre
15-18,30
ISTITUTO ALBERGHIERO
"AURELIO SAFFI"
via Andrea del Sarto 6a - Firenze
Parcheggio interno
martedì 26 novembre 2013
VALUTAZIONE: DI QUALE MERITO PARLIAMO?
Intervento di Giorgio Ragazzini al convegno Educare alla critica: quale valutazione? organizzato da Unicobas, Unicorno L'AltrascuolA e Liceo Mamiani di Roma, 26 novembre 2013
Il merito come eccellenza e il merito come serietà
Quando si parla di puntare sul merito come leva del progresso sociale
e civile, ci si riferisce in genere alla valorizzazione dei più bravi; in altri
termini, alle cosiddette “eccellenze”. Dico subito che valorizzare i migliori in tutti i campi è giusto e soprattutto necessario, perché la società di oggi e quella che domani sarà dei nostri figli ha bisogno di eccellenti professionisti, imprenditori, politici, tecnici, scienziati, studiosi; (continua a leggere).
giovedì 21 novembre 2013
lunedì 18 novembre 2013
TOSCANA: IL RISCATTO DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Pubblichiamo l’intervento che Valerio
Vagnoli, dirigente di un istituto professionale alberghiero, ha pronunciato
stamani nel convegno della Regione Toscana “La qualifica nel nuovo modello di
istruzione e formazione professionale in Toscana”.
Che cosa sta cambiando in questa regione riguardo alla
formazione professionale? Sul piano delle idee, si sta passando da un
prolungato rifiuto di vedere in questo tipo di scuola una scelta di pari
dignità dopo la scuola media alla sua rivalutazione come percorso in grado di
venire incontro ad attitudini e intelligenze più legate al “saper fare”, di
combattere efficacemente l’insuccesso scolastico e di sostenere lo sviluppo
economico. Sul piano dell’organizzazione didattica, si passa dal modello “integrato”,
cioè da trienni di istruzione professionale, in cui alcuni ragazzi in
difficoltà fruiscono soprattutto nel terzo anno di alcune ore in più di
laboratorio, di qualche compresenza e di uno stage, al modello “complementare”,
in cui, sempre all’interno di un istituto professionale, nascono dei corsi
autonomi più professionalizzanti, in alternativa al quinquennio istituzionale.
Si tratta per ora di una sperimentazione, ma l’insuccesso della soluzione “ibrida”
ha spinto il governo della Toscana a cambiare strada. Che è poi – sia detto
senza alcuna iattanza – quella che nell’autunno del 2009 indicammo in un
convegno e che poi fu proposta con una lettera aperta da ottantacinque presidi
toscani.
Leggi l'intervento di Valerio Vagnoli.
Leggi l'intervento di Valerio Vagnoli.
venerdì 15 novembre 2013
L’INTEGRAZIONE ILLUSORIA DEGLI ALUNNI CHE NON SANNO LA LINGUA
Torniamo sul problema dell’integrazione linguistica dei ragazzi
stranieri con un bell’intervento sul “Corriere della Sera” del professor
Michele Zappella, neuropsichiatra dell’età evolutiva. Intanto la notizia della “scandalosa”
classe che la scuola “Besta” di Bologna ha deciso di riservare a chi deve
imparare l’italiano, per poi assicurargli un’effettiva integrazione (decisione che
ha avuto anche apprezzamenti) non è piaciuta né alla ministra Carrozza, né alla
ministra Kienge, che ha quindi ritrattato una sua timida apertura precedente. Leggi.
martedì 5 novembre 2013
SCANDALO A BOLOGNA PER UNA PRESUNTA “CLASSE GHETTO”. MA IN EUROPA LO FANNO QUASI TUTTI
Una scuola bolognese ha deciso di
mettere in una classe speciale temporanea alcuni ragazzi stranieri, in modo da
trasferirli nelle classi normali via via che imparano la nostra lingua. E
naturalmente “insorgono” tutti quelli che sentono odore di “ghetto” e di “discriminazione”
a ogni piè sospinto (leggi).
