mercoledì 11 luglio 2012

BREVE NOTA SULLA MATURITÀ 2012, di Marcello Dei

Marcello Dei insegna sociologia dell'educazione all'Università di Urbino. Tra le sue opere, La scuola in Italia (2012) e Ragazzi, si copia (2011).

1.      ANTEPRIMA
  Il 62% dei candidati cercherà di tenere il cellulare durante le prove (Sondaggio SWG su 1.418 studenti, marzo 2012).
2.     BILANCI
Secondo un sondaggio realizzato da Studenti.it, quasi il 60% dei maturandi è riuscito a copiare in occasione del temuto "quizzone".
Il test multidisciplinare affrontato oggi dagli studenti è la prova più temuta di tutta la maturità per il 64% dei 1034 ragazzi che hanno partecipato a un sondaggio di Studenti.it: non si conoscono le materie, né gli argomenti. Ma all'uscita reazione contrastanti tra i maturandi: facile per alcuni, difficile per altri. E il 58% dichiara di essere riuscito a copiare (LINDA VARLESE “La Repubblica” 25.6.12 ).
Nonostante le precauzioni prese dalle scuole i maturandi riescono a comunicare con l'esterno - spiega Marta Ferrucci, responsabile di Studenti.it -, indipendentemente dal tipo di prova e dalla modalità con cui queste vengono trasmesse. Come mai? la risposta è nella dichiarazione che ha fatto un prof qualche giorno fa: 'Le nostre cattedre sono ricoperte di modelli vecchissimi di cellulari mentre in tasca probabilmente i maturandi tengono l'i-Phone di ultima generazione".
3.     RETROSPETTIVA
        Nel biennio 2010-1012 la tendenza delle copiature è sostanzialmente stabile. Complessivamente i copiatori perdono 5 punti percentuali, però i copiatori totali (Ho copiato tutto) crescono di 2, i copiatori medi (Ho copiato abbastanza) ne perdono 8 e i moderati  (Ho copiato un po’) restano invariati. Il lieve calo dei copiatori mancati (Ho provato senza successo -4%) è non è certo da attribuire a un rafforzamento della vigilanza.


Ho copiato tutto
Ho copiato abbastanza
Ho copiato un po’
Ho provato senza successo
Non ho avuto bisogno di copiare
2010
30% 
18%
13%
12%
23%
2011
32%
10%
13%
16%
27%

Fonte: Studenti.it
        L’ultima colonna della tabella è interessante. Mette in luce la mentalità degli autori dell’indagine in materia di copiature. La risposta prevista per chi non ha copiato riceve la motivazione d’ufficio “Non ho avuto bisogno di copiare”. Come se non esistessero studenti che non copiano perché rispettano il divieto. 

mercoledì 4 luglio 2012

DA BARBIANA UN'ALTRA LETTERA: QUESTA VOLTA ALLE MAESTRE DI PONTREMOLI

Se un operaio sbaglia il 25 per cento dei pezzi, la colpa non è dei pezzi non riusciti, ma dell’operaio che quanto meno viene sanzionato”. Questa è la conclusione di Michele Gesualdi, che presiede la Fondazione intitolata al priore di Barbiana, a proposito delle maestre di Pontremoli, responsabili della bocciatura di cinque bambini. Continua a leggere.

giovedì 28 giugno 2012

LETTERA DI UN PRESIDE AGLI STUDENTI CHE HANNO COPIATO

Cari studenti,
prima dell’inizio di questi esami di Stato avevamo sperato che il Ministro intervenisse per richiamare tutti – insegnanti e candidati - al rispetto delle regole. Dovrebbe essere, questo, il primo compito della scuola: contribuire a farvi diventare cittadini consapevoli e dotati di sensibilità e responsabilità sociale. Continua a leggere. 

lunedì 25 giugno 2012

IL COMUNICATO STAMPA NON PUBBLICATO DEL DIRIGENTE SCOLASTICO DI PONTREMOLI

Riceviamo dal Dirigente dell’Istituto comprensivo “Tifoni” di Pontremoli il testo del comunicato stampa da lui inviato ai giornali il 12 giugno e non pubblicato da nessun organo di informazione. Continua a leggere.

UNO STUDENTE SU CINQUE CONOSCE IN ANTICIPO LA TERZA PROVA

Lo sostiene Skuola.net. L'ennesima notizia di reato in ambito scolastico su cui temiamo che né la magistratura né il Ministero, sempre pronto a farlo per le bocciature, indagheranno. La "Gazzetta del Mezzogiorno" dà la notizia col titolo più adeguato. Leggi.

domenica 24 giugno 2012

E SE ANCHE CHI BOCCIA FOSSE DALLA PARTE DEGLI ULTIMI?

"La scuola coinvolge quasi 10 milioni di bambini e ragazzi, le relative famiglie e un milione di lavoratori. Ed è ancora la porta attraverso cui tutti crescono, diversi ed eguali, nell’incontro con l’altro da sé. Continua a leggere.

sabato 23 giugno 2012

RIFLESSIONI SUI BAMBINI BOCCIATI A PONTREMOLI

Si è per il momento conclusa la vicenda dei bambini di prima elementare di Pontremoli, ai quali la scuola aveva ritenuto opportuno far ripetere l’anno, in modo da recuperare con calma le basi indispensabili per l’apprendimento. La decisione è stata confermata, con più dettagliate motivazioni, dal consiglio di interclasse, dopo le ispezioni e le osservazioni del Ministero. Continua a leggere. 

