mercoledì 25 settembre 2019

E ROMA RISBAGLIA


Nel riflettere sulla straordinaria manifestazione per il clima del 15 marzo scorso, che aveva visto la massiccia partecipazione di studenti e insegnanti, avevamo sottolineato la necessità che il suo svolgimento in orario scolastico rappresentasse un’eccezione e non diventasse una consuetudine. Sembra invece che ci si avvii su questa strada: venerdì prossimo si replica e con l’incoraggiamento del nuovo ministro, che auspica una grande partecipazione degli studenti. A questo scopo ha emanato un’infelice circolare alle scuole con cui invita presidi e insegnanti ad accogliere le giustificazioni degli studenti che dichiareranno di avere preso parte alle manifestazioni. Non c’era del resto da farsi illusioni. Chi conosce la scuola sa quante ore e giornate di studio si perdono per i più vari motivi; eppure per l’istruzione i contribuenti spendono molto, se pensiamo che, per esempio, una scuola di 30 classi ci costa 30 mila euro al giorno. Non è quindi una bella cosa che i «Venerdì per il futuro» rischino di diventare, proprio come sembra, dei venerdì in fuga dalla scuola e perciò dal futuro stesso, che vediamo tanto più grigio, se le nuove generazioni non acquisiscono, accanto alla capacità di mobilitarsi, la solida e approfondita preparazione culturale necessaria per cambiarlo. Ai piani alti della scuola, a dire il vero, le cose cambiano con notevole rapidità e chiunque viene chiamato a fare il ministro sembra fare a gara contro il tempo e i suoi predecessori per annunciare, e spesso purtroppo per mettere in atto, cambiamenti che servono innanzitutto a giustificare il proprio arrivo in viale Trastevere. Eppure l’attuale ministro, avendo riconosciuto al momento del suo insediamento di essere competente sulle questioni universitarie, ma totalmente inesperto di scuola, ci aveva fatto illudere che, al contrario di tanti suoi predecessori, fosse disponibile a mettersi con umiltà a conoscerla e a studiarla con attenzione e con il senso di responsabilità che si richiede quando siamo chiamati a incidere sul destino dei ragazzi. Invece ancor prima di varcare la soglia del ministero si è lasciato andare a una serie inarrestabile di proposte e riflessioni che lasciano il più delle volte basiti.
Come l’auspicio di ispirarsi alla rinfusa alla scuola finlandese, a Maria Montessori, a Don Milani, all’esperienza di Reggio Children... Qualcuno dovrebbe informare il ministro Fioramonti che blandire gli studenti non porta fortuna. Prima di lui lo ha fatto l’ex ministra Carrozza: anche lei, appena varcata la soglia di viale Trastevere e dichiaratasi come Fioramonti incompetente del sistema scolastico, sollecitò tuttavia gli studenti a ribellarsi ai genitori, alla scuola e ai professori. E peggio di lei avrebbero poi fatto l’ex sottosegretario Davide Faraone che esaltò il valore formativo delle occupazioni e l’ex vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, che elogiò gli studenti che anziché essere a scuola andavano ai suoi comizi. Un comportamento del genere certamente fa molto male alla scuola e al Paese, e a pensarci bene non giova neanche al miglioramento del clima stesso se nel suo nome ci permettiamo di sperperare milioni di euro per fare, al mattino, ciò che si potrebbe fare, anche con maggior credibilità, di pomeriggio.
Valerio Vagnoli
(Editoriale del “Corriere Fiorentino” di oggi)

9 commenti:

Daniela ha detto...

Hai pienamente ragione (Come pure l'articolo di Giorgio Ragazzini)
Mi vergognavo io stessa a fare sciopero di venerdì; quel che passava ai genitori era che volevamo prenderci il week end lungo.
In alto non capiscono o fanno finta di non capire.
Forse sono "solo" ignoranti...
Speriamo che attraverso gli insegnanti possa passare ai ragazzi anche questo messaggio.
Importante l'impegno per l'ambiente, non a scapito di un altro impegno...
Grazie. Daniela Giuliani

Rita ha detto...

Concordo pienamente

Unknown ha detto...

Anch'io sono pienamente con quanto espresso .

paniscus ha detto...

"Mi vergognavo io stessa a fare sciopero di venerdì; quel che passava ai genitori era che volevamo prenderci il week end lungo."
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Avendo sempre lavorato di sabato, non vedo minimamente quale vantaggio ci sia a scioperare di venerdì per allungare il week end, visto che di fatto non ho mai conosciuto il concetto di "week end".

VV ha detto...

