sabato 20 ottobre 2018

LA “SCOMMESSA” DEI PROFESSIONALI SULLA PELLE DEGLI STUDENTI

Tra i numerosi convegni in programma a Didacta, la mega-manifestazione sulla scuola che si svolge in questi giorni a Firenze, uno aveva come tema Il tramonto dei modelli tradizionali di scuola e il rilancio (o la fine?) dell’istruzione professionale. L’ipotesi contenuta nella parentesi sembrerebbe purtroppo prossima a realizzarsi. Il numero degli iscritti ai professionali, infatti, negli ultimi anni è praticamente crollato. Infatti, come era facilmente prevedibile dopo la riforma del 2011, la percentuale dei ragazzi che li frequenta è ridotta al 14% (solo due anni fa era al 18,6); e quasi la metà di questa percentuale è rappresentata da studenti che frequentano gli istituti alberghieri. Come abbiamo da tempo denunciato (inascoltati), il principale “baco” di quella riforma era il gran numero di materie, per di più prevalentemente teoriche, accompagnato ovviamente dall’insufficiente spazio riservato ai laboratori, che è poi quello in grado di consolidare negli studenti le motivazioni della loro scelta. A distanza di soli sette anni dalla precedente “epocale” riforma, ne è stata fatta un’altra per cercare di porre rimedio al suo fallimento. Anche di questa abbiamo già parlato, evidenziandone il limite enorme che è quello di scaricare sulle singole scuole l’onere di dare più spazio alla pratica attraverso i margini di flessibilità oraria previsti dall’autonomia. E già vediamo i collegi dei docenti approvare senza nessuna resistenza la riduzione di ore a questa e a quella materia per aumentare quelle di laboratorio. Auguri.
Il rischio di una definitiva demolizione del nostro sistema di istruzione e formazione professionale purtroppo è emerso con molta evidenza anche da quanto detto in occasione dell'incontro a Didacta dagli stessi esperti che hanno avuto un ruolo centrale nel precedente e anche nell'attuale riordino dell'indirizzo professionale. Infatti la parola da loro più usata nello spiegare le finalità e la struttura stessa di questa ultima riforma (già in vigore) è stata “scommessa”. Proprio così: la nuova riforma “è una scommessa”. Sembrerebbe di capire che o la va o la spacca; e purtroppo la seconda ipotesi ha maggiori probabilità di successo (si fa per dire) rispetto alla prima. Insomma, dopo decenni di declino di un settore fondamentale per la nostra cultura e per la nostra economia, come dovrebbe essere quello professionale, quando si interviene per correggerlo non lo si fa per dargli finalmente un assetto destinato a durare anche perché finalmente snellito dalla consolidata, mastodontica degenerazione burocratica. Lo si modifica un po', lo si addomestica alla meglio, lo si burocratizza ulteriormente nella speranza che alla fine qualcosa funzioni. E in questo, al di fuori di qualsiasi ironia, gran parte del personale della scuola è davvero capace di miracoli nel rendere dignitoso il lavoro spesso scadente della nostra burocrazia ministeriale. Ma a tutto c’è un limite e non è proprio il caso che lo Stato si permetta di fare scommesse sulla pelle degli studenti.

Valerio Vagnoli

4 commenti:

Unknown ha detto...


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Anonimo ha detto...

MA L'ENRIQUES DI CASTELFIORENTINO NON LO RAMMENTATE MAI EH?

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