venerdì 24 febbraio 2012

PER LA CASSAZIONE, DOCENTI A RESPONSABILITÀ ILLIMITATA

Gli insegnanti e i dirigenti che considerano la scuola anche e soprattutto come un luogo di educazione alla responsabilità hanno molti agguerriti avversari: teorie pedagogiche e educative oggi un po’ consunte, ma ancora con ferventi seguaci; famiglie che difendono i loro figli, anche quando sono indifendibili; un’infinita serie di cattivi esempi  che sempre più consolidano nei giovani l’idea di avere molti  diritti ma nessuna responsabilità. Negli ultimi anni fra i “cattivi maestri” si è segnalata, purtroppo, in più di un’occasione, anche la magistratura; ...  (Continua a leggere)

giovedì 23 febbraio 2012

ANCHE NEL GOVERNO SI COMINCIA A CAPIRE CHE INSEGNARE LOGORA

Il sottosegretario Rossi Doria ammette che c'è un preoccupante aumento delle malattie professionali fra gli insegnanti. Era l'ora. Forse il problema del logoramento psico-fisico che l'insegnamento spesso comporta  sta uscendo dalla clandestinità. Ma la consapevolezza dei vari fattori in gioco è ancora molto parziale e spesso scollegata dagli orientamenti pedagogici che hanno a lungo egemonizzato la scuola italiana. In questo contesto, poi, è facile prevedere che l'improvvisa muraglia poliennale eretta tra molti docenti e la pensione aggraverà il problema. Leggi.

giovedì 16 febbraio 2012

LA PRESIDE E IL BIDELLO: CONDANNATI, CONDONATI E INAMOVIBILI

Sul “Corriere della Sera” Gian Antonio Stella denuncia, in un articolo come sempre documentato, l’ennesimo scandalo della pubblica amministrazione: Bidello fa da autista alla preside. Condannati, ma restano al loro posto. La sentenza arriva cinque anni dopo il rinvio a giudizio, il 24 ottobre dell’anno scorso, e stabilisce che la donna ha compiuto "artifici e raggiri finalizzati a conseguire, tramite l'uso privatistico dei propri poteri e funzioni, un ingiusto profitto". La dirigente viene condannata a 10 mesi di reclusione e 400 euro di multa. Il bidello a 7 mesi e a pagare 300 euro. “Pene evaporate per entrambi grazie al condono del 2006”. Per di più, sono tutti e due ancora al loro posto. Si chiede Stella: “Come pensa di spiegare, lo Stato, ai ragazzi di un liceo di Messina, che bisogna rispettare le regole?”
Negli ultimi anni abbiamo avuto nelle scuole italiane altri casi di malcostume, che non sono approdati nelle aule giudiziarie, ma non sono neppure stati sanzionati dal punto di vista disciplinare, per l’indifferenza o forse per l’impotenza ministeriale. 
Quale lezione trarre da questo episodio? In primis, bisogna che le norme disciplinari vengano modificate in modo da garantire provvedimenti tempestivi oltre che adeguati (la prontezza della pena auspicata da Beccaria). È d’altra parte inutile ripetere quanto scandalose siano la lentezza e la farraginosità dei processi (in questo caso penali), la dovizia dei condoni, la frequenza delle prescrizioni, il soggettivismo nell’applicazione delle leggi da parte di molti giudici, tutti fenomeni che minano alla base la certezza del diritto.
In secondo luogo, è urgente che nella scuola si radichi un sistema di principi etico-deontologici, anche a prescindere dalla futura, auspicabile creazione di organismi professionali incaricati di redigerli e di farli rispettare. Norme che riguardino i principali doveri di docenti e dirigenti nei confronti dei colleghi, degli studenti, delle famiglie, della propria stessa professione.
Abbiamo più volte sostenuto che, prima di pensare a complessi, costosi e poco convincenti sistemi premiali per i docenti e i dirigenti, si deve cominciare a sanzionare sic et simpliciter il demerito professionale. Ovviamente va messa in conto  la resistenza dei sindacati, ancora legati ad un conservatorismo ipergarantista, e l’avversione di politici e di opinionisti affezionati a modelli meritocratici astratti, che in altri paesi hanno dimostrato di creare più problemi di quanti ne risolvano.
Per fare un esempio analogo: quando qualche anno fa venne alla ribalta il fenomeno del bullismo studentesco, bastò ripristinare il vecchio voto di condotta  per  riportare un  clima più sereno nelle aule scolastiche e diminuire il senso di impotenza degli insegnanti.     (SC)
           
