sabato 24 aprile 2010
IL NOSTRO METODO
La nostra origine e le nostre motivazioni come gruppo sono sintetizzate nel profilo (Chi siamo) che si può leggere sul blog, insieme a articoli e interventi dei quattro anni e mezzo dalla nostra costituzione (fine 2005). Siamo quattro amici insegnanti, dei quali uno è diventato nel frattempo preside. Abbiamo regolarmente pagato di tasca nostra tutte le spese (volantini, affitto delle sale e rimborsi ai relatori per i convegni, viaggi in treno, telefonate), a parte il primo e l'ultimo dei convegni per quanto riguarda il solo affitto della sala, offerti rispettivamente dalla Camera dei deputati e dalla Provincia di Firenze. Il resto è impegno, a volte faticoso, e ovviamente non retribuito, che comunque ci sobbarchiamo con piacere.
Abbiamo sempre tenuto in modo particolare al nostro metodo di lavoro, che consiste nel rivolgerci a tutti indistintamente, chiedendo adesioni su obbiettivi specifici senza alcuna pregiudiziale politica. Ci piace essere giudicati e eventualmente avere consenso sulla base di quello che diciamo e facciamo, non per affinità di etnia ideologica, anche se ovviamente abbiamo le nostre individuali storie politiche. Abbiamo sostenuto il Ministro Fioroni in tutti i provvedimenti che tendevano a rendere più seria la scuola (nuovi esami di maturità, esami "di riparazione", inasprimento dei provvedimenti per il bullismo, eccetera) e lo stesso abbiamo fatto con il Ministro Gelmini; quando, dopo aver inaugurato il suo ministero citando ampiamente alla Camera la Lettera aperta sul merito e la responsabilità nella scuola, da noi promossa e firmata da sedici noti studiosi e commentatori di diversissimo orientamento politico, ha proseguito nella stessa direzione del suo predecessore ripristinando l’efficacia dell’insufficienza in condotta. Di recente abbiamo promosso un’altra lettera aperta ai candidati nelle elezioni regionali firmata da 85 prèsidi, in cui si chiede che anche in Toscana si possa assolvere l'obbligo scolastico nella formazione professionale come in altre regioni. E anche questa lista di firmatari risulta quanto mai variegata sul piano politico e culturale.
Con chi rispetta questa nostra impostazione pragmatica e anti-ideologica non abbiamo avuto né avremo alcuna difficoltà a collaborare, se ci riteniamo in grado di dare un qualche contributo a progetti e iniziative utili alla scuola italiana, soprattutto se possono accrescerne la serietà e la credibilità.
Su questo blog in genere ci siamo espressi sui temi più legati alla nostra "ragione sociale", cioè merito e responsabilità. Su alcuni altri abbiamo dato giudizi e valutazioni di vario segno quando avevamo qualcosa di sensato da dire (e tempo per farlo), a volte con qualche punta polemica o ironica, sempre sforzandoci di rimanere nell’ambito di un “onesto e retto conversar cittadino”, direbbe Leopardi. Può succedere che non ci pronunciamo su cose che magari ad altri interessano moltissimo. Non abbiamo mai preso l'impegno di occuparsi di tutti i problemi riconducibili alla scuola, né è sempre possibile avere le idee chiare su tutto.
Ci sono infine alcuni colleghi che, vedendosi arrivare le nostre a-periodiche circolari, si chiedono se per caso qualcuno del Ministero dell’Istruzione ci abbia indebitamente fornito gli indirizzi di posta elettronica dei docenti italiani (quelli con “istruzione.it” a destra della chiocciola). Non è affatto così. In realtà è sufficiente sapere che tali indirizzi sono tutti composti allo stesso modo (nome.cognome@istruzione.it), per riuscire a ricostruirli, sia pure con un lavoro certosino, dagli elenchi degli insegnanti che i siti delle scuole a volte pubblicano. Abbiamo però sempre inserito con evidenza nelle circolari il modo per essere depennati dai nostri indirizzari.
venerdì 16 aprile 2010
NUOVE INDICAZIONI PER I LICEI: UN CONFRONTO/SCONTRO A PIÙ VOCI
Non pochi interventi contestano queste indicazioni in nome delle competenze. A mio avviso, leggendoli si rafforza la convinzione che l’obbiettivo principale degli “esperti” è (ed è stato anche per tutte le altre mode pedagogiche) quello di imporre una metodologia ai docenti italiani. Esisterebbe cioè un unico modo buono e giusto di insegnare e quello si dovrebbe esigere da tutti. Ma l’esperienza sembra dimostrare che il miglior metodo è quello che funziona, cioè quello che tiene conto di chi apprende, ma anche dei talenti, dello stile, della personalità dell’insegnante, il tutto ovviamente coltivato e irrobustito nel corso della formazione e dell’esperienza sul campo. Invece di trattare i docenti come ignoranti da rieducare - come si è fatto negli ultimi decenni - è essenziale favorire in ogni modo il confronto professionale permanente, che parte dall’idea che ogni docente ha esperienze positive e negative da condividere e discutere con i colleghi. Quindi, indicazioni nazionali magari anche più prescrittive, ma piena libertà metodologica (compresa quella di utilizzare una didattica per competenze), accompagnata dal confronto e dalla valutazione tra pari. (Giorgio Ragazzini)
▪ Giorgio Chiosso, Meno Stato, più autonomia e più sapere, così cambiano i licei, 18 marzo 2010
▪ Giorgio Rembado (Anp), Attenzione, troppo enciclopedismo non farà un buon liceo, 24 marzo 2010
▪ Giorgio Bolondi, E' questa la riforma della matematica che manda in pensione Gentile, 25 marzo 2010
▪ Luisa Ribolzi, I licei? Per favore non dividiamoci in guelfi e ghibellini, 29 marzo 2010
▪ Fabrizio Foschi, Bene i nuovi licei: più contenuti (e autonomia) aiutano le competenze, 30 marzo 2010
▪ Tiziana Pedrizzi, Sapere o saper fare? Senza competenze non si impara nulla, 1 aprile 20210
▪ Feliciana Cicardi, Le Indicazioni “parlano” finalmente una lingua diversa, ora i prof sapranno usarla? 2 aprile 2010
▪ Luca Serianni, Per insegnare con libertà e autonomia ci vogliono ancora Dante e Manzoni, 6 aprile 2010
▪ Claudio Gentili (Confindustria), I licei ancora al bivio tra passato e finte riforme, 7 aprile 2010
▪ Giorgio Israel, Gli esperti che criticano la Gelmini sono mai stati in classe? 9 aprile
▪ Silvano Tagliagambe, ….. le sole conoscenze affossano la ragione, 12 aprile
▪ Daniela Notarbartolo, …… la riscoperta del piacere di imparare, 13 aprile
▪ Sergio Belardinelli, … meno tabelle, più libertà, 15 aprile
▪ Vittorio Campione, Il poco spazio alle tecnologie…….. 16 aprile 2010
▪ ADi, C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico ...
