domenica 30 novembre 2014

LA SELEZIONE NATURALE DEI MINISTRI DELL’ISTRUZIONE

Se non si riesce proprio a dare alla scuola un ministro all’altezza della situazione, non è una questione di sfortuna, è che le decisioni sui ministeri più che della competenza tengono conto degli equilibri politici tra le componenti della maggioranza e non di rado anche della sintonia politico-caratteriale fra candidati e capo del governo. Il ministero della pubblica istruzione, poi, nonostante le roboanti dichiarazioni che alla scuola riservano un po’ tutti gli esecutivi, sembra nei fatti destinato regolarmente al ruolo di tappabuchi nei puzzle governativi, sicché finiscono per sedersi su quella poltrona personaggi che la scuola l’hanno conosciuta solo da studenti. Per questo non possono che affidarsi al potente e scafatissimo apparato burocratico di viale Trastevere, vero dominus da decenni della politica scolastica. Una politica che tra le altre cose non è per niente interessata al rigore degli studi e alla serietà dei comportamenti. Mai un ministro che richiami alle proprie responsabilità gli studenti e le loro famiglie. Mai un ministro che  prenda l'iniziativa di eliminare dalla scuola i docenti impreparati o che, nonostante i ripetuti appelli, si sia mosso per evitare che gli esami di Stato si trasformino in una sagra della copiatura. In ultimo la ministra Giannini ci fa sapere, un paio di mesi fa, che le commissioni d'esame di Stato saranno composte da soli docenti interni. Dopo non poche proteste da parte del mondo scolastico, la ministra conferma che la decisione è stata rinviata  e che si sarebbe  tornati alla vecchia maniera. Tre giorni fa, invece, del tutto inaspettata, ecco riemergere, tra le pieghe di un emendamento di Forza Italia alla legge di stabilità, la scelta di abolire i commissari esterni, smentendo quanto già assicurato in prima persona dal Presidente del Consiglio. Che idea si facciano dello Stato i ragazzi che tra qualche mese sosterranno l'esame, la possiamo facilmente intuire. E possiamo ugualmente intuire quale effetto avranno le dichiarazioni alla stampa fatte ieri dalla stessa  Ministra a proposito  della devastazione di una scuola napoletana, in seguito a una occupazione. Stefania Giannini, infatti, si è limitata a condannare solo le occupazioni violente, come se occupare un edificio pubblico, anche senza provocare danni materiali, potesse considerarsi un fatterello di poco conto e immune da implicazioni penali. Come se non bastasse, la ministra ha assicurato che porterà personalmente alla scuola napoletana centomila euro per riparare i danni, o almeno parte di essi. Mica ha detto che questi soldi pubblici sono solo un anticipo, che dovrà essere poi rimborsato da chi ha fatto i danni e dagli studenti che, occupando la scuola, l’hanno esposta al rischio di invasione e devastazione. Purtroppo non c'è più tempo per ridere. Chi ha la nostra età, sa che non fu uno scherzo salvare la democrazia dalla violenza politica degli anni settanta. Oggi si tratta di salvarla da un rischio altrettanto grave, quello della deriva professionale e morale di buona parte di coloro che a tutti i livelli ci amministrano e che vede spesso nei ruoli di potere persone  inadeguate, che sembrano capitate lì per caso. A conferma, arriva proprio oggi la notizia che il ministero, per contrastare l’insuccesso e l’abbandono scolastico, starebbe studiando l’abolizione delle bocciature nel primo biennio delle superiori. Lo ha detto Angela D’Onghia, ottima imprenditrice senza alcuna esperienza di scuola rilevabile dal curriculum, argomentando che “Il biennio deve essere un periodo di inclusione, non di sbarramento”. Peccato che l’inclusione a suon di promozioni immeritate sarebbe solo una rovinosa menzogna per gli interessati e per la scuola. (GR & VV)

