Il gruppo dei presidi toscani che l'anno scorso si rivolse agli studenti con la lettera aperta Cari studenti, non è con le occupazioni che si difende la scuola pubblica tiene aperto il dialogo con un nuovo appello, presentato stamani a Firenze ai numerosi giornalisti presenti.
Leggi.
Video.
mercoledì 17 ottobre 2012
lunedì 15 ottobre 2012
INSEGNARE 24 ORE È SOLO PUNITIVO
Il "Corriere della Sera" ha pubblicato ieri questo commento di Paolo Ferratini, docente di materie letterarie nei licei e più volte membro di commissioni ministeriali. Leggi
domenica 14 ottobre 2012
VEDIAMO SE È VERO CHE L'AUMENTO DI ORARIO "CE LO CHIEDE L'EUROPA"...
Confronto tra l'orario di insegnamento in Italia e negli altri paesi europei (da "Orizzonte Scuola"). Leggi
venerdì 12 ottobre 2012
È MAI ESISTITA UNA CATEGORIA A CUI SI AUMENTA L’ORARIO DI LAVORO DEL 33%?
“Il dato per certi versi più
sorprendente riguarda l’altissima incidenza di diagnosi psichiatriche (64%) che
tocca livelli impensabili, se si considerano gli stereotipi che gravano sulla
professione docente considerata una sorta di “mezzo servizio”. D’altra parte
quella dell’insegnante è una helping
profession, cioè un lavoro di relazione con
il prossimo tra i più delicati in assoluto: riguarda infatti un’utenza particolare
(bambini e adolescenti) e prevede con la stessa un rapporto unico nel suo
genere perché “continuato” per più ore al giorno, tutti i giorni, per nove mesi
consecutivi e per cicli di 3 o 5 anni. Ne consegue un’usura psicofisica
importante che, proprio in ambito psichiatrico vede le sue maggiori conseguenze.”
(Vittorio Lodolo D’Orìa, Inidoneità dei docenti: le patologie che la determinano, ottobre
2012).
Il
ministro Profumo e l’intero governo dei tecnici, che della realtà scuola non
hanno la più pallida idea, fanno senza
dubbio parte di coloro che considerano una sorta di “mezzo servizio” la
professione di insegnante. Altrimenti non gli sarebbe potuto venire in mente un’enormità
come quella di far passare l’orario di cattedra da 18 a 24
ore nella scuola secondaria, invece di diminuire quello dei maestri. Così come
avrebbero tenuto presente il recente, smisurato aumento dell’età pensionabile,
abbattutosi ciecamente su una categoria sfibrata e demotivata, per la quale
caparbiamente tutti i governi hanno ignorato la necessità di finanziare lo
studio e la prevenzione dello stress professionale. Lo sanno anche i bambini che
se l’orario è di 18 ore settimanali, ciò è dovuto al fatto che si tratta di una
professione complessa, che ha bisogno di preparazione, progettazione,
correzione di prove, valutazione: il che ne richiede almeno altre 18. Hanno
invece voluto aggiungere lo sberleffo al danno: in cambio niente aumento (sarebbero
almeno 500 euro), ma ben 15 giorni in più di ferie. Da godere ovviamente
durante … le ferie. (GR)
Leggi il testo del provvedimento (articolo 3, p. 9 di quello pubblicato sul sito del "Sole 24Ore")
Leggi il testo del provvedimento (articolo 3, p. 9 di quello pubblicato sul sito del "Sole 24Ore")
venerdì 28 settembre 2012
CON LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO LA SCUOLA PERDE CREDIBILITÀ
C'è da chiedersi come mai la notizia della sentenza con cui il Consiglio di Stato ha riabilitato una studentessa sorpresa a copiare all'esame non abbia finora suscitato alcuna eco. Lo si considera un peccato veniale? C'entrerà la diffusa indulgenza verso i giovani? Si ignora il nesso tra scuola di oggi e societa di domani? Tanto più meritoriamente, comunque, Giovanni Belardelli la riprende con un articolo sulla prima pagina del "Corriere della Sera", sintetizzando molto bene il problema e le sue implicazioni. Tra le quali la possibilità che cresca il numero dei docenti che, vedendo uno studente copiare, preferiscono "girarsi prudentemente dall'altra parte". Leggi.
martedì 25 settembre 2012
LA LEGGE NON È UGUALE PER TUTTI: SE SI È BRAVI O UN PO' ANSIOSI SI PUÒ COPIARE
Andateglielo
a dire ai vostri allievi che le regole si rispettano e basta, a maggior ragione
se si tratta di esami di Stato. Continuate a parlare di merito, di lealtà, di
responsabilità. Perseverate pure nella convinzione che la scuola, insieme alla
famiglia, abbia il compito di educare futuri cittadini degni di questo nome.
Sappiate però che il Consiglio di Stato si è schierato dalla parte dei copioni,
con una sentenza che dichiara illegittima l'esclusione dagli esami di una
candidata sorpresa a copiare da un palmare. La giustificazione di questa “curiosa
decisione”, come la definisce “ItaliaOggi” “è che l’esclusione sia stata
disposta senza tener conto dell’intero curriculum scolastico della candidata e
del fatto che l’episodio fosse da attribuire ad «uno stato d’ansia
probabilmente riconducibile anche a problemi di salute»”. In un paese già
devastato dalla carenza di etica pubblica, dalla corruzione e dall’indulgenza
programmatica di molte vulgate pedagogiche ammantate di moderno approccio relazionale,
ci mancava anche la corrività del Consiglio di Stato verso chi imbroglia agli
esami.
L’articolo di “ItaliaOggi”.
La sentenza del Consiglio di Stato.
L’articolo di “ItaliaOggi”.
La sentenza del Consiglio di Stato.
martedì 18 settembre 2012
LAUREE FALSE, VALORE LEGALE E MADRI TIGRE
Partendo da un’inchiesta calabrese sulle laurea falsificate, Gian
Antonio Stella sottolinea con forza la necessità di educare i ragazzi – come figli
e come studenti - all’impegno e al sacrificio, prendendo esempio dai paesi
orientali che primeggiano nelle classifiche Ocse-PISA. E ripropone l’abolizione
del valore legale della laurea. Leggi.
giovedì 13 settembre 2012
LA FATICA DI INSEGNARE. Relazione di Valerio Vagnoli al Convegno "Star bene a scuola"
Per iniziativa della Gilda degli Insegnanti, si è tenuto oggi a Firenze il convegno STAR BENE A SCUOLA: dalla valutazione dello stress lavoro correlato al miglioramento della qualità di vita. Al centro dell’attenzione il fenomeno dello stress professionale e del “burn out”, che ne rappresenta l’esito in non pochi casi, esaminato da molteplici punti di vista: normativo, psicologico, medico, sindacale. Valerio Vagnoli, preside dell’Istituto Alberghiero “Aurelio Saffi”, reggente all'Educandato del Poggio Imperiale e membro del Gruppo di Firenze, ha svolto la relazione La fatica di insegnare, che pubblichiamo qui di seguito. Leggi.