martedì 6 aprile 2010
LA SCUOLA, IL "MADE IN ITALY" E I MESTIERI DA SALVARE
Sul Corriere di oggi Dario di Vico torna sul tema con un commento intitolato "Le scuole d'arte e i mestieri da salvare". C'è bisogno di un intenso lavoro di rivalutazione culturale e di comunicazione perché i giovani smettano di considerare preferibile un lavoro mal pagato in un call center all'esercizio di professioni magari più faticose da conquistare, ma che possono essere infinitamente più gratificanti. E soprattutto c'è bisogno di ridisegnare la formazione professionale nei suoi diversi livelli, prima di tutto quella che riguarda i ragazzi dai 14 ai 18 anni, ma anche la formazione post-secondaria. (AR)
Il commento di Valerio Vagnoli
* * *
L'TALIANO E IL LATINO NEI PROGRAMMI LICEALI
I criteri che hanno guidato la loro stesura (ancora non definitiva) in un articolo di Luca Serianni su "ilsussidiario.net". Leggi.
lunedì 29 marzo 2010
ALBERONI:RICOSTRUIAMO UNA PEDAGOGIA DELLE REGOLE
Nelle pagine interne del "Corriere della Sera", un servizio riferisce dei positivi risultati nel profitto e nel comportamento ottenuti da una scuola di Manchester che ha adottato la didattica montessoriana (La ricetta antibullismo per i ragazzi delle scuole: riscoprire la Montessori).
Resta il fatto che in Italia, specialmente in tema di scuola, imperano le opinioni apodittiche e scarseggiano gli studi seri su cosa funziona veramente in tema di apprendimento e di acquisizione dell'autodisciplina e delle regole morali. E alla condotta non ci risulta che sia mai stato dedicato, almeno per impulso istituzionale, un solo corso di aggiornamento. Ma forse c'è un qualche collegamento tra la deprecata illegalità diffusa a tutti i livelli e la perdurante crisi dei ruoli educativi... (GR)
sabato 27 marzo 2010
GENITORI, FIGLI, PUNIZIONI
Articolo sul "Messaggero" - Ricerca di Save the Children
NUOVI PROGRAMMI DELLE SCUOLE SUPERIORI
Giorgio Bolondi e Giorgio Israel, i due estensori dei nuovi programmi (o "indicazioni nazionali") di matematica, ne illustrano le caratteristiche (il secondo partendo da valutazioni che riguardano anche le altre discipline).
Israel dal "Messaggero" del 21 marzo - Bolondi da "ilsussidiario.net" del 25 marzo.
IN SETTE ANNI DA 900 A 46.000 GLI ISCRITTI AI CORSI PROFESSIONALI IN LOMBARDIA
Dalle professionalità necessarie al funzionamento di Malpensa all'artigianato e alla riparazione di macchine industriali, i Cfp formano ormai un numero di ragazzi non troppo distante da quello degli istituti professionali statali (60.000). Leggi.
martedì 23 marzo 2010
RIFLESSIONI E UNA RISPOSTA SULLA LETTERA APERTA DEI DIRIGENTI SCOLASTICI
Riteniamo utile pubblicarla su questo blog, insieme a una nostra risposta. (GdF)
Riflessioni sulla lettera aperta dei 61 dirigenti scolastici della toscana.
Risposta ai firmatari delle "Riflessioni".
venerdì 19 marzo 2010
NAPOLI: FORMAZIONE PROFESSIONALE A 14 ANNI CONTRO IL MAL DI SCUOLA
Dal “Giornale di Napoli” un servizio su un seminario in cui si è fatto il bilancio dei primi tre anni dei “Percorsi Alternativi Sperimentali”, realizzati dalla Regione Campania (governata da una giunta di sinistra come la Toscana). Si tratta di corsi destinati ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni, che non risultano iscritti ad alcun percorso scolastico o formativo. Leggi.
giovedì 18 marzo 2010
LETTERA DEI PRÈSIDI: LE ADESIONI SALITE A 77
Segnaliamo poi che sabato prossimo 20 marzo su Rai 3, alle 12.25, andrà in onda un servizio di approfondimento sulla lettera aperta dei dirigenti.
Questo, infine, l'elenco delle adesioni successive alla conferenza stampa di presentazione:
Anna Oragano, Scuola media unificata di Sansepolcro (Ar)
Anna Rugani, Scuola media “Del Prete-De Nobili-Massei” (Lucca)
Maria Beatrice Capecchi, Scuola media “Giovanni Pascoli” di Montepulciano (Si)
Sandro Orsi, Istituto comprensivo di Pietrasanta 1 (Lu)
Simonetta Ferrini, Istituto comprensivo di Certaldo (Fi)
Vito Pace, Scuola media “Giusti- Gramsci” di Monsummano Terme (Pt)
Fabrizio Martinolli, Istituto superiore “Einaudi-Ceccherelli” di Piombino*
Ave Marchi, Istituto tecnico commerciale “Francesco Carrara” di Lucca
Rosa Celardo, Istituto comprensivo “Francesco Petrarca” di Montevarchi (Ar)
Giovanni Parente, Scuola media “Leonardo da Vinci” di Figline Valdarno”
Cinzia Machetti, Istituto comprensivo di Civitella Paganico (Gr)
Milvia Gugnali, Istituto comprensivo “John Lennon” di Sinalunga (Si)
Maria Cristina Tundo, Scuola media “Masaccio-Calvino-Don Milani” di Firenze
Marco Coretti, Istituto comprensivo “O. Vannini” di Casteldelpiano (Gr)
Sonia Cirri, Scuola media “Botticelli-Puccini” di Firenze
Stefano Pagni Fedi, 2° Circolo didattico di Firenze
mercoledì 17 marzo 2010
LICEI: I NUOVI PROGRAMMI SONO SCRITTI IN ITALIANO
sabato 13 marzo 2010
LA LETTERA DEI 61 PRESIDI NEI RESOCONTI DEI MEZZI D'INFORMAZIONE
Lunedì prossimo, nel Tg delle 20 su RTV 38, Valerio Vagnoli, primo firmatario dell'appello, sarà ospite in studio.
Siamo in grado di farvi leggere solo alcuni dei servizi usciti: quelli sulla "Repubblica" di giovedì e di oggi, quello della "Nazione" e quello del "Nuovo Corriere" (con l'avvertenza che quest'ultimo lo dovete sfogliare on line (sulla destra) e andare a pagina 19 (Troppi bocciati alle professionali).
venerdì 12 marzo 2010
PRESENTATA LA LETTERA APERTA DI 61 PRÈSIDI TOSCANI: "ASSOLVERE L'OBBLIGO ANCHE NELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE"
Ecco il testo e i firmatari:
Lettera aperta ai partiti e ai candidati alle prossime elezioni regionali
I dati sulle ripetenze e sull’abbandono scolastico indicano il grado di difficoltà che tanti ragazzi incontrano nel passaggio dalle medie alle superiori. Il fenomeno è grave specialmente negli istituti professionali: soltanto nel primo anno tre studenti su dieci vengono bocciati o si ritirano. Il loro insuccesso dipende in molti casi da una scuola non adatta alle loro attitudini; e la frustrazione delle loro aspettative, già dannosa in sé, è a sua volta una causa importante del gran numero di classi difficili, a volte ingovernabili.