lunedì 24 novembre 2014

IL GIUSTIFICAZIONISMO CHE UCCIDE IL DIRITTO

Sabato scorso sono apparsi sul “Corriere della Sera” due articoli in qualche modo speculari. Nel primo Giovanni Belardelli, prendendo spunto dalle occupazioni abusive di appartamenti, sintetizzava con estrema chiarezza i mali “storici” che ci hanno impedito, e continuano a farlo, d'essere una nazione e un popolo in grado di riconoscersi in una comune radice civica ed etica. Nel secondo, Piero Ostellino, partendo anche lui dallo stesso problema, stigmatizzava tra l'altro il progressivo venir meno, da parte di troppi magistrati, al rispetto della lettera delle leggi e della stessa Costituzione, col sottomettere le loro sentenze a principi ideologici e non giuridici, facendo grandi danni a quel poco di democrazia liberale che faticosamente ancora sopravvive.
Ieri Ostellino è tornato sull'argomento con un secondo articolo, ancora più incisivo, approfondendo la tendenza, di origine catto-comunista e anarcoide, a far prevalere un giustificazionismo sociale dei comportamenti illegali, una tendenza che rischia di scatenare, in chi è vittima di tale modo d'intendere la giustizia, risentimenti che potrebbero avere esiti anche drammatici. A questo proposito, Ostellino scrive che, rispetto a chi infrange la legge o ha comportamenti devianti, vi è sempre “un prete o un progressista immaginario in servizio permanente che provvede a giustificare e ad assolvere il deviante con una qualche motivazione sociale e/o politica”.
E anche la scuola ha le sue colpe per non aver saputo formare cittadini dotati di senso civico, di senso di responsabilità e del senso stesso della legalità e dello Stato. Per parte nostra non abbiamo mai mancato di stigmatizzare il diffuso giustificazionismo, analogo a quello denunciato da Ostellino, verso i comportamenti scorretti, e persino illegali, degli studenti e purtroppo anche di alcuni insegnanti.(VV)

sabato 22 novembre 2014

L'ITALIA DEL CONDONO EDUCATIVO. INTERVISTA ALLO PSICOLOGO PAOLO CREPET

Lo psicologo Paolo Crepet ha condiviso più di una nostra iniziativa, come il recente appello RIDATECI IL SILENZIO. Contro la distruzione della quiete pubblica e la musica imposta (e l'omonima pagina di facebook è uno dei modi con cui intendiamo dare continuità all' impegno su questo tema). L' intervista del febbraio di quest'anno parte dal fenomeno della movida, ma, analizzandone le cause, tra le quali primeggia la crisi dell'educazione, rintraccia numerose connessioni con altri fenomeni negativi del nostro paese. Persino gli stenti del nostro Prodotto Interno Lordo - dice Crepet - hanno radici anche nella diffusa incapacità di preparare i giovani ad affrontare la vita in modo attivo e responsabile. Video dell'intervista di Claudio Bernieri. 

martedì 18 novembre 2014

I NUOVI PROFESSORI ENTRANO IN CLASSE (ASSUNZIONI E RISCHI)

Le affermazioni del Direttore Ermini nel fondo di domenica scorsa a proposito della discussione sulla “Buona Scuola” sono pienamente condivisibili e come Gruppo di Firenze siamo stati tra i pochissimi ad aver messo in guardia, come fa  lo stesso Direttore, sui rischi che si possono correre con l’assunzione, a partire dal prossimo anno, di circa centocinquantamila docenti precari.
Che le assunzioni nella scuola italiana abbiano spesso corrisposto soprattutto ad interessi di carattere sindacale lo dimostrano da decenni numerosissimi fatti, tra cui la mancanza di volontà di superare le attuali complicatissime graduatorie del personale supplente. Un sistema del genere rappresenta una miniera d'oro per le tante sigle sindacali afferenti il mondo scolastico senza il supporto delle quali è impossibile che il precario riesca a capirci qualcosa. Nello stesso tempo è altrettanto evidente che, pur di sistemare decine e decine di migliaia di aspiranti docenti usciti da un sistema universitario dequalificato e interessato soprattutto a racimolare utenza, si finisce col trascurare gli interessi degli studenti.
Dunque, l'ingresso contemporaneo di così tanti docenti, una parte dei quali da anni lontani dalla scuola o addirittura mai entrati in una classe per aver vinto anni fa un concorso senza aver ottenuto poi la cattedra, non può non creare perplessità sulla loro adeguatezza a ricoprire quel ruolo. Come “Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità”  auspichiamo che almeno il loro anno di prova sia una cosa seria e non si limiti, come quasi sempre accade, a una mera formalità; e che per questo vengano coinvolti nel giudizio del loro operato anche gli ispettori periferici. 
Infine confermiamo una nostra ulteriore istanza: quella (finalmente) di mettere in condizione di non nuocere i docenti incapaci e neghittosi. Docenti peraltro facilmente individuabili, ma che non si possono altrettanto facilmente allontanare dall'insegnamento a causa di norme iperprotettive, che infliggono di fatto danni irreversibili agli studenti, soprattutto a quelli che provengono da famiglie che mai saranno in grado di far recuperare ai figli quello che il docente gli ha tolto. Casi non rari, purtroppo, nella scuola. Ci auguriamo quindi che le nuove assunzioni rappresentino una svolta in direzione della serietà, perché la buona scuola consiste innanzitutto nell'avere dei buoni docenti e questo è il primo sacrosanto diritto di ciascun ragazzo e di ciascun bambino.  Valerio Vagnoli