martedì 11 settembre 2012
FECE SCRIVERE CENTO VOLTE AL BULLO “SONO UN DEFICIENTE”. LA CASSAZIONE CONFERMA LA CONDANNA
“Si doveva fare qualcosa. Non si
poteva stare a guardare o fare finta di niente. Tra il giusto e ciò che è
necessario per i ragazzi, tra ciò che è legale o “leguleio”, e ciò che è importante per gli alunni, ho scelto la seconda
via… Mi sono presa una responsabilità, ho fatto una scelta”. Continua a leggere.
domenica 9 settembre 2012
SENZA IMPEGNO NON C'È VERA AUTOSTIMA
Un articolo su "La Lettura" del "Corriere della Sera" conferma che si è parlato spesso a sproposito di questo obbiettivo, al centro di molti libri sull'educazione. Leggi.
venerdì 7 settembre 2012
COPIARE DOPO REAGAN E LA THATCHER
Il professor
Marcello Dei replica alle valutazioni critiche che un lettore aveva postato in
calce alla sua intervista alla "Tecnica della scuola", da noi
ripubblicata il 27 agosto scorso. Dato che è passato qualche giorno e i due
nuovi interessanti commenti potrebbero passare ormai inosservati, abbiamo
ritenuto utile pubblicarli come post. Leggi.
martedì 4 settembre 2012
IN FRANCIA SI INSEGNERÀ LA "MORALE LAICA"
Il ministro francese
della pubblica istruzione vorrebbe introdurre nelle scuole una nuova materia,
“la morale laica”. Il filosofo Giuseppe Bedeschi ha buon gioco a rispondere,
citando vari autori, che di morali laiche non ce n’è una sola e che il compito
della scuola in una società democratica è “quello di illustrare tutte le fedi e
tutte le concezioni, con adeguata informazione storica e dottrinale”.
Si può certamente restare sul terreno dei programmi scolastici e fare anche proposte sensate, tenendo però ben presente che la formazione morale e civile non si acquisisce principalmente con lo studio (che serve per approfondirla e darle più solide fondamenta), ma grazie a un’educazione che fin dai primissimi anni di vita accompagni i futuri cittadini alla scoperta della realtà con le sue inevitabili limitazioni e abitui alla considerazione delle esigenze e delle opinioni altrui, allo spirito di collaborazione e alla consapevolezza che i doveri sono il fondamento dei propri diritti. La scuola italiana, in particolare, non ha bisogno di “parlare” di valori morali, ma di testimoniare con comportamenti coerenti di credere davvero nel merito, nella lealtà, nella giustizia, nella responsabilità.
La notizia da "La Stampa".
Il commento di Bedeschi sul "Corriere della Sera".
Si può certamente restare sul terreno dei programmi scolastici e fare anche proposte sensate, tenendo però ben presente che la formazione morale e civile non si acquisisce principalmente con lo studio (che serve per approfondirla e darle più solide fondamenta), ma grazie a un’educazione che fin dai primissimi anni di vita accompagni i futuri cittadini alla scoperta della realtà con le sue inevitabili limitazioni e abitui alla considerazione delle esigenze e delle opinioni altrui, allo spirito di collaborazione e alla consapevolezza che i doveri sono il fondamento dei propri diritti. La scuola italiana, in particolare, non ha bisogno di “parlare” di valori morali, ma di testimoniare con comportamenti coerenti di credere davvero nel merito, nella lealtà, nella giustizia, nella responsabilità.
La notizia da "La Stampa".
Il commento di Bedeschi sul "Corriere della Sera".
sabato 1 settembre 2012
HARVARD SCOPRE CENTOVENTICINQUE COPIONI: "UN TRADIMENTO INTOLLERABILE"
Si tratta - udite udite - di lavori da fare a casa, non in classe. Il rigoroso codice etico che gli studenti si impegnano a rispettare sarebbe quindi stato travolto, secondo l'articolo del "Corriere della Sera", forse anche a causa di una certa assuefazione al copia e incolla internettiano, ovviamente legittimato dal solito intellettuale "moderno". Leggi.
lunedì 27 agosto 2012
A LEZIONE DI IMBROGLIO. INTERVISTA A MARCELLO DEI (da “La Tecnica della scuola” n. 4 del 25 luglio 2012)
La "Tecnica della scuola" ha pubblicato, nel numero del luglio scorso, un'intervista col sociologo Marcello Dei, autore del noto saggio Ragazzi si copia (Il Mulino). La pubblichiamo ora integralmente per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Leggi
sabato 25 agosto 2012
GIUDIZI, VOTI E VOTACCI. DUE PARERI A CONFRONTO
Nella scuola trentina non ci sono voti fino alla
terza media; dopo non si può scendere sotto il quattro. La preside Veladiano
sostiene questa impostazione con vari argomenti, tra i quali alla fin fine il
più forte sembra essere il rischio del suicidio. Lodovico Guerrini del liceo
classico senese si schiera a favore della gamma completa dei voti, “il mezzo
più diretto, economico, semplice e trasparente per graduare i risultati dell’apprendimento”.
Intervento della Veladiano - Risposta di Guerrini.
Intervento della Veladiano - Risposta di Guerrini.
giovedì 23 agosto 2012
L'ALUNNA CHE NON PUÒ BOCCIARE
Lo psicologo Osvaldo Poli, uno degli
autori di riferimento per questo blog, analizza su “Famiglia Cristiana” il caso
di un’alunna delle medie che da anni i genitori chiedono di bocciare per evitarle
di arrancare penosamente. Niente da fare, il consiglio di classe la promuove
regolarmente. Un caso in cui è evidente, conclude Poli, “che la promozione a
tutti costi è funzionale alla scuola e non alla ragazza”. Leggi.
COME DOVEVA ESSERE E COME È DIVENTATA LA NUOVA FORMAZIONE DEI DOCENTI
Giorgio Israel, che a suo tempo aveva
coordinato i lavori della commissione per il nuovo iter formativo degli
insegnanti, indica su “Tempi” i responsabili dell’assalto alla diligenza che ne
ha smantellato gli aspetti innovativi. Ci vorrebbe un ministro autorevole, che…
Leggi.
domenica 19 agosto 2012
L’USO INTELLIGENTE DELLE NUOVE TECNOLOGIE
Sulla Domenica del Sole 24 Ore il filosofo Roberto Casati , in un articolo intitolato “Far lezione in tre tempi”, porta un interessante esempio del suo “modico” uso delle nuove tecnologie nella didattica universitaria. In vista della lezione gli studenti inviano a un blog le domande o le riflessioni suscitate dalla lettura, ad esempio, di un articolo e il professore struttura la lezione frontale anche in funzione di quello che gli studenti hanno scritto. Casati illustra i diversi vantaggi e i soddisfacenti risultati di questa articolazione in più tempi della lezione, sia sul piano dell’efficacia didattica che della valutazione, ma colpisce positivamente l’atteggiamento pragmatico e la totale assenza dell’acritico entusiasmo per le tecnologie informatiche di cui molti vati delle nuove frontiere didattiche irrorano i loro interventi.