POTERICCHIO DA CASERME DI UNA VOLTA

La storia della preside che ha utilizzato a proprio sfacciato vantaggio il lavoro di un custode della sua scuola (mai possessivo fu più indicato), mi ha ricordato vicende passate. Chi come me naviga sui sessanta, di storie del genere, cioè di dirigenti statali che approfittano del proprio ruolo, ne ha viste e sentite purtroppo  in gran quantità. A cominciare da quella sorta di sottobosco malavitoso che un tempo prosperava nelle caserme, in cui, da soldati semplici, potevamo toccare con mano la strafottenza di chi, godendo di un po' di potericchio, non aveva remore a lasciarsi corrompere con regalie e favori di ogni sorta. Ricordo anche certi presidi che amavano circondarsi di piccole corti di fedelissimi, a cui concedere privilegi in cambio della fedeltà o di servizi; che talvolta – ne sono testimone – potevano consistere anche nel farsi lavare la macchina da qualcuno di questi disgraziati.
Di episodi simili ne potrei citare molti altri e parlare a lungo delle frustrazioni provate per aver dovuto assistere a tanta immoralità; o per avere qualche volta osato stigmatizzarla, entrando così nel mirino di certi capataz che, in barba ai  loro titoli di studio e alle loro fedi religiose o politiche, diventavano odiosi vendicatori se non accettavi di farti i fatti tuoi.
Credevo, tuttavia, che personaggi del genere, almeno nel mondo scolastico, fossero decisamente scomparsi. Invece, ancora una volta, si deve constatare che nel luogo che, come nessun altro, è deputato ad insegnare i valori della nostra  Costituzione vi sono dei miserabili che, contando sulla mancanza di controlli e sull’ipergarantismo di leggi e procedure, fanno strame di qualsiasi norma che riguardi la propria deontologia professionale.
Chiedo, infine, ai lettori di questo blog di smentirmi a proposito dello sconforto che ho provato nel leggere una notizia del genere e di convincermi che si tratta di un’eccezione e che episodi di questo tipo appartengono alla mia giovinezza, cioè ad altri tempi.     (VV)

mercoledì 8 febbraio 2012

LO STRESS DEGLI INSEGNANTI E LA SORDITÀ DEI GOVERNI

In un’intervista sul “Sussidiario.net”, il dottor Lodolo D’Orìa torna sul tema dello stress degli insegnanti e del nulla che si sta facendo, nonostante le sue documentate denunce, per prevenire le patologie psichiatriche e oncologiche che sono in aumento. Interventi in questo senso erano previsti dal decreto 81/08, ma sono rimasti sulla carta. “Al contrario il governo – in completa controtendenza col decreto – allunga l’età lavorativa senza premurarsi di accertare prima la vera condizione della categoria professionale. E ciò che fa più specie è il silenzio assordante dei sindacati che hanno paura degli stereotipi dell’opinione pubblica a fronte di quei pochi dati (raccapriccianti) disponibili sui loro iscritti”. Naturalmente Lodolo D’Orìa con il termine “stereotipi” si riferisce alla presunta condizione privilegiata della categoria. Leggi l’intervista.         (GR)

martedì 31 gennaio 2012

LA PROTEZIONE CHE DANNEGGIA I GIOVANI

Antonio Polito firma oggi sulla prima pagina del “Corriere” una riflessione intitolata Perché proteggiamo (troppo) i nostri figli. L’argomento non è nuovo, ma purtroppo gli orientamenti educativi adeguati ai cambiamenti sociali faticano a diventare pratica formativa e cultura di governo. È indispensabile sconfiggere il senso comune che quasi identifica l’affetto per i figli con la protezione “perché  - come scrive Polito - in realtà tradisce una sfiducia collettiva nei loro mezzi, una paura di lasciarli nuotare con le loro forze e il prima possibile, che a sua volta contribuisce a deprimere la loro autostima”. Leggi

lunedì 23 gennaio 2012

LA CRISI DELL'AUTORITÀ E LA SOCIETÀ CHE DISEDUCA

Sempre per la serie repetita che giovano, è da segnalare un intervento di Aldo Grasso sul “Corriere della Sera” che, partendo dal naufragio del Giglio, si aggiunge a tutti quelli che hanno denunciato il rovinoso indebolimento delle idee di responsabilità personale e di autorità, due cardini essenziali della convivenza civile. E ancor più della vicenda della Costa, la mancanza di una qualsiasi “catena di comando” in grado di far rispettare le leggi è dimostrata dal dilagare, ormai pluridecennale, di forme di protesta come quella degli autotrasportatori, basate sulla presa di ostaggi, cioè degli incolpevoli cittadini a cui viene sequestrato il diritto di circolare liberamente.
La scuola che dovrebbe educare al rispetto delle leggi (quindi degli altri) si trova così a combattere con una società che in  mille modi diseduca; e più ancora che con la violazione delle regole, con la fuga dal dovere di farle rispettare. Leggi.

