domenica 12 aprile 2020

L’“ANNUS HORRIBILIS” DELLA SCUOLA ITALIANA È STATO DAVVERO SALVATO?


Dopo la pubblicazione del Decreto Legge 8 aprile 2020, con le misure sulla conclusione dell’anno scolastico e sugli esami di Stato, la ministra Azzolina, ha dichiarato: “La scuola ha affrontato questa emergenza con grande capacità di reazione. La didattica a distanza ci ha aiutato a salvare l’anno scolastico. Non sostituisce e non potrà mai sostituire del tutto, ovviamente, la didattica in presenza. Ma era l’unica risposta possibile per non lasciare soli bambini e ragazzi e garantire loro il diritto allo studio previsto dalla Costituzione…Tutto ciò che è stato fatto sarà valorizzato. Quel che non si è potuto fare per difficoltà oggettive sarà recuperato, nell’interesse degli studenti e dei bambini… Ci sarà una valutazione seria e coerente con quanto svolto durante tutto l’anno”.
Ma nonostante l’impegno dei docenti e degli studenti per far funzionare la didattica a distanza (che del resto secondo l’Istat non ha raggiunto tutti gli allievi), l’anno scolastico è stato salvato in maniera sostanziale o solo formalistica? E la valutazione sarà davvero “seria e coerente”?
Da un punto di vista formale l’anno scolastico chiude regolarmente a giugno con gli scrutini e con gli esami di Stato, mantenendo in vita le lezioni, sia pure a distanza,  grazie appunto all’utilizzo degli strumenti didattici digitali. In verità concludere l’anno scolastico e ancor più terminare un curriculum di studi per poi iscriversi all’Università o trovare da subito uno sbocco professionale, significa che i docenti, DaD o non DaD, devono verificare le capacità e l’interesse dell’allievo a sviluppare i suoi talenti; e quindi garantire alla collettività che i nuovi adulti siano preparati e responsabili, quale che sia il loro futuro ruolo lavorativo, come del resto prevede il mandato che la nostra costituzione affida alla scuola. Di qui la necessità di certificare gli effettivi livelli di apprendimento, necessità di fatto vanificata dalla sanatoria decisa dal governo per tutti gli studenti di ogni ordine e grado; e dall’indizione di un esame di Stato per nulla attendibile per quanto attiene alla verifica della reale preparazione dei candidati, tutti ammessi d’ufficio.
Il Gruppo di Firenze, nell’ipotesi che le scuole venissero riaperte a maggio, aveva proposto di fare almeno dei corsi di recupero fra giugno e luglio per gli studenti in ritardo nella loro preparazione, ritenendo che farli all’inizio del nuovo anno scolastico a promozione comunque garantita, come ipotizza il Ministero della Pubblica Istruzione, li renderebbe poco utili e attendibili.
Ma per il perdurare dell’epidemia si parla di un’eventuale riapertura delle scuole solo a settembre; e allora, in una contingenza così eccezionale, si poteva valutare la possibilità di far terminare l’anno scolastico in corso non ad agosto ma alla fine di ottobre, facendo così recuperare due mesi a questo “annus horribilis”. Per arginare l’epidemia sono state chiuse fabbriche e negozi e non si sa se riusciranno tutte a ripartire. Moltissimi italiani hanno perso il lavoro e purtroppo tanti hanno perso la vita. Di fronte a tutto questo, non sembra un grave danno la modifica in via eccezionale del calendario scolastico, se questo serve a garantire un più valido e verificato processo formativo.
In definitiva non si può dire che con il decreto del governo l'anno scolastico sia  stato salvato, nonostante l'impegno generoso degli insegnanti, degli studenti e delle famiglie. È andato invece perduto in gran parte per i ragazzi che non avevano gli strumenti o la connessione per seguire le lezioni a distanza (oltre 1/3 secondo l'Istat) e anche per quelli che, per le loro condizioni socio-economiche, non hanno potuto avere l'attenzione e il sostegno dei familiari. E in una certa misura è stato inficiato anche dall'assenza di una qualche attendibile forma di valutazione di fine anno, che è un momento di necessaria verifica del percorso formativo di ciascun studente. Anche nell'interesse di un paese che abbia a cuore il proprio futuro.
Sergio Casprini

15 commenti:

ascalon ha detto...