Nella seconda parte dell’articolo il professore allarga la riflessione alla scuola, commentando ( e prendendo con le pinze) uno studio del Censis sulla percezione che studenti, docenti e genitori hanno delle nuove tecnologie nella didattica. In merito scrive Casati nelle conclusioni: “ Si può essere digitali di nascita ma restare tutta la vita incantati da una tecnologia di cui non si comprendono i meccanismi e che viene quindi vissuta in modo quasi magico.” Leggi
Nella seconda parte dell’articolo il professore allarga la riflessione alla scuola, commentando ( e prendendo con le pinze) uno studio del Censis sulla percezione che studenti, docenti e genitori hanno delle nuove tecnologie nella didattica. In merito scrive Casati nelle conclusioni: “ Si può essere digitali di nascita ma restare tutta la vita incantati da una tecnologia di cui non si comprendono i meccanismi e che viene quindi vissuta in modo quasi magico.” Leggi
mercoledì 18 luglio 2012
DRAMMATICAMENTE URGENTE UNA SVOLTA A FAVORE DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Ogni anno in questo periodo i giornali tornano ad occuparsi della
formazione professionale in virtù dei dati che annualmente la CGIA di Mestre
(associazione degli artigiani e delle piccole imprese) rende pubblici e che
confermano una volta di più che decine e decine di migliaia di posti di lavoro
non potranno essere coperti perché mancano giovani preparati a farlo. Continua a leggere.
giovedì 12 luglio 2012
DIETRO LE CIFRE SU PROMOSSI E BOCCIATI
Come ogni anno, i giornali riferiscono le modeste variazioni percentuali sui promossi e i bocciati come se si trattasse di svolte importanti. In ogni caso le cifre vanno interpretate, altrimenti non servono a nulla, come nota Giorgio Israel sul "Messaggero", tanto più in presenza di una diffusissima "licenza di copiare". Su "Libero", Marcello D'Orta torna con valutazioni equilibrate sul tema "bocciare/non bocciare".
mercoledì 11 luglio 2012
BREVE NOTA SULLA MATURITÀ 2012, di Marcello Dei
Marcello
Dei insegna sociologia dell'educazione all'Università di Urbino. Tra le sue
opere, La scuola in Italia (2012)
e Ragazzi, si copia
(2011).
1. ANTEPRIMA
1. ANTEPRIMA
Il 62% dei candidati cercherà di
tenere il cellulare durante le prove (Sondaggio
SWG su 1.418 studenti, marzo 2012).
2.
BILANCI
Secondo un sondaggio
realizzato da Studenti.it, quasi il 60% dei maturandi è riuscito a
copiare in occasione del temuto "quizzone".
Il
test multidisciplinare affrontato oggi dagli studenti è la prova più temuta di
tutta la maturità per il 64% dei 1034 ragazzi che hanno partecipato a un
sondaggio di Studenti.it: non si conoscono le materie, né gli argomenti. Ma
all'uscita reazione contrastanti tra i maturandi: facile per alcuni, difficile
per altri. E il 58% dichiara di essere riuscito a copiare (LINDA VARLESE “La Repubblica”
25.6.12 ).
Nonostante le precauzioni prese dalle
scuole i maturandi riescono a comunicare con l'esterno - spiega Marta
Ferrucci, responsabile di Studenti.it -, indipendentemente dal tipo di prova e dalla
modalità con cui queste vengono trasmesse. Come mai? la risposta è nella
dichiarazione che ha fatto un prof qualche giorno fa: 'Le nostre cattedre sono
ricoperte di modelli vecchissimi di cellulari mentre in tasca probabilmente i
maturandi tengono l'i-Phone di ultima generazione".
3.
RETROSPETTIVA
Nel biennio 2010-1012 la
tendenza delle copiature è sostanzialmente stabile. Complessivamente i
copiatori perdono 5 punti percentuali, però i copiatori totali (Ho copiato tutto) crescono di 2, i copiatori medi
(Ho copiato
abbastanza) ne perdono 8 e i moderati
(Ho copiato un po’) restano invariati. Il
lieve calo dei copiatori mancati (Ho provato senza
successo -4%) è non è certo da
attribuire a un rafforzamento della vigilanza.
|
|
Ho copiato tutto
|
Ho copiato abbastanza
|
Ho copiato un po’
|
Ho provato senza successo
|
Non ho avuto bisogno di copiare
|
|
2010
|
30%
|
18%
|
13%
|
12%
|
23%
|
|
2011
|
32%
|
10%
|
13%
|
16%
|
27%
|
Fonte: Studenti.it
L’ultima colonna della tabella è
interessante. Mette in luce la mentalità degli autori dell’indagine in materia
di copiature. La risposta prevista per chi non ha copiato riceve la motivazione
d’ufficio “Non ho avuto bisogno di
copiare”. Come se non esistessero studenti che non copiano perché rispettano
il divieto.
mercoledì 4 luglio 2012
DA BARBIANA UN'ALTRA LETTERA: QUESTA VOLTA ALLE MAESTRE DI PONTREMOLI
“Se un operaio sbaglia il 25 per cento dei pezzi, la colpa non è dei pezzi non riusciti, ma dell’operaio che quanto meno viene sanzionato”. Questa è la conclusione di Michele Gesualdi, che presiede la Fondazione intitolata al priore di Barbiana, a proposito delle maestre di Pontremoli, responsabili della bocciatura di cinque bambini. Continua a leggere.
giovedì 28 giugno 2012
LETTERA DI UN PRESIDE AGLI STUDENTI CHE HANNO COPIATO
Cari studenti,
prima dell’inizio di questi
esami di Stato avevamo sperato che il Ministro intervenisse per richiamare
tutti – insegnanti e candidati - al rispetto delle regole. Dovrebbe essere,
questo, il primo compito della scuola: contribuire a farvi diventare cittadini
consapevoli e dotati di sensibilità e responsabilità sociale. Continua a leggere.
martedì 26 giugno 2012
lunedì 25 giugno 2012
IL COMUNICATO STAMPA NON PUBBLICATO DEL DIRIGENTE SCOLASTICO DI PONTREMOLI
Riceviamo dal Dirigente dell’Istituto comprensivo “Tifoni” di
Pontremoli il testo del comunicato stampa da lui inviato ai giornali il 12
giugno e non pubblicato da nessun organo di informazione. Continua a leggere.