("Corriere Fiorentino, 18 novembre 2014)

giovedì 13 novembre 2014

BERLINGUER, LO STATUTO DEGLI STUDENTI E LA DISFIDA DI BARLETTA

Berlinguer junior, emanando lo Statuto delle studentesse e degli studenti, pensò di traghettare finalmente la gestione della disciplina scolastica dal pieno arbitrio dei docenti a un sistema di garanzia che tutelasse i ragazzi. Emanò così la più diseducativa delle normative, in quanto sottopose qualsiasi misura disciplinare a una procedura burocratica, che ricorda il barocco sistema penale italiano, con tanti saluti alla logica di un rapporto educativo. Continua.

martedì 11 novembre 2014

RISPETTO DELLE REGOLE E LATITANZA DELLE ISTITUZIONI IN UN EDITORIALE DEL "CORRIERE DELLA SERA"

Si può non condividere questo o quel punto, ma quella di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere di oggi (Argini infranti di una comunità) è un’analisi realistica e spietata del nostro degrado, della nostra decadenza civile e politica e delle profonde ingiustizie che colpiscono le tante persone per bene e le più svantaggiate. L’insofferenza al rispetto delle regole (ma anche al compito di farle rispettare) è un male endemico degli italiani; e autorevoli filosofi e intellettuali, a partire da Leopardi, Croce e Salvemini, ne hanno spiegato le ragioni. Un male diffuso trasversalmente a ogni livello e da lunghissima data nel ceto politico, che pur di non fare delle scelte e continuare a vivacchiare ha quasi distrutto il nostro Paese; ma non meno frequente fra la “gente comune”, al riparo della filosofia del “lo fanno tutti” o del “chi te lo fa fare” a seconda dei casi. Non è strano quindi che ancora oggi proporre una scuola del merito e della responsabilità sia un lavoro spesso improbo nonostante qualche passo avanti, e quelli che lo fanno rischiano come minimo di passare per laudatores temporis acti, come disse un illuminato ex-ministro qualche anno fa. Leggi. 

lunedì 10 novembre 2014

CONSULTAZIONE SULLA "BUONA SCUOLA": PARTECIPARE O NO? UN RAGIONEVOLE INCORAGGIAMENTO

Secondo noi è bene partecipare alla consultazione, in uno dei vari modi possibili. Lo scetticismo è comprensibile, ma tra il rischio che sia tutto inutile e quello di ottenere qualcosa è preferibile correre il secondo. Magari con un contributo minimale, focalizzato su uno o pochi punti del progetto.
Veniamo quindi alle istruzioni per l’uso. Una volta sul sito della “Buona scuola” (https://labuonascuola.gov.it/#home), una prima possibilità è quella di scendere fino alla scritta INVIA UN COMMENTO RAPIDO SUL PIANO, opzione per cui non è necessario registrarsi. Cliccandoci sopra, si apre infatti uno spazio in cui scrivere solo nome, cognome e indirizzo email. Sotto ci sono tre riquadri in cui scrivere quello che si pensa (massimo 1000 battute l’uno), intitolati rispettivamente Che cosa hai apprezzato del piano "La Buona Scuola"?, Che cosa critichi del piano "La Buona Scuola"? e Che cosa manca nel piano "La Buona Scuola"?
Altrimenti ci si può registrare (seconda possibilità), cosa per niente difficile, poi cliccare su COMPILA IL QUESTIONARIO e rispondere solo a una o poche domande (a cui si può sempre rispondere “Altro” e specificarlo nello spazio sotto con 140 caratteri.
Infine, in fondo al questionario (capitolo 7) ci sono nove spazi di 1000 battute l’uno per dire la vostra più ampiamente.
Per quanto riguarda i contenuti, è prioritario far cadere il sistema degli scatti stipendiali “di competenza” per due terzi dei docenti, (vedi nostro post del 2 ottobre), che a quanto si dice è già piuttosto traballante. Chi non si registra, può esprimersi in merito nel secondo riquadro  della sezione INVIA UN COMMENTO RAPIDO SUL PIANO (Che cosa critichi del piano "La Buona Scuola"?); chi si registra, può farlo andando al capitolo 2 e rispondendo alla domanda 5 (noi abbiamo risposto “Altro”, specificando più sotto:  “L'anzianità resta, dallo scatto deve essere escluso solo chi ha avuto comportamenti non professionali (se gravi va tolto dall'insegnamento)”. In alternativa, può esprimersi più ampiamente negli spazi del capitolo 7 del questionario, intitolato Commenti generali sul piano.
Chi fosse interessato a conoscere i nostri contributi, può cliccare qui.