CITAZIONI - LA SANZIONE EDUCATIVA

Il proverbio latino “Repetita iuvant”, che sembra formulato per i distratti o i duri di comprendonio, esprime una verità psicologica fondamentale: il passaggio dalla nozione di un problema a una reale convinzione riguardo alla sua importanza non è per nulla scontato. Può derivare dal coinvolgimento diretto nell’esperienza oppure da una serie di approfondimenti e di riflessioni che, specialmente se provenienti da persone autorevoli, possono provocare quella “massa critica” di elementi conoscitivi ed emotivi (come una certa preoccupazione) che ne fanno un centro di interesse e una chiave di lettura della realtà. Per esempio, chi non concorda a parole sull’importanza dei rispetto delle regole? Eppure è ancora raro che un’affermazione del genere comporti poi un’accettabile coerenza nelle valutazioni e nei comportamenti; anzi è frequente che venga subito fatta seguire da un “ma” che ne riduce drasticamente o addirittura ne ribalta il significato. Continua a leggere.

venerdì 13 gennaio 2012

CAMBIARE LA SCUOLA SEGUENDO LE MODE


Raffaele Simone, noto linguista e già efficace fustigatore dei costumi nostrani con Il paese del pressappoco, partendo dai “due spettri che si aggirano nelle scuole italiane, la lavagna interattiva e i tablet”, passa in rassegna le mode che hanno tormentato gli insegnanti negli scorsi decenni e ci ricorda che “la cultura digitale è uno dei più temibili moventi di interruzione della concentrazione che si siano mai presentati nella storia”. Leggi.

lunedì 9 gennaio 2012

VALUTAZIONE E MITOLOGIA DEI NUMERI

Ci sono cose che si possono facilmente misurare, altre meno o magari per niente, almeno in senso proprio e cioè basandosi su unità di misura condivise. Come ha scritto tempo fa il matematico Giorgio Israel,“quando attribuisco un voto al compito di uno studente non misuro un bel nulla: non faccio altro che usare numeri per rappresentare in modo sintetico il mio giudizio soggettivo che mai potrà essere «oggettivo» come lo è invece misurare la lunghezza di un tavolo con un metro. Posso al più tentare di essere «equanime»”. Lo stesso Israel torna oggi a metterci in guardia, in un articolo sul “Messaggero”, sui limiti dei test di valutazione, i quali, anche quando ben fatti, possono essere applicati a rilevare conoscenze e capacità elementari e non certo la complessità di una formazione culturale che si rispetti.
La cieca fiducia negli studi statistici non è meno dannosa delle valutazioni impressionistiche non supportate da alcun dato, anzi forse è più insidiosa perché tende a presentarsi come assolutamente oggettiva. Si diffondono così dei veri e propri dogmi e pochi hanno la libertà interiore e la competenza necessarie per metterli in discussione. Uno di questi contrappone l’eccellenza della nostra scuola elementare al “buco nero” che sarebbe costituito dalla medie, oggetto di un recente rapporto della fondazione Agnelli. A suo tempo segnalammo un intervento in proposito di Luca Ricolfi (Il mito della scuola elementare). E qualche settimana fa due studiosi, Enrico Gori e Raffaella Marin, hanno messo  in dubbio sul “Sussidiario.it" la validità dei dati su cui si basa il rapporto Agnelli (con replica di Gavosto e loro controreplica), sostenendo tra l’altro che l’analisi dei dati “non può essere scissa dalla considerazione dei tassi di scolarizzazione alle diverse età: se i giovani con competenze peggiori non si iscrivono al grado successivo, o sono espulsi dal sistema scolastico, vengono automaticamente esclusi; l’effetto che ne consegue, con tutta probabilità, è che il livello medio di competenze cresce grazie alla loro esclusione”. (GR)