GLI STUDENTI ONESTI ABBANDONATI DAL MINISTRO

Secondo alcuni sondaggi almeno tre o quattro ragazzi su dieci hanno ammesso di aver copiato tutto, uno o due abbastanza e due solo un pochino; qualcuno ha aggiunto che i professori hanno “dato una mano”. Quanto alla minoranza che non copia, di cui il Ministro si è infischiato, Massimo Gramellini nel suo Buongiorno così si esprime:   “Il rimanente 32 % è vivamente pregato di lasciare il paese per manifesta incompatibilità ambientale”. Anche la “Tecnica della scuola” sostiene che chi doveva controllare non lo ha fatto.
Il ministro Profumo aveva il preciso dovere di garantire alla collettività che i risultati degli esami non sarebbero stati falsati e che quindi i soldi dei contribuenti non sarebbero stati sperperati in un’esercitazione nazionale di diseducazione alla legalità. Ha invece snobbato con aria di sufficienza l’idea di usare la tecnologia per impedirne un uso truffaldino. Alla fine un bocciato ci sarà di certo: lui.

mercoledì 20 giugno 2012

SILENZIO DEL MINISTRO PROFUMO SULLA CORRETTEZZA DEGLI ESAMI DI STATO

COMUNICATO STAMPA
Sono cominciati gli esami di Stato, ma il governo non ha sentito il dovere di difenderne la credibilità, che da anni viene gravemente minata dalle notizie di stampa e dalle testimonianze di molti esaminatori sulla diffusa tolleranza – e in qualche caso la complicità – verso chi copia.
Che il problema sia grave lo dimostra il fatto che centinaia di insegnanti e di prèsidi, in questi giorni come un anno fa, hanno chiesto al Ministro di prendere tutti gli opportuni provvedimenti per garantire il regolare svolgimento delle prove. Tra questi anche il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Giorgio Rembado, e il segretario nazionale della Uil Scuola, Massimo Di Menna.
Da parte del Ministro nessun accenno, nel suo saluto agli studenti, ai valori della lealtà e della responsabilità. Nessun richiamo ai loro doveri professionali per le commissioni esaminatrici. Nessuna disposizione per ostacolare l’uso di internet.
Per il Ministro Profumo va dunque tutto bene. Invece ancora una volta saranno danneggiati i candidati che studiano e vengono lasciati soli i tanti docenti e dirigenti che cercano di educare i futuri cittadini alla responsabilità e al rispetto della legge; e non con le belle parole, ma con l’esempio. Spiace che anche il Ministro di un governo che si è più volte richiamato alla serietà, al merito e alla legalità abbia perso un'occasione così importante.
POSTILLA

Solo dopo l'invio del comunicato stampa, siamo venuti a conoscenza di questa dichiarazione del ministro profumo. Questa è la sua cultura della legalità, queste le garanzie che fornisce all’opinione pubblica sulla correttezza degli esami.
16 giugno 2012. Dall’intervista al Ministro Profumo rilasciata al sito “Studenti.it”.
Domanda: “Qualche giorno fa Giorgio Rembado, il presidente dell’Associazione Presidi, ha fatto un appello a Lei, chiedendo al Ministero di acquistare dei “radar” anticellulare, da inserire nelle classi durante gli scritti della maturità. Non pensa che, in questa situazione di scarsità di risorse per la scuola, piuttosto che investire per proibire internet, bisognerebbe investire per promuoverlo, per insegnarlo?
Risposta del Ministro: “Beh, io non ho la cultura dei servizi segreti, ho la cultura in un’altra direzione, per cui non mi sembra una grande idea quella dei radar. Credo che le persone debbano essere convinte che l’esame è un momento importante della propria vita in cui è necessario che ciascuno si confronti con le proprie forze, venga valutata la capacità delle persone e il loro impegno nel loro lavoro”. 

sabato 16 giugno 2012

GLI ESODATI DEI PROFESSIONALI

Ho appena terminato di presiedere gli scrutini dell’ultima classe, una delle 14 prime dell’alberghiero che dirigo da quest’anno. Scrutini lineari e sereni, che tuttavia non scivolano addosso a nessun insegnante, soprattutto se hanno dato e fatto di tutto per non arrivare a certi risultati sconfortanti. Continua a leggere.

venerdì 15 giugno 2012

LA SERIETÀ IN MINORANZA. MEMORIE DI UN COMMISSARIO D’ESAME

A proposito di esami e delle relative forme di malcostume, pubblichiamo due lettere che un insegnante ha scritto a Marcello Dei dopo aver letto il suo saggio Ragazzi si copia. Abbiamo omesso il suo nome e alcuni riferimenti a luoghi e persone. Chi pensa che questi problemi siano quisquilie avrà di che meditare. Leggi

martedì 12 giugno 2012

5 BAMBINI RIPETERANNO LA PRIMA. E C'È SUBITO CHI CONDANNA SENZA PRIMA INFORMARSI

Alle elementari si boccia raramente, ma non è proibito dalla normativa (a particolari condizioni). Se un intero collegio dei docenti ha preso questa decisione, sarebbe bene che tutti tenessero i toni bassi e si informassero bene: giornali, opinionisti e politici. C’è invece chi azzarda subito condanne inappellabili, come GiordanoBruno Guerri sul "Giornale" o Francesca Puglisi, che in quanto responsabile scuola del Pd potrebbe un giorno diventare ministro dell’istruzione. Una lezione di giornalismo serio la dà il “Corriere Fiorentino”, con due misurati e informati articoli di Lisa Baracchi.

lunedì 11 giugno 2012

PIRANI: È PROPRIO IMPOSSIBILE INTERVENIRE PER GARANTIRE LA SERIETÀ DEGLI ESAMI?

Dal suo celebre articolo Professori, tornate al 7 in condotta sono passati più di undici anni. Mario Pirani, però, non ha mai smesso di occuparsi di scuola, senza farsi condizionare da problemi di schieramento; una scuola che deve essere seria e rigorosa, anche per contribuire alla creazione di una società più giusta. Oggi unisce la sua voce a quella di quanti chiedono che venga assicurata la massima correttezza degli esami di Stato. Leggi.

sabato 9 giugno 2012

INTERVISTA SULLA SCUOLA A RTV 38

La sera del 14 maggio è andata in onda su Rtv 38 un'intervista sulla scuola a Giorgio Ragazzini in rappresentanza del Gruppo di Firenze. Per motivi tecnici abbiamo dovuto dividere in due parti il filmato, che dura circa 15 minuti.