Ma è soprattutto l’esperienza sul campo ad averci convinto che la scuola deve offrire ai ragazzi che escono dalla scuola media un ventaglio di scelte ben più ampio di quello attuale, in modo che ciascuno possa imboccare la strada più confacente ai propri talenti. A questo scopo, riteniamo essenziale una rivalutazione della formazione professionale, che in altre regioni, e specialmente nelle province di Trento e di Bolzano, sta dando da anni risultati molto positivi. In Toscana, invece, attualmente l’obbligo si può assolvere solo nel canale dell’istruzione. Per i ragazzi in grave difficoltà è previsto un certo numero di ore di orientamento e di laboratori e, solo al termine del biennio, un anno “professionalizzante”, a cui può accedere un numero limitato di ragazzi. Bisogna fare molto di più.
Il fatto è che, nonostante le tante esperienze di alto livello in Italia e in Europa, ancora oggi molti pensano a questo canale formativo come puro addestramento al lavoro privo di contenuti culturali: insomma una scuola di serie B. Non abbiamo invece dubbi che essa sia scuola a tutti gli effetti e costituisca, se adeguatamente supportata e finanziata, una risorsa strategica per lo sviluppo e una preziosa possibilità di autorealizzazione per molti giovani.
Siamo consapevoli che si tratta di cambiamenti non realizzabili da un giorno all’altro, ma riteniamo indispensabile e urgente cominciare a muoversi in questa direzione. Proponiamo quindi che la Regione Toscana, in collaborazione con le amministrazioni provinciali, avvii quanto prima in tutte le province toscane, all’interno di un consistente numero di istituti professionali, la sperimentazione di percorsi triennali di formazione professionale a cui si possa accedere direttamente dopo l’esame di terza media - preservando comunque la possibilità di chiedere il passaggio all’istruzione superiore sia nel corso del triennio che dopo aver conseguito la qualifica.
I dirigenti scolastici (in ordine di adesione):
Valerio Vagnoli, Istituto superiore “Giorgio Vasari” di Figline Valdarno*
Anna Maria, Addabbo, Istituto d’Arte di Sesto Fiorentino e Montemurlo*
Anna Rita Borelli, Istituto superiore “Leopoldo II di Lorena” di Grosseto*
Ivan Gottlieb, Istituto superiore “Alessandro Volta” di Bagno a Ripoli
Fiorenza Giovannini, Scuola media “Giovanni della Casa” di Borgo San Lorenzo
Mario Sladojevich, Istituto tecnico Agrario e professionale per l’Agricoltura di Firenze*
Daniela Nuti, Istituto comprensivo di Reggello
Andrea Marchetti, Istituto superiore “Virgilio” di Empoli
Eda Bruni, Scuola media “Di Cambio-Angelico” di Firenze e I.C. di Calenzano
Tiziana Torri, Circolo didattico di Pontassieve
Giuliana Cinni, Istituto superiore “Enrico Fermi” di Empoli
Anna Maria Barbi, Liceo scientifico “Antonio Gramsci” di Firenze
Paola Mencarelli, Istituto superiore “Salvemini- D’Aosta” di Firenze
Giulio Mannucci, Istituto superiore “Ernesto Balducci “ di Pontassieve
Arnolfo Gengaroli, Istituto comprensivo “Ernesto Balducci” di Fiesole.
Massimo Primerano, Liceo classico “Michelangiolo” di Firenze
Giancarlo Fegatelli, Istituto superiore “Giuseppe Peano” di Firenze
Paolo Collini, Istituto superiore “Elsa Morante-Ginori Conti” di Firenze*
Anna Pezzati, Circolo didattico di Rignano sull’Arno
Barbara Zari, Scuola media “Bacci-Ridolfi” di Castelfiorentino
Valeria Bertusi, Istituto superiore “Giovanni Caselli” di Siena**
Maria Giovanna Lucchesi, Scuola media “Maria Maltoni” di Pontassieve
Andrea Menchetti, Istituto superiore “Matteo Civitali” di Lucca*
Giovanni Marrucchi, Istituto professionale “Luigi Einaudi” di Pistoia*
Aldo Piras, Istituto professionale “Antonio Pacinotti” di Pistoia*
Daniela Giovannini, Istituto Superiore “L. Da Vinci” Arcidosso, Grosseto
Michele Totaro, Circolo didattico 12 di Firenze
Marco Mori, Liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Firenze
Maria Delle Rose, Istituto professionale “Cellini-Tornabuoni-De Medici” *
Alessandro Marinelli, Istituto superiore “Arturo Checchi” di Fucecchio*
Gino Artuso, Istituto superiore “Del Rosso-Alighieri” di Orbetello
Clara Pistolesi, Liceo scientifico “Piero Gobetti” di Firenze
Marco Parri, Istituto superiore “San Giovanni Bosco” di Colle Val d’Elsa
Barbara Figliolìa, Istituto comprensivo 2 di Bagno a Ripoli
Fiorella Fambrini, Istituti superiori “Barsanti” di Massa e “Pacinotti” di Bagnone (MS)*
Oliviero Appolloni, Istituto comprensivo “Cecco Angiolieri” di Siena
Fabrizio Poli, Istituto Superiore “ Guglielmo Marconi” San Giovanni Valdarno*
Santi Marroncini, Istituto tecnico commerciale “Aldo Capitini” di Agliana (PT)
Sandro Marsibilio, Istituto comprensivo "Lorenzetti" di Sovicille (SI)
Lucia Capizzi, Istituto tecnico e scientifico “Galilei” di Viareggio
Cristina Grieco, Istituto tecnico commerciale “Amerigo Vespucci” di Livorno
Diana Marchini, Istituto comprensivo “Fossola-Gentili” di Carrara
Marta Paoli, Istituto tecnico commerciale “Sallustio Bandini” di Siena
Concetta Battaglia, Istituto comprensivo “Vincenzo Galilei” di Pisa
Andrea Simonetti,Istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci” di Avenza Carrara (MS)
Massimo Dal Poggetto,Istituto comprensivo “"Centro Migliarina Motto" di Viareggio
Loretta Borri, Istituto comprensivo di Roccastrada (GR)
Marco Panti, Istituto comprensivo “Piero della Francesca” di Firenze
Enio Lucherini, Scuola media “Guido Cavalcanti” di Sesto Fiorentino
Luciano Tagliaferri, Istituto superiore “Giovagnoli” di Sansepolcro e Anghiari*
Gianna Valente, 2° Circolo didattico “Antonio Benci” di Livorno
Lida Sacconi, Ist. compr. “Gereschi” di Pontasserchio e San Giuliano Terme (PI)
Eva Bianconi, Circolo Didattico di Cerreto Guidi (FI)
Ruggiero Dipace, Istituto tecnico commerciale e per geometri “Toniolo” di Massa
Aldo Pampaloni, Ist. compr. “F. Mochi” di Levane-Montevarchi e ITI “Ferraris” di S. Giovanni Valdarno* (AR)
Daniela Travi, Istituto comprensivo “Gandhi” di Pontedera (PI)
Gino Cappè, Istituto superiore “Artemisia Gentileschi” di Carrara
Maria Cristina Calamai, Istituto comprensivo di Pelago (FI)
Donatella Frilli, Istituto comprensivo “Manzoni- Baracca” di Firenze
Maria Josè Manfré, Istituto tecnico commerciale “Dagomari” di Prato
Maria Pina Cirillo, 3° Circolo didattico di Carrara
* Istituti professionali o comprendenti indirizzi professionali
martedì 9 marzo 2010
COMUNICATO STAMPA DEL GRUPPO DI FIRENZE
Venerdì 12 marzo alle 11.30, nell’Aula magna del Liceo Classico Michelangelo di Firenze, via della Colonna 9r, si terrà la Conferenza stampa di presentazione della Lettera aperta di 61 Dirigenti scolastici della Toscana a tutti i partiti e ai candidati alle prossime elezioni regionali, promossa dal Gruppo di Firenze. Saranno presenti alcuni dei firmatari.
