sabato 16 giugno 2012
GLI ESODATI DEI PROFESSIONALI
Ho appena terminato di
presiedere gli scrutini dell’ultima classe, una delle 14 prime dell’alberghiero
che dirigo da quest’anno. Scrutini lineari e sereni, che tuttavia non scivolano
addosso a nessun insegnante, soprattutto se hanno dato e fatto di tutto
per non arrivare a certi risultati sconfortanti. Continua a leggere.
venerdì 15 giugno 2012
LA SERIETÀ IN MINORANZA. MEMORIE DI UN COMMISSARIO D’ESAME
A proposito di esami e delle relative forme di malcostume,
pubblichiamo due lettere che un insegnante ha scritto a Marcello Dei dopo aver
letto il suo saggio Ragazzi si copia.
Abbiamo omesso il suo nome e alcuni riferimenti a luoghi e persone. Chi pensa che
questi problemi siano quisquilie avrà di che meditare. Leggi
martedì 12 giugno 2012
5 BAMBINI RIPETERANNO LA PRIMA. E C'È SUBITO CHI CONDANNA SENZA PRIMA INFORMARSI
Alle
elementari si boccia raramente, ma non è proibito dalla normativa (a particolari condizioni). Se un
intero collegio dei docenti ha preso questa decisione, sarebbe bene che tutti
tenessero i toni bassi e si informassero bene: giornali, opinionisti e politici.
C’è invece chi azzarda subito condanne inappellabili, come GiordanoBruno Guerri sul "Giornale" o Francesca
Puglisi, che in quanto responsabile scuola del Pd potrebbe un giorno
diventare ministro dell’istruzione. Una lezione di
giornalismo serio la dà il “Corriere Fiorentino”, con due misurati e informati articoli
di Lisa Baracchi.
lunedì 11 giugno 2012
PIRANI: È PROPRIO IMPOSSIBILE INTERVENIRE PER GARANTIRE LA SERIETÀ DEGLI ESAMI?
Dal suo celebre articolo Professori, tornate al 7 in condotta sono passati più di undici anni. Mario Pirani, però, non ha mai smesso di occuparsi di scuola, senza farsi condizionare da problemi di schieramento; una scuola che deve essere seria e rigorosa, anche per contribuire alla creazione di una società più giusta. Oggi unisce la sua voce a quella di quanti chiedono che venga assicurata la massima correttezza degli esami di Stato. Leggi.
sabato 9 giugno 2012
INTERVISTA SULLA SCUOLA A RTV 38
La sera del 14 maggio è andata in onda su Rtv 38 un'intervista sulla scuola a Giorgio Ragazzini in rappresentanza del Gruppo di Firenze. Per motivi tecnici abbiamo dovuto dividere in due parti il filmato, che dura circa 15 minuti.
Prima parte
Seconda parte
Prima parte
Seconda parte
venerdì 8 giugno 2012
I PRESIDI FIORENTINI SUL MERITO DEL MINISTRO
Sul "Corriere Fiorentino" alcuni dirigenti scolastici si esprimono in vario modo sul "pacchetto" di Profumo.
martedì 5 giugno 2012
SUL MERITO EQUIVOCI E PASTICCI
Il
cosiddetto “Pacchetto del merito” di Profumo è stato salutato da una nutrita
serie di no (alcuni di impronta benaltrista: il problema è la dispersione, è la
scuola dell’infanzia, è l’aggiornamento, sono le competenze). Quasi tutti
provengono da esponenti del Pd, tra cui l’ex ministro Fioroni, lo stesso che a
suo tempo aveva deciso che gli studenti 100 e lode ricevessero un premio di
mille euro.
Profumo aveva forse provato a prevenirle, queste critiche, aggiungendo al criterio del puro merito quello del reddito e – a quanto pare – quello dell’ “impegno sociale” (sic). Un pasticcio che non piace per nulla a Paola Mastrocola. Speriamo che dalla versione definitiva sparisca almeno il premio alle scuole che bocciano meno.
Purtroppo sul merito da noi si è riflettuto troppo poco, per via del discredito in cui era caduto. Nell'idea di "merito" se ne intrecciano due: il possesso di un talento e lo sforzo per valorizzarlo. Lo ricordava Giacomo Vaciago: “Quello che conta per essere giudicati positivamente … è l’impegno profuso a far crescere la dote iniziale, qualunque essa sia”*.