UNO STUDENTE SU CINQUE CONOSCE IN ANTICIPO LA TERZA PROVA
Lo sostiene Skuola.net. L'ennesima notizia di reato in ambito scolastico su cui temiamo che né la magistratura né il Ministero, sempre pronto a farlo per le bocciature, indagheranno. La "Gazzetta del Mezzogiorno" dà la notizia col titolo più adeguato. Leggi.
domenica 24 giugno 2012
E SE ANCHE CHI BOCCIA FOSSE DALLA PARTE DEGLI ULTIMI?
"La scuola coinvolge quasi 10 milioni di bambini e ragazzi, le relative famiglie e un milione di lavoratori. Ed è ancora la porta attraverso cui tutti crescono, diversi ed eguali, nell’incontro con l’altro da sé. Continua a leggere.
sabato 23 giugno 2012
RIFLESSIONI SUI BAMBINI BOCCIATI A PONTREMOLI
Si è per il momento conclusa la vicenda dei bambini di prima elementare di
Pontremoli, ai quali la scuola aveva ritenuto opportuno far ripetere l’anno, in
modo da recuperare con calma le basi indispensabili per l’apprendimento. La
decisione è stata confermata, con più dettagliate motivazioni, dal consiglio di
interclasse, dopo le ispezioni e le osservazioni del Ministero. Continua a leggere.
GLI STUDENTI ONESTI ABBANDONATI DAL MINISTRO
Secondo
alcuni sondaggi almeno tre o quattro ragazzi su dieci hanno ammesso di aver
copiato tutto, uno o due abbastanza e due solo un pochino; qualcuno ha aggiunto
che i professori hanno “dato una mano”. Quanto alla minoranza che non copia, di cui il Ministro si è infischiato, Massimo Gramellini nel suo Buongiorno
così si esprime: “Il rimanente 32 % è vivamente pregato di
lasciare il paese per manifesta incompatibilità ambientale”. Anche la “Tecnica
della scuola” sostiene che chi doveva controllare non lo ha fatto.
Il
ministro Profumo aveva il preciso dovere di garantire alla collettività che i
risultati degli esami non sarebbero stati falsati e che quindi i soldi dei
contribuenti non sarebbero stati sperperati in un’esercitazione nazionale di
diseducazione alla legalità. Ha invece snobbato con aria di sufficienza l’idea
di usare la tecnologia per impedirne un uso truffaldino. Alla fine un bocciato
ci sarà di certo: lui.
mercoledì 20 giugno 2012
SILENZIO DEL MINISTRO PROFUMO SULLA CORRETTEZZA DEGLI ESAMI DI STATO
COMUNICATO STAMPA
Sono cominciati gli esami di Stato,
ma il governo non ha sentito il dovere di difenderne la credibilità, che da anni
viene gravemente minata dalle notizie di stampa e dalle testimonianze di molti
esaminatori sulla diffusa tolleranza – e in qualche caso la complicità – verso
chi copia.
Che il problema sia grave lo dimostra il fatto che centinaia di insegnanti e di prèsidi, in questi giorni come un anno fa, hanno chiesto al Ministro di prendere tutti gli opportuni provvedimenti per garantire il regolare svolgimento delle prove. Tra questi anche il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Giorgio Rembado, e il segretario nazionale della Uil Scuola, Massimo Di Menna.
Che il problema sia grave lo dimostra il fatto che centinaia di insegnanti e di prèsidi, in questi giorni come un anno fa, hanno chiesto al Ministro di prendere tutti gli opportuni provvedimenti per garantire il regolare svolgimento delle prove. Tra questi anche il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Giorgio Rembado, e il segretario nazionale della Uil Scuola, Massimo Di Menna.
Da parte del Ministro nessun
accenno, nel suo saluto agli studenti, ai valori della lealtà e della
responsabilità. Nessun richiamo ai loro doveri professionali per le commissioni
esaminatrici. Nessuna disposizione per ostacolare l’uso di internet.
Per il Ministro Profumo va dunque
tutto bene. Invece ancora una volta saranno danneggiati i candidati che studiano
e vengono lasciati soli i tanti docenti e dirigenti che
cercano di educare i futuri cittadini alla
responsabilità e al rispetto della legge; e non con le belle parole, ma con
l’esempio. Spiace che anche il Ministro di un governo che si è più volte richiamato alla serietà, al merito e alla legalità abbia perso un'occasione così importante.
POSTILLA
Solo dopo l'invio del comunicato stampa, siamo venuti a conoscenza di questa dichiarazione del ministro profumo. Questa è la sua cultura della legalità, queste le garanzie che fornisce all’opinione pubblica sulla correttezza degli esami.
16 giugno 2012. Dall’intervista al Ministro Profumo rilasciata al sito “Studenti.it”.
Domanda: “Qualche giorno fa Giorgio Rembado, il presidente dell’Associazione Presidi, ha fatto un appello a Lei, chiedendo al Ministero di acquistare dei “radar” anticellulare, da inserire nelle classi durante gli scritti della maturità. Non pensa che, in questa situazione di scarsità di risorse per la scuola, piuttosto che investire per proibire internet, bisognerebbe investire per promuoverlo, per insegnarlo?
Risposta del Ministro: “Beh, io non ho la cultura dei servizi segreti, ho la cultura in un’altra direzione, per cui non mi sembra una grande idea quella dei radar. Credo che le persone debbano essere convinte che l’esame è un momento importante della propria vita in cui è necessario che ciascuno si confronti con le proprie forze, venga valutata la capacità delle persone e il loro impegno nel loro lavoro”.
sabato 16 giugno 2012
GLI ESODATI DEI PROFESSIONALI
Ho appena terminato di
presiedere gli scrutini dell’ultima classe, una delle 14 prime dell’alberghiero
che dirigo da quest’anno. Scrutini lineari e sereni, che tuttavia non scivolano
addosso a nessun insegnante, soprattutto se hanno dato e fatto di tutto
per non arrivare a certi risultati sconfortanti. Continua a leggere.
venerdì 15 giugno 2012
LA SERIETÀ IN MINORANZA. MEMORIE DI UN COMMISSARIO D’ESAME
A proposito di esami e delle relative forme di malcostume,
pubblichiamo due lettere che un insegnante ha scritto a Marcello Dei dopo aver
letto il suo saggio Ragazzi si copia.
Abbiamo omesso il suo nome e alcuni riferimenti a luoghi e persone. Chi pensa che
questi problemi siano quisquilie avrà di che meditare. Leggi
martedì 12 giugno 2012
5 BAMBINI RIPETERANNO LA PRIMA. E C'È SUBITO CHI CONDANNA SENZA PRIMA INFORMARSI
Alle
elementari si boccia raramente, ma non è proibito dalla normativa (a particolari condizioni). Se un
intero collegio dei docenti ha preso questa decisione, sarebbe bene che tutti
tenessero i toni bassi e si informassero bene: giornali, opinionisti e politici.