Eppure la possibilità di far apprendere la lingua del paese ospitante per poter
poi seguire le lezioni (modello cosiddetto “separato”) è una soluzione presente
in ben diciannove paesi europei, cioè la grande maggioranza. A questo scopo
vengono previste classi temporanee, da pochi mesi a un anno (solo
eccezionalmente si va oltre). Il motivo lo capiscono anche i bambini: i nuovi
arrivati non capirebbero nulla e così la loro integrazione sarebbe solo
apparente, realissima invece quell’emarginazione che a parole si vorrebbe
evitare.
La tabella che si può leggere sul sito dell’Indire fa una panoramica della situazione europea. Molti stati hanno più modelli di sostegno all’apprendimento della lingua, in modo da adattare la soluzione alla diversità dei problemi. L’Italia ne ha uno solo: tutti subito in classe, con qualche ora di lingua in più all’interno dell’orario scolastico.
La tabella che si può leggere sul sito dell’Indire fa una panoramica della situazione europea. Molti stati hanno più modelli di sostegno all’apprendimento della lingua, in modo da adattare la soluzione alla diversità dei problemi. L’Italia ne ha uno solo: tutti subito in classe, con qualche ora di lingua in più all’interno dell’orario scolastico.
lunedì 4 novembre 2013
CONSIDERAZIONI SU UNA SCUOLA CINESE IN ITALIA
Tra i vari motivi di interesse di
un recente servizio
di “Io Donna” sulla nuova Scuola Internazionale Italo Cinese d’Italia, con sede
a Padova, colpiscono alcuni passaggi. Due sulla scuola italiana:
- «Pensiamo che la scuola cinese sia troppo rigida, mentre in quella italiana si pensa più al gioco che al lavoro».
- La maestra sembra molto soddisfatta, il programma va avanti veloce: «Non come nella scuola italiana, che è lenta».
Altri due sul comportamento dei bambini:
- “La visita parte dall’asilo, a piano terra. I più piccoli stanno pranzando (si alternano le cucine dei due Paesi), seduti in ordine e silenziosi. Mangiano composti, non c’è un chicco di riso per terra. Per Li Xuemei [la preside] le buone maniere sono fondamentali, parte integrante della formazione: «I bambini cinesi che vivono in Italia non sanno comportarsi, non conoscono la gentilezza. E i genitori non sono in grado, o non hanno il tempo, di occuparsene»”.
- “Arriviamo nel corridoio delle elementari, In prima, la maestra Giulia Larcher sta spiegando Scienze. Gli alunni, rispettosi, parlano solo se interrogati, in ottimo italiano.”
È difficile non concludere che i programmi in questa scuola vanno avanti proprio perché in classe c’è educazione, cioè un clima favorevole all’apprendimento; e che questo clima deriva dalla consapevolezza che le buone maniere sono “fondamentali”, stanno cioè a fondamento di una buona formazione. In questo modo gli insegnanti possono dedicare tutte le loro energie alla didattica, mentre quelli delle scuole pubbliche italiane le sprecano troppo spesso in una continua lotta per ottenere la necessaria attenzione. E non sarà proprio questo a farci perdere punti nelle indagini internazionali, molto più della vera o presunta arretratezza della didattica?
Dal servizio si comprende poi benissimo quanto facilmente i bambini possano perdere le buone abitudini e livellare verso il basso il loro comportamento, nel momento in cui si trasferiscono da un contesto a un altro; e, di conseguenza, quanto importante sarebbe che “il contesto” – cioè non solo un intero istituto (che sarebbe già qualcosa), ma tutto il sistema istruzione, in sintonia con le famiglie – fosse orientato con coerenza, fermezza e perseveranza verso il comune obbiettivo di creare nei bambini la capacità di stare insieme agli altri. (Giorgio Ragazzini)
- «Pensiamo che la scuola cinese sia troppo rigida, mentre in quella italiana si pensa più al gioco che al lavoro».
- La maestra sembra molto soddisfatta, il programma va avanti veloce: «Non come nella scuola italiana, che è lenta».
Altri due sul comportamento dei bambini:
- “La visita parte dall’asilo, a piano terra. I più piccoli stanno pranzando (si alternano le cucine dei due Paesi), seduti in ordine e silenziosi. Mangiano composti, non c’è un chicco di riso per terra. Per Li Xuemei [la preside] le buone maniere sono fondamentali, parte integrante della formazione: «I bambini cinesi che vivono in Italia non sanno comportarsi, non conoscono la gentilezza. E i genitori non sono in grado, o non hanno il tempo, di occuparsene»”.