Prima parte
 

Seconda parte


venerdì 8 giugno 2012

I PRESIDI FIORENTINI SUL MERITO DEL MINISTRO

Sul "Corriere Fiorentino" alcuni dirigenti scolastici si esprimono in vario modo sul "pacchetto" di Profumo.

martedì 5 giugno 2012

SUL MERITO EQUIVOCI E PASTICCI

Il cosiddetto “Pacchetto del merito” di Profumo è stato salutato da una nutrita serie di no (alcuni di impronta benaltrista: il problema è la dispersione, è la scuola dell’infanzia, è l’aggiornamento, sono le competenze). Quasi tutti provengono da esponenti del Pd, tra cui l’ex ministro Fioroni, lo stesso che a suo tempo aveva deciso che gli studenti 100 e lode ricevessero un premio di mille euro.
Profumo aveva forse provato a prevenirle, queste critiche, aggiungendo al criterio del puro merito quello del reddito e – a quanto pare – quello dell’ “impegno sociale” (sic). Un pasticcio che non piace per nulla a Paola Mastrocola. Speriamo che dalla versione definitiva sparisca almeno il premio alle scuole che bocciano meno.
Purtroppo sul merito da noi si è riflettuto troppo poco, per via del discredito in cui era caduto. Nell'idea di "merito" se ne intrecciano due: il possesso di un talento e lo sforzo per valorizzarlo. Lo ricordava Giacomo Vaciago: “Quello che conta per essere giudicati positivamente … è l’impegno profuso a far crescere la dote iniziale, qualunque essa sia”*.
Non bisogna quindi identificare, secondo un equivoco piuttosto diffuso, il merito e l’eccellenza, che sicuramente va valorizzata. È per questo che abbiamo insistito fino alla noia sul “demerito”, tanto per i docenti che per gli studenti. Il primo, indispensabile passo per riconoscere il merito, infatti, è quello di non trattare chi si è impegnato seriamente come chi non ha fatto nulla per migliorare o si è comportato male.
È altrettanto vero che la scuola italiana deve offrire validi percorsi per venire incontro alla varietà dei talenti; ed è per questo che abbiamo insistito molto anche sull’importanza della formazione professionale per valorizzare le intelligenze che si esprimono meglio (e con maggiore soddisfazione) sul piano del saper fare. (GR)
* Per leggere l'intero articolo, clicca qui.

martedì 29 maggio 2012

PROFUMO VUOLE PREMIARE IL MERITO. NEL MODO GIUSTO?

In un commento sul “Corriere della Sera” di domenica, Andrea Ichino esprime una valutazione critica sul recentissimo annuncio del ministro Profumo di voler premiare gli studenti migliori. La vera urgenza, sostiene, è quella di premiare i migliori, sì, ma fra i docenti: "...La sperimentazione ministeriale “Valorizza”, nel passato anno scolastico, aveva disegnato un modo per identificare e premiare gli insegnanti migliori basato sulla loro reputazione all’interno di una scuola, misurata in termini di giudizi positivi dei colleghi, delle famiglie e degli studenti. [Continua a leggere].  (SC)

giovedì 24 maggio 2012

IL DISAGIO DELL'INCIVILTÀ

Che il congresso della Società Psicoanalitica Italiana sia dedicato al rapporto tra “Realtà psichica e regole sociali” è una buona notizia. Si può sperare che l'autorevolezza del consesso contribuisca a rimuovere un altro po' delle ingombranti macerie ideologiche che il persistere delle teorie “antiautoritarie”, senza il necessario recupero del principio di realtà, hanno lasciato su tutti i terreni: familiare, scolastico, sociale. “Un secolo fa – dice Sandro Bolognini, presidente della società – le regole erano molto rigide e il lavoro degli analisti tendeva a liberare gli individui da imperativi interni troppo opprimenti. Oggi c'è una patologia diffusa della perdita di ogni limite, tanto che qualcuno dovrebbe scrivere Il disagio dell'inciviltà”. Leggi

mercoledì 23 maggio 2012

RILANCIAMO L'INIZIATIVA SULLA REGOLARITÀ DEGLI ESAMI

Rembado (Anp): "La scuola è luogo di valori civili condivisi, oppure viene meno alla sua funzione".
Un anno fa 558 docenti e dirigenti delle scuole italiane sottoscrissero una dichiarazione che così si concludeva:
"Noi sottoscritti commissari e presidenti di commissione dichiariamo pubblicamente che ci impegneremo per far sì che gli esami si svolgano in un clima sereno, ma nel rispetto della legalità, dell’equità e dell’imparzialità, a tutela del prestigio della scuola italiana, di coloro che vi operano con ammirevole impegno e dei tanti studenti che si preparano con serietà a questa importante prova".
Questa pubblica assunzione di responsabilità riuscì a porre all'ordine del giorno il problema della regolarità degli esami, cioè ancora una volta del rispetto delle leggi, dell'etica pubblica e dell'educazione dei giovani a questi valori. Un contributo importante lo dette anche la contemporanea pubblicazione di Ragazzi si copia di Marcello Dei, che dimostrava una diffusa sottovalutazione morale del copiare e del far copiare.
Certamente la sensibilità in proposito è molto aumentata, ma modificare  in profondità un costume radicato richiede tempo e perseveranza. Soprattutto non ci pare adeguata la consapevolezza in proposito del Ministero dell'Istruzione.
Per questo abbiamo pensato di tornare sull'argomento e di riprendere l'iniziativa in due modi:
- scrivendo una lettera al Ministro anche a nome dei 558 firmatari (leggi);
- invitando questi ultimi e tutti quelli che volessero farlo (anche chi non lavora nella scuola) a inviare brevi messaggi al ministro Profumo (segreteria.particolare.ministro@istruzione.it) e per conoscenza ai sottosegretari Elena Ugolini (segreteria.ugolini@istruzione.it) e Marco Rossi Doria (segreteria.rossidoria@istruzione.it).
Ecco un esempio puramente indicativo di mail al ministro, che potrà essere integrato, rielaborato o sostituito a piacere:
Gentile Ministro, Le chiedo di garantire la regolarità dei prossimi esami di Stato, dando disposizioni per una vigilanza veramente rigorosa e mettendo in atto tutte le iniziative normative e tecniche utili a far sì che vengano premiati il merito e l'impegno invece della furbizia e della slealtà.
Una volta inviata la mail, vi preghiamo di inoltrarla anche a noi (gruppodifirenze@libero.it), per consentirci di avere un'idea del numero di messaggi spedito al Ministro. Vi invitimo inoltre a diffondere l'iniziativa.
Tra le lettere che fin qui ci sono state segnalate c'è anche quella del presidente della Associazione Nazionale Presidi (Anp), Giorgio Rembado. E' un contributo importante e molto sentito, che vale la pena di leggere.

