Su “La Lettura”, il supplemento
domenicale del “Corriere della Sera”, un intervento di Silvia Vegetti Finzi accompagna
un ampio
articolo di Danilo Taino sulla diversa rappresentazione mentale del
fallimento economico in Europa, dove è vissuto come qualcosa di vergognoso, e
negli Usa, dove invece è condivisa l’idea
che il fallimento non è la fine della strada, ma una semplice curva, qualcosa
da cui si può anche imparare. La psicoterapeuta si occupa invece
dell’analogo stigma che accompagna da noi l’insuccesso scolastico, “vissuto
come una catastrofe, anziché come un momento di crisi,
come una rincorsa che consente di saltare più avanti e più in là”. Al punto che, come sappiamo, si parla di
eliminare la ripetenza. Si fa di tutto, insomma, meno che attrezzare i ragazzi alla
sfida della responsabilità. Leggi.
lunedì 30 dicembre 2013
martedì 24 dicembre 2013
L’ISTITUTO ALBERGHIERO “SAFFI” APRE UN RISTORANTE NEL CENTRO DI FIRENZE
È stato inaugurato ieri “La Prova del Nove”, il
primo ristorante in Italia creato e gestito attraverso un’apposita fondazione
da un istituto alberghiero statale. Si trova in via de’ Conti 9, a due passi
dalla stazione di Santa Maria Novella e dal Duomo, e opera in locali di
proprietà dell’Hotel “Number Nine”. Il dirigente del “Saffi” Valerio Vagnoli ha
presentato alla stampa il progetto, che punta a unire didattica di alto livello
e ricerca dell’eccellenza nella ristorazione. Sotto la supervisione di due
docenti, i protagonisti sono tutti ex allievi e allievi del “Saffi”. Sette
diplomati sono stati assunti a tempo indeterminato e hanno già alle spalle
numerose esperienze professionali. Altri nove collaborano come borsisti
annuali e per loro “La prova del Nove” costituisce una vera e propria scuola di
specializzazione da cui usciranno con una professionalità molto alta. Infine vi
si alternano come stagisti, con turni di quindici giorni, gli attuali allievi
di quarta e quinta dell’Istituto Alberghiero. Un grosso salto di qualità nel
rapporto tra scuola e mondo del lavoro, che il sottosegretario all’istruzione
Gabriele Toccafondi ha elogiato come esperienza esemplare da seguire,
augurandosi che vengano accantonati i pregiudizi di natura ideologica che
vorrebbero tenere ancora separati lavoro e scuola. Bisogna anzi modificare le
norme, in modo da rendere molto meno complicato per altre scuole imboccare la
stessa strada.
Trattandosi di un’iniziativa senza fini di lucro, “La Prova del Nove”, pur puntando a un elevato standard qualitativo, potrà contenere i prezzi: un pranzo o una cena con primo, secondo e dessert si dovrebbe aggirare – a titolo indicativo – sui 35/40 euro; chi si vuole limitare a un primo oppure a un secondo con dessert potrà spendere rispettivamente 20/25 euro e 28/30. Per il primo mese di apertura si potranno anche sperimentare vari menù-degustazione a 30 euro. Si prenota al numero 0552399945.
Vai al sito del ristorante.
L’articolo del “Corriere Fiorentino”: http://bit.ly/JYHB2L
Trattandosi di un’iniziativa senza fini di lucro, “La Prova del Nove”, pur puntando a un elevato standard qualitativo, potrà contenere i prezzi: un pranzo o una cena con primo, secondo e dessert si dovrebbe aggirare – a titolo indicativo – sui 35/40 euro; chi si vuole limitare a un primo oppure a un secondo con dessert potrà spendere rispettivamente 20/25 euro e 28/30. Per il primo mese di apertura si potranno anche sperimentare vari menù-degustazione a 30 euro. Si prenota al numero 0552399945.
Vai al sito del ristorante.