Non bisogna quindi identificare, secondo un equivoco piuttosto diffuso, il merito e l’eccellenza, che sicuramente va valorizzata. È per questo che abbiamo insistito fino alla noia sul “demerito”, tanto per i docenti che per gli studenti. Il primo, indispensabile passo per riconoscere il merito, infatti, è quello di non trattare chi si è impegnato seriamente come chi non ha fatto nulla per migliorare o si è comportato male.
È altrettanto vero che la scuola italiana deve offrire validi percorsi per venire incontro alla varietà dei talenti; ed è per questo che abbiamo insistito molto anche sull’importanza della formazione professionale per valorizzare le intelligenze che si esprimono meglio (e con maggiore soddisfazione) sul piano del saper fare. (GR)
* Per leggere l'intero articolo, clicca qui.
Profumo aveva forse provato a prevenirle, queste critiche, aggiungendo al criterio del puro merito quello del reddito e – a quanto pare – quello dell’ “impegno sociale” (sic). Un pasticcio che non piace per nulla a Paola Mastrocola. Speriamo che dalla versione definitiva sparisca almeno il premio alle scuole che bocciano meno.
Purtroppo sul merito da noi si è riflettuto troppo poco, per via del discredito in cui era caduto. Nell'idea di "merito" se ne intrecciano due: il possesso di un talento e lo sforzo per valorizzarlo. Lo ricordava Giacomo Vaciago: “Quello che conta per essere giudicati positivamente … è l’impegno profuso a far crescere la dote iniziale, qualunque essa sia”*.
Non bisogna quindi identificare, secondo un equivoco piuttosto diffuso, il merito e l’eccellenza, che sicuramente va valorizzata. È per questo che abbiamo insistito fino alla noia sul “demerito”, tanto per i docenti che per gli studenti. Il primo, indispensabile passo per riconoscere il merito, infatti, è quello di non trattare chi si è impegnato seriamente come chi non ha fatto nulla per migliorare o si è comportato male.
È altrettanto vero che la scuola italiana deve offrire validi percorsi per venire incontro alla varietà dei talenti; ed è per questo che abbiamo insistito molto anche sull’importanza della formazione professionale per valorizzare le intelligenze che si esprimono meglio (e con maggiore soddisfazione) sul piano del saper fare. (GR)
* Per leggere l'intero articolo, clicca qui.
martedì 29 maggio 2012
PROFUMO VUOLE PREMIARE IL MERITO. NEL MODO GIUSTO?
In
un commento sul
“Corriere della Sera” di domenica, Andrea Ichino esprime una
valutazione critica sul recentissimo annuncio del ministro Profumo di
voler premiare gli studenti migliori. La vera urgenza, sostiene, è
quella di premiare i migliori, sì, ma fra i docenti: "...La
sperimentazione ministeriale “Valorizza”, nel passato anno
scolastico, aveva disegnato un modo per identificare e premiare gli
insegnanti migliori basato sulla loro reputazione all’interno di
una scuola, misurata in termini di giudizi positivi dei colleghi,
delle famiglie e degli studenti. [Continua a leggere]. (SC)
giovedì 24 maggio 2012
IL DISAGIO DELL'INCIVILTÀ
Che
il congresso della Società Psicoanalitica Italiana sia dedicato al
rapporto tra “Realtà psichica e regole sociali” è una buona
notizia. Si può sperare che l'autorevolezza del consesso
contribuisca a rimuovere un altro po' delle ingombranti macerie
ideologiche che il persistere delle teorie “antiautoritarie”, senza il necessario recupero del principio di realtà, hanno
lasciato su tutti i terreni: familiare, scolastico, sociale. “Un
secolo fa – dice Sandro Bolognini, presidente della società – le
regole erano molto rigide e il lavoro degli analisti tendeva a
liberare gli individui da imperativi interni troppo opprimenti. Oggi
c'è una patologia diffusa della perdita di ogni limite, tanto che
qualcuno dovrebbe scrivere Il
disagio dell'inciviltà”.