venerdì 6 gennaio 2012

CITAZIONI - DA "A COSA SERVE LA POLITICA?", DI PIERO ANGELA


La de-meritocrazia
La questione del merito va ben al di là del giusto riconoscimento dei valori individuali e della qualità del lavoro svolto: perché quando si passa dal livello singolo a quello collettivo, il merito cambia natura, esce dalla dimensione etica ed entra in quella economica.
In altre parole, se un paese premia il merito a tutti i livelli, crea le condizioni per migliorare il funzionamento della società e questo aiuta anche a migliorare la sua competitività. [...] L'European House dello studio Ambrosetti di Milano ha pubblicato uno studio proprio sul merito [continua a leggere]

venerdì 23 dicembre 2011

LA COMMISSIONE SPARITA E LE INDICAZIONI PER IL PRIMO CICLO


Nel settembre del 2010 la Commissione che aveva elaborato le Indicazioni Nazionali per i Licei, coordinata da Max Bruschi, aveva iniziato il lavoro di revisione complessiva delle Indicazioni per il primo ciclo, a partire soprattutto dalla considerazione del grave deficit di strumenti linguistici e logico matematici con cui troppi studenti si affacciano alle scuole superiori e che compromette seriamente il proseguimento degli studi, con l’inevitabile séguito di insuccessi e di abbandoni.
Dopo essersi riunita varie volte fino a dicembre e aver prodotto già le bozze per alcune discipline anche in base ai pareri raccolti nel mondo della scuola, la Commissione non è stata più convocata, senza che siano state fornite spiegazioni neppure ai suoi stessi componenti. C’è stato evidentemente un cambio di linea politica da parte del Ministero che all’inizio dello scorso novembre ha fatto sapere che un non meglio identificato gruppo di lavoro si sta occupando delle indicazioni nazionali del primo ciclo, previa ampia consultazione delle scuole.
Martedì, all’interno di un articolo sul “Messaggero” intitolato Università e scuola, l’agenda del merito, Giorgio Israel, che di quella commissione faceva parte,  scrive a questo proposito: “Le nuove indicazioni nazionali per i licei furono ispirate al principio di fissare le conoscenze imprescindibili lasciando la massima libertà metodologica. È il modo di concepire correttamente l’autonomia: il principio opposto - propugnato dal pedagogismo costruttivista - è invece il disinteresse per i contenuti e l’imposizione di rigide prescrizioni metodologiche. Sarebbe auspicabile che la revisione delle indicazioni nazionali per il primo ciclo (elementari e medie) seguisse la stessa impostazione non ideologica”(cioè quella delle indicazioni liceali).
Proprio per sostenere questo auspicabile orientamento, Israel ha deciso di pubblicare il testo delle indicazioni riguardanti la matematica per la scuola primaria, da lui stesso curato, spiegandone brevemente la storia sul suo blog (vedi la nota di mercoledì 7 dicembre).
Ma abbiamo il timore che si intendano percorrere le deleterie strade del pedagogismo di cui parla Israel.

sabato 17 dicembre 2011

SOSPENSIONI ALTERNATIVE E ALTERNATIVE ALLA SOSPENSIONE


Qualche giorno fa il “Corriere della Sera” riportava un’idea del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria, già collaboratore di Fioroni e maestro di strada  a Napoli: la sospensione “in stile hockey”. Niente allontanamento da scuola (perché “non serve a niente”), ma “lavori socialmente utili”: cancellare una scritta, carteggiare una panchina... Poi il punito torna a fare lezione, ma separato dai suoi compagni; non è chiaro cosa significhi, ma è probabile che abbia degli insegnanti tutti per sé, il che suscita la giusta censura di Paola Mastrocola. Molto negativo verso il sottosegretario “tecno-buonista” il commento di Giorgio Israel, oltretutto contrario a che un governo tecnico si spinga fino dare indirizzi “a fortissima valenza culturale”.
Quella dei “lavori utili” può essere un’alternativa alla sospensione, purché venga applicata con il dovuto rigore e non sia un modo per minimizzare la sanzione; e non a caso è cara a tutti coloro che rifiutano l’idea stessa di punizione, come la psicologa citata nell’articolo: “mettiamo al ragazzo un’etichetta che non si toglierà più di dosso”.
Fu il berlingueriano Statuto degli Studenti a introdurre questa innovazione nel 1998. A proposito delle sanzioni vi si stabiliva infatti che “allo studente è sempre offerta la possibilità di convertirle in attività in favore della comunità scolastica”. Con quel "sempre" commettendo in un sol colpo un errore pratico e un duplice errore educativo. Pratico, perché costringe le scuole a trovare per forza qualcosa di sensato da fare e a impegnare un insegnante per seguire il ragazzo. Educativo,  perché impedisce alla scuola di scegliere quale punizione sia più adatta al caso specifico e perché non dice nulla sulla quantificazione di queste “attività”, aprendo la strada ai più generosi condoni.
È positivo, infine, il fatto che per la prima volta si sia tenuto un convegno o corso di aggiornamento sul "tenere la classe", cioè sulla condotta; ma rispunta sistematicamente l’idea che soltanto con una didattica alternativa possano risolversi i problemi disciplinari. (GR) 