Nella lettera-appello i presidi toscani partono dal grande numero di ripetenze e di abbandoni scolastici che si verificano soprattutto nei primi anni degli istituti professionali: soltanto nel primo anno tre studenti su dieci vengono bocciati o si ritirano. A questi ragazzi gli istituti professionali statali (anche quelli previsti dalla Riforma Gelmini) non offrono, con il limitatissimo numero di ore di laboratorio, dei percorsi adeguati alle loro aspettative e ai loro talenti.
A differenza di altre regioni la Toscana non consente di assolvere l’obbligo scolastico con percorsi di formazione professionale. Dove questo è possibile (ad esempio le province di Trento e Bolzano) la percentuale degli insuccessi è molto più ridotta.
Per questo i presidi toscani chiedono ai partiti e ai candidati governatori di ripensare la politica regionale in materia di istruzione e formazione professionale e avanzano delle proposte per offrire agli studenti la possibilità di scelte più adeguate alle loro necessità e aspirazioni.
Firenze, 9 marzo 2010
venerdì 5 marzo 2010
QUARANT’ANNI SENZA MERITO
martedì 2 marzo 2010
IL 5 IN CONDOTTA SERVE A EDUCARE
D’altra parte è lapalissiano che in fatto di educazione nessun fattore da solo può bastare. Non basta un buon corpo insegnante se la famiglia diseduca, né una famiglia a posto se hai pessimi insegnanti; così come non basta da solo un preside in gamba, e via dicendo. Agli equilibristi del "sì, ma" andrebbe però ricordato che la conquista del rispetto per gli altri è essenziale per diventare uomini, oltre che per consentire “la possibilità stessa di fare scuola”, come ricorda Agnoli nel suo articolo. (GR)
lunedì 1 marzo 2010
PRINCIPIO DI AUTORITÀ E SCUOLA ACCATTIVANTE
Quanto ai cinque in condotta, è indubbio che una fase di aumento delle sanzioni e delle valutazioni negative del comportamento fosse del tutto prevedibile, se era giusta (e lo era) la diagnosi che si fosse lasciato correre quasi tutto negli anni passati. Ma c'è naturalmente chi ne trae la conclusione che la colpa è dei docenti incapaci. "Il rigore è altro", dice il professor Gaetano Domenici. Ma purtroppo non ci dice cos'è. (GR)
giovedì 25 febbraio 2010
NUOVE ESPERIENZE DI FORMAZIONE PROFESSIONALE
I cultori della formazione a senso unico e indiscutibile, cioè quella di carattere scolastico, dovrebbero provare a immaginarsi le conseguenze sulla vita quotidiana di ragazze e ragazzi che inizieranno questi percorsi, se invece fossero ulteriormente costretti a rimanere tra i banchi scolastici. Se la scuola è l'unica vera strada per formare dei cittadini consapevoli, perché non si vuol prendere atto che è, per almeno oltre il 25% dei ragazzi italiani, un fallimento? Ah già, ci penseranno le “didattiche diversificate” a ridurre queste percentuali.... Ma se invece di percentuali si cominciasse a parlare di individui, di esseri umani liberi di scegliere tra un ventaglio di percorsi che abbiano tutti, nella loro diversità, l'obiettivo di responsabilizzare, gratificare, insegnando anche un mestiere, non sarebbe una buona maniera per fare della democrazia una cosa concreta, un incontro vero dei ragazzi con l’esperienza? (V.V.)
lunedì 22 febbraio 2010
ROSSI DORIA: TORNIAMO ALL'ESAME DI QUINTA ELEMENTARE
Speriamo che qualcuno colga l'occasione per spiegarci il motivo per cui era stato abolito. E magari non sarebbe male, ora che molte scuole primarie fanno parte di istituti comprensivi, se facesse parte della commissione almeno un insegnante della scuola media. Allo stesso modo, si potrebbe far partecipare all'esame di fine ciclo un docente delle superiori. Tanto per non essere troppo autoreferenziali. Leggi l'articolo di Rossi-Doria. (GR)
venerdì 19 febbraio 2010
L'ITALIANO IN COMA. REVERSIBILE?
Sullo stesso tema, il quotidiano torinese intervista Elena Ugolini, preside e membro dell’Invalsi, che assegna alla comprensione della lingua scritta e a una didattica più stimolante la priorità logica e temporale sull’ortografia.
Infine, una futura docente della scuola primaria ci sgomenta con una testimonianza di prima mano sul livello del suo corso di studi.
Aggiungiamo un altro ingrediente fondamentale: sarebbe ora che alcuni argomenti essenziali da trattare a scuola - con la massima libertà quanto ai metodi - venissero chiaramente prescritti da programmi (dico “programmi”) nazionali, con il necessario séguito di controlli e verifiche. (GR)
lunedì 15 febbraio 2010
ALL'OMBRA DI COMPASSATE PEDAGOGIE. DOCENTI FRANCESI IN SCIOPERO CONTRO LA VIOLENZA NELLE SCUOLE
martedì 9 febbraio 2010
UN PRIMO COMMENTO SULLA RIFORMA GELMINI
La razionalizzazione degli istituti tecnici
Della riforma delle superiori, la parte veramente “gelminiana” è soprattutto quella dei licei, perché la riorganizzazione delle scuole tecniche e professionali è in buona sostanza frutto dei due anni di lavoro della commissione De Toni insediata dal ministro Fioroni. La direttiva politica fondamentale che ne era alla base era stata quella di collocare in via definitiva gli istituti professionali fra le scuole di competenza statale accanto agli istituti tecnici, invece di affidarli, come la Costituzione voleva e come il buon senso consiglierebbe, ai governi regionali, in modo da sintonizzarne meglio la funzione con le esigenze dell’economia locale. In precedenza si era presto sgonfiato il tentativo morattiano - secondo le indicazioni della commissione Bertagna - di creare un doppio canale “istruzione-formazione” (allo Stato i licei, alle Regioni i tecnici ed i professionali). Il riordino dell’istruzione tecnica e professionale ha puntato a limitare la frammentazione in tanti indirizzi, a ridurre a 32 le ore di lezione, a rafforzare le aree scientifiche e tecniche ed infine a potenziare tramite stage il rapporto con il mondo del lavoro. Una razionalizzazione e semplificazione dell’attuale giungla di indirizzi era senz’altro necessaria.
Gli istituti professionali: un’occasione persa
Sbagliata è invece, a nostro avviso, la scelta sostanzialmente bipartisan di caratterizzare ancora di più gli istituti professionali come parenti stretti dei tecnici, penalizzando proprio le materie tecnico-pratiche, invece di andare nella direzione esattamente opposta: quella cioè di preparare i giovani ad una cultura del “fare”, assorbendo gradualmente al proprio interno la stessa formazione professionale. Possiamo solo auspicare che l’intervento delle regioni, come è previsto dal Titolo quinto della costituzione e come è già avvenuto in Trentino e in Lombardia, possa correggere in positivo questa impostazione. E questo anche per rispondere in modo appropriato al gran numero di insuccessi scolastici, che proprio negli istituti professionali fanno registrare i maggiori picchi.