C’è invece chi azzarda subito condanne inappellabili, come GiordanoBruno Guerri sul "Giornale" o Francesca
Puglisi, che in quanto responsabile scuola del Pd potrebbe un giorno
diventare ministro dell’istruzione. Una lezione di
giornalismo serio la dà il “Corriere Fiorentino”, con due misurati e informati articoli
di Lisa Baracchi.
lunedì 11 giugno 2012
PIRANI: È PROPRIO IMPOSSIBILE INTERVENIRE PER GARANTIRE LA SERIETÀ DEGLI ESAMI?
Dal suo celebre articolo Professori, tornate al 7 in condotta sono passati più di undici anni. Mario Pirani, però, non ha mai smesso di occuparsi di scuola, senza farsi condizionare da problemi di schieramento; una scuola che deve essere seria e rigorosa, anche per contribuire alla creazione di una società più giusta. Oggi unisce la sua voce a quella di quanti chiedono che venga assicurata la massima correttezza degli esami di Stato. Leggi.
sabato 9 giugno 2012
INTERVISTA SULLA SCUOLA A RTV 38
La sera del 14 maggio è andata in onda su Rtv 38 un'intervista sulla scuola a Giorgio Ragazzini in rappresentanza del Gruppo di Firenze. Per motivi tecnici abbiamo dovuto dividere in due parti il filmato, che dura circa 15 minuti.
Prima parte
Seconda parte
Prima parte
Seconda parte
venerdì 8 giugno 2012
I PRESIDI FIORENTINI SUL MERITO DEL MINISTRO
Sul "Corriere Fiorentino" alcuni dirigenti scolastici si esprimono in vario modo sul "pacchetto" di Profumo.
martedì 5 giugno 2012
SUL MERITO EQUIVOCI E PASTICCI
Il
cosiddetto “Pacchetto del merito” di Profumo è stato salutato da una nutrita
serie di no (alcuni di impronta benaltrista: il problema è la dispersione, è la
scuola dell’infanzia, è l’aggiornamento, sono le competenze). Quasi tutti
provengono da esponenti del Pd, tra cui l’ex ministro Fioroni, lo stesso che a
suo tempo aveva deciso che gli studenti 100 e lode ricevessero un premio di
mille euro.
Profumo aveva forse provato a prevenirle, queste critiche, aggiungendo al criterio del puro merito quello del reddito e – a quanto pare – quello dell’ “impegno sociale” (sic). Un pasticcio che non piace per nulla a Paola Mastrocola. Speriamo che dalla versione definitiva sparisca almeno il premio alle scuole che bocciano meno.
Purtroppo sul merito da noi si è riflettuto troppo poco, per via del discredito in cui era caduto. Nell'idea di "merito" se ne intrecciano due: il possesso di un talento e lo sforzo per valorizzarlo. Lo ricordava Giacomo Vaciago: “Quello che conta per essere giudicati positivamente … è l’impegno profuso a far crescere la dote iniziale, qualunque essa sia”*.
Non bisogna quindi identificare, secondo un equivoco piuttosto diffuso, il merito e l’eccellenza, che sicuramente va valorizzata. È per questo che abbiamo insistito fino alla noia sul “demerito”, tanto per i docenti che per gli studenti. Il primo, indispensabile passo per riconoscere il merito, infatti, è quello di non trattare chi si è impegnato seriamente come chi non ha fatto nulla per migliorare o si è comportato male.
È altrettanto vero che la scuola italiana deve offrire validi percorsi per venire incontro alla varietà dei talenti; ed è per questo che abbiamo insistito molto anche sull’importanza della formazione professionale per valorizzare le intelligenze che si esprimono meglio (e con maggiore soddisfazione) sul piano del saper fare. (GR)
* Per leggere l'intero articolo, clicca qui.
Profumo aveva forse provato a prevenirle, queste critiche, aggiungendo al criterio del puro merito quello del reddito e – a quanto pare – quello dell’ “impegno sociale” (sic). Un pasticcio che non piace per nulla a Paola Mastrocola. Speriamo che dalla versione definitiva sparisca almeno il premio alle scuole che bocciano meno.
Purtroppo sul merito da noi si è riflettuto troppo poco, per via del discredito in cui era caduto. Nell'idea di "merito" se ne intrecciano due: il possesso di un talento e lo sforzo per valorizzarlo. Lo ricordava Giacomo Vaciago: “Quello che conta per essere giudicati positivamente … è l’impegno profuso a far crescere la dote iniziale, qualunque essa sia”*.
Non bisogna quindi identificare, secondo un equivoco piuttosto diffuso, il merito e l’eccellenza, che sicuramente va valorizzata. È per questo che abbiamo insistito fino alla noia sul “demerito”, tanto per i docenti che per gli studenti. Il primo, indispensabile passo per riconoscere il merito, infatti, è quello di non trattare chi si è impegnato seriamente come chi non ha fatto nulla per migliorare o si è comportato male.
È altrettanto vero che la scuola italiana deve offrire validi percorsi per venire incontro alla varietà dei talenti; ed è per questo che abbiamo insistito molto anche sull’importanza della formazione professionale per valorizzare le intelligenze che si esprimono meglio (e con maggiore soddisfazione) sul piano del saper fare. (GR)
* Per leggere l'intero articolo, clicca qui.
martedì 29 maggio 2012
PROFUMO VUOLE PREMIARE IL MERITO. NEL MODO GIUSTO?
In
un commento sul
“Corriere della Sera” di domenica, Andrea Ichino esprime una
valutazione critica sul recentissimo annuncio del ministro Profumo di
voler premiare gli studenti migliori. La vera urgenza, sostiene, è
quella di premiare i migliori, sì, ma fra i docenti: "...La
sperimentazione ministeriale “Valorizza”, nel passato anno
scolastico, aveva disegnato un modo per identificare e premiare gli
insegnanti migliori basato sulla loro reputazione all’interno di
una scuola, misurata in termini di giudizi positivi dei colleghi,
delle famiglie e degli studenti. [Continua a leggere]. (SC)
giovedì 24 maggio 2012
IL DISAGIO DELL'INCIVILTÀ
Che
il congresso della Società Psicoanalitica Italiana sia dedicato al
rapporto tra “Realtà psichica e regole sociali” è una buona
notizia. Si può sperare che l'autorevolezza del consesso
contribuisca a rimuovere un altro po' delle ingombranti macerie
ideologiche che il persistere delle teorie “antiautoritarie”, senza il necessario recupero del principio di realtà, hanno
lasciato su tutti i terreni: familiare, scolastico, sociale. “Un
secolo fa – dice Sandro Bolognini, presidente della società – le
regole erano molto rigide e il lavoro degli analisti tendeva a
liberare gli individui da imperativi interni troppo opprimenti. Oggi
c'è una patologia diffusa della perdita di ogni limite, tanto che
qualcuno dovrebbe scrivere Il
disagio dell'inciviltà”.
Leggi
mercoledì 23 maggio 2012
RILANCIAMO L'INIZIATIVA SULLA REGOLARITÀ DEGLI ESAMI
Rembado (Anp): "La scuola è luogo di valori civili condivisi, oppure viene meno alla sua funzione".