giovedì 1 dicembre 2011

L'APPELLO PER LA SCUOLA DEI PRÈSIDI ROMANI


Giovedì 24 abbiamo dato notizia dell'iniziativa "antioccupazioni" di trentadue dirigenti scolastici romani, che hanno reso pubblico un appello in cui si sottolinea la funzione formativa della scuola, anche sul piano della partecipazione studentesca, e si dice chiaramente "No" alle occupazioni. Ne pubblichiamo oggi il testo integrale.


Leggi l' Appello per la scuola.

lunedì 28 novembre 2011

I LABORATORI VUOTI DEGLI ISTITUTI PROFESSIONALI


Lo scorso mercoledì 23 novembre il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione ha espresso un primo parere (un altro seguirà a breve) sulle Linee guida ministeriali per il secondo biennio e per il quinto anno relative agli istituti tecnici e ai professionali. Un’esauriente documentazione si può leggere
sul sito della Flc/Cgil.
Il parere è sostanzialmente positivo, a parte alcune riserve. Ma non sarà certo questa o quella maniera di utilizzare le quote di flessibilità e di autonomia, né l’estensione a tutte le materie della “didattica laboratoriale” a sanare “lo scempio” degli istituti professionali, come lo ha definito l’Associazione Docenti Italiani (vedi la convincente analisi sul suo sito), uno scempio per il quale le responsabilità sono perfettamente “bipartisan”. È un po’ come se ci preoccupasse dell’arredamento o dei servizi in una casa dalle pessime fondamenta.
Proprio a proposito dei professionali, ci arriva un’appassionata e circostanziata testimonianza da Riccardo Galante, uno dei tanti docenti che queste scelte le scontano nella loro attività quotidiana.


L'esasperazione di noi insegnanti degli Ipsia e soprattutto di noi insegnanti tecnico-pratici è arrivata al culmine. Negli ultimi 15 anni sui professionali si sono abbattute due riforme una più sciagurata dell'altra, iniziando dal famigerato Progetto 92, passando per il Progetto 2002 che ha poi portato all'attuale disastro della riforma Gelmini. Continua a leggere.

giovedì 24 novembre 2011

I DICIOTTO PRÈSIDI FANNO SCUOLA

Domani una ventina di prèsidi romani si riuniranno al liceo scientifico Newton, chiamati a raccolta dal dirigente Mario Rusconi. Lo riferisce “Il Tempo” di ieri. Gli obbiettivi sono due: redigere un documento comune per dire per dire basta alle occupazioni studentesche e proporre un'alternativa agli studenti. Nell’appello agli studenti si parlerà tra l’altro della scuola “come luogo dove tutti gli studenti possano partecipare, proporre e utilizzare la loro creatività, la scuola come palestra di democrazia”.
C’è davvero da rallegrarsi per l’iniziativa, che sembra proprio ispirarsi a quella analoga dei diciotto dirigenti toscani, sia per l’idea di non affrontare più da soli il problema, sia per quella di un appello che comprenda, insieme a un chiaro “no” alle occupazioni, anche l’offerta di alternative alle occupazioni che siano rispettose di leggi e regolamenti e anche decisamente più formative per gli studenti. Leggi. (GR)

lunedì 21 novembre 2011

ANCORA SULL'INCONTRO DEL 15 NOVEMBRE

Ritengo che l'incontro sia servito a tutti: a noi per capire soprattutto le posizioni degli studenti e quanto la nostra lettera abbia inciso sul cambiamento di rotta relativo alle occupazioni; agli studenti che, tramite la nostra lettera, se non altro si sono fermati e interrogati sull'utilità delle occupazioni e altro; ai politici, perché mi auguro che abbiano capito che la scuola si costruisce insieme e che dei problemi che l'affliggono devono farsene maggiore carico. La nostra lettera ha smosso, cari colleghi; ha smosso. E di questo sono convinta e soddisfatta.

