sabato 23 novembre 2019

L'ESAME ALLA CAMOMILLA DEL MINISTRO FIORAMONTI


Tra le due modifiche all'Esame di Stato annunciate dal Ministro Fioramonti, la prima, il ritorno della traccia di storia, è  condivisibile, anche se era stata soppressa perché veniva scelta da pochissimi studenti, ma limitandosi a prenderne atto, si direbbe senza porsi minimamente il problema di approfondirne le ragioni.
La seconda novità fa parte della serie "Dalla parte degli studenti", un fortunato  reality di produzione Miur che ha vista protagonisti in varia misura tutti i ministri dell'Istruzione, e qualche sottosegretario, degli ultimi anni. Fioramonti ha deciso di eliminare le buste da sorteggiare all'inizio del colloquio, mantenendo però l'idea dei materiali di varia natura (poesie, articoli, fotografie, riproduzioni di opere d'arte) con cui farlo partire. Queste le motivazioni: "La maturità non deve essere una roulette, non siamo al casinò (!). Non vogliamo che l'esame di stato sia un elemento di stress .... e  che diventi una corsa al massacro (!). Gli studenti devono andare all'esame fieri e sicuri della propria preparazione." Fierezza e sicurezza che saranno  sicuramente agevolate se, come ha dichiarato il Ministro a domanda dei giornalisti, gli studenti potranno conoscere in anticipo il materiale di cui sopra. Al Ministero smentiscono però il loro superiore, affermando che i materiali non si sapranno prima, ma sarà solo evitata la roulette russa (!) delle buste. Cioè non cambierebbe quasi nulla, salvo non escludere, pensando male, una preventiva comunicazione dell'argomento da parte di qualche commissario...
Ma tornando allo stress, questa idea di un esame alla camomilla è una palese mistificazione. Di fronte a una prova importante, come dovrebbe essere l'Esame di Stato, un qualche stress è fisiologico e inevitabilmente legato  tanto all'impegno necessario per essere e sentirsi preparati, quanto al misurare le proprie capacità e i propri limiti nell'affrontare la prova stessa. Rendendo l'esame più facile (questo è l'intento di Fioramonti) si diminuirà forse lo stress, ma si indeboliranno anche le motivazioni a prepararsi seriamente.
Andrea Ragazzini

5 commenti:

Busiride ha detto...

Sentire un ministro che parla di "corsa al massacro" in riferimento a un esame che è regolarmente superato dal 99,8% dei candidati è a dir poco imbarazzante.

Angela ha detto...

Dove l'hanno trovato? in sudafrica? non potevano lasciarlo dov'era?

Daniela Giuliani ha detto...

UN ELOGIO DEGLI ESAMI (SERI)

Mi chiamo Daniela e sono un'insegnante di scuola primaria in pensione da un anno. Essendo nata a dicembre sono entrata a scuola che ancora non avevo 6 anni: era il primo ottobre 1961 e da allora non ne sono praticamente più uscita fino al primo settembre del 2018. Ai miei tempi facevamo una prova d'esame anche alla fine della seconda elementare. La ricordo ancora: pensierino, problema, disegno (il mio erano due collinette con il sole in mezzo: brutto e stereotipato, non sono mai stata brava a disegnare). Non ricordo se c'erano dei commissari esterni o solo altre insegnanti della stessa scuola. Non ricordo com'è andata. Suppongo bene, sono sempre stata bravina, anche se non mi sprecavo troppo a studiare. Era comunque un esame, il primo della vita, un fatto importante se visto con gli occhi di una bambina di sei anni e mezzo. Era una prova da affrontare, con un po' di timore, con fiducia nelle proprie capacità. Era un modo per dimostrare al "mondo" quanto eravamo bravi, per far sentire i genitori orgogliosi.
Abolito.
Dell'esame di quinta non ricordo come si svolse. Ricordo che lo aspettavamo con trepidazione. Un passo importante, l'esame di quinta, apriva la porta della scuola media, la scuola da grandi, con tanti libri e professori. Come insegnante ho partecipato a molti esami di quinta, sia nelle mie classi che come commissario. È stato bello far capire ai ragazzi come per loro quella prova fosse un momento di crescita che chiudeva un periodo e li rendeva pronti a un altro. Era bello aiutarli a prepararsi, fare le prove, dare suggerimenti...
Abolito.
Ricordo anche qualcosa dell'esame di terza media. Eravamo in palestra e lì sì, c'era un commissario esterno. Pareva che le insegnanti lo tenessero in gran conto, lo temessero, quasi. Quando toccò a me essere interrogata, il commissario uscì quasi subito dalla stanza e allora ... mi mandarono via in fretta e furia, con due o tre domande sbrigative, per chiamare e interrogare qualcun altro meno bravo prima che il commissario tornasse. Non mi sono sentita lusingata (forse solo un poco), ma dispiaciuta perché era una prova e volevo farla al meglio.
Anche quello era un passo importante.
Poi l'esame di maturità, in quarta magistrale, a 17 anni e mezzo. Praticamente ancora una bambina, ma dovevo dimostrare di essere "matura", di essere in gamba, pronta per il lavoro o l'Università.
Non ho fatto l'Università perché avevo ancora poca voglia di studiare, o meglio, volevo studiare quello che piaceva a me.
Poi l'esame di scuola guida, teoria e pratica.
Mi sono iscritta al seminario alla scuola di teologia. Anche lì ho dato alcuni esami (e con esito ottimo), poi ho dovuto lasciare perché lavorando non riuscivo a frequentare.
Ancora a sessanta anni ho fatto una scuola di Counseling, tre anni, un esame ogni anno, l'ultimo anno con scritti e tesi.. Diploma a pieni voti. C'era anche chi copiava. Che amarezza!
Ho preso anche il diploma di Practitioner e quello di Master in PNL (due esami).
Ho scritto tutto questo perché sono convinta che gli esami siano importanti, siano delle tappe di crescita, degli scalini da salire per passare a un livello successivo, una meta da raggiungere, una prova da superare. Penso che l'averli tolti - o peggio ancora, sminuiti - sia un danno per i ragazzi che studiano. Sì, credo sia meglio nessun esame piuttosto che un esame da barzelletta.
Molte civiltà, soprattutto quelle primitive, hanno (o avevano) dei riti di iniziazione, di passaggio nelle età. Gli esami potevano - possono assolvere questo compito. Fosse per me comincerei col rimettere gli esami tolti e li farei diventare - TUTTI - una cosa seria. Perché la scuola è e deve essere una cosa seria.
C'è bisogno di gente in gamba, che si impegni e si dia da fare e una sana selezione non fa male a nessuno. Non possiamo e non dobbiamo essere tutti dottori. E poi, chissà... Magari sapendo che l'esame è una prova seria, qualcuno più superficiale potrebbe mettersi a studiare davvero.

Giorgio ha detto...

Sottoscrivo a due mani il post precedente. L'esame di maturità condotto a questo modo è la prima dimostrazione data ai ragazzi di uno Stato debole, quasi complice, che al posto della serietà della prova distribuisce buffetti e pacche sulle spalle, delegittimando nei fatti l'impegno di chi ha veramente studiato. Per non parlare del paradosso dei voti più alti assegnati a chi va peggio nelle prove Invalsi.

Massimo ha detto...

Io credo che a questo punto l'unico esame serio che affronteranno questi ragazzi nella loro vita è quello di scuola guida.