- “Arriviamo nel corridoio delle elementari, In prima, la maestra Giulia Larcher sta spiegando Scienze. Gli alunni, rispettosi, parlano solo se interrogati, in ottimo italiano.”
È difficile non concludere che i programmi in questa scuola vanno avanti proprio perché in classe c’è educazione, cioè un clima favorevole all’apprendimento; e che questo clima deriva dalla consapevolezza che le buone maniere sono “fondamentali”, stanno cioè a fondamento di una buona formazione. In questo modo gli insegnanti possono dedicare tutte le loro energie alla didattica, mentre quelli delle scuole pubbliche italiane le sprecano troppo spesso in una continua lotta per ottenere la necessaria attenzione. E non sarà proprio questo a farci perdere punti nelle indagini internazionali, molto più della vera o presunta arretratezza della didattica?
Dal servizio si comprende poi benissimo quanto facilmente i bambini possano perdere le buone abitudini e livellare verso il basso il loro comportamento, nel momento in cui si trasferiscono da un contesto a un altro; e, di conseguenza, quanto importante sarebbe che “il contesto” – cioè non solo un intero istituto (che sarebbe già qualcosa), ma tutto il sistema istruzione, in sintonia con le famiglie – fosse orientato con coerenza, fermezza e perseveranza verso il comune obbiettivo di creare nei bambini la capacità di stare insieme agli altri. (Giorgio Ragazzini)
sabato 26 ottobre 2013
VERSO LA RIABILITAZIONE DELLA CALLIGRAFIA?
venerdì 18 ottobre 2013
GOVERNO E PARLAMENTO IGNORANO LA CRISI DELL’EDUCAZIONE, IN GRAN BRETAGNA NON È COSÌ
In Italia il problema della crisi
educativa non è in nessuna agenda politica, quasi riguardasse solo le famiglie e non avesse alcuna incidenza sulla vita
sociale. I suoi riflessi nella qualità della scuola vengono spesso ignorati
oppure ci si illude di riassorbirli attraverso una qualche “rivoluzione della didattica”.
Invece in Gran Bretagna l’Ofsted, l’agenzia statale che controlla gli standard
e i servizi scolastici e suggerisce al governo nuove strategie, nel suo rapporto
annuale al parlamento dichiara, come riferisce il “Corriere della Sera” di
ieri, che “è la mancanza di regole e di limiti a «impoverire» i bambini, il
fatto che non si insegni più loro a distinguere un comportamento giusto da uno
sbagliato”. Leggi.
giovedì 17 ottobre 2013
L’ASSESSORE CHE LODA L’OCCUPAZIONE
Con
un intervento sul “Corriere Fiorentino” di ieri, l’assessore comunale all’educazione Cristina
Giachi loda gli studenti che hanno
occupato un paio di scuole, perché a suo dire questa volta parlano di cose
serie; e si dice disposta a incontrarli all’interno degli istituti. Gli
risponde oggi sullo stesso giornale Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze.
L'intervento dell'Assessore Giachi.
La risposta di Valerio Vagnoli.
L'intervento dell'Assessore Giachi.
La risposta di Valerio Vagnoli.
sabato 5 ottobre 2013
LA RELAZIONE DI VALERIO VAGNOLI AL CONVEGNO DELLA GILDA SU SCUOLA E LAVORO
Si è tenuto stamani a Firenze il
convegno della Gilda annunciato su questo blog, intitolato Il sistema dell’istruzione e della formazione tra pensiero critico e
mercato del lavoro. Un incontro interessante e utile, in cui una volta tanto
si sono potute ascoltare relazioni chiare, scevre di retorica e di ottimo
livello. Quanto prima verrà messa in rete la registrazione integrale a cura di “Gilda
Tv” e in seguito verranno pubblicate le relazioni in formato elettronico.