Ovvio che saranno tutti promossi.
Sai che valanga di ricorsi, altrimenti.
Quello che mi infastidisce è vedere allievi che fino a marzo poco hanno fatto e tanto hanno disturbato e continuano a non fare con la didattica a distanza,in questo pure sostenuti dai genitori.
C'è comunque sempre bisogno di giovani per i lavori più semplici, sempre che li trovino.
Chi si impegna nel lavoro scolastico in classe e nell'appofondimento domestico avrà comunque qualche possibilità in più di riuscire nella vita.
Corsi a luglio? Nelle nostre scuole? La mia, e siamo nel Friuli Venezia Giulia è un forno, mi immagino in

Gabbrielli ha detto...

Concordo pienamente con Casprini. Mentre il paese sta cercando faticosamente di ripartire, la scuola rinvia tutto a settembre, discutendo (con poca gloria) della validità dell'anno scolastico in corso e magari se riprendere. Si dovrebbe e potrebbe fare di più, solo con un poco di fantasia e disponibilità, studiando soluzioni per "salvare" questo e progettando il nuovo anno scolastico, contribuendo fattivamente alla ripresa del paese. Invece sui blog continuano gli sterili dibattiti semi-ideologici e c'è qualcuno che afferma che, non potendo garantire distanziamento sociale, non si possa riprendere neppure a settembre.
Quanto sia autoreferenziale questo dibattito lo dimostra la constatazione che se questi interventi fossero letti fuori dalla comunità professionale, sicuramente gli autori si vergognerebbero o metterebbero maggior pudore, come avviene per gli interventi rivolti al mondo "esterno". In una circostanza tanto straordinaria, com'è possibile non rendersi conto dell'impegno che comunque gli insegnanti hanno verso il paese? Verso i ragazzi che non accedono alla DaD o hanno poco più del libro di testo e "compiti a casa" e verso le famiglie degli studenti del primo ciclo che non sanno come gestire i propri figli fino alle ferie, ammesso che ci siano. Vogliamo proprio che qualcuno ci ricordi che è facile sentenziare quanto lo stipendio è assicurato anche rimanendo a casa, potendo seguire in sicurezza i propri figli e nipoti.....è mai possibile che certi pensieri non affiorino alla mente e soprattutto alla coscienza? Ovviamente, non attendo la risposta di chi si sta già meritoriamente impegnando e di coloro che forniscono facili alibi ai colleghi inadempienti.....

Ida ha detto...

Mi sembra difficile prevedere l'andamento del virus a settembre, e quali condizioni di sicurezza consentiranno gli edifici scolastici. Credo che sia un periodo da vivere momento per momento, con soluzioni piene di difetti, ma pur sempre parzialmente valide, ad accompagnare il periodo di crisi.

Lisa Roscioni ha detto...

Forse bisognerebbe liberarsi da questo ossessione valutativa. Come ha detto Serianni la maturità quest'anno è nell'epidemia, come è stata la guerra per altre generazioni. La vita forse vale di più di quattro nozioni.

Morpy ha detto...
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Morpy ha detto...

Purtroppo continuo a non capire chi paventa "la valanga di ricorsi"; ebbene a questi replico -come docente- che questa volta il ricorso lo farò contro chi promuverà in modo indiscriminato (in ipotesi: abuso di atti d'ufficio, eccesso di potere, falso in atto pubblico). Quanto alla guerra: gli esami si fecero nel 1945; poi nel 1948 entrò in vigore la Costituzione che prevede l'obbligo degli esami di stato che non possono essere aboliti. Piero Morpurgo

Unknown ha detto...
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Paolo Ferratini ha detto...