Un anno fa 558 docenti e dirigenti delle scuole italiane sottoscrissero una dichiarazione che così si concludeva:
"Noi sottoscritti commissari e presidenti di
commissione dichiariamo pubblicamente che ci impegneremo per far
sì che gli esami si svolgano in un clima sereno, ma nel rispetto
della legalità, dell’equità e dell’imparzialità, a tutela
del prestigio della scuola italiana, di coloro che vi operano con
ammirevole impegno e dei tanti studenti che si preparano con serietà
a questa importante prova".
Questa pubblica assunzione di responsabilità riuscì a porre all'ordine del giorno il problema della regolarità degli esami, cioè ancora una volta del rispetto delle leggi, dell'etica pubblica e dell'educazione dei giovani a questi valori. Un contributo importante lo dette anche la contemporanea pubblicazione di Ragazzi si copia di Marcello Dei, che dimostrava una diffusa sottovalutazione morale del copiare e del far copiare.
Certamente la sensibilità in proposito è molto aumentata, ma modificare in profondità un costume radicato richiede tempo e perseveranza. Soprattutto non ci pare adeguata la consapevolezza in proposito del Ministero dell'Istruzione.
Per questo abbiamo pensato di tornare sull'argomento e di riprendere l'iniziativa in due modi:
- invitando questi ultimi e tutti quelli che volessero farlo (anche chi non lavora nella scuola) a inviare brevi messaggi al ministro Profumo (segreteria.particolare.ministro@istruzione.it) e per conoscenza ai sottosegretari Elena Ugolini (segreteria.ugolini@istruzione.it) e Marco Rossi Doria (segreteria.rossidoria@istruzione.it).
Ecco un esempio puramente indicativo di mail al ministro, che potrà essere integrato, rielaborato o sostituito a piacere:
Gentile Ministro, Le chiedo di garantire la regolarità dei prossimi esami di Stato, dando disposizioni per una vigilanza veramente rigorosa e mettendo in atto tutte le iniziative normative e tecniche utili a far sì che vengano premiati il merito e l'impegno invece della furbizia e della slealtà.
Una volta inviata la mail, vi preghiamo di inoltrarla anche a noi (gruppodifirenze@libero.it), per consentirci di avere un'idea del numero di messaggi spedito al Ministro. Vi invitimo inoltre a diffondere l'iniziativa.
Tra le lettere che fin qui ci sono state segnalate c'è anche quella del presidente della Associazione Nazionale Presidi (Anp), Giorgio Rembado. E' un contributo importante e molto sentito, che vale la pena di leggere.
lunedì 21 maggio 2012
DIDATTICA E NUOVE TECNOLOGIE. INTERVISTA A GIORGIO ISRAEL
Giorgio Israel torna sul tema delle tecnologie informatiche mettendo in guardia sulla loro acritica esaltazione. Guarda il video.
[Segnalato da Rossana Cetta]
[Segnalato da Rossana Cetta]
domenica 6 maggio 2012
LA SCUOLA HA BISOGNO DI LEADER, MA...
Nella pagina delle opinioni sul “Corriere della Sera” del 5 maggio è stato pubblicato un interessante intervento di Attilio Oliva dell'associazione TreeLLLe: Ma anche la scuola ha bisogno di leader, in cui tra le ragioni della crisi della scuola italiana viene indicata la mancanza di leadership sia tra i dirigenti che tra i docenti. Per quanto concerne i dirigenti l'analisi è senz’altro corretta: carenza di formazione e di selezione rispetto alle capacità di governo della complessità della scuola, più sul piano della didattica che su quello della gestione amministrativa.
Riguardo alla figura del docente si insiste invece – previa definizione di un preciso profilo professionale – su una politica di premi ai migliori, attraverso le valutazioni della “comunità scolastica” (dirigente, colleghi, famiglie e studenti). Al solito si tace sul “demerito” (o in quale altro modo si voglia chiamare un livello troppo basso rispetto alla competenza o alla serietà professionale), come se il merito di tutti quelli che non demeritano non fosse altrettanto e più importante - per la qualità media della scuola - di quello dei docenti più bravi . Con la conseguenza di avere non la leadership distribuita, come viene definita da Oliva, ma una comunità di docenti divisa tra eccellenti da una parte e tutti i rimanenti dall’altra. Così il buon insegnante che fa il suo dovere si troverebbe a essere trattato come l’eventuale collega assenteista o incapace.
Inoltre, ai valutatori indicati da Oliva andrebbe quanto meno aggiunto qualche membro esterno (almeno un ispettore e un ex insegnante di notoria integrità), per prevenire la sempre possibile “cucina interna” delle valutazioni.
Infine, la leadership professionale veramente indispensabile all’autonomia scolastica dovrebbe essere costituita sì da bravi insegnanti, ma scelti per mettere a disposizione della scuola ulteriori talenti e competenze oltre alla capacità didattica, una sorta di "ministri" del governo scolastico: per l’aggiornamento, l’affiancamento dei nuovi colleghi, la progettazione di corsi, i sussidi didattici, e via dicendo. Naturalmente con procedure selettive più serie e incentivi più consistenti di quanto accada oggi per le cosiddette “funzioni strumentali”. (SC)
Riguardo alla figura del docente si insiste invece – previa definizione di un preciso profilo professionale – su una politica di premi ai migliori, attraverso le valutazioni della “comunità scolastica” (dirigente, colleghi, famiglie e studenti). Al solito si tace sul “demerito” (o in quale altro modo si voglia chiamare un livello troppo basso rispetto alla competenza o alla serietà professionale), come se il merito di tutti quelli che non demeritano non fosse altrettanto e più importante - per la qualità media della scuola - di quello dei docenti più bravi . Con la conseguenza di avere non la leadership distribuita, come viene definita da Oliva, ma una comunità di docenti divisa tra eccellenti da una parte e tutti i rimanenti dall’altra. Così il buon insegnante che fa il suo dovere si troverebbe a essere trattato come l’eventuale collega assenteista o incapace.
Inoltre, ai valutatori indicati da Oliva andrebbe quanto meno aggiunto qualche membro esterno (almeno un ispettore e un ex insegnante di notoria integrità), per prevenire la sempre possibile “cucina interna” delle valutazioni.