Anticipiamo quella di Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze, Il caso Toscana: un’apertura verso l’Europa,
che contiene anche un inquadramento storico-culturale sulla formazione
professionale in Italia e sostiene la tesi che una scuola che consente più
opportunità di scelta è una scuola più giusta e più efficace. Leggi.
lunedì 30 settembre 2013
SABATO A FIRENZE CONVEGNO SU ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE DELLA GILDA DEGLI INSEGNANTI
Sabato prossimo 5 ottobre, nella giornata mondiale
dell’insegnante, la Gilda degli Insegnanti ha scelto per il suo tradizionale
convegno un tema di grande interesse, quello del rapporto tra scuola e lavoro, e dunque anche tra
istruzione propriamente detta e formazione professionale. Si terrà a Firenze
nella mattinata di sabato prossimo 5 ottobre, proprio nella Regione, cioè, che ha di
recente iniziato a mettere in discussione un orientamento
sfavorevole all’istruzione professionale come scelta di pari dignità in uscita
dalla scuola media. Tra i relatori anche Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze. Leggi
il programma.
venerdì 27 settembre 2013
LA SCUOLA DI FRONTE A DIFFICOLTÀ E DISABILITÀ: PIÙ FLESSIBILITÀ E MENO STEREOTIPI ANNI '70
Il professor Michele Zappella,
neuropsichiatra dell’età evolutiva, è noto per avere studiato a lungo l’autismo
nelle sue varie forme. Fin dagli anni sessanta si è occupato anche dell’integrazione
sociale e scolastica dei disabili, l’argomento che torna in questo intervento
sul nostro blog, insieme a quello del bisogni educativi speciali.
Il tema del bell’articolo di Giorgio Ragazzini sui BES del 6 settembre scorso e sull’effetto negativo che le nuove norme probabilmente avranno in prospettiva su tutta la scuola, riducendo all’individuo ogni problema e dando a questo una soluzione strettamente personale, si inserisce in una lunga storia che val la pena di ripercorrere e che risale ai primi anni settanta quando ha inizio il processo dell’integrazione scolastica in Italia. Continua a leggere.
Il tema del bell’articolo di Giorgio Ragazzini sui BES del 6 settembre scorso e sull’effetto negativo che le nuove norme probabilmente avranno in prospettiva su tutta la scuola, riducendo all’individuo ogni problema e dando a questo una soluzione strettamente personale, si inserisce in una lunga storia che val la pena di ripercorrere e che risale ai primi anni settanta quando ha inizio il processo dell’integrazione scolastica in Italia. Continua a leggere.
mercoledì 25 settembre 2013
SULL’INTEGRAZIONE DEGLI STRANIERI QUALCHE IPOCRISIA DA CANCELLARE
In
un articolo sul “Corriere
della Sera” l’economista Andrea Ichino commenta i risultati di uno studio
condotto insieme ad altri due ricercatori sui test Invalsi nelle elementari, da
cui risulta tra l’altro che, a livello della seconda classe, la
presenza di un ragazzo immigrato abbassa la percentuale di risposte
corrette delle classe, mentre questa influenza negativa sparisce in quinta. La
scuola italiana cioè “riesce a integrare
gli stranieri, ma in tempi relativamente lunghi, che devono assolutamente
essere accorciati”.
Naturalmente sarebbe bene saperne di più sulla ricerca e sui limiti della sua validità. È vero però, come
Ichino giustamente lamenta, che in Italia il
tema dell’integrazione è diventato il terreno
di uno sconsiderato scontro tra fazioni
di opposta ideologia; e la logica (si fa per dire) del politicamente
corretto, che domina nelle nostre istituzioni scolastiche, finisce per produrre
soluzioni ipocrite e contraddittorie. Ad esempio la ricerca ha messo in luce
che spesso i ragazzi stranieri sono inseriti in classi in cui gli allievi italiani vengono da famiglie meno istruite.
Il testo
integrale della ricerca (The Tower of Babel in the Classroom) è in
inglese. (AR)
L’INDIGNAZIONE AUTOMATICA DEI MAESTRI DI TOLLERANZA
L’informazione ha
scritto nei giorni scorsi una pagina di cattivo giornalismo, più preoccupato cioè
di suscitare clamore e di assecondare le facili indignazioni che di far capire
come sono andate le cose. I genitori di sei bambini di una prima elementare
hanno fatto cambiare scuola ai loro figli perché avevano in classe un compagno
autistico. Solo mettendo insieme vari articoli viene fuori qualche vago indizio
sulle motivazioni: preoccupazione per le ripercussioni sulla didattica, precedente
convivenza (si intuisce problematica) con l’alunno nella scuola dell’infanzia,
mancanza del sostegno. Non viene data la parola ai genitori in questione per
spiegare la loro decisione, né si indaga per altre vie su cosa effettivamente
succedeva in classe, per capire se i loro timori siano stati eccessivi o meno. Si
poteva quanto meno segnalare questa lacuna e sospendere il giudizio in attesa
di saperne di più.