I sei licei
Venendo ai Licei, il merito maggiore della riforma sta non solo nel taglio drastico delle sperimentazioni (oltre 450) e in una riduzione oraria che specie in certi indirizzi era indispensabile, ma anche nell’aver delimitato gli ambiti disciplinari dei sei licei proposti, ognuno con una sua specifica identità culturale e formativa, e avendo a comune il potenziamento di alcune materie (scienze, lingua straniera, matematica).
Nel biennio la drastica riduzione di orario imposta da Tremonti ha portato all’esclusione o al ridimensionamento di alcune materie (geografia, diritto ed economia, storia dell’arte e altre), alcune delle quali sarebbe stato importante conservare, a prescindere dalle proteste delle varie associazioni disciplinari. Però va ricordato che nell’ambito dell’autonomia scolastica ogni istituto avrà la possibilità di gestire dal 20 al 30% del monte orario, in relazione alla propria offerta formativa. Vero è che su questa opportunità è d’obbligo un po’ di scetticismo, dato che si tratta di mettere mano a orari e cattedre.
Tra gli aspetti più innovativi, ma anche più problematici, c’è l’unificazione dei licei artistici e degli istituti d’arte, che rischiano di perdere la specificità artigianale-artistica dei loro tradizionali laboratori. Anche in questo ambito l’istituzione da parte delle regioni di corsi di formazione professionale consentirebbe da un lato di preservare alcune preziose tradizioni artigianali, dall’altro di dare a tanti ragazzi una valida alternativa al percorso liceale.
Il rapporto con la scuola
Quanto al coinvolgimento della scuola nel processo riformatore c’è stato indubbiamente un apprezzabile sforzo sul piano del metodo, con l’organizzazione di seminari nazionali, la nomina di referenti regionali incaricati di spiegare la riforma, l’apertura di tre siti web e la presenza di insegnanti e dirigenti scolastici in servizio nella Cabina di regia incaricata di perfezionare la riforma dei licei. Insomma, una partecipazione della “base” c’è stata, certo assai più che nel famoso comitato dei quaranta di berlingueriana memoria, tra i cui membri non si trovava neanche un docente.
Non è stata la “consultazione di base” che sindacati della scuola e organizzazioni studentesche avrebbero voluto, invocando quasi una forma di sovranità popolare sulle riforme da attuare, ma la democrazia ha le sue mediazioni e i suoi strumenti. E d’altra parte si può star certi che una consultazione del genere avrebbe portato - nella migliore delle ipotesi - a conservare lo “status quo”.
La riforma dei “contenitori” è un punto di partenza, ma per una vera e profonda riforma della scuola serve molto altro, mai dimenticando di ispirarsi a tutti i livelli ai due criteri fondamentali del merito e della responsabilità.
Programmi, “carriera”, organi di governo, aggiornamento...
Servono prima di tutto dei programmi finalmente liberati dalle ipoteche pedagogistiche e dagli interminabili elenchi di competenze; programmi che definiscano con trasparenza e concretezza gli obbiettivi didattici fondamentali. Come chiedono Giorgio Israel e Paola Mastrocola e come ha dichiarato di voler fare il Presidente della Cabina di regia Max Bruschi (si vedano due suoi interventi e quello di Giorgio Israel a commento della nostra nota del 5 gennaio). Sui programmi, un unico, ma pesante interrogativo: ci sarà tempo per un lavoro seriamente meditato? Ci pare piuttosto difficile.
Serve poi che dirigenti e insegnanti siano capaci di assumersi pienamente le responsabilità professionali connesse al loro ruolo e che la loro attività sia verificata e valutata. Questo implica che arrivi in porto una riforma dello stato giuridico e degli organi collegiali che metta fine al generico blaterare di autonomia e fornisca alle scuole competenze dirigenziali e organizzative molto più elevate di quelle attuali. Sarà anche fondamentale cambiare radicalmente i metodi dell’aggiornamento, da basarsi in gran parte sul metodo seminariale che valorizza l’esperienza sul campo e ne rende possibile la condivisione con i colleghi.
... E più soldi
E poi, indubbiamente, più mezzi. Se il valore di una scuola sta in buona parte nella capacità degli insegnanti di svolgere seriamente il loro lavoro, oltre che nella trasparenza e concretezza dei suoi programmi, è anche vero che certe forme di opposizione centrate in maniera monocorde sui “tagli” hanno avuto buon gioco. Tanto la reintroduzione del maestro prevalente, quanto il riordino dei licei sono apparsi troppo meccanicamente necessitati dalla scure tremontiana. E molte scuole, davvero, non hanno più il classico becco di un quattrino.
L’opposizione
Detto questo, è doveroso aggiungere che le critiche dell’opposizione, in certi momenti apparsa disponibile a lavorare costruttivamente, sono state spesso fuori misura e che non di rado si è mescolata piuttosto grossolanamente la questione delle minori risorse con le problematiche relative ai contenuti culturali e didattici, perdendo l’ennesima occasione di fare proposte costruttive per approvare in maniera almeno in parte condivisa riforme così cruciali nell’interesse di tutti gli italiani.
Gruppo di Firenze
L'INSEGNANTE CHE VOLEVA INSEGNARE
venerdì 5 febbraio 2010
L’ORA DI LEZIONE SOTTO ATTACCO PERMANENTE
Come se questo non bastasse, altre assenze sono causate dalla necessità di sottoporre i figli a viste mediche, controlli, analisi, perché, a quanto pare, in molti casi i servizi sanitari non prevedono appuntamenti pomeridiani. Ma lo sanno che esiste la scuola? Oppure se ne infischiano?
Tutto questo - e altro - nel quadro di una normativa che prevede un tetto massimo di assenze di un giorno ogni quattro (cioè oltre cinquanta in un anno), senza dover indicare motivi particolari e per di più derogabile a giudizio della singola scuola.
Il messaggio che arriva ai nostri allievi non potrebbe, quindi, essere più chiaro: la lezione non è veramente importante, se ne può tranquillamente fare a meno. (Giorgio Ragazzini)
Sulla reazione all'arrivo delle competenze nella scuola francese, segnaliamo un articolo del collega Piero Morpurgo dal sito della Gilda di Venezia.
lunedì 1 febbraio 2010
PIAZZA DEI MESTIERI
A proposito di formazione professionale e territori contigui, Giuliano Cazzola torna a chiarire il senso del suo emendamento e della mozione trasversale che ha accompagnato la sua ulteriore messa a punto.
Intanto la stilista Raffaella Curiel dichiara al TG1: "Abbiamo centinaia di stilisti, ma non riusciamo più a trovare un sarto".
mercoledì 27 gennaio 2010
APPRENDISTATO A 15 ANNI: UN "SÌ, MA..." DAL PD LOMBARDO
1) Rivedere i cicli scolastici, accorciando di un anno il percorso.
2) Abolire la bocciatura e passare ad un sistema di certificazione delle competenze e classi di livello.
3) Dare in capo alle regioni anche l’istruzione professionale.
4) Diffondere capillarmente l’apprendimento “Hands On – Minds On”.