Infine, la leadership professionale veramente indispensabile all’autonomia scolastica dovrebbe essere costituita sì da bravi insegnanti, ma scelti per mettere a disposizione della scuola ulteriori talenti e competenze oltre alla capacità didattica, una sorta di "ministri" del governo scolastico: per l’aggiornamento, l’affiancamento dei nuovi colleghi, la progettazione di corsi, i sussidi didattici, e via dicendo. Naturalmente con procedure selettive più serie e incentivi più consistenti di quanto accada oggi per le cosiddette “funzioni strumentali”. (SC)
domenica 29 aprile 2012
ELOGIO DELL'INSEGNAMENTO
È il titolo di un piccolo, prezioso libro in cui Maura Canalis e Enzo Novara, che attualmente insegnano in un liceo classico, condensano un’articolata riflessione sui rapporti tra giovani e adulti e sull’essenza dell’insegnamento. Scritto in un chiaro ed efficace italiano e non nell’illeggibile neolingua che spesso intristisce la saggistica e la divulgazione in tema di scuola, fondato su una solida cultura filosofica e psicologica, il saggio affronta temi decisivi come la crisi dei valori, la negazione dell’autorità, la funzione delle regole, il significato dell’essere adulti; e poi “il vero, il bene, il bello: i tre principi su cui si regge tutta la pedagogia degli ultimi 2500 anni”; la strada del rigore come garanzia di una scuola non classista; la forza e i rischi insiti nel potere della parola. L’ultima parte, infine, è dedicata a un profilo del bravo insegnante. La lettura di questo libro ci fa approfondire la consapevolezza di quanto possa essere difficile, bello e importante insegnare e farlo con la stessa tensione morale che costantemente emerge nelle riflessioni e nelle esperienze dei due autori.
giovedì 26 aprile 2012
DA LEGGERE SU “PROFESSIONE DOCENTE”
Il numero di maggio di “Professione Docente”, il mensile della Gilda degli Insegnanti, ospita diversi contributi interessanti. Ne segnaliamo in particolare tre:
Autonomia senza controllo e mito del territorio, di Renza Bertuzzi, un’analisi del tutto condivisibile della proposta di legge Aprea sugli organi collegiali recentemente licenziata dalla Commissione Cultura;
Lo sciopero dei compiti nel chiacchiericcio generale, di Piero Morpurgo, che cita i risultati di ricerche internazionali sull’utilità dei compiti a casa;
Copiare a scuola? Legittimo e naturale, intervista di Renza Bertuzzi a Marcello Dei, l’autore di Ragazzi, si copia. Nella pagina seguente vengono citate le parti più attinenti a questo argomento dei Principi Etici approvati dalla Gilda nel 2008 e viene ripubblicata la Dichiarazione di insegnanti e dirigenti per la regolarità degli esami di Stato che un anno fa raccolse 557 adesioni.
Autonomia senza controllo e mito del territorio, di Renza Bertuzzi, un’analisi del tutto condivisibile della proposta di legge Aprea sugli organi collegiali recentemente licenziata dalla Commissione Cultura;
Lo sciopero dei compiti nel chiacchiericcio generale, di Piero Morpurgo, che cita i risultati di ricerche internazionali sull’utilità dei compiti a casa;
Copiare a scuola? Legittimo e naturale, intervista di Renza Bertuzzi a Marcello Dei, l’autore di Ragazzi, si copia. Nella pagina seguente vengono citate le parti più attinenti a questo argomento dei Principi Etici approvati dalla Gilda nel 2008 e viene ripubblicata la Dichiarazione di insegnanti e dirigenti per la regolarità degli esami di Stato che un anno fa raccolse 557 adesioni.
venerdì 20 aprile 2012
DUE POSTILLE SUI COMPITI A CASA
Alle due note sui compiti a casa e ai numerosi, sensatissimi commenti che ne sono seguiti, aggiungiamo due interventi: quello su “Left” di Giuseppe Benedetti, docente del Liceo Tasso di Roma (già citato su questo blog per un bell’articolo sulle occupazioni), che tra l’altro sottolinea il pressappochismo con cui il problema è stato trattato dagli organi di informazione; e quello di Valerio Vagnoli (Pochi fatti, molta demagogia).
sabato 14 aprile 2012
PER I PATITI DEL “DIALOGO” NIENTE REGOLE ANCHE PER L’ABBIGLIAMENTO
“L’abbigliamento con il quale i ragazzi si presentano a scuola deve essere sempre decoroso e adatto al lavoro scolastico”. Questa la semplicissima prescrizione che decidemmo di inserire nel regolamento della mia scuola media una decina di anni fa, in risposta all’esposizione permanente di ombelichi, di mutande, di sederi che alla minima flessione sgusciavano dai jeans a vita bassa. Di proposito evitammo di imboccare il vicolo cieco dei dettagli e - peggio - delle misurazioni. Di proposito ci riservammo come educatori la valutazione insindacabile (non l’arbitrio) su cosa si poteva e cosa non si doveva tollerare. Ai nostri allievi spiegammo in due parole - non ce ne vollero di più - che a scuola non si viene per attirare l’attenzione, non ci si trova sulla spiaggia ed è meglio avere addosso abiti semplici e comodi. Punto. E così è stato senza nessun problema e con pochi garbati interventi, a volte in separata sede. Nessun genitore ha mai avuto da ridire.
Sembra la cosa più ovvia di questo mondo, ma anche qui i difensori del dialogo a qualunque costo non si danno per vinti, aggiungendo a volte all'opinione una certa dose di sufficienza, come quel preside Pessina di cui abbiamo già parlato a proposito del “mai meno di 4”. Richiesto di un parere sulle circolari con cui in questo periodo molti dirigenti raccomandano un abbigliamento “consono” all’ambiente scolastico, così risponde:
“Che tristezza! Io non ho mai emesso circolari per dire ai ragazzi come si devono vestire e francamente mi sembra una questione vecchia e un po’ bacchettona”.
Di diverso parere il preside Sancilio di Lodi, che cita la scuola di Pitagora e auspica che sia il Ministero a emanare norme in materia. (Giorgio Ragazzini)
La cronaca sul “Corriere della Sera” di Milano.
L’intervista al preside Pessina.
L’intervento del preside Sancilio.
Sembra la cosa più ovvia di questo mondo, ma anche qui i difensori del dialogo a qualunque costo non si danno per vinti, aggiungendo a volte all'opinione una certa dose di sufficienza, come quel preside Pessina di cui abbiamo già parlato a proposito del “mai meno di 4”. Richiesto di un parere sulle circolari con cui in questo periodo molti dirigenti raccomandano un abbigliamento “consono” all’ambiente scolastico, così risponde:
“Che tristezza! Io non ho mai emesso circolari per dire ai ragazzi come si devono vestire e francamente mi sembra una questione vecchia e un po’ bacchettona”.
Di diverso parere il preside Sancilio di Lodi, che cita la scuola di Pitagora e auspica che sia il Ministero a emanare norme in materia. (Giorgio Ragazzini)
La cronaca sul “Corriere della Sera” di Milano.
L’intervista al preside Pessina.