lunedì 21 maggio 2012

DIDATTICA E NUOVE TECNOLOGIE. INTERVISTA A GIORGIO ISRAEL

Giorgio Israel torna sul tema delle tecnologie informatiche mettendo in guardia sulla loro acritica esaltazione. Guarda il video.
[Segnalato da Rossana Cetta]

domenica 6 maggio 2012

LA SCUOLA HA BISOGNO DI LEADER, MA...

Nella pagina delle opinioni sul “Corriere della Sera” del 5 maggio è stato pubblicato un interessante intervento di Attilio Oliva dell'associazione TreeLLLe: Ma anche la scuola ha bisogno di leader, in cui tra le ragioni della crisi della scuola italiana viene indicata la mancanza di leadership sia tra i dirigenti che tra i docenti. Per quanto concerne i dirigenti l'analisi è senz’altro corretta: carenza di formazione e di selezione rispetto alle capacità di governo della complessità della scuola, più sul piano della didattica che su quello della gestione amministrativa.
Riguardo alla figura del docente si insiste invece – previa definizione di un preciso profilo professionale – su una politica di premi ai migliori, attraverso le valutazioni della “comunità scolastica” (dirigente, colleghi, famiglie e studenti). Al solito si tace sul “demerito” (o in quale altro modo si voglia chiamare un livello troppo basso rispetto alla competenza o alla serietà professionale), come se il merito di tutti quelli che non demeritano non fosse altrettanto e più importante - per la qualità media della scuola - di quello dei docenti più bravi . Con la conseguenza di avere non la leadership distribuita, come viene definita da Oliva, ma una comunità di docenti divisa tra eccellenti da una parte e tutti i rimanenti dall’altra. Così il buon insegnante che fa il suo dovere si troverebbe a essere trattato come l’eventuale collega assenteista o incapace.
Inoltre, ai valutatori indicati da Oliva andrebbe quanto meno aggiunto qualche membro esterno (almeno un ispettore e un ex insegnante di notoria integrità), per prevenire la sempre possibile “cucina interna” delle valutazioni.
Infine, la leadership professionale veramente indispensabile all’autonomia scolastica dovrebbe essere costituita sì da bravi insegnanti, ma scelti per mettere a disposizione della scuola ulteriori talenti e competenze oltre alla capacità didattica, una sorta di "ministri" del governo scolastico: per l’aggiornamento, l’affiancamento dei nuovi colleghi, la progettazione di corsi, i sussidi didattici, e via dicendo. Naturalmente con procedure selettive più serie e incentivi più consistenti di quanto accada oggi per le cosiddette “funzioni strumentali”. (SC)

domenica 29 aprile 2012

ELOGIO DELL'INSEGNAMENTO

È il titolo di un piccolo, prezioso libro in cui Maura Canalis e Enzo Novara, che attualmente insegnano in un liceo classico, condensano un’articolata riflessione sui rapporti tra giovani e adulti e sull’essenza dell’insegnamento. Scritto in un chiaro ed efficace italiano e non nell’illeggibile neolingua che spesso intristisce la saggistica e la divulgazione in tema di scuola, fondato su una solida cultura filosofica e psicologica, il saggio affronta temi decisivi come la crisi dei valori, la negazione dell’autorità, la funzione delle regole, il significato dell’essere adulti; e poi “il vero, il bene, il bello: i tre principi su cui si regge tutta la pedagogia degli ultimi 2500 anni”; la strada del rigore come garanzia di una scuola non classista; la forza e i rischi insiti nel potere della parola. L’ultima parte, infine, è dedicata a un profilo del bravo insegnante.
La lettura di questo libro ci fa approfondire la consapevolezza di quanto possa essere difficile, bello e importante insegnare e farlo con la stessa tensione morale che costantemente emerge nelle riflessioni e nelle esperienze dei due autori.

giovedì 26 aprile 2012

DA LEGGERE SU “PROFESSIONE DOCENTE”

Il numero di maggio di “Professione Docente”, il mensile della Gilda degli Insegnanti, ospita diversi contributi interessanti. Ne segnaliamo in particolare tre:
Autonomia senza controllo e mito del territorio, di Renza Bertuzzi, un’analisi del tutto condivisibile della proposta di legge Aprea sugli organi collegiali recentemente licenziata dalla Commissione Cultura;
Lo sciopero dei compiti nel chiacchiericcio generale, di Piero Morpurgo, che cita i risultati di ricerche internazionali sull’utilità dei compiti a casa;
Copiare a scuola? Legittimo e naturale, intervista di Renza Bertuzzi a Marcello Dei, l’autore di Ragazzi, si copia. Nella pagina seguente vengono citate le parti più attinenti a questo argomento dei Principi Etici approvati dalla Gilda nel 2008 e viene ripubblicata la Dichiarazione di insegnanti e dirigenti per la regolarità degli esami di Stato che un anno fa raccolse 557 adesioni. 

venerdì 20 aprile 2012

DUE POSTILLE SUI COMPITI A CASA

Alle due note sui compiti a casa e ai  numerosi, sensatissimi commenti che ne sono seguiti, aggiungiamo due interventi: quello su “Left” di Giuseppe Benedetti, docente del Liceo Tasso di Roma (già citato su questo blog per un bell’articolo sulle occupazioni), che tra l’altro sottolinea il pressappochismo con cui il problema è stato trattato dagli organi di informazione; e quello di Valerio Vagnoli (Pochi fatti, molta demagogia). 