5) Generalizzare percorsi di alternanza scuola-lavoro: generalizzare, ovvero anche per gli studenti che frequentano il liceo.
Prima che il punto 2 trovi facili adepti tra i donmilaniani entusiasti, va precisato che anche un sistema scolastico basato sulle "classi di livello", se serio, implica la possibilità di dover "ripetere": non l'anno, ma il corso. "Si boccia", cioè, non in tutte le materie, ma solo in quelle in cui non si sono avuti risultati sufficienti. In pratica le scuole superiori dovrebbe essere organizzate un po' come le facoltà universitarie.
Giustissimo il punto 3, anche perché è la stessa costituzione che lo prevede. Ma più o meno tutti i ministri - e in particolare Fioroni - hanno accettato le resistenze delle regioni. Naturalmente, per avere senso, bisognerebbe che gradatamente gli istituti professionali, abbandonando la loro attuale configurazione di pseudo-istituti tecnici, diventassero sede di una vera e propria formazione professionale, come in sostanza ha deciso di fare il Trentino; e in quanto tali, luoghi elettivi dell'apprendimento "hands on-minds on" (punto 4), che in soldoni significa "usando le mani si usa il cervello". Quanto alla diffusione "capillare" della manualità o meglio della laboratorialità, mi pare che si tenda spesso a farne, anziché una linea di tendenza adatta ad alcune materie, una pericolosa ricetta magica, una di quelle che la iattanza di alcuni pedagogisti vorrebbe propinare acriticamente alle scuole di ogni ordine e grado, in opposizione a veri o supposti "nozionismi".
Infine, l'alternanza scuola-lavoro al liceo mi è sempre parsa, in assenza di robuste esemplificazioni concrete, un'istanza alquanto ideologica. Ad essa andrebbe forse contrapposta la promozione dell'associazionismo studentesco come strumento di crescita e di responsabilizzazione degli adolescenti nell'ideare e gestire autonome iniziative culturali (pomeridiane). GR
martedì 26 gennaio 2010
APPRENDISTATO: RISERVE DELL'ISFOL E UN QUADRO EUROPEO
lunedì 25 gennaio 2010
TRE INTERVENTI SULL'APPRENDISTATO A 15 ANNI
Non si può non rilevare, in ogni caso, l'evidente contraddizione in cui incorre il governo, quando da un lato prende una decisione di questo genere e dall'altro non coglie l'occasione della riforma delle superiori per cambiare in profondità gli istituti professionali, trasformandoli in luoghi di qualificata formazione professionale (quindi con un elevato numero di ore laboratoriali e di stage presso le aziende), invece di confermarne la natura di istituti tecnici di serie B.
sabato 23 gennaio 2010
TERZO ANNO PROFESSIONALIZZANTE: E SE FOSSE TROPPO TARDI?
Ma torniamo all'attualità, alla constatazione che finalmente stanno per partire i corsi del terzo anno professionalizzante, ove le attività pratiche e di laboratorio trovano uno spazio almeno paritario rispetto a quello, tanto per intenderci, culturale. Peccato che i corsi non siano in numero sufficiente per soddisfare le richieste dei ragazzi e delle loro famiglie; e peccato che partano con ben cinque mesi di ritardo. Un ritardo che tra l’altro ha questa conseguenza: dato che i corsi durano fino a dicembre, se qualcuno di questi ragazzi, rimotivato dall' esperienza fatta, volesse rientrare nel canale dell’istruzione, non lo potrà assolutamente fare.
Con le sue 900 ore da dividere tra attività scolastica e pratica, si tratta comunque di un corso che non potrà in nessun modo garantire una preparazione appropriata, rimandandola di fatto alla futura esperienza lavorativa. E gli altri? quelli che sono addirittura rimasti fuori da questa formazione professionale in formato freccia rossa? Non si potranno certo consolare pensando ai due-tre anni di scuola superiore che si lasciano alle spalle, che li ha portati a maturare la convinzione di essere degli “sfigati” buoni a nulla: davvero una valida educazione alla cittadinanza!
V.V.
Post scriptum: Due parole sulla proposta Cazzola relativa all'apprendistato fin dai 15 anni. Personalmente ritengo che a quell'età sia ancora troppo presto per maturare un'esperienza alle dipendenze di chiunque, fosse anche il più illuminato dei datori di lavoro. Penso che almeno fino ai sedici anni si debba avere la possibilità di acquisire, con i tempi propri dell'apprendimento, le competenze di base culturali e per il lavoro che vorremmo svolgere non appena usciti dall'obbligo scolastico; obbligo che ovviamente dovrebbe poter essere espletato anche all'interno della formazione professionale. È quello che il Gruppo di Firenze propone alla Regione: organizzare su base triennale i percorsi di formazione professionale, dando la possibilità di iscriversi a chi ha superato l’esame di terza media.
Comunque, per coloro che volessero approfondire il tema relativo all’apprendistato si consiglia la lettura, nel sito dell’ADI, dell’ottimo lavoro di Livio Pescia, introdotto da Norberto Bottani con la consueta competenza.
Alcuni articoli sul tema dai giornali di ieri: Maurizio Ferrera e altri pareri sul "Corriere della Sera"; un'informazione sintetica dal "Sole24Ore"; Tinagli sulla "Stampa" e lo stesso Cazzola sul "Riformista".
mercoledì 20 gennaio 2010
GRAMMATICA, PUNTEGGIATURA, ORTOGRAFIA: I TEMI DELLA MATURITÀ AL SETACCIO DELLA CRUSCA
domenica 17 gennaio 2010
ITALIA FUTURA: CI VOGLIONO PROGRAMMI NAZIONALI E UN'AUTONOMIA NON ANARCHICA
Da approfondire infine una notizia del "Sole 24 Ore" sulla possibilità che l'obbligo scolastico possa essere assolto in futuro anche con un triennio di apprendistato.
domenica 10 gennaio 2010
IL TETTO DEL 30%: “SCELTA PRUDENZIALE E RISPETTOSA” O “PROVVEDIMENTO DISCRIMINATORIO E IRRAGIONEVOLE”?
Ho ricordato questo episodio perché, a fronte della esaltata visione missionaria dei tardi epigoni del Priore, Fioroni dette prova di equilibrio e consapevolezza dei problemi, così come aveva fatto con alcuni provvedimenti in direzione di una scuola “più seria”, certamente in controtendenza rispetto ai suoi predecessori. Purtroppo quella esperienza di governo indubbiamente innovativa non ha generato un modo di fare opposizione capace di guardare al merito dei problemi della scuola senza pregiudiziali ideologiche. Nel caso della Circolare del Ministro Gelmini sul “tetto” per gli alunni stranieri si tratta innanzitutto di riconoscere che il problema esiste e va governato seriamente, dopodiché è legittimo, anzi doveroso, analizzare tutte le implicazioni e le conseguenze di questa scelta. Come cerca di fare Penati sul Corriere ( ma non è chiaro se ha letto la circolare) e come ha già fatto il Sindaco PD di Vicenza, che già da un anno ha adottato un provvedimento molto simile. Come non fa invece l’Assessore all’Istruzione del Comune di Firenze, Rosa Maria Di Giorgi, che la circolare certamente non l’ha letta, altrimenti non si chiederebbe dove mettere i bambini stranieri che parlano fiorentino. Del resto da sempre le scuole si preoccupano, in nome di una buona didattica, di non concentrare nelle stesse classi, quando è possibile, gli studenti stranieri che hanno difficoltà linguistiche della stessa gravità.