Leggi
mercoledì 23 maggio 2012
RILANCIAMO L'INIZIATIVA SULLA REGOLARITÀ DEGLI ESAMI
Rembado (Anp): "La scuola è luogo di valori civili condivisi, oppure viene meno alla sua funzione".
Un anno fa 558 docenti e dirigenti delle scuole italiane sottoscrissero una dichiarazione che così si concludeva:
"Noi sottoscritti commissari e presidenti di
commissione dichiariamo pubblicamente che ci impegneremo per far
sì che gli esami si svolgano in un clima sereno, ma nel rispetto
della legalità, dell’equità e dell’imparzialità, a tutela
del prestigio della scuola italiana, di coloro che vi operano con
ammirevole impegno e dei tanti studenti che si preparano con serietà
a questa importante prova".
Questa pubblica assunzione di responsabilità riuscì a porre all'ordine del giorno il problema della regolarità degli esami, cioè ancora una volta del rispetto delle leggi, dell'etica pubblica e dell'educazione dei giovani a questi valori. Un contributo importante lo dette anche la contemporanea pubblicazione di Ragazzi si copia di Marcello Dei, che dimostrava una diffusa sottovalutazione morale del copiare e del far copiare.
Certamente la sensibilità in proposito è molto aumentata, ma modificare in profondità un costume radicato richiede tempo e perseveranza. Soprattutto non ci pare adeguata la consapevolezza in proposito del Ministero dell'Istruzione.
Per questo abbiamo pensato di tornare sull'argomento e di riprendere l'iniziativa in due modi:
- invitando questi ultimi e tutti quelli che volessero farlo (anche chi non lavora nella scuola) a inviare brevi messaggi al ministro Profumo (segreteria.particolare.ministro@istruzione.it) e per conoscenza ai sottosegretari Elena Ugolini (segreteria.ugolini@istruzione.it) e Marco Rossi Doria (segreteria.rossidoria@istruzione.it).
Ecco un esempio puramente indicativo di mail al ministro, che potrà essere integrato, rielaborato o sostituito a piacere:
Gentile Ministro, Le chiedo di garantire la regolarità dei prossimi esami di Stato, dando disposizioni per una vigilanza veramente rigorosa e mettendo in atto tutte le iniziative normative e tecniche utili a far sì che vengano premiati il merito e l'impegno invece della furbizia e della slealtà.
Una volta inviata la mail, vi preghiamo di inoltrarla anche a noi (gruppodifirenze@libero.it), per consentirci di avere un'idea del numero di messaggi spedito al Ministro. Vi invitimo inoltre a diffondere l'iniziativa.
Tra le lettere che fin qui ci sono state segnalate c'è anche quella del presidente della Associazione Nazionale Presidi (Anp), Giorgio Rembado. E' un contributo importante e molto sentito, che vale la pena di leggere.
lunedì 21 maggio 2012
DIDATTICA E NUOVE TECNOLOGIE. INTERVISTA A GIORGIO ISRAEL
Giorgio Israel torna sul tema delle tecnologie informatiche mettendo in guardia sulla loro acritica esaltazione. Guarda il video.
[Segnalato da Rossana Cetta]
[Segnalato da Rossana Cetta]
domenica 6 maggio 2012
LA SCUOLA HA BISOGNO DI LEADER, MA...
Nella pagina delle opinioni sul “Corriere della Sera” del 5 maggio è stato pubblicato un interessante intervento di Attilio Oliva dell'associazione TreeLLLe: Ma anche la scuola ha bisogno di leader, in cui tra le ragioni della crisi della scuola italiana viene indicata la mancanza di leadership sia tra i dirigenti che tra i docenti. Per quanto concerne i dirigenti l'analisi è senz’altro corretta: carenza di formazione e di selezione rispetto alle capacità di governo della complessità della scuola, più sul piano della didattica che su quello della gestione amministrativa.
Riguardo alla figura del docente si insiste invece – previa definizione di un preciso profilo professionale – su una politica di premi ai migliori, attraverso le valutazioni della “comunità scolastica” (dirigente, colleghi, famiglie e studenti). Al solito si tace sul “demerito” (o in quale altro modo si voglia chiamare un livello troppo basso rispetto alla competenza o alla serietà professionale), come se il merito di tutti quelli che non demeritano non fosse altrettanto e più importante - per la qualità media della scuola - di quello dei docenti più bravi . Con la conseguenza di avere non la leadership distribuita, come viene definita da Oliva, ma una comunità di docenti divisa tra eccellenti da una parte e tutti i rimanenti dall’altra. Così il buon insegnante che fa il suo dovere si troverebbe a essere trattato come l’eventuale collega assenteista o incapace.