Una medaglia a Lisa Roscioni! Finalmente una voce di buon senso. Molti insegnanti sono affetti dal complesso di Minosse: se non valutano non esistono. Salvo poi lamentarsi perché gli alunni "studiano solo per il voto"... Sono loro che insegnano solo per il voto, in assenza del quale vedono sminuito il proprio lavoro

Gab ha detto...

D'accordo nell'evitare l'ossessione valutativa, ma è il MIUR, pardon MI, che, almeno al momento, ci chiede di dare voti, visto che, salvo (spero) essere smentito dalle prossime ordinanze, gli scrutini a giugno ci saranno esattamente come se nulla fosse accaduto e per le classi del triennio quei voti conteranno non poco visto che concorrono in modo essenziale alla formazione del credito scolastico. Nella situazione attuale non mi scandalizza affatto l'ammissione generalizzata all'anno successivo anche dei ragazzi fragili o fragilissimi e che quindi presenteranno insufficienze e mi pare che abbia un senso (semmai trovo ben più discutibile ammettere chi di fatto, ma senza formalizzare alcunché, aveva abbandonato prima del lockdown ed ora non sta frequentando la DaD); il problema è valutare i ragazzi più attrezzati: se ora non dessi voti a giugno quale proposta di voto dovrei formulare? 10 politico perché fino al 22 febbraio eri nella fascia alta?

Andrea Ragazzini ha detto...

Le parole sono importanti e oltre a Nanni Moretti lo pensa certamente, a maggior ragione, Luca Serianni, che si è visto storpiare le proprie, e insieme a loro il proprio pensiero, da un maldestro titolista: "Per questi diciottenni il vero rito di passaggio sarà l'epidemia".
Nel testo dell'articolo le parole di Serianni sono infatti assai diverse:
"Sarà un esame semplificato, inevitabile che sia così, ma significativo anche se richiederà una riduzione dell’impegno. Tutto il Paese è in emergenza, anche i ragazzi, che nelle restrizioni in casa soffrono di più, sono chiamati a fare la loro parte: studiare, concentrarsi sulla prova, in qualsiasi forma sarà, e dare il meglio di sé. Una Maturità alleggerita non vuol dire priva di valore, si potrà distinguere il merito con i voti. E sarà ugualmente un rito, il salto nella vita adulta a cui questa epidemia li sta già costringendo." Lisa Roscioni ha dunque utilizzato più il pensiero dello sbrigativo titolista che quello dell'illustre linguista. E a proposito di parole, ce ne è una che negli ultimi tempi se la passa piuttosto male: la parola "valutazione", un compito che è parte integrante del lavoro degli insegnanti. Lisa Roscioni parla di "ossessione valutativa", altri di "rito sanzionatorio" o di scuola come "luogo del giudizio". E persino Paolo Ferratini paragona "molti insegnanti" a Minosse che, come è noto, "giudica e manda secondo ch'avvinghia", precipitando gli sventurati studenti nei gironi infernali che si meritano.

Elisa ha detto...

E i docenti universitari che stanno facendo esami on line? il 40% dei compagni di mio figlio tutti bocciati. In diretta quegli assassini.

Giorgio Ragazzini ha detto...

Per Elisa: e come si fa a sapere se se lo meritavano o no?

Enrico D. ha detto...

L'ossessione valutativa l'hanno semmai dimostrata tutti quelli che si sono affannati in questi mesi ad esaltare quella "formativa" e a definire "sanzionatoria" o peggio quella cosiddetta "sommativa". Gli "ossessi" hanno solo risposto.

Elisa ha detto...

Non mi sono spiegaata, intendevo ironizzare in merito ai pavidi timori che molti manifestano su qualsiasi modalità di valutazione venga utilizzata, Ben venga la bocciatura on line se meritata. Rimango stupita che in questa situazione come scrive chi mi precede molti si siano affannati in modo ossessivo contro le verifiche soprattutto se sommative. Da quanto mi ha riferito anche oggi mio figlio nessuno dei suoi amici bocciati ha manifestato rivendicazioni.

Blogger ha detto...

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