L’articolo del “Corriere Fiorentino”: http://bit.ly/JYHB2L
Il servizio del TGR Toscana: http://bit.ly/JavSOn
domenica 22 dicembre 2013
IL MINISTRO CARROZZA E GLI STUDENTI - UNA LETTERA APERTA
Ministro
Carrozza,
per la seconda volta in pochi mesi lei si è rivolta a una platea di studenti in modo tale da delegittimare gli insegnanti ai loro occhi. A settembre li invitò addirittura a ribellarsi “ai genitori, ai prof, alla scuola”; ieri a chiedere ai professori di dare meno compiti per le vacanze; e naturalmente ha riscosso in ambedue i casi un’ovazione.
per la seconda volta in pochi mesi lei si è rivolta a una platea di studenti in modo tale da delegittimare gli insegnanti ai loro occhi. A settembre li invitò addirittura a ribellarsi “ai genitori, ai prof, alla scuola”; ieri a chiedere ai professori di dare meno compiti per le vacanze; e naturalmente ha riscosso in ambedue i casi un’ovazione.
Quanto
ai compiti, è proprio sicura di conoscere meglio di chi ci lavora le esigenze
di ogni singola classe e di ogni singolo allievo? Non è forse corretto lasciar
decidere ai docenti “in scienza e
coscienza” se dare pochi, molti o nessun compito e se debba trattarsi di leggere
un libro, di scrivere un testo o di ripassare un argomento?
Ma
il problema è più ampio e più grave: con simili messaggi Lei, il Ministro
dell’Istruzione, si pone come difensore dei ragazzi nei confronti di una scuola che ai suoi occhi sarebbe oppressiva; e così incoraggia in loro
atteggiamenti di contrapposizione e di sfiducia verso i docenti, invece di
invitarli alla serietà dell’impegno.
Ci
tornano in mente a questo proposito le parole di tutt’altro segno che il
presidente Obama disse agli studenti nel 2009: “Possiamo avere gli insegnanti più
appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla
basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno, prestando attenzione a questi
maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e agli altri adulti, lavorando
sodo, condizione necessaria per riuscire”.
La
scuola ha infatti estremo bisogno di un governo che le assicuri non solo le
necessarie risorse, ma anche il sostegno morale di chi è consapevole
dell’importanza e della difficoltà del suo compito.
Gruppo di Firenze
per la scuola del merito
e della responsabilità
Per scrivere al Ministro:
segreteria.particolare.ministro@istruzione.it; caposegreteria.ministro@istruzione.it; lunedì 16 dicembre 2013
INCONTRO-DIBATTITO SUI BES: DOCUMENTAZIONE
Una sala
superaffollata da centoventi persone, quattro relazioni introduttive e un’ora e
mezzo circa di interventi e domande del pubblico. Questo in estrema sintesi il
resoconto di un pomeriggio di grande interesse, in cui si sono confrontati
punti di vista molto critici (probabilmente in maggioranza) e altri almeno in
parte favorevoli alla nuova normativa.
Michele Zappella, neuropsichiatra dell’età evolutiva, ha toccato criticamente molti temi: l’integrazione linguistica dei figli degli immigrati, quella dei disabili, il modo in cui si affronta spesso il bullismo; la percentuale altissima di alunni che verranno ricompresi nei BES e gli interessi editoriali collegati a questa normativa.
Andrea Marchetti, preside del “Vasari” di Figline, ha illustrato approfonditamente la normativa sui bisogni educativi speciali e poi risposto a numerose domande di chiarimento.
Giorgio Ragazzini, del Gruppo di Firenze, ha criticato la tendenza ministeriale a normare minuziosamente l’azione della scuola, che dà luogo a una selva di centri, comitati, procedure, invece di aiutare gli insegnanti con le necessarie consulenze specialistiche e risorse adeguate. È grave, poi, che venga totalmente ignorato il problema educativo in senso proprio.
Roberto Leonetti, che dirige il Dipartimento per la Salute mentale dell’Asl 10 di Firenze, ha parlato infine parlato di come i servizi territoriali della Asl possono aiutare la scuola.