sabato 14 aprile 2012

PER I PATITI DEL “DIALOGO” NIENTE REGOLE ANCHE PER L’ABBIGLIAMENTO

L’abbigliamento con il quale i ragazzi si presentano a scuola deve essere sempre decoroso e adatto al lavoro scolastico”. Questa la semplicissima prescrizione che decidemmo di inserire nel regolamento della mia scuola media una decina di anni fa, in risposta all’esposizione permanente di ombelichi, di mutande, di sederi che alla minima flessione sgusciavano dai jeans a vita bassa. Di proposito evitammo di imboccare il vicolo cieco dei dettagli e - peggio - delle misurazioni. Di proposito ci riservammo come educatori la valutazione insindacabile (non l’arbitrio) su cosa si poteva e cosa non si doveva tollerare. Ai nostri allievi spiegammo in due parole - non ce ne vollero di più - che a scuola non si viene per attirare l’attenzione, non ci si trova sulla spiaggia ed è meglio avere addosso abiti semplici e comodi. Punto. E così è stato senza nessun problema e con pochi garbati interventi, a volte in separata sede. Nessun genitore ha mai avuto da ridire.
Sembra la cosa più ovvia di questo mondo, ma anche qui i difensori del dialogo a qualunque costo non si danno per vinti, aggiungendo a volte all'opinione una certa dose di sufficienza, come quel preside Pessina di cui abbiamo già parlato a proposito del “mai meno di 4”. Richiesto di un parere sulle circolari con cui in questo periodo molti dirigenti raccomandano un abbigliamento “consono” all’ambiente scolastico, così risponde:
Che tristezza! Io non ho mai emesso circolari per dire ai ragazzi come si devono vestire e francamente mi sembra una questione vecchia e un po’ bacchettona”.
Di diverso parere il preside Sancilio di Lodi, che cita la scuola di Pitagora e auspica che sia il Ministero a emanare norme in materia.   (Giorgio Ragazzini)
La cronaca sul “Corriere della Sera” di Milano.
L’intervista al preside Pessina.
L’intervento del preside Sancilio.

mercoledì 11 aprile 2012

"SE MERITO 3 E NON MI SI DÀ, È UNA DOPPIA UMILIAZIONE"

“La Repubblica” dedica quattro articoli, nell’edizione di Firenze, al dibattito sui voti inferiori a 4 di cui alla nostra precedente nota. Uno di questi riferisce il parere di una studentessa del Liceo classico “Michelangiolo”, che tra l’altro dice: “Se sapessi che non mi si dà meno di 4 per non umiliarmi, allora mi sentirei umiliata due volte, perché vorrebbe dire che non so fare una versione e che non ho nemmeno la maturità per incassare il colpo”. Equilibrata la posizione della psicologa Roberta Giommi. Leggi.

sabato 7 aprile 2012

MAI MENO DI 4? L'ILLUSIONE DI AIUTARE ALZANDO IL VOTO

La tesi non è nuova (e sarebbe strano che il mammismo nazionale l’avesse trascurata), anzi, diverse scuole medie e primarie hanno già adottato lo stesso orientamento; ma in questi giorni è risorta in seno al prestigioso liceo classico Berchet. Verso il termine di un recente collegio dei docenti (lo riferisce in prima pagina “Il Corriere della Sera” di oggi), il preside ha proposto di “escludere, in sede di scrutinio, i voti inferiori al 4. I due e i tre creano troppa frustrazione nei ragazzi”. L’articolo, per la verità, sembra rilevare una prevalenza di pareri contrari ispirati al buon senso; e questo conforta un po’. Ma al solito la questione è malissimo impostata. Intanto perché trascura un punto essenziale: si può far male un compito perché non si è compreso un argomento, ma anche perché non si è studiato per nulla: e come si giustifica nel secondo caso la frustrazione? Quest’ultima, poi, è proprio l’ingrediente che scarseggia nell’educazione familiare di molti ragazzi; e non c’è oggi psicologo e psicoterapeuta degno di questo nome - inclusa Silvia Vegetti Finzi, anche se commenta la notizia in maniera deludente - che non raccomandi limiti e regole se non si vogliono allevare figli insopportabili quanto fragili interiormente. E gli insegnanti hanno sempre più a che fare, fin dalla scuola materna, con piccoli narcisi prepotenti e incoercibili, abituati a essere accontentati in tutto. È questo fondamentalmente il dramma della scuola, senza il quale (cioè con una corretta educazione precoce) almeno il 50% dei problemi sarebbe risolto. Il preside Pessina, quindi, si muove in senso opposto all'interesse dei suoi studenti: un bagno di realtà, meglio se accompagnato da un valido rapporto tra l’allievo e il docente, come giustamente suggerisce Fulvio Scaparro. (GR)

Il commento di Silvia Vegetti Finzi.
Il commento di Fulvio Scaparro.

giovedì 5 aprile 2012

SULLA DESTRA DELLA PAGINA ------->:
  • un parere molto sensato sul nuovo governo delle scuole come licenziato in sede referente dalla Commissione Cultura della Camera (con il testo del provvedimento);
  • la notizia da Palermo del rinvio a giudizio di uno studente per occupazione;
  • un'altra denuncia sul tema dei "prof esauriti".

lunedì 2 aprile 2012

IL LAVORO NELLA PROPRIA "CAMERETTA" È FONDAMENTALE PER GLI STUDI E LA FORMAZIONE DELLA PERSONA. E I BOCCONIANI LO SANNO BENE