martedì 4 novembre 2014

INSEGNANTI CHE DANNO IL CATTIVO ESEMPIO: IL CELLULARE ACCESO SULLA CATTEDRA

Giorgio Israel analizza la crescente dipendenza da cellulare, che porta a essere solo a metà nelle situazioni, quasi che altrove ci fosse sempre qualcosa di più importante, con la conseguente disgregazione delle relazioni interpersonali. Succede negli incontri e nei dibattiti, ma sempre di più anche in classe. Ci sono insegnanti, infatti, che invece di spengere l'apparecchio lo tengono acceso e silenziato sulla cattedra, lo controllano, si distraggono, digitano qualche risposta. Si può allora pretendere che i ragazzi non facciano la stessa cosa? (E ancora sono poche le classi munite di tablet...) Leggi.

mercoledì 29 ottobre 2014

UN INCONTRO-DIBATTITO SULLA "BUONA SCUOLA" ORGANIZZATO DAL PD DI SCANDICCI

Il Partito Democratico di Scandicci, città di circa cinquantamila abitanti confinante con Firenze, ha organizzato per sabato 8 novembre un incontro pomeridiano nell'ambito della consultazione sul documento programmatico "La Buona Scuola". Si comincia con una tavola rotonda (La scuola oggi, la scuola domani), a cui è stato invitato anche il Gruppo di Firenze. Seguiranno sei gruppi di lavoro su diversi argomenti. Intorno alle 18 si potranno tirare le conclusioni del lavoro svolto e del dibattito. Ecco la locandina e il programma che ci sono appena arrivati. 
Gli organizzatori raccomandano a chi intende partecipare di iscriversi in precedenza, dato il numero limitato di posti, possibilmente specificando il gruppo di lavoro a cui si è più interessati (vedi programma più sotto).


giovedì 23 ottobre 2014

ESAMI DI MATURITÀ: MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO

Ci scrive Giorgio Allulli, promotore della petizione: "Vittoria! Il Governo ha fatto marcia indietro sugli esami di maturità, merito anche della nostra petizione. Una volta tanto l'indignazione civile è servita, ed il buon senso ha prevalso. Moltissime grazie per il vostro forte sostegno a questa causa.
Giorgio Allulli".
Leggi la notizia sul "Sole24Ore".

mercoledì 22 ottobre 2014

UNA PAGINA FACEBOOK SUL TEMA “RIDATECI IL SILENZIO”

Per sviluppare l’iniziativa avviata con l’appello “RIDATECI IL SILENZIO. Contro la distruzione della quiete pubblica e la musica imposta”, firmato da oltre settecento cittadini tra i quali importanti esponenti della cultura contemporanea, abbiamo creato una pagina facebook autonoma. Continua a leggere.

martedì 21 ottobre 2014

IL MITO DELLA PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA NELLE PROTESTE DEGLI STUDENTI

L'articolo e l'intervista che segue sono state pubblicati ieri, in ordine inverso, su "Orizzonte scuola".**   
Una delle parole d’ordine che più ricorrono nelle proteste studentesche è quella contro la “privatizzazione” della scuola pubblica. È un concetto mutuato dalla sinistra più legata al passato (a volte per il tramite di qualche docente che non ha ben chiaro il suo ruolo professionale), il cui significato resta in genere piuttosto vago. Continua. 
** Il titolo di "Orizzonte Scuola" forza un po' la tesi dell'articolo e dell'intervista definendo "fondamentale" l'apporto dei privati. Tra l'altro è prevedibile, e non solo per la congiuntura sfavorevole, che non sarà affatto facile trovare aziende disposte a finanziare in modo consistente le scuole. (GR)

