sabato 18 gennaio 2020

CLASSISTA LA SCUOLA DI ROMA? EVITIAMO I POLVERONI


Come purtroppo spesso succede, la polemica sulle parole usate dall’Istituto comprensivo romano di via Trionfale nel presentare i suoi plessi scolastici sconta anche un deficit di corretta informazione da parte di molti media.
A ciascuna scuola viene richiesto che nel Rav (Rapporto di Autovalutazione di Istituto) la presentazione dell’istituto inizi illustrando il contesto sociale (o, come qui, i diversi contesti) in cui opera e che questo documento sia obbligatoriamente pubblicato sul proprio sito web. È una informazione che viene offerta ai genitori, ma anche ai nuovi docenti che, conoscendo le caratteristiche socio-economiche in cui opereranno, saranno più in grado — si spera — di esprimere una didattica consona alla situazione. Ciò non toglie purtroppo che vi siano delle scuole che per rassicurare le famiglie forniscano informazioni inopportune o che usino parole sconvenienti. Ma onestamente non sembra il caso del Trionfale.
 L’Istituto comprensivo Trionfale, frutto di un recente accorpamento di scuole, è composto da quattro plessi situati in due diversi Municipi (i nostri Quartieri). Come lo stesso Rav sottolinea, «l’ampiezza del territorio rende ragione della disomogeneità della tipologia dell’utenza, che appartiene a fasce socio-culturali assai diversificate». Questa premessa (che è stata trascurata) rende più chiaro il carattere diciamo sociologico del testo incriminato, in cui si dice che due sedi «accolgono alunni appartenenti a famiglie di ceto medio-alto», un’altra «accoglie alunni estrazione medio-bassa e conta il maggior numero di alunni con cittadinanza italiana», mentre la quarta «accoglie prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori occupati presso queste famiglie». Ho letto e riletto la descrizione, ma onestamente è difficile condividere le ragioni di chi ha gridato allo scandalo. E c’é da chiedersi se tanti di quelli che hanno trovato il testo «classista», «orribile», «indecoroso» e per non farsi mancare nulla perfino fascista, l’abbiano davvero letto con attenzione.
Certo, forse si poteva aggiungere che la scuola dovrà tenere conto di quella composita estrazione socio-culturale e il senso di quella presentazione sarebbe stato più chiaro. Ma, onestamente, fossi stato un genitore del plesso «situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario» non mi sarei sentito in nessun modo offeso di fronte a una descrizione corretta del quartiere. Mi sembra comunque che si possa escludere l’obbiettivo di indirizzare le iscrizioni e di favorire una selezione «di classe». Tra parentesi, come si farebbe, in quel caso, a «deportare» i bambini da una scuola vicina a una lontana?
A defraudarmi del diritto di essere a tutti gli effetti un cittadino al pari dei ricchi casomai sarebbe stato il dover iscrivere mio figlio in una scuola e in una sezione che non funzionano e pregiudicano la formazione di intere classi. Una delle tante che vedono ogni anno cambiare i docenti, che non dispongono di aule degne di questo nome e che garantiscono solo a parole, come talvolta accade, un’offerta formativa da sogno, lontanissima dal confermare quanto promette. Una scuola realmente inclusiva non è quella che finge nel descrivere il contesto socio-culturale in cui si trova, ma è quella che garantisce a tutti i suoi studenti e alle loro famiglie il raggiungimento degli stessi obiettivi educativi e culturali.
Valerio Vagnoli
“Corriere Fiorentino”, 19 gennaio 2020

6 commenti:

Giorgio ha detto...

Sottoscrivo

Cecilia Pirolo ha detto...

L'ignoranza collettiva rispetto al tema della valutazione è un dato che la nostra scuola sta scontando da anni: è evidente che un'analisi della realtà non dovrebbe offendere nessuno nè far gridare al "classismo". Ciò che rende problematica la situazione è la scelta di presentare il RAV nella sua interezza sulla piattaforma "Scuola in chiaro" , che è la stessa che i genitori sono invitati a consultare in vista delle iscrizioni. Non perchè quei dati siano impropri, ma perchè molti ( compresa la stampa) non conoscendo le regole elementari di una corretta programmazione non ne capiscono ( o non ne vogliono capire...tutto fa brodo!!!) la ragione. Ottimo articolo: sintetico e chiarissimo.

M.Stella Fusari ha detto...

Trovo preoccupante che i principali organi di diffusione delle notizie a livello nazionale si siano uniti acriticamente al coro degli incitatori al pubblico ludibrio.
L'informazione parziale, unilaterale e decontestualizzata è stata fuorviante e pochi si sono preoccupati di indagare le motivazioni della situazione ed esporre il punto di vista della controparte per arrivare ad una sintesi obiettiva, imparziale e funzionale alla reale individuazione della problematica.
Ancora una volta la Scuola a processo sommario senza difesa.
Comprendo che talune testate non si facciano scrupoli quando è ora di massimizzare i ricavi con ogni mezzo ma il giornalismo con la G maiuscola e specialmente il servizio pubblico, dovrebbero avere il dovere di essere super partes ed offrire spunti di riflessione su situazioni verificate in maniera critica, prima di mettere al muro il "mostro di turno" e schiaffarlo in prima pagina ...... salvo "redimersi" con un trafiletto di rettifica quando la controparte ha la forza e gli strumenti per fare valere le proprie legittime ragioni.
L'episodio mi sembra un altro piccolo passo che ci allontana dalla civile convivenza e contribuisce a traghettarci verso scenari di intolleranza, che portano la società a focalizzarsi contro il nemico pubblico di turno sul quale rovesciare tutte le frustrazioni individuali e collettive.
M.Stella Fusari

bruno telleschi ha detto...

I demagoghi confondono le parole con i fatti, soprattutto a sinistra. Per questo si illudono di eliminare le differenze di classe negandone l'esistenza.

Marco Del Sere ha detto...

Pienamente d'accordo, e purtroppo questo non è l'unico caso.

Blogger ha detto...

Sono Peter di Milano... Alcuni dicono che l'incantesimo d'amore non funziona, ma ho visto che l'incantesimo d'amore funziona tutto a causa del dottor ADELEKE il miglior lanciatore che ha lanciato un incantesimo per me e ha riportato mio marito a me e ora stiamo vivendo come una famiglia tutto grazie al dottor ADELEKE. È possibile contattarlo su WhatsApp: +27740386124 o inviarlo via e-mail: ( aoba5019@gmail.com )