Il ministro Profumo non arretra e ribadisce la propria ricetta per sostituire in buona parte i compiti a casa: "Un po' più di complessità, un po' più di connettività, lavoro da fare in parte insieme, in parte ognuno a casa sua, anche con orari più flessibili".
Qualunque cosa significhi, rischia di tradursi più che altro in un'altra ondata di improprio sindacalismo studentesco. La speranza è che fra qualche giorno non se ne parli più. Del resto, non dovrebbe certo toccare al governo centrale stabilire norme su questa materia, da affidarsi invece alle scuole e soprattutto ai singoli docenti.
Sul "Messaggero" Giorgio Israel contesta appunto la filosofia stessa dell'esternazione ministeriale, in contraddizione con quella che ispira l'azione del governo: accettare più impegno, più responsabilità, non pochi sacrifici.
Valerio Vagnoli si rivolge al Ministro ricordando tra l'altro che nella formazione degli attuali tecnici al governo c'è stato sicuramente molto studio nella propria "cameretta"; e che le altre agenzie formative contribuiscono certamente alla costruzione della cultura individuale, ma solo con la sistematizzazione e la rielaborazione che avvengono nelle aule scolastiche, specie se sotto la guida di un docente in grado di appassionare.
Antonella Landi, nella sua rubrica settimanale sul "Corriere Fiorentino", denuncia la "curiosa abitudine nei confronti della categoria degli insegnanti: chiunque pensa di poterci dire come dobbiamo lavorare".
L''articolo di Giorgio Israel.
L'intervento di Valerio Vagnoli.
Il commento di Antonella Landi.
Va oggi segnalato anche un altro contributo, che può fare un po' da sfondo ai precedenti : quello di Mario Pirani: A scuola un confine tra lecito e illecito, dedicato come lunedì scorso a Ragazzi, si copia di Marcello Dei e alla necessità di un serio programma di educazione civica indicato dall'autore. Da incrociare, aggiunge Pirani "con una ricostruzione della formazione etica degli italiani, una nuova pedagogia dei partiti e delle istituzioni".

venerdì 30 marzo 2012

I COMPITI A CASA DI NUOVO SOTTO ACCUSA. E IL MINISTRO (PURTROPPO) SI ASSOCIA...

Torna alla ribalta il problema dello studio a casa, sull’onda dell’iniziativa “rivoluzionaria” della maggiore associazione dei genitori francesi: quindici giorni di boicottaggio dei compiti assegnati dai docenti. E il ministro Profumo, che senza clamori avrebbe potuto informarsi presso le scuole su come stiano effettivamente le cose e sentire cosa ne pensano gli insegnanti e i dirigenti, si allinea senza incertezze con motivazioni a dir poco sconcertanti: “Una versione di latino può anche essere copiata da internet. Credo sia più interessante far lavorare i ragazzi con strumenti logico-deduttivi [una traduzione o un problema matematico non lo sono?]. O farli uscire da casa per seguire un progetto organizzato dalla scuola [tutti i giorni?]. Sì, sono d’accordo nel dare meno compiti a casa [meno di quanto?]. Dobbiamo insegnare a fare gruppo ed evitare che gli studenti si isolino nella loro cameretta” [ma non è proprio così che i ragazzi possono esercitare la loro capacità di concentrarsi, oggi mediamente molto labile?].
Sgomenta la spensieratezza con cui si continua a bombardare l’autorità degli insegnanti e si rafforza nei giovani l’idea onnipotente di poter raggiungere tutto senza fatica. E sgomenta in particolare, duole dirlo, che il Ministro dell'Istruzione, con il ruolo che ha, si associ a una proposta così mal posta e demagogica, neanche volesse inseguire il consenso degli elettori. 
Eppure i commenti alla notizia da parte degli psicologi (Pietropolli, Piotti, Vegetti Finzi) erano stati molto chiari, come riferiva ieri l’altro “Il Corriere della Sera” in due diversi articoli. Ma questa leggerezza si paga: non è da genitori e da insegnanti poco esigenti che si impara a vivere.
«Sì a meno compiti a casa, meglio dare altri stimoli»
«No ai compiti a casa». Quei genitori che vogliono abolirli.
Né troppo studio, né troppe attività. Fateli annoiare.

mercoledì 28 marzo 2012

INSEGNANTI E COMPETENZE: IN VISTA UNA NUOVA CAMPAGNA DI RIEDUCAZIONE

“ilsussidiario.net”, giornale internettiano della Fondazione per la Sussidiarietà, ospitava ieri un’intervista a Carmela Palumbo, direttore generale del Miur per gli ordinamenti scolastici. Argomento: le competenze per il primo ciclo e per il primo biennio del secondo in via di elaborazione presso il ministero e le relative linee-guida. Il cuore dell’intervista è questo: gli insegnanti dovranno cambiare da cima a fondo il loro modo di insegnare. Per questo motivo “intendiamo fare attività di formazione, perché sappiamo di chiedere una cosa molto impegnativa dal punto di vista della didattica, che richiede una profonda innovazione nel metodo... Un’operazione che richiederà molti anni per produrre i suoi effetti” . Come la asserita impreparazione dei docenti si concili con l’adozione fin dal prossimo anno del modello di certificazione ministeriale non viene spiegato; ma nel “paese del pressappoco” questo modo di procedere è piuttosto la regola che l'eccezione.
Naturalmente la stragrande maggioranza degli insegnanti non ha certo avuto bisogno della moda delle competenze per sapere benissimo che serve a poco “conoscere le formule o la grammatica, se poi non si sanno risolvere «problemi» in contesti nuovi o padroneggiare la lingua a seconda delle diverse situazioni”; e per valutarne il possesso non sembra proprio decisiva l’invenzione della fumosa categoria delle “prove esperte” o “di realtà”.
Per gli insegnanti, già amareggiati dalla mazzata pensionistica e spesso logorati da allievi che le famiglie hanno esentato dal principio di realtà, si annuncia un tentativo di riconversione autoritaria alla Giusta Didattica, con tanti saluti alla libertà metodologica. Sul suo blog, Giorgio Israel commenta l’intervista con solido buon senso e consiglia una linea di condotta ispirata alla riduzione del danno.

Giorgio Ragazzini

lunedì 26 marzo 2012

ESISTE NELLA SCUOLA LA QUESTIONE MORALE?