Pubblichiamo una prima documentazione, che contiamo di arricchire nei prossimi giorni:
- la registrazione audio del convegno, che si può ascoltare sia sul sito dell'Istituto "Saffi" che su quello di Radio Radicale (da quest'ultimo è possibile scaricare i file sul proprio computer per tre settimane);
- il testo integrale dell’intervento di Giorgio Ragazzini per il Gruppo di Firenze e un articolo sullo stesso tema apparso ieri sul “Corriere Fiorentino” (con un titolo efficace).
Michele Zappella, neuropsichiatra dell’età evolutiva, ha toccato criticamente molti temi: l’integrazione linguistica dei figli degli immigrati, quella dei disabili, il modo in cui si affronta spesso il bullismo; la percentuale altissima di alunni che verranno ricompresi nei BES e gli interessi editoriali collegati a questa normativa.
Andrea Marchetti, preside del “Vasari” di Figline, ha illustrato approfonditamente la normativa sui bisogni educativi speciali e poi risposto a numerose domande di chiarimento.
Giorgio Ragazzini, del Gruppo di Firenze, ha criticato la tendenza ministeriale a normare minuziosamente l’azione della scuola, che dà luogo a una selva di centri, comitati, procedure, invece di aiutare gli insegnanti con le necessarie consulenze specialistiche e risorse adeguate. È grave, poi, che venga totalmente ignorato il problema educativo in senso proprio.
Roberto Leonetti, che dirige il Dipartimento per la Salute mentale dell’Asl 10 di Firenze, ha parlato infine parlato di come i servizi territoriali della Asl possono aiutare la scuola.
Pubblichiamo una prima documentazione, che contiamo di arricchire nei prossimi giorni:
- la registrazione audio del convegno, che si può ascoltare sia sul sito dell'Istituto "Saffi" che su quello di Radio Radicale (da quest'ultimo è possibile scaricare i file sul proprio computer per tre settimane);
- il testo integrale dell’intervento di Giorgio Ragazzini per il Gruppo di Firenze e un articolo sullo stesso tema apparso ieri sul “Corriere Fiorentino” (con un titolo efficace).
Come Gruppo di Firenze ci riproponiamo di prendere, a
partire da questo convegno, tutte le opportune iniziative che puntino a un
approccio insieme meno burocratizzato e più efficace alle difficoltà di
apprendimento.
mercoledì 11 dicembre 2013
CONVEGNO SUI BES: AVVISO
Firenze, 11 dicembre, ore 17,03.
Negli ultimi giorni abbiamo avuto
moltissime conferme di partecipazione, cosa che ci fa molto piacere, ma rischia
anche di rendere insufficiente la capienza della sala. D’altra parte a questo
punto non abbiamo più la possibilità di trasferirci in un’altra.
Preghiamo quindi di non inviare ulteriori conferme di partecipazione.
Su questo
blog e sulla nostra pagina facebook cercheremo di mettere a disposizione di
tutti almeno gli interventi introduttivi.
Ci scusiamo per questo inconveniente.
Ci scusiamo per questo inconveniente.
venerdì 6 dicembre 2013
SECONDO L'INDAGINE OCSE-PISA, SI IMPARA DI PIÙ NELLA CLASSI NUMEROSE E SENZA TABLET
La contea di Los Angeles, che
aveva investito un mucchio di dollari per dotare di tablet gli studenti, si è
resa conto che sono “armi di distrazione di massa” e ha fatto dietrofront. Tra
le risultanze in controtendenza, i dati raccolti dall’indagine Ocse-Pisa[1]
sembrano smentire i vantaggi che l’informatica assicurerebbe all’apprendimento
e perfino l’effetto negativo delle classi numerose... Leggi.