Inoltre, ai valutatori indicati da Oliva andrebbe quanto meno aggiunto qualche membro esterno (almeno un ispettore e un ex insegnante di notoria integrità), per prevenire la sempre possibile “cucina interna” delle valutazioni.
Infine, la leadership professionale veramente indispensabile all’autonomia scolastica dovrebbe essere costituita sì da bravi insegnanti, ma scelti per mettere a disposizione della scuola ulteriori talenti e competenze oltre alla capacità didattica, una sorta di "ministri" del governo scolastico: per l’aggiornamento, l’affiancamento dei nuovi colleghi, la progettazione di corsi, i sussidi didattici, e via dicendo. Naturalmente con procedure selettive più serie e incentivi più consistenti di quanto accada oggi per le cosiddette “funzioni strumentali”. (SC)
Riguardo alla figura del docente si insiste invece – previa definizione di un preciso profilo professionale – su una politica di premi ai migliori, attraverso le valutazioni della “comunità scolastica” (dirigente, colleghi, famiglie e studenti). Al solito si tace sul “demerito” (o in quale altro modo si voglia chiamare un livello troppo basso rispetto alla competenza o alla serietà professionale), come se il merito di tutti quelli che non demeritano non fosse altrettanto e più importante - per la qualità media della scuola - di quello dei docenti più bravi . Con la conseguenza di avere non la leadership distribuita, come viene definita da Oliva, ma una comunità di docenti divisa tra eccellenti da una parte e tutti i rimanenti dall’altra. Così il buon insegnante che fa il suo dovere si troverebbe a essere trattato come l’eventuale collega assenteista o incapace.
Inoltre, ai valutatori indicati da Oliva andrebbe quanto meno aggiunto qualche membro esterno (almeno un ispettore e un ex insegnante di notoria integrità), per prevenire la sempre possibile “cucina interna” delle valutazioni.
Infine, la leadership professionale veramente indispensabile all’autonomia scolastica dovrebbe essere costituita sì da bravi insegnanti, ma scelti per mettere a disposizione della scuola ulteriori talenti e competenze oltre alla capacità didattica, una sorta di "ministri" del governo scolastico: per l’aggiornamento, l’affiancamento dei nuovi colleghi, la progettazione di corsi, i sussidi didattici, e via dicendo. Naturalmente con procedure selettive più serie e incentivi più consistenti di quanto accada oggi per le cosiddette “funzioni strumentali”. (SC)
domenica 29 aprile 2012
ELOGIO DELL'INSEGNAMENTO
È il titolo di un piccolo, prezioso libro in cui Maura Canalis e Enzo Novara, che attualmente insegnano in un liceo classico, condensano un’articolata riflessione sui rapporti tra giovani e adulti e sull’essenza dell’insegnamento. Scritto in un chiaro ed efficace italiano e non nell’illeggibile neolingua che spesso intristisce la saggistica e la divulgazione in tema di scuola, fondato su una solida cultura filosofica e psicologica, il saggio affronta temi decisivi come la crisi dei valori, la negazione dell’autorità, la funzione delle regole, il significato dell’essere adulti; e poi “il vero, il bene, il bello: i tre principi su cui si regge tutta la pedagogia degli ultimi 2500 anni”; la strada del rigore come garanzia di una scuola non classista; la forza e i rischi insiti nel potere della parola. L’ultima parte, infine, è dedicata a un profilo del bravo insegnante. La lettura di questo libro ci fa approfondire la consapevolezza di quanto possa essere difficile, bello e importante insegnare e farlo con la stessa tensione morale che costantemente emerge nelle riflessioni e nelle esperienze dei due autori.