Se lo chiede (retoricamente) Mario Pirani nella sua rubrica Linea di confine, confermando un'attenzione ormai di lunga data ai problemi della scuola sulla linea gramsciana dell'impegno e della fatica come ingredienti ineliminabili della formazione culturale. Al centro della sua riflessione il libro di Marcello Dei Ragazzi si copia, più volte ricordato su questo blog, che denuncia l'enorme diffusione e la semilegalizzazione della pratica del copiare nella scuola italiana.  Leggi.

martedì 20 marzo 2012

DEPENALIZZIAMO IL SOMARO

Un professore catanese di scuola media denunciato dal padre di un allievo a cui aveva dato del “somaro” è stato rinviato a giudizio per “abuso di potere”. Le informazioni sull’episodio sono molto scarse nel breve articolo apparso su "La Repubblica", ma la vicenda ne ricorda un’altra, quella della docente palermitana che fece scrivere cento volte “Sono un deficiente” a un bullo che aveva infierito su un compagno. Anche senza saperne molto, cascano le braccia all’idea che episodi di questo tipo arrivino in un tribunale della Repubblica, con tutto l’immaginabile arretrato da smaltire e dopo che il Pubblico Ministero aveva chiesto l’archiviazione (è stato il Giudice delle Indagini preliminari a decidere diversamente). Nel caso meno favorevole al docente, si dovrebbe arrivare al massimo a un richiamo del dirigente; e semmai ci si può rammaricare per l’ennesima volta che da noi la deontologia professionale e gli organismi incaricati di verificarne il rispetto (senza far passare anni come i tribunali) non siano ancora neppure all’orizzonte. È un po’ come se per un fallo di gioco si denunciasse chi l’ha commesso invece di dare un calcio di punizione. Abbiamo (purtroppo) depenalizzato il falso in bilancio e il blocco stradale, per poi incriminare per un "somaro" un insegnante spazientito?
La notizia è stata ripresa da “Tuttoscuola” che si chiede se “rientra ancora, tra i ‘poteri’ (compiti, funzioni) dell’insegnante quello di rivolgersi agli alunni con quel tono burbero, tra brusco e paterno, ben noto alle precedenti generazioni di studenti”. Commenta con molto equilibrio l’episodio anche il blog  "LaProfonline".
(GR)

mercoledì 14 marzo 2012

"DI DESTRA”, “DI SINISTRA”: LE PIGRE ETICHETTE CHE DOVREMMO ABBANDONARE

Lo scorso 1° marzo Pierluigi Battista stigmatizzava l’antica e sempreverde abitudine “di una parte della sinistra” di squalificare come “di destra” il “nemico interno”, ovvero chi ha idee in parte diverse dalle proprie. Lo ha detto Vendola di Veltroni, possibilista su una modifica dell’articolo 18, mentre Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, appioppava la medesima etichetta a Pietro Ichino - il quale però ha le stesse idee di quando fu candidato dal partito di Fassina. Così per Renzi, che farebbe finta di essere di sinistra; così per Tony Blair. Aggiunge Battista: “Non si dice: Veltroni è di un'altra sinistra, giacché le sinistre possono essere più d'una. No, si dice: Veltroni è «di destra»”. Sensate considerazioni. Tuttavia l’opinionista del “Corriere” continua a usare queste categorie come se avessero un significato ben definito. Ma così non è e anzi sarebbe il caso, se non si è pronti per un’onorata sepoltura, di lasciarle in vita solo come denominazioni di schieramenti politici (la sinistra, il centrosinistra, il centrodestra), evitando di utilizzarle per rimpiazzare a buon mercato un'argomentazione o un giudizio di valore: una proposta “di destra”, un’idea “di sinistra”... Bisogna rassegnarsi alla loro insignificanza. Essere “di destra” vuol dire stare con Bossi, con Berlusconi o con Fini? Essere liberisti o statalisti? Liberali o fascisti? Come mai Di Pietro, se è di destra come dice Battista, è in sintonia con Vendola e i grillini? E ha senso dire che sono “di sinistra” sia il pragmatico Bersani sia Marco Rizzo, che ha “espresso dolore e presentato le proprie condoglianze al popolo nordcoreano per la morte di Kim Jong-il”?
Ma il bisogno di etichettare dà sicurezza a chi non è abituato a approfondire, a ragionare; e spesso a farlo sono gli stessi che insegnano il rispetto dell’ “altro”, del “diverso” - purché non sia diverso per le opinioni politiche...
Anche nel mondo della scuola posizioni di buon senso vengono demonizzate o rimosse con l'etichetta “di destra” o “di sinistra”. Per quanto ci riguarda, continueremo a rivolgerci a tutti, chiedendo adesioni e riflessioni su temi e obbiettivi precisi senza alcuna pregiudiziale politica e senza preoccuparci se sembreremo “di destra” o “di sinistra”. Etichette di cui già parecchi anni fa Giorgio Gaber faceva un’efficace caricatura. Guarda il video.

venerdì 24 febbraio 2012

PER LA CASSAZIONE, DOCENTI A RESPONSABILITÀ ILLIMITATA

Gli insegnanti e i dirigenti che considerano la scuola anche e soprattutto come un luogo di educazione alla responsabilità hanno molti agguerriti avversari: teorie pedagogiche e educative oggi un po’ consunte, ma ancora con ferventi seguaci; famiglie che difendono i loro figli, anche quando sono indifendibili; un’infinita serie di cattivi esempi  che sempre più consolidano nei giovani l’idea di avere molti  diritti ma nessuna responsabilità. Negli ultimi anni fra i “cattivi maestri” si è segnalata, purtroppo, in più di un’occasione, anche la magistratura; ...  (Continua a leggere)

giovedì 23 febbraio 2012

ANCHE NEL GOVERNO SI COMINCIA A CAPIRE CHE INSEGNARE LOGORA

Il sottosegretario Rossi Doria ammette che c'è un preoccupante aumento delle malattie professionali fra gli insegnanti. Era l'ora. Forse il problema del logoramento psico-fisico che l'insegnamento spesso comporta  sta uscendo dalla clandestinità. Ma la consapevolezza dei vari fattori in gioco è ancora molto parziale e spesso scollegata dagli orientamenti pedagogici che hanno a lungo egemonizzato la scuola italiana. In questo contesto, poi, è facile prevedere che l'improvvisa muraglia poliennale eretta tra molti docenti e la pensione aggraverà il problema. Leggi.