[1]
L’Ocse è l’ “Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico”; l’acronimo
Pisa non ha a che fare con la torre pendente, ma sta per “Programme for
International Student Assessment”, Programma per la valutazione internazionale
degli studenti.
mercoledì 4 dicembre 2013
LA JUVE MULTATA PER I BAMBINI CHE URLANO “MERDA” AL PORTIERE UDINESE. BUFFON DISEDUCA: “PUNIZIONE ECCESSIVA, PAROLA ORMAI DI USO COMUNE”
Nessuno è intervenuto (né gli accompagnatori, né l'altoparlante dello stadio) per sgridare i bambini juventini che, al posto dei tifosi adulti squalificati, insultavano ripetutamente il portiere dell'Udinese. La cosa è stata commentata con sufficienza da Gianluigi Buffon, invece di dare ai giovani una lezione di sportività e di misura, e con stizza dal contrariato presidente del Coni, altro educatore mancato. Il portiere insultato commenta saggiamente: "Dispiace che nessuno abbia fatto niente per fermarli. Quando sono i bambini a fare certe cose, non è un bel segnale". Leggi.
lunedì 2 dicembre 2013
INCONTRO-DIBATTITO SUI B.E.S.
LA NORMATIVA SUI BISOGNI EDUCATIVI
AIUTA LA SCUOLA?
giovedì 12 dicembre
15-18,30
ISTITUTO ALBERGHIERO
"AURELIO SAFFI"
via Andrea del Sarto 6a - Firenze
Parcheggio interno
martedì 26 novembre 2013
VALUTAZIONE: DI QUALE MERITO PARLIAMO?
Intervento di Giorgio Ragazzini al convegno Educare alla critica: quale valutazione? organizzato da Unicobas, Unicorno L'AltrascuolA e Liceo Mamiani di Roma, 26 novembre 2013
Il merito come eccellenza e il merito come serietà
Quando si parla di puntare sul merito come leva del progresso sociale
e civile, ci si riferisce in genere alla valorizzazione dei più bravi; in altri
termini, alle cosiddette “eccellenze”. Dico subito che valorizzare i migliori in tutti i campi è giusto e soprattutto necessario, perché la società di oggi e quella che domani sarà dei nostri figli ha bisogno di eccellenti professionisti, imprenditori, politici, tecnici, scienziati, studiosi; (continua a leggere).
giovedì 21 novembre 2013
lunedì 18 novembre 2013
TOSCANA: IL RISCATTO DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Pubblichiamo l’intervento che Valerio
Vagnoli, dirigente di un istituto professionale alberghiero, ha pronunciato
stamani nel convegno della Regione Toscana “La qualifica nel nuovo modello di
istruzione e formazione professionale in Toscana”.
Che cosa sta cambiando in questa regione riguardo alla
formazione professionale? Sul piano delle idee, si sta passando da un
prolungato rifiuto di vedere in questo tipo di scuola una scelta di pari
dignità dopo la scuola media alla sua rivalutazione come percorso in grado di
venire incontro ad attitudini e intelligenze più legate al “saper fare”, di
combattere efficacemente l’insuccesso scolastico e di sostenere lo sviluppo
economico. Sul piano dell’organizzazione didattica, si passa dal modello “integrato”,
cioè da trienni di istruzione professionale, in cui alcuni ragazzi in
difficoltà fruiscono soprattutto nel terzo anno di alcune ore in più di
laboratorio, di qualche compresenza e di uno stage, al modello “complementare”,
in cui, sempre all’interno di un istituto professionale, nascono dei corsi
autonomi più professionalizzanti, in alternativa al quinquennio istituzionale.
Si tratta per ora di una sperimentazione, ma l’insuccesso della soluzione “ibrida”
ha spinto il governo della Toscana a cambiare strada. Che è poi – sia detto
senza alcuna iattanza – quella che nell’autunno del 2009 indicammo in un
convegno e che poi fu proposta con una lettera aperta da ottantacinque presidi
toscani.
Leggi l'intervento di Valerio Vagnoli.
