giovedì 7 febbraio 2019

CON LE SUPERIORI BASATE SU CORSI, AVREMO RAGAZZI MENO FRUSTRATI E PIÙ PREPARATI


Le statistiche ufficiali ci dicono che negli ultimi dieci anni un milione e ottocentomila ragazzi delle scuole superiori risultano «dispersi» (per dispersione si intende la somma degli abbandoni e delle ripetenze). In realtà le cifre sono molto maggiori. Le scuole infatti sono tenute a segnalare al ministero solo i ragazzi che ufficialmente si sono ritirati. Sappiamo invece che la gran parte dei «dispersi» abbandona senza che le famiglie ne diano notizia, essendo spesso disinteressate alla vita scolastica dei figli. La percentuale dei bocciati raggiunge cifre molto alte nei tecnici e nei professionali: in media deve ripetere la prima il 17% nei tecnici e il 22% nei professionali. La gravità del problema è evidente e lo sarà ancora di più quando le conseguenze si manifesteranno sul piano economico, sociale e culturale, nonché sulla qualità della classe dirigente. Insomma, una descolarizzazione di massa, che si manifesta anche attraverso una scuola di basso profilo e poco esigente, non è un buon viatico in generale per il futuro, che forse nella sua veste peggiore purtroppo sembrerebbe già arrivato. Verrebbe almeno da pensare che la sempre più ostentata esibizione dell’ignoranza sia anche il frutto della esigua importanza che da tempo si riserva alla scuola. Al fenomeno dell’alto numero di insuccessi si accompagna inoltre un fenomeno opposto, e cioè le promozioni nonostante notevoli carenze in alcune discipline. In sintesi: se l’impreparazione è catastrofica non si può che bocciare, ma se mancano all’appello due o tre materie si chiude spesso un occhio. Di fronte a questo quadro si deve pensare a un’istruzione pubblica che offra più garanzie sul piano della preparazione e contemporaneamente abbatta le percentuali dei bocciati, con ciò limitando gli abbandoni per frustrazione, scoraggiamento e per scelta inadeguata dell’indirizzo. Bisogna evitare che i docenti si trovino a scegliere tra promuovere uno studente senza che abbia colmato le sue lacune, destinate a rimanere tali, o bocciarlo imponendogli di ristudiare anche le materie in cui ha avuto risultati positivi. La soluzione che proponiamo come Gruppo di Firenze è quella di organizzare le scuole superiori su corsi disciplinari anziché sulla tradizionale successione delle classi. In altre parole: non si passerebbe più dalla classe prima alla seconda e così di seguito, ma dal primo corso di storia, di italiano, di matematica ai rispettivi secondi corsi e così via. Naturalmente non si accederà al corso superiore senza aver superato, attraverso un esame, il precedente. Se l’esame non andasse bene, il ragazzo potrà ripetere il corso e l’esame stesso. Avremmo così, al contrario di quanto accade oggi, dei ragazzi che non ripeteranno l’intero anno, ma solo le discipline insufficienti. Inoltre, l’attivazione di corsi di recupero anche durante l’anno potranno impedire che le carenze si sedimentino, diventando poi molto più difficile recuperarle. Nel caso che si opti per una durata annuale dei corsi, il recupero potrà essere fatto anche nel corso dell’estate; e agli esami un tempo detti «di riparazione» i candidati non potranno più pensare che «tanto per una materia non mi bocciano» e dovranno perciò prepararsi seriamente per evitare di rimanere a lungo nel medesimo corso e magari alla fine non essere ammessi all’esame di Stato. Come si capisce, si t ratta di un’impostazione che ricorda quella universitaria; ma il gruppo classe, tradizionale ambito di apprendimento e di socializzazione per gli adolescenti, non verrà abbandonato, anche per concreti motivi logistici. Naturalmente chi dovrà ripetere un corso sarà inserito, solo per quello, in un altro gruppo (e tra l’altro, come effetto non indesiderato, potrà farsi altri amici). Ma il documento del Gruppo di Firenze volutamente non entra nei particolari della possibile riforma. Saranno il Parlamento e il ministero dell’Istruzione, se riterranno di doverla approfondire, a entrare nello specifico e a tener conto del dibattito in proposito. Sarà più agevole eventualmente prevedere la possibilità di corsi opzionali sia per motivare i ragazzi che per orientarli meglio alla vita, ma resta il fatto che con questa nuova impostazione la scuola diventerà più rigorosa e altrettanto rigorosa la preparazione degli studenti. Ci auguriamo di poter così contribuire, se la proposta sarà sostenuta da insegnanti, dirigenti e dall’opinione pubblica, a costruire una scuola più efficace, più giusta, più credibile nelle sue valutazioni e quindi più utile a studenti e collettività.
Valerio Vagnoli
"Corriere Fiorentino", 5 febbraio 2019

6 commenti:

Unknown ha detto...

La proposta ridurrebbe la frustrazione non solo degli studenti, ma anche quella dei docenti delle materie in cui gli studenti hanno effettivamente lavorato e recuperato, ma che vedono vanificati i loro sforzi da una bocciatura indiscriminata.
In un'epoca ormai remota - metà degli anni 70 - ci si avvicinò a realizzare una scuola superiore basata sui corsi. Addirittura in alcuni casi l'architettura scolastica - mi riferisco ai Centri Scolastici Omnicomprensivi dell'hinterland milanese ad esempio, in cui opero - creò strutture atte a recepire questa innovazione, ma poi purtroppo non se ne fece nulla.
La giustizia si impara sui banchi di scuola. Se gli studenti vedono riconosciuti i loro sforzi - anche se minimi o circoscritti - saranno indotti a pensare di aver perso tempo. Da qui l'abbandono e anche il rancore verso l'istituzione che li ha emarginati.
prof. Giulio Picciolini
docente di Italiano e Storia
Animatore Digirtale
presso IIS Falcone-Righi di Corsico

VV ha detto...

Grazie Professore. Riflessioni di cui terremo senz'altro conto.
Valerio Vagnoli

Anonimo ha detto...

Digitale non “Digirtale”

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