giovedì 26 aprile 2012
DA LEGGERE SU “PROFESSIONE DOCENTE”
Il numero di maggio di “Professione Docente”, il mensile della Gilda degli Insegnanti, ospita diversi contributi interessanti. Ne segnaliamo in particolare tre:
Autonomia senza controllo e mito del territorio, di Renza Bertuzzi, un’analisi del tutto condivisibile della proposta di legge Aprea sugli organi collegiali recentemente licenziata dalla Commissione Cultura;
Lo sciopero dei compiti nel chiacchiericcio generale, di Piero Morpurgo, che cita i risultati di ricerche internazionali sull’utilità dei compiti a casa;
Copiare a scuola? Legittimo e naturale, intervista di Renza Bertuzzi a Marcello Dei, l’autore di Ragazzi, si copia. Nella pagina seguente vengono citate le parti più attinenti a questo argomento dei Principi Etici approvati dalla Gilda nel 2008 e viene ripubblicata la Dichiarazione di insegnanti e dirigenti per la regolarità degli esami di Stato che un anno fa raccolse 557 adesioni.
Autonomia senza controllo e mito del territorio, di Renza Bertuzzi, un’analisi del tutto condivisibile della proposta di legge Aprea sugli organi collegiali recentemente licenziata dalla Commissione Cultura;
Lo sciopero dei compiti nel chiacchiericcio generale, di Piero Morpurgo, che cita i risultati di ricerche internazionali sull’utilità dei compiti a casa;
Copiare a scuola? Legittimo e naturale, intervista di Renza Bertuzzi a Marcello Dei, l’autore di Ragazzi, si copia. Nella pagina seguente vengono citate le parti più attinenti a questo argomento dei Principi Etici approvati dalla Gilda nel 2008 e viene ripubblicata la Dichiarazione di insegnanti e dirigenti per la regolarità degli esami di Stato che un anno fa raccolse 557 adesioni.
venerdì 20 aprile 2012
DUE POSTILLE SUI COMPITI A CASA
Alle due note sui compiti a casa e ai numerosi, sensatissimi commenti che ne sono seguiti, aggiungiamo due interventi: quello su “Left” di Giuseppe Benedetti, docente del Liceo Tasso di Roma (già citato su questo blog per un bell’articolo sulle occupazioni), che tra l’altro sottolinea il pressappochismo con cui il problema è stato trattato dagli organi di informazione; e quello di Valerio Vagnoli (Pochi fatti, molta demagogia).
sabato 14 aprile 2012
PER I PATITI DEL “DIALOGO” NIENTE REGOLE ANCHE PER L’ABBIGLIAMENTO
“L’abbigliamento con il quale i ragazzi si presentano a scuola deve essere sempre decoroso e adatto al lavoro scolastico”. Questa la semplicissima prescrizione che decidemmo di inserire nel regolamento della mia scuola media una decina di anni fa, in risposta all’esposizione permanente di ombelichi, di mutande, di sederi che alla minima flessione sgusciavano dai jeans a vita bassa. Di proposito evitammo di imboccare il vicolo cieco dei dettagli e - peggio - delle misurazioni. Di proposito ci riservammo come educatori la valutazione insindacabile (non l’arbitrio) su cosa si poteva e cosa non si doveva tollerare. Ai nostri allievi spiegammo in due parole - non ce ne vollero di più - che a scuola non si viene per attirare l’attenzione, non ci si trova sulla spiaggia ed è meglio avere addosso abiti semplici e comodi. Punto. E così è stato senza nessun problema e con pochi garbati interventi, a volte in separata sede. Nessun genitore ha mai avuto da ridire.
Sembra la cosa più ovvia di questo mondo, ma anche qui i difensori del dialogo a qualunque costo non si danno per vinti, aggiungendo a volte all'opinione una certa dose di sufficienza, come quel preside Pessina di cui abbiamo già parlato a proposito del “mai meno di 4”. Richiesto di un parere sulle circolari con cui in questo periodo molti dirigenti raccomandano un abbigliamento “consono” all’ambiente scolastico, così risponde:
“Che tristezza! Io non ho mai emesso circolari per dire ai ragazzi come si devono vestire e francamente mi sembra una questione vecchia e un po’ bacchettona”.
Di diverso parere il preside Sancilio di Lodi, che cita la scuola di Pitagora e auspica che sia il Ministero a emanare norme in materia. (Giorgio Ragazzini)
La cronaca sul “Corriere della Sera” di Milano.