Leggi l'intervento di Valerio Vagnoli.
venerdì 15 novembre 2013
L’INTEGRAZIONE ILLUSORIA DEGLI ALUNNI CHE NON SANNO LA LINGUA
Torniamo sul problema dell’integrazione linguistica dei ragazzi
stranieri con un bell’intervento sul “Corriere della Sera” del professor
Michele Zappella, neuropsichiatra dell’età evolutiva. Intanto la notizia della “scandalosa”
classe che la scuola “Besta” di Bologna ha deciso di riservare a chi deve
imparare l’italiano, per poi assicurargli un’effettiva integrazione (decisione che
ha avuto anche apprezzamenti) non è piaciuta né alla ministra Carrozza, né alla
ministra Kienge, che ha quindi ritrattato una sua timida apertura precedente. Leggi.
martedì 5 novembre 2013
SCANDALO A BOLOGNA PER UNA PRESUNTA “CLASSE GHETTO”. MA IN EUROPA LO FANNO QUASI TUTTI
Una scuola bolognese ha deciso di
mettere in una classe speciale temporanea alcuni ragazzi stranieri, in modo da
trasferirli nelle classi normali via via che imparano la nostra lingua. E
naturalmente “insorgono” tutti quelli che sentono odore di “ghetto” e di “discriminazione”
a ogni piè sospinto (leggi).
Eppure la possibilità di far apprendere la lingua del paese ospitante per poter
poi seguire le lezioni (modello cosiddetto “separato”) è una soluzione presente
in ben diciannove paesi europei, cioè la grande maggioranza. A questo scopo
vengono previste classi temporanee, da pochi mesi a un anno (solo
eccezionalmente si va oltre). Il motivo lo capiscono anche i bambini: i nuovi
arrivati non capirebbero nulla e così la loro integrazione sarebbe solo
apparente, realissima invece quell’emarginazione che a parole si vorrebbe
evitare.
La tabella che si può leggere sul sito dell’Indire fa una panoramica della situazione europea. Molti stati hanno più modelli di sostegno all’apprendimento della lingua, in modo da adattare la soluzione alla diversità dei problemi. L’Italia ne ha uno solo: tutti subito in classe, con qualche ora di lingua in più all’interno dell’orario scolastico.
La tabella che si può leggere sul sito dell’Indire fa una panoramica della situazione europea. Molti stati hanno più modelli di sostegno all’apprendimento della lingua, in modo da adattare la soluzione alla diversità dei problemi. L’Italia ne ha uno solo: tutti subito in classe, con qualche ora di lingua in più all’interno dell’orario scolastico.
lunedì 4 novembre 2013
CONSIDERAZIONI SU UNA SCUOLA CINESE IN ITALIA
Tra i vari motivi di interesse di
un recente servizio
di “Io Donna” sulla nuova Scuola Internazionale Italo Cinese d’Italia, con sede
a Padova, colpiscono alcuni passaggi. Due sulla scuola italiana:
- «Pensiamo che la scuola cinese sia troppo rigida, mentre in quella italiana si pensa più al gioco che al lavoro».
- La maestra sembra molto soddisfatta, il programma va avanti veloce: «Non come nella scuola italiana, che è lenta».
Altri due sul comportamento dei bambini:
- “La visita parte dall’asilo, a piano terra. I più piccoli stanno pranzando (si alternano le cucine dei due Paesi), seduti in ordine e silenziosi. Mangiano composti, non c’è un chicco di riso per terra. Per Li Xuemei [la preside] le buone maniere sono fondamentali, parte integrante della formazione: «I bambini cinesi che vivono in Italia non sanno comportarsi, non conoscono la gentilezza. E i genitori non sono in grado, o non hanno il tempo, di occuparsene»”.
- “Arriviamo nel corridoio delle elementari, In prima, la maestra Giulia Larcher sta spiegando Scienze. Gli alunni, rispettosi, parlano solo se interrogati, in ottimo italiano.”
È difficile non concludere che i programmi in questa scuola vanno avanti proprio perché in classe c’è educazione, cioè un clima favorevole all’apprendimento; e che questo clima deriva dalla consapevolezza che le buone maniere sono “fondamentali”, stanno cioè a fondamento di una buona formazione. In questo modo gli insegnanti possono dedicare tutte le loro energie alla didattica, mentre quelli delle scuole pubbliche italiane le sprecano troppo spesso in una continua lotta per ottenere la necessaria attenzione. E non sarà proprio questo a farci perdere punti nelle indagini internazionali, molto più della vera o presunta arretratezza della didattica?