L’intervento del preside Sancilio.
mercoledì 11 aprile 2012
"SE MERITO 3 E NON MI SI DÀ, È UNA DOPPIA UMILIAZIONE"
“La Repubblica” dedica quattro articoli, nell’edizione di Firenze, al dibattito sui voti inferiori a 4 di cui alla nostra precedente nota. Uno di questi riferisce il parere di una studentessa del Liceo classico “Michelangiolo”, che tra l’altro dice: “Se sapessi che non mi si dà meno di 4 per non umiliarmi, allora mi sentirei umiliata due volte, perché vorrebbe dire che non so fare una versione e che non ho nemmeno la maturità per incassare il colpo”. Equilibrata la posizione della psicologa Roberta Giommi. Leggi.
sabato 7 aprile 2012
MAI MENO DI 4? L'ILLUSIONE DI AIUTARE ALZANDO IL VOTO
La tesi non è nuova (e sarebbe strano che il mammismo nazionale l’avesse trascurata), anzi, diverse scuole medie e primarie hanno già adottato lo stesso orientamento; ma in questi giorni è risorta in seno al prestigioso liceo classico Berchet. Verso il termine di un recente collegio dei docenti (lo riferisce in prima pagina “Il Corriere della Sera” di oggi), il preside ha proposto di “escludere, in sede di scrutinio, i voti inferiori al 4. I due e i tre creano troppa frustrazione nei ragazzi”. L’articolo, per la verità, sembra rilevare una prevalenza di pareri contrari ispirati al buon senso; e questo conforta un po’. Ma al solito la questione è malissimo impostata. Intanto perché trascura un punto essenziale: si può far male un compito perché non si è compreso un argomento, ma anche perché non si è studiato per nulla: e come si giustifica nel secondo caso la frustrazione? Quest’ultima, poi, è proprio l’ingrediente che scarseggia nell’educazione familiare di molti ragazzi; e non c’è oggi psicologo e psicoterapeuta degno di questo nome - inclusa Silvia Vegetti Finzi, anche se commenta la notizia in maniera deludente - che non raccomandi limiti e regole se non si vogliono allevare figli insopportabili quanto fragili interiormente. E gli insegnanti hanno sempre più a che fare, fin dalla scuola materna, con piccoli narcisi prepotenti e incoercibili, abituati a essere accontentati in tutto. È questo fondamentalmente il dramma della scuola, senza il quale (cioè con una corretta educazione precoce) almeno il 50% dei problemi sarebbe risolto. Il preside Pessina, quindi, si muove in senso opposto all'interesse dei suoi studenti: un bagno di realtà, meglio se accompagnato da un valido rapporto tra l’allievo e il docente, come giustamente suggerisce Fulvio Scaparro. (GR)
Il commento di Silvia Vegetti Finzi.
Il commento di Fulvio Scaparro.
Il commento di Silvia Vegetti Finzi.
Il commento di Fulvio Scaparro.
giovedì 5 aprile 2012
SULLA DESTRA DELLA PAGINA ------->:
- un parere molto sensato sul nuovo governo delle scuole come licenziato in sede referente dalla Commissione Cultura della Camera (con il testo del provvedimento);
- la notizia da Palermo del rinvio a giudizio di uno studente per occupazione;
- un'altra denuncia sul tema dei "prof esauriti".
lunedì 2 aprile 2012
IL LAVORO NELLA PROPRIA "CAMERETTA" È FONDAMENTALE PER GLI STUDI E LA FORMAZIONE DELLA PERSONA. E I BOCCONIANI LO SANNO BENE
Il ministro Profumo non arretra e ribadisce la propria ricetta per sostituire in buona parte i compiti a casa: "Un po' più di complessità, un po' più di connettività, lavoro da fare in parte insieme, in parte ognuno a casa sua, anche con orari più flessibili".
Qualunque cosa significhi, rischia di tradursi più che altro in un'altra ondata di improprio sindacalismo studentesco. La speranza è che fra qualche giorno non se ne parli più. Del resto, non dovrebbe certo toccare al governo centrale stabilire norme su questa materia, da affidarsi invece alle scuole e soprattutto ai singoli docenti.
Sul "Messaggero" Giorgio Israel contesta appunto la filosofia stessa dell'esternazione ministeriale, in contraddizione con quella che ispira l'azione del governo: accettare più impegno, più responsabilità, non pochi sacrifici.
Valerio Vagnoli si rivolge al Ministro ricordando tra l'altro che nella formazione degli attuali tecnici al governo c'è stato sicuramente molto studio nella propria "cameretta"; e che le altre agenzie formative contribuiscono certamente alla costruzione della cultura individuale, ma solo con la sistematizzazione e la rielaborazione che avvengono nelle aule scolastiche, specie se sotto la guida di un docente in grado di appassionare.
Antonella Landi, nella sua rubrica settimanale sul "Corriere Fiorentino", denuncia la "curiosa abitudine nei confronti della categoria degli insegnanti: chiunque pensa di poterci dire come dobbiamo lavorare".
L''articolo di Giorgio Israel.
L'intervento di Valerio Vagnoli.
Il commento di Antonella Landi.
Va oggi segnalato anche un altro contributo, che può fare un po' da sfondo ai precedenti : quello di Mario Pirani: A scuola un confine tra lecito e illecito, dedicato come lunedì scorso a Ragazzi, si copia di Marcello Dei e alla necessità di un serio programma di educazione civica indicato dall'autore. Da incrociare, aggiunge Pirani "con una ricostruzione della formazione etica degli italiani, una nuova pedagogia dei partiti e delle istituzioni".
Qualunque cosa significhi, rischia di tradursi più che altro in un'altra ondata di improprio sindacalismo studentesco. La speranza è che fra qualche giorno non se ne parli più. Del resto, non dovrebbe certo toccare al governo centrale stabilire norme su questa materia, da affidarsi invece alle scuole e soprattutto ai singoli docenti.
Sul "Messaggero" Giorgio Israel contesta appunto la filosofia stessa dell'esternazione ministeriale, in contraddizione con quella che ispira l'azione del governo: accettare più impegno, più responsabilità, non pochi sacrifici.
Valerio Vagnoli si rivolge al Ministro ricordando tra l'altro che nella formazione degli attuali tecnici al governo c'è stato sicuramente molto studio nella propria "cameretta"; e che le altre agenzie formative contribuiscono certamente alla costruzione della cultura individuale, ma solo con la sistematizzazione e la rielaborazione che avvengono nelle aule scolastiche, specie se sotto la guida di un docente in grado di appassionare.
Antonella Landi, nella sua rubrica settimanale sul "Corriere Fiorentino", denuncia la "curiosa abitudine nei confronti della categoria degli insegnanti: chiunque pensa di poterci dire come dobbiamo lavorare".
L''articolo di Giorgio Israel.
L'intervento di Valerio Vagnoli.
Il commento di Antonella Landi.
Va oggi segnalato anche un altro contributo, che può fare un po' da sfondo ai precedenti : quello di Mario Pirani: A scuola un confine tra lecito e illecito, dedicato come lunedì scorso a Ragazzi, si copia di Marcello Dei e alla necessità di un serio programma di educazione civica indicato dall'autore. Da incrociare, aggiunge Pirani "con una ricostruzione della formazione etica degli italiani, una nuova pedagogia dei partiti e delle istituzioni".
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