L’intervista al preside Pessina.
L’intervento del preside Sancilio.
Sembra la cosa più ovvia di questo mondo, ma anche qui i difensori del dialogo a qualunque costo non si danno per vinti, aggiungendo a volte all'opinione una certa dose di sufficienza, come quel preside Pessina di cui abbiamo già parlato a proposito del “mai meno di 4”. Richiesto di un parere sulle circolari con cui in questo periodo molti dirigenti raccomandano un abbigliamento “consono” all’ambiente scolastico, così risponde:
“Che tristezza! Io non ho mai emesso circolari per dire ai ragazzi come si devono vestire e francamente mi sembra una questione vecchia e un po’ bacchettona”.
Di diverso parere il preside Sancilio di Lodi, che cita la scuola di Pitagora e auspica che sia il Ministero a emanare norme in materia. (Giorgio Ragazzini)
La cronaca sul “Corriere della Sera” di Milano.
L’intervista al preside Pessina.
L’intervento del preside Sancilio.
mercoledì 11 aprile 2012
"SE MERITO 3 E NON MI SI DÀ, È UNA DOPPIA UMILIAZIONE"
“La Repubblica” dedica quattro articoli, nell’edizione di Firenze, al dibattito sui voti inferiori a 4 di cui alla nostra precedente nota. Uno di questi riferisce il parere di una studentessa del Liceo classico “Michelangiolo”, che tra l’altro dice: “Se sapessi che non mi si dà meno di 4 per non umiliarmi, allora mi sentirei umiliata due volte, perché vorrebbe dire che non so fare una versione e che non ho nemmeno la maturità per incassare il colpo”. Equilibrata la posizione della psicologa Roberta Giommi. Leggi.
sabato 7 aprile 2012
MAI MENO DI 4? L'ILLUSIONE DI AIUTARE ALZANDO IL VOTO
La tesi non è nuova (e sarebbe strano che il mammismo nazionale l’avesse trascurata), anzi, diverse scuole medie e primarie hanno già adottato lo stesso orientamento; ma in questi giorni è risorta in seno al prestigioso liceo classico Berchet. Verso il termine di un recente collegio dei docenti (lo riferisce in prima pagina “Il Corriere della Sera” di oggi), il preside ha proposto di “escludere, in sede di scrutinio, i voti inferiori al 4. I due e i tre creano troppa frustrazione nei ragazzi”. L’articolo, per la verità, sembra rilevare una prevalenza di pareri contrari ispirati al buon senso; e questo conforta un po’. Ma al solito la questione è malissimo impostata. Intanto perché trascura un punto essenziale: si può far male un compito perché non si è compreso un argomento, ma anche perché non si è studiato per nulla: e come si giustifica nel secondo caso la frustrazione? Quest’ultima, poi, è proprio l’ingrediente che scarseggia nell’educazione familiare di molti ragazzi; e non c’è oggi psicologo e psicoterapeuta degno di questo nome - inclusa Silvia Vegetti Finzi, anche se commenta la notizia in maniera deludente - che non raccomandi limiti e regole se non si vogliono allevare figli insopportabili quanto fragili interiormente. E gli insegnanti hanno sempre più a che fare, fin dalla scuola materna, con piccoli narcisi prepotenti e incoercibili, abituati a essere accontentati in tutto. È questo fondamentalmente il dramma della scuola, senza il quale (cioè con una corretta educazione precoce) almeno il 50% dei problemi sarebbe risolto. Il preside Pessina, quindi, si muove in senso opposto all'interesse dei suoi studenti: un bagno di realtà, meglio se accompagnato da un valido rapporto tra l’allievo e il docente, come giustamente suggerisce Fulvio Scaparro. (GR)
Il commento di Silvia Vegetti Finzi.
Il commento di Fulvio Scaparro.
Il commento di Silvia Vegetti Finzi.