Patrizia D'Incalci, dirigente del Liceo scientifico "Rodolico" di Firenze

domenica 20 novembre 2011

SUL CONFRONTO PRESIDI-STUDENTI IN PALAZZO VECCHIO


Il prèside Gianfranco Carloni, uno dei diciotto firmatari della
lettera aperta sulle occupazioni studentesche, commenta l’incontro del 15 novembre scorso nel Salone dei Cinquecento.

L'incontro degli studenti a Palazzo Vecchio con i prèsidi c'è stato; e questo è già un avvenimento. Leggi.

sabato 19 novembre 2011

OCCUPAZIONI: SOLO OBSOLETE E RITUALI?

Una breve considerazione a margine dell’incontro di Palazzo Vecchio tra prèsidi e studenti (pomeridiano: una scommessa vinta). Me la suggerisce un passaggio del commento di Carlo Sorrentino sul “Corriere Fiorentino” di giovedì (Prof e studenti fuori dal guscio), per il resto ottimo come sempre: “È vero che tali confronti avvengono anche nelle occupazioni, specialmente con i tanti insegnanti che non si tirano indietro e partecipano alle assemblee e alla didattica «alternativa», ma ...”. Comprendo l’intenzione dialogica di questi colleghi, però così facendo hanno finito per legittimare le occupazioni, che erano e restano una ferita alla legalità e al concetto stesso di scuola pubblica, della quale - scrivono i 18 presidi - nessuno “ha diritto di appropriarsi, per qualunque motivo, e di impedirne l’uso ad altri”. E a questo proposito voglio sottolineare che martedì solo i presidi Addabbo e Vagnoli hanno evidenziato la violazione di regole che implicano tali iniziative, le quali quindi non sono soltanto obsolete e rituali. Lo stesso Renzi su questo ha sorvolato nel suo bell’intervento; e l’assessore alle politiche giovanili Cristina Giachi è arrivata a dire: “Non dico di non farle le occupazioni: ma fatele «belle»”...

Sergio Casprini

mercoledì 16 novembre 2011

RESOCONTI DA PALAZZO VECCHIO

L’incontro di ieri fra gli studenti e i prèsidi, centrato sul tema I giovani, la politica, la scuola, ha visto la partecipazione di circa duecento persone, in grande maggioranza studenti, nonostante che questi ultimi abbiano segnalato la mancanza di una più capillare informazione all’interno delle scuole. Con questo è stata vinta tra l’altro una scommessa importante: fare di pomeriggio le iniziative che riguardano la scuola, per ridurre al minimo la perdita delle ore di lezione e rendere credibile la partecipazione degli studenti, come chiedeva la lettera dei 18 presidi. Ieri, ad esempio, erano numerosi gli allievi del “Saffi”, che sono arrivati al Salone dei Cinquecento direttamente da scuola.
Sulla pedana rialzata erano seduti uno studente e tre studentesse, due presidi (Vagnoli e Addabbo), l’assessore comunale Di Giorgi, che ha proposto e condotto l’incontro, il suo omologo Di Fede della Provincia, e i direttori del “Corriere Fiorentino” e della “Nazione” Ermini e Tedeschini.
La prima metà dell’incontro è risultata più interessante e attinente al tema. I contributi dei giovani relatori sono stati apprezzati per la già matura capacità di esporre le proprie idee con disinvoltura e proprietà di linguaggio. La presenza degli assessori alla pubblica istruzione ha poi deviato una buona parte dei successivi interventi dal tema della formazione politica dei giovani verso i problemi delle singole scuole, che comprensibilmente stanno molto a cuore ai ragazzi interessati.
Qualcuno ha difeso le occupazioni, ma nel complesso è sembrato chiaro che la maggior parte degli studenti considera sbagliato e poco produttivo questo metodo. Sugli effetti della lettera dei prèsidi, forse la testimonianza più interessante la si poteva leggere ieri sul “Corriere fiorentino”: una studentessa affermava che “ha dato stimoli e fiducia alle migliaia di studenti anti-occupazioni”; ed era uno degli obbiettivi dell’iniziativa.
Leggi i resoconti: "Il Corriere Fiorentino", "La Repubblica", "L'Unità", "La Nazione.it".
Guarda il video.