giovedì 16 febbraio 2012

LA PRESIDE E IL BIDELLO: CONDANNATI, CONDONATI E INAMOVIBILI

Sul “Corriere della Sera” Gian Antonio Stella denuncia, in un articolo come sempre documentato, l’ennesimo scandalo della pubblica amministrazione: Bidello fa da autista alla preside. Condannati, ma restano al loro posto. La sentenza arriva cinque anni dopo il rinvio a giudizio, il 24 ottobre dell’anno scorso, e stabilisce che la donna ha compiuto "artifici e raggiri finalizzati a conseguire, tramite l'uso privatistico dei propri poteri e funzioni, un ingiusto profitto". La dirigente viene condannata a 10 mesi di reclusione e 400 euro di multa. Il bidello a 7 mesi e a pagare 300 euro. “Pene evaporate per entrambi grazie al condono del 2006”. Per di più, sono tutti e due ancora al loro posto. Si chiede Stella: “Come pensa di spiegare, lo Stato, ai ragazzi di un liceo di Messina, che bisogna rispettare le regole?”
Negli ultimi anni abbiamo avuto nelle scuole italiane altri casi di malcostume, che non sono approdati nelle aule giudiziarie, ma non sono neppure stati sanzionati dal punto di vista disciplinare, per l’indifferenza o forse per l’impotenza ministeriale. 
Quale lezione trarre da questo episodio? In primis, bisogna che le norme disciplinari vengano modificate in modo da garantire provvedimenti tempestivi oltre che adeguati (la prontezza della pena auspicata da Beccaria). È d’altra parte inutile ripetere quanto scandalose siano la lentezza e la farraginosità dei processi (in questo caso penali), la dovizia dei condoni, la frequenza delle prescrizioni, il soggettivismo nell’applicazione delle leggi da parte di molti giudici, tutti fenomeni che minano alla base la certezza del diritto.
In secondo luogo, è urgente che nella scuola si radichi un sistema di principi etico-deontologici, anche a prescindere dalla futura, auspicabile creazione di organismi professionali incaricati di redigerli e di farli rispettare. Norme che riguardino i principali doveri di docenti e dirigenti nei confronti dei colleghi, degli studenti, delle famiglie, della propria stessa professione.
Abbiamo più volte sostenuto che, prima di pensare a complessi, costosi e poco convincenti sistemi premiali per i docenti e i dirigenti, si deve cominciare a sanzionare sic et simpliciter il demerito professionale. Ovviamente va messa in conto  la resistenza dei sindacati, ancora legati ad un conservatorismo ipergarantista, e l’avversione di politici e di opinionisti affezionati a modelli meritocratici astratti, che in altri paesi hanno dimostrato di creare più problemi di quanti ne risolvano.
Per fare un esempio analogo: quando qualche anno fa venne alla ribalta il fenomeno del bullismo studentesco, bastò ripristinare il vecchio voto di condotta  per  riportare un  clima più sereno nelle aule scolastiche e diminuire il senso di impotenza degli insegnanti.     (SC)
           
POTERICCHIO DA CASERME DI UNA VOLTA

La storia della preside che ha utilizzato a proprio sfacciato vantaggio il lavoro di un custode della sua scuola (mai possessivo fu più indicato), mi ha ricordato vicende passate. Chi come me naviga sui sessanta, di storie del genere, cioè di dirigenti statali che approfittano del proprio ruolo, ne ha viste e sentite purtroppo  in gran quantità. A cominciare da quella sorta di sottobosco malavitoso che un tempo prosperava nelle caserme, in cui, da soldati semplici, potevamo toccare con mano la strafottenza di chi, godendo di un po' di potericchio, non aveva remore a lasciarsi corrompere con regalie e favori di ogni sorta. Ricordo anche certi presidi che amavano circondarsi di piccole corti di fedelissimi, a cui concedere privilegi in cambio della fedeltà o di servizi; che talvolta – ne sono testimone – potevano consistere anche nel farsi lavare la macchina da qualcuno di questi disgraziati.
Di episodi simili ne potrei citare molti altri e parlare a lungo delle frustrazioni provate per aver dovuto assistere a tanta immoralità; o per avere qualche volta osato stigmatizzarla, entrando così nel mirino di certi capataz che, in barba ai  loro titoli di studio e alle loro fedi religiose o politiche, diventavano odiosi vendicatori se non accettavi di farti i fatti tuoi.
Credevo, tuttavia, che personaggi del genere, almeno nel mondo scolastico, fossero decisamente scomparsi. Invece, ancora una volta, si deve constatare che nel luogo che, come nessun altro, è deputato ad insegnare i valori della nostra  Costituzione vi sono dei miserabili che, contando sulla mancanza di controlli e sull’ipergarantismo di leggi e procedure, fanno strame di qualsiasi norma che riguardi la propria deontologia professionale.
Chiedo, infine, ai lettori di questo blog di smentirmi a proposito dello sconforto che ho provato nel leggere una notizia del genere e di convincermi che si tratta di un’eccezione e che episodi di questo tipo appartengono alla mia giovinezza, cioè ad altri tempi.     (VV)

mercoledì 8 febbraio 2012

LO STRESS DEGLI INSEGNANTI E LA SORDITÀ DEI GOVERNI

In un’intervista sul “Sussidiario.net”, il dottor Lodolo D’Orìa torna sul tema dello stress degli insegnanti e del nulla che si sta facendo, nonostante le sue documentate denunce, per prevenire le patologie psichiatriche e oncologiche che sono in aumento. Interventi in questo senso erano previsti dal decreto 81/08, ma sono rimasti sulla carta. “Al contrario il governo – in completa controtendenza col decreto – allunga l’età lavorativa senza premurarsi di accertare prima la vera condizione della categoria professionale. E ciò che fa più specie è il silenzio assordante dei sindacati che hanno paura degli stereotipi dell’opinione pubblica a fronte di quei pochi dati (raccapriccianti) disponibili sui loro iscritti”. Naturalmente Lodolo D’Orìa con il termine “stereotipi” si riferisce alla presunta condizione privilegiata della categoria. Leggi l’intervista.         (GR)