Sui giornali di oggi, domenica, trovano spazio degli apprezzabili approfondimenti, in particolare la pagina che al tema dedica il Sole 24 Ore. Su quelli di ieri, a ridosso della notizia, sono riportati giudizi sostanzialmente favorevoli, come quello della CEI (“scelta prudenziale e rispettosa”) o nettamente contrari, come quello di Fernanda Contri (“provvedimento discriminatorio e irragionevole”). Fra i commenti di opinionisti a favore quello di Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della Sera, se si prescinde dal finale dietrologico; mentre sui giornali a cui il PD delega in larga misura la polemica politica su questi temi, vale a dire “La Repubblica” e “L’Unità”, si poteva leggere, come prevedibile, un variegato repertorio di giudizi liquidatori, a volte francamente irrazionali. Il più estremista di tutti è stato ancora una volta Francesco Merlo, fino a qualche anno fa commentatore libero e spiazzante, e che oggi appare in balia della sua furibonda e pregiudiziale polemica politica.
A.R.
venerdì 8 gennaio 2010
LA COSIDDETTA “STRETTA SULLE ASSENZE”
martedì 5 gennaio 2010
LE COMPETENZE E IL RASOIO DI OCCAM

“Ilsussidiario.net” pubblica oggi, sulla diatriba conoscenze-competenze, un intervento di Max Bruschi, consigliere di Mariastella Gelmini, che invita ad applicare alla questione, per cavarne le gambe, il celebre “rasoio” di Occam. Il “dottore invincibile”, infatti, invitava a eliminare i concetti superflui e astratti, attenendosi alla massima semplicità possibile. E questo dovrebbe valere per i concetti, ma anche per il linguaggio con cui si parla e scrive di scuola, una koinè che deve tornare facilmente comprensibile a tutti: insegnanti, genitori, studenti. Se da un lato Bruschi si dice “convinto che la certificazione delle competenze alla fine dell’obbligo formativo sia un atto dovuto e necessario, che non sostituisce ma integra la tradizionale ‘pagella’ “, il suo intervento è allo stesso tempo schierato contro le fumisterie “del pedagogismo a la page”, dalla parte, insomma, di Israel e di Paola Mastrocola. La porta stretta da cui passare consisterebbe nel “fissare obiettivi fondamentali, raggiungibili, verificabili” in termini di conoscenze, abilità e competenze. Nel testo, però, non si fa riferimento allo schema di decreto di cui ci siamo occupati nella nota del 30 dicembre; segno, forse, della difficoltà dell’impresa di “ritornare all’ordine e al buon senso” e ritrovare la perduta koinè. Leggi l'articolo.
GR
mercoledì 30 dicembre 2009
ARRIVANO LE COMPETENZE, UN'ALTRA TEGOLA PER LA SCUOLA ITALIANA
Delle competenze come presunta chiave di volta della scuola abbiamo parlato più volte e ancora più spesso abbiamo dato la parola al professor Giorgio Israel, che sul punto è intervenuto con estrema severità, anche perché chi le magnifica sembra ignorare che il sapere e il saper fare sono da sempre parte, in diversa misura, di tutte le discipline. Infatti, scrive Israel, da sempre c’è “la consapevolezza che conoscere concetti non vuol dir niente se non si sa farne uso fino a riuscire a metterli in opera per risolvere problemi complicati”. Altrimenti, “si introduce l’idea assurda che l’acquisizione assolutamente passiva di concetti sia una forma di conoscenza”. Aggiungiamo che la misurazione delle competenze è difficilissima, come ammettono gli stessi esperti, i quali per giunta non sono neppure d’accordo sulla loro definizione (naturalmente, se per competenza ci si limitasse a intendere un saper fare direttamente legato a una professione - cosa sa fare un cuoco, cosa sa fare un elettricista - la cosa avrebbe senso).
Infine, l’insistenza sulle competenze si accompagna spesso alla svalutazione delle conoscenze disciplinari, viste come nozionismo o astrazione estranea alle nuove generazioni di “nativi digitali”. Accenniamo di sfuggita, solo per completare il quadro, al moltiplicarsi e sovrapporsi di terminologie affini (quali “abilità”,“capacità” e,appunto, “competenza”), del tutto ininfluenti sull’efficacia didattica.
Per il momento invitiamo i frequentatori del blog a dirci cosa ne pensano dopo aver letto l’elenco fissato dal ministero, che per lo meno è relativamente breve (e quindi non soddisferà molti pedagogisti) e limitiamoci a una previsione dettata dall’esperienza: la maggioranza dei colleghi considererà l’innovazione come l’ennesima, irritante e cervellotica imposizione dall’alto e cercherà di sbrigarla alla meno peggio e nel minor tempo possibile, come è accaduto in questi anni di “sperimentazione” (tra virgolette, perché non risulta che sia stato fatto un rilevamento di quello che ne pensano i docenti). Naturalmente questo si tradurrà in perdite di tempo e in ulteriore demotivazione e disorientamento, anche per il fatto di trovarsi a maneggiare due diverse scale di valutazione: i voti da 0 a 10 per le materie e i tre livelli più il “non raggiunto” utilizzato per le competenze. Ma nella scuola italiana, in cui l’esperienza non insegna, si fa così: si impongono degli obbiettivi finali nell’illusione che questo trasformerà a ritroso il modo di insegnare.
Possiamo dunque ragionevolmente concludere che l'introduzione delle competenze risulterà sia inutile che dannosa.
Quanto ai dettagli del modello proposto, alcuni dei quali francamente indecifrabili, converrà tornarci con una nota apposita.
GR
lunedì 28 dicembre 2009
"ADIO PUPA TIO AMATO". OVVERO: LA SCUOLA È POCO ESIGENTE IN FATTO DI LINGUA?
giovedì 17 dicembre 2009
FORMAZIONE PROFESSIONALE: FARE COME A TRENTO?
Chi volesse saperne di più sulle caratteristiche di questi percorsi nel Trentino, può leggere una guida orientativa preparata dall'assessorato alla pubblica istruzione.
(GR)
giovedì 10 dicembre 2009
UN APPROFONDIMENTO SULL'ABOLIZIONE DEGLI ISTITUTI PROFESSIONALI DECISA DALLA PROVINCIA DI TRENTO
sabato 5 dicembre 2009
IL SISTEMA A TRE GAMBE DEL TRENTINO: FORMAZIONE PROFESSIONALE, ISTITUTI TECNICI, LICEI
sabato 28 novembre 2009
UNO VOLTA TANTO C'È LO STATO DI DIRITTO: ANNULLATA LA SANATORIA DEL CONCORSO-SCANDALO
Molto positiva la decisione del Consiglio dei Ministri di annullare l'ultimo concorso ordinario per presidi svolto in Sicilia con modalità indegne di qualsiasi contesto storico-geografico europeo degli ultimi secoli. Come molti sanno, la commissione chiamata a valutare i candidati operò, se si vuol credere che abbia lavorato senza cedimenti alla più spudorata delle corruzioni, in modo che va al di là di qualsiasi senso di decoro e appartenenza alla stessa sfera civile. Basti pensare che alcuni vincitori del concorso, peraltro senza neanche rientrare tra gli ultimi classificati, si erano espressi nei loro compiti attraverso errori grammaticali d'inaudita gravità. Per buona parte delle varie fasi del concorso il presidente della commissione( la lettera minuscola non è casuale) è risultato latitante e molti lavori, se si tenesse conto dei tempi di correzione indicati dalla commissione stessa, furono corretti in non più di due-tre minuti. Avete capito bene: pagine e pagine di saggi e progetti( questo richiedevano le due prove scritte) corrette in pochissimi minuti. Bene, benissimo ha fatto la Gelmini ad impegnarsi affinché si cancellasse tale scandalo.