lunedì 13 ottobre 2014

PETIZIONE: MANTENERE I COMMISSARI ESTERNI AGLI ESAMI DI MATURITÀ

Lanciata da Giorgio Allulli dell'Isfol, esperto di formazione professionale e di valutazione, questa petizione è rivolta al Ministro Stefania Giannini e a Francesca Puglisi, responsabile del dipartimento scuola del Pd. Su questo tema ci siamo già espressi qualche giorno fa nel post intitolato Facilitare e risparmiare, così si rinnova l'esame di Stato. Speriamo davvero che siano in tanti a sostenere e a diffondere questa ragionevolissima richiesta. Una più ampia presentazione delle opinioni di Alluli si può leggere in questo articolo sul Sole24Ore.it.
Per firmare la petizione, clicca qui.

martedì 7 ottobre 2014

E SE I NUOVI ASSUNTI NON FOSSERO ALL'ALTEZZA?

Lo scorso 8 settembre su questo blog abbiamo commentato il massiccio piano di assunzioni (148.000) annunciato dal governo, con l’intenzione di risolvere una volta per tutte il problema del precariato. Pur convenendo che un provvedimento eccezionale (da “curatore fallimentare”) si rende a questo punto necessario, sostenevamo che  “qualcosa si può e si deve fare almeno per evitare che eventuali docenti inadeguati si aggiungano a quelli che già si trovano negli organici (per lo più indisturbati)”. Continua.

giovedì 2 ottobre 2014

UNA BUONA SCUOLA? Capitolo 3: Iniqui e irrazionali gli aumenti “due su tre”. Una modesta proposta sostitutiva

In sintesi, il capitolo Trattamento economico e progressione di carriera della “Buona scuola” prevede che gli scatti automatici in base all’anzianità di servizio lascino il posto a “scatti di competenza” triennali, “legati all’impegno e alla qualità del proprio lavoro”. Riservati, però, solo a due terzi del corpo docente di ogni istituto. Continua.

mercoledì 1 ottobre 2014

FACILITARE E RISPARMIARE, COSÌ SI RINNOVA L'ESAME DI STATO

“L'esame di maturità deve perdere quell'aspetto da giudizio divino, che tra l'altro lo ha fatto diventare costoso”. Così Stefania Giannini ha annunciato che dall’anno scolastico 2015-2016 l’esame di maturità sarà modificato e nuovamente affidato a una commissione di tutti membri interni. Continua.

martedì 30 settembre 2014

LA BUONA SCUOLA? QUELLA CHE NON UCCIDE GLI ISTITUTI D'ARTE

("Corriere Fiorentino", 26 settembre 2014)
Gentile Direttore,
nel documento del Governo Renzi La buona scuola il quinto capitolo, dal titolo Fondata sul lavoro, è dedicato al rapporto tra la scuola e il mondo del lavoro, a partire dalla constatazione che “a fronte di un alto tasso di disoccupazione, le imprese faticano a trovare competenze chiave”, tanto nell’industria elettronica e informatica quanto in settori come quelli del mobile e dell’arredamento. Continua.

mercoledì 24 settembre 2014

LA CLASSE DI 42 ALLIEVI, OVVERO LA SICILIA COME METAFORA

L’incredibile vicenda del Liceo di Caltanissetta, in cui era stata formata – a norma di legge – una classe di 42 allievi, tra cui ben 4 disabili, si è per fortuna rapidamente risolta con l’intervento del Ministero, che ha dato il permesso di sdoppiarla.  Continua.