Niente da fare, anche senza informazioni su questa scelta un’ondata tsunamica di indignazione ha percorso il paese che legge e ascolta la radio. Il ministro Carrozza ha immediatamente dichiarato che “certi comportamenti danneggiano gli italiani e la scuola tutta”, mentre su Radio 3 Tutta la città ne parla mandava in onda un vero e proprio processo mediatico (senza avvocato difensore) di quei genitori incapaci di comprendere che “un disabile è una risorsa”. E si prepara per domenica prossima addirittura una manifestazione davanti alla scuola. C’è infatti chi proclama a ogni piè sospinto il dialogo con l’altro e col diverso, ma non può neppure ipotizzare di riconoscerlo in alcuni genitori preoccupati, forse a torto o forse no. (GR)
Niente da fare, anche senza informazioni su questa scelta un’ondata tsunamica di indignazione ha percorso il paese che legge e ascolta la radio. Il ministro Carrozza ha immediatamente dichiarato che “certi comportamenti danneggiano gli italiani e la scuola tutta”, mentre su Radio 3 Tutta la città ne parla mandava in onda un vero e proprio processo mediatico (senza avvocato difensore) di quei genitori incapaci di comprendere che “un disabile è una risorsa”. E si prepara per domenica prossima addirittura una manifestazione davanti alla scuola. C’è infatti chi proclama a ogni piè sospinto il dialogo con l’altro e col diverso, ma non può neppure ipotizzare di riconoscerlo in alcuni genitori preoccupati, forse a torto o forse no. (GR)
venerdì 13 settembre 2013
UN MINISTRO INCITA GLI STUDENTI ALLA RIBELLIONE
“Siate ribelli. Ricordate le parole di Kant, uscite dall’adolescenza e
rifiutate le imposizioni, ribellatevi ai genitori, ai prof e alla scuola”. Che
un adulto senta nel 2013 il bisogno di rivolgersi ai giovani in questi termini
sessantottardi significa senza dubbio che non è consapevole di quello che serve
a un adolescente per crescere. Ma è ancora più grave che parole
di questo genere le dica il Ministro della Pubblica Istruzione all’inizio
dell’anno scolastico. Continua a leggere.
lunedì 9 settembre 2013
IL BONUS, LA BOCCIATURA E LA VALANGA DEI B.E.S.
In un articolo pubblicato ieri sia dal "Messaggero" che dal "Mattino, Giorgio Israel, dopo aver apprezzato la marcia indietro dell'attuale ministro sul "bonus" istituito da Profumo e criticato la sua esternazione sulle bocciature, afferma che la normativa sui Bisogni Educativi Speciali e la filosofia che la ispira sfoceranno "in un insuccesso clamoroso che travolgerà nelle rovine anche la funzione
dell’istruzione". Leggi
venerdì 6 settembre 2013
PERCHÉ LA NORMATIVA SUI B.E.S. AGGRAVERÀ LA CRISI DELLA SCUOLA
Con la
direttiva del 27 dicembre 2012 sugli alunni con
Bisogni Educativi Speciali e la circolare applicativa del 6 marzo 2013 fa un
decisivo passo avanti l’idea che la scuola non deve più essere l’istituzione che
assicura la trasmissione del patrimonio culturale della nazione e in quanto
tale trascende, pur includendole, le esigenze dei singoli, ma piuttosto un
servizio in grado di modellarsi sulle caratteristiche e le richieste di
ciascuno. Continua a leggere.
domenica 1 settembre 2013
SEVERGNINI FA IL DON MILANI: E LA COLPA È ANCORA DELLA PROF
Beppe Severgnini ha
riletto Lettera a una professoressa e ha deciso che è valida oggi come ieri,
quando veniva sventolata dai sessantottini (“che ci volete
fare, ogni tanto anche loro ne imbroccavano una”). Così ha deciso di utilizzare
“La Lettura”, il supplemento
domenicale del “Corriere della Sera”, per inviare un’altra lettera
– anzi un’ email – alla famigerata professoressa. Continua a leggere.
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