Ed è in virtù di questo risultato che ci permettiamo d'insistere su un altro aspetto scandaloso e legato anch'esso all'ultimo concorso. Come molti sanno, la polemica è comparsa questa estate (ce ne siamo ampiamente occupati anche nel nostro blog) grazie ad un documento dell'assessore all'Istruzione della provincia di Vicenza che denunciava come, con la solita manfrina del codicillo inserito all'interno di una legge finanziaria, l'ultima di Prodi, i concorsi a preside avevano improvvisamente assunto carattere nazionale e non più regionale, permettendo così a centinaia e centinaia di "fuori lista", di sistemarsi in quelle regioni del centro-nord, ove le commissioni d'esame, rispettando la legge, non avevano prodotto alcuna graduatoria aggiuntiva rispetto ai posti messi a concorso. Anche questa manfrina non è accettabile, soprattutto se riferita al mondo scolastico, quel mondo che, rivolgendosi ai nostri ragazzi, più di tutti ha la necessità di far capire che l'Italia non è il Paese in cui a vincere sono quasi sempre i più furbi. Confidiamo che il Ministro Gelmini si faccia carico di cancellare anche questa ingiustizia avallata, occorre ribadirlo, nel silenzio-assenso di tutte le sigle sindacali e professionali di categoria.
mercoledì 25 novembre 2009
GENITORI PICCHIATI DAI FIGLI
LA VALUTAZIONE DEGLI INSEGNANTI: UN ESEMPIO DAGLI USA
(GR)
lunedì 23 novembre 2009
UNO SPETTRO SI AGGIRA PER LA SCUOLA ITALIANA: LA CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE
Ne ha scritto con la consueta efficacia di polemista il professor Giorgio Israel in un articolo sul “Giornale” di domenica 15 novembre (ora sul blog dell’autore), a cui è allegata una delle schede per la certificazione delle “competenze trasversali” che sono state “sperimentate” nelle scuole italiane (per leggerla - e ne vale la pena - bisogna ingrandirla agendo sui due tasti ctrl e +).
(Giorgio Ragazzini)
venerdì 20 novembre 2009
DOCENTI E PRESIDI CONTRO LE OCCUPAZIONI: UN RITORNO AD OBSOLETE FORME DI AUTORITARISMO?
di Sergio Casprini
In un editoriale in prima pagina del Corriere della Sera, Pierluigi Battista, acuto osservatore della società italiana, coglie la novità nella scuola di un diverso atteggiamento da parte dei docenti e dei dirigenti scolastici nei confronti delle rituali manifestazioni di protesta degli studenti delle superiori, che si esprimono soprattutto con occupazioni ed autogestioni, interrompendo per un periodo non breve l’ordinato svolgimento dei corsi. Dopo anni di supina acquiescenza, in alcuni casi di implicito consenso, talora con la conferma autorevole dei responsabili del ministero (la proposta per esempio del ministro Berlinguer di autorizzare ogni anno una settimana di autogestione nelle scuole), finalmente si comincia a dire basta a queste forme di infantilismo politico, promosse per lo più da una minoranza di studenti contro il diritto allo studio della maggioranza dei loro compagni. E Battista nel suo articolo lo riconosce, anche lui consapevole dell’inutilità di questo rituale di proteste che di in anno in anno si ripete e non produce alcun risultato, anzi frustra anche gli stessi studenti contestatori. Però alla fine del suo editoriale, quasi contraddicendosi, mostra un atteggiamento di maggior comprensione verso gli studenti, i quali evidenziano un disagio ed un malessere nel loro stare a scuola, a cui va data una diversa risposta, che non sia “di rancore e di appello all’ordine da parte degli insegnanti”.
Va riaffermato invece quel principio di autorità (non di autoritarismo!) che dal’68 in poi era stato messo in discussione e che solo negli ultimi tempi comincia ad essere praticato (e lo diciamo senza alcun timore di passare da reazionari): il ritorno al voto di condotta, la verifica settembrina del recupero dei debiti, la revisione dello statuto degli studenti, le iniziative contro il bullismo. Le prese di posizione di questi giorni contro le occupazioni sono appunto il frutto di un clima diverso nelle scuole, ove il rispetto delle regole, il senso di responsabilità per lo studio cominciano a valere com’è giusto che sia. Se ai primissimi segni di una ritrovata fermezza da parte di presidi e docenti si teme che la scuola si “abbandoni al rancore” contro gli studenti, ciò significa avere un'idea molto vaga degli ultimi decenni, che hanno visto gli insegnanti spogliati (e spogliarsi) del loro fondamentale ruolo di guida. Se poi come chiede Battista bisogna ritrovare un “senso alla scuola, in cui gli studenti possano sentirsi parte decisiva e centrale”, sarebbe già tanto se si recuperasse il Dna della scuola italiana, in cui il rigore dei saperi disciplinari ed il riconoscimento dei meriti nello studio garantiscano una vera partecipazione alla vita scolastica e costituiscano il lievito di una vera crescita democratica degli studenti.
Sempre dal "Corriere della Sera" di oggi, la situazione del "fronte antioccupazioni" in un servizio di Fabrizio Caccia e Annachiara Sacchi.
"La Stampa" dà invece largo spazio alla sentenza di un tribunale canadese, che in seguito a una battaglia legale deì genitori di due ragazzi, li ha liberati dal dovere di fare i compiti. Sacrosanto il sarcasmo con cui Paola Mastrocola commenta da par suo la vicenda sulla prima della "Stampa". (GR)
giovedì 19 novembre 2009
OCCUPAZIONI: CHE SI COMINCI A RAGIONARE?
lunedì 16 novembre 2009
venerdì 6 novembre 2009
CONVEGNO AFFOLLATO E GRANDE INTERESSE PER IL RILANCIO DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Nella sua relazione, Vagnoli ha condotto un’appassionata e applauditissima difesa della formazione professionale come alternativa di pari dignità all’istruzione. Più tardi, tirando le conclusioni del convegno, ha proposto di avviare in via sperimentale, fin dal primo anno delle superiori, dei percorsi di formazione professionale all’interno di un certo numero di istituti professionali. Forse, ha aggiunto, i più adatti a questa sperimentazione sarebbero gli Istituti alberghieri, per l’alto livello dei loro risultati e per l’importanza che il settore riveste in tutta la Toscana.
mercoledì 4 novembre 2009
ANCORA SUL CONVEGNO DI DOMANI A FIRENZE
martedì 3 novembre 2009
LA CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL CONVEGNO "OBBLIGO SCOLASTICO E FORMAZIONE PROFESSIONALE"
Leggi il comunicato diramato dalla Provincia al termine dell'incontro.