Dal servizio si comprende poi benissimo quanto facilmente i bambini possano perdere le buone abitudini e livellare verso il basso il loro comportamento, nel momento in cui si trasferiscono da un contesto a un altro; e, di conseguenza, quanto importante sarebbe che “il contesto” – cioè non solo un intero istituto (che sarebbe già qualcosa), ma tutto il sistema istruzione, in sintonia con le famiglie – fosse orientato con coerenza, fermezza e perseveranza verso il comune obbiettivo di creare nei bambini la capacità di stare insieme agli altri. (Giorgio Ragazzini)
- «Pensiamo che la scuola cinese sia troppo rigida, mentre in quella italiana si pensa più al gioco che al lavoro».
- La maestra sembra molto soddisfatta, il programma va avanti veloce: «Non come nella scuola italiana, che è lenta».
Altri due sul comportamento dei bambini:
- “La visita parte dall’asilo, a piano terra. I più piccoli stanno pranzando (si alternano le cucine dei due Paesi), seduti in ordine e silenziosi. Mangiano composti, non c’è un chicco di riso per terra. Per Li Xuemei [la preside] le buone maniere sono fondamentali, parte integrante della formazione: «I bambini cinesi che vivono in Italia non sanno comportarsi, non conoscono la gentilezza. E i genitori non sono in grado, o non hanno il tempo, di occuparsene»”.
- “Arriviamo nel corridoio delle elementari, In prima, la maestra Giulia Larcher sta spiegando Scienze. Gli alunni, rispettosi, parlano solo se interrogati, in ottimo italiano.”
È difficile non concludere che i programmi in questa scuola vanno avanti proprio perché in classe c’è educazione, cioè un clima favorevole all’apprendimento; e che questo clima deriva dalla consapevolezza che le buone maniere sono “fondamentali”, stanno cioè a fondamento di una buona formazione. In questo modo gli insegnanti possono dedicare tutte le loro energie alla didattica, mentre quelli delle scuole pubbliche italiane le sprecano troppo spesso in una continua lotta per ottenere la necessaria attenzione. E non sarà proprio questo a farci perdere punti nelle indagini internazionali, molto più della vera o presunta arretratezza della didattica?
Dal servizio si comprende poi benissimo quanto facilmente i bambini possano perdere le buone abitudini e livellare verso il basso il loro comportamento, nel momento in cui si trasferiscono da un contesto a un altro; e, di conseguenza, quanto importante sarebbe che “il contesto” – cioè non solo un intero istituto (che sarebbe già qualcosa), ma tutto il sistema istruzione, in sintonia con le famiglie – fosse orientato con coerenza, fermezza e perseveranza verso il comune obbiettivo di creare nei bambini la capacità di stare insieme agli altri. (Giorgio Ragazzini)
sabato 26 ottobre 2013
VERSO LA RIABILITAZIONE DELLA CALLIGRAFIA?
venerdì 18 ottobre 2013
GOVERNO E PARLAMENTO IGNORANO LA CRISI DELL’EDUCAZIONE, IN GRAN BRETAGNA NON È COSÌ
In Italia il problema della crisi
educativa non è in nessuna agenda politica, quasi riguardasse solo le famiglie e non avesse alcuna incidenza sulla vita
sociale. I suoi riflessi nella qualità della scuola vengono spesso ignorati
oppure ci si illude di riassorbirli attraverso una qualche “rivoluzione della didattica”.