Resta il fatto che la quasi totalità degli istituti comprensivi fanno la settimana corta e da qualche anno la stessa cosa sta gradualmente accadendo anche alle superiori. Tanto per dare un riferimento, a Milano la maggiranza delle scuole superiori ha il sabato libero costringendo peraltro gli studenti a subire nei cinque giorni di scuola orari che a mio parere mal si conciliano con gli interessi della didattica. Infatti, comprimere gli orari comporta che gli studenti siano costretti in certi giorni a subire sei-sette ore di lezione che difficilmente saranno utili a far interessare i ragazzi allo studio,soprattutto in quelle materie svolte a fine mattinata o talvolta anche a fine giornata. Parliamoci chiaro: la settimana corta è utilissima per far fronte alle difficoltà di stendere orari che non penalizzino i docenti, soprattutto i nuovi costretti a subire le preferenze degli anziani abbonati spesso al sabato libero.Senza contare che il sabato libero permette ai docenti che abitano lontano dalle loro sedi di servizio a poter fare ritorno alle loro abitazioni pur dovendo sostenere costi enormi visti i loro stipendi. E vale infine la pena di ricordare che il sabato libero giova per ovvi motivi anche ai dirigenti scolastici.

Papik.f ha detto...

Aggiungerei il fatto che negli ultimi quattro o cinque anni che ho lavorato di sabato non ho mai visto neanche un impiegato di segreteria presente né tanto meno un ufficio aperto. Quindi, qualsiasi problema si presentasse, non si sapeva a chi rivolgersi, data anche la latitanza della dirigente. E suppongo sia anche difficile trovare disponibilità tra i bidelli.
Il fatto è che, nella società attuale, lavorare di sabato è un disagio. Molti lo negano, ma per me è un negare l'evidenza. Personalmente, non ho difficoltà a riconoscere che per me lo è, e anche molto serio.
Come tale, andrebbe affrontato rigorosamente a turno e possibilmente retribuito. Ma la scuola, a differenza di tutte le altre categorie che lavorano di sabato, non può cambiare turni ogni settimana o ogni mese, altrimenti il problema, sul versante docenti, sarebbe risolto.
Inoltre il tasso dell'assenteismo degli studenti toccava, sempre negli ultimi anni di mia esperienza, punte assai elevate. Quindi il fatto, innegabile, che in cinque giorni se ne verificano alcuni di carico eccessivo, ha come contropartita, almeno parziale, il fatto che,nell'altro caso, le lezioni del sabato sono disertate da percentuali non trascurabili. Ed è stato proprio questo dato numerico delle assenze a convincere gran parte dei docenti della mia scuola che si erano sempre opposti alla settimana corta.
Qualcuno dirà che nella sua scuola non accade altrettanto. Può darsi benissimo: questa è solo la mia esperienza.

Busiride ha detto...

Qui a Trieste in tutta la città ci sono ormai solo 4 classi che fanno lezione il sabato. La settimana corta si è imposta rapidissimamente. Pensare che appena 10 anni fa la nostra preside di allora ebbe uno scrosciante applauso in collegio docenti dopo aver annunciato che era riuscita a combinare l'orario in modo che almeno al sabato tutte le classi finissero entro le ore 13 e non vi fosse più la VI ora (era un liceo classico con quadruplice mini-sperimentazione PNI-storia dell'arte su 5 anni-prima lingua straniera prolungata al liceo-seconda lingua straniera su 5 anni, totale 36 ore settimanali, oppure con sperimentazione linguistica c.m. 27/1991 a 35 ore settimanali). Altri tempi!

VV ha detto...

Busiride conferma come oramai il sabato libero rappresenti la norma in moltissime scuole e Papik mette giustamente in evidenza che dove ancora resiste molti docenti, impiegati e dirigenti in quel giorno si danno purtroppo latitanti. Da parte mia confermo che vi sono docenti che esigono il sabato come giorno libero per una sorta di diritto acquisito spesso legato alla anzianità. Il principio della rotazione è evidentemente sconosciuto in molte realtà scolastiche e altrettanto sconosciuto è il prendere in seria considerazione i problemi reali di quei docenti che ne avrebbero necessità per motivi seri e che non ottenendolo si sentono giustamente umiliati da chi da sempre ne usufruisce per meglio organizzarsi il fine settimana nella seconda casa. Scandaloso innanzitutto che una dirigente se lo prenda per abitudine legittimando così le altre assenze del personale tanto da lasciare sguarnito un intero ufficio. Ed è vero che in certe scuole gli studenti più grandi se lo prendano libero perché il venerdì notte fanno le ore tarde in discoteca. ma a tutto questo si può tranquillamente porre rimedio: basta che il dirigente e i docenti lo voglia e che i docenti vogliano farlo. Le strade ci sono e ci sono anche le strategie.

Busiride ha detto...

Il bello è che qui sono senza sabato anche gli istituti superiori di lingua slovena, che hanno 4 ore settimanali in più rispetto a quelli di lingua italiana, poiché oltre alle 4 ore di sloveno lingua d'insegnamento ci sono altrettante ore di italiano L2, quindi 31 ore al biennio e 34 ore al triennio (35 al liceo classico). Su 5 giorni vuol dire 7 ore ogni giorno o quasi. Follia pura.