Il commento di Fulvio Scaparro.
giovedì 5 aprile 2012
SULLA DESTRA DELLA PAGINA ------->:
- un parere molto sensato sul nuovo governo delle scuole come licenziato in sede referente dalla Commissione Cultura della Camera (con il testo del provvedimento);
- la notizia da Palermo del rinvio a giudizio di uno studente per occupazione;
- un'altra denuncia sul tema dei "prof esauriti".
lunedì 2 aprile 2012
IL LAVORO NELLA PROPRIA "CAMERETTA" È FONDAMENTALE PER GLI STUDI E LA FORMAZIONE DELLA PERSONA. E I BOCCONIANI LO SANNO BENE
Il ministro Profumo non arretra e ribadisce la propria ricetta per sostituire in buona parte i compiti a casa: "Un po' più di complessità, un po' più di connettività, lavoro da fare in parte insieme, in parte ognuno a casa sua, anche con orari più flessibili".
Qualunque cosa significhi, rischia di tradursi più che altro in un'altra ondata di improprio sindacalismo studentesco. La speranza è che fra qualche giorno non se ne parli più. Del resto, non dovrebbe certo toccare al governo centrale stabilire norme su questa materia, da affidarsi invece alle scuole e soprattutto ai singoli docenti.
Sul "Messaggero" Giorgio Israel contesta appunto la filosofia stessa dell'esternazione ministeriale, in contraddizione con quella che ispira l'azione del governo: accettare più impegno, più responsabilità, non pochi sacrifici.
Valerio Vagnoli si rivolge al Ministro ricordando tra l'altro che nella formazione degli attuali tecnici al governo c'è stato sicuramente molto studio nella propria "cameretta"; e che le altre agenzie formative contribuiscono certamente alla costruzione della cultura individuale, ma solo con la sistematizzazione e la rielaborazione che avvengono nelle aule scolastiche, specie se sotto la guida di un docente in grado di appassionare.
Antonella Landi, nella sua rubrica settimanale sul "Corriere Fiorentino", denuncia la "curiosa abitudine nei confronti della categoria degli insegnanti: chiunque pensa di poterci dire come dobbiamo lavorare".
L''articolo di Giorgio Israel.
L'intervento di Valerio Vagnoli.
Il commento di Antonella Landi.
Va oggi segnalato anche un altro contributo, che può fare un po' da sfondo ai precedenti : quello di Mario Pirani: A scuola un confine tra lecito e illecito, dedicato come lunedì scorso a Ragazzi, si copia di Marcello Dei e alla necessità di un serio programma di educazione civica indicato dall'autore. Da incrociare, aggiunge Pirani "con una ricostruzione della formazione etica degli italiani, una nuova pedagogia dei partiti e delle istituzioni".
Qualunque cosa significhi, rischia di tradursi più che altro in un'altra ondata di improprio sindacalismo studentesco. La speranza è che fra qualche giorno non se ne parli più. Del resto, non dovrebbe certo toccare al governo centrale stabilire norme su questa materia, da affidarsi invece alle scuole e soprattutto ai singoli docenti.
Sul "Messaggero" Giorgio Israel contesta appunto la filosofia stessa dell'esternazione ministeriale, in contraddizione con quella che ispira l'azione del governo: accettare più impegno, più responsabilità, non pochi sacrifici.
Valerio Vagnoli si rivolge al Ministro ricordando tra l'altro che nella formazione degli attuali tecnici al governo c'è stato sicuramente molto studio nella propria "cameretta"; e che le altre agenzie formative contribuiscono certamente alla costruzione della cultura individuale, ma solo con la sistematizzazione e la rielaborazione che avvengono nelle aule scolastiche, specie se sotto la guida di un docente in grado di appassionare.
Antonella Landi, nella sua rubrica settimanale sul "Corriere Fiorentino", denuncia la "curiosa abitudine nei confronti della categoria degli insegnanti: chiunque pensa di poterci dire come dobbiamo lavorare".
L''articolo di Giorgio Israel.
L'intervento di Valerio Vagnoli.
Il commento di Antonella Landi.
Va oggi segnalato anche un altro contributo, che può fare un po' da sfondo ai precedenti : quello di Mario Pirani: A scuola un confine tra lecito e illecito, dedicato come lunedì scorso a Ragazzi, si copia di Marcello Dei e alla necessità di un serio programma di educazione civica indicato dall'autore. Da incrociare, aggiunge Pirani "con una ricostruzione della formazione etica degli italiani, una nuova pedagogia dei partiti e delle istituzioni".
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