Invece in Gran Bretagna l’Ofsted, l’agenzia statale che controlla gli standard
e i servizi scolastici e suggerisce al governo nuove strategie, nel suo rapporto
annuale al parlamento dichiara, come riferisce il “Corriere della Sera” di
ieri, che “è la mancanza di regole e di limiti a «impoverire» i bambini, il
fatto che non si insegni più loro a distinguere un comportamento giusto da uno
sbagliato”. Leggi.
giovedì 17 ottobre 2013
L’ASSESSORE CHE LODA L’OCCUPAZIONE
Con
un intervento sul “Corriere Fiorentino” di ieri, l’assessore comunale all’educazione Cristina
Giachi loda gli studenti che hanno
occupato un paio di scuole, perché a suo dire questa volta parlano di cose
serie; e si dice disposta a incontrarli all’interno degli istituti. Gli
risponde oggi sullo stesso giornale Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze.
L'intervento dell'Assessore Giachi.
La risposta di Valerio Vagnoli.
L'intervento dell'Assessore Giachi.
La risposta di Valerio Vagnoli.
sabato 5 ottobre 2013
LA RELAZIONE DI VALERIO VAGNOLI AL CONVEGNO DELLA GILDA SU SCUOLA E LAVORO
Si è tenuto stamani a Firenze il
convegno della Gilda annunciato su questo blog, intitolato Il sistema dell’istruzione e della formazione tra pensiero critico e
mercato del lavoro. Un incontro interessante e utile, in cui una volta tanto
si sono potute ascoltare relazioni chiare, scevre di retorica e di ottimo
livello. Quanto prima verrà messa in rete la registrazione integrale a cura di “Gilda
Tv” e in seguito verranno pubblicate le relazioni in formato elettronico.
Anticipiamo quella di Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze, Il caso Toscana: un’apertura verso l’Europa,
che contiene anche un inquadramento storico-culturale sulla formazione
professionale in Italia e sostiene la tesi che una scuola che consente più
opportunità di scelta è una scuola più giusta e più efficace. Leggi.
lunedì 30 settembre 2013
SABATO A FIRENZE CONVEGNO SU ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE DELLA GILDA DEGLI INSEGNANTI
Sabato prossimo 5 ottobre, nella giornata mondiale
dell’insegnante, la Gilda degli Insegnanti ha scelto per il suo tradizionale
convegno un tema di grande interesse, quello del rapporto tra scuola e lavoro, e dunque anche tra
istruzione propriamente detta e formazione professionale. Si terrà a Firenze
nella mattinata di sabato prossimo 5 ottobre, proprio nella Regione, cioè, che ha di
recente iniziato a mettere in discussione un orientamento
sfavorevole all’istruzione professionale come scelta di pari dignità in uscita
dalla scuola media. Tra i relatori anche Valerio Vagnoli del Gruppo di Firenze. Leggi
il programma.
venerdì 27 settembre 2013
LA SCUOLA DI FRONTE A DIFFICOLTÀ E DISABILITÀ: PIÙ FLESSIBILITÀ E MENO STEREOTIPI ANNI '70
Il professor Michele Zappella,
neuropsichiatra dell’età evolutiva, è noto per avere studiato a lungo l’autismo
nelle sue varie forme. Fin dagli anni sessanta si è occupato anche dell’integrazione
sociale e scolastica dei disabili, l’argomento che torna in questo intervento
sul nostro blog, insieme a quello del bisogni educativi speciali.
Il tema del bell’articolo di Giorgio Ragazzini sui BES del 6 settembre scorso e sull’effetto negativo che le nuove norme probabilmente avranno in prospettiva su tutta la scuola, riducendo all’individuo ogni problema e dando a questo una soluzione strettamente personale, si inserisce in una lunga storia che val la pena di ripercorrere e che risale ai primi anni settanta quando ha inizio il processo dell’integrazione scolastica in Italia. Continua a leggere.
Il tema del bell’articolo di Giorgio Ragazzini sui BES del 6 settembre scorso e sull’effetto negativo che le nuove norme probabilmente avranno in prospettiva su tutta la scuola, riducendo all’individuo ogni problema e dando a questo una soluzione strettamente personale, si inserisce in una lunga storia che val la pena di ripercorrere e che risale ai primi anni settanta quando ha inizio il processo dell’integrazione scolastica in Italia. Continua a leggere.
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