lunedì 22 settembre 2014

UNA BUONA SCUOLA? Capitolo 2: Libertà metodologica e aggiornamento dei docenti

“Dobbiamo dire con chiarezza cosa ci aspettiamo dal corpo docente in termini di conoscenze, competenze, approcci didattici e pedagogici, per assicurare uniformità degli standard su tutto il territorio nazionale e garantire uno sviluppo uniforme della professione docente”(cap. 2.1, Quali competenze per i nostri docenti).
Un’affermazione, quella sugli “approcci didattici e pedagogici”, che suona inquietante per chi ritiene essenziale la libertà metodologica, tanto più che la pretesa di decidere come tutti dovrebbero insegnare non è purtroppo nuova nei discorsi di pedagogisti e dirigenti ministeriali; anzi, si è via via reincarnata in molteplici  “buone novelle” destinate a “modernizzare” la scuola: la programmazione maniacale degli obbiettivi didattici, il morattiano “portfolio delle competenze” (presto abbandonato al suo destino), l’orientamento come chiave di volta di tutta la didattica, l’idolatria per l’informatica, l’abbandono dell’insegnamento a favore della facilitazione dell’apprendimento, per citarne solo alcune. Ma è proprio la libertà nella didattica la sola garanzia che ogni insegnante dia il meglio di sé, in quanto può scegliere l’approccio migliore a seconda dell’argomento e della classe che ha davanti, che sia però anche in armonia con le sue attitudini e il suo temperamento. In altre parole, se può insegnare nel modo che più gli si confà. Senza dubbio è essenziale conoscere diversi metodi, per averli studiati e soprattutto sperimentati durante la propria formazione iniziale e, in seguito, attraverso il confronto con i propri colleghi; altra cosa sarebbe l’imposizione di una didattica ministeriale. Quindi, “uniformità degli standard su tutto il territorio nazionale ” non può voler dire che si punta a un corpo insegnante fatto con lo stampino, ma garantire a tutti gli studenti degli insegnanti adeguati, anche se differenti per lo stile didattico. Cosa che oggi non è, essendo universalmente noto che ci dobbiamo tenere anche quelli pessimi (e spesso, aggiungiamo, irrecuperabili). E su questo “La Buona Scuola”, che molto parla di merito, non dice nulla.
Possiamo però concedere il beneficio del dubbio a Renzi&Giannini, dato che questa affermazione dirigista, tendente all’omologazione dei docenti, convive nelle stesse pagine con una linea di pensiero che riguarda l’aggiornamento e che sembra contraddirla. C’è una critica molto netta delle occasioni formative che vengono in genere proposte ai docenti, “troppo spesso frontali, poco efficaci e in genere non partecipate”, in cui raramente si incoraggia “un confronto interattivo”.  La formazione continua, inoltre, “non potrà essere calata dall’alto, ma dovrà essere definita a livello di Istituto. Inoltre dovrà fondarsi sul superamento di approcci formativi a base teorica” ma essere incentrata “sulla forma esperienziale tra colleghi”. Asserzioni non molto lontane da quanto abbiamo sostenuto in più occasioni: la base dell’aggiornamento (senza escludere altre forme e apporti) deve essere il confronto di idee e di esperienze tra colleghi con il metodo seminariale, cioè tra pari, e nascere dalle loro  reali esigenze. I metodi si devono affermare perché si rivelano efficaci, non perché vengono imposti. A queste condizioni, l’impegno etico-deontologico di aggiornarsi potrà essere percepito più come occasione per crescere (e far crescere) professionalmente e ricavare anche maggiore soddisfazione dal proprio lavoro, che come un obbligo a cui sottoporsi obtorto collo. In altre parole, se aggiornarsi è un dovere (per tutte le professioni), il problema non è il “se”, ma il “come”.
L’ambiguità delle linee-guida su questo delicatissimo punto dovrà essere sciolta. È interesse dei docenti far sentire la propria voce perché la ricchezza costituita dalla compresenza di diversi metodi e stili di insegnamento venga tutelata e non compressa in qualche forma di ortodossia.

lunedì 15 settembre 2014

PUNIRE: SADISMO O EDUCAZIONE?

Anni fa una mia preside organizzò una giornata di riflessione sul tema delle punizioni. In vista dell’ottima iniziativa furono fornite due letture propedeutiche, entrambe sul “sadismo pedagogico”. Sono passati quindici anni. Certamente l’educazione permissiva ha perso terreno, essendosi rivelata nemica di un sano sviluppo psichico. Ma ancora in troppi cervelli parole come “autorità”, “rigore” e soprattutto “punizione” (e anche la più neutra “sanzione”) suscitano sinistre associazioni: autoritarismo, fascismo, caserma, riformatorio, repressione; a meno che non si tratti di evasione fiscale, sicurezza sul lavoro, colpe dei politici e qualche altro tema socialmente e politicamente “sensibile”. In realtà nessuno pensa di basare l’educazione  e la vita civile solo sulle punizioni; anzi, possiamo dire con Beccaria che la certezza e la prontezza della pena, e non una sua particolare durezza, costituirebbero la migliore prevenzione dei cattivi comportamenti e dunque una minore necessità di punire. A questo proposito, mi sembra utile recuperare un bell'intervento di Claudio Magris che risale all’agosto del 2007: Elogio del saper punire.  (Giorgio Ragazzini)